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La cascata impossibile di Escher

La cascata impossibile di Escher

Splendida illusione ottica: il moto perpetuo ispirato da M.C. Escher

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

A differenza del video precedente, questo ha tutta l’aria di essere realizzato utilizzando un effetto puramente fisico, ottenuto tramite la prospettiva forzata. Le ombre della persona non si spostano correttamente sulle varie parti della struttura. La versione in alta definizione rivela alcuni degli elementi ingannevoli della prospettiva forzata: le colonne non sono in realtà continue. Resta da capire l’effetto clou, quello dell’acqua che ricade. Il video sta avendo un successo notevole: è citato da Gizmodo, BoingBoing, Repubblica e molti altri siti e ha superato le 500.000 visualizzazioni. Complimenti all’artista, e buon divertimento nel decifrare il trucco.

2011/02/20

Si moltiplicano i tentativi di decifrare il trucco. Molti sono linkati nei commenti qui sotto (BoingBoing, Scientificando, LegaNerd, Geekosystem, Forgetomori); aggiungo anche quello di Photobuster.

Il robot colibrì: semplicemente impressionante

Il robot colibrì: semplicemente impressionante

Il DARPA presenta un colibrì robotico. Sarah Connor cerca una grossa retina per farfalle

Il Nano Hummingbird ha fino a otto minuti di autonomia, è capace di stare fermo in aria, volare in ogni direzione e atterrare verticalmente senza usare nessun sistema di propulsione o sostentamento a parte le proprie ali battenti, come un colibrì. Pesa 19 grammi ed ha un’apertura alare di 16 centimetri. È inoltre dotato di una microcamera con trasmettitore, in grado di riprendere e trasmettere immagini video in tempo reale. Fantastico. La BBC ne ha un altro video (Engadget, Discover). Notate la sua capacità di entrare in un edificio passando per una normale porta e immaginate la sua utilità in caso di soccorsi, spionaggio o interventi antiterrorismo.

Un bicchiere d’acqua si regge senza bicchiere

Un bicchiere d’acqua si regge senza bicchiere

Videoquiz: si toglie il bicchiere e l’acqua ne mantiene la forma

È finto, d’accordo: ma quali sono gli indizi della finzione? Uno scherzo magnifico da fare agli amici creduloni, che s’inzacchereranno ripetutamente nel tentativo di emulare l’impossibile. Una buona occasione per insegnare loro a non credere a tutto quello che vedono su Youtube (via Gawker).

Ricostruzione digitale dell’ammaraggio US Airways nell’Hudson

Ecco a cosa serve l’addestramento dei piloti di linea

La Scene Systems ha realizzato un’animazione che ricostruisce accuratamente il breve volo dell’aereo di linea che il 15 gennaio scorso è ammarato nel fiume Hudson dopo aver subito avarie ad entrambi i motori a causa dell’impatto con uno stormo di uccelli.

L’animazione utilizza l’audio della torre di controllo (con l’incredibile aplomb del pilota, che ha salvato tutti i passeggeri) e termina con una chicca che vi lascio scoprire. Affascinante. I dettagli della realizzazione sono qui.

Luna, minzione d’onore per Buzz Aldrin

Luna, minzione d’onore per Buzz Aldrin

Perché inventare complotti quando la realtà è molto più interessante?

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L’esplorazione spaziale viene spesso presentata come un’epopea eroica. Ma dietro il mito ci sono persone vere e ci sono storie talmente surreali e irriverenti da sembrare incredibili. Prendete per esempio Buzz Aldrin: eterno secondo per Neil Armstrong nel posare piede sulla Luna. E fin qui è roba, appunto, da epopea.

Ma c’è un gesto, compiuto da Aldrin sulla Luna, per il quale è stato e sarà sempre il primo e che gli regala, a quarant’anni di distanza, un sorriso da nonnino dispettoso che lo rende molto umano. Se volete sapere qual è, e risolvere il mistero del motivo per cui Aldrin indugiò a lungo sulla scaletta, in mondovisione, prima di posare il suo piede sul suolo lunare, date un’occhiata a questo video. Garantisco che è autentico: questo è davvero quello che ha detto Aldrin nel documentario.

Una delle giustificazioni che sento spesso a proposito delle pseudoscienze e delle teorie più o meno assurde di grandi cospirazioni per controllare il nostro destino è che sono più interessanti della realtà. Tutto dipende da come la realtà viene raccontata.

Ecco la vignetta di Moise sull’argomento, pubblicata inizialmente su AFNews e ripubblicata qui per gentile concessione dell’autore.

Le cose che non colsi – 2009/03/21

Frammenti che non diverranno mai articoli (sigh)

L’atomica israeliana confermata dagli USA? Lo si sospetta da tempo, ma questa sembra la prima conferma ufficiale: Israele ha un arsenale nucleare, secondo quanto scritto a pagina 37 del rapporto dell’US Joint Forces Command cita il paese fra le potenze nucleari insieme a Pakistan, India, Cina, Corea del Nord e Russia. Se queste parole non sono state male interpretate, sarebbe un’ammissione non da poco, visto che l’esistenza di una capacità nucleare israeliana è da sempre una di quelle cose di cui non si parla ufficialmente (fonte: Gizmodo).

La foto del (presunto) giovane Putin con Reagan. L’autore della foto dovrebbe essere Pete Souza, secondo questo racconto di Npr.org. L’identità di Putin, però, non è confermata. Altre info sono su Hotair.com e The Hot Joints.

Auto volante? No, aereo stradale. Terrafugia Transition è una soluzione originale al vecchio problema tecnico di creare un’automobile volante. Invece di prendere un’auto e modificarla per farla volare, si prende un aereo e lo si modifica fino a farlo diventare usabile come auto. Ali pieghevoli, elica in posizione protetta. Il 5 marzo ha fatto il suo primo volo di collaudo.

Nuova tecnica anti-Bancomat. Colla speciale inserita nel Bancomat permette di bloccare le banconote per poi ritirarle più tardi togliendo la colla. Con questo stratagemma un uomo è stato derubato di 1000 franchi a Basilea (fonte: Tio.ch).

Pipistrello decolla con lo Shuttle. Un pipistrello si era attaccato al serbatoio esterno dello Shuttle partito pochi giorni fa ed è rimasto lì durante il decollo. Non si sa che fine abbia fatto, ma è improbabile che sia sopravvissuto a lungo. Foto e rapporto NASA.

Truffatore nigeriano si becca 19 anni. Lawal Adekunie Nurudeen, studente nigeriano, pensava di avere una brillante carriera criminale usando la tecnica della truffa online alla nigeriana (419 scam). Aveva circuito una signora spacciandosi per un brillante corteggiatore e convincendola a mandargli 47.000 dollari (fonte: CNN).

Scientology conferma di credere all’alieno genocida Xenu. Per anni Scientology ha negato che uno dei suoi dogmi fosse (e sia tuttora) che i problemi dell’umanità derivano dai residui di anime aliene mentalmente alterate, prodotti dall’alieno Xenu durante un genocidio milioni di anni fa. Ora Tommy Davis, portavoce di Scientology, lo ha confermato (con estrema riluttanza) in un’intervista all’emittente KESQ. Il dogma è segreto (o meglio lo era) e viene rivelato soltanto a chi paga circa 350.000 dollari. Scientology ha cercato in tutti i modi di bloccare la circolazione di questo dogma, in passato negato pubblicamente dal suo seguace Tom Cruise, ricorrendo anche alle leggi sul diritto d’autore e a quelle sui segreti commerciali. Secondo la dottrina di Scientology, venire a conoscenza del dogma di Xenu prima di aver ricevuto preparazione adeguata può causare la polmonite o la morte (fonte: The Register, con molti link ad articoli di approfondimento e documenti di Scientology).

Immagini di Marte in Google Earth. Gli utenti di Google Earth possono accedere alle immagini delle sonde Mars Odyssey e Mars Reconnaissance Orbiter e a mappe di Marte risalenti a oltre un secolo fa. Digitando “face” si viene portati alla famosa “faccia marziana” (fonte: Telegraph).

Test: quanto siete nerd?

Test: quanto siete nerd?

19:45, BBC One, stasera

Se ci mettete meno di dieci secondi per capire la foto e sorridere, siete nerd. Se capite il titolo dell’articolo, siete Nerd Certificati. Se stasera sarete incollati alla BBC o ad altri – ehm – canali subspaziali, siete Nerd Certificati ISO9001. Se vi interessa, al Maniero Digitale c’è posto sul divano. O dietro.

Altre foto sono qui.

L’origine della Legge di Murphy

L’origine della Legge di Murphy

Perché la Legge di Murphy si chiama così

Se qualcosa può andare storto, lo farà. Questa è la versione italiana, secondo Wikipedia, della famosa Legge di Murphy. In originale è “Anything that can go wrong will go wrong”: qualunque cosa possa andare storta andrà storta. L’esatta formulazione è controversa, ma prevale sempre il concetto che la natura e le macchine sono dispettose e non perdonano gli errori e le distrazioni. Ma chi è il Murphy dal quale prende nome la legge?

Una volta tanto non si tratta di una bufala o di un personaggio di fantasia. Il signor Murphy è esistito realmente: era il capitano Edward Aloysius Murphy Jr., ingegnere dell’aviazione militare degli Stati Uniti. Nel 1949 lavorava alla base aerea di Muroc, successivamente ribattezzata Edwards, dove si conducevano test di decelerazione con una razzoslitta montata su binari che pareva presa di peso da un cartone animato di Bip-Bip, come vedete nella foto (in realtà è probabilmente vero il contrario) e correva a 320 km/h, ma soprattutto frenava in modo violentissimo.

Lo scopo era capire quanta decelerazione potesse sopportare un corpo umano: si pensava che il limite letale fosse 18 g e pertanto le cabine degli aerei erano progettate di conseguenza. Si riteneva che fosse inutile irrobustirle e quindi appesantirle per reggere decelerazioni maggiori, se comunque 18 g avrebbero ucciso gli occupanti. Ma alcuni casi di sopravvivenza ad impatti violentissimi, che implicavano decelerazioni ben superiori, avevano messo in dubbio questo criterio.

Un medico militare, John Paul Stapp, si offrì volontario per gli esperimenti sulla razzoslitta destinati a chiarire la questione, arrivando a sopportare ben 46 g, come raccontato in dettaglio su Ejectionsite.com, al prezzo di varie ossa rotte, escoriazioni e cecità temporanea per rottura dei vasi sanguigni degli occhi. È grazie a questi esperimenti che si arrivò all’introduzione di celle di sicurezza più robuste per gli aerei. In seguito fu Stapp a portare, grazie alla sua determinazione e ai dati raccolti usando se stesso come cavia, all’uso delle cinture di sicurezza per le auto negli Stati Uniti.

Fu durante questi esperimenti che il capitano Murphy pronunciò la fatidica frase. Era incaricato di occuparsi dei sensori di decelerazione che registravano l’esatta forza subita dal soggetto. Ciascuno dei sensori poteva essere collegato in due modi, e si scoprì che erano stati tutti collegati in quello sbagliato. Da chi, di preciso, non si sa: ci sono versioni contrastanti in proposito. Ma Murphy sbottò, incolpando un tecnico e dicendo una frase simile a “Se ci sono due modi di fare una cosa e uno di quei modi causerà un disastro, lui la farà in quel modo”.

Stapp, in una conferenza stampa tenuta poco dopo, fece notare ai giornalisti che tutto era andato bene nonostante la pericolosità degli esperimenti perché, disse, i tecnici erano ben consapevoli della Legge di Murphy. Fu Stapp a spiegare alla stampa che la Legge recitava “Whatever can go wrong, will go wrong”, che è in sostanza la sua formulazione più nota. In breve tempo la Legge di Murphy cominciò a essere citata nella letteratura tecnica e divenne parte della cultura di settore.

Il capitano Murphy morì nel 1990, dopo aver lavorato a vari sistemi di salvataggio di equipaggi per aerei ad altissime prestazioni, come l’X-15, l’SR-71, il B-1 e l’XB-70, nonché per il progetto spaziale Apollo. Come capita spesso, la sua fama immortale non deriva dal complesso della sua carriera, ma da un episodio fortuito. In questo senso, il capitano Murphy fu vittima della sua stessa legge: se si può diventare famosi per qualche motivo, lo si diventerà sempre per quello più futile.

Compleanni e San Valentino “spaziali”

Auguri, Buzz! Rendezvous con la cometa

Segnalo brevemente che oggi è l’ottantunesimo compleanno dell’astronauta Buzz Aldrin e che c’è una chicca per il prossimo San Valentino: la sonda Stardust della NASA, lanciata a febbraio del 1999 e già protagonista del primo tentativo riuscito di portare a Terra un campione di materiale cometario nel 2006, incontrerà la cometa Tempel 1 il prossimo 14 febbraio, a 336 milioni di chilometri dalla Terra, tentando di fotografare il cratere prodotto nella cometa da un’altra sonda, Deep Impact, nel luglio del 2005.

I più fortunati e previdenti potranno dire ai propri cari di aver portato il loro nome nello spazio, visto che a bordo di Stardust c’è un chip che contiene un milione di nomi di persone che si iscrissero gratuitamente all’iniziativa della NASA nel 1998. Se date un’occhiata qui, troverete un nome che vi suonerà familiare.

Potete seguire il conto alla rovescia per l’incontro con la cometa sull’apposito sito dedicato della NASA.

Buon compleanno, Neil Armstrong! [UPD 2010/08/08]

Buon compleanno, Neil Armstrong! [UPD 2010/08/08]

Il primo uomo sulla Luna compie 80 anni, nuova luce sul diverbio Stagno-Orlando

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Neil Armstrong, l’uomo che per primo mise piede sulla Luna (seguito venti minuti dopo da Buzz Aldrin), compie oggi ottant’anni. Congratulazioni per la fibra e la modestia dimostrate in questi quarantuno anni che ormai ci separano da quello storico sbarco, e una punta di rammarico per il fatto che non si scorge neanche all’orizzonte la prossima generazione di astronauti lunari.

Ho colto l’occasione della ricorrenza per completare un video che dovrebbe chiarire una volta per tutte come andarono le cose nella celeberrima gaffe che afflisse la diretta televisiva RAI di quell’allunaggio. Ho parlato recentemente con Tito Stagno, uno dei due protagonisti (l’altro, Ruggero Orlando, non è più tra noi), e di questo riferirò prossimamente; ma intanto vorrei proporvi questo video che ricostruisce le comunicazioni degli astronauti coperte dal diverbio fra Stagno e Orlando, utilizzando l’audio originale ricevuto direttamente dalla Luna presso la stazione di ascolto australiana di Honeysuckle Creek, concessomi gentilmente da Colin Mackellar.

Se lo ascoltate in stereofonia, sul canale destro trovate l’audio diretto dalla Luna, mentre sul sinistro potete sentire l’audio della RAI. Se seguite con molta attenzione, sentite che Stagno ha in cuffia sia l’audio diretto degli astronauti (che a lui arriva con qualche istante di anticipo rispetto alla diffusione in studio), sia la voce italiana di un’altra persona, presumibilmente uno dei traduttori che stavano nello studio dentro le cabine che si scorgono dietro a Stagno.

La voce etichettata CAPCOM nei sottotitoli è quella di Charlie Duke, che da Houston parlava direttamente con gli astronauti riferendo loro i dati di telemetria. Il suo “Sixty seconds” avvisa i due astronauti che il carburante è agli sgoccioli: manca un minuto prima che debbano decidere se posarsi o annullare il tentativo di allunaggio e risalire. Un momento drammatico che viene completamente coperto, nell’audio RAI originale, dalla discussione fra i due giornalisti. Lo stesso vale per il richiamo ancora più perentorio “Thirty seconds” di Duke e per la storica frase di Armstrong “Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed”, finalmente ascoltabile come si deve.

C’è anche un’altra chicca: la papera di Charlie Duke, che sopraffatto dall’emozione risponde ad Armstrong dicendo “Roger, Twan…”, poi si ferma e si corregge: “Tranquility”. Questo errore viene solitamente tagliato nei documentari che romanzano l’avventura del primo sbarco sulla Luna. 

Le immagini RAI sono inoltre sincronizzate con la ripresa cinematografica dello sbarco, effettuata tramite una cinepresa montata sul modulo lunare e non disponibile durante la diretta televisiva.

Messe tutte insieme, queste risorse danno una visione nuova del momento cruciale della missione e permettono di dare una risposta definitiva a una domanda ricorrente di chiunque abbia visto quella diretta-fiume: aveva ragione Stagno oppure Orlando?

I fatti sono questi: il mitico “Ha toccato!” di Stagno fu pronunciato circa 55 secondi prima dell’annuncio “Contact light” con il quale Aldrin segnalava che almeno uno dei lunghi sensori posti sotto le zampe del veicolo aveva toccato la superficie lunare, sulla quale si sarebbe posato un paio di secondi dopo. Inoltre Stagno parlò durante una pausa delle comunicazioni dalla Luna, per cui non c’era nulla da fraintendere. Ruggero Orlando, invece, annunciò il contatto dieci secondi dopo le parole di Aldrin. Mi dispiace per Tito Stagno, ma Orlando aveva ragione.

Va detto che la qualità dell’audio in cuffia che aveva Stagno era pessima, come si può ben sentire: molte sillabe iniziali sono troncate perché gli astronauti usavano il VOX – sensore vocale – per aprire i propri microfoni automaticamente. Inoltre il gergo astronautico è veramente stretto in questi momenti concitati, tanto da richiedere un articolo apposito di spiegazione, nonostante i sottotitoli che ho predisposto nel video, basati sulla trascrizione fatta a mente fredda dagli archivisti dell’Apollo Lunar Surface Journal.

Buona visione.

Aggiornamento 2010/08/08

Ho corretto il video rispetto a quella pubblicata inizialmente per risolvere un difetto segnalato dai lettori nei commenti: le immagini erano in posizioni invertite rispetto all’audio. Ora le immagini RAI sono a sinistra insieme all’audio RAI, e l’audio diretto dalla Luna è a destra insieme alle immagini della discesa riprese dalla cinepresa di bordo del modulo lunare. Grazie del debug.