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Second Life, crack economico virtuale

Second Life, crack economico virtuale

Conti correnti congelati in Second Life. Dentro ci sono soldi veri

Il mondo virtuale di Second Life emula quello reale in tutto e per tutto, comprese le crisi di panico dei correntisti che hanno depositato soldi nelle banche virtuali di Second Life. Soldi veri, perché questo mondo virtuale ha una moneta propria, il Linden dollar, convertito attualmente a circa 269 per un dollaro USA (vero), e per mettere soldi virtuali nel conto virtuale della banca virtuale bisogna convertire denaro reale oppure fare compravendite vantaggiose all’interno di Second Life.

Tutto bello, tutto multimediale, tutto entusiasmante, ma cosa c’è dietro la facciata? Il sito australiano The Age riferisce che Ginko Financial, la più grande banca virtuale di Second Life, ha congelato tutti i conti il 9 agosto scorso perché i correntisti hanno cercato in massa di ritirare i propri fondi. Sono a rischio alcune centinaia di migliaia di dollari. Dollari veri, s’intende.

Ginko è di proprietà di un brasiliano, Andre Sanchez. Ha attratto i correntisti offrendo lo 0,1% giornaliero di interessi, pari al 44% annuo: un classico sintomo di qualcosa che non quadra. Ginko asserisce di avere 18.000 correntisti e fondi versati pari a 700.000 dollari statunitensi reali. Adesso ha smesso di accettare versamenti, ha bloccato tutti i prelievi e ha convertito i saldi dei conti in titoli virtuali, che ora sono trattabili presso una delle Borse virtuali di Second Life, anch’essa gestita da un singolo individuo, l’australiano Luke Connell. In questo momento i titoli vengono scambiati a un valore molto più basso di quello nominale, per cui venderli significa una perdita netta per i correntisti.

La causa del crack, secondo Ginko, è stata la decisione di vietare il gioco d’azzardo all’interno di Second Life a seguito di nuove norme federali statunitensi. Se non ci fosse stato il panico conseguente a questa decisione, non ci sarebbero stati problemi, sembra suggerire Ginko, e la promessa è che se gli investitori terranno duro, tutto tornerà come prima.

C’è chi però non condivide tanto ottimismo e mette in guardia gli utenti contro le trappole della finanza virtuale, come Reuters, che ricorda che Ginko è esente dalle normali regolamentazioni e non è sottoposta alle verifiche ispettive che caratterizzano una banca vera. C’è chi si spinge oltre e definisce Ginko una piramide di denaro.

Non è la prima volta che il sistema economico virtuale di Second Life viene colpito da problemi che si ripercuotono anche nella vita reale. A fine luglio, la Reuters ha segnalato il furto di 12.000 dollari reali da parte di un ex dipendente della Borsa virtuale World Stock Exchange, perpetrato tramite la rete di bancomat virtuali di Second Life.

Attenti alla mail dell’avvocato Gentiloni

Attenti alla mail dell’avvocato Gentiloni

Tentativo d’infezione mascherato da notifica d’avvocato

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “lanfranco.ci****” e “abattaini”. Grazie anche a “sm” e “luca” per la segnalazione.

Circola da pochi giorni (grosso modo dal 20 gennaio) un “avviso di insoluto” che arriva via mail e sembra provenire da un certo “avv. Gentiloni”. L’indirizzo del mittente è gentiloni.g@avvocati-ass.com, e l’argomento è “Avviso di insoluto su Fattura”.

Ecco il testo del messaggio:

Gentile Cliente,
Da un nostro controllo contabile non ci risulta a tutt’oggi il pagamento della fattura P.N. 335624-1 dell’importo di Euro 4.329,50.
Se la fattura risulta gia saldata o se ritiene possa sussistere un errore cotabile la invito a prendere visione del conto da pagare attraverso il nostro:
www.avvocati-ass.com/Fatturazione_CEF/FTR-335624.html ( clicca per collegarti )

In difetto, provvederò ad agire nelle sedi opportune, senza ulteriore preavviso.

Distinti saluti.

Dott.Avv. Giancarlo Gentiloni

L’ansia creata dall’apparente autorevolezza del messaggio e dal suo argomento (un debito di oltre quattromila euro, e per di più chiesto da un avvocato) farà probabilmente passare in secondo piano il fatto che il testo contiene un paio di errori di battitura (gia senza accento, cotabile) e un elemento stranamente informale (quel “clicca per collegarti”). Molti non si chiederanno neanche come mai un avvocato invii una notifica via mail anziché secondo i canali cartacei legalmente riconosciuti.

Il messaggio è congegnato appositamente per ingenerare quest’ansia: infatti il link cliccabile, nell’originale, porta a un sito-trappola (la versione del link presentata qui sopra è stata resa teneramente innocua) che contiene un’immagine ridotta della fantomatica fattura, come si può vedere nella schermata qui sopra.

Se il sito viene visitato con Internet Explorer e si clicca sull’immagine della fattura per ingrandirla, IE scarica un “componente aggiuntivo” eseguibile. E questo è chiaramente male.

Secondo alcuni resoconti pubblicati in Rete, eseguendo questo “componente” vengono modificati i preferiti di IE e la pagina iniziale di Internet Explorer: si finisce sul falso motore di ricerca Katasearch.com, che tenta di installare un trojan horse per Windows. Gli utenti di altri sistemi operativi non sono vulnerabili a questa minaccia specifica.

Purtroppo il sito Avvocati-ass.com è registrato e situato fuori dall’Italia, per cui le probabilità di farlo sequestrare o chiudere sono ridottissime. Un buon antivirus dovrebbe riconoscere questo sito-trappola e bloccarlo; la barra anti-phishing di Netcraft lo fa già.

La raccomandazione è sempre la solita: prudenza, vigilanza, nervi saldi. Abituatevi a riconoscere i sintomi tipici di un messaggio che vuole convincervi a fare qualcosa giocando sulle vostre emozioni, e la vostra navigazione in Rete sarà molto più sicura e piacevole.

Siamo tutti un po’ fachiri stasera a Raitre

Test del CICAP: quanto è facile fare il fachiro

Molta gente millanta anche su Internet di avere straordinari poteri che consentono imprese fisicamente incredibili. La realtà è ben diversa: persino l’ossuto sottoscritto riesce a sdraiarsi su un letto di chiodi senza trasformarsi in uno scolapasta.

Stasera alle 21 gli amici Massimo Polidoro e Luigi Garlaschelli parteciperanno a “Terzo Pianeta”, il programma di Mario Tozzi, per occuparsi di questo tema girando per Torino e mostrando vari filmati. Un buon antidoto al vannamarchismo.

Attenzione agli squilli dai numeri 0088* [UPD 2008/08/18]

Attenzione agli squilli dai numeri 0088* [UPD 2008/08/18]

Squillano e riagganciano per indurvi a richiamare

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

È arrivata pochi minuti fa anche a me, sul cellulare svizzero, una chiamata dal numero 008821321340. A giudicare dalle segnalazioni che mi arrivano, si tratta di una truffa che sta dilagando. Non richiamate quel numero o altri numeri che non conoscete, specialmente se hanno il prefisso 0088213. Vi possono costare un capitale.

Il trucchetto di questa nuova truffa è estremamente semplice. Un truffatore ha attivato una linea telefonica sotto il prefisso satellitare 0088213 (Emsat) in modo che parte del costo delle chiamate ricevute venga girato a lui. Fatto questo, chiama tutti i numeri di telefono che trova, in vari paesi (ho visto segnalazioni in Svizzera, Italia, Olanda e Germania), e riaggancia subito dopo aver composto il numero: costo zero. Poi aspetta.

Inevitabilmente, molte persone, incuriosite dalla chiamata persa, di cui vedono il numero sullo schermo del telefono, richiamano per sapere chi li ha cercati. E qui scatta il salasso per chi ha ricevuto lo squillo, come potete notare per esempio nelle segnalazioni tedesche (anche se non leggete il tedesco, i numeri dopo il simbolo dell’euro sono molto eloquenti; si riferiscono all’uso di questo numero telefonico con dei dialer, ma i costi al minuto sono identici anche per gli squillini).

Come regola generale, non richiamate mai un numero che non conoscete. Se hanno bisogno davvero di contattarvi, vi richiameranno loro.

2008/08/18

La polizia cantonale svizzera ha confermato di aver ricevuto diverse segnalazioni di questa truffa telefonica, segnala Ticinonline oggi.

Attenti alla truffa della carta di credito!

Attenti alla truffa della carta di credito!

Allarme per nuova truffa con carta di credito, “garantisce” la Banca d’Italia

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta circolando da qualche tempo via e-mail una nuova segnalazione di pericolo riguardante le carte di credito, apparentemente garantita dalla Banca d’Italia e dalla Royal Bank of Canada: una volta tanto, non c’entra il loro uso su Internet, già attorniato da tali e tante paure da aver soffocato il commercio elettronico, ma una forma di truffa puramente telefonica.

L’appello ha un fondo di verità: il pericolo descritto è reale, ma i suoi garanti sono fasulli o involontari.

Ecco qui sotto un esempio dell’e-mail di allerta che sta circolando: le evidenziazioni e omissioni sono mie.

Sent: Tuesday, August 19, 2008 9:55 AM
Subject: Fw: NUOVA TRUFFA CON CARTE DI CREDITO

INOLTRIAMOLA A QUANTE PIU’ PERSONE CONOSCIAMO, NE VA DELLA SICUREZZA DI TUTTI!

Da:

Una delle più importanti banche del Canada (più precisamente la Royal Bank of Canada) sta allertando tutti i propri clienti circa una nuova truffa ai danni di possessori di carte di credito (VISA, Mastercard, etc.) che si sta allargando a tutto il continente americano ed è molto prevedibile che prestissimo raggiungerà l’Europa…
OCCHIO, RAGAZZI !!!

La truffa si sta diffondendo dal Canada con velocità impressionante.
In particolare si tratta di un modo piuttosto furbo per truffare i possessori di carte di credito, poiché questi bastardi hanno già i numeri di serie della carte e quindi NON VI CHIEDONO IL NUMERO DI SERIE DELLA VOSTRA.

Questa mail potrà essere molto utile in quanto una volta capito come funziona la truffa sarete preparati e protetti dal pericolo.

Funziona cosí.

La persona vi chiamerà al telefono dicendo:
“Buongiorno, mi chiamo (Nome e Cognome) e La sto chiamando dall’ufficio antifrodi della VISA (oppure Mastercard, American Express, ecc.).
La mia matricola di funzionario VISA è la 12460.
Le telefono perché la Sua carta è stata segnalata dal nostro sistema di sicurezza per aver fatto un acquisto insolito e io sono qui per verificare insieme a Lei se si tratta di qualcosa di illegale oppure no.
Guardi, si tratta della Sua carta di credito VISA emessa dalla Banca………
( vi dirà il nome della Vostra Banca)
Lei ha per caso acquistato recentemente dei biglietti aerei (o qualsiasi altra cosa) per 497.99 dollari (oppure Euro) da una società via Internet che ha sede in ……. ?”

Mentre voi risponderete di no, il falso funzionario continuerà dicendo:

“Guardi, Le spiego brevemente, si tratta di una società che stiamo tenendo d’occhio poiché effettua degli addebiti tra 297 e 497 dollari (Euro) per volta e restando sotto i 500 dollari non è facilmente controllabile, dato il gran numero di transazioni che effettua ogni giorno in tutto il mondo.
Ad ogni modo, se Lei mi conferma di non aver effettuato con la sua carta nessun acquisto Internet per biglietti aerei di questo importo, con il suo aiuto abbiamo potuto appurare che si tratta di un tentativo di frode e così questa somma Lei la vedrà addebitata sull’estratto conto del mese ma le verrà contemporaneamente eseguito lo storno per lo stesso importo non dovuto, così alla fine il saldo sarà pari.
L’estratto conto verrà inviato come al solito al Suo indirizzo che ci risulta essere Via………, è corretto ?”

E voi direte ovviamente di sì…

Allora lui/lei continuerà dicendo:

“Ok, a questo punto apro una pratica interna antifrode. Se Lei avesse qualsiasi domanda o chiarimento da chiederci, chiami il nostro numero verde 800 …….. e chieda dell’ufficio antifrodi Internet: quando un mio collega le risponderà, abbia cura di dargli il codice di questa pratica che è il ………….. (vi darà un numero a sei cifre) così che potrà rispondere a tutte le sue domande. Ha annotato il codice della pratica? Vuole che glielo ripeta?”

A questo punto inizia la parte IMPORTANTE della truffa.

il falso funzionario vi dirà:
“un’ultima cosa ancora. Avrei bisogno di verificare se lei è davvero in possesso della sua carta: ce l’ha in mano in questo momento ?
Ok, allora dia uno sguardo ai numeri che trova sul retro: se guarda bene vedrà due numeri, uno di quattro cifre che è una parte del numero di serie della carta e l’altro di tre cifre (Codice di Sicurezza) che dimostra che Lei è in possesso della carta.
Queste ultime tre cifre sono quelle che vengono normalmente utilizzate per gli acquisti via Internet, poiché sono la prova che Lei possiede fisicamente la carta.
Me li può leggere per favore ?

Una volta che glieli avrete letti, lui dirà:
“Ok, codice corretto. Avevo solo bisogno della prova che la carta non fosse stata persa o rubata e che ne eravate ancora fisicamente in possesso.
Ha qualche altra domanda da farmi ?”
Dopo che voi avete risposto di no, lui risponderà:
“Molto bene, La ringrazio della collaborazione.
In ogni caso non esiti a contattarci per qualsiasi necessità: buongiorno.”
E metterà giù il telefono.

Da parte vostra vi sentirete sollevati… hanno tentato di truffarvi, ma il solerte servizio antifrodi della VISA vi ha salvati in tempo.
In fondo non gli avete detto quasi niente di importante e lui non vi ha mai chiesto il numero della carta…

INVECE HA GIA’ INCASSATO I VOSTRI SOLDI !

Già, perché gli avete letto i tre numeri del codice di sicurezza e CERTAMENTE li ha già usati per addebitare la vostra carta.

Infatti quello che i truffatori vogliono è proprio il codice di sicurezza a tre cifre sul retro della carta: gli altri dati se li erano già procurati, compreso il titolare, la data di emissione, di scadenza, il numero di serie della carta e persino il vostro indirizzo….
Mancava solo il codice di sicurezza !

Se vi dovessero chiamare con le modalità appena descritte, non date nessun riferimento e ditegli che chiamerete direttamente la VISA (oppure Mastercard, ecc.) per la verifica della conversazione:
le società che emettono le carte di credito NON VI CHIEDERANNO MAI DEI CODICI:LORO LI CONOSCONO PRIMA DI VOI !!!

Per favore, diffondete queste informazioni ai vostri familiari ed amici.

Manuela Russo

Banca d’Italia
Servizio Informazioni Sistema Creditizio
Largo Guido Carli, 1
00044 Vermicino – Frascati (Roma)

tel. +39.06.[omissis]
fax +39.06.[omissis]
[e-mail omesso]

I consigli dati dall’e-mail sono in sé validi: è indubbiamente pericolosissimo rivelare i codici sul retro della carta a sconosciuti che ci chiamano al telefono. Ma come farebbe un truffatore ad avere il numero di telefono del titolare della carta?

Procurarsi un numero di carta di credito non è difficile: basta sbirciare la carta di qualcuno al supermercato o in un negozio oppure usare un generatore di numeri di carta di credito (esistono programmi gratuiti che lo fanno). Anche il nome e cognome associati a quel numero sono abbastanza facili da ottenere, sempre sbirciando la carta o la sua ricevuta, nel caso di quelle a carta carbone che ancora si trovano in giro.

Ma da lì ad arrivare al numero di telefono, se il nome del titolare non è particolarmente raro (ehm), è piuttosto improbabile. In che città? In che stato?

In effetti esiste almeno un modo per ottenere tutte queste informazioni, e l’ho sperimentato personalmente, ma mi pare improbabile che si possa usarlo per truffe su vasta scala.

Ricordo infatti di essermi seduto nell’atrio di un bell’albergo in Inghilterra, qualche anno fa, dove un gentilissimo signore riceveva per telefono le prenotazioni e i relativi pagamenti. Per assicurarsi di avere i dati giusti (nome, cognome, carta di credito), li ripeteva al cliente. Ad alta voce. Naturalmente presi nota, puramente a titolo dimostrativo, e verificai che i dati erano validi. E lì mi fermai, prima che vi vengano idee strane.

Presso il sito della Royal Bank of Canada non ho trovato alcuna indicazione di quest’allarme, e il numero della Banca d’Italia citato come “garante” dell’allarme sembra valido. Ho contattato l’ufficio stampa della Banca d’Italia per avere maggiori dettagli e sono in attesa di risposta.

2010/02/13

Riprendo in mano quest’indagine perché a distanza di due anni l’appello continua a circolare. La Banca d’Italia non ha mai risposto. Tuttavia attraverso canali informali ho ricevuto conferma che nel 2008 esisteva realmente una Manuela Russo presso il Servizio Informazioni Sistema Creditizio ma non si occupava professionalmente di truffe tramite carte di credito. L’indirizzo postale mi è stato confermato come corretto.

Alcuni lettori mi hanno segnalato di aver contattato via mail la Russo, ottenendo una risposta che avvisa che l’appello in questione sta girando con i suoi riferimenti “in maniera del tutto arbitraria”. La Russo ha dichiarato di non aver “mai scritto né diffuso questa mail”. Un altro lettore segnala di aver scambiato mail con la Russo, che ha detto di aver ricevuto l’appello da “un [suo] amico poliziotto” e di averlo girato “all’interno dell’istituto” commettendo lo sbaglio di “dimenticare di togliere la firma che appare in automatico”.

Sulla base di questi dati un po’ contraddittori, sospetto che si tratti di un semplice garante involontario: una persona che ha ricevuto l’appello e l’ha inoltrato ad amici e colleghi per poi magari dimenticarsene, senza rendersi conto che gli estremi del proprio posto di lavoro, riportati in calce all’appello inoltrato, sono pertinenti all’argomento dell’appello e quindi sembrano essere una sua autenticazione autorevole.

Un altro esempio di garante involontario è la versione di quest’appello che circola “firmata” con gli estremi di un luogotenente del Nucleo Polizia Tributaria di Ferrara e diffusa da un mittente che risulta associato alla Guardia di Finanza.

Questo genere di invio di catene di sant’Antonio dall’indirizzo di mail del posto di lavoro causa spesso imbarazzi al datore di lavoro e guai alla persona citata come mittente. Di conseguenza è da evitare la loro diffusione, per non perpetuare il disagio delle organizzazioni e persone coinvolte. Questo non toglie che in questo specifico caso la sostanza dell’appello sia valida.

iPhone, nuove frontiere della patacca

iPhone, nuove frontiere della patacca

Attenti all’iPhone finto!

Englishrussia.com segnala, con tanto di foto, una truffa decisamente sofisticata che starebbe circolando in Russia: una persona concitata si avvicina alla vittima e spiega di aver bisogno urgente di qualche soldo, offrendo in cambio il proprio iPhone.

L’iPhone viene mostrato alla vittima: ha il guscio autentico del telefonino Apple e lo schermo si accende fino a far comprire l’icona della mela, poi si spegne. Il truffatore spiega che è per via della batteria scarica, ma il telefonino, dice, funziona benissimo.

In realtà funziona benissimo solo dal punto di vista del truffatore: infatti dentro non c’è l’elettronica di un iPhone, ma un circuitino artigianale che accende lo schermo e mostra la mela. Come siano riusciti a procurarsi i gusci, e quanto tempo sia stato speso per realizzare una patacca davvero geniale, non è noto. Ma come su Internet, anche nella vita reale bisogna stare in guardia contro le offerte troppo allettanti per essere vere e fatte sotto pressione.

Attenti alla truffa del risarcimento per privacy violata

Nuova carognata degli untori informatici

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “pierbelli_rebo” e “info”.

Fate molta attenzione alla nuova tattica di ingegneria sociale che fa leva sulla voglia di rivalsa dei cittadini verso le istituzioni: sta circolando un e-mail che si spaccia per un avviso di un fantomatico studio legale romano e annuncia un risarcimento di 1000 euro per l’errata pubblicazione online delle dichiarazioni dei redditi. Ecco il testo:

Da: Studio Legale No Profit [mailto:g.dimatteo@fratellidimatteo.com]
Inviato: martedì 10 giugno 2008 23.56
A: [omissis]
Oggetto: Studio Legale – Rimborsi per i Cittadini Italiani

ROMA li 10/06/2008

Alla cortese attenzione dei Cittadini Italiani,

Dopo la decisione del Garante per la Privacy sulla vicenda dell’elenco dei contribuenti pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, abbiamo il piacere di informarvi che abbiamo vinto la battaglia.

Alla luce del provvedimento del Garante, milioni di Cittadini Italiani i cui dati sensibili sono stati violati, possono finalmente ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Per tale motivo abbiamo predisposto il modulo in allegato che tutti i cittadini Italiani devono scaricare, compilare, e inviare per ricevere l’immediato risarcimento di 1.000 Euro

per ciascun familiare per la grave violazione della privacy subita.

Distinti Saluti.

Avv. Claudio Corbetta

Studio Legale No Profit
Viale Matteotti 145
00195 Roma
Tel. 06 7158031
Fax. 06 7175323

Il “modulo allegato” è in realtà un file ZIP contenente un virus, Trojan-Downloader.Win32.Agent.lyg, concepito per Windows. Non apritelo: cancellate direttamente il messaggio e controllate che il vostro antivirus sia aggiornato.

La fonte apparente del messaggio, fratellidimatteo.com, è un’azienda ortofrutticola di Latina che probabilmente non c’entra nulla e si starà chiedendo il perché del boom di accessi al proprio sito. Daniele Minotti mi segnala inoltre che il sedicente avvocato Claudio Corbetta “non risulta inserito nell’albo nazionale (pubblicato su http://www.cassaforense.it)” e che i numeri telefonici sono inesistenti.

Phishing, truffatori si spacciano per l’Unicef

Attenti alle false richieste Unicef

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ressag” e “palooo”.

Da Alberto, dell’UNICEF Italia (quella vera), ricevo questa segnalazione di un tentativo di phishing in cui i delinquenti rubano soldi e codici di carte di credito tramite e-mail che si spacciano per richieste d’aiuto dell’UNICEF, come segnalato qui dall’UNICEF stessa.

L’e-mail truffaldino si presenta con un’immagine piuttosto credibile (mostrata qui sotto): infatti, dice l’UNICEF, “Il testo e l’immagine sono stati prelevati da pagine reali del sito http://www.unicef.it”, e ci si può accorgere dell’inganno soltanto per via di alcuni caratteri in cirillico (che la dicono lunga sulla provenienza di questo phishing) e delle accentate sbagliate.

Il mittente del messaggio (aiuta@dona.unicef.it) è contraffatto e il link porta a un sito (http://www.dardasha.net) che non ha nulla a che fare con l’UNICEF e porta a una pagina-modulo “del tutto simile a quello dell’UNICEF Italia”, con la differenza importante che “mentre il form dell’UNICEF richiede soltanto i dati anagrafici del donatore, e rimanda poi a un ambiente bancario (Monte Paschi di Siena) per l’acquisizione dei dati sulla carta di credito, il form in questione richiede TUTTI i dati dell’utente, inclusi numero e scadenza della carta di credito.”

Tenete sempre d’occhio la barra dell’indirizzo del vostro programma di navigazione: vi renderà più facile accorgervi quando finite in qualche posto malefico diverso da quello dove credete di essere.

Agli autori di questa truffa posso solo augurare di marcire al posto dei bambini sulla cui pelle vogliono lucrare.

Truffa alla nigeriana, vittima perde oltre 90˙000 euro

Truffa alla nigeriana, vittima perde oltre 90˙000 euro

Possibile che la gente ci caschi? Possibile eccome

La truffa alla nigeriana (quella in cui uno sconosciuto vi contatta dicendo di essere una persona importante che ha una grossa somma che vi spetta, ma vi chiede di anticipare dei soldi per presunte spese burocratiche) sembrerebbe a prima vista troppo stupidamente evidente perché qualcuno ci caschi. Ma la cronaca di questi giorni testimonia il contrario e lo fa con cifre da capogiro.

Il Windsor Star racconta che John Rempel (nella foto), un ventiduenne di Leamington (Ontario, Canada), e alcuni suoi familiari hanno abboccato all’esca lanciata a casaccio dai truffatori, che lo hanno tenuto in ballo per oltre un anno, mungendogli a vario titolo 150.000 dollari canadesi (al cambio attuale, 90.000 euro, circa 135.000 franchi svizzeri).

La sua storia merita di essere raccontata in dettaglio perché mostra i livelli incredibili di spavalderia ai quali arrivano questi criminali e gli altrettanto incredibili livelli d’ingenuità dimostrati non soltanto dal giovane Rempel ma anche dai suoi parenti che avrebbero dovuto avere un po’ più di sale in zucca.

A luglio 2007, Rempel ricevette un e-mail da una persona che diceva di essere un avvocato che rappresentava un certo David Rempel, morto negli attentati di Londra del 2005. Il defunto, diceva la mail, aveva lasciato un’eredità di 12,8 milioni di dollari canadesi (7,8 milioni di euro; 11,5 milioni di franchi), ma non aveva famiglia, per cui aveva dato disposizioni affinché l’eredità andasse a qualcuno di nome Rempel. “Sembrava tutto a posto, così lo chiamai” ha detto Rempel. “Sembrava molto contento e disse ‘Dio ti benedica’”.

Non stupisce che il suo interlocutore fosse “molto contento”: aveva trovato il pollo da spennare, visto che Rempel non aveva chiesto alcuna conferma documentale e si fidava di una persona che aveva conosciuto soltanto via e-mail e per telefono. Il finto avvocato disse a Rempel che doveva pagare 2500 dollari canadesi per trasferire i soldi. In seguito disse che c’erano altri documenti, alcuni dei quali costavano anche 5000 dollari.

A Rempel fu detto poi che doveva aprire un conto presso una banca londinese, con un versamento minimo di 5000 dollari. Ricevette poi dall’“avvocato” un e-mail che indicava gli estremi del suo nuovo conto, sul quale erano stati bonificati dei soldi.

E’ a questo punto che l’avidità dei truffatori s’impennò: Rempel ricevette un e-mail da un ufficio governativo (non si ricorda di quale paese) che lo accusava di avere un debito col fisco di 250.000 dollari dovuto alle tasse di successione.

Che cosa fece Rempel? Chiamò l’ufficio delle imposte? Si chiese come mai il fisco usasse un e-mail invece di contattarlo per lettera? Macché: chiamò l'”avvocato”, che riuscì miracolosamente a ridurre le tasse del 90%. Rempel, insomma, doveva soltanto 25.000 dollari grazie alla sapiente intercessione dell'”avvocato”.

Così il giovane canadese andò in Messico a trovare uno zio, che gli diede 10.000 dollari in contanti e i soldi per il biglietto aereo per Londra, per sincerarsi che tutto fosse regolare. Anche lo zio, quindi, abboccò senza troppa esitazione: anzi, gli mandò altri 25.000 dollari.

Arrivato a Londra, Rempel incontrò delle persone e diede loro i diecimila dollari. Il giorno successivo queste persone si ripresentarono con una valigia che, a loro dire, conteneva l’equivalente in dollari USA di oltre 10 milioni di dollari canadesi (6 milioni di euro, 9 milioni di franchi). Rempel chiese ulteriori prove: i truffatori tirarono fuori una banconota che recava uno strano timbro, che fecero sparire con uno speciale liquido, rendendola (così dissero) di corso legale.

Rempel dice al Windsor Star che a questo punto “tutto gli sembrava regolare”. Tornò alla propria camera d’albergo ad aspettare che i suoi soci “ripulissero” tutto il denaro, ma non si fecero più vedere. Il flacone di liquido speciale che Rempel aveva ricevuto cadde e si ruppe. Il giovane canadese rientrò a Leamington, naturalmente senza i soldi dell’eredità.

Qualche settimana dopo, i truffatori, senza pietà, lo chiamarono dicendo di aver recuperato altro liquido speciale: sarebbe costato 120.000 dollari, e loro ne avevano racimolati 115.000: Rempel poteva fornire i 5000 restanti? Rempel prese in prestito dei soldi e smise di pagare la propria carta di credito e le rate dell’auto.

Una settimana dopo, i truffatori richiamarono dicendo che mancavano soltanto 6900 dollari per le spese di viaggio e di noleggio dei furgoni per trasportare il denaro.

Poi chiamarono dicendo di essere all’aeroporto di New York e che erano stati fermati dalla sicurezza: servivano 12.500 dollari per sistemare la cosa corrompendo gli agenti. Soltanto a questo punto Rempel si tirò indietro. Andò a New York, passò un giorno a cercare i suoi “soci” all’aeroporto insieme ai genitori e al fratello, poi tornò a casa e (finalmente) chiamò la polizia.

In totale, aveva dato ai truffatori 55.000 dollari canadesi (33.500 euro; 49.500 franchi) dello zio in Messico, 60.000 dollari (36.600 euro; 54.000 franchi) dei propri genitori, e il resto ce l’aveva messo di tasca propria per arrivare a 150.000 dollari (90.000 euro, 135.000 franchi).

La storia di John Rempel contiene tutti gli ingredienti classici delle truffe basate non sulla tecnologia, ma sull’ingegneria sociale: la leva dell’avidità della vittima, il principio d’autorità del truffatore che si presenta come una persona di alto livello (un avvocato), il compare del truffatore che si finge un’altra autorità e sembra mettere nei guai la vittima (così il primo criminale può giocare il ruolo del salvatore). Tutte cose che esistono da ben prima di Internet. La novità sta in quello che avviene prima della truffa vera e propria: la selezione della vittima.

Mentre nell’epoca pre-Internet il truffatore doveva spendere tempo e risorse per tentare il raggiro con ciascuna vittima potenziale, con Internet può gettare diecimila esche (a costo zero e senza perdere tempo, grazie allo spamming) e aspettare che qualcuno risponda. E’ la vittima ad autoselezionarsi.

Ed è per questo che la truffa alla nigeriana prospera tuttora: per la legge dei grandi numeri, qualche ingenuo (o, in questo caso, un’intera famiglia d’ingenui) si trova sempre; è un crimine a basso rischio e alto rendimento; e richiede un investimento iniziale molto modesto (niente abiti di lusso, niente carte intestate false, soltanto un po’ di copiaincolla in Photoshop). Inoltre spesso non viene neanche denunciato, perché la vittima si vergogna di essere stata gabbata.

Infatti al povero John almeno un merito bisogna riconoscerlo: ha avuto il coraggio di raccontare pubblicamente la propria vicenda, e questo aiuterà gli altri a sapere dell’esistenza di queste truffe e a starne alla larga.

Antibufala: bambino inglese filma fantasma col telefonino

Antibufala: bambino inglese filma fantasma col telefonino

Come fabbricare un fantasmafonino

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La notizia arriva dal quotidiano britannico The Sun, non certo noto per il suo rigore scientifico, e viene ripresa dal TgCom. Un presunto fantasma che sarebbe stato ripreso con il telefonino dal dodicenne Reece Pitman di Solihull, vicino Birmingham. La storia è ricca di dettagli; il video parecchio meno.

La sorellina di nove anni, dicono in coro Sun e TgCom, si lamentava che qualcuno le finiva misteriosamente i puzzle durante la notte. La mamma crede che il pargoletto abbia visto davvero uno spettro e ha consultato un sensitivo (anziché un prestigiatore). Julian Banks, della British Paranormal Society, dice che il video è “potenzialmente la migliore immagine di un fantasma da anni”. Se questa è la migliore, chissà che schifezza le altre.

Il video, invece, mostra soltanto una sagoma semitrasparente indistinta che si sposta in un corridoio di una casa: è la fantasia di chi guarda un’immagine sgranata a riconoscervi dettagli in realtà inesistenti. Come avrete intuito, infatti, il video è truccato. Ma in che modo? Quale tecnica può aver usato un ragazzino dodicenne per ottenere, direttamente nel telefonino, un video come quello mostrato? Questo è il vero quiz, e se guardate bene il brevissimo filmato si nota l’indizio rivelatore del trucco.

Giusto per dimostrare che tutti possono avere un fantasmafonino senza spendere tanto e senza ricorrere al computer, ecco il mio spettro del Maniero Digitale, ripreso stanotte con il cellulare:

Grazie a Lorenzo per la segnalazione della perla del TGCom.

2009/02/13 20:35

Il trucco è elementare, ed è questo il bello, perché molti pensano a chissà quali diavolerie digitali, mentre in realtà si tratta semplicemente di un foglietto di acetato, reperibile in cartoleria, sul quale è stata disegnata una sagoma approssimativamente umana usando un pennarello speciale per CD. Il foglietto si applica a poca distanza dall’obiettivo del telefonino e si fa scorrere per animare il “fantasma”.