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No, non sono UFO: sono Giove e Venere che danno spettacolo

No, non sono UFO: sono Giove e Venere che danno spettacolo

Credit: Patrick Cullis.

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Ultimo aggiornamento: 2015/07/01.

I due punti brillanti vicini che vedete in cielo di sera in questi giorni non sono visitatori alieni, anche se non mancheranno i soliti ottusangoli che li scambieranno per UFO perché passano troppo tempo a guardare videofuffa su Youtube invece di prendere in mano un bel libro d’astronomia o semplicemente usare l’app Sky Map di Google. Sono due pianeti: Venere e Giove, i due corpi celesti più brillanti a parte il Sole e la Luna.

Credit: The Planets Today.

La loro vicinanza è solo apparente: in realtà i due pianeti sono separati da circa 830 milioni di chilometri e sembrano vicini solo a chi sta sulla Terra o comunque lungo la linea retta immaginaria che unisce la Terra, Venere e Giove. I pianeti del Sistema Solare sono disposti in questo momento come mostrato nello schema qui accanto (che ovviamente non è in scala).

Il loro moto intorno al Sole li ha fatti allineare con la Terra progressivamente nelle scorse settimane e il picco di massima vicinanza apparente è stasera. Saranno separati da circa un terzo di grado, tanto da poterli coprire entrambi con la punta del mignolo con il braccio teso e sembreranno una stella doppia spettacolare.

Nei prossimi giorni i due pianeti si allontaneranno progressivamente, ma saranno comunque separati da meno di due gradi (la larghezza di un pollice a braccio teso) per una settimana. Potrete vederli a occhio nudo, nuvole permettendo, praticamente da qualunque luogo abitato nel mondo, guardando verso ovest di sera: saranno inconfondibilmente brillanti.

Anche un piccolo telescopio o un buon binocolo mostrerà i due pianeti in dettaglio: la falce radiosa di Venere e il cerchio striato di Giove, accompagnato dai suoi satelliti.

Il fenomeno è noto in astronomia come congiunzione ed è bello ma non straordinariamente raro o anomalo: Venere e Giove furono molto vicini ad agosto del 2014 e lo saranno di nuovo il 26 ottobre prossimo (ma all’alba). A maggio del 2000 ci fu una congiunzione ancora più stretta (0.01°), ma i due pianeti erano troppo vicini al Sole nel cielo della Terra per essere visibili. Il 27 agosto 2016 ci sarà un’altra bella congiunzione serale di Venere e Giove, con una separazione di un solo decimo di grado.

Venere, Giove e la Luna qualche sera fa.
Credit: Paolo Attivissimo.

Non dovrebbe essere necessario dirlo, ma per tutti quelli che ancora si ostinano a credere che i pianeti influiscano sulle sorti umane o che hanno ancora dei dubbi inculcati da Roberto Giacobbo e compagnia cantante, sottolineo che le congiunzioni planetarie non hanno alcun effetto sulla Terra o sui suoi abitanti: non causano terremoti e non portano sfiga. Sono invece uno spettacolo da godere e che non dovremmo cercare di legare egocentricamente alle nostre piccole beghe terrene, ma dovremmo cogliere come invito ad ammirare l’enormità dell’Universo e magari a farci cominciare a conoscere i fatti dell’astronomia intanto che portiamo in discarica le fandonie smerciate dal business dell’astrologia. Buona visione.

Aggiornamento (2015/07/01). Per chi pensava che fosse impossibile scambiare Giove e Venere per un UFO e che i miei avvertimenti fossero inutilmente precauzionali è arrivato puntuale questo articolo di ParmaToday.

Il lettore che ha segnalato l’avvistamento si è poi ravveduto, ma non prima di aver mandato la foto al giornale. Il giornale ha poi rimosso e ripubblicato l’articolo con un altro titolo a un altro link.

Questi sono i danni causati dalla fufologia.

Plutone arriva martedì; come seguire un incontro storico con l’ultimo mondo senza volto

Plutone arriva martedì; come seguire un incontro storico con l’ultimo mondo senza volto

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/14.

Credit: NASA-JHUAPL-SWRI.

Questa è l’immagine più nitida mai ottenuta finora di Plutone. È arrivata ieri (8 luglio) dalla sonda New Horizons, che si trovava a 8 milioni di chilometri dal pianeta nano (2300 km di diametro, contro i 3500 della nostra Luna), ed è una combinazione di un’immagine in bianco e nero con un’altra immagine a colori con una risoluzione inferiore. È la prima immagine ricevuta dopo l’anomalia di funzionamento che ha colpito la sonda il 4 luglio scorso e che il 7 luglio è stata risolta.

Come vedete, abbiamo un altro pianeta rosso nel Sistema Solare: la colorazione di Plutone è dovuta probabilmente a molecole di idrocarburi che si formano quando i raggi cosmici e la luce ultravioletta del Sole interagiscono con il metano nell’atmosfera di Plutone e sulla sua superficie, secondo questo articolo NASA.

C’è anche una bella immagine di Plutone insieme a Caronte, uno dei suoi satelliti, scattata sempre l’8 luglio:

Credit: NASA-JHUAPL-SWRI.

Se vi piacciono queste, i prossimi giorni vi riservano ulteriori soddisfazioni: la sonda si sta avvicinando rapidamente a Plutone e scatta quindi foto sempre più dettagliate.

Il 14 luglio prossimo sarà il momento di massima vicinanza durante il passaggio radente di New Horizons, che non si fermerà a Plutone ma continuerà la propria corsa già durata nove anni. Per quel passaggio sono previste immagini con una risoluzione circa cinquecento volte superiore a quelle che vedete qui sopra. Stiamo per svelare, finalmente, il volto dell’ultimo dei pianeti “classici” del Sistema Solare ancora sconosciuto, intravisto per la prima volta soltanto nel 1930.

Questa è la scaletta degli eventi principali di un viaggio senza precedenti (CET indica l’ora dell’Europa centrale):

– La raccolta di dati e di immagini ravvicinate preliminari, come vedete, è già in corso e proseguirà fino al 12 luglio compreso. Verranno cercate eventuali nuove lune oltre alle cinque già note.

– Il 13 luglio le immagini e i dati preliminari verranno trasmessi a terra per sicurezza, caso mai la sonda non dovesse sopravvivere all’incontro con il pianeta.

– Il 14 luglio New Horizons trasmetterà molto poco perché sarà indaffaratissima a raccogliere dati.

4:50 am EDT (10:50 CET). Tre ore prima del massimo avvicinamento, la sonda effettuerà una scansione spettroscopica dell’intero pianeta. Effettuerà anche una scansione fotografica in bianco e nero con risoluzione complessiva tale che avremo immagini in cui Plutone sarà largo 5000 pixel.

7:50 am EDT (13:50 CET). New Horizons sarà alla distanza minima da Plutone: 12.500 chilometri. A questo punto scatterà immagini a colori con risoluzione di un pixel per 500 metri sull’intero pianeta, mentre una seconda fotocamera effettuerà un’altra scansione in bianco e nero di una striscia di Plutone a 100 metri per pixel.

8:04 am EDT (14:04 CET). Distanza minima da Caronte (28.800 km). Acquisizione di immagini e dati sul satellite plutoniano.

8:51 am EDT (14:51 CET). Passando poi dietro il pianeta, la sonda osserverà il Sole mentre viene eclissato da Plutone e registrerà i segnali radio inviatile da Terra: in questo modo luce solare e onde radio attraverseranno l’atmosfera del pianeta e il modo in cui vengono alterate rivelerà nuovi dettagli della composizione di quest’atmosfera.

10:18 am EDT (16:18 CET). New Horizons entrerà nell’ombra di Caronte: questo le permetterà di cercare tracce di un’eventuale atmosfera sul satellite.

9:02 pm EDT (3:02 CET del 15 luglio). Dovrebbe giungere a Terra, dopo un viaggio di circa cinque miliardi di chilometri durato circa cinque ore alla velocità della luce, un primo segnale radio della sonda per confermare che è sopravvissuta all’incontro con Plutone e i suoi satelliti.

– Il 15 luglio comincerà l’invio dei dati scientifici e delle immagini ravvicinate di Plutone e Caronte. Si tratta di una quantità di dati enorme, che richiederà moltissimo tempo (circa sedici mesi) per essere trasmessa integralmente per via della potenza ridottissima del trasmettitore a bordo di New Horizons e della distanza, che costringono a trasmettere al massimo un kilobit (125 byte) al secondo, ossia circa 45 minuti per una singola foto da 1024×1024 pixel, e con frequenti pause. Le immagini di Plutone alla massima risoluzione verranno trasmesse il 15 luglio e quelle di Caronte il 16 insieme ad altri dati prioritari.

Le immagini grezze verranno pubblicate su Internet automaticamente presso Pluto.jhuapl.edu.

Per seguire l’evento c’è soltanto l’imbarazzo della scelta:

– Su Twitter ci sono gli account @NASANewHorizons e @NewHorizons2015 e c’è anche @elakdawalla di Emily Lakdwalla, alla quale devo molte delle informazioni pubblicate qui;

– Ci sono il sito web di New Horizons presso APL, ricco di informazioni di base, e quello NASA dedicato a New Horizons, che offre maggiori aggiornamenti.

– Per sapere quale delle gigantesche antenne terrestri sta ricevendo e trasmettendo dati da e verso New Horizons potete consultare l’ipnotico sito interattivo del Deep Space Network (cercate NHPC, che è la sigla della sonda). 

– C’è la completissima cartella stampa della missione (PDF).

– Sul canale streaming video della NASA troverete numerose conferenze stampa che seguiranno questa scaletta.

– Trovate anche molti articoli su Planetary.org.

– Se vi serve un conto alla rovescia con le ultime immagini ei i dati di distanza e velocità, provate Americaspace.com.

– La NASA ha preparato l’app Eyes on Pluto, basata sui dati reali della traiettoria.

– C’è inoltre l’app PlutoSafari, per Android e IOS.

Purtroppo praticamente tutte queste risorse sono in inglese e non c’è una traduzione in italiano, ma se mi seguite su Twitter (@disinformatico) cercherò di darvi il sunto degli eventi in tempo reale in italiano.

Fra l’altro, a bordo della sonda ci sono parecchi “passeggeri”: un contenitore con le ceneri di Clyde Tombaugh, che scoprì Plutone appunto nel 1930; due bandierine degli Stati Uniti; due monete da 25 centesimi; un CD contenente i nomi di 434.000 persone che si sono registrate nel 2005; una foto della squadra di tecnici che ha costruito New Horizons; un frammento di SpaceShip One, il primo veicolo privato ad andare nello spazio; e un francobollo americano del 1991 che reca la scritta “Plutone: non ancora esplorato”. Tra poco non sarà più così. 

Fonti: NASA, Nature, Planetary.org, Vox, NASA.

Un ultimo sguardo a Plutone prima dell’incontro ravvicinato; evento al Planetarium Alto Adige

Un ultimo sguardo a Plutone prima dell’incontro ravvicinato; evento al Planetarium Alto Adige

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Ultimo aggiornamento: 2015/07/12 15:15.

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

Le immagini di Plutone e della sua luna principale, Caronte, si fanno sempre più dettagliate. Dopo nove anni di attesa, nel giro di pochi giorni la sonda New Horizons sta trasformando quello che era un groviglio confuso di pixel in un mondo con una propria geografia affascinante.

L’immagine qui sopra e quella qui sotto sono state scattate ieri (11 luglio 2015) a circa quattro milioni di chilometri da Plutone.

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

Le chiazze scure su Plutone sono distribuite con una sorprendente regolarità lungo la sua fascia equatoriale e misurano circa 500 chilometri di larghezza. Si trovano tutte sulla faccia di Plutone rivolta permanentemente verso Caronte. Per ora non si sa se sono pianure, altipiani o semplicemente variazioni di colore di una superficie completamente liscia: lo scopriremo dai dati che la sonda ha memorizzato e che trasmetterà lentamente dopo questi giorni frenetici di attraversamento rapido del sistema plutoniano a cinquantamila chilometri l’ora.

Fissate bene queste immagini: sono le migliori che avremo di questa faccia di Plutone per i prossimi decenni. Infatti a causa della traiettoria e delle manovre della sonda non sono possibili altre immagini di questa faccia e non sono previste nuove missioni verso questo gelido mondo lontano cinque miliardi di chilometri. L’altra faccia di Plutone, invece, verrà fotografata in dettaglio molto maggiore.

C’è anche un’altra immagine, scattata il 9 luglio scorso da 5,4 milioni di chilometri di distanza da Plutone, che mostra una porzione diversa della superficie, che probabilmente rivedremo in dettaglio prossimamente.

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

E poi c’è questa foto, che mostra la reazione istintiva, di puro geekgasmo, di alcuni membri dell’equipe scientifica di New Horizons di fronte a queste immagini presso il Johns Hopkins Applied Physics Lab: da sinistra, Cathy Olkin, Jason Cook, Alan Stern, Will Grundy, Casey Lisse e Carly Howett. Quest’immagine riassume perfettamente cosa significa per chi fa scienza assistere o partecipare a una nuova scoperta: un piacere incontenibile che ti accompagna per tutta la vita.

Credit: Michael Soluri

Potete seguire l’evolversi della missione usando questi link e anche l’app Eyes on Pluto della NASA, basato sui dati reali della traiettoria.

Martedì 14 luglio dalle 13 alle 15 il bellissimo Planetarium di San Valentino in Campo (dove sarò il 22 agosto per una conferenza) organizza all’interno della propria cupola un viaggio virtuale e in tempo reale, con precisione al secondo, che seguirà l’avvicinamento della sonda New Horizons a Plutone. Cito: “Il planetario diventerà in tutto e per tutto identico alla sala di controllo della Nasa. Nel corso della diretta esperti e astrofisici racconteranno cosa sta facendo New Horizons a 5 miliardi di chilometri di distanza e risponderanno alle domande del pubblico presente in dieci planetari nel mondo, tra cui appunto quello di San Valentino in Campo. Infine per celebrare questo momento importante dell’esplorazione planetaria saranno organizzati due spettacoli dedicati a Plutone: in lingua italiana alle 17 e in lingua tedesca alle 16. La prenotazione è obbligatoria: direttamente sul sito internet, via E-Mail (info@planetarium.bz.it) o chiamando al numero 0471 610020. La lingua usata nella diretta sarà l’inglese, con traduzione simultanea del personale del planetario. Il viaggio virtuale durerà 120 minuti, mentre lo spettacolo circa 40 minuti.”

Fonti: NASA, NASA, Spaceflightnow.

Allora, Plutone è un pianeta o no? Parliamone con nuove immagini

Allora, Plutone è un pianeta o no? Parliamone con nuove immagini

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Ultimo aggiornamento: 2015/07/13 16:40.

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

Un’altra immagine di Plutone è stata pubblicata poco fa dalla NASA. È stata scattata l’11 luglio (fonte).

Qui sotto, invece, c’è una bella foto del suo satellite principale, Caronte, scattata lo stesso giorno (fonte):

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

In entrambi i mondi si vedono dettagli geologici: probabili crateri d’impatto (quello su Caronte, visibile in basso, misura circa 95 chilometri di diametro), avvallamenti e canyon.

Il passaggio della sonda New Horizons nel sistema plutoniano ha riacceso la discussione: ma perché Plutone non è più un pianeta e basta, e invece è classificato come un pianeta nano?

L’astronomo Neil DeGrasse Tyson ha riassunto ieri su Twitter alcuni concetti che spiegano il “declassamento” di Plutone avvenuto in via ufficiale nel 2006: la sua orbita irregolare, tanto che nel 1979 Plutone attraversò l’orbita di Nettuno e per vent’anni fu l’ottavo “pianeta” del sistema solare; le sue dimensioni minuscole (la Luna ha cinque volte più massa di Plutone; le lune Ganimede, Titano, Callisto, Europa e Io sono tutte più grandi di Plutone); quelle esagerate di Caronte, il satellite primario di Plutone, che è talmente grande che il centro di massa del sistema Plutone-Caronte non è all’interno di Plutone ma è nello spazio fra i due; e il fatto che gli unici oggetti del sistema solare le cui orbite intersecano quelle dei pianeti sono gli asteroidi, le comete e…. Plutone.

Insomma, questo mondo ha poco in comune con gli altri pianeti ed è più simile a corpi come Cerere. Ma allora perché fu definito un pianeta? In questo giocò molto il fatto che quando fu scoperto, nel 1930, si presumeva che fosse grande come la Terra. Soltanto nel corso dei decenni successivi le misurazioni più precise hanno permesso di conoscerne le reali e minuscole dimensioni,* ma a quel punto il danno era fatto e Plutone si era fissato nella cultura (specialmente quella statunitense, grazie anche a Disney, che chiamò appunto Pluto il famoso cane).

Ci si può accapigliare sulla definizione esatta di pianeta, ma alla fine la posizione più pratica è quella espressa dalla NASA: le etichette non interessano e quello che conta è che Plutone è un corpo celeste che decisamente merita di essere studiato.

*Aggiornamento: i dati da New Horizons fissano il diametro di Plutone a 2370 km, con un margine d’errore di 20 km, ossia poco più di Eris (2336 km con un margine d’errore di 12 km). Se considerate Plutone un pianeta, allora non dovrebbe esserlo anche Eris?

Plutone sempre più spettacolare

Plutone sempre più spettacolare

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/16 23:30.

2015/07/15 23:20. Poco fa sono state rese pubbliche le prime immagini che sono state trasmesse dalla sonda New Horizons dopo aver attraversato indenne il sistema di Plutone. Ne trovate molte altre qui, ma volevo segnalarvene alcune che sono incredibili e sorprendenti.

Avete presente la bellissima immagine di Plutone pubblicata ieri? Guardate il rettangolino evidenziato qui sotto a sinistra: è mostrato in dettaglio a destra. Mica male come risoluzione, vero? Il dettaglio è stato fotografato da 77.000 chilometri di distanza da Plutone.

Qui sotto trovate l’immagine a risoluzione originale. L’ho ruotata per dare una direzione più normale alle ombre.

Image Credit: NASA-JHUAPL-SwRI

Si nota subito un’anomalia importante: non si vedono crateri. Un mondo come Plutone dovrebbe aver subìto miliardi di anni di bombardamento da parte di meteore e asteroidi e quindi dovrebbe essere costellato di crateri di ogni dimensione, eppure qui non se ne vedono. Una possibile spiegazione, secondo le prime considerazioni pubblicate dalla NASA, è che la superficie sia geologicamente giovane: non più di circa 100 milioni di anni, ossia niente rispetto all’età del sistema solare, stimata in 4,5 miliardi di anni. Qualcosa, insomma, rimodella continuamente la superficie di Plutone e spiana i crateri d’impatto.

Un altro aspetto intrigante è la presenza inattesa di montagne: gli esperti non sanno, per ora, quale meccanismo invocare per spiegarne la formazione. Non possono ricorrere alle interazioni gravitazionali con un corpo celeste molto più grande che crei forze di marea, come avviene per le lune dei pianeti giganti, perché Plutone non orbita intorno a un mondo più grande; inoltre il suo satellite Caronte non crea effetti di marea significativi perché è in rotazione sincrona (fisso rispetto alla superficie di Plutone).

Le montagne sono probabilmente composte da ghiaccio d’acqua, che costituisce gran parte della crosta di Plutone. La superficie di questo mondo è coperta in gran parte da metano e azoto ghiacciati, che non sono strutturalmente robusti abbastanza da formare montagne, neanche con la modesta gravità di Plutone. Il ghiaccio d’acqua, invece, è robusto quanto basta, specialmente alle gelide temperature locali. Si tratterebbe, insomma, di enormi montagne d’acqua ghiacciata che affiorano da una coltre di metano e azoto solidificati.

Anche Caronte ha rivelato sorprese, spiega sempre la NASA: scarpate e avvallamenti lunghi circa 1000 chilometri che lo solcano (da sinistra a destra in questa foto) e un immenso canyon profondo da 7 a 9 chilometri (in alto a destra). Anche qui scarseggiano i crateri, segno che anche Caronte ha una superficie geologicamente attiva e giovane. La chiazza scura nella zona del polo nord è probabilmente un deposito di materiale più scuro sotto il quale c’è un rilievo netto e spigoloso. Il colore è preso da un’immagine a minore risoluzione.

Image Credit: NASA-JHUAPL-SwRI

2015/07/16. È stata rilasciata un’altra immagine di un dettaglio di Caronte: la potete vedere qui sotto e copre in verticale circa 390 chilometri. Qui qualche cratere c’è, ma in compenso c’è un altro particolare intrigante. In alto a sinistra, nel dettaglio, si nota un avvallamento nel quale si erge un picco enorme rispetto all’avvallamento stesso. Quale fenomeno può averlo formato? Per ora non si sa.

Image Credit: NASA-JHUAPL-SwRI

Altre immagini e altri dati scientifici verranno presentati il 17 luglio.

È incredibile pensare che fino a pochi mesi fa tutto questo era soltanto un puntino anche nel più potente dei telescopi e ora è un mondo tridimensionale con una geografia e una geologia. La NASA ha preparato l’animazione che vedete qui sotto e che riassume i progressi fatti, partendo dalla prima osservazione di Clyde Tombaugh nel 1930, passando per le immagini del telescopio spaziale Hubble dagli anni Novanta in poi e arrivando alle immagini di questi giorni.

E il bello deve ancora venire: queste sono solo le prime immagini d’assaggio, accompagnate dai primi dati spettroscopici. Il resto arriverà nel corso dei prossimi mesi, mentre New Horizons prosegue il proprio viaggio verso i confini del sistema solare.

Ci si aspettava di incontrare un globo antichissimo e statico, come la nostra Luna, e invece l’universo ha saputo sorprenderci con un mondo geologicamente attivo. Non c’è che dire: è proprio vero che “Da qualche parte, c’è qualcosa d’incredibile che attende di essere scoperto” (frase attribuita da molti – anche da me nella prima stesura di questo articolo – a Carl Sagan ma in realtà coniata dalla giornalista Sharon Begley). Oggi è uno di quei giorni in cui quest’attesa finisce. E ne inizia un’altra: quando torneremo a visitare Plutone?

Il Corriere comincia bene l’anno inaugurando il festival della castroneria 2010 con la “Luna Blu”

Il Corriere comincia bene l’anno inaugurando il festival della castroneria 2010 con la “Luna Blu”

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Nella pagina principale del Corriere della Sera online spicca oggi, fra le “foto del giorno”, quella che mostra una luna blu.

Lo so, lo so: gli astronomi e gli astrofili hanno già capito come va a finire quest’ennesima fesseria giornalistica e si stanno silenziosamente strappando i capelli. A ciocche. E Margherita Hack sta lucidando il lanciafiamme.

Cliccando sulla pagina dedicata a questa “foto del giorno”, il Corriere ci fa omaggio della sua sapienza, distillata dai suoi cent’anni di sobrio rigore e disciplinata attenzione alla veridicità delle notizie: “Luna blu – Accade una sola volta ogni 19 anni in media. E’ il raro fenomeno astronomico della luna blu, visibile nella foto scattata all’inizio dell’anno dal cimitero della St John’s Church di Danbury in Gran Bretagna (Emmevi)”.

Avete capito bene. C’è qualcuno, al Corriere, che crede veramente che la Luna diventi blu come un puffo ogni diciannove anni. E c’è un altro qualcuno, sempre al Corriere, che permette che una scemenza simile venga pubblicata. E infine c’è un terzo qualcuno o qualcosa, Emmevi (presumo sia un’agenzia fotografica), che rifila al Corriere una luna tinta di blu col computer spacciandola per un fenomeno autentico.

Questo trust di cervelli non s’è preso la briga di controllare neanche Wikipedia per sapere cos’è una “luna blu” prima di architettare cotanta castroneria spaziale. L’espressione “luna blu” è semplicemente il calco italiano dell’inglese blue moon, un modo di dire che indica la seconda luna piena che si verifica nell’arco di uno stesso mese (come è successo il 31 dicembre scorso) oppure la quarta luna piena che si verifica in una stagione (che normalmente ne include tre), come spiega Sky and Telescope. In entrambi i casi si tratta di una luna piena dall’aspetto assolutamente normale, che non cambia colore. Non diventa né blu né gialla né rosa a pallini verdi. Dovrebbero invece diventare rossi, per la vergogna, i “giornalisti” e i redattori del Corriere responsabili della rubrica.

A nessuno degli autori della notizia-bufala è venuto in mente, evidentemente, che la Luna è visibile in un dato momento da tutto un emisfero del mondo, per cui se fosse diventata blu se ne sarebbe accorta un bel po’ di gente.

È falsa anche l’affermazione che la “luna blu” si verifica “una sola volta ogni 19 anni in media”. La prossima occasione di due lune piene in uno stesso mese sarà nel 2012 (il 2 e il 31 di agosto) e ce ne sarà un’altra il 2 e il 31 luglio 2015.

Lascio a voi scoprire che c’entra la “St John’s Church di Danbury in Gran Bretagna”.

Certo che se la cultura scientifica viene alimentata pubblicando sui giornali queste idiozie e partorendo notizie false, siamo messi proprio male.

17:10

I simpaticoni del Corriere hanno corretto la loro didascalia pochi minuti dopo che ho postato inizialmente quest’articolo. Sarà un caso?

Adesso la didascalia, catturata nell’immagine qui accanto (ingrandibile cliccandovi sopra), dice che si tratta della “tredicesima luna piena dell’anno”, e che la foto è stata scattata “con filtro”. Ma ancora non hanno capito che il fenomeno non accade “una sola volta ogni 19 anni in media”.

Mi fa piacere che leggano il Disinformatico, ma dovrebbero provare a leggerne tutte le parole, anche quelle con tante lettere. Come ciclo metonico, per esempio, da cui deriva l’errore dei 19 anni.

19:50

Come segnalato dai lettori nei commenti qui sotto, l’articolo del Corriere è stato rimosso completamente e il nome Emmevi corrisponde a questo sito.

2010/01/06

Un aiutino: cercando “Danbury” e “blue moon” in Google vengono fuori pagine come questa; ma questa Danbury è in Connecticut, non in Gran Bretagna come diceva il Corriere.

Plutone come non l’abbiamo mai visto, grazie a New Horizons

Plutone come non l’abbiamo mai visto, grazie a New Horizons

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Questa è l’immagine più nitida che abbiamo mai visto di Plutone e di uno dei suoi cinque satelliti, Caronte: confrontatela con quelle raccolte in precedenza. Arrivano dalla sonda New Horizons, che si trova a 18 milioni di chilometri da Plutone e a 4,7 miliardi di chilometri dalla Terra, e vengono pubblicate man mano che vengono ricevute sul nostro pianeta: quella qui sopra è stata scattata oggi e l’originale è qui (grazie a Karl Battams per la segnalazione). Ne arrivano ogni giorno di migliori, man mano che la sonda corre verso la propria destinazione a quasi 15 chilometri al secondo (55.000 km/h) rispetto al Sole.

New Horizons è partita dalla Terra il 19 gennaio 2006 e passerà alla distanza minima da Plutone tra due settimane, il 14 luglio prossimo alle 11:49:57 UTC, senza potersi fermare, regalandoci immagini e dati senza precedenti: i nove anni di viaggio, e il fatto che i dati dal pianeta nano arrivano sulla Terra dopo quasi cinque ore alla velocità della luce, danno il senso dell’immensità del nostro sistema solare rispetto alle nostre attuali capacità di esplorarlo, ma dimostrano anche l’incredibile precisione di navigazione e di tecnologia di cui siamo capaci. Potete seguire il suo avvicinamento con dati e grafici aggiornati ogni ora.

Plutone è un mondo bizzarro: ai confini esterni del sistema solare, orbita intorno al sole in 248 anni e ruota su se stesso “coricato” (con l’asse di rotazione quasi parallelo al piano dell’orbita), come una biglia che rotola sul bordo di un piatto, impiegando circa sei giorni e mezzo terrestri per una rotazione. Inoltre il satellite Caronte ci mette lo stesso tempo (sei giorni e mezzo) a ruotare su se stesso e a orbitare intorno a Plutone. Il risultato finale è che Caronte non solo rivolge sempre la stessa faccia verso Plutone, come la Luna fa con la Terra, ma è sempre librato sopra lo stesso punto di Plutone: non lo si vede mai sorgere o tramontare.

Plutone è piccolo (2400 km di diametro, meno della Luna) e sappiamo che in superficie è composto da acqua, azoto, metano e monossido di carbonio, alla gelida temperatura di -238/-218 °C, e che la sua atmosfera contiene azoto, metano e monossido di carbonio. Ma della sua geografia non sappiamo nulla: è l’ultimo dei pianeti “classici” che manca per completare la cartografia del sistema solare. Tra pochi giorni cominceremo a colmare questa lacuna.

Se volete gli aggiornamenti da New Horizons in tempo reale, tenete d’occhio questa pagina di AmericaSpace.com.

Sempre più intrigante il mistero delle macchie bianche su Cerere

Sempre più intrigante il mistero delle macchie bianche su Cerere

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Credit: ASA / JPL-Caltech / UCLA / MPS / DLR / IDA

La sonda spaziale Dawn della NASA, in orbita intorno al pianeta nano Cerere che sta nella fascia di asteroidi tra Marte e Giove, ha inviato immagini ancora più dettagliate delle misteriose chiazze bianche sulla superficie del piccolo mondo, già viste nelle immagini a minore risoluzione arrivate nei mesi scorsi. Per avere un’idea delle dimensioni, il cratere che ospita queste chiazze brillanti ha un diametro di 90 chilometri.

Cosa può produrre macchie così brillanti e nette? Prima di lasciarsi andare a ipotesi da fantascienza (per esempio la superficie metallica di un veicolo o di una base extraterrestre) bisogna valutare le spiegazioni semplici. Si sa che Cerere contiene una notevole percentuale d’acqua, circa il 25%: una stima che, se confermata, gli darebbe una massa d’acqua dolce superiore a quella della Terra. Le chiazze potrebbero quindi essere semplicemente ghiaccio d’acqua portato in superficie da un impatto meteorico relativamente recente che ha trapassato e rimosso nei punti d’impatto la sottile crosta rocciosa sotto la quale si anniderebbe, appunto, un mantello d’acqua ghiacciata. A lungo andare l’accumulo naturale di polvere proveniente dallo spazio ricoprirebbe e cancellerebbe le macchie.

Questa nuova immagine risale al 16 maggio scorso ed è stata scattata da 7200 km di distanza; capiremo forse meglio il mistero quando Dawn scenderà a 375 km dalla superficie del pianeta nano.

Avvistata meteora luminosissima nel cielo dell’Europa stasera alle 20:45

Avvistata meteora luminosissima nel cielo dell’Europa stasera alle 20:45

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Stasera alle 20:45 (ora dell’Europa centrale) ci sono stati numerosi avvistamenti di una palla di fuoco (fireball) nel cielo dell’Europa centro-settentrionale. Sono stati già diffusi almeno due video, uno ripreso da una dashcam in Tirolo e uno da una telecamera di sorveglianza astronomica a Blaustein, in Germania, e ci sono segnalazioni da Svizzera, Austria, Irlanda e Regno Unito.

Del fenomeno parla 20 Minuten (in tedesco, con foto e video), citando segnalazioni da varie località svizzere (Eschenbach, Unterkulm, Horgen, Schwerzenbach) e avvistamenti anche a Monaco. C’è anche la registrazione di un boato attribuito alla meteora.

Secondo la nomenclatura dell’AMS (American Meteor Society), una fireball è una meteora che nell’impatto con l’atmosfera terrestre diventa più luminosa di Venere. Dai video direi che non c’è alcun dubbio in questo senso.

Questo articolo verrà aggiornato man mano che si renderanno disponibili altri dettagli. Gli ufologi, intanto, stiano tranquilli: non è in corso un’invasione aliena. Semmai c’è da cogliere l’occasione per riflettere che se davvero ci fossero flotte di veicoli alieni nei nostri cieli, gli astrofili li registrerebbero e li metterebbero subito su Youtube. Non c’è congiura del silenzio che tenga.

23:50: Molte foto e segnalazioni sono su Watson.ch (in tedesco). Astrotreff.de sta ricostruendo la traiettoria e ne discute anche qui (in tedesco). C’è una foto non confermata ma molto bella qui.

Credit: Astrotreff.de.

23:57: Secondo i calcoli di Astronomia Pratica, gli astronauti e le telecamere esterne sulla Stazione Spaziale non erano in una posizione tale da poter vedere il fenomeno (erano poco oltre l’Argentina).

2015/03/16 1:42: Se ne parla in italiano su InMeteo.net.

2015/03/16 7:20: Su 20 Minuten una persona afferma di aver trovato dei frammenti della meteora (foto qui accanto) a Schöftland, nel canton Argovia. Ci vorrà una perizia per verificare che non ci siano di mezzo autoinganni o mitomanie, come accade spesso in questi eventi.

2015/03/16 10:00: Si parla dell’evento sul Corriere del Ticino (in italiano), dicendo che “testimoni vicini allo schianto hanno sentito un boato al momento in cui la stella cadente ha impattato al suolo”, ma il boato potrebbe essere stato causato dall’impatto con l’atmosfera, che spesso genera un’onda d’urto che ha effetti acustici, mentre l’impatto al suolo, avvenendo a velocità ridotta (a causa dell’effetto frenante dell’aria) difficilmente produce un boato. C’è anche un articolo su Ticinonews.

2015/03/16 10:45: L’ESA ha pubblicato un tweet nel quale chiede a chiunque abbia osservato la meteora di segnalarne i dettagli presso questa pagina, che dice che la traiettoria stimata, calcolata sulla base dei resoconti dei testimoni, indica che la fireball stava viaggiando da nord verso sud, partendo a circa 25 km a sud di Stoccarda e finendo a circa 30 km a est di Zurigo.

esaoperations
Did you see the fireball last night over DE, CH & F? Please fill in the form http://t.co/0I8wSpRZxv #meteor #imo http://t.co/eoqtYpTPIe
16/03/15 10:19

Intanto la BBC segnala un’altra meteora avvistata ieri sera intorno alle 21 locali e fotografata dalle rive del Loch Ness.

2015/03/16 14:50: L’ESA ha tweetato delle immagini che vengono descritte come prese dalla cabina di pilotaggio del volo AF1910 vicino a Reims, ma si tratta di fotomontaggi che ricostruiscono quello che avrebbe visto la persona in cabina.

Credit: Robert Mikaelyan

2015/03/16 18:15: Come consueto, sta girando nei social network l’immagine mostrata qui accanto, ma non si tratta di una foto della meteora di ieri: è datata ottobre 2009 e si riferisce a un altro evento meteorico avvenuto in Olanda, come racconta National Geographic.

Che bisogno c’è d’inventarsi misteri di cartapesta, quando la scienza ne offre di veri?

Che bisogno c’è d’inventarsi misteri di cartapesta, quando la scienza ne offre di veri?

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Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Questo è Cerere, il più grande asteroide conosciuto del Sistema Solare: ha un diametro di circa 950 chilometri. Poco meno della metà di quello di Plutone: infatti Cerere è considerato un pianeta nano.

Orbita nella fascia degli asteroidi, fra Marte e Giove, e fu scoperto dall’italiano Giuseppe Piazzi nel 1801. Questa sua immagine è stata ripresa sette giorni fa dalla sonda Dawn della NASA, da una distanza di circa 46.000 chilometri, e per ora è la più nitida mai realizzata: Dawn si sta ancora avvicinando a Cerere ed entrerà in orbita intorno al pianeta nano il 6 marzo prossimo, offrendoci immagini ancora più dettagliate. Fra l’altro, lo spettrometro a bordo di Dawn è stato realizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Non vi sarà sfuggita la coppia di punti brillanti quasi al centro dell’immagine. Non sono errori del sensore di ripresa o granelli di pulviscolo che per caso passavano davanti al sensore durante la ripresa dell’immagine: si trovano su Cerere. E nessuno, per ora, sa cosa sono: si sa soltanto che non sono gli unici, perché ne sono stati fotografati altri. Si sospetta che siano di origine vulcanica, ma è solo una teoria legata al fatto che i due puntini si trovano nello stesso cratere. Ne sapremo di più quando arriveranno le immagini a maggiore risoluzione.