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Anche Porsche offrirà auto aggiornabili e con opzioni da sbloccare via Internet. È l’era dell’app-tomobile

Anche Porsche offrirà auto aggiornabili e con opzioni da sbloccare via Internet. È l’era dell’app-tomobile

Al recente Salone dell’Auto di Francoforte, il presidente del consiglio di amministrazione di Porsche, Oliver Blume, ha fornito nuovi dettagli sulla Mission E, l’auto sportiva interamente elettrica presentata come concept due anni fa: sarà in vendita, ha detto, entro la fine del 2019.

L’aspetto informaticamente interessante è che l‘auto sarà aggiornabile via Internet e alcune sue funzioni saranno fisicamente installate ma sbloccabili solo a pagamento, esattamente come succede per le app dei telefonini o per le applicazioni per computer.

Porsche non è l’unica a proporre auto aggiornabili senza portarle in officina: General Motors dice di volerlo fare entro il 2020, e Ford lo ha già fatto quest’anno per aggiornare i modelli del 2016, anche se in entrambi i casi si tratta di aggiornamenti che riguardano soltanto i sistemi di infotainment (informazione e intrattenimento, in pratica radio e lettore musicale/video).

Tesla, invece, da alcuni anni aggiorna le proprie auto via Internet anche negli aspetti più vitali, migliorando le prestazioni e aggiungendo funzioni (qui una cronologia). Di recente, in occasione degli uragani che hanno colpito la Florida, la casa automobilistica ha dato una dimostrazione molto eloquente della potenza di questo metodo di aggiornamento aggiungendo via Internet di colpo circa 60 chilometri di autonomia a tutti gli esemplari residenti in Florida di alcuni particolari modelli delle sue auto (S/X 60 e 60D), che avevano una batteria limitata via software e che per questo erano stati venduti a prezzo ridotto con l’opzione di pagare in seguito un importo aggiuntivo per sbloccare l’autonomia supplementare.

Questo sblocco gratuito, diffuso via Internet e rete cellulare, è però temporaneo, allo scopo di facilitare l‘evacuazione a chi ha deciso di allontanarsi dalla zona, e così come è stato attivato potrà essere revocato. L’aggiornabilità da remoto è un potere a doppio taglio, insomma: in teoria un aggiornamento potrebbe anche ridurre le prestazioni o revocare l’autorizzazione a usare l’auto, anche se questo creerebbe un pasticcio legale non trascurabile.

C’è chi s’inquieta all’idea di un’auto che si aggiorna da sola, forse perché pensa a Windows che decide di aggiornarsi nei momenti meno opportuni e teme di trovarsi appiedato di colpo mentre viaggia, ma gli aggiornamenti software delle auto non funzionano così, per fortuna: avvengono solo quando l’automobile è ferma, devono essere avviati dal proprietario, e se per caso non vanno a buon fine l’auto torna automaticamente alla versione precedente.

Cosa più importante, gli aggiornamenti over the air (OTA, via etere) riducono i costi di gestione e permettono di raggiungere rapidamente tutte le auto interessate, senza doversi affidare alla buona volontà e alla competenza dell’automobilista, che con i sistemi tradizionali deve trovare il tempo di portare l’auto in officina oppure deve ricevere una chiavetta USB contenente l‘aggiornamento e poi installarlo.

Anche la prospettiva di avere un’auto sempre connessa alla Rete, toglie il sonno ad alcuni automobilisti, timorosi che il loro veicolo venga attaccato dai criminali informatici, come accade per altri dispositivi connessi: ma questi aggiornamenti servono proprio a chiudere le falle di sicurezza che altrimenti rimarrebbero aperte per sempre, come avviene oggi per webcam e altri dispositivi dell’Internet delle Cose. Queste falle, olltretutto, sono presenti anche nelle auto non aggiornabili via etere (che quindi resteranno vulnerabili).

Comprereste un’auto che si aggiorna da sola via Internet come un telefonino?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/07/27 21:40.

Daimler ha annunciato qualche giorno fa che spenderà 220 milioni di euro per aggiornare il software di gestione delle Mercedes diesel europee, allo scopo di migliorare le prestazioni del sistema di controllo dei gas di scarico. L’aggiornamento, a quanto pare, dovrà essere effettuato in officina, e così mi è venuto spontaneo un commento:

Non l’avessi mai fatto: se date un’occhiata alla conversazione che ne è scaturita, noterete le reazioni angosciate di molti commentatori all’idea che un’auto aggiorni il proprio software automaticamente, senza passare da un intervento in officina, scaricandolo via Internet (OTA, over the air) come fa uno smartphone o un computer.

Sono emerse le paure e le dicerie più strane, per cui credo che valga la pena di cogliere l’occasione per sentire le vostre opinioni e sensazioni sul tema proposto dal titolo e per smontare alcuni miti a quanto pare piuttosto diffusi. Mentre alcuni vedono l’aggiornabilità del software di un’auto come un enorme vantaggio (l’auto invecchia di meno e può migliorare le proprie prestazioni anche dopo l’acquisto), altri la percepiscono come un pericolo. È un sentimento di diffidenza che, se diffuso, può seriamente compromettere il successo di una casa automobilistica, per cui non va sottovalutato: poco importa che abbia basi razionali o no.

Qui sotto faccio occasionalmente riferimento all’unica auto aggiornabile OTA che conosco (Tesla), ma i concetti generali valgono per qualunque marca.

Aggiornamenti a sorpresa? No. C’è chi teme di accendere l’auto la mattina e subire l’“effetto Windows”, ossia di dover aspettare che gli aggiornamenti s’installino, o che addirittura la procedura di aggiornamento parta da sola durante la guida, creando scompiglio o rendendo ingovernabile l’auto. Assolutamente no: bisognerebbe essere pazzi per implementare un sistema del genere. Più semplicemente, si può fare in modo che l’aggiornamento venga scaricato e installato in un momento scelto dall’utente, per esempio di notte, quando l’auto è ferma in garage. Inoltre l’aggiornamento può essere proposto e non imposto.

E se l’aggiornamento si pianta? Non è che l’auto diventi un ammasso di ferraglia immobile. Si può fare in modo che il software venga scaricato e verificato prima di tentare l’installazione (checksum): cose che si fanno da tempo in informatica. Si può implementare un rollback: se l’aggiornamento non si installa correttamente, l’auto torna alla versione precedente.

E se l’aggiornamento mi peggiora le prestazioni? Non è una fantasia: stando ai reclami, è già successo con le Jeep Renegade Fiat nel 2017, a quanto pare per evitare un Dieselgate, come mi segnala mambo nei commenti. Questa, però, non è questione tecnica, ma una questione legale e di politica aziendale. I consumatori e gli enti che li tutelano dovranno attrezzarsi ed essere vigili, in modo che chi bara in questo modo venga punito.

Incubo hacker. C’è chi teme che aggiornare un’auto via Internet, o peggio ancora avere un’auto costantemente connessa a Internet, esponga al rischio di un attacco informatico. E se si scarica un aggiornamento falso, creato da criminali? Dipende com’è fatta la procedura di scaricamento e aggiornamento. Chiunque abbia un briciolo di buon senso la implementa in modo che sia l’auto a interrogare il server degli aggiornamenti della casa produttrice, e lo faccia in modo cifrato e autenticato; firma digitalmente gli aggiornamenti con una chiave di autenticazione robusta (code signing) e fa in modo che l’auto accetti solo aggiornamenti firmati con quella chiave. Si fa in modo, insomma, che un criminale informatico non possa semplicemente inviare un file a un’auto e sperare che l’auto lo installi.

Farlo in officina è più sicuro (no). Molti preferiscono un intervento in officina, ma in realtà questo non fa che spostare il punto di attacco senza offrire alcuna garanzia aggiuntiva. Il tecnico in officina non fa altro che scaricare l’aggiornamento e poi installarlo. Di certo non controlla il codice (ammesso che sappia e possa farlo). Se lo scarica su un PC infetto, magari quello sul quale gioca a GTA craccato nei momenti liberi, rischia di infettare le auto dei clienti. Il concetto di officina come punto centrale di attacco (watering hole) è già stato dimostrato.

Ma non è mai stato fatto prima. In realtà Apple e Microsoft gestiscono da anni lo scaricamento sicuro degli aggiornamenti. Se ci riescono loro, può riuscirci anche una casa automobilistica.

Ma non è tecnicamente possibile essere così affidabili. Lo è: la NASA e l’ESA, per esempio, aggiornano periodicamente il software delle proprie sonde interplanetarie. I loro sistemi di controllo sono progettati per sopravvivere alle condizioni più impegnative, nelle quali è impossibile andare a premere Reset o reinstallare da zero e ci sono in ballo miliardi.

Ma l’aggiornamento OTA potrebbe trasformare l’auto in un killer. Si pensa, per esempio, a un baco del software o a un sabotaggio intenzionale, che in certe condizioni manda in tilt i freni o causa accelerazioni incontrollate. In effetti potrebbe succedere. Ma fare un aggiornamento in officina comporta lo stesso rischio. Anche non aggiornare ha lo stesso problema: chi vi dice che il software corrente non abbia lo stesso baco/sabotaggio dormiente?

Ma ci sarebbe il movente del ricatto. Sì, un attacco informatico che riuscisse a compromettere gli aggiornamenti di un’intera flotta sarebbe disastroso per la reputazione aziendale. Ma perché prendersi tutta questa briga, trovando qualcuno talmente bravo da superare tutti gli ostacoli informatici di sicurezza, quando è molto più facile un ricatto basato, che so, sul rapimento dei figli di un dirigente? Una cosa tipo “Musk, smetti di fare auto o tuo figlio fa una brutta fine”? I criminali non sono scemi: preferiscono la maniera più semplice che richieda lo sforzo minimo.

E se restassimo con l’auto che non si aggiorna? Purtroppo questo non risolverebbe il problema, perché anche le auto che non hanno la funzione di aggiornamento possono avere difetti nel software di bordo che consentono di attaccarle (come è successo con le Jeep Cherokee e con altre marche). Cosa peggiore, non essendo aggiornabili non è possibile, o è onerosissimo, correggere la vulnerabilità (come nel caso di GM, che ci ha messo cinque anni). Un’auto aggiornabile OTA può risolvere la vulnerabilità in pochi giorni (è successo nel 2016 per una falla di Tesla).

In sintesi: realizzare un sistema di aggiornamento OTA per auto sicuro si può (e si deve, visto che comunque è software che gestisce una tonnellata o due in movimento ad alta velocità con persone a bordo). Se fatto bene, ha lo stesso livello di rischio (o un livello minore) di un aggiornamento fatto in officina o di un non aggiornamento. Quello che dobbiamo chiedere alle case automobilistiche è di usare i criteri di affidabilità della NASA e non quelli del massimo risparmio.

2017/07/27 21:40. A proposito della sicurezza informatica di Tesla, visto che qualcuno mi scambia per un fanboy, segnalo questi commenti di Charlie Miller di oggi (se non sapete chi è, Googlatelo).

Next up: the main event (for me), the keen team talking about their @TeslaMotors hack from last September. I’ve been waiting for details.

tesla will connect to previous SSIDs and reload last page visited, attacker can intercept this traffic and attack browser.

They used an old webkit bug from 2012 for exploitation and a bug from 2011 for info leak.

They get a restricted shell and then exploit a kernel bug from 2013. it’s funny how everyone says tesla takes security so seriously.

the gateway runs powerPC. they flash new firmware onto it (this is like we did against jeep). There was no code signing (like jeep)

(tesla added code signing on flashing the gateway after this vuln was reported)

it’s unknown whether fiat chrysler added code signing for the jeep

some ecus don’t respond while driving. they block the speed messages with the gateway

wow, the ecus use a fixed key for security access. ford, toyota, and fiat chrysler didn’t make that silly mistake. nice job

i remember when everyone applauded tesla for their security at defcon during marc rogers talk in 2015.

i think tesla does a lot of security stuff right and should be commended, but let’s not go overboard on congratulating them

keen team talking about new exploit chain from 2017 including model X. bypasses new code signing. no details on the 2017 vulns for now.

Fonte aggiuntiva: Ars Technica.

Apple, aggiornamenti di sicurezza essenziali (uno anche per Android)

Apple, aggiornamenti di sicurezza essenziali (uno anche per Android)

Apple ha rilasciato iOS 10.3.3, che contiene correzioni fondamentali per quanto riguarda la sicurezza di base. Come descritto nelle note tecniche, è disponibile per iPhone 5 e successivi, per iPad di quarta generazione e successivi, e per gli iPod touch di sesta generazione.

L’aggiornamento corregge falle che consentono a un aggressore di prendere il controllo del dispositivo in vari modi, il più spettacolare e interessante dei quali è un attacco che prende di mira i componenti Wi-Fi dell’iCoso: “un aggressore a portata può riuscire a eseguire codice arbitrario sul chip Wi-Fi”, dice laconicamente Apple.

Questa falla, etichettata CVE-2017-941 e nota informalmente come Broadpwn, tocca anche tutti i dispositivi Android dotati dei chipset Wi-Fi BCM43xx di Broadcom, come descritto dal NIST qui e da Blackhat.com qui, e consente di prenderne il controllo senza alcuna interazione dell’utente, semplicemente emettendo un segnale Wi-Fi appositamente confezionato. Brutto affare, insomma: e mentre gli utenti Apple che hanno dispositivi recenti sono aggiornati e protetti in massa, molti utenti Android possono solo pregare che il loro produttore offra prima o poi un aggiornamento software (il mio Nexus 5X, aggiornato direttamente da Google, è già a posto).

Anche macOS viene aggiornato, portandolo alla versione 10.12.6. Ci sono aggiornamenti anche per tvOS (10.2.2) e watchOS (3.2.3). Come sempre, è opportuno installare tutti questi nuovi software appena possibile.

Aggiornamenti di rito (ma importanti) per Flash e Microsoft

Aggiornamenti di rito (ma importanti) per Flash e Microsoft

È tempo di aggiornamenti: Adobe Flash Player ha una nuova collezione di vulnerabilità gravi che consentono a un aggressore di prendere il controllo del computer della vittima via Internet, per cui va aggiornato alla versione 26.0.0.137. La raccomandazione vale per Windows, Macintosh, Linux e Chrome OS; Google Chrome e Microsoft Edge si aggiornano automaticamente.

Microsoft, invece, ha rilasciato una serie di aggiornamenti che chiudono ben 19 vulnerabilità critiche in vari prodotti, compresi gli occhiali per realtà aumentata Hololens. Scaricateli e installateli, se non lo ha già fatto automaticamente Windows per voi.

Apple ha usato gli utenti come cavie di nascosto

Apple ha usato gli utenti come cavie di nascosto

Apple è sempre molto laconica nelle informazioni che accompagnano i suoi aggiornamenti di sicurezza, e agli utenti di solito va bene così: basta che funzioni. Ma qualche giorno fa The Register ha segnalato una perla emersa in una conversazione pubblica con Craig Federighi, Senior Vice President del Software Engineering di Apple: l’azienda ha usato i propri utenti iOS come cavie senza avvisarli e senza dare possibilità di scelta.

Federighi ha rivelato che gli aggiornamenti ad iOS 10.1 e 10.2 erano pesanti (fino a 1,6 GB per l’iPhone 7 Plus) e lenti e richiedevano ripetuti riavvii perché obbligavano ogni dispositivo a passare sperimentalmente al nuovo filesystem di Apple (APFS), ne controllavano la coerenza e poi riportavano tutto al filesystem allora corrente (HFS+). In pratica l’esperimento veniva fatto sui dati degli utenti.

Forse è per questo, teorizza The Register, che ci furono tanti problemi con questi aggiornamenti, come per esempio lo spegnimento inatteso mentre c’era ancora il 30% di carica della batteria durante l’aggiornamento alla 10.2.

Il nuovo filesystem è stato introdotto con la 10.3 a fine marzo e ha liberato un po’ di spazio di memoria. Ma la cosa curiosa è che l’ammissione di aver usato i dispositivi dei clienti e i loro dati per un test segreto è stata accolta dal pubblico di fan Apple con un applauso (a 28 minuti dall’inizio in questo video).

Fonte aggiuntiva (con trascrizione del video): Daring Fireball.

WannaCry, attacco ransomware planetario: i fatti, i danni e come rimediare

WannaCry, attacco ransomware planetario: i fatti, i danni e come rimediare

Credit: @dodicin.

Pubblicazione iniziale: 2017/05/12 18:53. Ultimo aggiornamento: 2017/05/16 13:50. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

2017/05/12 18:53. Da qualche ora è in corso un attacco informatico su una scala che, senza esagerazioni, si può definire planetaria. Sono stati colpiti ospedali, università, compagnie telefoniche, aziende in almeno 70 paesi: in pratica, chiunque sia stato così idiota da non aggiornare i propri sistemi. Eh sì, perché la correzione di Windows che rende immuni a questo attacco è già disponibile da mesi. Non c’è niente di speciale o di imprevedibile in quest’incursione ricattatoria.

La tecnica è la solita: ransomware. In altre parole, i computer vengono infettati e i dati che contengono vengono cifrati con una password nota solo ai criminali. Per avere questa password bisogna pagare un riscatto. Se volete leggere il resoconto di un caso concreto che ho seguito, eccolo.

Il malware è stato denominato WanaCrypt0r 2.0 o WCry/WannaCry. La patch di aggiornamento di Windows da installare per bloccarlo è la MS17-010, disponibile da marzo scorso.

Ripeto: la patch è disponibile da marzo. Se non avete aggiornato i vostri computer, ve la siete cercata.

Aggiornerò questo articolo man mano che avrò novità. Adesso piantatela di leggere e andate immediatamente a patchare. Se non potete patchare, spegnete e scollegate i vostri computer Windows. E raccomandate la vostra anima alla vostra divinità preferita.

2017/05/13 09:00. Durante la serata e la notte ho raccolto un po’ di informazioni per rispondere alle domande più frequenti. Le trovate qui sotto.

Cosa posso fare per difendermi?

1. Aggiornate il vostro Windows per installare gli aggiornamenti correttivi (patch). Se non sapete come fare, chiedete a qualcuno che lo sa. Microsoft ha radunato tutte le patch per le varie versioni di Windows qui (spiegone).

2. Aggiornate il vostro antivirus. Praticamente tutti gli antivirus sul mercato riconoscono ormai questo malware.

3. Fate un backup di tutti i vostri dati e scollegatelo dalla rete locale.

4. Chiedetevi perché non avete fatto queste cose prima d’ora e perché c’è voluto un disastro planetario per farvele fare.

5. Come regola generale, non aprite allegati nelle mail senza averli prima controllati con un antivirus aggiornato (anche se questo ransomware non usa la mail per propagarsi, gli altri lo fanno).

6. Disabilitate SMB 1.0 come descritto qui.

7. Controllate di non avere condivisioni SMB aperte che si affacciano a Internet, incluse quelle su VPN.

8. Se avete un computer infetto, non collegatelo alla rete locale; tenterà di infettare tutti gli altri computer della rete.

9. Se siete responsabili della sicurezza di una rete, consentite il libero accesso a questo URL per bloccare l’attacco (per ragioni descritte qui sotto): http://www.iuqerfsodp9ifjaposdfjhgosurijfaewrwergwea.com.

Sono stato colpito e i miei dati sono cifrati. Cosa posso fare?

1. Se avete un backup recente dei dati, usatelo per ripristinarli.

2. Se scoprite che anche il backup è cifrato (perché poco furbamente fate i backup su un disco di rete invece che su supporti fisicamente rimovibili), avete solo due possibilità: tentare di ricostruire da capo i dati cifrati oppure pagare il riscatto, sperando che i criminali vi diano davvero la chiave di decifrazione.

Non sono al corrente di vittime che abbiano pagato il riscatto, abbiano ottenuto la chiave di decifrazione e siano riusciti a recuperare i propri dati. Tutte le società di sicurezza informatica sconsigliano di pagare, perché questo alimenta e incentiva attacchi di questo genere.

Non uso Windows, sono al sicuro?

Il malware colpisce soltanto sistemi Windows e soltanto se non aggiornati. Se usate MacOS, Linux, Android, Windows Phone, iOS, ChromeOS o qualunque altro sistema operativo diverso da Windows non avete problemi.

Naturalmente se il vostro lavoro o i vostri dati dipendono da qualcun altro che ha computer Windows vulnerabili, potreste avere problemi lo stesso.

Quali versioni di Windows sono vulnerabili?

Windows Vista SP2, Windows Server 2008 SP2 e R2 SP1, Windows 7, Windows 8.1, Windows RT 8.1, Windows Server 2012 e R2, Windows 10, e Windows Server 2016 se non sono stati aggiornati da marzo scorso.

Windows XP è vulnerabile ma non è più supportato da Microsoft da aprile 2014. Se lo usate ancora su un computer connesso a Internet, come il servizio sanitario britannico, state cercando guai. In via eccezionale, Microsoft ha comunque rilasciato una patch anche per XP.

Come faccio a sapere se il mio Windows è aggiornato e quindi immune?

Se avete gli aggiornamenti automatici di Windows e una versione recente di Windows, siete a posto. Se avete Windows 10 Creators Update, siete immuni a questo problema.

Su Windows 7 e 8, andate a Pannello di controllo – Programmi – Programmi e funzionalità – Visualizza aggiornamenti installati. Su Windows 10 (da Anniversary Update in poi), date un’occhiata a Impostazioni – Aggiornamenti e sicurezza – Windows Update – Cronologia. Per le versioni pre-Anniversary Update di 10 vale la procedura descritta per Windows 7 e 8. Grazie a Ruggio81 per queste info.

Se siete tecnici e sapete usare Metasploit, ci sono delle istruzioni apposite; oppure potreste usare il Microsoft Baseline Security Analyzer.

Come si diffonde l’attacco?

Il malware si propaga da solo da una rete locale all’altra via Internet cercando e sfruttando le condivisioni di rete SMB maldestramente rivolte verso Internet: questo è quello che emerge dall’analisi fatta da Malwarebytes (v. sezione “SMB vulnerability leveraged to spread ransomware worldwide”). Non è necessaria alcuna azione da parte dell’utente.

Quando il malware riesce a insediarsi in un computer di una rete locale, cerca di propagarsi agli altri computer della rete usando di nuovo le condivisioni SMB e sfruttandone la vulnerabilità già citata. Basta quindi che in un’azienda s’infetti un singolo computer Windows per rischiare di infettare tutti gli altri computer Windows non aggiornati presenti sulla stessa rete locale.

Alcune delle fonti citate in fondo a questo articolo ipotizzano per ora che l’intrusione iniziale possa avvenire (anche) in modo classico, attraverso una mail contenente un allegato infettante oppure una pagina Web contenente codice ostile, ma finora nessuno ha presentato prove di diffusione via mail.

Va notata la scelta del momento per l’attacco: nel pomeriggio di venerdì in Europa, quando gli addetti alla sicurezza di molte aziende hanno già lasciato il posto di lavoro o lo stanno per lasciare e appena prima dei backup di fine settimana, in modo da massimizzare il danno.

Dopo alcune ore, Malwaretech ha preso il controllo (sinkhole) di uno dei domini citati nel malware:

Malwaretech ha scoperto poi (e raccontato magnificamente qui) che questo dominio veniva utilizzato dai criminali come riferimento per la gestione del malware: se esiste ed è accessibile, il malware non effettua cifratura, come spiegato qui da Malwarebytes; se il malware non riesce a raggiungere questo sito, prosegue la propria opera distruttiva. Il sito è probabilmente usato come test dal malware per sapere se sta girando in una sandbox (ambiente di test) o su un computer reale: è una tecnica usata spesso in questo campo.

Il risultato è che al momento un computer vulnerabile si può ancora infettare ma l’infezione non cifra più i dati, per cui l’attacco per ora è stato in gran parte neutralizzato da Malwaretech grazie a un colpo di fortuna e alle tecniche dilettantesche usate dai criminali. Ma se non installate gli aggiornamenti correttivi, nulla impedisce ad altri criminali di ritentare con una versione di malware più robusta. E ci sono già segnali non confermati che questo sta accadendo.

Il mio antivirus rileverà l’attacco?

Se è aggiornato, molto probabilmente sì. Ormai lo fanno praticamente tutti.

Quali paesi/enti sono stati colpiti? C’è una mappa?

Nel Regno Unito sono stati colpiti in particolare l’intero sistema sanitario nazionale (costretto a sospendere tutte le attività non urgenti; sono coinvolti ospedali, cliniche, ambulatori, anche a livello dei centralini telefonici; si prevede una paralisi di vari giorni) e la Nissan.

In Francia è stata colpita la Renault.

In Slovenia il malware ha bloccato la produzione dello stabilimento Renault.

In Spagna hanno avuto gravi problemi la compagnia telefonica spagnola Telefónica e altre aziende nel settore dell’energia (Iberdola e Gas Natural).

Negli Stati Uniti anche FedEx è stata colpita.

In Russia ci sono segnalazioni di problemi presso banche (Sberbank, VTB) e ferrovie (RZD).

Sono segnalate infezioni in Russia, Turchia, Germania, Vietnam, Filippine, Italia, Cina, Ucraina, Stati Uniti, Argentina e altri paesi, per un totale di almeno 74 paesi secondo la BBC.

La Svizzera è stata sostanzialmente risparmiata, grazie anche all’informativa diramata da MELANI (la Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione).

Il New York Times parla di 45.000 attacchi (e presumibilmente altrettante infezioni). Su Malwaretech.com c’è una mappa animata.

Se cercate su Google intitle:”index of” “WNCRY” troverete un elenco di siti colpiti.

Voglio informazioni tecniche, ce ne sono?

Ci sono quelle di Kaspersky e quelle di rain1 (che include tutti i testi del malware in varie lingue); anche Ars Technica ne ha pubblicate. Emsisoft ha scritto un’analisi della crittografia usata. VirusTotal ha ottime info. C’è anche un video dimostrativo di un attacco. E Talos Intelligence ha info anche sul sinkholing usato per bloccare l’attacco. L’analisi di Microsoft è qui; le informazioni di F-Secure sono qui e qui.

2017/05/13 11:10: The Register ha fatto un ottimo punto della situazione; idem Malwarebytes qui.

Chi ci guadagna?

Ci guadagnano i criminali, per ora sconosciuti, che incassano i Bitcoin pagati dalle vittime. Uno dei portafogli digitali usati dai criminali dovrebbe essere questo, ma per ora non sembra che stia crescendo granché (ma mentre scrivo queste righe è venerdì sera, per cui molte aziende reagiranno lentamente). Un altro sarebbe qui. Queste fonti sono confermate da Kaspersky.

In chiaro:

115p7UMMngoj1pMvkpHijcRdfJNXj6LrLn
13AM4VW2dhxYgXeQepoHkHSQuy6NgaEb94
12t9YDPgwueZ9NyMgw519p7AA8isjr6SMw

Un conteggio aggiornato alle 10 del 13/5 stima un incasso totale circa 14 bitcoin, ossia circa 21.000 euro al cambio attuale. Ma probabilmente il grosso arriverà lunedì, alla riapertura degli uffici.

Un conteggio aggiornato alle 14 del 15/5 stima circa 29,4 bitcoin, ossia circa 50.000 dollari.

Cosa c’entra l’NSA?

L’attacco usa una tecnica presente in uno strumento d’intrusione sviluppato dall’NSA, chiamato EternalBlue/DoublePulsar, che è stato trafugato insieme ad altri da un’organizzazione criminale che si fa chiamare ShadowBrokers e che ha dapprima cercato di guadagnare mettendo all’asta la refurtiva e poi, di fronte al fallimento dell’asta, ha pubblicato tutto online, a disposizione di chiunque. EternalBlue/DoublePulsar è stato analizzato e poi ricreato da criminali informatici che lo stanno sfruttando per questo attacco.

Di chi è la colpa?

Fondamentalmente è dell’NSA, che ha fabbricato armi informatiche pericolosissime e non ha saputo tenerle al sicuro: è come se avesse fabbricato un’arma batteriologica (che già è una pessima idea perché uccide chiunque, non solo il nemico) e poi oltretutto l’avesse lasciata su un davanzale, a portata di tutti.

Ed è colpa dell’NSA anche perché ha tenuto per sé la conoscenza delle falle sfruttate da queste armi invece di condividerla con Microsoft e consentirle di correggere la vulnerabilità diffondendo un aggiornamento del proprio software. In sintesi, l’NSA ha scoperto un pericolo riguardante migliaia di aziende e sistemi vitali degli Stati Uniti e non ne ha informato nessuno per tenersi un vantaggio operativo: lo ha annunciato a Microsoft soltanto dopo che si è accorta che Shadowbrokers aveva rubato le sue tecniche.

Ma non è colpa di Wikileaks?

No: è un equivoco piuttosto diffuso. Gli strumenti d’attacco dell’NSA sono stati trafugati e poi pubblicati da ShadowBrokers, non da Wikileaks.

Fonti: CCN-CERT, scheda informativa Microsoft, informazioni Microsoft sulla falla MS17-010, bollettino Microsoft sulla falla MS17-010, New York Times, The Register, Motherboard, Brian Krebs, BBC, The Intercept, Graham Cluley, Sophos, ANSA.

Antivirus Microsoft era sfruttabile per installare virus: aggiornatelo

Antivirus Microsoft era sfruttabile per installare virus: aggiornatelo

Ironie dell’informatica: Windows Defender, il prodotto anti-malware di Microsoft integrato nelle versioni recenti di Windows, è risultato sfruttabile per infettare un computer semplicemente mandandogli una mail o un messaggio che venga esaminato da Defender. Sui sistemi non aggiornati all’ultima versione l’attacco ha successo senza alcun intervento dell’utente.

Niente panico: dopo l’annuncio pubblico della scoperta della falla sabato scorso da parte di Tavis Ormandy (Google Project Zero), Microsoft è corsa subito ai ripari e la falla è stata turata martedì scorso a tempo di record.

Se vi interessano i dettagli tecnici, segnalo questo articolo di Ars Technica e l’avviso di Microsoft; se volete verificare se avete l’aggiornamento che risolve questa magagna decisamente grave, in Windows 10 andate a Start – Impostazioni – Aggiornamento e sicurezza – Windows Defender e controllate che alla voce Versione motore ci sia un numero non minore di 1.1.13704.0. Se non l’avete, aggiornatevi usando le consuete procedure di Windows.

Se la tua fotocopiatrice ti manda una mail, non aprirla con un vecchio Word

L’informatico Graham Cluley segnala che il recente aggiornamento di Microsoft Word corregge 44 vulnerabilità (di cui 13 critiche) e in particolare ne risolve una (la CVE-2017-0199) che è piuttosto insolita ed è già usata intensamente dai criminali informatici per disseminare un malware di nome Dridex, che ruba denaro attaccando i sistemi di pagamento via Internet.

È un attacco differente da quelli standard, che usano invece il classico metodo delle macro di Word: la trappola inizia ad agire quando la vittima riceve una mail che sembra provenire dalla fotocopiatrice della rete locale e apparentemente contiene una scansione come allegato in formato Word.

McAfee spiega che il documento Word è in realtà un file in formato RTF, al quale è stata data l’estensione .DOC. Il documento-trappola contiene un oggetto embedded e quando viene aperto mostra un finto testo intanto che il malware scarica silenziosamente il codice ostile di Dridex.

Visto che si tratta di una vulnerabilità già in corso di sfruttamento, è importante scaricare e installare appena possibile gli aggiornamenti di sicurezza predisposti da Microsoft. Come regola generale, inoltre, è buona cosa fermarsi sempre a pensare prima di aprire un allegato, specialmente se inatteso.

Aggiornate iOS (di nuovo): è attaccabile tramite Wi-Fi

Aggiornate iOS (di nuovo): è attaccabile tramite Wi-Fi

Sì, lo so: è uscito un aggiornamento importante di iOS soltanto la settimana scorsa. Non è un po’ presto per averne un altro? Stavolta no. Apple ha reso disponibile iOS 10.3.1, che risolve una sola falla di sicurezza. Come mai tanta fretta per una singola vulnerabilità? Perché questa è una di quelle toste.

Le informazioni pubblicate da Apple sono molto concise ma chiare: “un utente malintenzionato nelle vicinanze può causare l’esecuzione di codice arbitrario nel chip Wi-Fi”. Come spiega Naked Security, questa falla (CVE-2017-6975, scoperta da Gal Beniamini del Project Zero di Google) riguarda un componente diverso da quelli solitamente attaccati dai criminali informatici. Invece di toccare il processore, il sistema operativo oppure le app installate, questa vulnerabilità coinvolge i componenti elettronici della sezione Wi-Fi.

Il risultato è che attraverso un semplice segnale radio, di quelli usati dai punti d’accesso Wi-Fi, è possibile prendere il controllo dell’iPhone, dell’iPad o dell’iPod touch e fargli eseguire comandi a piacimento dell’aggressore. L’attacco non richiede che l’utente visiti un sito specifico: colpisce per il semplice fatto di avere il Wi-Fi attivo sul dispositivo.

È un difetto decisamente pesante, insomma. Per fortuna è già disponibile l’aggiornamento, che si dovrebbe installare automaticamente entro qualche giorno. Se preferite non aspettare e volete essere protetti subito, andate in Impostazioni – Generali – Aggiornamento software con il vostro dispositivo e scaricate manualmente l’aggiornamento.

Apple, aggiornamenti importanti per tutti

Apple ha sfornato una serie di aggiornamenti importanti: macOS Sierra passa alla versione 10.12.4, iOS passa alla 10.3 (per iPhone dal 5 compreso in su, iPad dalla quarta generazione compresa e iPod touch dalla sesta generazione compresa), Safari è uscito in versione 10.1 e sono stati aggiornati Pages, Keynote e Numbers (la triade di applicazioni Apple analoghe a Word, Powerpoint e rispettivamente Excel). Per gli Apple Watch, inoltre, è ora disponibile watchOS 3.2.

Gli aggiornamenti risolvono varie falle di sicurezza, in particolare in macOS, annunciate di recente e rivelate nel corso di gare come Pwn2Own, che mettono in palio centinaia di migliaia di dollari di premi per chi riesce a prendere il controllo dei vari dispositivi e sistemi operativi dotati delle versioni più recenti di software. La tecnica usata viene tenuta segreta fino al giorno della gara e poi viene ceduta in via riservata al produttore del software, che così può aggiornare il proprio prodotto in modo sicuro.

Questo aggiornamento di Apple, in particolare, è piuttosto massiccio dal punto di vista della sicurezza, con 65 correzioni e 127 vulnerabilità risolte. Fra le falle risolte, alcune consentono di attaccare un dispositivo Apple usando semplicemente immagini, font e file di iBook, normalmente considerati innocui e facilimente incorporabili in pagine dall’aria innocente. Un altro attacco risolto consentiva a un adattatore Thunderbolt appositamente modificato di rubare la password di cifratura del disco rigido del Mac.

2017/04/03 22:50. Apple ha rilasciato la versione 10.3.1 di iOS, che corregge altre falle e magagne e consente l’installazione diretta dell’aggiornamento anche su iPhone 5.

Fonti: Apple, Apple, Ars Technica, Ars Technica, Ars Technica, Naked Security.