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*Podcast RSI – Telegram cambia le proprie regole, terremoto di sicurezza

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de
Il Disinformatico
della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto:
lo trovate
qui sul sito della RSI
(si apre in una finestra/scheda separata) e lo potete scaricare
qui.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
iTunes,
YouTube Music,
Spotify
e
feed RSS.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle
fonti di questa puntata, sono qui sotto.

[CLIP:
TF1 annuncia l’arresto di Durov]

Il 24 agosto scorso Pavel Durov, fondatore e CEO della popolarissima
piattaforma di messaggistica Telegram, è stato fermato in Francia [RSI] e successivamente incriminato dalle autorità francesi e rilasciato su
cauzione, con l’obbligo di restare nel paese. L’incriminazione parla di
“rifiuto di comunicare le informazioni necessarie per le intercettazioni
autorizzate dalla legge”
, “complicità” in reati e crimini gravissimi organizzati su o tramite
Telegram, e… omessa dichiarazione formale di importazione in Francia di un
sistema crittografico?

Questo terzo capo di incriminazione può sembrare dissonante rispetto agli
altri due, ma ha una sua spiegazione che è importante per capire perché il
fermo di Durov ha scatenato un terremoto che ha scosso molti degli oltre 900
milioni di utenti di Telegram.

Questa è la storia, fin qui, di questo terremoto e delle sue implicazioni per
la sicurezza e la privacy, non tanto per i criminali che usano Telegram, ma
per gli utenti onesti di questa piattaforma, specialmente quelli che vivono in
paesi dove i diritti umani non vengono rispettati e i dissidenti vengono
perseguitati. Questi utenti in questi anni si sono affidati a Telegram
contando sulla sua promessa di non collaborare con nessun governo, e ora
scoprono che le loro conversazioni su questa piattaforma non erano così
protette e segrete come pensavano, anche perché Telegram, dopo il fermo e
l’incriminazione di Durov, ha silenziosamente cambiato le proprie regole.

Benvenuti alla puntata del 13 settembre 2024 del Disinformatico, il
podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie
strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]

Telegram è diverso dagli altri sistemi di messaggistica, come Signal o
WhatsApp, per due ragioni principali. La prima è che offre i cosiddetti
canali, ai quali può iscriversi un numero sostanzialmente illimitato di
persone per seguire i messaggi pubblicati da un singolo utente o da una
specifica organizzazione.

[i gruppi di Telegram possono avere fino a
200.000 partecipanti]

Questa capacità di far arrivare un messaggio anche a milioni di persone, senza
nessuna delle restrizioni o dei filtraggi tipici di altre piattaforme, rende
Telegram più allettante rispetto alla concorrenza, per esempio per i criminali
informatici e anche per quelli non informatici, dai trafficanti di droga ai
terroristi ai pedofili, che possono usarlo (e lo usano) per pubblicizzare i
propri prodotti e servizi o le proprie terribili azioni e gestire la propria
clientela in modo efficiente e discreto. Ovviamente queste stesse
caratteristiche sono utili anche per chi lotta contro censure, persecuzioni o
restrizioni delle libertà.

E così Telegram, per chi vive in Russia, è uno dei pochissimi canali
attraverso i quali è possibile ricevere informazioni non filtrate dalla
censura governativa. Durov lasciò la Russia dieci anni fa, nel 2014, proprio
per non dover cedere al governo i dati dei cittadini raccolti dalla sua
piattaforma precedente, Vkontakte, una sorta di Facebook nazionale, e per non
doverla censurare. A modo suo, Pavel Durov ha esibito dei princìpi etici molto
saldi: non collaborare con nessuna autorità, perché chi per un certo
governo è un sovversivo per un altro governo è un dissidente, e chi è
considerato terrorista da una parte è visto come combattente per la libertà
dall’altra.

La seconda ragione è che Telegram, intesa come azienda, si è sempre vantata di
rifiutare qualunque collaborazione con le forze di polizia di qualunque paese
e di non fare moderazione: nelle
pagine
del suo sito ha dichiarato che
“Tutte le chat e i gruppi di Telegram sono territorio privato dei loro
rispettivi partecipanti. Non eseguiamo alcuna richiesta relativa ad esse
[…] Ad oggi, abbiamo divulgato 0 byte di dati a terzi, inclusi i governi
[…] Mentre blocchiamo bot e canali legati al terrorismo (ad esempio legati
all’
ISIS), non bloccheremo nessuno che esprime pacificamente altre opinioni.”

Il risultato è che oggi 900 milioni e passa di persone in tutto il mondo si
affidano a Telegram per comunicare di tutto, dagli annunci di estorsione
informatica ai consigli delle mamme appassionate di rimedi naturali alle
malattie, dagli amori clandestini ai film piratati, e di quei 900 milioni e
passa circa 10 milioni sono utenti paganti, i cui abbonamenti permettono
all’azienda Telegram di operare. Ma a fine agosto per tutte queste persone è
arrivato un brusco risveglio.

Prima di tutto, il fermo di Durov ha fatto parlare molto di Telegram anche nei
media generalisti, e quindi finalmente molti utenti non esperti sono venuti a
conoscenza di un dettaglio tecnico cruciale: le normali chat di Telegram, le
sue chat di gruppo e i messaggi diffusi in massa attraverso i suoi canali
non sono protetti tramite la crittografia end-to-end, come lo sono
invece quelli di WhatsApp o di Signal.

Soltanto le cosiddette chat segrete di Telegram godono di questa
protezione, che rende tecnicamente impossibile per il fornitore di un servizio
di messaggistica collaborare con le autorità facendo leggere i messaggi dei
sospettati. Crittografia end-to-end significa infatti che neppure il
fornitore del servizio è in grado di leggere i messaggi scambiati dai suoi
utenti e quindi può respingere le richieste di accesso di qualunque autorità
semplicemente spiegando che non le può soddisfare per motivi puramente
tecnici. Non può fornire i messaggi perché non è in grado di leggerli.

Ma mentre su WhatsApp questa protezione è applicata automaticamente a tutti i
messaggi di tutti gli utenti, su Telegram è appunto necessario attivarla
manualmente, e comunque la crittografia end-to-end non è disponibile
nelle comunicazioni di gruppo ma solo in quelle dirette tra due persone, come
spiegato in dettaglio sul sito di Telegram nelle
pagine tecniche,
quelle che non legge nessuno. E così pochissimi utenti conoscono e usano
queste chat segrete.

[oltretutto le chat segrete sono particolarmente
difficili da attivare]

In altre parole, il grosso del traffico di messaggi, leciti e illeciti,
trasportati da Telegram è leggibile dai tecnici di Telegram, è archiviato sui
server dell’azienda e quindi potrebbe essere consegnato alle autorità
di qualunque paese, democratico o non democratico. Nessun problema per chi usa
Telegram per coordinare le attività di un circolo scacchistico, ma per
chiunque usi Telegram per proteggersi da autorità oppressive o per scopi non
propriamente legali è uno shock scoprire che quello spazio che riteneva sicuro
non lo è affatto.

Va detto che Telegram ha protetto i messaggi dei suoi utenti in altri modi: lo
ha fatto tramite la crittografia dei propri server, di cui però ha le chiavi,
che quindi gli possono essere chieste dalle autorità; e lo ha fatto
distribuendo la propria infrastruttura in vari paesi, per cui i messaggi degli
utenti sono sparsi in vari frammenti sotto giurisdizioni molto differenti, che
dovrebbero quindi avviare un’azione legale coordinata e congiunta per avere
accesso a quei messaggi.

[anche per le chat segrete, comunque, ci sono
dubbi
tecnici
sulla qualità della crittografia di Telegram, che usa una tecnologia
“indipendente”, ossia autoprodotta. E resta la questione dei metadati,
comunque facilmente accessibili]

Ma il fatto stesso che i messaggi siano in qualche modo accessibili
all‘azienda significa che un governo sufficientemente attrezzato, agguerrito e
deciso potrebbe effettuare un attacco informatico a Telegram per leggersi quei
messaggi. Oppure, più semplicemente, potrebbe trovare metodi non informatici
per indurre l’azienda a collaborare. Per esempio, un fermo e un’incriminazione
del suo fondatore e amministratore, magari con la scusa della mancata
dichiarazione formale di aver importato in Francia un sistema crittografico.
Telegram opera anche in Francia da anni, alla luce del sole, per cui è
presumibile che le autorità francesi fossero ben consapevoli da tempo di
questa mancata dichiarazione
prevista
dalle leggi nazionali, eppure non hanno mai fatto nulla per contestare
l’omissione prima di oggi.

[la normativa francese include la facoltà di
chiedere
alle aziende di fornire
“le caratteristiche tecniche e il codice sorgente dei mezzi crittografici
oggetto della dichiarazione”]

E in effetti dopo l’intervento delle autorità francesi su Telegram è cambiato
qualcosa di importante.

Intorno al 5 settembre scorso le fiere parole di rifiuto di qualunque
collaborazione che ho citato prima sono state riscritte sul sito di Telegram.
Adesso Telegram non dice più che
“Tutte le chat e i gruppi di Telegram sono territorio privato dei loro
rispettivi partecipanti”

e che non esegue alcuna richiesta relativa ad esse. Al posto di queste parole
c’è l’annuncio che
“Tutte le app di Telegram dispongono di pulsanti “Segnala” che consentono
di segnalare i contenuti illegali ai nostri moderatori, con pochi
tocchi.”

Le FAQ di Telegram com’erano
prima
del fermo di Durov…
… e come sono adesso.

Non è una novità in senso stretto: questa funzione di segnalazione esiste da
tempo nell’app. Ma è interessante che sia stata messa in evidenza e che siano
scomparse quelle parole sul “territorio privato”, quasi a suggerire un
nuovo corso di collaborazione con le autorità.

Durov ha usato parole piuttosto concilianti anche in un suo annuncio personale
[https://t.me/durov/342], dicendo
che
“l’improvviso aumento del numero di utenti a 950 milioni ha causato dei
problemi legati alla crescita che hanno agevolato i criminali nell’abusare
della nostra piattaforma
[…] è mio obiettivo personale assicurarmi che miglioreremo significativamente le cose
in questo senso”
.

Pavel Durov ha inoltre sottolineato l’impegno di Telegram contro gli abusi sui
minori, citando l’apposito canale di Telegram
[@StopCA] che indica, giorno per
giorno, i numeri dei gruppi e canali banditi in relazione a questi abusi: sono
quasi duemila al giorno. Ha dichiarato anche che Telegram rimuove
quotidianamente “milioni di post nocivi” e ha
“canali diretti di comunicazione con le organizzazioni non governative per
gestire più rapidamente le richieste urgenti di moderazione.”

Sembra insomma che Durov voglia lasciarsi alle spalle numeri preoccupanti,
come le 2460 richieste della polizia francese a Telegram rimaste senza
risposta
[Libération, paywall], e una reputazione guadagnata sul campo di non collaborare con le autorità
nemmeno quando si tratta di situazioni di crimine indiscusso e non di
questioni di libertà di parola.

[In realtà qualche caso di “collaborazione”, o meglio di azione forzata,
c’è stato: la EFF
nota
che Telegram è stata multata dalle autorità tedesche nel 2022 per non aver
predisposto un iter legale per la segnalazione di contenuti illegali e per
non aver nominato un referente tedesco per la ricezione delle comunicazioni
ufficiali e che il Brasile ha multato Telegram nel 2023 per non aver sospeso
gli account dei sostenitori dell’ex presidente Bolsonaro]

[Secondo
Politico.eu, l’indagine francese che ha portato al fermo di Durov sarebbe iniziata
quando un agente sotto copertura ha interagito con una persona sospettata di
essere un predatore sessuale su Telegram e questa persona ha poi ammesso di
aver violentato una ragazza giovane. Quando le autorità hanno chiesto a
Telegram l’identità di questo utente, Telegram si è rifiutata, e così gli
inquirenti si sono concentrati sulle persone che gestiscono Telegram]

A questo restyling di Telegram contribuisce anche la rimozione della
funzione Persone vicine, annunciata personalmente da Durov
[https://t.me/durov/343]. Questa
funzione permetteva a un utente di localizzare gli altri utenti di Telegram
situati nelle sue vicinanze, con rischi fin troppo evidenti di abusi e di
agevolazione dello stalking.

[la funzione era però anche
utile per
l’OSINT investigativa]

Numerosi criminali online che usano Telegram, intanto, hanno reagito alla
situazione chiudendo i propri account sulla piattaforma, un po’ perché temono
che i loro dati e quelli della loro clientela possano finire nelle mani delle
autorità, e un po’ perché hanno paura che i loro account verranno chiusi, ora
che Telegram dice di volersi occupare seriamente della moderazione
[404 Media].

La parola chiave di tutta questa vicenda sembra essere moderazione, o
meglio, carenza di moderazione dei contenuti diffusi da Telegram, anche dopo
che sono stati segnalati, come nota anche l’autorevole
Electronic Frontier Foundation
riportando una dichiarazione dell’Ofmin, l’ente francese incaricato di
investigare sulle minacce alla sicurezza online dei minori, notando che
secondo la legge francese consentire la distribuzione di contenuti o servizi
illegali di cui si è a conoscenza è un reato.

Gli eventuali cambiamenti concreti di Telegram diverranno visibili nei
prossimi mesi, ma il presupposto delle autorità francesi che la mancanza di
moderazione dei contenuti illegali segnalati comporti una
responsabilità penale del titolare di un sito probabilmente sta facendo venire
i brividi ad altri CEO di piattaforme di messaggistica e social network che
non hanno la reputazione di essere “paradisi anarchici”, per citare
l’espressione usata da Durov, ma se la meriterebbero. Perché anche Instagram,
per esempio, ha lo stesso problema di omessa moderazione di contenuti anche
dopo che sono stati segnalati.

Lo so perché anch’io, come tanti altri utenti, segnalo spesso gli spezzoni di
video pornografici e di abusi su minori inseriti nei reel di Instagram
dopo qualche secondo di contenuto non controverso, ma la moderazione di questa
piattaforma risponde puntualmente che il video è conforme alle norme della
comunità e non lo rimuove. Eppure la violazione delle norme sarebbe
assolutamente ben visibile se solo il moderatore, o l’intelligenza artificiale
che forse lo ha sostituito, si degnasse di esaminare il video per qualche
secondo in più.

[non pubblico esempi per ovvie ragioni, ma se i responsabili di Instagram
vogliono sapere i dettagli, ho screenshot e registrazioni dei reel in
questione – solo di quelli pornografici, per non detenere materiale
illegale, di cui posso comunque fornire i link]

X, quello che una volta era Twitter, è anche peggio, soprattutto per chi è
genitore di figli molto giovani che scalpitano per entrare nei social network.
La pornografia e la violenza, anche di tipi estremi, sono accessibili su X
semplicemente cambiando un’impostazione dell’app, ed è cosi da ben prima della
sua acquisizione da parte di Elon Musk; dopo questa acquisizione sono
aumentati i contenuti riguardanti odio, discriminazione e razzismo. Segnalarli
è inutile, perché la loro presenza è esplicitamente prevista dalle regole di X
ed è coperta dalla foglia di fico decisamente troppo corta di un messaggio di
avvertimento, facilissimo da eludere, e dall’appoggio esplicito di Musk
stesso.

[Le info di X su come segnalare contenuti sono
qui;
questa
è la
media policy
di X sui contenuti per adulti;
questo è il
post su X nel quale Musk dice a Taylor Swift che le vuole “dare un figlio”,
cosa che persino le Note della Collettività di X considerano una molestia
sessuale inaccettabile;
queste
(Variety) sono le reazioni al post di Musk]

Il segnale mandato dalle autorità francesi è molto forte e a differenza delle
segnalazioni degli utenti è difficile da ignorare: i gestori delle grandi
piattaforme, se sono avvisati del fatto che ospitano contenuti o comportamenti
illegali, non possono far finta di niente solo perché sono straricchi. Hanno
delle responsabilità legali e soprattutto sociali, visto il peso che i loro
servizi hanno nella formazione delle giovani generazioni e anche di quelle
meno giovani.

A questo punto viene da chiedersi se dopo quello che è successo a Pavel Durov,
Mark Zuckerberg e Elon Musk abbiano già mandato un breve promemoria ai piloti
del loro jet personali: “Evitare Francia”.

Fonti aggiuntive:

*Podcast RSI – Telegram cambia le proprie regole, terremoto di sicurezza

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de
Il Disinformatico
della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto:
lo trovate
qui sul sito della RSI
(si apre in una finestra/scheda separata) e lo potete scaricare
qui.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
iTunes,
YouTube Music,
Spotify
e
feed RSS.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle
fonti di questa puntata, sono qui sotto.

[CLIP:
TF1 annuncia l’arresto di Durov]

Il 24 agosto scorso Pavel Durov, fondatore e CEO della popolarissima
piattaforma di messaggistica Telegram, è stato fermato in Francia [RSI] e successivamente incriminato dalle autorità francesi e rilasciato su
cauzione, con l’obbligo di restare nel paese. L’incriminazione parla di
“rifiuto di comunicare le informazioni necessarie per le intercettazioni
autorizzate dalla legge”
, “complicità” in reati e crimini gravissimi organizzati su o tramite
Telegram, e… omessa dichiarazione formale di importazione in Francia di un
sistema crittografico?

Questo terzo capo di incriminazione può sembrare dissonante rispetto agli
altri due, ma ha una sua spiegazione che è importante per capire perché il
fermo di Durov ha scatenato un terremoto che ha scosso molti degli oltre 900
milioni di utenti di Telegram.

Questa è la storia, fin qui, di questo terremoto e delle sue implicazioni per
la sicurezza e la privacy, non tanto per i criminali che usano Telegram, ma
per gli utenti onesti di questa piattaforma, specialmente quelli che vivono in
paesi dove i diritti umani non vengono rispettati e i dissidenti vengono
perseguitati. Questi utenti in questi anni si sono affidati a Telegram
contando sulla sua promessa di non collaborare con nessun governo, e ora
scoprono che le loro conversazioni su questa piattaforma non erano così
protette e segrete come pensavano, anche perché Telegram, dopo il fermo e
l’incriminazione di Durov, ha silenziosamente cambiato le proprie regole.

Benvenuti alla puntata del 13 settembre 2024 del Disinformatico, il
podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie
strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]

Telegram è diverso dagli altri sistemi di messaggistica, come Signal o
WhatsApp, per due ragioni principali. La prima è che offre i cosiddetti
canali, ai quali può iscriversi un numero sostanzialmente illimitato di
persone per seguire i messaggi pubblicati da un singolo utente o da una
specifica organizzazione.

[i gruppi di Telegram possono avere fino a
200.000 partecipanti]

Questa capacità di far arrivare un messaggio anche a milioni di persone, senza
nessuna delle restrizioni o dei filtraggi tipici di altre piattaforme, rende
Telegram più allettante rispetto alla concorrenza, per esempio per i criminali
informatici e anche per quelli non informatici, dai trafficanti di droga ai
terroristi ai pedofili, che possono usarlo (e lo usano) per pubblicizzare i
propri prodotti e servizi o le proprie terribili azioni e gestire la propria
clientela in modo efficiente e discreto. Ovviamente queste stesse
caratteristiche sono utili anche per chi lotta contro censure, persecuzioni o
restrizioni delle libertà.

E così Telegram, per chi vive in Russia, è uno dei pochissimi canali
attraverso i quali è possibile ricevere informazioni non filtrate dalla
censura governativa. Durov lasciò la Russia dieci anni fa, nel 2014, proprio
per non dover cedere al governo i dati dei cittadini raccolti dalla sua
piattaforma precedente, Vkontakte, una sorta di Facebook nazionale, e per non
doverla censurare. A modo suo, Pavel Durov ha esibito dei princìpi etici molto
saldi: non collaborare con nessuna autorità, perché chi per un certo
governo è un sovversivo per un altro governo è un dissidente, e chi è
considerato terrorista da una parte è visto come combattente per la libertà
dall’altra.

La seconda ragione è che Telegram, intesa come azienda, si è sempre vantata di
rifiutare qualunque collaborazione con le forze di polizia di qualunque paese
e di non fare moderazione: nelle
pagine
del suo sito ha dichiarato che
“Tutte le chat e i gruppi di Telegram sono territorio privato dei loro
rispettivi partecipanti. Non eseguiamo alcuna richiesta relativa ad esse
[…] Ad oggi, abbiamo divulgato 0 byte di dati a terzi, inclusi i governi
[…] Mentre blocchiamo bot e canali legati al terrorismo (ad esempio legati
all’
ISIS), non bloccheremo nessuno che esprime pacificamente altre opinioni.”

Il risultato è che oggi 900 milioni e passa di persone in tutto il mondo si
affidano a Telegram per comunicare di tutto, dagli annunci di estorsione
informatica ai consigli delle mamme appassionate di rimedi naturali alle
malattie, dagli amori clandestini ai film piratati, e di quei 900 milioni e
passa circa 10 milioni sono utenti paganti, i cui abbonamenti permettono
all’azienda Telegram di operare. Ma a fine agosto per tutte queste persone è
arrivato un brusco risveglio.

Prima di tutto, il fermo di Durov ha fatto parlare molto di Telegram anche nei
media generalisti, e quindi finalmente molti utenti non esperti sono venuti a
conoscenza di un dettaglio tecnico cruciale: le normali chat di Telegram, le
sue chat di gruppo e i messaggi diffusi in massa attraverso i suoi canali
non sono protetti tramite la crittografia end-to-end, come lo sono
invece quelli di WhatsApp o di Signal.

Soltanto le cosiddette chat segrete di Telegram godono di questa
protezione, che rende tecnicamente impossibile per il fornitore di un servizio
di messaggistica collaborare con le autorità facendo leggere i messaggi dei
sospettati. Crittografia end-to-end significa infatti che neppure il
fornitore del servizio è in grado di leggere i messaggi scambiati dai suoi
utenti e quindi può respingere le richieste di accesso di qualunque autorità
semplicemente spiegando che non le può soddisfare per motivi puramente
tecnici. Non può fornire i messaggi perché non è in grado di leggerli.

Ma mentre su WhatsApp questa protezione è applicata automaticamente a tutti i
messaggi di tutti gli utenti, su Telegram è appunto necessario attivarla
manualmente, e comunque la crittografia end-to-end non è disponibile
nelle comunicazioni di gruppo ma solo in quelle dirette tra due persone, come
spiegato in dettaglio sul sito di Telegram nelle
pagine tecniche,
quelle che non legge nessuno. E così pochissimi utenti conoscono e usano
queste chat segrete.

[oltretutto le chat segrete sono particolarmente
difficili da attivare]

In altre parole, il grosso del traffico di messaggi, leciti e illeciti,
trasportati da Telegram è leggibile dai tecnici di Telegram, è archiviato sui
server dell’azienda e quindi potrebbe essere consegnato alle autorità
di qualunque paese, democratico o non democratico. Nessun problema per chi usa
Telegram per coordinare le attività di un circolo scacchistico, ma per
chiunque usi Telegram per proteggersi da autorità oppressive o per scopi non
propriamente legali è uno shock scoprire che quello spazio che riteneva sicuro
non lo è affatto.

Va detto che Telegram ha protetto i messaggi dei suoi utenti in altri modi: lo
ha fatto tramite la crittografia dei propri server, di cui però ha le chiavi,
che quindi gli possono essere chieste dalle autorità; e lo ha fatto
distribuendo la propria infrastruttura in vari paesi, per cui i messaggi degli
utenti sono sparsi in vari frammenti sotto giurisdizioni molto differenti, che
dovrebbero quindi avviare un’azione legale coordinata e congiunta per avere
accesso a quei messaggi.

[anche per le chat segrete, comunque, ci sono
dubbi
tecnici
sulla qualità della crittografia di Telegram, che usa una tecnologia
“indipendente”, ossia autoprodotta. E resta la questione dei metadati,
comunque facilmente accessibili]

Ma il fatto stesso che i messaggi siano in qualche modo accessibili
all‘azienda significa che un governo sufficientemente attrezzato, agguerrito e
deciso potrebbe effettuare un attacco informatico a Telegram per leggersi quei
messaggi. Oppure, più semplicemente, potrebbe trovare metodi non informatici
per indurre l’azienda a collaborare. Per esempio, un fermo e un’incriminazione
del suo fondatore e amministratore, magari con la scusa della mancata
dichiarazione formale di aver importato in Francia un sistema crittografico.
Telegram opera anche in Francia da anni, alla luce del sole, per cui è
presumibile che le autorità francesi fossero ben consapevoli da tempo di
questa mancata dichiarazione
prevista
dalle leggi nazionali, eppure non hanno mai fatto nulla per contestare
l’omissione prima di oggi.

[la normativa francese include la facoltà di
chiedere
alle aziende di fornire
“le caratteristiche tecniche e il codice sorgente dei mezzi crittografici
oggetto della dichiarazione”]

E in effetti dopo l’intervento delle autorità francesi su Telegram è cambiato
qualcosa di importante.

Intorno al 5 settembre scorso le fiere parole di rifiuto di qualunque
collaborazione che ho citato prima sono state riscritte sul sito di Telegram.
Adesso Telegram non dice più che
“Tutte le chat e i gruppi di Telegram sono territorio privato dei loro
rispettivi partecipanti”

e che non esegue alcuna richiesta relativa ad esse. Al posto di queste parole
c’è l’annuncio che
“Tutte le app di Telegram dispongono di pulsanti “Segnala” che consentono
di segnalare i contenuti illegali ai nostri moderatori, con pochi
tocchi.”

Le FAQ di Telegram com’erano
prima
del fermo di Durov…
… e come sono adesso.

Non è una novità in senso stretto: questa funzione di segnalazione esiste da
tempo nell’app. Ma è interessante che sia stata messa in evidenza e che siano
scomparse quelle parole sul “territorio privato”, quasi a suggerire un
nuovo corso di collaborazione con le autorità.

Durov ha usato parole piuttosto concilianti anche in un suo annuncio personale
[https://t.me/durov/342], dicendo
che
“l’improvviso aumento del numero di utenti a 950 milioni ha causato dei
problemi legati alla crescita che hanno agevolato i criminali nell’abusare
della nostra piattaforma
[…] è mio obiettivo personale assicurarmi che miglioreremo significativamente le cose
in questo senso”
.

Pavel Durov ha inoltre sottolineato l’impegno di Telegram contro gli abusi sui
minori, citando l’apposito canale di Telegram
[@StopCA] che indica, giorno per
giorno, i numeri dei gruppi e canali banditi in relazione a questi abusi: sono
quasi duemila al giorno. Ha dichiarato anche che Telegram rimuove
quotidianamente “milioni di post nocivi” e ha
“canali diretti di comunicazione con le organizzazioni non governative per
gestire più rapidamente le richieste urgenti di moderazione.”

Sembra insomma che Durov voglia lasciarsi alle spalle numeri preoccupanti,
come le 2460 richieste della polizia francese a Telegram rimaste senza
risposta
[Libération, paywall], e una reputazione guadagnata sul campo di non collaborare con le autorità
nemmeno quando si tratta di situazioni di crimine indiscusso e non di
questioni di libertà di parola.

[In realtà qualche caso di “collaborazione”, o meglio di azione forzata,
c’è stato: la EFF
nota
che Telegram è stata multata dalle autorità tedesche nel 2022 per non aver
predisposto un iter legale per la segnalazione di contenuti illegali e per
non aver nominato un referente tedesco per la ricezione delle comunicazioni
ufficiali e che il Brasile ha multato Telegram nel 2023 per non aver sospeso
gli account dei sostenitori dell’ex presidente Bolsonaro]

[Secondo
Politico.eu, l’indagine francese che ha portato al fermo di Durov sarebbe iniziata
quando un agente sotto copertura ha interagito con una persona sospettata di
essere un predatore sessuale su Telegram e questa persona ha poi ammesso di
aver violentato una ragazza giovane. Quando le autorità hanno chiesto a
Telegram l’identità di questo utente, Telegram si è rifiutata, e così gli
inquirenti si sono concentrati sulle persone che gestiscono Telegram]

A questo restyling di Telegram contribuisce anche la rimozione della
funzione Persone vicine, annunciata personalmente da Durov
[https://t.me/durov/343]. Questa
funzione permetteva a un utente di localizzare gli altri utenti di Telegram
situati nelle sue vicinanze, con rischi fin troppo evidenti di abusi e di
agevolazione dello stalking.

[la funzione era però anche
utile per
l’OSINT investigativa]

Numerosi criminali online che usano Telegram, intanto, hanno reagito alla
situazione chiudendo i propri account sulla piattaforma, un po’ perché temono
che i loro dati e quelli della loro clientela possano finire nelle mani delle
autorità, e un po’ perché hanno paura che i loro account verranno chiusi, ora
che Telegram dice di volersi occupare seriamente della moderazione
[404 Media].

La parola chiave di tutta questa vicenda sembra essere moderazione, o
meglio, carenza di moderazione dei contenuti diffusi da Telegram, anche dopo
che sono stati segnalati, come nota anche l’autorevole
Electronic Frontier Foundation
riportando una dichiarazione dell’Ofmin, l’ente francese incaricato di
investigare sulle minacce alla sicurezza online dei minori, notando che
secondo la legge francese consentire la distribuzione di contenuti o servizi
illegali di cui si è a conoscenza è un reato.

Gli eventuali cambiamenti concreti di Telegram diverranno visibili nei
prossimi mesi, ma il presupposto delle autorità francesi che la mancanza di
moderazione dei contenuti illegali segnalati comporti una
responsabilità penale del titolare di un sito probabilmente sta facendo venire
i brividi ad altri CEO di piattaforme di messaggistica e social network che
non hanno la reputazione di essere “paradisi anarchici”, per citare
l’espressione usata da Durov, ma se la meriterebbero. Perché anche Instagram,
per esempio, ha lo stesso problema di omessa moderazione di contenuti anche
dopo che sono stati segnalati.

Lo so perché anch’io, come tanti altri utenti, segnalo spesso gli spezzoni di
video pornografici e di abusi su minori inseriti nei reel di Instagram
dopo qualche secondo di contenuto non controverso, ma la moderazione di questa
piattaforma risponde puntualmente che il video è conforme alle norme della
comunità e non lo rimuove. Eppure la violazione delle norme sarebbe
assolutamente ben visibile se solo il moderatore, o l’intelligenza artificiale
che forse lo ha sostituito, si degnasse di esaminare il video per qualche
secondo in più.

[non pubblico esempi per ovvie ragioni, ma se i responsabili di Instagram
vogliono sapere i dettagli, ho screenshot e registrazioni dei reel in
questione – solo di quelli pornografici, per non detenere materiale
illegale, di cui posso comunque fornire i link]

X, quello che una volta era Twitter, è anche peggio, soprattutto per chi è
genitore di figli molto giovani che scalpitano per entrare nei social network.
La pornografia e la violenza, anche di tipi estremi, sono accessibili su X
semplicemente cambiando un’impostazione dell’app, ed è cosi da ben prima della
sua acquisizione da parte di Elon Musk; dopo questa acquisizione sono
aumentati i contenuti riguardanti odio, discriminazione e razzismo. Segnalarli
è inutile, perché la loro presenza è esplicitamente prevista dalle regole di X
ed è coperta dalla foglia di fico decisamente troppo corta di un messaggio di
avvertimento, facilissimo da eludere, e dall’appoggio esplicito di Musk
stesso.

[Le info di X su come segnalare contenuti sono
qui;
questa
è la
media policy
di X sui contenuti per adulti;
questo è il
post su X nel quale Musk dice a Taylor Swift che le vuole “dare un figlio”,
cosa che persino le Note della Collettività di X considerano una molestia
sessuale inaccettabile;
queste
(Variety) sono le reazioni al post di Musk]

Il segnale mandato dalle autorità francesi è molto forte e a differenza delle
segnalazioni degli utenti è difficile da ignorare: i gestori delle grandi
piattaforme, se sono avvisati del fatto che ospitano contenuti o comportamenti
illegali, non possono far finta di niente solo perché sono straricchi. Hanno
delle responsabilità legali e soprattutto sociali, visto il peso che i loro
servizi hanno nella formazione delle giovani generazioni e anche di quelle
meno giovani.

A questo punto viene da chiedersi se dopo quello che è successo a Pavel Durov,
Mark Zuckerberg e Elon Musk abbiano già mandato un breve promemoria ai piloti
del loro jet personali: “Evitare Francia”.

Fonti aggiuntive:

Terremoto su Telegram, arrestato in Francia Pavel Durov

Avete probabilmente già saputo dell’arresto di Pavel Durov, fondatore e CEO di
Telegram, sabato scorso all’aeroporto francese di Le Bourget dove era
atterrato con il suo jet privato. La notizia, riportata da quasi tutti i media
del mondo, si basa su
informazioni
dell’emittente francese TF1, secondo la quale l’arresto sarebbe legato alla
mancanza di moderazione di Telegram e all’assenza di collaborazione con le
forze dell’ordine di qualunque paese, che renderebbe Durov complice dello
spaccio di stupefacenti, del riciclaggio di denaro e della condivisione di
immagini di abusi sessuali su minori che avvengono su Telegram.

Su X, Telegram (l’azienda) ha
dichiarato
di essere “in attesa di una pronta risoluzione di questa situazione” e che
“è assurdo affermare che una piattaforma o il suo proprietario sono
responsabili per gli abusi di quella piattaforma”
.

Gli abusi in questione avvengono anche su altri social network, anche sotto la
protezione di una crittografia end-to-end che Telegram, va
ricordato, non ha nelle chat normali ma solo nelle chat segrete; la differenza
rispetto a Telegram è che gli altri social network almeno formalmente
collaborano con le richieste delle forze di polizia (anche se io e altri
abbiamo segnalato ripetutamente, per esempio a Instagram, la pubblicazione di
immagini illegali di minori e siamo stati rassicurati che le immagini erano
“conformi agli standard della comunità”).

Moderare 900 milioni di utenti, almeno nelle chat normali che può leggere o in
quelle segrete che potrebbero essergli segnalate da terzi, sarebbe possibile
ma richiederebbe un numero di addetti che Telegram non ha. Durov ha
dichiarato, in un’intervista recente a Tucker Carlson, di avere in tutto
“circa 30 ingegneri [software]”

alle sue dirette dipendenze. 

E comunque Telegram
dichiara apertamente nelle sue FAQ
di non aver nessuna intenzione di fare da moderatore:
“Tutte le chat e i gruppi di Telegram sono territorio privato dei loro
rispettivi partecipanti. Non eseguiamo alcuna richiesta
[di eliminazione di contenuti illegali]
relativa ad esse […] Ad oggi, abbiamo divulgato 0 byte di dati a terzi,
inclusi i governi […] Mentre blocchiamo bot e canali legati al
terrorismo (ad esempio legati all’ ISIS), non bloccheremo nessuno che
esprime pacificamente altre opinioni.”

Va ricordato che Telegram è, per i cittadini russi, uno dei pochissimi canali
attraverso i quali possono ricevere informazioni non filtrate dalla censura
governativa, e questo è possibile grazie alla struttura tecnica e legale (una
serie di scatole cinesi di aziende sparse per il mondo) di Telegram. Durov ha
lasciato la Russia proprio per non dover cedere al governo i dati dei
cittadini raccolti dalla sua piattaforma precedente, Vkontakte, una sorta di
Facebook nazionale, e censurarla. A modo suo, ha dei princìpi molto saldi: non
collaborare con nessuna autorità, perché chi per un certo governo è un
sovversivo per un altro governo è un dissidente, e chi è considerato
terrorista da una parte è visto come combattente per la libertà dall’altra.

Ne ho parlato brevemente al Telegiornale della RSI ieri sera (link diretto): preciso che “i radar” sono gli autovelox in italiano ticinese.


Fonti aggiuntive:
RSI,
TechCrunch,
TechCrunch,
Ars Technica,
ANSA.

Chiedo aiuto per contattare Telegram

Se conoscete qualcuno che lavora per Telegram, per favore mettetemi in contatto. Ho provato tutti i canali di contatto ufficiali, compreso il “chiedi ai volontari”, ma finora zero risposte. Per ora non posso spiegare perché; posso solo dire che non riguarda i miei account. Grazie.

Aggiornamento (14:50): questione risolta: i volontari hanno risolto molto esaurientemente e prontamente. Grazie a chi mi ha dato le dritte. Spero di potervi raccontare prossimamente di cosa si trattava.

Aggiornamento (21:50): Tutto quello che posso dire è che è emerso un modo per sapere se un utente ha un account Telegram (a determinate condizioni): in un browser si digita https://t.me/+%5Bnumero di telefono completo]. Se a quel numero è associato un account Telegram che è impostato in modo da permettere a chiunque di trovarlo, quel link permetterà di contattarlo, altrimenti si otterrà un messaggio “Sorry, this user doesn’t seem to exist.” Magari questa funzione è stranota e io arrivo tardi a scoprirla, ma in ogni caso è interessante e quindi la segnalo qui. Non si sa mai.

Che si fa con Telegram? È russo. Ma quel che conta è che non è “end-to-end” di default

Ultimo aggiornamento: 2022/03/14 13:05.

Telegram, la popolare app di messaggistica, ha un problema: viene vista come
un’app “russa”, e quindi molti la considerano particolarmente a rischio, perché
il suo creatore e fondatore, Pavel Durov, è nato in Russia. La questione è
particolarmente delicata in Ucraina, dove Telegram è da tempo
l’app più diffusa
nella sua categoria. Se i russi fossero in grado di spiare la messaggistica del
paese che hanno invaso, il rischio sarebbe altissimo.

Ma Pavel Durov non è in buoni rapporti con la Russia. Nel 2012, durante le
proteste contro Putin, si rifiutò di chiudere i gruppi Telegram che
organizzavano le marce di protesta su VKontakte, il popolarissimo social network da lui creato [Nota: nel podcast e nelle versioni precedenti di questo articolo ho detto e scritto che i gruppi erano su Telegram; ho sbagliato, scusatemi]. Il paese bandì Telegram nel 2018, quando
Durov si rifiutò di fornire alle autorità i dati degli utenti. Questo blocco
si rivelò inutile e facilmente aggirabile e quindi la Russia si arrese,
togliendo il divieto nel 2020. Durov ora vive a Dubai e il ramo materno della
sua famiglia proviene da
Kyiv.

Il vero problema della sicurezza di Telegram, in realtà, è un altro ed è
slegato dall’attuale crisi russa: moltissimi utenti dell’app credono che
tutti i messaggi e contenuti che scambiano attraverso Telegram siano
criptati end-to-end, quindi impossibili da leggere per Durov e la sua
azienda, così come lo sono i messaggi di WhatsApp o Signal, che sono criptati
in modo che i rispettivi gestori non possano leggerli. Ma non è così.

Infatti soltanto le cosiddette chat segrete di Telegram sono realmente
cifrate end-to-end; tutti gli altri messaggi sono salvati in copia sui
server di Telegram, dove sono protetti tramite cifratura ma in teoria sono
accessibili all’azienda. Le chat di gruppo su Telegram
non sono cifrate, nemmeno se il gruppo è privato.

Le chat segrete di Telegram, per chi non le conoscesse, sono quelle che si
attivano toccando il nome della persona con la quale si vuole chattare e poi
toccando i tre puntini in alto a destra per scegliere la voce
Inizia chat segreta. Il contenuto di queste chat viene
cancellato automaticamente dopo un periodo di tempo che si può impostare a
piacimento.

Moxie Marlinspike, creatore dell’app alternativa Signal, ha pubblicato su
Twitter un’analisi
impietosa, nella quale ha messo bene in chiaro i limiti di Telegram,
soprattutto per gli utenti in Ucraina:
“Telegram ha molte funzioni estremamente desiderabili, ma in termini di
privacy e di raccolta dati non esiste scelta peggiore… Telegram conserva
tutti i vostri contatti, gruppi, media e ogni messaggio che avete mai
mandato, e li conserva in chiaro sui suoi server… Praticamente tutto
quello che vedete nell’app è visibile anche a Telegram.”

La sua obiezione principale è che Telegram viene presentata spesso come un’app
di messaggistica cifrata, quando in realtà è cifrata soltanto in minima parte.
Anche se non vi trovate in zone di guerra, è importante conoscere questa
differenza e agire di conseguenza.

Da parte sua, Pavel Durov ha
scritto
su Twitter pochi giorni fa che
“nove anni fa ho difeso i dati privati degli ucraini dal governo russo e
per questo ho perso la mia azienda e la mia casa. Lo rifarei senza
esitazioni”
.

Parole forti e vicende personali che ispirano fiducia. Ma uno dei princìpi
basilari in informatica è che un sistema sicuro non deve basarsi sulla fiducia
negli intermediari, ma sul fatto che gli intermediari non possano leggere i
dati degli utenti, neanche volendo.

 

Fonti aggiuntive:
Forbes,
Mashable,
The Guardian, BBC.

Piccola storia sui diversamente furbi che comprano i “green pass” falsi

Ultimo aggiornamento: 2021/08/09 9:20.

Matteo Flora ha pubblicato poco fa su Twitter questo suo resoconto dedicato alla vicenda dei “green pass” falsi offerti in vendita online. Leggete l’originale e condividetelo, visto che potrebbe educare qualcuno: lo riporto qui ripulendo alcuni refusi. Il link in fondo porta a uno dei gruppi Telegram citati.

I #GREENPASS FALSI? UNA DOPPIA FRODE! 

Può una truffa essere talmente bella da configurarsi come Arte?
La risposta è sì, e la migliore è quella ai danni dei #NoVax che ha visto la luce nelle scorse ore. 

Come forse sapete i “#NoGreenPass” hanno acquistato a caro prezzo (150€-350€), su gruppi #Telegram
che avete visto su tutti i quotidiani, dei documenti falsi nonostante
fosse palese che i pass NON POTEVANO essere contraffatti.  

Ora si sono aggregati in gruppi di “utenti delusi” quando hanno scoperto
che il FOTTUTO GENIO dietro ai gruppi non può e non vuole (ovviamente)
consegnarli. Scoperto l’inghippo, vogliono indietro i soldi, altrimenti
minacciano di denunciare chi glieli ha venduti.

Ma qui viene il bello: i truffatori ora hanno detto ai clienti che hanno
pagato (con codice fiscale e carta d’identità) che O PAGANO un
riscatto di 350€ in Bitcoin OPPURE diffonderanno i documenti online e
faranno avere i nominativi dei clienti alla Polizia.

È tutto così bello da fare quasi piangere. E non so chi tu sia, impavido
truffatore, ma passa che ti stendo di birre e pacche sulle spalle.

#Darwin vince. Sempre. 😀

go.mgpf.it/3irYKVW

La vicenda ha un seguito:

2021/08/09 9:20

La Polizia Postale ha avviato una retata con perquisizioni e sequestri nei confronti degli amministratori di 32 canali Telegram sui quali venivano asseritamente offerti certificati Covid digitali falsi. “Alcuni di questi canali, come «Green Pass ITA» o «Green Pass Italia Acquisto», contavano migliaia di iscritti (oltre 17mila il primo e 35mila il secondo)” (Open).

Truffa su Telegram: niente panico, non vi hanno “hackerato” tutto

Truffa su Telegram: niente panico, non vi hanno “hackerato” tutto

Mi è arrivata una segnalazione di un tentativo di estorsione via Telegram
piuttosto insolito. Circola su vari gruppi Telegram una minaccia: dei
sedicenti “hacker” dicono alla persona presa di mira che deve fare a loro un
pagamento via Internet (su PayPal o Streamlabs), altrimenti i dati della
vittima e dei suoi familiari, compresi quelli delle carte di credito, verranno
diffusi su Internet.

Chi fa la minaccia scrive in buon italiano, cosa abbastanza insolita per
questo tipo di estorsione, e non porta alcuna prova di quello che dice. È
comunque sufficiente a spaventare parecchie vittime, soprattutto fra gli
utenti più giovani e meno esperti di Internet, che credono di essere stati
“hackerati”.

Niente panico: è tutta una finta. I presunti hacker in realtà non hanno in
mano nulla. Cosa più importante, secondo le informazioni raccolte fin qui non
si tratta di criminali informatici professionisti in cerca di persone
emotivamente vulnerabili, ma di un gruppo di ragazzini che diffonde queste
minacce perché ritiene divertente spaventare la gente, senza rendersi conto
dell’angoscia che causa.

Questi pseudohacker vengono regolarmente segnalati e bloccati nei vari gruppi,
ma tendono a ricomparire con nuovi account. Il modo migliore per indurli a
smettere è non cadere nella loro trappola. Non credete a tutto quello che vi
dicono online. Vi dicono che hanno informazioni compromettenti su di voi e
temete che dicano la verità? Chiedete di mostrarvele. Se non ne hanno, ridete
loro in faccia e bloccateli.

A questi diversamente divertiti ricordo invece che quello che stanno facendo
si chiama estorsione ed è reato anche se lo si fa per “divertirsi”. Ed
è facile seguire le tracce per identificarvi. Crescete, gente.

Alternative a WhatsApp

Alternative a WhatsApp

Wickr in Mr. Robot.

Ultimo aggiornamento: 2021/01/13 18:15.

Se siete tentati di lasciare WhatsApp, o almeno affiancargli un’alternativa, a
causa dei recenti e confusionari cambiamenti delle sue regole di privacy, ci
sono varie opzioni.

La prima è Telegram: l’app è gratuita,
anche se sarà presto
sostenuta
dalla
pubblicità
nei canali pubblici e nei servizi business e premium (ma le funzioni di base
resteranno gratuite e senza pubblicità,
dice il fondatore, Pavel Durov). Telegram
consente non solo di scambiare messaggi ma anche di fare videochiamate, ed
esiste anche una versione Web che consente di usare Telegram sul computer (c’è
anche un client per Windows, Mac e
Linux). La cifratura (end-to-end) si ha però solo quando si
usano le cosiddette chat segrete: le chat normali e le chat di gruppo non sono cifrate, e i messaggi non cifrati vengono custoditi sui server di Telegram. È insomma una buona soluzione per chi non vuole farsi tracciare pubblicitariamente dall’impero di Facebook/WhatsApp/Instagram, ma non è l’ideale per chi vuole proteggere le proprie conversazioni.

La seconda è Signal, che offre la stessa
crittografia di WhatsApp, anche sulle chiamate audio e video, ed è disponibile
anche in versione desktop. Soprattutto ha una
normativa di privacy e delle
condizioni di servizio ben più
semplici di quelle chilometriche di WhatsApp, che ammontano a oltre 8000
parole in legalese stretto.

Segnalo anche Threema, che non richiede di
associarvi un numero di telefono, è open source e offre crittografia
end-to-end e una versione web. In
più è un’app svizzera, conforme al GDPR, che non raccoglie dati personali
perché si mantiene con un piccolo costo iniziale e con i servizi alla
clientela business.

Infine cito Wickr, crittografatissimo e
gratuito in versione personale ma a pagamento in versione business. Molti lo
conosceranno per le sue
apparizioni
nella serie TV hacking-centrica Mr. Robot.

La scelta non manca, insomma: il vero problema è convincere gli altri a usare
la stessa app che usiamo noi. In questo senso WhatsApp è assolutamente
dominante, ma nulla vieta di usare più di una app di messaggistica.

Telegram a volte permette di localizzare gli utenti, ma niente panico

Telegram a volte permette di localizzare gli utenti, ma niente panico

Se usate Telegram su un dispositivo Android, potreste essere facilmente localizzabili. Date un’occhiata alla funzione Persone vicine / People Nearby di Telegram: la trovate toccando le tre righine in alto a sinistra nell’app. Probabilmente vedrete un elenco di nomi di persone e di membri di gruppi, con le loro distanze, come mostrato qui accanto: sono gli utenti Telegram nelle vostre vicinanze.

Niente panico: voi potete localizzare loro, ma loro non possono localizzare voi se non attivate la geolocalizzazione nelle autorizzazioni di Telegram e se non scegliete Rendimi visibile / Make Myself Visible. E in ogni caso sapere la distanza alla quale si trova una persona non consente di sapere in quale direzione si trova, per cui è un’informazione piuttosto approssimativa e poco sfruttabile per stalking, truffe o simili, anche se in certi casi sapere che una certa persona è nelle vicinanze quando non dovrebbe esserlo può essere comunque piuttosto rivelatore.

Il problema è che esiste un trucco per localizzare con precisione una persona tramite Telegram se ha attivato la funzione Persone vicine. Lo ha scoperto il ricercatore di sicurezza Ahmed Hassan: usando uno smartphone Android appositamente modificato (rootato), può alterare artificialmente la sua localizzazione (GPS spoofing) e far credere a Telegram di trovarsi in un luogo diverso da quello reale.

Hassan si è accorto che cambiando tre volte la propria localizzazione può individuare per triangolazione il punto preciso in cui si trova una persona elencata nelle Persone vicine. Ha segnalato la cosa ai responsabili di Telegram, che però hanno risposto che non è un difetto ma una funzione prevista.

In ogni caso, niente panico. Questa localizzazione funziona solo se usate la funzione Persone vicine e avete attivato la geolocalizzazione. Sugli iPhone recenti, inoltre, non fornisce indicazioni precise in nessun caso, grazie alle nuove funzioni salvaprivacy di iOS 14. Provate con i vostri amici.

 

Fonte: Ars Technica.