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Le misteriose macchie bianche di Cerere viste in dettaglio senza precedenti

Le misteriose macchie bianche di Cerere viste in dettaglio senza precedenti

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Le chiazze bianche brillanti avvistate sorprendentemente qualche tempo fa in alcuni crateri del pianeta nano Cerere cominciano a delinearsi in grande dettaglio. Questa è un’immagine composita che ha una risoluzione di 140 metri per pixel, scattata dalla sonda Dawn della NASA a 1470 chilometri dalla superficie.

Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

L’immagine mostra il cratere Occator di Cerere ed è ottenuta combinando una foto scattata con un tempo di posa breve, in modo da esporre correttamente le chiazze bianche, e una foto scattata con tempo lungo, per acquisire i dettagli del resto della superficie del pianeta nano. La differenza di luminosità fra le chiazze e la superficie normale di Cerere è infatti talmente elevata che è impossibile fotografare la superficie normale senza che le chiazze risultino fortemente sovraesposte.

C’è anche un video che mostra un’animazione digitale del cratere, nella quale l’altezza è stata esagerata di 1,5 volte rispetto alla realtà per mostrare meglio i rilievi. Dal punto più basso di Occator ai picchi intorno al cratere c’è un dislivello di sei chilometri e in alcune zone il bordo del cratere è uno strapiombo di quasi due chilometri. Il video mostra che le chiazze non formano un picco o un avvallamento centrale come si aspettavano in molti.

Fonti: JPL, JPL, mailing list NASA.

Video e foto dell’asteroide che ieri ci ha “sfiorato”

Video e foto dell’asteroide che ieri ci ha “sfiorato”

Ieri notte, intorno a mezzanotte e mezza (ora italiana), un asteroide di circa 400 metri di diametro, denominato 2005 YU55, è passato a circa 320.000 chilometri dalla Terra: meno della distanza della Luna dal nostro pianeta.

Non c’era alcun pericolo e l’evento era previsto da tempo, tanto che gli astronomi di tutto il mondo si sono preparati e hanno raccolto moltissimi dati e scattato immagini usando sia telescopi ottici, sia radiotelescopi.

Una prima “foto” radiotelescopica è qui su Universe Today, che ha anche altre immagini e video, dai quali segnalo questo:

C’è un mini-video che mostra l’asteroide che gira, fatto due giorni fa usando radiotelescopi. La NASA ha pubblicato un’animazione accelerata del suo passaggio rispetto alla Terra e alla Luna, altre info e anche una vista “di taglio” che chiarisce meglio le rispettive posizioni dell’asteroide, della Terra e della Luna. Astroguyz ha un bel sunto della situazione.

Phil Plait, su Bad Astronomy, ha un bell’articolo in cui spiega le tecniche usate per ottenere queste “immagini” usando segnali radio: gli impulsi possono essere usati per misurare la distanza dell’asteroide con estrema precisione tramite il tempo che ci mettono ad andare e tornare, tanto che è possibile ottenere una mappa tridimensionale degli avvallamenti e delle sporgenze del bersaglio perché il segnale ci mette meno tempo a tornare se colpisce una zona sporgente (la distanza da percorrere è leggermente inferiore). La risoluzione con questo sistema arriva a circa quattro metri.

Tramite gli stessi segnali radio possiamo anche misurare la velocità e il verso di rotazione, perché la lunghezza d’onda degli impulsi è nota con grande precisione e il segnale riflesso cambia frequenza se colpisce una superficie che si sta muovendo (effetto Doppler). Niente male, per un semplice segnale radio.

L’asteroide 2014 DX110 stasera passerà a 350 MILA km dalla Terra. Non la colpirà e non si brucerà nella sua atmosfera

L’asteroide 2014 DX110 stasera passerà a 350 MILA km dalla Terra. Non la colpirà e non si brucerà nella sua atmosfera

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “annasp*” e “rejetto” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2014/03/05 22:00.

L’asteroide 2014 DX110 passerà stasera, intorno alle 21 UTC, dalle parti della Terra, standosene però tranquillamente a una distanza di poco inferiore a a quella che ci separa dalla Luna.

Non c’è nessun pericolo che si schianti su di noi o faccia danni, e di certo non si “brucerà a contatto con l’atmosfera” come scrivono invece quelli del TGcom24 (anche qui). Sentire un astronomo, prima di scrivere certe bestialità, proprio no, vero?

I fatti, disponibili presso siti specialistici come l’apposita sezione della NASA o le pagine divulgative dell’ente spaziale statunitense o nell’articolo dell’astronomo Phil Plait, sono questi: le dimensioni stimate dell’asteroide sono intorno ai 30 metri. La sua distanza minima dalla Terra sarà pari a 350.000 chilometri: scrivere che “accarezzerà” la Terra è come dire che se Scarlett Johansson agita una mano a Hollywood, allora mi sta accarezzando la guancia.

Incontri di questo genere vengono osservati, con gli strumenti attuali, in media una ventina di volte l’anno. Questo asteroide non sarà visibile a occhio nudo, ma sarà possibile seguirne il passaggio tramite telescopi di buona potenza, come quelli accessibili online tramite Virtual Telescope o Slooh.

Si tratta insomma di un evento di ordinaria amministrazione, ma purtroppo ci sono gli incompetenti che trasformano qualunque cosa in catastrofe e hanno anche la presunzione di scriverne in una testata giornalistica. Vergogna.

Aggiornamento (18:35) –  Phil Plait segnala che anche un altro asteroide, 2014EC, passerà a mezzanotte UTC a 56.000 km dalla Terra. Ha un diametro stimato di una decina di metri e non comporta nessun pericolo significativo.

Credit: Gianluca Masi

Aggiornamento (22:00) – L’asteroide 2014 DX110 è appena passato senza problemi alla distanza minima di circa 344.000 chilometri. L’immagine qui accanto è presa dalla diretta condotta da Gianluca Masi. L’asteroide è il puntino al centro.

Maggiori informazioni sono disponibili su The Register e Discover.

Domani la Terra verrà colpita da un asteroide?

Domani la Terra verrà colpita da un asteroide?

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “giorgiorod*” e “adrianaci*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2013/02/15.

Per tutti i dettagli c’è questo ottimo articolo dell’astronomo Phil Plait.

Aggiornamento (2013/02/15): oppure SÌ

Il micro-articolo qui sopra si riferiva all’asteroide DA14, il cui passaggio a circa 25.000 chilometri dalla Terra era preannunciato da tempo e che secondo alcuni catastrofisti avrebbe colpito il nostro pianeta causando grandi sconquassi. Come previsto, invece, DA14 è passato senza danni.

Tuttavia proprio lo stesso giorno è arrivata a sorpresa una meteora sopra la Russia. Questa meteora non c’entra nulla con DA14 (traiettoria troppo differente e anticipo troppo grande) ma, a seconda delle dimensioni (se superiori a 10 metri), potrebbe essere considerata un asteroide e ha effettivamente “colpito” la Terra… o meglio, si è disintegrata fragorosamente nell’atmosfera, spaccando parecchie finestre con la propria onda d’urto e riuscendo forse a far arrivare al suolo qualche frammento. Non è proprio un impatto da fine del mondo con tanto di mega-cratere, ma è pur sempre un impatto spettacolare (con l’atmosfera, non con la superficie). Per cui ad alcuni questo mio “NO” così categorico sembra un epic fail.

A me no, ma posso vivere anche con un epic fail controverso appiccicato addosso (ne ho di peggiori e di ben più meritati). Per cui vada per l’epic fail, perlomeno perché avrei dovuto titolare “Domani la Terra verrà colpita dall’asteroide DA14?” invece di parlare genericamente di “un” asteroide. Pensavo che il link all’articolo di Plait, dedicato a DA14, chiarisse a cosa mi riferivo, e le probabilità che proprio oggi, nel giorno del passaggio ravvicinato di un asteroide, saltasse fuori un altro asteroide ancora più ravvicinato erano infinitesime. Così ho scommesso e ho perso. Lezione imparata, grazie!

Vista la mia apparente capacità di predire al contrario il futuro, provo a fare un’altra previsione: domani riceverò un milione di euro in regalo? NO.


Sto aspettando.

Antibufala preventiva: asteroide 2014 RC passerà a 40.000 km dalla Terra, senza far danni

Antibufala preventiva: asteroide 2014 RC passerà a 40.000 km dalla Terra, senza far danni

Credit: NASA/JPL-Caltech

So che il mio passato di annunciatore di passaggi ravvicinati di asteroidi ha qualche macchia, ma da allora ne ho uno che porta il mio nome e quindi ho imparato a essere più preciso nell’indicare i nomi di questi corpi celesti talvolta inquietanti. Per cui faccio il pignolo e segnalo che la NASA ha pubblicato un articolo secondo il quale l’asteroide 2014 RC passerà domenica 7 settembre a circa 40.000 chilometri dalla Terra (un decimo della distanza Terra-Luna) senza fare danni. Non rispondo di altri eventuali asteroidi o meteore.

Si stima che 2014 RC abbia un diametro di circa 20 metri. Al momento di minima distanza sarà grosso modo sopra la Nuova Zelanda e potrebbe essere visibile agli astrofili ben attrezzati: non sarà comunque visibile a occhio nudo.

L’aspetto più interessante della notizia è che l’asteroide è stato scoperto soltanto il 31 agosto scorso. Se fosse in rotta di collisione con la Terra, avremmo avuto ben poco preavviso: quel poco che abbiamo è merito degli astronomi che sorvegliano il cielo.

Se fosse in traiettoria di collisione, che danni farebbe? Dipenderebbe dalla sua composizione (roccia ferrosa compatta o semplice aggregato di polvere), dalla velocità relativa, dall’angolo d’impatto e dal luogo d’impatto (terraferma o mare/oceano). Secondo Impact Earth, nel peggiore dei casi (alta densità, 72 km/sec, 90 gradi, terraferma di roccia cristallina) il problema principale sarebbe l’onda d’urto, che farebbe crollare anche edifici multipiano, sfonderebbe le finestre e abbatterebbe fino al 90% degli alberi dell’area sottostante.

Venerdì a Locarno c'è Bruno Bertotti, allievo di Schrödinger, per parlare della storia dell'Universo

Venerdì a Locarno c’è Bruno Bertotti, allievo di Schrödinger, per parlare della storia dell’Universo

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/06/19.

La Società Astronomica Ticinese e la Biblioteca Cantonale di Locarno hanno organizzato una conferenza di Bruno Bertotti, intitolata “La storia dell’Universo”, per questo venerdì alle 20:30 presso la sala conferenze di Palazzo Morettini della Biblioteca Cantonale di Locarno.

Dal sito della SAT cito:

Come si evolve l’universo in espansione, a partire dal Big Bang iniziale?
Come sono emerse le strutture ordinate che osserviamo nel presente?
Che cos’è il tempo nella moderna cosmologia?

Bruno Bertotti, già professore di astrofisica presso l’Università di Pavia, è stato uno degli ultimi allievi di Erwin Schrödinger. Durante la sua lunga carriera ha dato importanti contributi alla fisica della gravitazione; in particolare, ha scoperto una soluzione esatta delle equazioni di Einstein della relatività generale e, nell’ambito della missione spaziale Cassini, è stato responsabile di un’accuratissima misura della deflessione della luce da parte del Sole. Ha ricevuto la medaglia d’oro per la scienza e la cultura del Ministero italiano per l’Università e la ricerca.

La materia sarà presentata in maniera semplice e diretta, con illustrazioni e animazioni computerizzate, privilegiando gli aspetti concettuali. Il materiale (in Powerpoint e Java) della conferenza sarà disponibile in un sito web, insieme a parecchi approfondimenti.

Io ci sarò. Se vi interessa, siateci anche voi 🙂

Post eventum

La sala era strapiena (qui accanto vedete una foto che ho tweetato in diretta), con buona pace di chi dice che la scienza non interessa a nessuno, e la conferenza è stata illuminante: finalmente persino a me sono entrati in zucca alcuni concetti di cosmologia che mi avevano eluso per anni.

Anche il pubblico ha gradito molto, con numerose domande durante le pause nelle quali era suddivisa, secondo un elegante percorso logico, la relazione del professor Bertotti.

Sto convertendo e caricando adesso i video su Vimeo; ve ne segnalerò le coordinate quando avrò finito. Intanto potete scaricare qui la versione inglese della presentazione; allo stesso indirizzo verrà presto caricata la versione italiana. Tutto il materiale è rilasciato con licenza Creative Commons.

Aggiornamento 2012/06/19

Ho convertito e caricato i video: sono qui sotto. Buona visione.

Introduzione

Prima parte: L’universo in espansione

Seconda parte: La palla di fuoco si espande e si raffredda

Terza parte: Il tempo cosmologico

Quarta parte: Emergono struttura e ordine

Quinta parte: domande conclusive

La NASA dice la sua sul 2012 e sul pianeta Nibiru; stasera a Locarno si spiega la vera caccia ai pianeti lontani

La NASA dice la sua sul 2012 e sul pianeta Nibiru; stasera a Locarno si spiega la vera caccia ai pianeti lontani

L’articolo è stato aggiornato e ampliato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2009/10/03.

Roberto Giacobbo ha dato il grande annuncio qualche giorno fa: niente più panico per il 2012. “Questa catastrofe terribile… secondo me non accadrà”, ha detto. E se l’ha detto lui, siamo a posto.

Torno sull’argomento perché anche la NASA ha pubblicato una bella pagina di smentita, molto completa, che smonta con i fatti le fantasie sulla fine del mondo e anche sull’arrivo del pianeta Nibiru che sarebbe in rotta di collisione con la Terra. Come bonus, viene citata anche la “cintura fotonica” di Giacobbo. E’ in inglese, ma la traduzione italiana è qui sotto.

Aggiungo una chicca: ho incontrato pochi giorni fa uno degli attori del film 2012, il disaster-movie di Roland Emmerich: si chiama John Billingsley ed è completamente fuori di testa, come potete vedere in queste foto. Talmente fuori di testa che quando io, in tutta serietà, gli ho chiesto di spiegare al pubblico che il 2012 è una frottola, lui ha preso fiato e poi ha gridato a tutti “Scappate! Scappate verso le colline!”. La prossima volta starò più attento. Ma dalla sua battuta è chiaro che non prende molto sul serio queste teorie menagramo.

C’è chi sostiene che la NASA nasconda le prove dell’esistenza del suddetto pianeta Nibiru e che alla colossale congiura del silenzio partecipino gli astronomi di tutto il mondo. Come no. Se invece vi interessa sapere come la NASA e gli astronomi in realtà facciano a gara per scoprire ed annunciare i pianeti veri, quelli degli altri sistemi solari (che non sono in rotta di collisione con noi, ma si fanno allegramente i fatti cosmici propri), e ne abbiano scoperti finora quasi quattrocento, questa sera a Locarno c’è la conferenza “Altre Terre nella galassia: dove e quante?” di Corrado Lamberti, già direttore delle riviste “L’astronomia” e “Le Stelle” e uno dei più noti divulgatori astronomici di lingua italiana.

L’appuntamento con Lamberti è alle 20.30 presso la sala conferenze dell’Ofima (via in Selva 11), appunto a Locarno. La conferenza, aperta al pubblico, non sarà ripresa in video e diffusa in Rete, per cui chi c’è c’è. Naturalmente i seguaci di Nibiru sono invitati a partecipare: sempre che abbiano il coraggio di ripetere in faccia agli astronomi e astrofili presenti la loro accusa di essere omertosi cospiratori che nascondono al mondo il terribile segreto della catastrofe planetaria imminente.

Ecco la traduzione della pagina antisfiga della NASA.

Nibiru e la fine del mondo nel 2012: domande e risposte

di David Morrison, Senior Scientist del NAI (NASA Astrobiology Institute). L’originale è qui.

Su Internet prosperano storie riguardanti l’immaginario pianeta Nibiru e le previsioni della fine del mondo a dicembre del 2012. In questo momento (giugno 2009) su Amazon.com ci sono oltre 175 libri che riguardano la fine del mondo nel 2012. Man mano che si diffonde questa bufala viene proposto un numero crescente di scenari di catastrofe. La rubrica Ask an Astrobiologist [“Chiedilo a un astrobiologo”] ha ricevuto quasi mille domande a proposito di Nibiru e sono state pubblicate oltre 200 risposte. Molte delle nuove domande sono simili a quelle alle quali è già stata data risposta. Quella che segue è una lista delle venti domande più frequenti, organizzata in successione logica, con le relative risposte dettagliate.

Oltre alle mie risposte, ci sono delle altre risorse valide:

1. Qual è l’origine della previsione che il mondo finirà a dicembre del 2012?

La storia è cominciata con alcune asserzioni secondo le quali Nibiru, un presunto pianeta scoperto dai sumeri, sarebbe diretto verso la Terra. Zecharia Sitchin, che scrive romanzi ambientati intorno all’antica civiltà mesopotamica della Sumeria, ha asserito in vari libri (per esempio The Twelfth Planet [Il Dodicesimo Pianeta], pubblicato nel 1976) di aver trovato e tradotto documenti sumeri che identificano il pianeta Nibiru, che orbiterebbe intorno al Sole ogni 3600 anni. Queste favole sumere includono storie di “antichi astronauti” che avrebbero visitato la Terra, provenendo da una civiltà aliena chiamata Annunaki.

Successivamente Nancy Lieder, una sedicente sensitiva che afferma di veicolare messaggi degli alieni, scrisse sul proprio sito Zetatalk che gli abitanti di un immaginario pianeta della stella Zeta Reticuli l’avevano avvisata che la Terra era in pericolo a causa del Pianeta X o Nibiru. Questa catastrofe fu prevista inizialmente per il maggio del 2003, ma quando non accadde nulla la data della fine del mondo fu spostata al dicembre del 2012.

Queste due favole sono state collegate solo di recente alla fine del Computo Lungo (Long Count) dei Maya in corrispondenza del solstizio d’inverno del 2012. Da qui nasce la data prevista della fine del mondo, ossia il 21 dicembre 2012.

2. I sumeri furono la prima grande civiltà e fecero molte previsioni astronomiche precise, compresa l’esistenza dei pianeti Urano, Nettuno e Plutone. Perché non dovremmo credere alle loro previsioni riguardanti Nibiru?

Nibiru è un nome dell’astrologia babilonese, talvolta associato al dio Marduk. Compare come personaggio secondario nel poema Enuma Elish, dedicato alla creazione, secondo quanto registrato presso la biblioteca del re assiro Assurbanipal (668-627 AC) [la NASA in originale usa l’abbreviazione BCE, Before the Common Era, per evitare riferimenti religiosi; ho usato AC per chiarezza].

La Sumeria prosperò molto tempo prima, all’incirca dal 23° al 17° secolo AC. Le asserzioni secondo le quali Nibiru sarebbe un pianeta e sarebbe stato conosciuto dai sumeri sono contraddette dagli studiosi che (a differenza di Zecharia Sitchin), studiano e traducono gli scritti dell’antica Mesopotamia.

La Sumeria fu in effetti una grande civiltà, importante per lo sviluppo dell’agricoltura, della gestione dell’acqua, della vita urbana e in particolare della scrittura. Tuttavia lasciò pochissimi scritti riguardanti l’astronomia. Di certo i sumeri non conoscevano l’esistenza di Urano, Nettuno o Plutone. Non sapevano che i pianeti orbitavano intorno al Sole: un concetto che emerse per la prima volta nell’antica Grecia, duemila anni dopo la fine dei sumeri. Le affermazioni che i sumeri avevano un’astronomia sofisticata o che avevano un dio chiamato Nibiru sono un prodotto della fantasia di Sitchin.

3. Come potete negare l’esistenza di Nibiru, visto che è stato scoperto nel 1983 e la notizia è apparsa sui principali quotidiani? All’epoca lo avete chiamato Pianeta X, poi Xena o Eris.

IRAS (l’Infrared Astronomy Satellite della NASA, che effettuò un censimento del cielo per dieci mesi nel 1983) scoprì numerose sorgenti infrarosse, ma nessuna di esse era Nibiru o il Pianeta X o altri oggetti nella zona esterna del sistema solare. C’è una buona discussione del Caltech in proposito.

In sintesi, IRAS catalogò 350.000 sorgenti infrarosse, e inizialmente molte di queste sorgenti non furono identificate (ed è proprio per questo motivo che si faceva il censimento). Tutte queste osservazioni sono state approfondite da studi successivi, con strumenti più potenti a terra e nello spazio.

La diceria di un “decimo pianeta” esplose nel 1984, quando la rivista Astrophysical Journal Letters pubblicò un articolo scientifico, intitolato Unidentified Point Sources in the IRAS Minisurvey [“Sorgenti puntiformi non identificate nel mini-censimento IRAS”], che parlava di varie sorgenti infrarosse senza controparte. Ma successivamente si scoprì che questi “oggetti misteriosi” erano galassie lontane (tranne uno, che era uno sbuffo di un “cirro infrarosso”), secondo quanto pubblicato nel 1987.

Nessuna sorgente IRAS è mai risultata essere un pianeta. C’è una buona discussione di tutta la questione presso il sito di Phil Plait. Per farla breve: Nibiru è un mito privo di qualunque fondamento di fatto. Per un astronomo, le asserzioni persistenti a proposito di un pianeta che sarebbe “vicino” ma “invisibile” sono semplicemente stupide.

4. Forse dovremmo chiedere del Pianeta X o di Eris, anziché di Nibiru. Perché l’orbita di Eris viene tenuta segreta?

Il termine “Pianeta X” è un ossimoro se lo si applica a un oggetto reale. Il termine è stato usato dagli astronomi nel corso del secolo scorso per indicare un qualunque oggetto possibile o di cui si sospettava l’esistenza. Una volta trovato l’oggetto, gli si assegna un nome, come fu fatto con Plutone ed Eris, che per qualche tempo furono indicati chiamandoli “Pianeta X”. Se emerge che un oggetto nuovo non è reale o non è un pianeta, non ne sentirete più parlare. Se è reale, non si chiama “Pianeta X”.

Eris è uno dei tanti pianeti nani scoperti di recente dagli astronomi nel sistema solare esterno. Tutti sono su orbite normali, che non li porteranno mai vicino alla Terra. Come Plutone, anche Eris è più piccolo della nostra Luna. E’ molto lontano e la sua orbita non lo porta mai a meno di circa 6,4 miliardi di chilometri da noi. Non c’è alcun segreto a proposito di Eris e la sua orbita, come si può verificare usando Google o consultando la Wikipedia.

5. Negate di aver costruito un telescopio al polo sud per inseguire Nibiru? Per quale altro motivo servirebbe costruire un telescopio al polo sud?

Un telescopio al polo sud esiste, ma non è stato costruito dalla NASA e non viene usato per studiare Nibiru. Il South Pole Telescope è finanziato dalla National Science Foundation, ed è un radiotelescopio, non uno strumento ottico. Non è in grado di acquisire immagini o scattare foto. Si può consultare su Wikipedia. L’Antartide è un luogo magnifico per le osservazioni astronomiche nell’infrarosso e nelle onde corte radio ed ha anche il vantaggio che si possono osservare gli oggetti in modo continuo, senza l’interferenza del circolo del giorno e della notte.

Vorrei aggiungere che è impossibile immaginare una geometria in cui un oggetto sarebbe visibile soltando dal polo sud. Anche se si trovasse proprio a sud della Terra, sarebbe visibile dall’intero emisfero sud.

6. Ci sono molte foto e molti video di Nibiru su Internet. Non sono una prova della sua esistenza?

La maggior parte delle foto e dei video su Internet mostra qualcosa nelle vicinanze del Sole e sembra avvalorare la tesi che Nibiru sia rimasto nascosto dietro al Sole per vari anni. In realtà si tratta di false immagini del Sole, prodotte da riflessi interni nell’obiettivo, spesso noti come lens flare. Si possono identificare facilmente perché sono diametralmente opposte all’immagine reale del Sole, come se fossero riflesse passando per il centro dell’immagine.

Questo fenomeno è particolarmente evidente nei video, in cui quando si sposta la videocamera l’immagine falsa balla e sta sempre esattamente opposta all’immagine reale. Un riflesso analogo è la causa di molte foto di UFO scattate di notte, quando nell’inquadratura ci sono fonti luminose intense, come per esempio i lampioni.

Sono sorpreso che la gente non riconosca questo artefatto fotografico molto comune, e sono stupito che queste foto, che mostrano qualcosa di grande e luminoso quasi quanto il Sole (un “secondo sole”), siano accettate tanto quanto le affermazioni di alcuni siti che Nibiru sarebbe troppo fioco per essere visto o fotografato se non si ricorre a un telescopio molto grande.

C’è un’immagine telescopica molto diffusa [foto qui accanto] che mostra due viste di una nube di gas in espansione molto lontano dal sistema solare. La nube non si sposta: lo si nota dal fatto che le stelle sono identiche nelle due immagini. Un lettore attento di questo sito ha identificato queste immagini: mostrano il guscio di gas intorno alla stella V838 Mon. La Wikipedia la descrive molto bene e ne mostra una bellissima foto scattata dal [telescopio spaziale] Hubble.

Uno altro studente delle scuole superiori è rimasto colpito inizialmente dalle immagini pubblicate di una macchia rossa che si diceva essere Nibiru. Poi scoprì, nel corso di Photoshop che seguiva, come fare esattamente questo genere di immagini dal nulla.

Un video pubblicato nell’estate del 2008 su Youtube mostra un uomo nella propria cucina mentre asserisce che uno degli oggetti scoperti da un telescopio a raggi X della NASA è Nibiru. Quali sono le sue prove? Siccome quest’immagine a raggi X in falso colore pubblicata dalla NASA è blu, deve trattarsi in realtà di un pianeta vicino che ha un oceano. La cosa sarebbe esilarante, se non venisse sfruttata per spaventare la gente.

7. Potete spiegare come mai l’area che si trova a 5h53m26s, -6 10′ 58” è oscurata in Google Sky e in Microsoft Telescope? La gente insinua che sia oscurata perché quelle sono le coordinate dove si trova adesso Nibiru.

Molte persone mi hanno chiesto di questo rettangolo nero nella costellazione di Orione in Google Sky, che mostra immagini tratte dal censimento astronomico Sloan Digital Survey. Non può essere un “nascondiglio” di Nibiru perché è una parte di cielo che si vede praticamente da qualunque luogo della Terra ed era visibile nell’inverno del 2007-2008, quando iniziò il clamore intorno a Nibiru. Ma questo smentirebbe che Nibiru si nasconda dietro il Sole o che sia visibile solo dall’emisfero sud.

Però ero troppo curioso a proposito di questo rettangolo nero, così ho chiesto a un amico che è uno degli scienziati che lavora per Google. Mi ha risposto che ha “trovato che i dati mancanti sono dovuti a un errore di elaborazione nel programma di collage delle immagini usato per presentare le immagini dello Sloan Survey. Il team mi assicura che nella prossima tornata verrà sistemato!”.

8. Ma se il governo sapesse di Nibiru, non lo terrebbero segreto per evitare il panico? Non è uno dei compiti del governo tenere calma la popolazione?

Il governo ha molti obiettivi, ma non quello di tenere calma la popolazione. In base alla mia esperienza, talvolta alcune parti del governo fanno proprio il contrario, per esempio con i frequenti riferimenti alle minacce terroristiche o con i moniti sugli incidenti nei fine settimana lunghi, che non sono più pericolosi di altri periodi. C’è una lunga casistica storica di tentativi di associare le cose sgradevoli agli avversari politici (i lettori più anziani ricorderanno il “divario missilistico” [“missile gap” in originale] delle elezioni [statunitensi] del 1960; quelli più giovani noteranno le frequenti allusioni di oggi a chi stia proteggendo o meno gli Stati Uniti dai terroristi).

Inoltre chi si occupa di scienze sociali ha notato che molti dei nostri concetti di panico pubblico sono un prodotto di Hollywood, mentre nella realtà la gente ha dimostrato di aiutarsi a vicenda nei momenti di pericolo. Credo inoltre che tutti si rendano conto che tenere segrete le cattive notizie è un autogol, perché peggiora la questione quando alla fine saltano fuori i fatti. E nel caso di Nibiru, questi fatti verrebbero a galla davvero molto presto.

Anche se lo volesse, il governo non potrebbe tenere segreto Nibiru. Se fosse reale, verrebbe seguito da migliaia di astronomi, sia professionisti sia amatoriali. Questi astronomi sono ovunque nel mondo. Conosco la comunità degli astronomi: sono scienziati che non manterrebbero un segreto neanche se glielo ordinassero. E’ semplicemente impossibile nascondere un pianeta che si avvicina al sistema solare interno!

9. Perché il calendario Maya dice che il mondo finirà nel 2012? Ho sentito che sono stati piuttosto precisi in passato con le loro altre previsioni planetarie. Come potete essere sicuri di saperne più di loro?

I calendari esistono per tenere traccia del passare del tempo, non per prevedere il futuro. Gli astronomi Maya erano bravi e svilupparono un calendario molto complesso. I calendari antichi sono interessanti per gli storici, ma non possono competere con la capacità che abbiamo oggi di tenere traccia del tempo o con la precisione dei calendari che usiamo adesso.

Il concetto principale, però, è che i calendari, che siano contemporanei o antichi, non possono predire il futuro del nostro pianeta o avvisarci di cosa succederà in una data specifica come il 2012.

Vorrei far notare che il mio calendario sulla scrivania finisce molto prima, il 31 dicembre 2009, eppure non interpreto questo fatto come una previsione dell’Armageddon. E’ semplicemente l’inizio di un nuovo anno.

10. Che cos’è la teoria dello spostamento dei poli? E’ vero che la crosta terrestre ruota di 180 gradi intorno al nucleo in pochi giorni o poche ore? C’entra qualcosa con la discesa del nostro sistema solare sotto l’equatore galattico?

Un’inversione della rotazione della Terra è impossibile. Non è mai avvenuta e non avverrà mai. Esistono lenti movimenti dei continenti (per esempio, l’Antartide era vicina all’equatore centinaia di milioni di anni fa), ma non c’entra nulla con le asserzioni di inversione dei poli di rotazione.

Tuttavia, molti dei siti che teorizzano disastri ingannano la gente partendo con un fatto reale e sostituendolo poi con una falsità. Asseriscono che ci sia un legame fra la rotazione terrestre e la polarità magnetica della Terra, che in effetti cambia a periodi irregolari e s’inverte in media ogni 400.000 anni. Per quel che ne sappiamo, tali inversioni magnetiche non danneggiano in alcun modo la vita sulla Terra. E’ comunque estremamente improbabile che un’inversione magnetica avvenga nei prossimi millenni. Ciononostante, questi siti affermano che un’inversione magnetica arriverà presto (nel 2012) e che questo equivalga, o scateni, un’inversione dei poli di rotazione.

Per farla breve: a) non c’è alcun legame fra il senso di rotazione e la polarità magnetica; b) non c’è alcun motivo per attendersi prossimamente un’inversione di polarità magnetica o di prevedere effetti deleteri sulle forme di vita qualora avvenisse; c) una variazione improvvisa del polo di rotazione, con conseguenze disastrose, è impossibile.

Inoltre nulla di tutto questo ha a che fare in alcun modo con l’equatore galattico o con qualunque altra assurdità riguardante gli allineamenti che viene pubblicata in molti dei siti complottisti.

11. Quando la maggior parte dei pianeti si allineerà nel 2012 e il pianeta Terra sarà al centro della Via Lattea, quali saranno gli effetti sulla Terra? Potrebbe causarsi uno spostamento dei poli? E in tal caso, cosa potremmo aspettarci?

Non c’è nessun allineamento planetario nel 2012 o in qualunque altro momento nei prossimi decenni. Per quanto riguarda la Terra che si troverebbe al centro della Via Lattea, non so cosa possa voler dire questa frase. Se si riferisce alla galassia della Via Lattea, ci troviamo verso il bordo di questa galassia a spirale, a circa 30.000 anni luce dal centro. Giriamo intorno al centro galattico in 225-250 milioni di anni, mantenendo sempre grosso modo la stessa distanza.

Per quanto riguarda lo spostamento dei poli, non so cosa si possa intendere con questa frase. Se si intende un cambiamento improvviso della posizione dei poli (ossia dell’asse di rotazione della Terra), questo è impossibile, come notato nella risposta alla domanda numero 10. Molti siti parlano dell’allineamento della Terra e del Sole con il centro della Via Lattea, nella costellazione del Sagittario: questo avviene ogni dicembre senza alcuna conseguenza avversa, e non c’è motivo di aspettarsi che il 2012 sia diverso da qualunque altro anno.

12. Quando il Sole e la Terra si allineano sul piano galattico mentre c’è il buco nero al centro, non potrebbe succedere qualcosa perché il buco nero ha un’attrazione gravitazionale così forte?

C’è un grande buco nero al centro della nostra galassia, la Via Lattea, e come qualunque altra concentrazione di massa esercita una forza gravitazionale sul resto della galassia. Tuttavia il centro della galassia è molto lontano, a circa 30.000 anni luce, per cui ha effetti trascurabili sul sistema solare o sulla Terra. Non esistono forze speciali provenienti dal piano galattico o dal centro galattico. L’unica forza importante che agisce sulla Terra è la gravità del Sole e della Luna.

In quanto all’influenza del piano galattico, non c’è niente di speciale che riguardi quella posizione. L’ultima volta che la Terra si è trovata nel piano galattico risale a vari milioni di anni fa. Le asserzioni secondo le quali stiamo per attraversare il piano galattico sono false.

13. Ho paura che la Terra entrerà nella Fessura Oscura [“Dark Rift” in originale] nella Via Lattea. Questo che cosa causerà? La Terra verrà inghiottita?

La “Fessura Oscura” è un nome comune che indica le grandi nubi disperse di polvere che si trovano nel braccio interno della Via Lattea e che bloccano la nostra visuale del centro galattico. Tutta la paura dell'”allineamento galattico” è una pazzia. A fine dicembre, il Sole è sempre puntato all’incirca nella direzione del centro della galassia, se visto dalla Terra, e allora?

A quanto pare, i truffatori che cercano di farvi paura hanno deciso di usare queste frasi senza senso, che parlano di “allineamenti” e di “fessura oscura” e di “cintura fotonica” proprio perché il pubblico non le capisce.

Purtroppo non c’è alcuna legge che vieti di dire bugie su Internet o altrove, tranne che in tribunale. Per quanto riguarda la sicurezza della Terra, le minacce importanti vengono dal riscaldamento globale e dalla perdita di diversità biologica, e forse prima o poi dalla collisione con un asteroide o una cometa, non dalle asserzioni pseudoscientifiche sul 2012.

14. Ho sentito che il campo magnetico terrestre si invertirà nel 2012, proprio mentre avrà luogo il massimo livello storico di tempeste solari. Questo ci ucciderà, o distruggerà la nostra civiltà?

In prossimità dei picchi di attività solare (che avvengono ogni 11 anni circa) ci sono molte più eruzioni solari ed eiezioni di massa coronale che in corrispondenza dei minimi. Questi fenomeni non sono un pericolo per gli esseri umani o le altre forme di vita sulla Terra. Potrebbero mettere in pericolo degli astronauti nello spazio profondo o sulla Luna, e questa è una cosa che la NASA deve imparare a gestire, ma non è un problema per me o per voi. I grandi fenomeni solari possono interrompere le trasmissioni radio, causare aurore boreali o australi molto luminose e danneggiare i componenti elettronici di alcuni satelliti nello spazio. Oggi molti satelliti sono progettati per gestire quest’eventualità, per esempio spegnendo alcuni dei propri circuiti più delicati e ponendosi in modalità “protetta” per qualche ora. Nei casi più estremi, l’attività solare può interferire nella distribuzione elettrica al suolo ed eventualmente causare blackout, ma si tratta di un caso raro.

L’ultimo picco solare è avvenuto nel 2001, per cui il prossimo era previsto per il 2012 circa, 11 anni dopo. Ma il minimo di attività solare più recente è stato insolito, con un paio d’anni praticamente senza macchie solari o altre indicazioni di attività solare, per cui gli scienziati oggi presumono che il prossimo picco verrà ritardato, forse al 2013. Ma i dettagli del ciclo solare restano sostanzialmente imprevedibili.

E’ esatto che il campo magnetico terrestre ci protegge creando un’ampia zona dello spazio, chiamata magnetosfera terrestre, dentro la quale gran parte del materiale emesso dal Sole viene catturato o deviato, ma non c’è ragione di aspettarsi un’inversione di polarità magnetica prossimamente. Queste inversioni avvengono mediamente solo una volta ogni 400.000 anni.

15. Sono confuso per via di un servizio sul sito di Fox News che dice che nel 2012 una “Potente tempesta solare potrebbe paralizzare gli USA per mesi”. Cita un rapporto della National Academy of Sciences commissionato e pagato dal National Research Council [presumo che sia del NRC — c’è un errore nel testo originale]. Se non succederà nulla per via dell’evento nel 2012, perché si permette di pubblicare simili stupidaggini?

La NASA è soddisfatta del rapporto sulla fisica solare del National Research Council. Come notato nella domanda, il rapporto include un’analisi del caso peggiore di quello che potrebbe succedere oggi se si ripetesse la peggiore tempesta solare mai documentata (nel 1859). Il problema sta nel modo in cui tali informazioni possono essere usate fuori dal loro contesto.

Non c’è nessun motivo di attendersi una grande tempesta solare del genere nel prossimo futuro e certamente non specificamente nel 2012. Il riferimento all'”evento nel 2012″ è un esempio di questo problema. Non c’è nessuna previsione di un “evento nel 2012”. Non sappiamo neanche se in quell’anno si verificherà il prossimo picco di attività solare. Tutto lo scenario di disastri nel 2012 è una bufala alimentata da pubblicità per il film catastrofico 2012. Posso soltanto sperare che la maggior parte della gente sappia distinguere un copione di film di Hollywood dalla realtà.

16. Tutti i miei compagni di scuola mi dicono che moriremo tutti nel 2012 perché una meteora colpirà la Terra. E’ vero?

I tuoi amici si sbagliano. La Terra è da sempre bersaglio di impatti di comete e asteroidi, anche se i grandi impatti sono molto rari. L’ultimo grande impatto è avvenuto 65 milioni di anni fa, causando l’estinzione dei dinosauri. Oggi gli astronomi della NASA svolgono una ricognizione del cielo, chiamata Spaceguard Survey, per trovare eventuali grandi asteroidi vicini alla Terra molto tempo prima che la colpiscano. Abbiamo già concluso che non ci sono asteroidi pericolosi grandi come quello che uccise i dinosauri. Tutto questo lavoro viene svolto apertamente e le scoperte vengono pubblicate quotidianamente sul sito del NEO Program Office della NASA, per cui puoi vedere direttamente che non ci sono impatti previsti per il 2012.

17. Se Nibiru è una bufala, come mai la NASA [presumo — c’è un errore nel testo originale] non pubblica una smentita? Come potete permettere che queste storie circolino e spaventino la gente? Perché il governo USA non fa qualcosa?

Se si va alla pagina principale del sito della NASA, Nasa.gov, si troveranno molti articoli che smontano la bufala di Nibiru e del 2012. Provate a cercare nel sito le parole “Nibiru” e “2012”. La NASA non può fare molto di più. Queste bufale non hanno niente a che fare con la NASA e non si basano su dati NASA: per cui noi, come agenzia, non siamo coinvolti direttamente.

Tuttavia gli scienziati, sia della NASA sia esterni all’ente, si rendono conto che questa bufala, con il suo tentativo di spaventare la gente, distrae dai problemi scientifici più importanti, come il riscaldamento globale e la perdita di biodiversità. Viviamo in un paese nel quale vige la libertà d’espressione, e questo include anche la libertà di mentire. Dovreste essere contenti che non ci sono censori. Ma se usate il buon senso, sono sicuro che capirete che si tratta di menzogne. Man mano che ci avviciniamo al 2012, le menzogne diverranno ancora più evidenti.

18. Potete dimostrarmi che Nibiru è una bufala? Ci sono così tanti articoli che dicono che nel 2012 succederà qualcosa di terribile. Ho bisogno di prove, perché il governo ci nasconde tante cose.

Non è logico chiedere prove che la fine del mondo nel 2012 è una bufala. Dovreste rivolgere le vostre domande ai sostenitori della fine del mondo, chiedendo che dimostrino che quello che dicono è vero; non dovreste chiedere alla NASA di dimostrare che è falso.

Se qualcuno su Internet affermasse che a Cleveland gironzolano elefanti viola alti diciotto metri, ci si aspetterebbe che la NASA dimostrasse che è falso? L’onere della prova spetta a chi fa affermazioni stravaganti. Ricordate il detto, spesso citato, di Carl Sagan: affermazioni straordinarie richiedono livelli straordinari di prova per essere credute.

Tuttavia credo che gli astronomi siano giunti a un punto in cui è possibile proporre argomentazioni molto solide per affermare che Nibiru non esiste. Un pianeta grande (o una nana bruna) che fosse nel nostro sistema solare sarebbe stata nota agli astronomi da molti anni, sia indirettamente, tramite le sue perturbazioni gravitazionali su altri oggetti, sia grazie al rilevamento diretto nell’infrarosso. La sonda IRAS (Infrared Astronomy Satellite) della NASA svolse il primo censimento di tutto il cielo nel 1983, e molti altri censimenti successivi avrebbero visto Nibiru, se ci fosse stato. Inoltre, se una grande massa attraversasse il sistema solare interno ogni 3600 anni, ne noteremmo gli effetti distruttivi sulle orbite dei pianeti interni. Ma non li notiamo.

Non credetemi sulla parola: usate semplicemente il buon senso. Voi Nibiru l’avete visto? Nel 2008 molti siti Web dicevano che sarebbe stato visibile a occhio nudo nella primavera del 2009. Se ci fosse un pianeta grande o una nana bruna diretta verso il sistema solare interno nel 2012, sarebbe già seguita da centinaia di migliaia di astronomi professionisti e dilettanti in tutto il mondo. Conoscete qualche astronomo dilettante che lo vede? Ne avete visto immagini o discussioni nelle riviste di astronomia più importanti e seguite, come Sky and Telescope? Pensateci. Nessuno potrebbe nascondere Nibiru, se esistesse.

19. Che dire delle pubblicità inquietanti per il nuovo film 2012? Ci dicono di consultare questi siti Internet per verificare il pericolo della fine del mondo.

Le asserzioni pseudoscientifiche riguardanti Nibiru e la fine del mondo nel 2012, insieme alla sfiducia verso il governo, vengono amplificate dalla pubblicità per il nuovo film della Columbia Pictures, intitolato 2012, che uscirà a novembre 2009. Il trailer del film, visibile nei cinema e sul loro sito Web, mostra un’onda di marea che scavalca l’Himalaya e offre solo queste parole: “Come farebbero i governi del nostro pianeta a preparare sei miliardi di persone per la fine del mondo? (lunga pausa) Non lo farebbero. (lunga pausa). Scoprite la Verità. Cercate 2012 su Google”.

La campagna pubblicitaria del film include la creazione di un falso sito scientifico (Institute For Human Continuity) che è interamente fittizio. Secondo questo sito, l’IHC sarebbe dedicato alla ricerca scientifica e alla preparazione del pubblico. La sua missione sarebbe la sopravvivenza dell’umanità.

Il sito spiega che l’Istituto fu fondato nel 1978 da leader internazionali di governi, di aziende e del mondo scientifico. Dice che nel 2004 gli scienziati dell’IHC hanno confermato con una certezza del 94% che il mondo verrà distrutto nel 2012. Il sito incoraggia la gente a registrarsi per partecipare a una lotteria per selezionare coloro che verranno salvati. Una collega ha inviato il nome del proprio gatto ed è stato accettato. Ho scoperto da Wikipedia che creare questo genere di falso sito è una nuova tecnica pubblicitaria chiamata “marketing virale” per analogia con i virus informatici.

20. E’ possibile che l’afflusso di domande che descrivi faccia parte di qualche campagna promozionale per un libro o un film, nella speranza che la quantità di smentite venga interpretata come “prova” che esiste un complotto?

Me lo chiedo anch’io tutti i giorni, dato che il volume di mail che ricevo a proposito di Nibiru (insieme ai vari allineamenti e spostamenti dei poli) continua a crescere: ora sono più di 20 mail la settimana. E’ chiaro che si possono fare soldi sulle paure della gente a proposito della fine del mondo imminente. Parte di questo clamore è, a quanto pare, pubblicità per il film catastrofico fantascientifico 2012 (vedi domanda 19). Molti siti Web vendono libri e nastri che riguardano Nibiru e persino “kit di sopravvivenza”.

E’ molto triste che con così tanti problemi veri (come il riscaldamento globale e i collassi finanziari) la gente venga imbrogliata da queste bugie. Nel capitolo finale di un nuovo libro di astronomia, The Hunt for Planet X di Govert Shilling, si dice: “C’è molto lavoro per i sbufalatori – per gli archeologi e gli astronomi che esaminano attentamente con occhio scettico la marea montante di scemenze su Nibiru e spiegano con precisione scientifica cosa c’è che non quadra nella favoletta cosmica. Avranno da fare per i prossimi anni. E il 22 dicembre 2012 circolerà una nuova storia improbabile e pseudoscientifica e tutto il circo riprenderà da capo. Perché non importa quanti nuovi corpi celesti vengono scoperti nel nostro sistema solare: ci sarà sempre bisogno di un misterioso Pianeta X.”

La Luna come non l’avete mai vista: fa photobombing alla Terra

La Luna come non l’avete mai vista: fa photobombing alla Terra

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Credit: NASA/NOAA

Questa foto straordinaria proviene dalla fotocamera EPIC (Earth Polychromatic Imaging Camera) della sonda DSCOVR della NASA, situata a circa 1,6 milioni di chilometri dalla Terra, che ci ha già regalato un’altra immagine notevole del nostro mondo. Questa nuova fotografia, però, è davvero speciale: mostra anche la Luna mentre passa davanti alla Terra dal punto di vista della sonda.

Non solo: ci mostra la faccia nascosta della Luna, quella che da Terra non vediamo mai e che molti pensano sia la sua faccia oscura. Nonostante il titolo del popolarissimo album dei Pink Floyd, non esiste una dark side of the moon, perché periodicamente tutta la superficie lunare viene illuminata dal Sole. Notate come la faccia nascosta è praticamente priva dei mari basaltici che invece caratterizzano la faccia perennemente rivolta verso di noi.

Cosa ancora più intrigante, la foto ci permette di confrontare la luminosità della Luna con quella della Terra e renderci conto che la Luna, che a noi sembra bianca e luminosa nel nero del cielo notturno, è in realtà scurissima rispetto alla Terra. Se si regola la fotocamera per esporre correttamente la Terra, la Luna risulta grigia e cupa.

La foto rappresenta piuttosto fedelmente la luminosità relativa e i colori naturali della Terra e del suo satellite naturale: la Luna ha un leggero bordo verde sulla destra e uno rosso-blu sulla sinistra perché l’immagine a colori è stata ottenuta scattando tre immagini monocromatiche attraverso filtri rossi, blu e verdi con un intervallo fra l’una e l’altra di circa 30 secondi, durante i quali la Luna si è spostata leggermente rispetto alla sonda DSCOVR. Le immagini sono state riprese il 16 luglio scorso.

È la prima volta nella storia che abbiamo una foto intera della Luna e della Terra insieme in alta risoluzione: nel 2008 la sonda Deep Impact aveva scattato un‘immagine dello stesso tipo, ma da decine di milioni di chilometri, in bassissima risoluzione e con Terra e Luna illuminate soltanto in parte. Anche le missioni Apollo fotografarono la Terra e la Luna insieme, ma inquadrando soltanto una porzione molto piccola della Luna.

Se volete, c’è anche un video di questo nuovo, magnifico transito della Luna, creato animando le varie fotografie scattate in sequenza dalla fotocamera EPIC:

Potete anche scaricare l’immagine originale e la GIF animata (9,4 MB) ad alta risoluzione.

Se vi state chiedendo come mai non si vede l’ombra della Luna proiettata sulla Terra, è perché il Sole non è perfettamente alle “spalle” della sonda e quindi la Luna passa davanti alla Terra dal punto di vista di DSCOVR ma l’ombra lunare non viene proiettata sulla Terra e invece cade al di fuori del nostro pianeta (altrimenti avremmo avuto un’eclissi di Sole). Il disassamento si nota perché la Luna ha una sottile falce d’ombra sul lato destro.




Fonte: NASA.

Povero Plutone, pianeta per sbaglio

Povero Plutone, pianeta per sbaglio

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Il fiume di immagini spettacolari e di dati scientifici su Plutone che sta arrivando dalla sonda New Horizons ha riacceso il dibattito, ormai un po’ tedioso, sul perché Plutone non sia più considerato un pianeta dopo la controversa decisione dell’Unione Astronomica Internazionale di declassarlo nel 2006.

In realtà dovremmo chiederci perché Plutone sia mai stato considerato un pianeta, visto che è minuscolo (molto più piccolo della nostra Luna), sta in un’orbita fortemente eccentrica e inclinata rispetto a quelle degli altri pianeti (tanto che a volte è più vicino al Sole di quanto lo sia Nettuno), è fatto in gran parte di ghiaccio d’acqua e azoto e viene eroso progressivamente dal vento solare, tanto da avere una sorta di coda. Solitamente i piccoli corpi celesti di ghiaccio situati in orbite eccentriche e dotati di coda non li chiamiamo pianeti: li chiamiamo comete.

Ma molti di questi fatti non erano noti nel 1930, quando Plutone fu scoperto. Anzi, all’epoca si stimò trionfalmente che Plutone fosse grande quanto la Terra o addirittura quanto Giove. Soltanto le misurazioni effettuate nei decenni successivi ridimensionarono drasticamente queste stime iniziali.

Credit: NASA

Sembrava, insomma, una scoperta coi fiocchi: un intero mondo nuovo. Ed era giornalisticamente irresistibile, perché lo scopritore del nuovo pianeta era un astronomo autodidatta, l’americano Clyde Tombaugh (laureatosi in astronomia solo in seguito), che sembrava aver battuto tutti i professionisti del mondo nella febbrile caccia al cosiddetto Pianeta X, un mondo la cui esistenza era stata suggerita dalle discrepanze fra le orbite calcolate di Urano e Nettuno e le loro posizioni osservate.

Inoltre la scoperta era stata fatta studiando pazientemente le fotografie astronomiche presso l’osservatorio di Percival Lowell, un facoltoso astronomo già famoso per le sue discusse osservazioni dei canali di Marte che suggerivano la presenza di vita intelligente sul pianeta rosso. Lowell, prima di morire nel 1916, aveva predetto la probabile posizione del Pianeta X nel cielo e Tombaugh aveva trovato Plutone proprio nella zona indicata.

Pareva un trionfo delle capacità predittive della scienza, ma era soltanto un caso: grazie alla sonda Voyager 2 adesso sappiamo che le discrepanze orbitali erano frutto di una stima errata della massa di Nettuno e quindi non c’era nessun Pianeta X da scoprire. Plutone era semplicemente finito per coincidenza nell’inquadratura del telescopio: oggi diremmo che ha fatto photobombing.

La promozione di Plutone a pianeta fu insomma uno sbaglio dovuto alla tendenza molto umana di accettare senza dubbi i fatti che si conformano alle proprie tesi o previsioni predilette: siccome ci si aspettava di trovare un corpo celeste grande abbastanza da perturbare le orbite dei pianeti esterni, quando Tombaugh scorse il puntino di Plutone fu automatico presumere che fosse il grande pianeta atteso, senza che ci fosse alcuna reale conferma delle sue dimensioni effettive.

Credit: NASA

In realtà Tombaugh aveva scoperto qualcosa di ben più importante di un nuovo pianeta: aveva snidato il primo testimone dell’esistenza di un’intera zona inesplorata del Sistema Solare, ricca di migliaia di piccoli mondi di ghiaccio, che oggi chiamiamo Fascia di Kuiper. Plutone, invece di essere visto come il nano reietto tra i pianeti, è da considerare il re gigante dei mondi di questa gelida regione del cosmo.

Ma allora perché c’è ancora questa diffusa riluttanza ad accettare la riclassificazione di Plutone? Probabilmente perché si fa fatica a correggere le nozioni imparate a scuola e viene emotivamente spontaneo far tifo per i piccoli e gli emarginati, ma anche e soprattutto perché il nuovo ruolo di Plutone stride con la nostra tendenza a incasellare e semplificare tutto e ci ricorda fastidiosamente che l’Universo è ben più complesso e ricco di sfumature di quanto vorremmo.

Fonti aggiuntive: Space.com, Space.comHowStuffWorks.com, Library of Congress, Wikipedia.

Telescopio Spaziale Hubble: una finestra sull’Universo aperta da 25 anni

Telescopio Spaziale Hubble: una finestra sull’Universo aperta da 25 anni

di Paolo G. Calisse – 24 aprile 2015

Fonte: Hubblesite.org.

Il 24 aprile del 1990 decollava da Cape Canaveral, nella stiva della navetta spaziale Discovery, una delle più straordinarie creazioni del genio umano: il Hubble Space Telescope (HST nel seguito), il primo, vero telescopio orbitante.

Figlio “non riconosciuto” – per così dire – dei satelliti spia della serie KH-11 Kennan (KH sta per Key-Hole, o “buco della serratura”), ne condivide l’assemblaggio ottico e parte della struttura. L’esistenza di questi sofisticatissimi satelliti spia, quasi ignota agli astronomi di allora, consentì alla Kodak di ridurre decisamente il costo delle ottiche.

HST si è dimostrato uno degli strumenti spaziali più versatili di sempre. È in grado di osservare una grande varietà di oggetti in cielo, con la notevole eccezione del Sole, troppo brillante, e del pianeta Mercurio, ad esso troppo vicino per essere osservato senza rischi di danneggiamento dei sensori. Tra i suoi spettacolari risultati e scoperte vi sono dischi di detriti di forme inaspettate orbitanti stelle lontane, immagini di galassie in formazione, gli effetti della materia e dell’energia oscura, zone di formazione stellare, resti di supernova, ma anche osservazioni di Saturno, la scoperta di due nuovi satelliti di Plutone e il sito di atterraggio della missione Apollo 17 sulla Luna. Senza contare la magnificenza di un catalogo di foto in grado di competere con autori come Ansel Adams e Henry Cartier-Bresson in quanto a risultati estetici. HST è arrivato ai confini estremi dell’universo, fotografando migliaia di galassie in una sola volta nelle sue immagini a più elevata risoluzione.

Favorito dall’assenza di atmosfera in orbita, HST ha aperto letteralmente una nuova finestra nello spazio, nonostante i 2,4 m di diametro del suo specchio principale siano ben poco rispetto ai più grandi telescopi a terra, come il Very Large Telescope a Paranal in Cile, che vanta una superficie complessiva circa 44 volte maggiore. Come spesso accade, quello che si prevedeva di misurare ed osservare con questo straordinario strumento è diventato nel tempo irrilevante rispetto a quanto veniva scoperto di inaspettato. L’assenza di atmosfera non solo gli ha consentito di avvicinarsi alla risoluzione teorica consentita dalle ottiche – il cosiddetto limite di diffrazione – ;ma anche di ridurre la luminosità di fondo e di osservare il cielo in bande come quella ultravioletta, un risultato impossibile da ottenere da terra.

Nel seguito alcune informazioni sul satellite e una cronistoria del progetto, che include alcuni dei risultati scientifici ottenuti nel corso della sua lunga vita. Questi risultati, tratti dai quasi 10 alla settimana pubblicati in media su riviste scientifiche, non sono né i più rilevanti né tanto meno gli unici. Li ho disseminati nella cronistoria che segue solo per fornire un esempio il più possibile vario di quanto questo straordinario strumento abbia consentito di avanzare le nostre conoscenze dell’Universo.

Hubble Space Telescope in breve

Massa 11.110 kg
Lunghezza 13,2 m 
Diametro massimo 4,2 m
Quota orbitale 552 km
Periodo orbitale 97 minuti
Velocità orbitale 28.000 km/h
Potenza elettrica 2.8 kW
Configurazione dell’ottica Cassegrain Ritchey-Chretien
Rapporto focale f/24
Accuratezza del puntamento 0,007 arcsec per 24 hr, pari allo spessore di un capello visto da 1 km e mezzo di distanza
Risoluzione nel visibile 0,05 arcsec. Hubble sarebbe capace di distinguere da New York due lucciole separate da 1 metro a San Francisco
Lunghezze d’onda osservate dal visibile all’ultravioletto, che è inaccessibile da terra
Costo al lancio 1,5 miliardi di US$ del tempo (circa 2,52 miliardi di euro di oggi)
Numero di articoli scientifici pubblicati basati su dati HST 12.877 (aggiornato al 22/1/2015)
Numero di autori di almeno un articolo basato su dati HST 13.841
Dati trasmessi a terra dall’inizio della missione circa 156 TB (120 GB a settimana)
Vita prevista inzialmente 15 anni, con aggiornamenti ogni 3-5 anni della strumentazione al piano focale

17 maggio 2009, Fourth Service Mission: gli astronauti NASA Michael Good e Michael Massimino mentre riparano l’STIS (Space Telescope Imaging Spectrograph) all’interno di HST durante una EVA (Extravehicular Activity) di 8 ore di durata [credit: NASA]

Cronistoria del Telescopio Spaziale Hubble

1923: in un articolo dal titolo “Il razzo nello spazio planetario”, Hermann Oberth, uno dei padri della scienza missilistica, teorizza la possibilità di mettere in orbita un telescopio astronomico.

1946: Lyman Spitzer preconizza in un articolo i vantaggi di cui beneficerebbe un telescopio spaziale a causa dell’assenza di atmosfera e ne propone la costruzione.

1952: Sei anni prima della fondazione della NASA, Wernher von Braun, il futuro artefice dei razzi Saturn impiegati nelle missioni Apollo ma ancora poco conosciuto al grande pubblico, pubblica un articolo in cui descrive la sua visione del nostro futuro nello spazio.

Prima pagina di un articolo di Wernher von Braun sul numero di marzo 1952
della rivista Collier’s. Accanto ad uno spazioplano che ricorda vagamente il
britannico Skylon odierno si notano una piccola stazione spaziale e un telescopio
orbitante, di dimensioni paragonabili a quelle del futuro HST [credit: Collier’s].

1966: Prima riunione del comitato per il “Large Space Telescope”, diretto dallo stesso Spitzer.

1969: è l’anno di Apollo 11: viene pubblicato il rapporto “Usi scientifici di un grande telescopio nello spazio”, a cura dello stesso comitato, nel quale si approfondiscono vantaggi e caratteristiche uniche di un telescopio spaziale.

Dicembre 1972: L’Amministratore  della NASA, James C. Fletcher, riconosce che i fondi richiesti, 750 milioni di US$, sono troppo elevati per ottenere l’approvazione dal Congresso dopo la fine del periodo d’oro della “conquista della Luna”.

Dicembre 1974: La dimensione dello specchio principale viene ridotta da 3 a 2,4 m. In questo modo, anche se ai tempi non era ancora noto, la Kodak è in grado di sfruttare le sinergie con i satelliti spia serie KH-11. La riduzione consentirà inoltre la messa in orbita con lo Space Transportation System (Space Shuttle), allora in avanzata fase di progettazione, piuttosto che con un vettore senza equipaggio, oltre a un gran numero di vantaggi ulteriori in termini di costi e peso.

1975: L’Agenzia Spaziale Europea o ESRO (European Space Research Organization, come era chiamata allora), si unisce agli sforzi della NASA per costruire l’osservatorio spaziale orbitante. Il contributo europeo principale sarà costituito dai pannelli solari e dalla Faint Object Camera (OFC, o “Camera per Sorgenti Deboli”).

19 dicembre 1976: decolla da Cape Canaveral il primo satellite spia classe KH-11, dal quale HST erediterà gran parte delle caratteristiche ottiche e la struttura, al punto da poter essere trasportato negli stessi contenitori.

1977: Il congresso USA accetta di finanziare il progetto iniziale con 200 milioni di US$ iniziali.

1978: La Perkin-Elmer vince la commessa per la costruzione delle ottiche, mentre la Lockheed Missile and Space Co. quella per la costruzione del satellite e dei sistemi di supporto.

Maggio 1979: Negli stabilimenti Perkin-Elmer di Dalbury inizia il polishing (la pulitura finale) dello specchio principale.

1979: Alcuni astronauti NASA iniziano l’addestramento per la messa in orbita di HST.

12 aprile 1981: La prima missione Space Shuttle, STS-1, riporta due astronauti USA in orbita per la prima volta dal 1975, anno dell’ultima missione Apollo. La nuova possibilità di avere a bordo equipaggio e cargo in orbita allo stesso tempo è vitale per il progetto HST e viceversa: senza un’adeguata giustificazione scientifica, il progetto Space Shuttle avrebbe rischiato di essere cancellato.

22 giugno 1982: durante uno dei test eseguito sulle ottiche, un tecnico della Perkin-Elmer incolla al proprio quaderno di laboratorio i risultati di un interferogramma (un grafico che fornisce informazioni molto accurate sulla posizione delle ottiche) che suggerisce l’esistenza di un problema che passa inosservato ma avrà conseguenze fondamentali in futuro.

1983: Anno previsto per il lancio di HST. Viene anche fondato lo Space Telescope Science Institute (STScI) a Baltimore, nel Maryland, che avrà il compito di coordinare e sovrintendere tutta l’attività e la ricerca di HST. Primo direttore sarà il futuro Premio Nobel italoamericano Riccardo Giacconi, nato a Genova nel 1931 e trasferitosi negli USA dopo la laurea a Milano.

Ottobre 1983: Il Grande Telescopio Spaziale viene rinominato in onore del grande astronomo inglese Edwin Hubble, scopritore dell’espansione dell’universo.

1985: HST è finalmente pronto per il lancio.

28 gennaio 1986: 73 secondi dopo il lancio lo Space Shuttle Challenger si disintegra, portando alla tragica morte dei sette astronauti a bordo. Tra le consequenze del tragico incidente, il ritardo della missione per la messa in orbita dell’HST. Prevista per ottobre dello stesso anno, viene rinviata a data da destinarsi.

29 settembre 1988: i voli dello Space Shuttle riprendono con la missione Discovery STS-26.

10 aprile 1990: Il primo tentativo di lancio viene interrotto a T-4 secondi a causa del malfunzionamento dell’APU (Auxiliary Power Unit), il sistema ausiliario di produzione dell’energia elettrica a bordo, che verrà sostituito nei giorni successivi.

24 aprile 1990. Dopo un rinvio di quasi 5 anni, Hubble Space Telescope viene lanciato nello spazio a bordo dello Space Shuttle Discovery con 5 strumenti al piano focale. A bordo anche il Pilota Charles Bolden, attuale Amministratore della NASA, e l’astronomo-astronauta Steven Hawley, specialista di missione. Nel corso della missione STS-31 tutto procede perfettamente fino all’estensione del secondo pannello fotovoltaico, che si blocca esteso a metà. Dopo qualche “ritocco” al software il problema viene risolto e Hubble viene rilasciato in orbita. I primi test ingegneristici superano qualche difficoltà iniziale al puntamento, ai pannelli solari e col sistema di messa a fuoco.

A destra, l’ammasso aperto NGC 3532 come appare in una delle prime immagini trasmesse a terra da HST.
A sinistra, lo stesso ammasso dal telescopio di Las Campanas (Chile), che ha un diametro simile (2,5 m).
[credit: NASA/Carnegie University Observatories]

20 maggio 1990: La prima vera immagine ripresa dalla Wide Field Planetary Camera (Camera planetaria a largo campo) viene rilasciata (vedi figura accanto). L’immagine è grosso modo il 50% più definita di quelle acquisite a terra con telescopi di dimensione paragonabile, ma non all’altezza di quanto previsto: qualcosa non quadra. All’inizio si attribuisce il problema ad un incorretto allineamento tra primario e secondario ma in seguito ad alcune simulazioni al computer emerge rapidamente l’esistenza di un’imprevista aberrazione sferica nello specchio principale. Questa aberrazione infinitesimale ammonta a soli 4 micron di differenza nella curvatura dello specchio primario (circa 1/50 del diametro di un capello umano), ma è sufficiente a rendere le immagini sfuocate. La sua causa sembra essere una metodologia insufficiente nei test ottici operati dalla Optical Operation Division della Perkin-Elmer, la compagnia che ha realizzato lo specchio primario. Almeno 4 diversi test eseguiti avrebbero dovuto suggerire l’esistenza di un problema (vedi 22 giugno 1982 per il primo di essi), ma nessuno ci aveva fatto caso a causa di una certa imprecisione nella gestione del progetto da parte della compagnia. Fortunatamente il telescopio è stato progettato per essere assistito in orbita. Nei mesi seguenti viene messa a punto lentamente una strategia per correggere il problema attraverso l’impiego di un’ottica correttiva da inserire all’interno del telescopio. Nel frattempo, comunque, le immagini ricavate, ed un conseguente miglioramento degli algoritmi di correzione ottica, consentono di ottenere già un gran numero di risultati spettacolari.

5 ottobre 1993: Perkin Elmer accetta di pagare 25 milioni di US$ per evitare una denuncia penale per avere falsificato alcuni documenti relativi alla qualità dello specchio di HST. La riparazione in orbita del telescopio (vedi nel seguito) costa più di 3 volte tanto: 86 milioni di US$ per una nuova missione Space Shuttle per il solo sviluppo e realizzazione delle sole ottiche correttive. Da aggiungere ai costi di una missione Shuttle di manutenzione valutati, ai tempi, tra i 500 e i 630 milioni di US$.

2 dicembre 1993: la Service Mission 1 (Prima Missione di Servizio) decolla da Cape Canaveral con la sigla STS-61. Si tratta di una delle più complesse e articolate missioni Space Shuttle mai avvenute fino ad allora. Lo Space Shuttle deve avvicinare HST e catturarlo con il braccio robotizzato CanadArm. Due astronauti per volta spendono quindi diverse ore di lavoro durissimo per eseguire tutte le varie operazioni, facendo uso di oltre 150 attrezzi diversi. Il Fotometro ad Alta Velocità (HSP, High Speed Photometer), uno degli strumenti iniziali al piano focale dell’HST, viene rimosso e sostituito dal COSTAR (Corrective Optics Space Telescope Axial Replacement, letteralmente “Sostituzione in Asse per la Correzione Ottica del Telescopio Spaziale”). Anche la Wide Field and Planetary Camera (Camera Planetaria a largo campo) viene sostituita con un nuovo strumento aggiornato contenente ottiche correttive, la WFPC2.

Le prestazioni di HST prima e dopo la First Service Mission:
L’immagine di sinistra della galassia M100 è acquisita con l’ottica
aberrata e la WF/PC1; quella di destra con la WF/PC2 e l’ottica
corretta. La differenza è in un microscopico errore
nella curvatura dello specchio primario, pari a 1/50 del diametro
di un capello [credit: NASA/ESA]

13 gennaio 1994: viene rilasciata la prima immagine del telescopio con il COSTAR installato. La risoluzione delle immagini è fantastica e apre nuovi orizzonti alla ricerca astronomica. La porzione di universo accessibile all’astronomia ottica è improvvisamente migliaia di volte più grande di prima.

1 aprile 1995: HST riprende quella che diverrà la sua immagine più iconica: quella dei cosiddetti Pilastri della Creazione, una regione di gas e polvere nella nebulosa dell’Aquila dove hanno origine nuove stelle. La regione si trova a circa 7.000 anni luce di distanza dal Sole. Per farsi un’idea delle sue dimensioni basti pensare che la lunghezza della colonna di sinistra è quasi pari a quella che separa il Sole dalla stella più vicina, Alpha Centauri. L’immagine è una sovrapposizione di immagini prese nel visibile e nell’ultravioletto.

I “Pilastri della Creazione”, forse l’immagine più popolare acquisita da HST. A sinistra
nell’edizione originale del 1995, a destra in quella aggiornata del 2014.;

18-28 dicembre 1995: per 150 orbite di HST la camera WFPC2 viene puntata verso una minuscola porzione dello spazio profondo, rivelando un numero enorme di galassie di tutte le forme e dimensioni. Queste osservazioni passeranno alla storia come Hubble Deep Field (HDF, “Campo Profondo Hubble”) e saranno seguite negli anni successivi da ulteriori approfondimenti: l’Hubble Ultra-Deep Field (UDF), e l’Hubble eXtreme Deep Field (XDF), che si spingono a risoluzioni, e quindi a distanze, ancora più estreme. Quest’ultima ha richiesto circa 12 giorni (170 orbite) di osservazioni della stessa area di cielo, senza contare il tempo speso per la pianificazione delle osservazioni, la selezione dei filtri giusti tra i 48 disponibili, e la riduzione dei dati.

Tutte le sorgenti che affollano la Extreme Deep Field – in questa foto – sono galassie, migliaia
di galassie, ciascuna composta da decine o centinaia di miliardi di stelle. Nulla come questa foto rende l’idea delle dimensioni dell’universo in cui viviamo [credit NASA/ESA]

10 dicembre 1996: HST acquisisce la prima immagine risolta diretta di una stella che non sia il Sole: Betelgeuse, una supergigante rossa. Le immagini rivelano delle inattese macchie più calde sulla superficie della stella.

Betelgeuse vista da HST: a sinistra le dimensioni
relative rispetto all’orbita terrestre e di Giove;
a destra la sua posizione in cielo [credit: NASA/ESA]

11-21 febbraio 1997: Service Mission 2. Grazie a cinque EVA (Extravehicular Activity, le “passeggiate spaziali”), due dei vecchi strumenti al piano focale vengono sostituiti con versioni aggiornate. Nel corso della missione, detta STS-82, viene anche completato un gran numero di aggiornamenti all’elettronica ed alla strumentazione di bordo.

19-27 dicembre 1999: Servicing Mission 3A. Nel corso delle 5 EVA vengono sostituiti tutti i giroscopi di bordo, risultati meno affidabili del previsto a causa di un problema inatteso, più varie componenti elettroniche e il computer di bordo, sostituendolo con una versione aggiornata e molto più potente. Ora tutti i dati vengono registrati su memorie a stato solido invece che sugli originali sistemi a nastro magnetico.

27 novembre 2001: esaminando una riga di emissione del sodio, la prima atmosfera di un pianeta extrasolare viene rivelata dopo osservazioni condotte per 4 orbite consecutive. Si tratta del pianeta exrasolare HD 209458 b.

1-12 marzo 2002: Servicing Mission 3B. Gli astronauti della missione Space Shuttle STS-109 installano la nuova Advanced Camera for Surveys (ACS, Camera Avanzata per le panoramiche) che permette al telescopio di riprendere porzioni di cielo più ampie. Inoltre, nel corso delle ormai consuete cinque EVA vengono sostituiti anche i pannelli solari e altri componenti degradati. HST viene infine “trainato” alla quota iniziale da cui era decaduto a causa dell’attrito della residua atmosfera presente.

1 febbraio 2003: lo Space Shuttle Columbia si disintegra durante il rientro nell’atmosfera, portando alla morte dei 7 astronauti a bordo. Ancora una volta tutti i voli in programma vengono rinviati in attesa di capire cosa non ha funzionato. Con essi una già programmata quinta e ultima missione di servizio per l’HST, la Service Mission 4.

La materia oscura è l’anello visibile in questa
mappa della distribuzione di massa dell’ammasso
di Galassie CI 0024+17 [credit: NASA/ESA e Jee]

Agosto 2004: l’alimentazione di backup dello Spettrografo STIS smette di funzionare, rendendo lo strumento inutilizzabile. Il sistema principale si era già guastato precedentemente.

1 dicembre 2005: attraverso alcune osservazioni di distorsioni gravitazionali eseguite con lo strumento ACS a bordo di HST, l’astronomo M. James Jee e i suoi collaboratori ipotizzano la presenza di un anello composto della misteriosa materia oscura intorno all’ammasso di galassie Cl 0024+17.  L’anello ha un diametro di 2,6 milioni di anni luce.

11-24 maggio 2009: Service Mission 4, la quinta e ultima. Dopo il disastro del Columbia del 2003, le missioni Space Shuttle devono usare la ISS come eventuale scialuppa di salvataggio in caso di guasti gravi. Ma l’orbita di HST ha una inclinazione diversa da quella della ISS, quindi l’accesso all’ISS è precluso. Per ovviare a questa difficoltà, un altro Space Shuttle viene tenuto pronto al decollo per una eventuale missione di salvataggio. Durante questa missione comunque tutto va bene: cinque EVA consentono agli astronauti di sostituire la Wide Field Planetary Camera 2 WFC2 con una versione aggiornata, WFC3, i 6 giroscopi, le batterie, oltre a varie componenti elettronici e meccanici guasti o usurati. Il COSTAR installato 16 anni prima per correggere l’aberrazione sferica viene sostituito con il Cosmic Origins Spectrograph (COS), in grado di eseguire spettri su sorgenti lontanissime, sia nel visibile che nell’ultravioletto.

6 dicembre 2011: pubblicato il decimillesimo articolo scientifico basato direttamente sull’analisi di dati raccolti da HST. Si tratta dell’osservazione di una supernova che dimostra la relazione di queste gigantesche esplosioni con il fenomeno dei gamma ray burst.

19 agosto 2015: scadenza della prossima call for proposal, il “concorso” pubblico annuale attraverso il quale viene deciso quali astronomi avranno il diritto di sfruttare il tempo di osservazione ai vari strumenti di HST. Attraverso questi cicli di osservazione – in questo caso il ciclo 23 – chiunque può ottenere del tempo di osservazione su HST per una o più orbite. Tutte le domande ricevute verranno esaminate da un TAC (Time Allocation Committee) formato da una squadra internazionale di astronomi che deciderà, secondo criteri rigorosi,  quali siano le più meritevoli e assegnerà di conseguenza il tempo di osservazione. In genere viene accettato un quinto delle proposte ricevute. Contrariamente a certe semplificazioni cinematografiche, questo è il modo in cui oggi opera quasi ognuno dei grandi osservatori esistenti. Altro punto da ricordare: i dati acquisiti da HST rimangono a disposizione esclusiva del proponente per un anno. Dopo questo periodo, sono a disposizione di chiunque voglia utilizzarli attraverso l’archivio online MAST.

Tutte le osservazioni eseguite da HST in 25 anni [credit: NASA/MAST]

Il futuro di HST

2030-2040: prima o poi, a causa dell’attrito aerodinamico residuo, HST rientrerà nell’atmosfera terrestre disintegrandosi. Con una missione dedicata si potrebbe riportarlo alla quota orbitale iniziale, ma è difficile che ciò accada, in quanto tutte le risorse disponibili sono destinate ormai al James Webb Space Telescope. Questo enorme telescopio, in grave ritardo e assai più costoso del previsto, orbiterà a grande distanza dalla Terra (circa 1,5 milioni di km, nel punto di Lagrange L2), rendendo un’eventuale manutenzione, per il quale non è stato progettato, assai più complicata e rischiosa. La sua vita sarà comunque limitata da alcuni componenti a 10-15 anni. Va inoltre considerato che anche se molto più potente di HST, JWST non sarà un suo vero successore, in quanto lavora a lunghezze d’onda diverse: visibile e vicino infrarosso.

HST rimarrà per questo, in un certo ambito, ineguagliato. Almeno per i prossimi decenni.

Fonti

Lagerstom, J., 2010, IFLA Conf. Proceedings Series
Calcolatore di inflazione: http://www.calculator.net/inflation-calculator.html
NASA: http://history.nasa.gov/hubble/, http://history.msfc.nasa.gov, http://www.nasa.gov, http://hubblesite.org
National Academies Press: http://www.nap.edu
STScIhttp://archive.stsci.edu, http://www.spacetelescope.org, http://hubblesite.org
Allen Report: 1990, http://www.ssl.berkeley.edu/~mlampton/AllenReportHST.pdf
Los Angeles Time: http://articles.latimes.com
http://www.space.com
http://www.swapsale.com