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Demolizioni controllate al WTC?

Demolizioni controllate al WTC?

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Una delle affermazioni predilette dei sostenitori di ipotesi alternative agli attentati dell’11 settembre (non li chiamo “complottisti”, perché altrimenti s’arrabbiano) è che le torri del World Trade Center siano state abbattute non dall’impatto degli aerei e dal conseguente incendio, ma da cariche esplosive piazzate precedentemente negli edifici.

Ho evidenziato la parola torri perché in quest’articolo parlo soltanto del WTC 1 e 2; il crollo dell’altro edificio assai controverso, il WTC 7, è un altro paio di maniche da discutere separatamente. Vi pregherei sin d’ora di limitare i commenti al tema specifico delle torri.

La “prova” principale portata a supporto di quest’affermazione è che il crollo delle torri è “troppo veloce”: le torri, dicono, sono crollate a velocità simili a quella della caduta libera, senza alcun effetto frenante prodotto dalla resistenza dei piani sottostanti. L’effetto frenante manca, affermano costoro, perché i piani sottostanti non hanno opposto resistenza, e l’unico modo per far sì che non opponessero resistenza era farli saltare progressivamente con delle cariche accuratamente temporizzate.

Si può tentare di obiettare, usando un po’ di buon senso, che una demolizione controllata di quelle dimensioni (due grattacieli di 400 metri, larghi 64 metri) non s’improvvisa e che i suoi preparativi non passerebbero inosservati. Oltretutto sarebbe bastato un minimo errore per fare una figuraccia colossale e rivelare il trucco. Ma i sostenitori delle realtà alternative controbattono con pagine su pagine di calcoli di accelerazioni, decelerazioni, resistenze dei materiali, analisi cronometrate dei filmati, reperti sismografici, e quant’altro.

Di fronte alla massa impressionante di calcoli dall’aria molto erudita si può restare intimiditi. Una controanalisi è alla portata di pochi, e comunque lascia il dubbio ed è poco comprensibile. Così molti si lasciano sedurre dall’apparente serietà del metodo matematico utilizzato e accettano la teoria della demolizione controllata. Sarà stato anche difficile minare di nascosto due grattacieli per un totale di oltre duecento piani di 3600 metri quadri ciascuno, ma se i calcoli dimostrano che non poteva cadere così in fretta come tutti abbiamo visto, vuol dire che i geni della CIA (o del Mossad o degli Illuminati, a seconda dei gusti) l’hanno fatto.

Invece di una controanalisi matematica, vorrei proporre un’argomentazione più semplice e diretta, comprensibile a tutti: una foto il cui contenuto mostra così chiaramente l’errore di fondo dei calcoli dei sostenitori della demolizione controllata da dissipare ogni dubbio. Una foto, oserei dire, taurocefalectomica.

Immagine 12.png

Questa foto (e in Rete ne trovate molte altre analoghe) mostra la pioggia di frammenti durante il crollo di una delle due torri. I frammenti che stanno cadendo lateralmente si trovano, in quest’istantanea, molto più in basso della sommità di quel che resta della torre.

Poiché si tratta di frammenti metallici, alcuni dei quali hanno dimensioni notevolissime, possiamo escludere che stiano planando, frenati dall’aria. Vista la forma arcuata delle loro traiettorie (visibile nei filmati e testimoniata dalla forma della nube di polvere), inoltre, possiamo escludere che vengano spinti verso il basso da qualche forza che si aggiunge alla gravità.

Quei frammenti sono, quindi, in caduta libera, e cadono alla velocità e con l’accelerazione imposte dalla forza di gravità, senza sconti (salvo la trascurabile resistenza dell’aria) e senza aiutini. E’ inoltre evidente che i frammenti provengono dalla parte della torre che in questa foto si è già sbriciolata, quindi provengono da una quota superiore o perlomeno uguale a quella dell’ultimo piano ancora intero.

Ma se quei frammenti sono in caduta libera e sono partiti da un’altezza superiore alla sommità del moncone della torre, e se si trovano una ventina di piani più in basso del punto più alto di quel che resta della torre, vuol dire che la torre sta crollando a una velocità inferiore a quella di caduta libera.

Pertanto, l’affermazione “le torri sono crollate a velocità di caduta libera” è falsa e non può essere usata come premessa per tentare di dimostrare l’ipotesi della demolizione controllata. Con buona pace di chi ha speso ore a sciorinare calcoli evidentemente basati su premesse fallaci.

Diffusi due nuovi video dell’impatto al Pentagono. Non si vede niente di risolutivo

Diffusi due nuovi video dell’impatto al Pentagono. Non si vede niente di risolutivo

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Il Dipartimento della Difesa statunitense ha diffuso oggi due filmati che mostrano gli istanti dell’impatto avvenuto l’11 settembre 2001 al Pentagono.

I filmati erano stati annunciati dall’associazione statunitense Judicialwatch.org come risolutivi nel “mettere a tacere le ipotesi di complotto riguardanti il volo American Airlines 77”, ma in realtà non mostrano praticamente nulla che non si fosse già visto nei fotogrammi pubblicati poco dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Chi sperava di trovare nei nuovi filmati immagini chiare di un aereo di linea che colpisce il Pentagono dovrà attendere ancora.

Infatti uno dei due filmati è quello della medesima telecamera di sorveglianza della quale erano già stati mostrati anni fa i fotogrammi più significativi; l’altro filmato, invece, proviene da un’altra telecamera situata a pochissimi metri di distanza dalla prima e quindi mostra gli eventi da un’angolazione pressoché identica. Entrambi i filmati sono in realtà una sequenza di immagini fisse a bassa risoluzione, e il numero di fotogrammi al secondo non consente una visione fluida.

I filmati sono disponibili in formato Youtube (Flash) su Judicialwatch (qui) in streaming (WMV) su Defenselink.mil (rispettivamente qui e qui), e in formato Real sulla BBC (qui e qui in sintesi con commento e analisi). Alcuni fotogrammi salienti sono qui.

Il primo filmato (quello mai visto prima) dura 3 minuti e 11 secondi e non mostra nulla di rilevante fino a 1:08, quando passa un’auto della polizia (forse la stessa visibile in alcune foto); a 1:24 avviene l’impatto (i tempi sono riferiti alla versione pubblicata su Judicialwatch). L’aereo è completamente invisibile, tranne forse in un fotogramma, quello che vedete qui sopra, nel quale si scorge qualcosa che potrebbe essere la parte anteriore di una fusoliera.

Si vede poi la palla di fuoco già nota e si scorgono frammenti molto grandi che vengono proiettati in alto verso l’interno del Pentagono. A 1:34 circa c’è un elemento nuovo: si scorgono alcuni frammenti di dimensioni modeste che cadono nelle vicinanze della telecamera. A 2:32, un’auto (forse quella vista prima) corre sul prato del Pentagono verso la zona dell’esplosione.

Il secondo filmato (quello del quale erano già stati pubblicati alcuni fotogrammi) è pressoché identico al primo e dura 3 minuti e 22 secondi. Rispetto ai suoi fotogrammi già pubblicati, l’inquadratura è leggermente più larga (si vede la vignettatura negli angoli). Il filmato inizia con l’arrivo dell’auto di polizia. A 0:24 mostra una macchia bianca che ha l’aspetto di una scia di fumo e un paio di pixel che precedono questa scia, sporgendo oltre il contorno degli alberi ed edifici sullo sfondo, e non sono presenti negli altri fotogrammi: questi pixel potrebbero mostrare la deriva di un aereo e la scia di fumo potrebbe essere polvere sollevata dall’oggetto o fumo rilasciato dai motori dopo aver aspirato i frammenti dei pali della luce colpiti durante l’avvicinamento.

Anche in questo secondo filmato si scorgono grandi frammenti proiettati oltre il Pentagono (0:28), una chiazza rosso fuoco a 00:29 nelle vicinanze della telecamera (un riflesso? un frammento?). A 0:34 c’è un repentino cambio di luminosità che produce una forte sovraesposizione: non è chiaro il motivo per cui si verifica. I frammenti caduti nelle vicinanze, visti nell’altro filmato, non sono visibili.

A 0:53 entra momentaneamente nell’inquadratura una persona. A 1:26 si vede sfrecciare l’auto della polizia sul prato del Pentagono. A 1:29 la sbarra del cancello d’ingresso si alza senza che passino auto (forse viene alzata per agevolare i soccorsi). A 2:02 si scorge qualcuno o qualcosa muoversi nella parte sinistra dell’inquadratura. A 2:51 entra di corsa un’auto bianca priva di insegne militari o di polizia. Nient’altro.

Uno dei pochi aspetti interessanti dei “nuovi” filmati è che permettono di notare più chiaramente la brevissima durata della palla di fuoco, sostituita subito da una colonna di fumo, e il suo sviluppo. Per la sua forma ed evoluzione, la palla di fuoco è compatibile con l’incendio di una grande quantità di materiale infiammabile e non con un’esplosione (che non formerebbe volute ma proietterebbe materiale in tutte le direzioni).

Vale la pena, inoltre, notare la ragione per la quale i filmati non sono stati divulgati prima: perché si attendeva la fine del processo contro Zacarias Moussaoui, accusato e condannato per aver partecipato alla preparazione degli attentati:

“This is in response to your December 14, 2004 Freedom of Information Act Request, FOIA appeal of March 27, 2005, and complaint filed in the United States District Court for the District of Columbia,” wrote William Kammer, Chief of the Department of Defense, Office of Freedom of Information. “Now that the trial of Zacarias Moussaoui is over, we are able to complete your request and provide the video.”

[da Judicialwatch.org]

Per il resto, nulla di nuovo. Gli appassionati delle ipotesi di complotto possono continuare a ricamare le loro trame più o meno sconclusionate.

Lo stillicidio dei filmati, tuttavia, potrebbe riservare qualche novità più ricca. Infatti Judicial Watch ha chiesto al governo USA, sulla base del Freedom of Information Act che consente ai cittadini di esaminare le informazioni governative, di pubblicare anche le registrazioni dell’attacco fatte dallo Sheraton National Hotel, dalla stazione di rifornimento Nexcomm/Citgo, dalle telecamere di sicurezza del Pentagono e dal Dipartimento dei Trasporti della Virginia. Ora che il processo Moussaoui è finito, è plausibile che verranno divulgati anche questi filmati. Staremo a vedere.

Dettagli su volo UA93 e Pentagono emergono al processo Moussaoui

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “oop117” e “odescalchi”.
L’articolo è stato aggiornato rispetto alla sua pubblicazione iniziale.

Scrivo qui alcuni rapidi appunti sulle ultime notizie riguardanti la ricostruzione degli attentati dell’11 settembre. Per coloro che affermano che le “scatole nere” degli aerei dell’11 settembre sarebbero misteriosamente irreperibili, va notato che perlomeno i due registratori di volo (voce e dati) del volo United Airlines 93, quello caduto vicino a Shanksville, in Pennsylvania, sono stati recuperati e sono sopravvissuti all’impatto.

Le “scatole nere” degli altri voli sono, secondo la versione ufficiale, recuperate ma inservibili (quelle al Pentagono) e non sono mai state trovate (quelle al World Trade Center; in quest’ultimo caso c’è una testimonianza contraria non confermata).

Le foto dei registratori di volo dell’UA93, insieme ad altre dei resti del volo, sono sul sito della BBC. La trascrizione in inglese della registrazione audio, dalle 9:31 alle 10:03 (momento dell’impatto al suolo), è qui e anche qui. La trascrizione contiene anche un dialogo che indica una certa incompetenza da parte dei dirottatori (“Questa manopola verde?” “Sì, quella”).

Durante il processo attualmente in corso contro Zacarias Moussaoui, accusato di complicità in quanto al corrente dei piani per l’11 settembre, i parenti delle vittime si sono opposti alla divulgazione dell’audio del registratore di volo UA93. Chi era in aula può descrivere quello che ha sentito e chiarire la trascrizione, che non distingue tra le varie voci. Uno dei presenti in aula, Hamilton Petersen, che ha perso padre e matrigna sul volo 93, descrive così alcuni momenti della registrazione in un video dalla BBC (la traduzione è opera mia):

Ho udito almeno due persone, in quelli che sono probabilmente gli ultimi loro istanti, supplicare per la propria vita e rendersi conto che stavano per morire. Più avanti, nel nastro, si ode una persona di lingua straniera che viene attaccata o uccisa dal passeggero [sic] e dall’equipaggio, presumo stesse facendo la guardia dall’esterno alla porta della cabina di pilotaggio. Un’altra cosa risultata chiara, perché l’abbiamo udita in cuffia, era che almeno due terroristi nella cabina di pilotaggio credevano stupidamente ed erroneamente che mostrando l’accetta antincendio alle persone all’interno, “tutte quelle persone” – cito – “che stavano caricando la cabina dall’esterno sarebbero state intimidite”.

Al processo Moussaoui, le informazioni delle due “scatole nere” del Volo 93 sono state correlate fra loro, sincronizzando i dati di volo con l’audio, come racconta la BBC: “L’aereo si è impennato e ha picchiato e oscillato furiosamente prima di schiantarsi”. Non vi è nessuna indicazione di abbattimento o di altri eventi teorizzati dalle ipotesi di complotto.

Ovviamente i sostenitori del complotto argomenteranno che anche questi dati sono frutto di sofisticatissima manipolazione da parte dei mandanti (solitamente identificati con il governo USA o la CIA). Tuttavia viene da chiedersi come sia possibile ordire una serie di manipolazioni così perfette e coerenti, quando lo stesso smisurato talento non è stato usato, per esempio, per “creare” armi di distruzione di massa in Iraq.

Al processo è inoltre emerso (o meglio, si è avuta la conferma) che vi sono numerose foto dell’attacco al Pentagono che non sono state pubblicate e che, per rispetto alle vittime, probabilmente non lo saranno mai [ma c’è un aggiornamento qui sotto]. Le immagini sono state però presentate al processo (nel quale sono proibite le telecamere ma sono ammessi i giornalisti) e mostrano “corpi carbonizzati… frammenti di corpi; una [mostra] un cadavere arso, su un telo di plastica; un’altra [mostra] un tronco umano coperto di cenere bianca”.

Per i sostenitori della tesi della demolizione controllata del World Trade Center, secondo i quali vi sarebbero state cariche esplosive piazzate ad ogni piano del WTC, la BBC pubblica anche una foto che mostra con estrema chiarezza quanto sia stato in realtà tutt’altro che verticale la caduta della torre sud. Si vede l’intero blocco superiore pendere e slittare lateralmente di oltre la metà della larghezza dell’edificio e ruotare su se stesso.

Su un punto, invece, vi sarebbe stata manipolazione dei fatti: dopo il crollo del World Trade Center, l’aria fu dichiarata sicura e respirabile quando non lo era. Le torri contenevano metalli pesanti, amianto e altri materiali molto tossici, che si sono diffusi nell’enorme nube conseguente al crollo.

Le persone con problemi di salute permanenti derivanti dall’esposizione a questi materiali sarebbero almeno 15000, secondo la BBC. James Zadroga, uno dei soccorritori di Ground Zero, è morto a gennaio 2006: il coroner ha diagnosticato che la malattia respiratoria di Zadroga era “direttamente connessa” agli eventi dell’11 settembre. E’ il primo referto di questo genere.

Aggiornamento (2006/06/06)

Parte dei reperti fotografici più impressionanti è stata resa pubblica al termine del processo Moussaoui ed è disponibile qui. Attenzione: alcune foto mostrano corpi umani carbonizzati e sfracellati.

La falsa numerologia dell’undici settembre

La falsa numerologia dell’undici settembre

La versione originale di questo articolo fu pubblicata il 26 settembre 2006 presso Attivissimo.net e viene ripubblicata qui con la stessa datazione per coerenza cronologica e per accorpare qui il materiale disseminato incoerentemente su Attivissimo.net. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

English abstract (il resto è in italiano)

An e-mail circulating on the Internet claims that the number 11 occurs with a disturbing frequency in relation to the 9/11 terrorist attacks. Actually, the “disturbing frequency” only occurs if you choose very carefully among the many numbers linked to 9/11, such as the letter count of the names of all the people involved, the numbers of crewmembers and passengers on the planes, the tail numbers of the aircraft, the times of their takeoff, hijacking and impact… you catch my drift.

The e-mail also claims that verse 9-11 of the Quran contains a prophecy which closely matches the 9/11 attacks and aftermath. However, the actual Koranic verse is entirely different.

Finally, the e-mail also warns that the tail number of one of the hijacked planes, Q33NY, if written in the popular Wingdings font, reveals an astonishing warning of the attacks: a plane flying into two towers, followed by a skull and the Star of David. But Q33NY is not the tail number of any of the hijacked aircraft, and the “towers” are actually sheets of paper in a font composed entirely of symbols.

Il testo dell’appello

Con le solite varianti tipiche delle catene di sant’Antonio, il testo è grosso modo questo:

Valutate un pò voi … IO NON HO PAROLE!

1) New York City ha 11 lettere

2) Afghanistan ha 11 lettere

3) Ramsin Yuseb (il terrorista che minacciò di distruggere le Torri gemelle nel 1993) ha 11 lettere.

4) George W Bush ha 11 lettere

5) Le due torri gemelle formano un 11

Questa può essere un pura coincidenza, ma ora si fa più interessante:

1) New York è l’11° stato

2) Il primo aereo schiantatosi contro le torri gemelle era il volo n° 11

3) Il volo n° 11 portava 92 passeggeri. 9+2=11

4) Il volo 77, che si schiantò anche contro le torri, portava 65 passeggeri. 6+5=11

5) La tragedia si verificò l’11 settembre, o 9/11 (data americana) come lo si conosce ora.

6) La data è uguale al numero dell’emergenza americano 911. 9+1+1=11

Coincidenza? Continua a leggere e fatti la tua idea:

1) Il totale del numero delle vittime negli aerei dirottati era 254. 2+5+4=11

2) L’11 settembre è il giorno n° 254 nel calendario dell’anno. 2+5+4=11

Di nuovo…

3) L’attentato di Madrid accadde l’11/03/2004. 1+1+3+2+4=11

4) La tragedia di Madrid accadde 911 giorni dopo quella delle torri gemelle.

Ed è qui che le cose si fanno parecchio misteriose:

Il simbolo + riconosciuto per gli USA, dopo le Stelle&Strisce, è l’Aquila.

Il versetto seguente è preso dal Corano, il Libro Sacro islamico:

“Perchè è scritto che un figlio d’Arabia sveglierà una terribile Aquila. La collera dell’Aquila si sentirà attraverso le terre di Allah, mentre alcune persone tremarono disperate ancora più allietate: perchè la collera dell’Aquila ripulì le terre di Allah e ci fu pace.”

Questo è il verso n° 9.11 del Corano.

Non siete ancora convinti? Provate questo e vedete come vi sentirete dopo, a me ha fatto drizzare i capelli:

Apri Microsoft Word ed esegui (FALLO SUL SERIO)

1. Scrivi in stampatello Q33 NY.

E’ il n° del primo volo schiantatosi contro le torri gemelle

2. Evidenzia il Q33 NY

3. Cambia la dimensione del carattere in 48.

4. Cambia l’attuale carattere il WINGDINGS 1.

TERRIFICANTE!!!

Datazione e origini

Le prime segnalazioni di questo caso sono giunte al Servizio Antibufala a metà settembre 2006.

Perché è una bufala

Sono stati scelti ed evidenziati soltanto i casi che (magari con un po’ di manipolazione e qualche bugia) danno il totale 11, ma lo stesso giochetto si potrebbe fare con qualsiasi altro numero.

Infatti i dettagli di qualsiasi evento sono ricchi di numeri, e la nostra mente è programmata per notare più le ricorrenze che il disordine: l’appello non fa altro che scegliere arbitrariamente situazioni che danno come risultato 11 e ignorare tutte le altre, per cui ci sembra che le coincidenze siano tante e quindi vi sia una numerologia precisa negli attentati. Inoltre la questione dei caratteri in Word è falsa.

Analizziamo in dettaglio le singole affermazioni dell’appello.

New York City ha 11 lettere

Vero. Ma occorre scegliere di aggiungere “City”, altrimenti le lettere sono sette, non undici.

Afghanistan ha 11 lettere

Vero. Ma perché si cita soltanto l’Afghanistan? I dirottatori erano in gran parte sauditi (“Arabia Saudita” ne ha 13), uno veniva dall’Egitto (sei lettere), uno dal Libano (sei lettere) e due dagli Emirati Arabi Uniti (17 lettere). Anche Osama bin Laden è saudita.

Ramsin Yuseb (il terrorista che minacciò di distruggere le Torri gemelle nel 1993) ha 11 lettere.

Ha undici lettere soltanto se si usa una particolare traslitterazione. Non esiste un modo univoco per traslitterare i nomi arabi dall’alfabeto arabo a quello latino. Per esempio, il cognome citato dall’appello può essere scritto Yousef, Yusuf o Youssef, mentre il nome è spesso scritto Ramzi. Ramzi Youssef sono 12 lettere; Ramzi Yusuf sono 10.

Va notato, inoltre, che l’appello scomoda addirittura il nome di uno degli attentatori dell’attacco al World Trade Center del 1993, senza attingere a quelli del ben più disastroso attentato dell’11 settembre 2001.

George W Bush ha 11 lettere

Vero. Ma soltanto se si include l’iniziale del secondo nome invece di prendere il secondo nome per intero (Walker).

Le due torri gemelle formano un 11

Vero. Ma potrebbero anche essere interpretate come il numero romano 2 e comunque non furono gli unici edifici distrutti l’11 settembre (furono in totale otto; quelli danneggiati sono molto più numerosi).

New York è l’11° stato

Vero. Lo stato di New York fu l’undicesimo a entrare nell’unione, il 26 luglio 1788 (fonte: Usconstitution.net).

Il primo aereo schiantatosi contro le torri gemelle era il volo n° 11

Vero.

Il volo n° 11 portava 92 passeggeri. 9+2=11

Vero. Ma per far comparire l’11 bisogna sommare le cifre e bisogna prendere tutte le persone a bordo, non soltanto i passeggeri: a bordo c’erano 81 passeggeri propriamente detti, di cui 5 erano dirottatori, e 11 membri d’equipaggio. Fra l’altro, il numerologo avrebbe potuto risparmiarsi la fatica di sommare le cifre e prendere direttamente il numero di membri d’equipaggio.

Il volo 77, che si schiantò anche contro le torri, portava 65 passeggeri. 6+5=11

Falso. Il Volo 77 aveva a bordo 58 passeggeri (dirottatori compresi), non 65. Anche tenendo conto dei 6 membri d’equipaggio, il totale delle persone a bordo è 64, non 65. Qui non basta più neanche il trucchetto di sommare le cifre per far spuntar fuori un 11. Inoltre il Volo 77 non colpì affatto il World Trade Center; si schiantò contro il Pentagono.

Dei voli che si schiantarono contro le torri, l’American Airlines 11 aveva a bordo 76 passeggeri, 5 dirottatori e 11 membri d’equipaggio, per cui un 11 salta fuori in qualche modo, come accennato sopra, ma non nel totale, che è 92.

Il volo United Airlines 175 aveva invece a bordo effettivamente 65 persone: 51 passeggeri, 5 dirottatori e 9 membri d’equipaggio. Però accettare il volo 175 al posto del 77 indicato nell’appello significa forzare il testo dell’appello stesso.

La tragedia si verificò l’11 settembre, o 9/11 (data americana) come lo si conosce ora.

Ovviamente vero. Ma questo è il punto di partenza della teoria numerologica, non un suo risultato.

La data è uguale al numero dell’emergenza americano 911. 9+1+1=11

Vero.

Il totale del numero delle vittime negli aerei dirottati era 254. 2+5+4=11

Falso. Facciamo due conti:

  • Volo 77: 6 di equipaggio, 53 passeggeri, 5 dirottatori (totale 64)
  • Volo 11: 11 di equipaggio, 76 passeggeri, 5 dirottatori (totale 92)
  • Volo 175: 9 di equipaggio, 51 passeggeri, 5 dirottatori (totale 65)
  • Volo 93: 7 di equipaggio, 33 passeggeri, 4 dirottatori (totale 44)

Il totale generale è 64+92+65+44 = 265. Undici (ironia della sorte) in più di quello che dice l’appello, e 2+6+5 fa 13, non 11. Potreste obiettare che il conto dipende da cosa si intende per “vittime”. I dirottatori sono vittime? Ma anche togliendo i 19 dirottatori, si arriva a 246, e 2+4+6 fa 12, non 11.

L’11 settembre è il giorno n° 254 nel calendario dell’anno. 2+5+4=11

Vero (negli anni non bisestili).

L’attentato di Madrid accadde l’11/03/2004. 1+1+3+2+4=11

Vero. Anche qui si ricorre al trucchetto di sommare le cifre, che aumenta le probabilità di ottenere un risultato utile alla numerologia.

La tragedia di Madrid accadde 911 giorni dopo quella delle torri gemelle.

Falso. Accadde 912 giorni dopo. Per far quadrare i conti bisogna scegliere il numero di giorni compreso fra i due attentati, che è appunto 911, ma è una scelta ovviamente arbitraria.

Fin qui la numerologia si rivela chiaramente il risultato di una selezione mirata dei numeri che si adattano alla teoria, scartando quelli “sbagliati” e dando un’aggiustatina qua e là.

Basta cercare un po’, e alla fine qualcosa si trova sempre: per esempio, io ho scritto molte indagini sulle bufale che riguardano gli attentati dell’11 settembre, ed è inquietante notare che il mio cognome ha undici lettere (ma quello di molti altri autori d’indagini no).

La controprova: prendiamo un altro numero

Con questo genere di trucchetti si può adattare qualsiasi evento a qualsiasi numerologia. Per esempio, prendiamo il 18, giorno del compleanno di mia moglie, e andiamo a cercare qualche “coincidenza inquietante”:

  • Gli attentati si sono verificati l’11/9, e (1+1)*9 = 18
  • Ci sono 18 lettere in Mohamed Atta al Sayed (il nome completo di uno dei dirottatori piloti)
  • Ci sono 18 lettere in Otis US Air Force Base (la base dalla quale sono partiti alcuni caccia nel tentativo di intercettare i voli dirottati)
  • Gli attentati hanno distrutto o colpito 3 torri e 6 edifici bassi (il WTC 3, 4, 5 e 6; la Chiesa Ortodossa di St. Nicholas, vicino al WTC; e il Pentagono), e 6*3=18.

Visto com’è facile? Ma andiamo avanti, perché da questo punto in poi per far funzionare la storia non bastano più gli adattamenti e le scelte arbitrarie, ma occorrono le vere e proprie bugie.

Dalla scelta arbitraria alla bugia

Andiamo avanti, perché la seconda parte dell’appello cambia approccio.

Ed è qui che le cose si fanno parecchio misteriose:

Il simbolo + riconosciuto per gli USA, dopo le Stelle e Strisce, è l’Aquila.

Il versetto seguente è preso dal Corano, il Libro Sacro islamico:
“Perchè è scritto che un figlio d’Arabia sveglierà una terribile Aquila. La collera dell’Aquila si sentirà attraverso le terre di Allah, mentre alcune persone tremarono disperate ancora più allietate: perchè la collera dell’Aquila ripulì le terre di Allah e ci fu pace.”

Questo è il verso n° 9.11 del Corano.

Falso. Il versetto 11 del capitolo 9 del Corano recita tutt’altro: “11. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, siano vostri fratelli nella religione. Così esponiamo chiaramente i Nostri segni per gente che comprende” (fonte: Corano.it).

Non siete ancora convinti? Provate questo e vedete come vi sentirete dopo, a me ha fatto drizzare i capelli:

Apri Microsoft Word ed esegui (FALLO SUL SERIO)

1. Scrivi in stampatello Q33 NY.

E’ il n° del primo volo schiantatosi contro le torri gemelle

Falso. Il primo aereo a colpire il World Trade Center fu il Volo 11, il cui numero di registro era N334AA. Nessuno degli aerei dirottati aveva il numero di registro Q33NY.

2. Evidenzia il Q33 NY

3. Cambia la dimensione del carattere in 48.

4. Cambia l’attuale carattere il WINGDINGS 1.

Il risultato che si dovrebbe ottenere è quello mostrato qui sotto: un aereo che si dirige verso due “torri” (in realtà sono fogli di carta), un teschio (simbolo di morte) e la stella di Davide (“prova” di un coinvolgimento israeliano o ebraico).

Questa parte della storia gira dai primissimi giorni successivi agli attentati: ne parlò, per esempio, Zeus News con dovizia di dettagli, spiegando che si trattava di un accostamento del tutto casuale e che riguardava oltretutto un font obsolescente. Il font Wingdings, infatti, è ancora in circolazione, ma è stato sostituito dal Webdings sin dal 1997, dopo la “scoperta” di un presunto messaggio antiebraico (un teschio, una stella di Davide e una mano col pollice alzato) nei simboli corrispondenti alle lettere NYC (iniziali di New York City).

Ringraziamenti

Ringrazio Sebastiano per aver snidato un errore che avevo commesso nella stesura precedente di quest’indagine.

Aggiornamento: Umberto Eco cita quest’indagine

Umberto Eco, nel corso della sua lectio magistralis al Festival della Matematica del 2008, ha citato estesamente questa mia indagine, nella sua versione pubblicata dalla rivista del CICAP Scienza & Paranormale. L’audio è scaricabile gratuitamente da Internet presso Auditorium.com (la citazione è a 46 minuti e 20 secondi dall’inizio); il video è stato pubblicato su DVD insieme al numero di febbraio della rivista Le Scienze.

Antibufala: Il volto del demonio nel fumo del World Trade Center

Antibufala: Il volto del demonio nel fumo del World Trade Center

Ripubblico qui un’indagine antibufala ormai storica, risalente al 27 giugno 2002 e inizialmente pubblicata su Attivissimo.net, per accorpare sul Disinformatico il materiale disseminato incoerentemente su quel sito. L’indagine viene riproposta qui con la stessa datazione della sua pubblicazione iniziale (4 settembre 2004) per coerenza cronologica.

English abstract

Several pictures of the September 11 terrorist attack at the World Trade Center seem to show, in the billowing smoke, the face of the devil.
These pictures are not fakes: they have not been altered digitally to produce the “face”. Rather, the human brain is designed to try to pick out familar patterns even when there are none, so the viewer instinctively tends to “find” an extremely familiar pattern, such as a face, in any patternless image, such as billowing smoke. A typical example of this incorrect pattern recognition is the “face in the Moon” illusion. The game of finding shapes in clouds and the well-known Rorschach test (asking a patient to “recognize” shapes in random ink blotches) are other examples.

The innate tendency to impose a pattern on random shapes is known as pareidolia. Coupled with religious beliefs, this leads to the frequent “sighting” of religious symbols in smoke, clouds, patterns in tortillas and in the skin of animals, features of the landscape, and stains on walls (even pieces of burnt toast).

This has nothing to do with ignorance or lack of sophistication: it’s a deeply instinctive process, one of the many clever optical tricks that the brain performs in an attempt to make sense of what the eyes see.

Il testo dell’appello

In realtà più che di un testo si tratta di una serie di immagini ampiamente diffuse su Internet. Sono fotogrammi tratti dalle terribili riprese dell’attentato dell’11 settembre 2001 al World Trade Center. Alcuni di questi fotogrammi, si dice, mostrano inequivocabilmente il volto del demonio fra le volute di fumo causate dall’attacco.

Uno dei fotogrammi è tratto da un filmato della CNN:

Lo vedete? Il presunto volto demoniaco è nella zona inferiore della nube di fuoco e fumo, davanti alla facciata dell’edificio rivolta verso l’osservatore. È evidenziato qui sotto per chiarezza, caso mai non lo trovaste.

Anche un’altra immagine, ripresa dal fotoreporter Mark D. Phillips (come dichiarato presso Stellarimages.com), mostra quelle che sembrano essere le fattezze di un volto, con un accenno di “corna” demoniache.


The source of this image is (C) 2001 by Mark D Phillips and is presented here for discussion purposes only. No copyright infringement is intended.

Al centro dell’immagine mostrata qui sotto, nella nuvola di fumo c’è un volto con la bocca spalancata in un grido di dolore.

C’è anche un’immagine del crollo di una delle torri gemelle che secondo alcuni mostra “il volto di Dio”:

La cosa interessante è che le immagini sono autentiche e non sono state manipolate in alcun modo per creare i lineamenti dei volti.

Ho verificato personalmente che il volto compare per un istante nelle registrazioni delle dirette della CNN. Lo stesso volto, inoltre, appare in piccolo anche in un’altra foto, presa da una diversa angolazione, che ho trovato su Internet; questo sembra confermare ulteriormente l’autenticità del fotogramma.

L’immagine “demoniaca” scattata da Phillips è stata prodotta con una fotocamera digitale e quindi è priva di negativo: Phillips dichiara di non averla manipolata in alcun modo e che si tratta semplicemente uno dei tantissimi scatti fatti quel giorno. L’assenza di manipolazione è confermata dalla Olympus, società produttrice della fotocamera.

Insomma, le foto sono autentiche, e mostrano dei volti: del demonio o di Dio non si sa, ma comunque dei volti. Come è possibile?

Perché è una bufala

Si tratta di un fenomeno ben conosciuto a chi si occupa di percezione a livello scientifico e che ha un nome preciso: pareidolia, ossia la tendenza istintiva e automatica a trovare forme familiari in immagini disordinate.

Tutti abbiamo giocato da piccoli a trovare forme note nelle nuvole. Molti guardano la Luna e vi riconoscono un volto umano, anche se un’occhiata in un qualsiasi telescopio smonta immediatamente l’illusione. Da sempre raggruppiamo le stelle in costellazioni: la Croce del Sud è storta, ma si sembra lo stesso una croce; Cassiopea è solo vagamente a forma di W, ma la identifichiamo lo stesso come una W. Ci piace trovare ordine nel disordine, insomma.

Il nostro cervello è dotato di meccanismi innati e molto sofisticati per il riconoscimento delle forme. Sono meccanismi rivelatisi utilissimi per la sopravvivenza dei nostri antenati, quando era di vitale importanza, per esempio, capire se delle macchie irregolari nell’erba alta erano in realtà il contorno mimetizzato di una tigre affamata.

Riconoscere forme nascoste anche dove non c’erano era più vantaggioso che non vederle dove c’erano: per fare un esempio semiserio, chi non si accorgeva della tigre nascosta finiva mangiato, mentre chi la scorgeva anche dove non c’era faceva sì la figura del fifone, ma sopravviveva comunque per riprodursi. In altre parole, c’è stato un forte premio evolutivo per chi individuava regolarità nascoste nelle forme casuali e per chi errava per eccesso trovandole anche dove in realtà non c’erano. Ora il premio non c’è più, ma il meccanismo è rimasto.

Non stupisce, quindi, che ancor oggi abbiamo tutti una spiccata tendenza a “trovare” forme familiari quando guardiamo un oggetto in realtà irregolare: una nuvola, una macchia sul muro, il profilo di una collina, le venature del legno. Non ci possiamo fare niente: è un comportamento troppo istintivo.

Inoltre il volto umano è una delle forme familiari “predefinite” nel nostro cervello sin dalla nascita. I neonati non sono in grado di mettere a fuoco, eppure sono attratti subito da un viso, anche se è fortemente stilizzato. Noi internettari non abbiamo problemi a riconoscere un volto nelle cosiddette “faccine” o “emoticon”, come questa (da guardare ruotando la propria testa a 90 gradi verso sinistra):

🙂

In sostanza, qualsiasi disposizione di macchie che assomigli vagamente a due occhi, un naso e una bocca viene istintivamente “riconosciuta” come un volto e salta subito all’occhio. Per questo ci pare di scorgere un volto nelle foto mostrate sopra. Ma se le guardiamo da vicino, l’impressione scompare, proprio come quando guardiamo la Luna con un binocolo e la faccia dell’Uomo nella Luna svanisce.

Ma come mai così tanti “volti” proprio nelle foto dell’11 settembre? Semplice. Gli attacchi terroristici di quel terribile giorno sono fra gli eventi in assoluto più fotografati della storia. Esistono decine di migliaia di fotogrammi di filmati e di fotografie che ritraggono ogni istante di quella tragedia. Il campione di immagini di nubi di fumo a disposizione per ricercare forme familiari, insomma, è vastissimo. La stragrande maggioranza delle immagini non mostra alcuna forma riconoscibile (lo so, io stesso ne ho esaminate circa ottomila, raccolte su Internet). Le immagini contenenti “volti” sono soltanto una manciata in questo mare di fotogrammi, per cui in realtà siamo nella media.

Se facessimo altrettante foto alle volute di fumo di un incendio o di un’eruzione vulcanica, ne troveremmo prima o poi qualcuna contenente una disposizione di macchie simili a un volto. Ma ovviamente a nessuno passa per la testa di fare migliaia di foto a una nube di fumo e guardarle una per una, mentre nel caso dell’11 settembre quelle volute di fumo e fuoco sono state fotografate e viste, e con intensissima emozione, da milioni di persone migliaia di volte.

Inoltre non va trascurato il potere della suggestione. Una volta che ci viene suggerita la presenza di una forma familiare in un’immagine, ci viene spontaneo dire “sì, è vero, la riconosco”, anche se di primo acchito non l’avevamo scorta.

Per esempio, guardate ancora la prima immagine, quella tratta dal filmato della CNN: il “volto del demonio” l’avete probabilmente visto subito, ma vi siete accorti che ci sono anche il corpo accucciato, la coda e una falce, con tanto di mano che la impugna?

Ora che ve l’ho suggerito, le vedete, vero? E le vedete anche nell’immagine originale, senza l’ausilio del contorno giallo.

Oppure guardate quest’altra immagine: scorgete anche voi la figura dell’angelo ad ali aperte? O è un cavallo alato che sta spiccando il volo?

Ma perché vediamo volti di diavoli e angeli? E’ comprensibile che un volto che compare in una nuvola o in una macchia sul muro venga interpretato come un segno prodotto da un’entità soprannaturale: di conseguenza, queste forme in realtà abbastanza vaghe vengono sovente “identificate” come Dio, la Madonna o il demonio, a seconda della situazione e della religione, ma mai come ritratti di Che Guevara o di Pippo Baudo, per esempio.

In un evento così carico di significato tragico come gli attentati dell’11 settembre è comprensibile che si ricerchino segnali mistici. Una voluta di fumo che somiglia vagamente a un viso viene “identificata” come il volto del demonio, perché gli attentati sono il simbolo del male e quindi chi è religioso si aspetta, in un certo senso, lo zampino di Satana. Altri “riconoscono” in quella macchia il viso di Osama bin Laden. Un’altra voluta di fumo viene “identificata” come il volto di Dio perché ha un’espressione neutra e quindi serena, confacente a una divinità.

Insomma, ognuno vede in quelle volute di fumo quello che vuole vedere: e quasi sempre vuole vedere un segno religioso. Eppure sarebbero altrettanto “riconoscibili”, in quelle stesse volute di fumo, altre forme ben conosciute. Permettetemi di mostrarvi un controesperimento.

Nel fotogramma della CNN, sopra la “testa” c’è chiaramente una sorta di corno verticale, e il corpo del “demonio” è molto tondeggiante, con arti corti e cicciottelli. E’ una descrizione che ha molti più punti di contatto con i Teletubbies che con il demonio.

Potrebbe anche trattarsi del logo di Napster: le “corna” sarebbero in realtà orecchie.

Perché non riconosciamo i Teletubby o Napster, e anzi il suggerimento sembra addirittura di cattivo gusto? Perché in una scena tragica non ci aspettiamo simboli allegri o commerciali. Dal punto di vista emotivo, stonano completamente.

È emotivamente molto più calzante suggerire la presenza di Dio o del diavolo, che dà una parvenza di senso a un gesto insensato. Ci permette di pensare che non sia stato un essere umano a concepire un piano così spietato e che Dio sia comunque presente ad occuparsi delle anime delle vittime. E’ un pensiero fortemente consolatorio.

In altre parole, anche qui vediamo ciò che i nostri sentimenti e pregiudizi desiderano vedere. E questo è uno dei meccanismi più classici alla base delle bufale.

Antibufala: l’attentato dell’11 settembre “previsto” nella banconota da 20 dollari

Antibufala: l’attentato dell’11 settembre “previsto” nella banconota da 20 dollari

Ripubblico qui un’indagine antibufala ormai storica, risalente al 27 giugno 2002 e inizialmente pubblicata su Attivissimo.net, per accorpare sul Disinformatico il materiale disseminato incoerentemente su quel sito. L’indagine viene ripubblicata qui con la stessa datazione del suo ultimo aggiornamento significativo (2 gennaio 2005) per coerenza cronologica.

English Abstract

According to an e-mail that is circulating on the Internet and has been illustrated in many newsgroups and Websites, the United States 20-dollar bill contains hidden clues that forewarned of the September 11 attacks.

For example, according to these allegations, by folding the bill appropriately (as shown below) one can “reveal” the image of the Pentagon and of the twin towers of the World Trade Center surrounded by smoke. If the bill is folded in another way, it “reveals” the name “OSAMA”.

This is yet another example of the well-known phenomenon called pareidolia: the natural tendency to identify familiar shapes in random patterns, especially in an emotionally stressful context. What you get when you fold a 20-dollar bill is an image that only vaguely resembles the Pentagon or the World Trade Center, but the emotional force of the idea fills in the details.

The word “OSAMA” is “revealed” only by folding the bill in an extremely arbitrary way, and only if the “0” of the “20” is interpreted as the letter O. Other equally arbitrary folds allow to “reveal” other entirely irrelevant “hidden messages”, such as “TIT”, “THUD”, “SAM”, “NIT”, “TENDER”, and so forth. In other words, the same method can be used to find almost any “message” one wishes.

Il testo della catena di sant’Antonio

Circola in Rete un appello secondo il quale nella banconota americana da 20 dollari sarebbero nascosti segni che annunciavano gli attentati dell’11 settembre.

Piegando opportunamente la banconota, infatti, da un lato si formerebbe l’immagine del Pentagono circondato dal fumo dell’attacco; piegandola a rovescio, si formerebbe l’immagine delle torri gemelle del World Trade Center, anch’esse attorniate dal fumo. Cosa ancora più inquietante, piegando la banconota in un altro modo si forma un nome che tutto il mondo ha tristemente imparato a conoscere: OSAMA.

L’appello circola sotto forma di allegato Word o PDF, con illustrazioni che citano un sito satirico (Testinadivitello.it), che non ne è però l’origine, visto che la storia di piegare una banconota da 20 dollari circola anche nei newsgroup americani. Ecco alcune delle immagini:

Perché è una bufala

Non ho verificato personalmente per mancanza di banconote adatte (mandatemene una, se volete, le accetto volentieri), ma la situazione descritta nell’appello è probabilmente vera: alcuni lettori mi confermano che effettivamente piegando la banconota come indicato si ottengono i risultati descritti.

Come dobbiamo interpretare questa strana osservazione? Dobbiamo pensare che gli autori del cliché della banconota abbiano avuto una premonizione? Dobbiamo pensare invece che i disegnatori delle banconote americane siano complici dei terroristi e quindi ci siano chissà quali altri messaggi nascosti nelle altre banconote?

Improbabile. E’ invece assai più probabile e ragionevole pensare che si tratti di una semplice coincidenza, o per meglio dire, di uno di quei meccanismi psicologici ben noti a chi studia il paranormale: gli esseri umani tendono spontaneamente a riconoscere forme familiari in oggetti sconosciuti o irregolari. Si chiama pareidolia. Un tipico esempio è l’abitudine di scorgere le sembianze di cose, persone e animali nelle nuvole. Un altro esempio più controverso è il riconoscimento del volto della Madonna o di Padre Pio nelle macchie di muffa o umidità sui muri: ne ho viste parecchie, e io ci vedo sì a fatica un volto umano, ma come faccio a sapere che è quello di un santo e non è invece quello di Che Guevara?

In realtà, piegando la banconota nel modo descritto nell’appello non si vede il Pentagono o il World Trade Center: si vedono delle strutture geometriche molto vagamente simili a quelle dei due edifici. Una volta “suggerita” dall’appello, la somiglianza si coglie, ma senza questo suggerimento l’immagine potrebbe rappresentare qualsiasi cosa.

La dicitura OSAMA, invece, usa un altro meccanismo caro agli pseudoanalisti della Bibbia, quelli che sostengono che nel testo sacro ci sono messaggi nascosti, decifrabili scegliendo un opportuno codice (ad esempio leggendo una lettera ogni tre, oppure due ogni cinque, o giù di lì). In realtà qualsiasi testo, sottoposto a un trattamento del genere, prima o poi “rivela” parole nascoste: non perché siano state nascoste intenzionalmente, ma semplicemente perché in qualsiasi sequenza casuale di lettere, prima o poi, compariranno gruppi di lettere che in una lingua o un’altra vogliono dire qualcosa. In un famoso esperimento, lo stesso trattamento fu infatti applicato a Moby Dick, testo pregevole ma difficilmente attribuibile a un’ispirazione divina, “rivelando” ogni sorta di parole e nomi, proprio come nella Bibbia.

Nel caso della banconota, la parola OSAMA viene “rivelata” piegando la banconota in un modo del tutto arbitrario, in modo da lasciare esposte solo alcune lettere della scritta THE UNITED STATES OF AMERICA (la O è invece uno zero tratto dal “20” presente in un angolo della banconota). Usando la stessa arbitrarietà, nella dicitura si possono “rivelare” molti altri messaggi: SAM (lo zio simbolo d’America), TIT (“tetta”), TITO (l’ex dittatore jugoslavo), TARA (la casa di Via col vento), TARIC (come TariqAziz, il ministro iracheno), TUER (“uccidere” in francese), giusto per dirne qualcuna. Se poi si legge a ritroso (da destra verso sinistra), si possono “rivelare” ARMATE, IRAN, MASS DETH (“more in massa”) in inglese, con un ‘trascurabile’ errorino ortografico), CRASH e ACIDI. Se poi ammettiamo anche gli anagrammi, troviamo ANTRACE e SARIN (un gas nervino).

Insomma, ci si può trovare di tutto, basta cercare. Volendo ci si trova anche U,N,A,F,I,C,A (metto le virgole per evitare i filtri sulle parolacce): vogliamo allora dire che nella banconota c’è la spiegazione di quello che in realtà manca tanto a bin Laden e lo rende così cattivo? Suvvia, qualcuno (qualcuna) si faccia avanti, così risolviamo il problema.

Premonizione? No. Semplicemente, un’ennesima sciocca leggenda metropolitana sui morti dell’11 settembre.

Scoperta “ufficiale” di esplosivo nelle Torri Gemelle: vecchia bufala made in Iran

Scoperta “ufficiale” di esplosivo nelle Torri Gemelle: vecchia bufala made in Iran

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/09/24.

Mi sono arrivate parecchie segnalazioni di questa “notizia” sul sito Agenziastampaitalia.it, secondo la quale sarebbe “ufficiale” la scoperta di “tracce di esplosivi di nano-termite” tra i “detriti del WTC poco dopo il loro crollo dell’11/9/2001. Alla Brigham Young University, il professore di fisica, il dottor Steven Jones, ha fatto la scoperta dell’esplosivo insieme ad un team internazionale di nove scienziati.”

A quanto pare le notizie viaggiano lente, in Iran. Sì, perché Agenziastampaitalia.it non è un’agenzia di stampa italiana: è un sito gestito dall’Iran (come suggerito dal logo dell’IRIB accanto a ogni notizia) e la storia della “nanotermite” è vecchia di tre anni, come si può scoprire seguendo il link fornito nell’articolo, che porta allo stesso testo datato 2009. I simpaticoni di Agenziastampaitalia.it non hanno neanche aggiornato la notizia, perché oggi come allora una delle persone citate, Niels Harrit, continua ad avere 37 anni.

Cosa più importante, la notizia è una bufala smentita dagli stessi complottisti (specificamente da Jenna Orkin e Michael Ruppert). La presunta “nanotermite” non è altro che l’antiruggine applicato alle colonne d’acciaio delle Torri Gemelle, come spiegato tecnicamente in questo articolo di Enrico Manieri. E nessuno, in dieci anni, è riuscito a dimostrare come uno straterello di questa “nanotermite” sarebbe capace di tranciare istantaneamente delle colonne d’acciaio come quelle delle Torri Gemelle.

Il “rigoroso processo di peer-review” dichiarato nell’articolo è una fandonia: in realtà l’editore della rivista che ha pubblicato il documento della presunta scoperta pubblica qualunque cosa, anche parole senza senso, basta pagare. Per inciso, Steven Jones e colleghi avrebbero pagato almeno 600 dollari per farsi pubblicare.

La rivista non è affatto “una delle riviste più accreditate negli USA”: il “Bentham Chemical Physics Journal” (più precisamente il Bentham Open Chemical Physics Journal) ha pubblicato soltanto 4 numeri dal 2008 a oggi. In totale, in questi quattro numeri, ha pubblicato soltanto undici articoli. E ha un impact factor (indice di reputazione) pari a zero.

Vedete voi se fidarvi.

11/9, oggi l’Università di Teramo ospita un complottista da un milione di euro

11/9, oggi l’Università di Teramo ospita un complottista da un milione di euro

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale con il contributo di @roccapi.

Oggi (16 giugno) alle 10.30 l’Università di Teramo ospiterà in videoconferenza Thierry Meyssan, l’autore di L’Effroyable Imposture, un libro di tesi alternative sugli attentati dell’11 settembre 2001. L’incontro avviene nell’ambito del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente, a cura di Claudio Moffa.

Vi consiglio di andare a sentirlo e di fargli tante domande, perché Meyssan è un personaggio interessante: è uno che ha incassato un milione di euro scrivendo un libro pieno di idiozie. Non lo dico per partito preso: sono idiozie dimostrabili.

Per esempio, a pagina 18 dell’edizione originale di L’Effroyable Imposture, Meyssan “dimostra” che il Pentagono non può essere stato colpito da un aereo perché, dice lui, “scendendo di quota il carrello esce automaticamente” ma nel prato del Pentagono non se ne vedono i segni.

Chiedetegli cortesemente chi gliel’ha detto, perché è una cazzata monumentale, come vi può confermare qualunque pilota. È come dire che quando una Fiat Panda rallenta, si aprono da sole le portiere. Eppure con bestialità di questo genere Meyssan “dimostra” le proprie tesi di complotto e viene persino invitato a parlarne in università.

Meyssan è quello che prende le parole del giornalista e testimone oculare Mike Walter e le taglia per fargli dire che il Pentagono è stato colpito da un missile Cruise. La frase completa di Walter è invece questa: “Ho visto un aereo, un jet, della American Airlines… si è tuffato e ha colpito un lampione. Poco dopo si è schiantato contro il Pentagono. Le ali sono collassate, ho udito l’esplosione e poi ho visto la palla di fuoco. Chi lo pilotava sapeva cosa stava facendo. Si è comportato come un missile Cruise.” Il riferimento al Cruise è un semplice paragone, insomma.

Meyssan è quello di Asile.org, un sito che nel 2002 pubblicò foto dello squarcio nel Pentagono scegliendo guarda caso quelle nelle quali lo squarcio era coperto dai getti degli idranti:

Stranamente non pubblicò questa, che mostra la stessa zona, sempre prima del crollo della facciata:

Meyssan è anche quello che s’inventò un misterioso incendio sviluppatosi in un edificio vicino alla Casa Bianca l’11 settembre e poi censurato dalla stampa, senza rendersi conto che era semplicemente l’incendio al Pentagono visto da lontano, dietro l’edificio.

Un’altra perla: nel libro Pentagate, Meyssan dice che chiaramente qualcuno sapeva in anticipo degli attacchi perché prima dell’11 settembre 2001 era già stato registrato il dominio wtc2001.com. Peccato che il dominio appartenesse ai campionati mondiali di bicicletta su pista (World Track Championships). Non ridete. Questo è il suo livello d’indagine.

Se volete leggere tutte le altre idiozie conclamate scritte da Thierry Meyssan, date un’occhiata qui e qui. E considerate che questo signore ha incassato, scrivendo queste panzane, circa un milione di euro, secondo i dati del canale televisivo britannico Channel Four che lo sbugiardava già oltre dieci anni fa.

Andate a sentirlo, se siete da quelle parti, e chiedetegli conto di queste dimostrazioni di totale incompetenza. E chiedete al coordinatore del master, Claudio Moffa, di spiegare perché mai porta in università un incompetente di questo calibro. Sarà perché Moffa è un negazionista dell’Olocausto e fra incompetenti e complottisti ci si aiuta? Fategli queste domande.

Intervista con un vigile del fuoco dell’11 settembre

Intervista con un vigile del fuoco dell’11 settembre

C’è chi si “informa” sugli attentati dell’11 settembre 2001 guardando i video di qualche imbecille che ha visto le Torri Gemelle soltanto in fotografia, e chi invece va direttamente alla fonte e intervista i protagonisti. Da molto tempo Hammer, uno degli autori del blog Undicisettembre, sta rintracciando coloro che quel giorno erano lì, a rischiare la vita, e sta raccogliendo e pubblicando le loro testimonianze dirette, intervistandoli personalmente per capire cose più importanti di qualunque fantasia di complotto.

La sua intervista più recente è con Frank Papalia, vigile del fuoco in servizio a New York quel giorno. Certo, l’intervista tocca la vicenda dell’Edificio 7, al centro di tante ottuse tesi alternative, ma va ben oltre, ed è inevitabile che sia così: per chi ha vissuto personalmente gli eventi le ricostruzioni alternative sono palesemente ridicole e indegne di qualunque approfondimento. E quando intervisti uno che ti dice, chiaro e tondo, che ha trovato i pezzi dei corpi dei suoi colleghi tra le macerie, ti passa la voglia di chiedergli di nanotermite e di microonde dallo spazio per non fare la figura dell’idiota.

Se volete, la traduzione in italiano dell’intervista di Hammer a Frank Papalia è qui; l’originale in inglese è invece qui.

11/9, ottavo anniversario

11/9, ottavo anniversario

Per non dimenticare

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Otto anni fa, 343 dei colleghi di questi vigili del fuoco persero la vita nel tentativo di salvare le persone intrappolate nelle Torri Gemelle di New York, colpite dall’attentato più sanguinoso della storia contemporanea: quattro aerei dirottati e usati come missili umani.

Otto anni. Vuol dire che c’è una generazione di giovani adulti che all’epoca non poteva rendersi conto di cosa significò quell’attentato, insieme a quello simultaneo contro il Pentagono e quello fallito grazie alla ribellione dei passeggeri e probabilmente destinato a colpire la Casa Bianca o il Campidoglio. L’11 settembre 2001 sta ormai diventando un episodio storico, epocale ma psicologicamente remoto e irreale, quanto il crollo del Muro di Berlino o il disastro di Chernobyl, intorno al quale circolano dicerie e leggende.

Per non dimenticare, o per conoscere quel martedì mattina di settembre che cambiò il mondo, consiglio di scaricare il monumentale, documentatissimo libro digitale Crono911, che spiega in italiano tutta la vicenda con la ricchezza che soltanto otto anni di indagini, montagne di documenti prima segretati e una ricerca meticolosa possono consentire.

Per chi volesse conoscere le risposte tecniche alle domande e ai dubbi più ricorrenti sull’11 settembre, presso Undicisettembre.info trovate le dettagliate FAQ. Vi invito a leggerle prima di proporre nei commenti domande già chiarite da tempo.

Per non dimenticare, e per cercare di far capire lo shock di quel giorno a chi non l’ha vissuto, ho preparato questo video che riassume i fatti.

Il video è scaricabile qui (probabilmente dovrete dare clic destro sul link e scegliere “Salva come” o simili).

Per gli ottusi che ancora credono alle favolette dei complottisti, segnalo la foto all’inizio di questo articolo: mostra i vigili del fuoco di New York che, impotenti e distrutti, aspettano che crolli il WTC7, la “terza torre”, quella che secondo i complottisti fu minata di nascosto. A dimostrazione che il crollo non fu né inatteso né straordinario, se non nella mente di chi non sa nulla d’incendi e di chi vuole fare soldi sulle sciagure e sull’ingenuità del prossimo.

Zero torna in edicola, ecco il libro pocket per sbufalarlo

A proposito di fare soldi sulle sciagure, mi è stato segnalato che Zero, il DVD di Giulietto Chiesa che sostiene contemporaneamente svariate teorie complottiste che si contraddicono tra loro, è tornato in edicola in occasione dell’anniversario degli attentati.

Per rispondere alle stupidaggini di Zero, insieme ai colleghi di Undicisettembre ho preparato una compilation aggiornata dei suoi 118 errori gravi, sotto forma di PDF liberamente scaricabile e distribuibile: Zerobubbole Pocket. Buona lettura.

Come al solito, arriva il complottista deficiente che insozza tutto

Ho dovuto chiudere i commenti perché è arrivato il solito complottista che trasuda sapienza da tutti i pori, accusa tutti i tecnici di essere bugiardi e complici omertosi della strage dell’11/9, e poi se ne esce con un “la gente si è cominciata a buttare di sotto perché non sapeva più cosa fare”.

E a quel punto non mi è sembrato opportuno permettergli di rigurgitare altro letame adddosso ai morti.