Sta circolando in questi giorni una vecchia conoscenza del Servizio
Antibufala: l’appello contro l’amianto nei tamponi femminili. “Sapete che
i produttori di tamponi usano amianto nei loro prodotti?
Perché? Perché l’amianto vi fa sanguinare di più, e se sanguinate di più,
usate più tamponi.”, dice l’appello.
Dice anche un altro bel po’ di stupidaggini, ma sono condite con un numero
sufficiente di paroloni da sembrare vagamente plausibile, suscitando
comprensibile panico nelle utenti.
Ho pubblicato l’indagine completa presso
http://www.attivissimo.net/antibufala/tamponi_amianto.htm
ma la sintesi è questa:
non
c’è amianto nei tamponi. L’FDA, l’ente statunitense che regolamenta alimenti e farmaci, ha dovuto
pubblicare una pagina di smentita e chiarimento (http://www.fda.gov/cdrh/consumer/tamponsabs.html) che dice specificamente che
“l’FDA non ha alcuna prova della presenza di amianto nei tamponi, né è al
corrente di segnalazioni di aumentato sanguinamento mestruale a seguito
dell’uso di tamponi. L’amianto non è un ingrediente di alcun tampone di
marca statunitense, né è associato alle fibre usate nella produzione dei
tamponi.”
Va notato che l’anonimo estensore dell’appello non si fa scrupoli a fare
una bella pubblicità a due case produttrici (statunitensi), citandole con tanto di nome e numero di telefono, e traendole da un
“periodico ‘Essence’ di questo mese”
che, come in ogni appello-bufala che si rispetti, viene
citato senza indicarne la data di pubblicazione
e quindi sarà “di questo mese” anche tra dieci anni. Molto comodo.
Viene da chiedersi
a chi giova questa forma di terrorismo pubblicitario.
L’appello afferma inoltre che
“Il Raion contribuisce ai pericoli creati dai tamponi e dalla diossina
perché è una sostanza altamente assorbente… quando fibre dei tamponi
restano nella vagina (come di solito accade), ciò crea un terreno fertile
per la diossina. Tra l’altro, resta all’interno molto più a lungo di quanto
rimarrebbe con tamponi fatti solo di cotone.”
Ma il Rayon è considerato innocuo,
tant’è vero che lo si usa per gli indumenti e come materiale chirurgico. E’ un
derivato della cellulosa.
Il Rayon viene usato nei tamponi non soltanto perché è altamente assorbente
(cosa in sé non pericolosa ma anzi ovviamente necessaria per il funzionamento
del prodotto), ma perché
si sfilaccia meno del cotone. Pertanto
un assorbente interno in Rayon rilascia meno fibre di uno di cotone.
E fra l’altro non si capisce perché debba
“restare all’interno più a lungo”.
Infine, l’anonimo traduttore italiano dell’appello ha dato una eloquente
“aggiustatina” a questa affermazione, che in originale non parla semplicemente
di “terreno fertile”, ma di
“breeding ground”, ossia di “terreno
fertile per la riproduzione“. La
diossina è una sostanza chimica, non una creatura vivente, e come tale
ovviamente non si riproduce,
esattamente come mettere due sassi in una stanza non produrrà una nidiata di
sassolini. Uno svarione di questa portata la dice lunga sulla serietà e sulla
preparazione di chi ha redatto l’appello originale.
Tuttavia il Rayon si può produrre usando il cloro, secondo l’FDA, e il cloro
produce diossine. Quindi
il Rayon in sé è sicuro, ma comporta la possibilità di portarsi appresso
diossine. Va detto che l’FDA dichiara che il Rayon attualmente utilizzato nei tamponi
statunitensi viene prodotto adottando tecniche alternative che
non generano diossine (“Rayon raw material used in U.S. tampons is now produced using elemental
chlorine-free or totally chlorine free bleaching processes”,
http://www.fda.gov/cdrh/consumer/tamponsabs.html).
Per concludere, l’appello parla anche di diossine. Sul fatto che le diossine
facciano male, ma molto male, non c’è
alcun dubbio: chiedetelo agli abitanti di Seveso (se non sapete di cosa sto
parlando, chiedete a qualcuno meno giovane di voi, o Googlate
“Seveso diossina ICMESA”). Ma ci sono
diossine nei tamponi, come dice l’appello?
Secondo il sito Tampax.it, no (http://www.tampax.it/faq.html#q33). Secondo l’FDA (http://www.fda.gov/cdrh/consumer/tamponsabs.html), se ce ne sono, sono a livelli talmente bassi da non essere misurabili:
“i livelli di diossine nel rayon grezzo usato per i tamponi è pari o
inferiore al limite rilevabile dai test più avanzati, ossia circa 0,1 parti
per trilione… molte volte inferiore alla quantità normalmente presente
nell’organismo e proveniente da altre fonti… Una parte per trilione
equivale a un cucchiaino in un lago profondo cinque metri e ampio 2,6
chilometri quadrati”.
Pertanto il rischio diossina nei tamponi è praticamente trascurabile. Ce n’è
molta di più nell’ambiente che ci circonda che nei tamponi. Aver paura della
diossina nei tamponi è come abitare accanto alla ferrovia e temere di
diventare sordi perché il vicino parla a voce alta.
E a proposito di diossine e sostanze chimiche pericolose c’è una sorpresa
interessante. L’appello propone di “usare prodotti d’igiene femminile non sbiancati e che siano
fatti completamente di cotone…Usate tamponi fatti al 100% di cotone non sbiancato. Sfortunatamente, poche società producono questi
tamponi sicuri.“
Chiaro, no? Cotone uguale sicurezza. Peccato che il cotone coltivato con i
metodi convenzionali sia, secondo Snopes.com,
“una delle piante a maggior consumo di pesticidi… circa il 10% dei
pesticidi e il 22,5% degli insetticidi del mondo viene usato sul
cotone.”
Pertanto un tampone a base di cotone coltivato in modo convenzionale potrebbe
contenere la stessa quantità di porcherie chimiche di un tampone “non
alternativo” a base di cotone e rayon.
Per eliminare davvero questo rischio occorrerebbe trovare tamponi di puro
cotone coltivato senza pesticidi e insetticidi.
In altre parole, passare a tamponi fatti al 100% di cotone senza verificare
che il cotone sia allevato in modo biologico non risolve granché. Come capita
spesso negli appelli diffusi via Internet, la soluzione ai problemi non è così
semplice come si vuol far credere.
A questo punto è opportuno un chiarimento anche sulla “sindrome da shock
tossico” citata nell’appello. Come descritto su tutti i foglietti illustrativi
dei tamponi, la sindrome da shock tossico (Toxic Shock Syndrome, TSS) è
“una malattia rara ma grave. E’ causata dalle tossine prodotte dal batterio
Staphylococcus aureus… La TSS mestruale è associata all’uso dei
tamponi.”
E’ grave abbastanza da indurre persino i fabbricanti di tamponi a riportare
questo consiglio:
“Potete anche sostanzialmente eliminare il rischio di TSS mestruale non
usando assorbenti interni.”
Usare tamponi “alternativi” di cotone al 100% al posto di quelli “commerciali”
riduce leggermente l’incidenza della sindrome, ma non la elimina: del resto,
sono stati riportati casi di TSS anche negli anni in cui i tamponi erano tutti
in puro cotone (dal 1933, anno di invenzione, ai primi anni Settanta).
Parlatene con il vostro medico.
Ciao da Paolo.
Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per
tutti
che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non
corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale.
Molti link saranno probabilmente obsoleti.