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Presunte prove di Putin sull’11/9, Affaritaliani copia un articolo-fuffa. A sua volta copiato

Presunte prove di Putin sull’11/9, Affaritaliani copia un articolo-fuffa. A sua volta copiato

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “motogio”.

Stamattina Affaritaliani.it ha pubblicato un articolo intitolato “11 settembre opera degli Usa”. Putin: ho le prove. Le mostrerò. Subito s’è scatenato l’interesse per la notizia sensazionale, ma tranquilli: è solo fuffa. Di fatti, in quell’articolo, non ce n’è manco uno.

Dal titolo sembrerebbe che Putin abbia fatto delle dichiarazioni precise, ma leggendo il testo risulta subito che si tratta soltanto di una “indiscrezione” che circola sui “media russi” (non viene detto quali) e che alcuni “analisti” (non viene detto chi) hanno “ipotizzato” (quindi non hanno niente di concreto in mano) che Putin “si sarebbe” (condizionale parachiappe) “organizzato per rilasciare le prove a sua disposizione (ad esempio immagini satellitari) che riveleranno che gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 sono un lavoro interno”.

Il contenuto informativo dell’articolo è zero e le sue fonti sono inesistenti. Se avesse citato la portinaia di casa, l’articolista (faccio fatica a chiamarlo giornalista) ci avrebbe rimediato una figura meno ridicola. A cosa serve un articolo del genere? È un classico clickbait: un articolo dal titolo clamoroso che attira tanti clic, che servono a vendere pubblicità. Roba tipo questa (se avete disattivato Adblock):

“Ehi, stiamo parlando di un attentato con 3000 morti. Mettiamoci un po’ di tette, faremo un figurone.”

Fra l’altro, l’articolo (per usare un’accezione molto generosa del termine) non è firmato. Ma basta usare con un attimo d’attenzione Google per scoprire una coincidenza straordinaria. Guardate questi paragrafi, presi da Affaritaliani:

Ora confrontateli con questi: notate qualche somiglianza?

La seconda versione è tratta da ECplanet.com, sito che pubblica qualunque tesi strampalata sugli UFO, la fine del mondo, i cerchi nel grano e le presenze aliene nelle mutande di Belen, ed è firmata da Edoardo Capuano. Visto che l’articolo su ECplanet risale al 3 giugno, si direbbe proprio che Affaritaliani ha copiato da lì, e anche con un bel ritardo.

Ma anche ECplanet non è la fonte originale, perché a sua volta ha preso le informazioni altrove, avendo perlomeno il buon gusto di citarne la provenienza: ha tradotto un articolo del sito Tellmenow.com, che a sua volta ricopia un articolo del 20 maggio scorso su MrConservative. Anche quello, ovviamente, del tutto privo di fonti. Sono solo chiacchiere in libertà e congetture, fatte anche in questo caso per ospitare un bel po’ di spot.

Molto rumore per nulla, insomma. No, non per nulla: per fare soldi con le pubblicità, spacciando aria fritta per giornalismo. Se poi in questo modo si butta via la credibilità, pazienza. Tanto la gente clicca sempre su catastrofi, complotti e culi al vento.

Per fortuna c’è Adblock. Usatelo e bloccate le loro pubblicità, lasciando invece attive quelle dei siti che volete sostenere. Toccateli dove hanno ancora un po’ di umana sensibilità: nel portafogli.

L‘11 settembre 2001 a New York, visto dallo spazio

L‘11 settembre 2001 a New York, visto dallo spazio

Credit: NASA.

Dal diario dell’astronauta Frank Culbertson, che era a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e scattò questa e altre fotografie: “È orrendo vedere il fumo scaturire dalle ferite del tuo paese da un punto d’osservazione così fantastico. La dicotomia di trovarsi su un veicolo spaziale dedicato al miglioramento della vita sulla Terra e di assistere alla distruzione della vita con atti così intenzionali e terribili è una scossa alla psiche, chiunque tu sia…. Le lacrime non scorrono allo stesso modo nello spazio.”

Queste sono le riprese video che realizzò quel giorno:

Culbertson ricorda gli eventi dell’11 settembre in questo video:

Vide anche il crollo di una delle Torri, e lo squarcio al Pentagono, quel giorno. Non sapeva ancora che in quello squarcio era perito un suo compagno di corso, Chic Burlingame, uno dei piloti del volo American Airlines 77. Per lui suonò il Silenzio a bordo della Stazione.

11 settembre: le teorie cospiratorie continuano

2014/06/07: Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it qui ma ora non è più disponibile presso il sito originale, per cui lo ripubblico qui, forzandogli la data di pubblicazione originale (2011/09/11).

Sono passati 10 anni e ancora c’è chi parla, in Rete ma non solo, di Torri Gemelle demolite con esplosivi segreti, di aerei fantasma al Pentagono e di un cratere troppo piccolo nel campo della Pennsylvania dove cadde il quarto degli aerei di linea dirottati e fatti schiantare quel limpido martedì mattina di settembre. Queste tesi di complotto, drammatiche e spettacolari, non prosperano più come qualche anno fa ma sopravvivono a qualunque debunking basato sui fatti tediosi e sulle aride smentite degli esperti.

Così il cospirazionismo sull’11 settembre è diventato immortale come lo sono da tempo le tesi di complotto sull’assassinio del presidente Kennedy e di John Lennon, sullo sbarco sulla Luna e sugli Ufo precipitati a Roswell nel 1947. I processi psicologici sono identici: il bisogno innato di trovare spiegazioni semplici alle cose complesse, il rifiuto istintivo di accettare che la vita è dannatamente random e la pretesa che grandi eventi debbano avere grandi cause. Credere al complotto significa inoltre sentirsi più sapienti degli altri, che sono incapaci di cogliere la realtà nascosta delle cose.

Una delle tesi di complotto più antiche e longeve intorno all’11 settembre riguarda il Pentagono. A marzo del 2002 il sito francese Asile.org lancia l’idea che il Pentagono non sia stato affatto colpito da un aereo di linea ma da un missile o un drone, grazie a una scelta astuta delle fotografie in cui la breccia d’impatto è provvidenzialmente coperta quasi per intero dal getto di un idrante e non si vedono i rottami d’aereo ben visibili in altre immagini. La popolarità di Asile.org è istantanea e planetaria, ma è solo marketing virale per un libro, L’Effroyable Imposture, che frutterà al suo autore, Thierry Meyssan, ben un milione di euro, nonostante contenesse perle come l’asserzione che negli aerei di linea il carrello scende automaticamente (chiedete a qualunque pilota).

L’idea del “buco troppo piccolo al Pentagono” è tuttora gettonatissima fra i fanboy del complotto, nonostante le foto che mostrano la breccia per intero e i rottami d’aereo (con tanto di numeri di serie), i 55 testimoni oculari (compresi colleghi giornalisti) che videro l’aereo della American Airlines e i resoconti dei vigili del fuoco (raccolti nel libro Firefight), che estrassero brandelli di cadaveri con le divise degli assistenti di volo.

Per le Torri Gemelle, l’idea di fondo che furono distrutte da qualcosa diverso dagli aerei persiste tuttora, ma nel corso degli anni ha subìto notevoli evoluzioni. Il già citato Meyssan scrisse che gli aerei furono telecomandati; altri sostennero che si trattasse di ologrammi o che gli aerei fossero privi di finestrini (il testimone vide l’aereo da vari chilometri di distanza e in controluce) o dotati di un pod, un rigonfiamento anomalo sotto la fusoliera (era semplicemente il vano del carrello).

La tesi della demolizione controllata fu alimentata inizialmente dalle testimonianze di rumori di esplosioni (erano in realtà i boati causati dai crolli locali dei solai) e dagli sbuffi visibili durante il crollo, che fecero teorizzare che le Torri fossero state distrutte da cariche esplosive. Poi fu fatto notare che nei video dei crolli delle Torri mancava un particolare essenziale: il botto inconfondibile e insopprimibile degli esplosivi.

Così fu teorizzata una demolizione silenziosa, grazie a una sostanza chiamata “termite”, che brucia a temperature altissime ed è in grado di fondere l’acciaio. Teoria interessante, ma smentita dai fatti: la termite è troppo lenta e ce ne vuole troppa. Le dimostrazioni organizzate dai complottisti furono degli Epic Fail. Nessun problema: qualche anno fa fu proposta la “nanotermite”, miscela ancora più reattiva, che sarebbe stata applicata come vernice alle colonne del World Trade Center. I chimici hanno spiegato che una vernicetta del genere produrrebbe meno energia di un foglio di carta che brucia e che i presunti residui di “nanotermite” sono semplicemente resti delle varie vernici antiruggine applicate all’acciaio delle Torri, ma ultimamente la demolizione a mezzo vernice è la teoria più in voga.

I vigili del fuoco hanno giustificazioni meno fantascientifiche per i crolli: i circa 40.000 litri di carburante riversati dentro ciascuna Torre dagli aerei appiccarono incendi vastissimi. Il carburante bruciò in pochi minuti, ma ormai moquette, carta, tramezze e mobili erano in fiamme; gli incendi continuarono, ma non fusero l’acciaio della struttura. Però lo scaldarono, e a 600°C l’acciaio per costruzioni perde gran parte della propria capacità di carico: il collasso era inevitabile. La resistenza dei piani intatti sottostanti quelli in fiamme fu insufficiente a frenare le migliaia di tonnellate di macerie in caduta.

Per il Volo 93, quello precipitato in Pennsylvania, si teorizzò sin da subito un abbattimento da parte dei militari (e, confesso, lo sospettai anch’io), ma la distribuzione troppo compatta dei rottami indicò che l’aereo era caduto intero. Così l’attenzione si spostò sul cratere stranamente modesto e sul numero esiguo di rottami, suscitando ipotesi di messinscena che persistono tuttora. Inutile ricordare che altri impatti verticali di aerei di linea (United 585, 1991; PSA 1771, 1987) avevano prodotto crateri altrettanto compatti e poveri di rottami e che in Pennsylvania furono recuperati 1500 frammenti di resti umani dei passeggeri insieme ai loro effetti personali e alle “scatole nere”.

Visto il sostanziale flop delle tesi riguardanti Pentagono e Torri Gemelle, oggi l’attenzione dei cospirazionisti hardcore si è spostata su un terzo grattacielo crollato a New York, l’Edificio 7. La sua caduta, specialmente se vista con occhi inesperti, ha in effetti l’aspetto di una demolizione intenzionale. Ma i vigili del fuoco di New York, che erano lì e non hanno studiato l’11 settembre guardando Youtube, dicono che il crollo fu dovuto ai grandi incendi appiccati nell’edificio dal crollo di una delle Torri e fu ampiamente previsto, tanto che non causò la morte di nessuno. Oltretutto manca un movente credibile per la sua demolizione.

La voglia di complotti, insomma, persiste, alimentata dai guadagni dei guru cospirazionisti: l’associazione Architects and Engineers for 9/11 Truth, che raduna architetti e ingegneri ancora convinti della demolizione delle Torri con esplosivi, da sola ha incassato nel 2009 circa 344.000 dollari. Se rinasco, nella prossima vita farò anch’io il complottista.

11/9, nuova intervista a un tecnico: come crollarono le tre torri del World Trade Center

11/9, nuova intervista a un tecnico: come crollarono le tre torri del World Trade Center

I crolli delle Torri Gemelle e dell’Edificio 7 in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001 sembrano impossibili e misteriosi ai non addetti ai lavori e ai complottisti che vogliono a tutti i costi trovare una cospirazione in cui credere per non pensare alla realtà. Ma per chi è del mestiere hanno una dinamica non solo spiegabile, ma anche da studiare per trarne lezioni di sicurezza in caso di incendi e terremoti.

I colleghi del gruppo Undicisettembre hanno intervistato in proposito Charles Clifton, professore di Ingegneria Civile alla University of Auckland, in Nuova Zelanda. Le sue spiegazioni sono chiare e illuminanti. Se vi interessano, le trovate in questo articolo (in italiano) e in originale inglese. Se preferite credere alle fantasie paranoiche di un ex fotografo o di un baffuto giornalista invece che alla competenza dei tecnici, fatemi una cortesia: non perdete tempo a postare commenti. E se fate figli, ricordatevi di non andare da un ostetrico, ma da uno che crede alle cicogne che portano i bambini.

11/9, un’altra “prova di complotto” smantellata dagli esperti

11/9, un’altra “prova di complotto” smantellata dagli esperti

L’immagine mostrata qui accanto viene spesso presentata dai sostenitori delle tesi di cospirazione intorno agli attentati dell’11 settembre 2001 come una prova che gli incendi nelle Torri Gemelle non erano sufficienti a giustificarne il crollo.

A prima vista, infatti, la scala cromatica delle temperature mostrata nell’immagine termografica degli incendi sembra indicare che le temperature delle fiamme non superarono i 120°C.

La spiegazione, come sempre, va cercata chiedendo agli esperti, per non arrivare a conclusioni sbagliate. Purtroppo i complottisti non sembrano aver ancora capito questo semplice concetto.

Il gruppo Undicisettembre ha invece contattato gli esperti, specificamente le persone responsabili delle riprese termografiche fatte quel giorno, e li ha intervistati, ottenendo una spiegazione tecnica logica e ovvia (col senno di poi) che non richiede alcun misterioso incendio “freddo”. Se vi interessa, l’intervista (realizzata da Skybuck e coordinata da Brain_Use), è disponibile su Undicisettembre.info in italiano e nell’originale in inglese.

I dodici dell’11/9

I dodici dell’11/9

AP Photo/Mark Lennihan (fonte)

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ringrazio Mattia Butta per la segnalazione delle dichiarazioni di Paolo Bernini.

Un altro 11 settembre, un altro anniversario. Sono passati dodici anni, a New York oggi c’è un nuovo grattacielo al posto delle Torri Gemelle. Il mondo è andato oltre.

Ma ci sono ancora coloro che, come ha fatto proprio oggi alla Camera il deputato italiano Paolo Bernini (quello del microchip sottopelle; video qui), che si ostinano a vivere nel passato e si accaniscono a teorizzare complotti sempre più fantasiosi, senza rendersi conto che è il tempo stesso a smontare inesorabilmente le loro costruzioni mentali, come ho scritto qui un anno fa.

È infatti passato un altro anno senza che nessuno dei presunti cospiratori abbia confessato, senza che nessuna delle annunciate dittature del Nuovo Ordine Mondiale si sia concretizzata, senza che nessuno dei sedicenti esperti pro-complotto sia riuscito a scrivere una relazione tecnica a supporto delle tesi alternative che abbia superato il vaglio dei colleghi in una rivista di settore.

Il blog Undicisettembre, con il quale ho l’onore di collaborare, ha pubblicato oggi non una risposta ai tediosi quesiti dei complottisti, ma un’intervista a Steven Mondul, del Dipartimento dei Trasporti della Virginia. Uno che era lì, ha vissuto direttamente quei momenti al Pentagono e che ha risposto a una domanda tecnica irrisolta da tempo: ma le telecamere di sorveglianza del traffico intorno al Pentagono non registrarono nulla? La sua risposta, insieme al suo racconto dell’esperienza personale di quel giorno di dodici anni fa, sono a vostra disposizione in traduzione italiana e in originale inglese.

Il delirio del giorno: complottista undicisettembrino, leone da tastiera

@pupazzo attivissimo
Vedo che hai evitato di rispondere alle domande semplici che ti ho posto e hai preferito lanciarti in attacchi personali.

quali domande? sei proprio finto
ma se sei te che ogni volta che c’è una domanda scomoda scappi come un leprotto. guarda che ti si legge in faccia il terrore che ti assale quando ti fanno una domanda che non ti piace
mazzucco ti ha fatto tremare parecchio, qua hai il potere di gestire i commenti, e hai tutto il tempo che vuoi per poter calcolare le risposte acidelle da ragazzina di 15 anni che ha appena capito di averla


“Stupidocane,

Andrea Parri sta cercando di farti perdere tempo scrivendogli risposte sincere che non serviranno a smuoverlo di un millimetro.

Non mi sognerei di dirti come devi o non devi spendere il tuo tempo, ma ti chiedo di trasferire la discussione altrove (al di fuori di questo blog; via mail, per esempio) perché non desidero regalare altra ospitalità al Parri, dopo i suoi insulti e le sue offese.

Lascio spazio a entrambi qui per scambiarvi le coordinate per proseguire la discussione in privato, se volete.”

ma come? non era mazzucco che cancellava i commenti degli utenti ostili?
dai retta attivissimo, ma ci sei o ci fai? dal vivo smonto in 1000 pezzetti te e tutte le fandonie che vai dicendo in giro da sempre
sei un patetico pallone gonfiato, bugiardo e in malafede. prega di non incontrarmi a una tua conferenza, che dovrai scappare per non essere linciato dal tuo pubblico

censura pure questo commento, tanto l’importante è che lo leggi e rifletti, sempre se hai qualche cellula del tuo cervello ancora sana da farti vergognare un po’.
ogni giorno tu stai offendendo i 3000 delle torri, 300.000 civili iraqeni e 5000 soldati americani morti, oltre ad essere complice a livello mediatico della crisi che stiamo vivendo, venendo meno al tuo compito da giornalista
da quante notizie false che hai diffuso dovresti uscire di casa strisciando per terra per 2 anni di fila baciando il suolo

guardati le spalle da ora in poi, te lo do come consiglio

Andrea Parri, commento inviato a questo blog (link), 8 settembre 2013. Le parole non in grassetto sono citazioni di miei commenti.

Per ricordare perché è inutile cercare di dialogare con i complottisti undicisettembrini e quali sono i loro metodi.

L’undicesimo 11 settembre

L’undicesimo 11 settembre

Da tempo non mi occupo più delle tesi di complotto intorno agli attentati dell’11 settembre 2001 per una ragione molto semplice: è il passare stesso del tempo a sbugiardarle. Undici anni dopo, lo stesso coretto di cocciuti cerca ancora di attirare l’attenzione su di sé per vendere libri e DVD. Cerca di trasformare una tragedia con tremila morti in uno spettacolino a base di scontri personali, come se proclamarsi trionfanti su di me o su qualche altro debunker in qualche remoto rivolo di commenti su Youtube rappresentasse una vittoria. Invece di andare in tribunale a mettere alla prova le proprie presunte verità, si autogratifica predicando ai convertiti tramite l’ennesimo inconcludente giro di video e dibattiti. Ai quali non fa più caso nessuno, se non per notare il cattivo gusto di presentarli e tenerli proprio nel giorno della commemorazione dei morti.

Cari complottisti dell’11 settembre, avete fallito. Avete avuto la vostra occasione, a metà degli anni Duemila, in cui eravate riusciti a destare l’interesse dei media. Avete avuto il vostro momento di necrofilo splendore nel freddo sole di settembre che filtrava dalla polvere delle macerie delle Torri Gemelle. E invece di stimolare il dibattito e l’indagine sui veri punti oscuri dell’11/9, avete sprecato la vostra occasione blaterando di ologrammi, aerei fantasma, microonde dallo spazio e nanotermite magica: al vostro repertorio mancavano soltanto gli unicorni mannari invisibili. Non sono stati i debunker o i poteri forti a fregarvi: vi siete fregati con le vostre stesse mani, per il semplice fatto di non aver fatto nulla se non strillare assurdità. Più passa il tempo senza che riusciate a concludere niente, più somigliate a quelli che insistono che Elvis Presley in realtà è ancora vivo ed è stato visto travestito da cameriere in un ristorante di Milwaukee.

Quello che c’era da dire, in risposta alle tesi alternative, è già stato detto. Anche perché da anni, ormai, le tesi che girano sono sempre le stesse: trite, incoerenti, già sentite e già smontate.

Per cui vi saluto. Andate pure avanti senza di me. Non lanciatemi sfide vuote, che non fanno altro che mostrare quanto siete ansiosi di buttarla in rissa pur di riconquistare la ribalta di cui siete così affamati. Il blog Undicisettembre, al quale ho dedicato molti anni insieme ai colleghi d’indagine, ha da tempo voltato pagina e sta pubblicando una serie di interviste personali ai testimoni diretti degli attentati e delle loro conseguenze: i vigili del fuoco Lenny Curcio, Dan Potter e John Picarello, il soccorritore Daniel Nimrod, il giornalista Jamie McIntyre, l’ufficiale di polizia Jacqueline Padilla Curcio, i sopravvissuti Jean Potter e Gina Lippis, e tanti altri. Queste sono le vere voci dell’11 settembre. Loro erano lì; voi no. Il resto è solo lo schiamazzo degli sciocchi.

Per favore: non riaprite il dibattito sulle tesi di complotto nei commenti. Non è me che dovete convincere: io non conto nulla. Se credete davvero di avere delle prove convincenti, organizzatevi e presentatele in tribunale, invece di friggere l’aria nei commenti di un blog.

Non ho tempo per rispondere a tutti i commenti e non ho intenzione di offrire questo spazio come pulpito per le tesi di complotto. Quindi per favore non chiedetemi di ripetere per l’ennesima volta le risposte che ci sono già su Undicisettembre.info e non venite qui a presentare tesi di complotto: le cestinerò. Grazie.

11/9, l’FBI pubblica nuove foto dei rottami dell’aereo al Pentagono. Quello che non c’era, secondo i complottisti

11/9, l’FBI pubblica nuove foto dei rottami dell’aereo al Pentagono. Quello che non c’era, secondo i complottisti

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L’FBI ha pubblicato una serie di immagini in gran parte inedite dei danni e dei rottami d’aereo al Pentagono. La serie completa è su Undicisettembre.info: qui segnalo solo quelle che mostrano i famosi rottami d’aereo che secondo i complottisti non c’erano (ignorando disinvoltamente le foto di rottami pubblicate subito dopo gli attentati). Allora questi come sono arrivati sul prato del Pentagono? E chi ce li ha messi i brandelli di corpi che si scorgono in alcune delle immagini?

Chiedetelo a Giulietto Chiesa, Massimo Mazzucco e agli altri sostenitori delle tesi alternative. Perché a dieci anni di distanza dagli attentati dell’11 settembre 2001, questi grami mercanti del nulla non sono ancora riusciti a dare una “versione non ufficiale” che spieghi questi dettagli senza sconfinare nel ridicolo. Altre foto già note dei rottami sono raccolte qui su Flickr.

Intanto il mondo va avanti, lasciandosi dietro questi dinosauri, e i veri nodi dell’11 settembre vengono al pettine: i Lloyds hanno avviato una causa contro alcuni cittadini ed enti benefici sauditi, accusandoli, sulla base di documenti ottenuti da Wikileaks, di aver contribuito materialmente al finanziamento di Al-Qaeda. Un argomento sul quale il governo statunitense ha sistematicamente cercato di glissare per non offendere l’Arabia Saudita e gli immensi interessi petroliferi della zona.

Intanto che i complottisti berciavano di aerei fantasma e demolizioni controllate, gli investigatori seri si sono dati da fare a scavare nelle vere zone grigie dell’11 settembre.

Questa fotografia era già stata pubblicata nel libro Pentagon 9/11 (2007).

Un frammento di pneumatico e un cerchione compatibili con quelli di un Boeing 757, vicino alla breccia d’uscita. Dettaglio di un’inquadratura più ampia pubblicata su su Undicisettembre.info.

Rottami con forme e rivettature tipiche d’aereo, vicino alla breccia d’uscita. Dettaglio di un’inquadratura più ampia pubblicata su su Undicisettembre.info.
Compitini per i complottisti undicisettembrini

Compitini per i complottisti undicisettembrini

11/9: sette anni di teorie “alternative” liquidate dai fatti

Si avvicina la ricorrenza dell’11 settembre e inevitabilmente si riaccendono le discussioni sugli attentati del 2001. La televisione italiana ha toccato l’argomento su Raitre nella trasmissione di Mario Tozzi, Pianeta Files; ne trovate un commento qui sul blog Undicisettembre, che ormai contiene oltre 600 articoli d’indagine (e una FAQ piuttosto esauriente). Anche la televisione svizzera ha parlato delle teorie alternative sull’11/9 intervistando i complottisti elvetici (in streaming qui, in francese).

Ho un paio di compitini per i veritardi che non hanno ancora capito che le teorie alternative, con le loro Torri Gemelle demolite con la dinamite infilata di nascosto o le microonde o la vernice esplosiva applicata a pennello, con i loro aerei che al Pentagono scompaiono per essere sostituiti da missili che però nessuno vede, e con tutto il codazzo di paccottiglia da vendere, sono un esercizio di squallore che è uno schiaffo in faccia alle vittime (come dice chiaramente qui il pompiere Frank Papalia, intervistato dalla BBC).

Andate al Mémorial di Caen, in Francia, dove c’è la mostra con i reperti degli attentati, con i pezzi degli aerei che non c’erano e gli effetti personali dei passeggeri che secondo i complottisti se la sono svignata alle Bahamas simulando la propria morte: un lettore del Disinformatico, Mattia, ha preparato un servizio fotografico della mostra per darvi un’anteprima.

Se non ce la fate ad andare così lontano, potete più semplicemente fare un salto a Padova, dove c’è il monumento commemorativo dell’11 settembre, alle Porte Contarine, e c’è tuttora un grande pezzo dell’acciaio delle Torri Gemelle: quello che i vostri colleghi veritardi dicono sia stato fatto sparire in tutta fretta per nascondere le prove della demolizione controllata.

Queste sono soltanto alcune delle tantissime foto che gli agenti del Disinformatico hanno scattato quando ho chiesto una ricognizione a Padova qualche settimana fa (era questa la “missione segreta”). Pubblicherò le altre nei prossimi giorni, dopo aver completato la preparazione per la conferenza di Lugano insieme agli esperti di settore che si terrà dopodomani.