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La voce di Edison riemerge da registrazioni dimenticate

La voce di Edison riemerge da registrazioni dimenticate

Ingegneri decifrano misteriose righe su pellicole del 1929, trovano le voci di Edison, Henry Ford e Einstein

Fonte foto: Wikipedia.

Immaginate di trovare in un museo una serie di contenitori etichettati genericamente come programmi radiofonici degli anni Venti. Sapete già che si tratta di una rarità, perché le registrazioni sopravvissute di questi programmi prima degli anni Trenta sono quasi introvabili, ma le etichette non dicono nulla di preciso sulla natura dei programmi registrati.

C’è un piccolo problema: quando aprite i contenitori, scoprite che le “registrazioni” non sono bobine di nastro magnetico o dischi, ma pellicole di acetato in formato 35 mm, simili a quelle che si usavano nelle fotocamere e nelle cineprese prima del boom degli apparecchi digitali (e che molti usano ancora), ma senza perforazioni per il trascinamento.

Cosa ancora più intrigante, queste pellicole non contengono immagini comprensibili, ma soltanto una serie di righe parallele irregolari. Con un po’ di ricerca scoprite che le righe sono tracce audio in cui i suoni sono rappresentati da variazioni di forma: sono registrazioni effettuate con un pallofotofono (pallophotophone in originale), uno dei primissimi apparecchi per la registrazione audio su pellicola. Che però non esiste più.

Inquadriamo la tecnologia dell’epoca: il fonografo a cilindro, il primo sistema di registrazione e riproduzione audio, era stato inventato nel 1877; vent’anni dopo era arrivato il grammofono a disco. La registrazione magnetica sarebbe arrivata in forma usabile negli anni Trenta. Nel frattempo, la radio era popolarissima, ma era tutta dal vivo: mancava un metodo pratico per registrare e riprodurre il suono. Il pallofotofono, sviluppato da Charles Hoxie della General Electric intorno al 1922, era uno dei tentativi di risolvere questo problema e di sonorizzare i film (che all’epoca erano muti, a parte alcuni film sperimentali). Il nome piuttosto bizzarro deriva dal greco e significa grosso modo “suono di luce scossa”.

Ma di pallofotofoni, al mondo, non ce ne sono più. Niente paura: attingendo ai pochi disegni originali dell’apparecchio di quasi novant’anni fa, ne ricostruite una versione moderna e provate a decifrare una delle pellicole. Dopo due anni di fatiche, a un tratto emerge dagli altoparlanti la voce di Thomas Edison: proprio l’inventore del fonografo. La potete sentire qui, tremolante più per l’età che per i difetti del sistema di registrazione (che risale al 1929, quando Edison era ottantaduenne), mentre celebra i cinquant’anni della lampadina a incandescenza accanto al presidente Hoover.

È quello che è successo realmente a Chris Hunter, curatore del museo di Schenectady, nello stato di New York, che custodisce una dozzina di queste bobine finora illeggibili, registrate fra il 1929 e il 1931, e a Russ DeMuth e John Schneiter, ingegneri della General Electric, che sono riusciti a ricostruire il pallofotofono per leggerle utilizzando i materiali di oggi e procurandosi vari pezzi su eBay. Oltre alla voce di Edison, il loro lavoro ha recuperato anche brani della stessa celebrazione con la voce di Albert Einstein (da Berlino, in tedesco) e Henry Ford.

C’è un video dell’apparecchio ricostruito:

E qui c’è un altro brano di registrazione degli anni Venti recuperato:

Una breve storia video di questo sistema di registrazione riportato in vita dopo quasi novant’anni d’oblio è qui.

Fonti: GE Reports, Times Union, Documenting Early Radio.

Google dalla riga di comando

Google dalla riga di comando

Google, servizi gestibili dalla riga di comando

Per tutti gli appassionati dell’informatica senza fronzoli, quelli che vogliono andare subito al sodo e sanno che la tastiera è ancor oggi mille volte più veloce del mouse per tante cose, Google ha presentato GoogleCL: in altre parole, Google a riga di comando.

Traduco per i non iniziati: normalmente, se volete scrivere un articolo su Blogger, aggiungere un appuntamento a Google Calendar o pubblicare una serie di foto su Picasa o un video su Youtube, dovete avviare il vostro browser, raggiungere il sito del servizio Google desiderato, aspettare che si carichi e poi cliccare sulle varie opzioni e nelle varie caselle per immettere i dati e caricare l’eventuale foto o video. Su un dispositivo che ha uno schermo piccolo, come un netbook o un telefonino, la cosa può essere piuttosto impegnativa.

Immaginate invece di poter aprire una finestra di terminale (un prompt dei comandi, per il mondo Windows) e digitare semplicemente

google blogger post –tags “[testo dei tag]” –title “[testo del titolo]” “[testo del post]”

ottenendo immediatamente la pubblicazione del post su Blogger, con i tag e il titolo ai loro rispettivi posti. Che è quello che ho fatto qui.  Notate che GoogleCL è abbastanza furbo da chiedermi in quale dei miei blog voglio che compaia il post.

In alternativa potreste comporre il post in un editor di testo, salvarlo come articolo.txt e poi caricarlo con

google blogger post articolo.txt

Potreste anche digitare

google picasa create –title “Foto di gatti” ~/foto/gatti/*.jpg

per caricare su Picasa in un sol colpo tutte le foto che avete nella cartella Gatti. Oppure aggiungere al volo un appuntamento alla vostra agenda digitando

google calendar add “Puntata del Disinformatico 11:00 12/7/2010”

per ricordarvi che il 7 dicembre alle 11 c’è il Disinformatico radiofonico (la data è nel formato statunitense mese-giorno-anno).

Altri esempi di comandi sono qui su Code.google.com. Roba da maniaci nostalgici? Può darsi, ma le potenzialità, per esempio per lo scripting e l’automazione dei servizi, sono notevoli. Se la cosa v’intriga, GoogleCL è gratuito e open source e funziona su Windows, Mac e Linux (funzionerà su Android e/o IOS?). Vi servono Python 2.5 o superiore e la libreria gdata 1.2.4 o superiore, se non li avete già installati; poi installate GoogleCL eseguendo i suoi script, come descritto per esempio nei requisiti di sistema, su Public Int (Windows XP) e Lifehacker. Se non sapete di cosa sto parlando, fatevi installare il tutto da qualcuno che ha familiarità con queste cose, e attenzione: la riga di comando è potente e non perdona.

La prima volta che usate ciascuno dei servizi gestibili dalla riga di comando, GoogleCL lancerà il vostro browser predefinito e gli farà aprire la pagina di autorizzazione (mostrata qui accanto). Da quel momento in poi, GoogleCL sarà autorizzato a gestire i vostri dati senza ulteriori cerimoniali.

Non dimenticate di leggere il manuale predisposto da Google, che contiene le altre opzioni di utilizzo della riga di comando. Come è prassi nei progetti open source, anche GoogleCL cerca volontari che contribuiscano alla sua crescita. Buon divertimento. 

Quadricottero da paura

Siate buoni con i robot. Non fateli arrabbiare

Non so se m’inquieta di più la precisione spaventosa con la quale questi quadricotteri semiautomatizzati riescono a volare attraverso i pertugi più assurdi o il ronzio da calabrone assassino dei loro motori. O il fatto che i loro creatori parlano di manovre “aggressive”.

Da DIYDrones.

Serratura che riconosce il modo di bussare

La porta si apre se bussi nel modo giusto

Probabilmente è del tutto inutile, ma è molto bello da vedere in azione: un dispositivo autocostruito che riconosce la sequenza e la cadenza dei colpi sulla porta e aziona la maniglia per aprire se la bussata è quella giusta. Programmabile.

Le istruzioni sono qui.

Lego + telefonino vs cubo di Rubik (UPD20100515)

Robot di Lego pilotato da telefonino risolve cubo di Rubik

Sì, lo so, è marketing virale, ma quando è fatto così è irresistibile. Un robot creato dalla ARM usando il Lego Mindstorms e comandato da un cellulare Motorola Droid analizza (usando la fotocamera e un software apposito) e manipola un cubo di Rubik fino a risolverlo. In 25 secondi.

Avrei preferito una ripresa unica ininterrotta al posto del montaggio convulso, anche per sincerarmi che non ci siano stati trucchi o ritocchi, ma vale la pena lo stesso.

Aggiornamento: il video è stato rimosso dall’utente e non so dove recuperarne altre versioni. Nei commenti, però, trovate link ad altri video simili.

Idrofobia al rallentatore

Acqua + superficie idrofobica = scienza magica

Sarà capitato sicuramente anche a voi di essere assillati dalla domanda “che cosa succede se una goccia d’acqua cade su una superficie superidrofoba?”. Ecco l’ipnotica risposta. I dettagli sono nel video su Youtube.

Eleanor Rigby esisteva?

Eleanor Rigby esisteva?

Beatles e leggenda: la signora Eleanor Rigby esisteva davvero. Forse. Padre McKenzie irreperibile

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “dianam****” e “maripag”. L’articolo è stato riscritto dopo la pubblicazione iniziale in seguito alle smentite pubblicate da varie fonti.

Secondo Gigwise e la BBC, Eleanor Rigby, una delle più belle canzoni dei Beatles, sarebbe basata su una persona realmente esistita. Così risulta da un documento contabile (immagine qui accanto) del 1911, donato da Paul McCartney a un ente benefico, il Sunbeam Trust.

O almeno così pare. Dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo sono comparse alcune smentite che mettono in dubbio tutta la storia.

Quello che sembra assodato è che una signora “E Rigby”, quella indicata nel documento, lavorava al City Hospital di Liverpool nel 1911, e che negli anni Ottanta era stata trovata una tomba intestata a una Eleanor Rigby a Liverpool, nel cimitero della parrocchia di St. Peter a Woolton, luogo frequentato da Paul McCartney e John Lennon.

Un altro dato certo è che il documento contabile verrà messo all’asta, insieme a vari altri oggetti rari riguardanti i Beatles, il 27 novembre a Londra, presso la Idea Generation Gallery. Ma qui finisce l’accordo delle fonti.

Infatti una notizia AFP dice che ieri Paul McCartney, tramite i suoi agenti, ha smentito che la canzone Eleanor Rigby sia stata ispirata da quel documento. “Eleanor Rigby è un personaggio totalmente inventato che ho creato io” ha detto McCartney. “Se qualcuno vuole spendere soldi per comperare un documento per dimostrare l’esistenza di un personaggio di fantasia, a me sta benissimo”. Il portavoce di McCartney ha aggiunto, sempre stando ad AFP, che non è stato accertato finora se McCartney abbia davvero spedito per posta il documento alla Sunbeam Trust come afferma l’ente benefico.

APF aggiunge che in passato McCartney aveva detto che il nome Eleanor era stato ispirato dall’attrice Eleanor Bron, che aveva partecipato al film “Help!” dei Beatles (1965), mentre Rigby era tratto dal nome di un commerciante di vini.

Sul sito del Sunbeam Trust e su quello di Paul McCartney non c’è menzione di questa controversia, che comincia ad assumere i connotati della bufala. Chissà, magari stavolta ci sono cascato anch’io?

Helpdesk medievale

L’impatto con le nuove tecnologie spiegato dai norvegesi

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “giacomo.pur****” e “markogts”.

Ho pescato in Rete un video umoristico che spiega forse meglio di mille trattati scientifici il problema dell’introduzione delle nuove tecnologie e le difficoltà che ne nascono. Siccome mi sto dilettando a studiare l’editing video, ne ho preparato alla buona una versione sottotitolata in italiano per coloro che hanno difficoltà con il norvegese 🙂

I sottotitoli inglesi preesistenti che spuntano ogni tanto sono della rete televisiva NRK che ha realizzato lo sketch nel 2001. Se volete la versione originale, è qui.

Flippatevi con l’Unicode

Dritto e rovescio

Volete stupire i vostri amici scrivendo a rovescio sul computer? Ho il sito che fa per voi. Si chiama Revfad.com, e offre questa funzione assolutamente inutile ma di sicuro effetto scenico.

Il testo rovescio può avere più o meno buchi a seconda dei font installati nel vostro computer.

Buon divertimento!

¡oʇuǝɯıʇɹǝʌıp uonq

.ɹǝʇndɯoɔ oɹʇsoʌ 1ǝu ıʇɐ11ɐʇsuı ʇuoɟ ıǝp ɐpuoɔǝs ɐ ıɥɔnq ouǝɯ o ùıd ǝɹǝʌɐ ònd oıɔsǝʌoɹ oʇsǝʇ 1

.oɔıuǝɔs oʇʇǝɟɟǝ oɹnɔıs ıp ɐɯ ǝ1ıʇnuı ǝʇuǝɯɐʇn1ossɐ ǝuoızunɟ ɐʇsǝnb ǝɹɟɟo ǝ ‘ɯoɔ.pɐɟʌǝɹ ɐɯɐıɥɔ ıs .ıoʌ ɹǝd ɐɟ ǝɥɔ oʇıs 1ı oɥ ¿ɹǝʇndɯoɔ 1ns oıɔsǝʌoɹ ɐ opuǝʌıɹɔs ıɔıɯɐ ıɹʇsoʌ ı ǝɹıdnʇs ǝʇǝ1oʌ