Venerdì 4 febbraio sarò in studio in diretta alla RSI, a Patti Chiari (La 1, 21.10), nella parte in cui si parlerà del problema e degli aspetti tecnici dei “green pass” falsi che sono in circolazione anche in Svizzera, per capire meglio quale mercato hanno e come vengono generati e smerciati. Questo è il teaser della puntata.
Da qualche giorno parecchie persone hanno cominciato a festeggiare l’arrivo
dei certificati Covid digitali, quelli dotati di codice QR, pubblicandone le
immagini sui social network. È una pessima idea, come dice bene l’avvocato Guido Scorza,
componente del Garante della Privacy italiano.
Come al solito, in questi casi arrivano le obiezioni: ma tanto il certificato
contiene solo il nome e il cognome e la data di nascita (non è vero), ma cosa
vuoi che se ne facciano dei miei dati, eccetera eccetera.
Chiarisco come stanno realmente le cose: il Garante della Privacy italiano ha
tweetato che
#GreenPass
Il QR code del pass vaccinale contiene informazioni personali e sanitarie,
non visibili ma potenzialmente leggibili e utilizzabili da chiunque, anche
attraverso specifiche app: è rischioso esporlo sui social network #ituoidati #GarantePrivacy pic.twitter.com/KpCx57IPNF
Sempre l’avvocato Scorza scrive
su Agendadigitale.eu che il codice QR “è una miniera di dati personali invisibili a occhio nudo ma leggibili da
chiunque avesse voglia di farsi i fatti nostri….Chi siamo, se e quando ci siamo vaccinati, quante dosi abbiamo fatto, il
tipo di vaccino, se abbiamo avuto il Covid e quando, se abbiamo fatto un
tampone, quando e il suo esito e tanto di più.”
Infatti è vero che l’app usata dai verificatori (Covid Check per Android
e iOS
in Svizzera; VerificaC19 per iOS e Android
in Italia) visualizza soltanto nome, cognome e data di nascita, ma il codice
QR contiene molte più informazioni, che possono essere lette prendendole dalle
foto postate sui social network e usando appositi programmi di analisi, che
sono già in circolazione e
sono facili da realizzare, visto che le specifiche
del contenuto dei codici QR sono ovviamente e necessariamente pubbliche e il codice sorgente delle app di verifica
è altrettanto necessariamente aperto. Questo contenuto è descritto in dettaglio su Dday.it.
Pubblicare queste foto sui social consente ai malintenzionati di fare raccolta
di massa di dati sanitari. Come spiega Guido Scorza, questi dati consentono di “desumere che la persona ha patologie incompatibili con la vaccinazione o è
contraria al vaccino. E di qui negare impieghi stagionali, tenere lontani da
un certo luogo, insomma per varie forme di discriminazione. O anche per fare
truffe mirate o per fare profilazione commerciale. Immaginiamo la
possibilità che questi dati finiscano in un database venduto e
vendibile.”
Immaginate, giusto per fare il primo esempio che mi viene in mente, un
truffatore che vi telefona a casa e si spaccia per un operatore sanitario e si
rende credibile recitandovi il vostro nome e cognome, la data di nascita e
quando avete fatto la vaccinazione e con quale vaccino. A quel punto
probabilmente vi fiderete di qualunque cosa vi chieda di fare. Pensate anche
ai vostri familiari o genitori, che magari non sono smaliziati quanto voi.
—-
2021/06/29 13.30:Full Fact segnala un esempio di come i malviventi possono sfruttare la situazione: nel Regno Unito alcuni truffatori chiedono via mail soldi per ottenere il certificato Covid, che è invece gratuito.
Emails that look like they are from the NHS are asking people to pay money for a digital pass in order to show your vaccination status. Several police forces have warned that this is a scam.
You can access the NHS Covid Pass for free online, and will not be asked to pay for it. pic.twitter.com/W6OqqjXHdr
Non solo: “questa prassi potrebbe facilitare la circolazione di QR-Code falsi che
frustrerebbero l’obiettivo circolazione sicura perseguito con i green
pass.”
Insomma, le aziende che sviluppano i software sanitari e queste app anti-Covid
si fanno in quattro per rispettare tutte le normative e proteggere i dati
degli utenti, e tutto questo lavoro rischia di essere stato fatto invano
perché sono gli utenti stessi a spiattellare i propri dati su Internet.
Avete ricevuto il “green pass”? Buon per voi. Ditelo e basta; non c’è bisogno
di postare una foto. Ci crediamo.
I certificati COVID svizzeri, che facilitano gli spostamenti da un paese
all’altro e la partecipazione ai grandi eventi, sono ancora in fase sperimentale
(arriveranno entro fine mese, sia in forma digitale sia in forma cartacea).
Sono però già disponibili per lo scaricamento le due app per la gestione di
questi certificati.
La prima è l’app per gli utenti, quella che custodisce il certificato (anche
per più persone) e si
usa per esibirlo, si chiama Covid Certificate ed è qui
per iOS (installabile anche su iPad, dalla versione 12.0 e successive) e qui
per dispositivi Android (compatibile con Android 7.0 e successivi).
La seconda app è quella che serve per verificare i certificati; è usabile da
chiunque per scansionare e verificare la validità dei certificati esibiti e si
chiama Covid Certificate Check. La trovate qui
per Android (7.0 e successivi) e qui
per iOS (12.0 e successivi).
In attesa di poter usare queste app, diffidate delle imitazioni e delle app
quasi omonime presenti negli Store: installate soltanto le versioni originali,
che si possono riconoscere dal nome dello sviluppatore, che è l’Ufficio
federale della sanità pubblica (UFSP/BAG).
Per tutti i dettagli sul funzionamento dei certificati COVID potete leggere questo mio articolo.
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Sto ricevendo numerose segnalazioni di codici QR come quello qui accanto, che
alcune applicazioni di verifica dei “green pass” considerano validi ma che
sono intestati ad Adolf Hitler. Successivamente si sono aggiunti altri codici
QR intestati a Topolino, a Spongebob e ad altri.
Provate a scansionare i primi tre codici QR di questo articolo con l’app
italiana VerificaC19 o con l’app svizzera equivalente, CovidCheck:
restituiscono HITLER come cognome, ADOLF come nome e 01.01.1900 (oppure 01.01.1930)come data di nascita. Cosa
più importante, queste app di verifica li accettano come validi.
A prima vista sembrerebbe essere una gravissima violazione dell’affidabilità
del sistema dei green pass o certificati Covid digitali, che minerebbe
alla base la fiducia nel sistema di verifica. In teoria, infatti, soltanto gli
enti o operatori sanitari autorizzati hanno le chiavi crittografiche private
che consentono di generare green pass validi e rendono impossibile
alterare un green pass esistente immettendovi per esempio un nome
differente (questa
è la procedura di richiesta di autorizzazione in Svizzera, per esempio). Ma
affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie, che per ora
scarseggiano.
Questo è un altro codice QR (segnalato da @reversebrain) che fornisce lo stesso risultato, anche qui con il nome e cognome
interamente in maiuscolo:
Questo, invece, risulta valido ma intestato a Adolf Hitler (in
minuscolo tranne le iniziali), con data di nascita 01.01.1930:
Secondo le prime analisi (grazie @fuomag9
e alla sua app Green Pass Decoder), l’ente emittente indicato nei primi due codici QR sarebbe la CNAM francese
(Caisse Nationale d’Assurance Maladie), ma secondo queste fonti
e i commenti qui sotto il dato potrebbe essere stato immesso da chiunque abbia
una chiave privata valida per l’emissione dei certificati Covid. La chiave
privata, infatti, consente di firmare un certificato inserendovi qualunque
valore o testo a piacere.
Il primo codice viene interpretato da Green Pass Decoder così:
Secondo queste info, dob è la data di nascita, fn è il cognome, gn è il nome, co è il paese di vaccinazione, dn è il numero di dosi ricevute, dt è la data di vaccinazione, is è l’ente che ha emesso il green
pass, ma è il produttore del vaccino, mp è l’identificativo di
prodotto del vaccino, sd è il numero totale di dosi, tg è la
malattia coperta dal vaccino, vp indica vaccino o profilassi, ver è la versione dello schema, 4 indica la scadenza del codice
e 6 indica la data di generazione del codice.
Su Raidforums c’è una discussione
molto lunga e tecnica secondo la quale sembrerebbe che siano state trovate le
chiavi private (o che siano state generate per forza bruta). Open
ha indagato e dice che sembra che un utente polacco di Raidforums abbia creato
un codice QR a nome di Hitler per dimostrare di essere in grado di farlo e
offre il servizio a pagamento.
Se così fosse, chiunque potrebbe ottenere un green pass fraudolento e
l’intero sistema sarebbe da buttare e rifare da capo (o almeno sarebbe
necessario revocare tutte le chiavi private attuali e cambiarle) e in ogni
caso il green pass avrebbe perso gran parte della sua credibilità
presso l’opinione pubblica non esperta.
Stefano Zanero, docente di
computer security e informatica forense al Politecnico di Milano, ha commentato
pubblicamente in questo modo: “che si sia trattato di un leak o quantomeno di un abuso di chiavi di firma
non è che sia discutibile, è abbastanza evidente.”
—
2021/10/27 1:25. VerificaC19 non riconosce più come validi i codici QR
mostrati qui sopra, o perlomeno questo è quello che dice l’app sul mio
telefono Android, mentre altre persone mi dicono che la loro app continua a
ritenerli validi:
L’app svizzera CovidCheck, invece, li riconosce ancora validi.
—
2021/10.27 9:20. Oggi alle 9 circa ho registrato questi due video che
documentano la situazione a quel momento (il rumore che sentite nei video è
prodotto dalla mia gatta MiniCalzini, che è sorda e quindi non sa quanto è
rumorosa quando fa le fusa):
—
2021/10/27 12:10. Ansa
parla di chiavi sottratte e dice che “le chiavi che sono state sottratte sono state annullate e, di conseguenza,
sono stati invalidati tutti i green pass generati con quei codici.”
—
2021/10/27 13:00. Ne parla anche Il Post. Sembra ormai piuttosto chiaro, anche da alcune verifiche tecniche che mi
sono arrivate confidenzialmente, che almeno la chiave privata francese e
quella polacca usate per firmare questi codici QR sono state rubate o ottenute
in qualche altro modo.
Intanto c’è anche un altro codice QR, stavolta intestato a Rokotepassieu (cognome) Ota Yhteyttä Wickr (nome) con data di
nascita 06.12.1917. Dai commenti mi dicono che Rokote in
finlandese vuol dire “vaccino”, quindi Rokotepassieu starebbe per
“Passi Vaccino EU”, e Ota Yhteyttä Wickr dovrebbe voler dire
“contattami su Wickr”). Viene tuttora riconosciuto come valido da CovidCheck
ma non da VerificaC19 (perlomeno sul mio telefono Android):
—
2021/10/27 14:15. VerificaC19 ora non riconosce più come valido il mio green pass svizzero. La faccenda si fa personale.
—
2021/10/27 16:40. La vicenda è approdata anche in Svizzera (LaRegione; RSI.ch). Intanto Insicurezzadigitale.com
segnala un sito nel Dark Web (la parte di Internet accessibile via Tor) che
venderebbe green pass falsi a partire da 250 euro.
Per chiunque fosse tentato di acquistarne uno sentendosi particolarmente
furbo, ho due spunti di riflessione:
Il primo è che se sei disposto a violare la legge e a pagare 250 euro per
qualcosa che potresti avere gratis semplicemente vaccinandoti, sei il
bersaglio perfetto per gli spennapolli che popolano il Dark Web.
Il secondo è che se lo comperi, non illuderti che duri più di qualche ora:
basta che un singolo agente di polizia o addetto alla sicurezza ne compri
uno per sapere quale chiave privata è stata usata per generare i green pass
falsi e revocare quella chiave e con essa tutti i green pass truffaldini. Ma
i soldi che hai mandato ai truffatori non saranno altrettanto revocabili.
—
2021/10/27 20:40. Mi è stata segnalata da fonte confidenziale
l’esistenza di un codice QR che viene riconosciuto come green pass valido, sia
da VerificaC19 sia da Covid-Check, ed è intestato a Mickey Mouse, data
di nascita 31 dicembre 2001. Eccolo.
—
2021/10/28 00:25. Mi è arrivata la segnalazione di un altro codice QR
falso ma validato dall’app di verifica svizzera, stavolta a nome di Spongebob
Squarepants, nato l’1/10/1900, vaccinato il 27 settembre 2021 nel Regno Unito,
con Ministry of Health come emittente del certificato, tecnicamente
valevole fino al 27 settembre 2022.
.@DavidPuente @disinformatico
Greenpass a nome di Spongebob Squarepants. Generati da portale; questo
screenshot viene da 4chan. Il pass é valido con VerificaC19 (28/10 01:11pm
con update del 27 alle 11:43) pic.twitter.com/0XiKefUoNj
Sulla base di tutto questo, di questa analisi di Denys Vitali, di quest’altra analisi, del fatto che i green pass falsi sono apparentemente firmati dalle chiavi
di numerosi paesi differenti e anche di alcune informazioni ricevute da fonti
confidenziali, sembra che la spiegazione più plausibile (per ora, sottolineo,
ipotetica) sia questa:
alcuni membri di piccole organizzazioni sanitarie autorizzate a emettere i
certificati Covid avrebbero deciso di abusare della fiducia concessa loro e
della scarsità di controlli interni (logici e fisici) e quindi avrebbero
creato questi codici QR falsi per burla o per soldi.
Altri truffatori, nei forum online di criminali, avrebbero deciso di dire di poter generare green pass a pagamento e avrebbero usato
questi green pass farlocchi come “dimostrazione” delle loro capacità. Gli
allocchi pagherebbero e poi i truffatori scapperebbero coi soldi, senza
consegnare il green pass promesso.
In tal caso, i green pass corrispondenti sarebbero formalmente “veri”,
nel senso che sarebbero stati emessi da persone autorizzate, e non ci sarebbe
stata alcuna sottrazione massiccia di chiavi crittografiche private di paesi
multipli o sfruttamento di qualche falla tecnica del sistema o (ancora più
improbabile) bruteforcing per trovare queste chiavi.
Quello degli addetti disonesti è insomma uno scenario che rispetta il Rasoio
di Occam.
—
2021/10/28 11:25. Matteo Flora ha pubblicato un video nel quale
mostra una tecnica che consentirebbe a quasi chiunque di generare un’anteprima
del green pass, senza salvarla, potendo quindi creare codici QR validi ma falsi senza lasciarne traccia nel sistema. Questa
sarebbe una falla procedurale davvero grossa, che ha parecchi indizi a supporto. Ecco il video:
—
2021/10/28 13:40. Sono stati trovati almeno sei punti di accesso al sistema di generazione delle anteprime dei green pass, lasciati stupidamente accessibili a chiunque. A questo punto è estremamente improbabile che siano state rubate chiavi crittografiche: i truffatori hanno semplicemente usato quello che gli addetti ai lavori hanno stupidamente lasciato in giro. Non c’è alcun bisogno di rubare chiavi, se la porta è aperta.
—
Se scoprite altri dettagli, segnalatemeli nei commenti; aggiornerò questo
articolo man mano che avrò informazioni più dettagliate e sicure.
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Alla redazione del Fatto Quotidiano non sono bastati tutti gli avvisi
del Garante di non pubblicare Green Pass. Oggi il FQ ha pubblicato un articolo
(link intenzionalmente alterato) nel quale la foto, che ho sfuocato qui accanto,
mostra un Green Pass perfettamente leggibile, intestato a Romano C.G., nato il
18/6/66.
Qualcuno ha sovrapposto al codice QR un pallino sfuocato, che però non rende
affatto illeggibile il codice, visto che i codici QR sono fatti apposta per tollerare danni e cancellazioni.
Per chi obietta “Ma tanto si tratta solo di nome, cognome e data di nascita”, ricordo
che il codice QR contiene molti altri dati: lo stato di vaccinazione o meno, la data di eventuale vaccinazione, il tipo
di vaccino e altro ancora. Dati sanitari sensibili, insomma, che non vengono
letti dalle normali app di verifica ma possono essere letti tramite software
facilmente reperibile online.
2021/10/06 2:50. Il Fatto ha cambiato la foto. La versione attuale non mostra più il codice QR.
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Volete stupire i vostri amici facendo comparire sul vostro schermo dei risultati di ricerca in “stile hacker”, ossia come caratteri verdi su sfondo nero, e al tempo stesso tutelare la vostra privacy?
Si può fare con questo trucchetto offerto dal motore di ricerca DuckDuckGo, che usa i risultati di Wikipedia e di vari motori di ricerca, fra cui Bing, Yahoo e Yandex, ma ne blocca la raccolta di dati personali degli utenti. Basta andare a https://duckduckgo.com/tty e digitare l’argomento della ricerca.
DuckDuckGo è comunque utilizzabile anche in maniera normale.
Chicca: fra i comandi della “versione hacker” c’è anche qrcode, che genera automaticamente un codice QR corrispondente a qualunque cosa scriviate dopo la parola qrcode.
L’app Fotocamera di iOS, dalla versione 11 del sistema operativo, è in grado di decodificare i codici QR: basta inquadrarli e compare il testo equivalente.
È una funzione molto comoda, per esempio per indicare un link complicato a un sito, ma ha un difettuccio: è possibile ingannare questa decodifica e farle visualizzare il nome di un sito innocuo mentre in realtà il link porta a un sito ostile.
Lo ha scoperto il ricercatore di sicurezza informatica Roman Mueller di Infosec. Ha creato un codice QR contenente questo URL:
e lo ha mostrato alla Fotocamera di iOS, che lo ha decodificato e gli ha chiesto se voleva “aprire ‘facebook.com’ in Safari”.
Chiaramente questo errore di interpretazione sarebbe usabilissimo per un attacco informatico, per esempio per un furto di password: basta creare un codice QR che visualizzi il nome di un sito nel quale l’utente è abituato a immettere una password (per esempio Google o Instagram o, appunto, Facebook) ma che porti in realtà a un sito-clone, gestito dal ladro di password, che ha la stessa grafica del sito autentico. L’utente si fida di quello che gli ha mostrato iOS (il nome del sito autentico), non fa ulteriori controlli e così immette la propria password nel sito del truffatore, che se la porta via.
Un altro esempio ancora più semplice è un codice QR che porta a un sito che visualizza il famoso carattere in lingua telugu che blocca gli iPhone non pienamente aggiornati.
La falla dei codici QR è in circolazione da qualche mese, ma c’è una buona notizia: Apple l’ha finalmente corretta il 24 aprile scorso con la versione 11.3.1 di iOS (e anche con la versione 10.13.4 di macOS). Conviene quindi installare questo aggiornamento con la procedura consueta (dopo aver fatto una copia di backup dei propri dati, per sicurezza): Impostazioni – Generali – Aggiornamento software.
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