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Le prime foto di fantasmi

Le prime foto di fantasmi

Quando non c’era Photoshop e i fantasmi nelle foto incutevano terrore. E producevano incassi

Nel diciannovesimo secolo e all’inizio del ventesimo, la fotografia era ancora una novità quasi magica. Sembrava incredibile che una lastra di vetro (la pellicola ancora non c’era) potesse rappresentare così vividamente e fedelmente la realtà, ma in fondo era solo questione di chimica.

E così come oggi c’è chi approfitta della poca conoscenza del mondo scientifico per ingannare la gente, anche allora insieme alle nuove tecnologie prosperò una nuova forma di ciarlataneria e d’imbroglio: la foto spiritica.

Persino Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, ne fu ingannato. Il parallelo con le celebrità che oggi vengono indicate come fonti autorevoli per sostenere maghi, venditori di talismani e sensitivi d’ogni sorta dalle parcelle spesso stratosferiche è molto chiaro.

Prima che arrivassero i fotoritocchi digitali di Photoshop c’erano i trucchi fotografici convenzionali e già nel 1905 c’era chi approfittava di questi trucchi e dell’ignoranza della scienza per turlupinare il prossimo. Grazie a Internet queste prime immagini riemergono ai nostri occhi. Oggi siamo forse meno impressionabili, perché la fotografia ha perso il proprio alone di magia, ma comunque le immagini di fantasmi realizzate dal cosiddetto Circolo di Crewe inquietano. Immaginate che effetto emotivo possono aver avuto cent’anni fa, quando il concetto stesso di fotografia, di cattura di un’immagine del reale, pareva incredibile.

Il Circolo di Crewe fu fondato in Inghilterra da William Hope, falegname scopertosi medium fotografico, quando scoprì che facendo una doppia esposizione delle lastre fotografiche si potevano creare false immagini di spiriti inseriti nelle fotografie di persone viventi. La tragedia della prima guerra mondiale creò grandissimo interesse per le fotografie spiritiche: tanti avevano perso qualcuno in guerra e il desiderio di rivedere i propri cari era intensissimo.

Nel 1922 William Hope lavorava moltissimo come medium fotografico a Londra, ma fu smascherato dalla Society for Psychical Research. Eppure l’autore di Sherlock Holmes, invece di riconoscere di essere stato raggirato, difese accanitamente il medium. Probabilmente giocò molto nella sua presa di posizione la perdita improvvisa del fratello, dei due cognati e di due nipoti e il desiderio di rivederli in qualche modo.

Nonostante la rivelazione delle sue tecniche, Hope continuò ad esercitare il mestiere per anni. Oggi le fotografie spiritiche del Circolo di Crewe di cent’anni fa vengono pubblicate su Internet dopo essere state riscoperte in un negozio d’antiquariato del Lancashire. Fece del bene, dando una consolazione ai famigliari, o truffò speculando sulle loro emozioni?

Come barano i medium: Rosemary Altea

Come barano i medium: Rosemary Altea

La “medium” Rosemary Altea colta a barare: che squallore approfittarsi di chi ha perso una persona cara

Massimo Polidoro ha pubblicato una chiara presa di posizione del CICAP sulla sedicente medium Rosemary Altea e ha incluso nell’articolo un video che mostra i trucchi usati dalla donna per sembrare credibile.

Come fa Altea a sapere che l’uomo con la camicia azzurra ha perso la madre? Glielo ha chiesto prima fuori onda.

E quando la “medium” sbaglia a descrivere la personalità della madre e si accorge che il figlio non conferma la descrizione, la ribalta con la disinvoltura di una vera professionista: “per qualche motivo lei è nervosa… [nessuna reazione del figlio]… e questo proprio non è da lei [reazione positiva del figlio]… lei in realtà è chiacchierona”. Geniale.

C’è di peggio: come mai la medium sa che la coppia ha perso una figlia ed è anche in grado di precisare che si è suicidata? La coppia aveva parlato, prima dello spettacolo, con l’agente di Rosemary Altea, che oltretutto ha piazzato nel pubblico amici e conoscenti. Anche la seconda coppia di genitori era amica dell’agente di Altea.

Con premesse di questo genere è facile essere sensitivi. Non fatevi fregare. Leggete i dettagli nell’articolo di Polidoro, pubblicato anche sul settimanale Oggi.

No, niente iPhone 5 per ora

No, niente iPhone 5 per ora

Non cascateci

Se ricevete mail contenenti questo annuncio dell’inesistente iPhone 5, evitate di seguirne gli inviti: si tratta di una trappola dalla grafica particolarmente curata. Ne parlerò stamattina sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera nel consueto appuntamento delle 11 con il Disinformatico radiofonico, ascoltabile anche in streaming.

Fra gli altri argomenti ci saranno le istruzioni per tutelarsi contro i falsi antivirus per Mac che stanno ingannando molti utenti, il debutto del pagamento tramite telefonino di Google, il furto di credenziali di Facebook tramite Internet Explorer e la guida ufficiale anti-zombi. Grazie a Davide per la segnalazione e lo screenshot dell’iPhone 5 farlocco. A dopo!

[IxT] Truffa Unicredit, la banca adotta una strategia geniale

[IxT] Truffa Unicredit, la banca adotta una strategia geniale

 

Colpo di scena originale e brillante nella vicenda del phishing ai danni degli utenti di Unicredit: il sito-trappola segnalato nella newsletter precedente ora rivela chiaramente di essere un falso, perché è pieno di immagini contenenti la parola “CRACKED” (“bucato”, “violato”).

Il bello è che non si tratta dell’opera di un intruso-giustiziere che ha violato il sito del truffatore e gli ha infilato un’immagine che metta in allarme i visitatori: è Unicredit stessa che ha sistemato per le feste il phisher.

Il truffatore, infatti, ha commesso il grave errore di creare l’imitazione del sito Unicredit linkando direttamente le immagini presenti sul sito della banca. Così al webmaster di Unicredit è bastato cambiare le immagini sul proprio sito per mettere fuori uso il sito-trappola. Bella mossa!

La controprova si ottiene visitando alcune pagine del sito Unicredit, come questa.

Si ottiene una schermata che contiene l’immagine con la dicitura “CRACKED”.

[IxT] FLASH: Correntisti Unicredit, attenti alla truffa!

Sta dilagando un e-mail di spam che si presenta come un messaggio *apparentemente* proveniente da Unicredit e che chiede di visitare un “nuovo web server” di Unicredit.

Il messaggio è falso ed è un tentativo di truffa. Porta infatti al sito-trappola “www.unicreditsbanca.com” (notare la S in più e la terminazione “.com” invece di “.it”).

Il sito-trappola contiene una pagina Web identica a quella di Unicredit, nella quale il truffatore vuole farvi immettere i vostri codici di accesso al conto corrente.

Il sito era ancora attivo fino a pochi minuti fa ed è già segnalato come truffa dalla preziosa toolbar gratuita di Netcraft.

Anche in questo caso, come già segnalato nel Dodecalogo di sicurezza e nell’Acchiappavirus, vale la regola d’oro:
Non fidatevi dei link a banche o negozi forniti da sconosciuti. Possono essere falsi e portarvi a un sito-truffa. Usate invece i Preferiti o il copia-e-incolla, oppure digitateli a mano, in un browser sicuro.

Più in generale, NESSUNA banca degna di questo nome vi contatterà mai via e-mail chiedendo di reimmettere i vostri codici segreti. Lo stesso vale per i fornitori d’accesso a Internet e per i negozi online.

Se vi state chiedendo come fanno i truffatori a sapere che avete un conto presso Unicredit, è facile: non lo sanno. Semplicemente mandano lo stesso messaggio a milioni di destinatari, fra i quali inevitabilmente c’è qualche correntista. Tutto qui.

Questo tentativo di attacco merita una segnalazione per due ragioni principali. La prima è che non dissimula il link, ma conta sulla distrazione dell’utente; la seconda è che usa, come espediente psicologico rassicurante, un accenno al “phishing”, ossia proprio il tipo di truffa che vuole perpetrare.

Mi raccomando, quindi, occhi aperti!

[IxT] Truffa Unicredit, nuovo colpo di scena

Adesso il truffatore si è accorto della contromisura adottata da Unicredit, descritta nella newsletter di poco fa, e ha risistemato il proprio sito linkando immagini che risiedono sul proprio server.

Di conseguenza, il sito-trappola ora è di nuovo identico al sito autentico di Unicredit. Fate quindi molta attenzione!

La guerra fra guardie e ladri continua in tempo reale, insomma, e per ora sono in vantaggio i ladri. Per non tediarvi con ulteriori aggiornamenti, comunque, vi invito a seguire gli eventuali sviluppi della faccenda nel mio blog:
http://attivissimo.blogspot.com/

Un’ultima cosa. Ho qui (a Travacò, appena fuori Pavia, in Italia) un po’ di copie dell’Acchiappavirus che sono avanzate da una conferenza. Se a qualcuno interessa averne una o più di una a prezzo scontato (6 euro anziché 7,20 di copertina) e – ma solo per i più morbosi – una dedica, mi scriva a topone@pobox.com.

Purtroppo non ho né lo spazio fisico né il tempo di gestire una spedizione postale, perché fra un mese cambio finalmente casa e quindi vivo attorniato dagli scatoloni del trasloco, per cui dovreste passare fisicamente da queste parti (se mi scrivete, vi indico le coordinate esatte), così oltretutto possiamo anche fare due chiacchiere. Se non potete venire di persona, mandate un amico.

Comunque sia, fate in fretta, altrimenti mi porto tutti i libri in Svizzera!

Nota aggiuntiva

L’e-mail del truffatore sembra originare da unicredit@unicreditbanca.it, ma esaminando la parte normalmente nascosta dell’intestazione risulta invece provenire da indirizzi IP come 221.142.184.200 o 211.207.219.2, che si trovano in Corea (KR), o dall’indirizzo IP taiwanese 220.131.60.209. Anche il sito che ospita la trappola risulta coreano, secondo la toolbar di Netcraft: il suo indirizzo IP è 211.168.106.163.

I dati whois del sito Unicreditsbanca.com, invece, puntano all’Olanda:

Domain Name : unicreditsbanca.com

::Registrant::
Name : Foundation Men On Line
Email : leimomi01@tom.com
Address : AMSTERDAM, NH 1070 HE
Zipcode : PO Box 76613
Nation : NL
Tel : +31206791556
Fax : +31206627572

::Administrative Contact::
Name : Foundation Men On Line
Email : leimomi01@tom.com
Address : AMSTERDAM, NH 1070 HE
Zipcode : PO Box 76613
Nation : NL
Tel : +31206791556
Fax : +31206627572

::Technical Contact::
Name : Foundation Men On Line
Email : leimomi01@tom.com
Address : AMSTERDAM, NH 1070 HE
Zipcode : PO Box 76613
Nation : NL
Tel : +31206791556
Fax : +31206627572

::Name Servers::
nsa7.sx2xp.com
nsa6.sx2xp.com

::Dates & Status::
Created Date 2005-07-04 15:26:57 EDT
Updated Date 2005-07-04 15:26:57 EDT
Valid Date 2006-07-04 15:26:57 EDT
Status ACTIVE

Truffa Unicredit, pericolo sventato? [UPD 1:10]

Phishing, le contromosse di Unicredit

Come segnalato da un lettore (marco.faust*****), immettendo un codice e un PIN (ovviamente fasulli) nel sito-trappola si viene portati al sito vero, dove c’è un avviso:

La informiamo che potrebbe aver fornito i propri codici di accesso ad un sito sospetto, certamente non di UniCredit Banca.

La preghiamo di contattare immediatamente il Servizio Clienti al numero 800.57.57.57 oppure disattivare il servizio (Le ricordiamo che per disattivare Banca via Internet è sufficiente digitare erroneamente per 4 volte il PIN di accesso sul sito http://www.unicreditbanca.it).

Questo non vuol dire necessariamente che il truffatore sia nei guai e che Unicredit sia riuscita a prendere il controllo del sito-trappola. È più probabile che il sito-trappola, dopo aver carpito i dati della vittima, conduca automaticamente la vittima al sito vero della banca, in modo da rendere più perfetta l’illusione. Unicredit si è probabilmente accorta di questo comportamento e l’ha utilizzato astutamente per mettere in guardia i propri utenti.

Complimenti ancora a Unicredit per l’abilità delle contromosse (e per essere vigili anche di notte). Unico neo: per ora (1:05 italiane) ci sono ancora delle immagini “CRACKED” nel sito vero, che lo fanno sembrare una trappola!

Punto Informatico ha appena pubblicato un articolo sul caso.

Aggiornamento (1:10)

Unicredit ha sistemato le pagine con le immagini sbagliate.

[IxT] Antibufala Classic: il ritorno del Remboursement

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di Arnaldo Demetrio, “robertoraim****” e Raffaele Esposito.

Anche gli appelli via e-mail, come le attricette, hanno i loro alti e bassi di popolarità. A volte scompaiono per mesi e poi riemergono, con un improvviso boom di diffusione contagiosa. Molti utenti credono che si tratti di un nuovo allarme, quando in realtà l’appello circola da tempo.

È il caso della rinnovata virulenza di un appello che sta circolando di nuovo in questo periodo, secondo il quale bisogna fare attenzione alla truffa che si nasconde dietro a “un plico proveniente da ‘Incass. Comunale dei Contribuenti – Via Piave 61 – Roma’ contenente ‘Documenti Importanti – Assegno Remboursement‘”.

L’appello intima di non ritirarlo “perchè NON si tratta di un rimborso fiscale o cose del genere ma soltanto cartaccia. Il problema sta nel fatto che la busta viene consegnata direttamente dal postino che richiede il PAGAMENTO di 10,33 euro. È una truffa segnalata da Altroconsumo”.

Non è una bufala: la truffa perpetrata con questa tecnica esiste davvero. O più probabilmente esisteva: infatti l’allarme per il fantomatico “remboursement” risale a settembre 2003, quando l’episodio fu segnalato appunto da Altroconsumo in una pagina oggi scomparsa, che faceva riferimento a una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate.

In effetti la Direzione Regionale della Lombardia dell’Agenzia aveva pubblicato un comunicato, datato 25 luglio 2003, a proposito di questa truffa, che potete tuttora trovare in Rete, qui.

Non è chiaro se la truffa continui tuttora. Considerato che non vi sono segnalazioni successive a settembre 2003, è probabile che i criminali abbiano cambiato tattica. Nel frattempo, però, l’appello continua a circolare.

L’indagine aggiornata è a vostra disposizione su Attivissimo.net.

[IxT] Antibufala: identificati i truffatori del Remboursement

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “vinicio stad***”, “Elisa Cima***” e “Riccardo Ma**”.

È da considerare definitivamente cessato l’allarme che ha ripreso recentemente a circolare in Internet e secondo il quale bisognava stare attenti a plichi etichettati “Assegno Remboursement” e “Incass.Comunale dei Contribuenti”, come già accennato in una recente newsletter.

I perpetratori della truffa, infatti, risultano già da tempo segnalati dalla Polizia Postale, come riferito da un articolo di News2000.it di ottobre 2003.

Secondo l’articolo, gli organizzatori erano due “laureati, esperti di informatica e titolari di un internet point a Pisa” e sul conto corrente associato alla truffa e intestato a un cittadino di origine straniera erano stati “versati oltre 20mila euro”.

A tradire i truffatori, secondo l’articolo, è stato l’errore di citare nelle buste, “per rendere più credibile la truffa il sito Contribuenti.it, del quale è titolare il commercialista napoletano Vittorio Carlomagno coinvolto come parte offesa. Proprio Carlomagno ha presentato in data 15 luglio 2003 una denuncia contro ignoti segnalando la propria completa estraneità ai fatti”.

La notizia segnala un particolare importante: “Si tratta di un reato a querela di parte, ma se non viene presentata una denuncia, cade la possibilità di procedere. C’è anche il rischio che si fermi tutto”. Di conseguenza, “la Polizia postale invita pertanto chi è stato truffato a presentare una querela in cui si esprima la volontà che l’autore del reato venga identificato e perseguito”.

È quindi presumibile che la truffa sia stata interrotta e che pertanto l’appello sia ormai inutile; se ne siete stati vittima, datevi da fare affinché i truffatori non la facciano franca.

Resta valida la raccomandazione di non pagare in contrassegno qualsiasi plico inatteso, a prescindere dalla dicitura che reca.

L’indagine antibufala aggiornata è a vostra disposizione su Attivissimo.net.

Colgo l’occasione per festeggiare insieme il milione e mezzo di indagini consultate. Per un progetto nato più che altro per pigrizia, non c’è male!

Le cose che non colsi - 2010/10/27

Le cose che non colsi – 2010/10/27

P2P avvelenato, bombe atomiche ribelli, Lady Gaga da record e altro

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “fabio.col*” e “loris” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Limewire, adieu. Il servizio P2P Gnutella di Limewire, grande luogo di scambio legale e illegale sin dal 2001, ha sostanzialmente chiuso i battenti. Come conseguenza di una causa intentata contro Lime Wire LLC da alcune case discografiche statunitensi e dalla RIAA, nelle ultime versioni del client Limewire (dalla 4.18 circa) è stato inserito del codice “tossico” che ora viene attivato per isolare i singoli client dal circuito P2P. Il circuito in sé continuerà ad esistere, ma molti utenti avranno la percezione che sia stato eliminato e non si renderanno conto di dover semplicemente cambiare client (o circuito). (PCMag)

Cinquanta missili nucleari fuori controllo (o quasi). In una scena che sembra un incrocio osceno fra il Dottor Stranamore e Dark Star, sabato scorso è andato offline un nono dell’arsenale statunitense di missili caricati a testate atomiche: 50 ICBM Minuteman III situati nella base aerea Warren in Wyoming. I missili erano comunque comandabili tramite i sistemi centralizzati d’emergenza. È il caso più grande di perdita di “comando e controllo e funzionalità” nella storia del deterrente atomico USA. Aspettatevi che gli ufologi dicano che è stato un avvertimento da parte degli extraterrestri (The Atlantic).

Lady Gaga, Youtube da record. La cantante non detiene solo il record dei fan su Facebook (oltre 20 milioni) e di seguaci su Twitter (quasi 7 milioni): ha anche totalizzato oltre un miliardo di visualizzazioni dei propri video su Youtube, stabilendo un nuovo primato. Il detentore del record per un singolo video è Justin Bieber, con oltre 367 milioni di visualizzazioni del suo singolo Baby. Grazie a Internet, stiamo diventando un popolo di primati (BBC).

2012? No, 2013. O 2523. La data del 21 dicembre 2012 annunciata con tanto vigore dai catastrofisti appoggiandosi a presunte profezie Maya non è per nulla affidabile: la fine del vituperato calendario Maya potrebbe cadere nel 2013 o anche nel 2523. Spiega infatti Mariano Tomatis, autore del libro 2012 – È in gioco la fine del mondo, che la correlazione fra il calendario Maya e il nostro è soltanto una congettura basata su indizi piuttosto vaghi, tanto che gli esperti hanno proposto varie correlazioni con discrepanze enormi (Query).

iPhone, sicurezza scavalcabile. BoyGeniusReport segnala (con demo video) che il PIN di blocco dell’iPhone con iOS 4.1 può essere scavalcato, consentendo di fare telefonate, mandare MMS e accedere ai contatti della rubrica e al registro delle chiamate: si tocca il tasto per le chiamate d’emergenza, si digita un numero fittizio (per esempio “###”), si preme Send e si pigia subito il pulsante fisico di blocco del telefonino. Questo aggira la richiesta del PIN e fa entrare nell’applicazione di telefonia. Ops.

Attenzione alle mail che vi accusano di aver scaricato musica illegalmente. Il Melani, la centrale svizzera d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione, mette in guardia contro “un’ondata di email inviati il 14 ottobre” che accusano il destinatario di aver scaricato illegalmente materiale protetto dal copyright e chiedono 100 euro di risarcimento tramite carta prepagata Ukash. Il link contenuto nella mail portava a un sito che era un clone di quello di uno studio legale di Amburgo (che ha pubblicato un avviso). Come al solito, i truffatori fanno leva sulla psicologia e sulla coscienza sporca degli utenti.