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Nuova funzione di sicurezza di iOS si scavalca inserendo un accessorio. Venduto da Apple

Nuova funzione di sicurezza di iOS si scavalca inserendo un accessorio. Venduto da Apple

La nuova versione di iOS, la 11.4.1, uscita pochi giorni fa, introduce una misura di protezione molto importante che si chiama USB Restricted Mode e rende molto più difficile estrarre dati dall’iPhone, dall’iPad o dall’iPod touch senza il consenso del proprietario: è una tutela in più per chi custodisce dati sensibili sul proprio dispositivo.

Lo USB Restricted Mode è una risposta di Apple ai vari dispositivi, come per esempio GrayKey, che permettono di scavalcarne le protezioni e che vengono usati dagli inquirenti e (a volte) dai ladri professionisti per sbloccarne i contenuti senza conoscerne la password, collegandosi al connettore Lightning dell’iPhone/iPad/iPod.

La nuova protezione disattiva la trasmissione di dati attraverso questo connettore dopo un’ora dall’ultimo blocco di sicurezza del dispositivo e quindi impedisce l’intrusione. Trascorsa quest’ora, per trasferire dati bisogna digitare la password del dispositivo in questione.

In emergenza si può attivare questa protezione premendo il tasto di accensione cinque volte in rapida successione.

Purtroppo in alcuni paesi la differenza fra ladri, inquirenti e spie è piuttosto tenue, per cui è opportuno premunirsi anche per chi non ha nulla da nascondere ma ha qualcosa da proteggere, dai dati personali alle informazioni aziendali.

La nuova protezione viene spiegata da Apple in dettaglio in un’apposita pagina informativa. Per come viene descritta, sembrerebbe che gli aspiranti intrusi abbiano a disposizione soltanto un’ora dal momento in cui vi sottraggono l’iCoso al momento in cui lo consegnano all’esperto per sbloccarlo, e questo sembra molto rassicurante.

Ma i ricercatori della società di sicurezza Elcomsoft hanno scoperto che il cronometro che misura quest’ora può essere azzerato semplicemente collegando l’iCoso a qualunque dispositivo USB compatibile: fatto questo, l’iCoso resta privo di questa protezione indefinitamente. E procurarsi un dispositivo USB compatibile è facilissimo: ce ne sono vari in vendita nel negozio online di Apple. L’adattatore Lightning-USB 3 per fotocamere, per esempio, costa soltanto 39 dollari.

Insomma, la sicurezza degli iPhone/iPad/iPod touch è migliorata e funziona decentemente contro i ladri improvvisati, ma non è così magica e invulnerabile come potrebbe sembrare a prima vista. È meglio saperlo e regolarsi di conseguenza.

Violare un computer con la voce? Con Windows 10 si può

Violare un computer con la voce? Con Windows 10 si può

Se usate Windows 10, vi conviene aggiornarlo: Microsoft ha rilasciato un aggiornamento correttivo che risolve una cinquantina di vulnerabilità, undici delle quali sono state classificate come “critiche”.

La più spettacolare riguarda Cortana, l’assistente vocale integrato in Windows 10, che ha un difetto grazie al quale un aggressore può sbloccare un computer non aggiornato quando è protetto dalla schermata di blocco. Lo sblocco avviene semplicemente dandogli un comando a voce.

La falla, denominata CVE-2018-8140, è utilizzabile per esempio per cambiare la password di accesso a un computer, per accedere ai dati presenti nel computer o per eseguire un malware con pieni privilegi. Dopo che l’utente (o l’aggressore) ha pronunciato la frase di attivazione “Ehi Cortana”, infatti, Windows 10 gli permette di digitare in una casella di ricerca. Questa casella accetta varie parole chiave, come pas (l’inizio di password), e risponde fornendo informazioni che riguardano quello che è stato digitato: per esempio l’ubicazione di un file di password.

In alternativa l’aggressore può fare clic destro per far comparire un menu che include varie opzioni pericolose, come “esegui come Amministratore” oppure “esegui con PowerShell” (la shell di comando testuale di Microsoft).

Su Bleepingcomputer trovate un video di dimostrazione di un attacco che sfrutta questa vulnerabilità vocale. Presso McAfee trovate tutti i dettagli degli altri modi molto creativi nei quali questo attacco può essere messo a segno.

Naturalmente questa falla è sfruttabile soltanto da un aggressore che si trovi fisicamente vicino al vostro computer e libero di agire (e a quel punto la partita è ormai già quasi persa); una situazione che può capitare abbastanza facilmente in ufficio, quando si lascia il PC incustodito perché tanto ci pensa la schermata di blocco a proteggerlo.

Aggiornate il vostro PC, insomma, e se non usate Cortana, disabilitate questo assistente vocale.

Il “pallino nero della morte” colpisce Mac e iCosi; aggiornateli

Il “pallino nero della morte” colpisce Mac e iCosi; aggiornateli

Sta circolando un nuovo messaggio che blocca i dispositivi iOS e anche i Mac: si basa sull’emoji del pallino nero (⚫), come dimostrato in questo video:

Il messaggio contiene moltissimi caratteri Unicode nascosti e invisibili, che fanno fare gli straordinari al processore nel tentativo di elaborarli e lo portano al sovraccarico, facendo spesso crashare il dispositivo. Apple ha rilasciato gli aggiornamenti correttivi la settimana scorsa: installateli e sarete al sicuro.



Fonti: 9to5mac, Intego.

Falla Flash viene già usata per attacchi, aggiornatevi

Falla Flash viene già usata per attacchi, aggiornatevi

Siamo alle solite con Adobe Flash: va aggiornato perché ha una falla. Però stavolta la falla non è soltanto teorica: viene sfruttata già attivamente dai criminali. Adobe ha pubblicato l’avviso tecnico, segnalando che attacchi basati sulla falla (denominata CVE-2018-5002) sono in circolazione e colpiscono gli utenti Windows tramite documenti Office infetti, che incorporano file Flash e vengono inviati come allegati alle mail. Questi file Flash eseguono il malware infettante vero e proprio.

La falla esiste in tutte le versioni di Flash fino alla  29.0.0.171; la correzione è inclusa nelle versioni dalla 30.0.0.113 inclusa in poi. I player Flash inclusi in Google Chrome, Microsoft Edge, e Internet Explorer 11 per Windows 10 e 8.1 vengono aggiornati automaticamente.

Come al solito, se proprio dovete usare Flash, potete procurarvi la versione aggiornata presso get.adobe.com/flashplayer/. Ma valutate l’idea di disinstallarlo, e di aggiornare i vostri siti e processi di lavoro in modo che non usino Flash, perché ufficialmente cesserà di esistere nel 2020.


Fonte: Naked Security.

Adobe Flash sotto attacco, aggiornatelo

Adobe Flash sotto attacco, aggiornatelo

Lo US-CERT avvisa che sono in corso attacchi “mirati e limitati” che sfruttano una falla di Flash Player che consente all’aggressore di prendere il controllo del computer della vittima. La falla (CVE-2016-4171) riguarda la versione 21.0.0.242 e le versioni precedenti, per Windows, OS X (prossimamente da ribattezzare macOS), Linux e Chrome OS.

Adobe ha rilasciato un aggiornamento che corregge la falla (insieme a una trentina di altre) porta Flash Player alla versione 22.0.0.192 per tutti questi sistemi operativi: installatelo subito.

Rifaccio le ormai consuete raccomandazioni:

– molti computer sono configurati per aggiornarsi automaticamente, ma se necessario il player aggiornato è scaricabile manualmente qui (fino al 30 giugno) oppure qui. Google Chrome e Microsoft Edge aggiornano separatamente e automaticamente il proprio player Flash.

– potete verificare quale versione di Flash avete visitando questa pagina di Adobe con ciascuno dei browser che avete installato.

– conviene impostare Flash in modo che vi chieda il consenso per attivarsi sito per sito, dandogli il consenso soltanto sui siti fidati.

– se invece preferite rimuovere Flash del tutto, le istruzioni in italiano sono qui per Windows e qui per Mac.

MELANI fa il punto degli attacchi informatici in Svizzera

MELANI fa il punto degli attacchi informatici in Svizzera

MELANI, la Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione del governo svizzero, ha pubblicato a fine aprile scorso il suo ventiseiesimo rapporto (PDF) sui principali incidenti informatici del secondo semestre 2017.

Le sempre più frequenti e corpose fughe di dati, come quella epica che ha colpito Yahoo e quelle che hanno coinvolto Swisscom e Dvd-shop.ch, sono uno dei temi principali del rapporto, insieme agli attacchi a sistemi di controllo industriali.

Ci sono stati anche attacchi importanti a dispositivi medici, come gli stimolatori cardiaci, decisamente interessanti per chi si occupa di sicurezza, ma spicca sorprendentemente il fatto che vecchi malware per attacchi a conti bancari come Downadup/Conficker “rimangono i software dannosi più diffusi in Svizzera, nonostante da oltre 10 anni esista una patch per la falla di sicurezza che sfruttano.” Dieci anni. Suvvia, gente, aggiornatevi.

iOS si aggiorna e risolve falla su codici QR

iOS si aggiorna e risolve falla su codici QR

L’app Fotocamera di iOS, dalla versione 11 del sistema operativo, è in grado di decodificare i codici QR: basta inquadrarli e compare il testo equivalente.

È una funzione molto comoda, per esempio per indicare un link complicato a un sito, ma ha un difettuccio: è possibile ingannare questa decodifica e farle visualizzare il nome di un sito innocuo mentre in realtà il link porta a un sito ostile.

Lo ha scoperto il ricercatore di sicurezza informatica Roman Mueller di Infosec. Ha creato un codice QR contenente questo URL:


https://xxx\@facebook.com:443@infosec.rm-it.de/

e lo ha mostrato alla Fotocamera di iOS, che lo ha decodificato e gli ha chiesto se voleva “aprire ‘facebook.com’ in Safari”.

Chiaramente questo errore di interpretazione sarebbe usabilissimo per un attacco informatico, per esempio per un furto di password: basta creare un codice QR che visualizzi il nome di un sito nel quale l’utente è abituato a immettere una password (per esempio Google o Instagram o, appunto, Facebook) ma che porti in realtà a un sito-clone, gestito dal ladro di password, che ha la stessa grafica del sito autentico. L’utente si fida di quello che gli ha mostrato iOS (il nome del sito autentico), non fa ulteriori controlli e così immette la propria password nel sito del truffatore, che se la porta via.

Un altro esempio ancora più semplice è un codice QR che porta a un sito che visualizza il famoso carattere in lingua telugu che blocca gli iPhone non pienamente aggiornati.

La falla dei codici QR è in circolazione da qualche mese, ma c’è una buona notizia: Apple l’ha finalmente corretta il 24 aprile scorso con la versione 11.3.1 di iOS (e anche con la versione 10.13.4 di macOS). Conviene quindi installare questo aggiornamento con la procedura consueta (dopo aver fatto una copia di backup dei propri dati, per sicurezza): Impostazioni – Generali – Aggiornamento software.

Fonte aggiuntiva: Intego.

Aggiornate Telegram per Windows: ha una falla

Aggiornate Telegram per Windows: ha una falla

Fonte: Kaspersky Lab.

Ultimo aggiornamento: 2018/02/16 17:45.

Un altro esempio (dopo Skype) dell’importanza di aggiornare il software arriva da Telegram. I ricercatori di Kaspersky hanno scoperto che la versione Windows di questa popolare app di messaggistica aveva una falla che permetteva agli aggressori informatici di prendere il controllo dei PC e installare malware e programmi per la generazione di criptovalute.

Gli attacchi sono in corso almeno da marzo 2017 e derivano da un difetto nella gestione delle lingue che si scrivono da destra a sinistra. Il difetto era sfruttabile, e veniva attivamente sfruttato, inviando alla vittima semplicemente un allegato che sembrava essere un’immagine ma era in realtà un JavaScript ostile che veniva eseguito sui PC privi di difese.

Per esempio, il nome vero dell’allegato poteva essere photo_high_regnp.js, quindi un JavaScript, ma veniva presentato all’utente bersaglio come photo_high_resj.png (in modo da sembrare un’immagine PNG) perché dopo photo_high_re c’era il carattere Unicode U+202E che inverte l’ordine dei caratteri che lo seguono, per cui gnp.js viene visualizzato come sj.png. Ingegnoso.

La falla è risolta nella versione più recente di Telegram, per cui il modo migliore per risolverla è aggiornarsi.

A parte questo scivolone, è importante ricordare che Telegram non cifra i messaggi in modo client-client (molto difficile da intercettare) se non glielo chiedete appositamente usando una chat segreta (secret chat) e usa un protocollo di sicurezza ritenuto insicuro dagli esperti. Per carità, per l’utente comune usare Telegram consente una maggiore privacy rispetto a WhatsApp (che cifra tutto end-to-end ma prende i metadati dell’utente e li condivide con Facebook). Se avete esigenze davvero serie, provate Signal.

Antibufala: no, Skype non ha una falla gravissima e Microsoft “non vuole rimediare”

Lo so, insisto spesso sul concetto che gli aggiornamenti del software sono importanti e vanno fatti perché risolvono falle di sicurezza che mettono a rischio gli utenti. Ma tanta, troppa gente insiste a non ascoltare queste raccomandazioni (che non sono solo mie, ovviamente) e continua a usare dispositivi dotati di software non solo non aggiornato ma spesso anche totalmente obsoleto. E ogni tanto arriva una lezioncina che spiega meglio di me perché aggiornarsi è bene.

Nei giorni scorsi sono uscite notizie da panico a proposito di falle gravissime in Skype, che oltretutto Microsoft avrebbe deciso di non correggere perché sarebbe stato troppo difficile farlo: La falla in Skype che Microsoft non correggerà (Zeus News), Falla Skype, codice sorgente tutto da riscrivere (Fastweb.it), Skype non è sicuro, falla nel sistema: Microsoft non vuole rimediare, troppo difficile (Investire oggi), Skype: grave bug mette in pericolo la piattaforma ma il fix richiede ”troppo” lavoro (HWupgrade.it), eccetera eccetera.

La falla (un DLL hijacking che permetteva di prendere il controllo del PC) era stata scoperta da un ricercatore, Stefan Kanthak, ma a detta di questi articoli risolverla avrebbe comportato la riscrittura quasi totale di Skype e quindi Microsoft avrebbe lasciato perdere. Non è così. Kanthak ha frainteso la risposta datagli da Microsoft, ossia che sarebbe stato necessario un riesame approfondito del software (vero), e ne ha dedotto erroneamente che questo riesame non fosse stato fatto.

In realtà, nota The Register, la vulnerabilità è presente in Skype per Windows solo fino alla versione 7.40. Nella versione 8, rilasciata a ottobre scorso, la falla non c’è più, come ha spiegato Microsoft.

In altre parole, basta aggiornarsi e il problema sparisce. Niente panico.

Perché Windows rifiuta di aggiornarsi? Colpa dell’antivirus

Perché Windows rifiuta di aggiornarsi? Colpa dell’antivirus

Se state cercando di seguire le normali raccomandazioni di sicurezza informatica e quindi volete installare gli aggiornamenti di sicurezza di Windows ma non ci state riuscendo, la colpa potrebbe essere dell‘antivirus. Sì, siamo arrivati all’assurdo che un antivirus, concepito per migliorare la sicurezza, finisce per impedirla.

Il problema nasce dalle due gravi falle Spectre e Meltdown, già descritte in un articolo precedente. Microsoft ha già rilasciato gli aggiornamenti che le correggono (almeno in parte), ma non permette di installarli a chi usa alcuni tipi di antivirus.

Questo, spiega Microsoft, è necessario perché alcuni antivirus usano metodi che sono incompatibili con i più recenti aggiornamenti di Windows e mandano il sistema operativo in crash, con un classico Schermo Blu della Morte.

Spetta ai produttori di antivirus modificare i propri prodotti per tenere conto delle novità di sicurezza generate da Spectre e Meltdown: nel frattempo Microsoft si trova costretta a scegliere fra lasciare i propri utenti con un computer vulnerabile ma funzionante e bloccarli del tutto.

Il ricercatore di sicurezza Kevin Beaumont ha pubblicato un documento, progressivamente aggiornato, che elenca gli antivirus che non intralciano gli aggiornamenti di sicurezza di Microsoft. Consultatelo per sapere se il vostro antivirus è diventato un ostacolo o si è aggiornato.

Chicca finale: Microsoft ha imposto ai produttori di antivirus di autocertificare la propria compatibilità aggiungendo un’apposita chiave al Registro di Windows ogni volta che si avviano. Quanto tempo ci vorrà, si chiede l’esperto di sicurezza Graham Cluley, prima che i criminali informatici imparino a modificare questa chiave del Registro per impedire ai PC di aggiornarsi e così mantenerli vulnerabili?