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[IxT] Convegno antibufala a Torino il 5-7 novembre

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “roberto.ros***” e “giunti”.

Vi siete mai chiesti come lavorano e che faccia hanno gli acchiappabufale? Se volete saperne di più sulle leggende metropolitane, sui meccanismi psicologici che le alimentano e sulle tecniche usate per indagarle, Torino è la città che fa per voi: tenetevi liberi dal 5 al 7 novembre per un week-end lungo all’insegna delle “Contaminazioni”.

Si intitola così, infatti, il primo convegno italiano sulle leggende metropolitane, organizzato dal Gruppo Regionale Piemonte del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) in collaborazione con il CeRaVoLC (Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee).

Al centro congressi “Torino Incontra” si raduneranno alcuni dei più attivi studiosi italiani e stranieri del settore: ci sarà anche un intervento del professor Jan Harold Brunvand dell’Università dello Utah, una delle massime autorità sulle dicerie e le voci che circolano su Internet e nella vita reale e che sotto sotto influenzano le nostre scelte e le nostre opinioni.

I relatori, raccolti nella giornata del 6 novembre, saranno Lorenzo Montali, Laura Bonato, Jean-Bruno Renard, Danilo Arona, Peter Burger, Marino Niola, Carlo Presotto, Paolo Toselli, Cesare Bermani e Mariano Tomatis; i moderatori saranno il giornalista Piero Bianucci e il segretario nazionale del CICAP, Massimo Polidoro. Ci sarà anche uno spazio per il sottoscritto: vi rivelerò le mie segretissime tecniche d’indagine, così potrete diventare anche voi detective antibufala.

Sarà per molti di noi “cacciatori di bufale” la prima occasione di incontrarci faccia a faccia e di scambiare due chiacchiere con i nostri lettori, per cui l’atmosfera si preannuncia elettrica e divertente, con un misto di rigore scientifico e di informalità e con ampio spazio per le domande del pubblico.

Come contorno al convegno, ci saranno anche uno spazio per le indagini degli appassionati, una mostra antologica sulle leggende metropolitane e un viaggio nella misteriosa Torino sotterranea (5 novembre): attenzione, dunque, ai coccodrilli nelle fogne.

Il convegno è aperto a tutti e gratuito, ma per agevolare l’organizzazione è buona cosa prenotarsi scrivendo a leggende@cicap.org oppure visitando il sito di Contaminazioni, dove trovate tutti i dettagli e il programma.

Vi aspettiamo!

[IxT] Ci vediamo sabato ad Aosta?

Sabato 30 ottobre 2004 sarò presso la Biblioteca Regionale di Aosta, dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 17, per due chiacchiere in libertà su Internet, bufale, sicurezza e dintorni.

Sarà anche un’occasione per fare un’anteprima de “L’acchiappavirus”, che sarà disponibile su carta (nel senso di “nelle librerie”) da metà novembre, e fare alcune dimostrazioni pratiche di virus e trappole in cui ci si può imbattere in Rete.

Per ragioni burocratico-legali (vale a dire, il demenziale bollino SIAE), non posso preparare e distribuirvi dei CD contenenti il testo del libro: tuttavia se vi presentate con almeno 5 megabyte liberi su un portachiavi USB, ossia una di quelle piccole memorie allo stato solido che si attaccano alla porta USB, potrò copiarvelo senza alcun problema.

L’ingresso è libero. Per informazioni, scrivete a Elena Meynet (elena@iltrillodeldiavolo.it) oppure ad Angelo Musumarra (radio@12vda.it).

Vi aspetto!

[IxT] Caso Calipari; il capitano Kirk in Italia; grafica del sito; alberghi a Roma

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “bradipot” e “nicola s.”.

Non si parla d’altro, e il rischio di diventare ridondanti è alto. Così ho preparato un paio di appunti sul caso Calipari che spero troverete interessanti:

http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=4090

Su un versante molto più frivolo, se siete seguaci di Star Trek, non vorrete perdervi l’arrivo di William Shatner, il capitano Kirk della serie classica, a Bellaria (Rimini), il 21 e 22 maggio, alla Sticcon. Ma ci saranno anche molti informatici in libera uscita:

http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=4078&numero=999

Mi raccomando, non aspettate troppo a prenotarvi: le prenotazioni chiudono a metà maggio e i posti disponibili non sono moltissimi.

A proposito invece della nuova veste grafica della pagina iniziale di Attivissimo.net, l’ho alleggerita per renderla più leggibile e ho spostato la pagina dimostrativa (quella col gatto in posa da Maya Desnuda, come mi ha scritto un lettore) e aggiunto uno spiegone:

http://www.attivissimo.net/diritti/standard_web/index.htm

Infine vorrei chiedervi un favore: sarò a Roma con mia moglie la notte tra il 6 e il 7 maggio (vado a fare una registrazione per un programma TV). Sapete consigliarmi un bed and breakfast o altra soluzione non esosa (pago io, non la TV) che dia facile accesso alla stazione Termini?

Purtroppo è un vero e proprio mordi e fuggi, per cui non avrò tempo di incontrarvi se siete da quelle parti. Ma mi sa che le occasioni non mancheranno… tutto verrà svelato a tempo debito.

[IxT] #2003-045 (30/5/2003). Comunicati Microsoft, virus e allarmi per Google

Chi ce l’ha con Google? Sta infatti circolando una serie di e-mail che si
spacciano per comunicati stampa e che avvisano di inesistenti pericoli per i
frequentatori del celeberrimo motore di ricerca. Faccio brevemente il punto
della situazione.

Il “comunicato Microsoft”

E’ in giro un e-mail il cui mittente dichiara (falsamente) di essere
“info@microsoft.it”, con l’oggetto “Comunicato Microsoft”. Il testo è questo:

“Gentile utente, un imprevedibile conflitto nei servers di un importante
motore di ricerca, sta diffondendo nei PC degli utenti Internet, specialmente
in Italia, alcuni errori nel file registro che potrebbero compromettere il
corretto funzionamento del sistema operativo Windows. Non si tratta di virus,
ma di conflitti generati da programmi che copiano e spediscono abusivamente la
posta elettronica archiviata. Tali programmi si autoinstallano mentre si e’
connessi con i servers contaminati. Abbiamo accertato che tale contaminazione
sta particolarmente interessando il motore di ricerca Google.”

“L’espansione del problema potrebbe avere preoccupanti conseguenze. La
preghiamo pertanto di aggiornare il suo Internet Explorer con la patch
cumulativa 2003 che potrebbe migliorare la sua sicurezza. E’ disponibile fra
gli aggiornamenti Internet Explorer.”

“Tuttavia, cio’ non e’ sufficiente per garantirle al 100% la risoluzione
dei problemi segnalati, quindi sarebbe opportuno che, in attesa di soluzioni
definitive, Lei si astenga da connessioni Internet con i seguenti siti
contaminati: google.it, google.com, e in misura minorecaltanet.it.”

Sia ben chiaro: il comunicato NON proviene da Microsoft, come confermato
direttamente da Microsoft qui:

http://www.microsoft.com/italy/stampa/articolo_sez39info1422.htm

Le cose che dice sono, fra l’altro, tecnicamente insensate; non c’e’ alcun
pericolo particolare di “errori nel file registro” causati da una visita ai
siti citati. Mi sembra abbastanza ovvio che l’unico scopo di questo messaggio
è gettare fango sulle società citate. Si vede che qualcuno ce l’ha con Google
e con Caltanet.

Vi suggerisco pertanto di NON diffondere questo appello.

Il virus mandato da “support@microsoft.com”

Il “comunicato Microsoft” di cui sopra non va confuso con l’altro messaggio
che circola in questi giorni e sembra anch’esso provenire da un indirizzo
Microsoft, per la precisione “support@microsoft.com”. Quest’altro messaggio ha
allegato un virus e naturalmente non è di provenienza Microsoft, come potete
leggere dalla smentita:

http://www.microsoft.com/italy/stampa/articolo_sez39info1426.htm

Microsoft ha sporto denuncia per l’accaduto.

La “notizia” di New Media/Buongiorno.it

Per complicare ulteriormente la situazione già confusa, è comparso da poco un
nuovo allarme a proposito di Google, che parrebbe provenire dal notiziario
NewMedia di Buongiorno.it. Secondo il newsgroup it.news.net-abuse, si tratta
di una bufala, probabilmente ad opera di uno spammer. In tal caso è ben
confezionata: il presunto autore, Giovanni Cocconi, è effettivamente autore
della newsletter NewMedia di Buongiorno.it.

Analizzando l’HTML del messaggio (che mi è arrivato indirettamente, per cui
non posso studiarne le intestazioni che chiarirebbero molti dubbi) salta fuori
che contiene rimandi a vari siti, fra cui x.jmailer.com, che risulta essere un
sito affiliato a Buongiorno.it, e http://www.spy-software-source.com, che è un sito
che vende software per spiare i PC. Tuttavia i rimandi non sono ai soliti Web
bug, ma a vere e proprie immagini e loghi (usabili comunque come sistema di
analisi del successo di una campagna spammatoria).

Ho scritto a Buongiorno.it chiedendo chiarimenti: nel frattempo, comunque,
consiglio di ignorare la “notizia”. Non è assolutamente vero che “Google spia
i propri visitatori” e che “La Polizia Postale italiana, allertata dai
comunicati che circolavano in Rete circa la presunta presenza di virus
informatici nel famoso motore di ricerca, ha accertato che Google avrebbe
effettivamente inserito nei propri servers dei programmi-spia che si
autoinstallano nei PC degli utenti non appena costoro cliccano sul pulsante
Cerca con Google.” Se così fosse, sarebbe davvero strano se nessun altro sito
al mondo ne parlasse, non vi pare? E infatti questo allarme compare soltanto
nell’appello e non viene confermato da nessuno dei piu’ autorevoli siti della
Rete.

I casi sono due: o è spam, oppure il giornalista di Buongiorno.it ha toppato
clamorosamente. In ogni caso, quello che dice l’appello è falso e va
assolutamente ignorato. Usate Google con tranquillità.

Ciao da Paolo.

 

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tutti
che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non
corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale.
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[IxT] #2003-044 (22/5/2003). Linux dichiarato “illegale”, CPU al 100%

— Linux dichiarato illegale?

— XP e la CPU al 100%

— Ancora su Pete Townshend

— Di chi sono i miei dati?

Linux dichiarato illegale?

Avrete sentito che SCO afferma che Linux contiene codice che le è stato
“rubato” e pertanto è illegale. Guarda caso, Microsoft ha appena pagato una
licenza Unix a SCO (http://news.zdnet.co.uk/story/0,,t269-s2134849,00.html).
Guarda caso, Microsoft e SCO stanno distruggendo, beninteso col consenso del
tribunale, migliaia di documenti che tracciavano le scorrettezze di Microsoft
in una causa antitrust fra lei e SCO
(http://www.theregister.co.uk/content/4/30821.html). Non sapremo mai cosa
contenevano: piuttosto che divulgarli, infatti, Microsoft ha scelto una
composizione extragiudiziale (ha pagato il silenzio di SCO, insomma). I
maliziosi, inevitabilmente, dicono che SCO è il burattino di Microsoft e sta
sabotando Linux dietro ordine del colosso di Redmond.

L’opinione di Bruce Perens, e la conferma dell’esilità delle accuse, sono qui:
http://comment.zdnet.co.uk/story/0,,t479-s2134942,00.html

L’articolo di Punto Informatico, con la traduzione dei passaggi salienti della
“diffida” di SCO: http://punto-informatico.it/p.asp?i=44109

Il mio articolo in proposito, per Apogeonline:
http://www.apogeonline.com/webzine/2003/05/21/01/200305210101

Per chi ha fretta: non fatevi prendere dal panico. Per ora non cambia
nulla.

XP e la CPU al 100%

Ho scritto recentemente del misterioso effetto che si produce in Windows XP
destrocliccando su un file e lasciando aperto il menu che compare: l’uso del
processore schizza al 100%. Inizialmente non era chiaro se si trattava di un
errore di misurazione o di un effettivo consumo, ma ora è arrivata la conferma
di Microsoft:

http://support.microsoft.com/default.aspx?scid=kb;en-us;819101

Il “temporaneo calo di prestazioni” (come lo chiamano quelli di Redmond)
affligge XP Home e Professional (anche con SP1 e SP1a), e può causare
interruzioni di operazioni di copia di file, rallentamenti delle connessioni
di rete, e distorsioni nell’audio in streaming. La “soluzione” consiste nel
disattivare gli “effetti di transizione” (non so come si chiamano in XP
italiano): “Turn off the transition effects for menus and ToolTips”, come
spiegato nella pagina Microsoft sopra citata.

In alternativa, potete semplicemente cliccare sul file desiderato col pulsante
sinistro prima di cliccarvi sopra col destro.

Ogni commento è superfluo.

Ancora su Pete Townshend

Devo dare un chiarimento a proposito del mio recente articolo sul chitarrista
degli Who;

http://www.zeusnews.it/news.php?cod=2077

in cui lo dichiaravo scagionato dall’accusa di pe do fi lia (devo sillabare la
parola perché molti filtri antiporno cestinano tutti i messaggi che la
contengono… visto com’è facile aggirarli?). Molti lettori mi hanno segnalato
articoli come questo de Il Nuovo:

http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,178363,00.html

che invece lo dichiarano colpevole. Chiarisco subito: Townshend _non_ è stato
dichiarato pe do fi lo, perché non ha adescato bambini né commesso altri reati
ses su ali contro bambini. Abusare dei bambini non gli interessa, né gli
interessa vedere le loro immagini, quindi non lo si può definire pe do fi lo.
Ma dato che ha visitato un sito di questo genere (per sua stessa ammissione),
è considerato “s e x offender” secondo la legge inglese, ossia ha commesso un
reato a sfondo ses sua le semplicemente per il fatto di aver imprudentemente
visitato un sito pe do fi lo. Per questo è finito nel registro delle persone
considerate a rischio, ma non è considerato criminale. E’ una distinzione non
da poco, che però è sfuggita ai giornali assetati di scoop.

Di chi sono i miei dati?

Come forse sapete, di recente ho partecipato a un meeting sul software libero
a Pescara. La mia relazione, sul tema dei pericoli delle licenze e dei formati
proprietari, è disponibile qui:

http://www.attivissimo.net/conferenze/20030412pescara/dichisonoimieidati.htm

Se può esservi utile come introduzione all’argomento per non esperti, usatela
pure, basta che mi citiate come fonte.

Ciao da Paolo.

 

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[IxT] #2003-043 (22/5/2003). Ci vediamo a Bellaria?

Come accennato in una precedente newsletter, questo fine settimana
si tiene a Bellaria il raduno annuale dei fan di Star Trek.
Interverranno vari attori della serie, compresa Nichelle “Uhura”
Nichols e Denise “Tasha Yar” Crosby. Trovate tutti i dettagli presso il
sito dello Star Trek Italian Club (http://www.stic.it).

Dal 23 al 25 di maggio ci sarò anch’io: sarò riconoscibile non solo
dalle mie fattezze intrinsecamente aliene, ma soprattutto dalla T-shirt
bianca con il pinguino di Linux in uniforme della Flotta Stellare, come
quello mostrato nella pagina iniziale del mio sito
(http://www.attivissimo.net).

Se vi va, fatevi riconoscere, così ci salutiamo e facciamo due chiacchiere di persona!

Ciao da Paolo.

 

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[IxT] #2003-042 (20/5/2003). Virus-bufala in Google, virus vero in Rete

— Antibufala: il “virus” di Google

— Antibufala: support@microsoft.com ti manda un virus

— Antibufala: appello per incidente a Tavernerio (Como)

Antibufala: il “virus” di Google

“Le inside della New Economy – Virus informatico colpisce tutti i
visitatori del famoso motore di ricerca Google”. Così dichiara quella
che sembra essere una newsletter di Iol.it. In realtà il mittente non è
Iol e quello che viene detto nell’appello è totalmente falso. Se vi
interessano i dettagli, li trovate qui:

http://www.attivissimo.net/antibufala/google_virus.htm

Antibufala: support@microsoft.com ti manda un virus

Di solito non perdo tempo ad avvisare di ogni virus nuovo che fa
capolino, ma faccio un’eccezione per Palyh, che sta affollando la mia
casella di posta in modo molto superiore alla media e quindi sta avendo
molto “successo”.

Il virus arriva sotto forma di e-mail il cui mittente (falso) è in apparenza “support@microsoft.com”. Il testo dell’e-mail è “All information is in the attached file”
o altra frase ambigua che invoglia ad aprire l’allegato, che contiene il
virus vero e proprio. Chiunque usi Windows e abbia la dabbenaggine di
aprire l’allegato senza prima controllarlo con un antivirus
_aggiornato_ si troverà infetto.

Dettagli: http://news.zdnet.co.uk/story/0,,t269-s2134877,00.html

I consigli sono quelli di sempre:
— usate un antivirus
— tenete sempre, sempre, sempre aggiornato il vostro antivirus
— usatelo su _tutti_ gli allegati che ricevete, non importa chi sembra esserne il mittente
— non aprite gli allegati se non si tratta di materiale strettamente indispensabile
— non fidatevi del nome del file: un virus può arrivare con qualsiasi nome, anche uno apparentemente non eseguibile

Antibufala: appello per incidente a Tavernerio (Como)

Sta circolando un appello che cerca testimoni per un incidente stradale
in cui una persona ha perso la vita in moto a marzo del 2003. L’appello
è autentico, per quel che mi risulta. Se eravate dalle parti di
Tavernerio (Como) il 30 marzo 2003 verso le 13 e avete visto un
incidente che ha coinvolto una moto, leggete i dettagli della questione:

http://www.attivissimo.net/antibufala/incidente_tavernerio.htm

Ciao da Paolo.

 

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[IxT] #2003-041 (20/5/2003). Antibufala flash: Virus in Google

Sta circolando una notizia secondo la quale un “virus informatico colpisce
tutti i visitatori del famoso motore di ricerca Google”
. L’appello
parla di una “Inquietante scoperta dello staff tecnico” di Google che
avrebbe scoperto “decine di migliaia di Active Internet Content (una
sorta di virus) nei servers di GOOGLE”.

La notizia si presenta come una newsletter di IOL, ma potrebbe
trattarsi di un falso mittente. Chiunque ne sia il vero mittente, è una
_bufala_: le cose descritte nella notizia sono totalmente prive di
senso dal punto di vista tecnico, e le pagine Web citate dalla notizia
come fonti per maggiori informazioni non parlano affatto di problemi
riguardandi Google; servono soltanto per conferire maggiore
autorevolezza alla bufala.

Maggior dettagli nei prossimi giorni presso http://www.attivissimo.net.

Ciao da Paolo.

 

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[IxT] #2003-040 (15/5/2003). Antibufala: tamponi all’amianto

Sta circolando in questi giorni una vecchia conoscenza del Servizio
Antibufala: l’appello contro l’amianto nei tamponi femminili. “Sapete che
i produttori di tamponi usano amianto nei loro prodotti?
Perché? Perché l’amianto vi fa sanguinare di più, e se sanguinate di più,
usate più tamponi.”
, dice l’appello.

Dice anche un altro bel po’ di stupidaggini, ma sono condite con un numero
sufficiente di paroloni da sembrare vagamente plausibile, suscitando
comprensibile panico nelle utenti.

Ho pubblicato l’indagine completa presso

http://www.attivissimo.net/antibufala/tamponi_amianto.htm

ma la sintesi è questa:
non
c’è amianto nei tamponi.
L’FDA, l’ente statunitense che regolamenta alimenti e farmaci, ha dovuto
pubblicare una pagina di smentita e chiarimento (http://www.fda.gov/cdrh/consumer/tamponsabs.html) che dice specificamente che
“l’FDA non ha alcuna prova della presenza di amianto nei tamponi, né è al
corrente di segnalazioni di aumentato sanguinamento mestruale a seguito
dell’uso di tamponi. L’amianto non è un ingrediente di alcun tampone di
marca statunitense, né è associato alle fibre usate nella produzione dei
tamponi.”

Va notato che l’anonimo estensore dell’appello non si fa scrupoli a fare
una bella pubblicità a due case produttrici (statunitensi), citandole con tanto di nome e numero di telefono, e traendole da un
“periodico ‘Essence’ di questo mese”
che, come in ogni appello-bufala che si rispetti, viene
citato senza indicarne la data di pubblicazione
e quindi sarà “di questo mese” anche tra dieci anni. Molto comodo.
Viene da chiedersi
a chi giova questa forma di terrorismo pubblicitario.

L’appello afferma inoltre che
“Il Raion contribuisce ai pericoli creati dai tamponi e dalla diossina
perché è una sostanza altamente assorbente… quando fibre dei tamponi
restano nella vagina (come di solito accade), ciò crea un terreno fertile
per la diossina. Tra l’altro, resta all’interno molto più a lungo di quanto
rimarrebbe con tamponi fatti solo di cotone.”

Ma il Rayon è considerato innocuo,
tant’è vero che lo si usa per gli indumenti e come materiale chirurgico. E’ un
derivato della cellulosa.

Il Rayon viene usato nei tamponi non soltanto perché è altamente assorbente
(cosa in sé non pericolosa ma anzi ovviamente necessaria per il funzionamento
del prodotto), ma perché
si sfilaccia meno del cotone. Pertanto
un assorbente interno in Rayon rilascia meno fibre di uno di cotone.

E fra l’altro non si capisce perché debba
“restare all’interno più a lungo”.
Infine, l’anonimo traduttore italiano dell’appello ha dato una eloquente
“aggiustatina” a questa affermazione, che in originale non parla semplicemente
di “terreno fertile”, ma di
“breeding ground”, ossia di “terreno
fertile per la riproduzione“. La
diossina è una sostanza chimica, non una creatura vivente, e come tale
ovviamente non si riproduce,
esattamente come mettere due sassi in una stanza non produrrà una nidiata di
sassolini. Uno svarione di questa portata la dice lunga sulla serietà e sulla
preparazione di chi ha redatto l’appello originale.

Tuttavia il Rayon si può produrre usando il cloro, secondo l’FDA, e il cloro
produce diossine. Quindi
il Rayon in sé è sicuro, ma comporta la possibilità di portarsi appresso
diossine
. Va detto che l’FDA dichiara che il Rayon attualmente utilizzato nei tamponi
statunitensi viene prodotto adottando tecniche alternative che
non generano diossine (“Rayon raw material used in U.S. tampons is now produced using elemental
chlorine-free or totally chlorine free bleaching processes”
,
http://www.fda.gov/cdrh/consumer/tamponsabs.html).

Per concludere, l’appello parla anche di diossine. Sul fatto che le diossine
facciano male, ma molto male, non c’è
alcun dubbio: chiedetelo agli abitanti di Seveso (se non sapete di cosa sto
parlando, chiedete a qualcuno meno giovane di voi, o Googlate
“Seveso diossina ICMESA”). Ma ci sono
diossine nei tamponi, come dice l’appello?

Secondo il sito Tampax.it, no (http://www.tampax.it/faq.html#q33). Secondo l’FDA (http://www.fda.gov/cdrh/consumer/tamponsabs.html), se ce ne sono, sono a livelli talmente bassi da non essere misurabili:
“i livelli di diossine nel rayon grezzo usato per i tamponi è pari o
inferiore al limite rilevabile dai test più avanzati, ossia circa 0,1 parti
per trilione… molte volte inferiore alla quantità normalmente presente
nell’organismo e proveniente da altre fonti… Una parte per trilione
equivale a un cucchiaino in un lago profondo cinque metri e ampio 2,6
chilometri quadrati”
.

Pertanto il rischio diossina nei tamponi è praticamente trascurabile. Ce n’è
molta di più nell’ambiente che ci circonda che nei tamponi. Aver paura della
diossina nei tamponi è come abitare accanto alla ferrovia e temere di
diventare sordi perché il vicino parla a voce alta.

E a proposito di diossine e sostanze chimiche pericolose c’è una sorpresa
interessante. L’appello propone di “usare prodotti d’igiene femminile non sbiancati e che siano
fatti completamente di cotoneUsate tamponi fatti al 100% di cotone non sbiancato. Sfortunatamente, poche società producono questi
tamponi sicuri.

Chiaro, no? Cotone uguale sicurezza. Peccato che il cotone coltivato con i
metodi convenzionali sia, secondo Snopes.com,
“una delle piante a maggior consumo di pesticidi… circa il 10% dei
pesticidi e il 22,5% degli insetticidi del mondo viene usato sul
cotone.”

Pertanto un tampone a base di cotone coltivato in modo convenzionale potrebbe
contenere la stessa quantità di porcherie chimiche di un tampone “non
alternativo” a base di cotone e rayon.
Per eliminare davvero questo rischio occorrerebbe trovare tamponi di puro
cotone coltivato senza pesticidi e insetticidi.

In altre parole, passare a tamponi fatti al 100% di cotone senza verificare
che il cotone sia allevato in modo biologico non risolve granché. Come capita
spesso negli appelli diffusi via Internet, la soluzione ai problemi non è così
semplice come si vuol far credere.

A questo punto è opportuno un chiarimento anche sulla “sindrome da shock
tossico” citata nell’appello. Come descritto su tutti i foglietti illustrativi
dei tamponi, la sindrome da shock tossico (Toxic Shock Syndrome, TSS) è
“una malattia rara ma grave. E’ causata dalle tossine prodotte dal batterio
Staphylococcus aureus… La TSS mestruale è associata all’uso dei
tamponi.”

E’ grave abbastanza da indurre persino i fabbricanti di tamponi a riportare
questo consiglio:
“Potete anche sostanzialmente eliminare il rischio di TSS mestruale non
usando assorbenti interni.”

Usare tamponi “alternativi” di cotone al 100% al posto di quelli “commerciali”
riduce leggermente l’incidenza della sindrome, ma non la elimina: del resto,
sono stati riportati casi di TSS anche negli anni in cui i tamponi erano tutti
in puro cotone (dal 1933, anno di invenzione, ai primi anni Settanta).
Parlatene con il vostro medico.

Ciao da Paolo.

 

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[IxT] #2003-039 (14/5/2003). Antibufala: la latrina Microsoft

Microsoft sta veramente facendo del suo meglio per fare brutta
figura. Prima ha fatto parlare di sé con l’annuncio, riportato da tutti
i media, di un gabinetto portatile con accesso a Internet in banda
larga, naturalmente basato su software Windows:

http://story.news.yahoo.com/news?tmpl=story&ncid=996&e=2&u=/030506/170/3zk3j.html

Poi, di fronte al ribrezzo causato dall’idea di mettersi a picchiettare
sulla tastiera che qualcun altro ha tenuto in grembo intanto che usava
il cesso digitale, ha fatto dietrofront. Non prima che le solite
malelingue dicessero che tutto sommato il gabinetto era il posto più
consono al software di zio Bill, viste le sue note proprietà lassative,
ma questa è un’altra storia, sulla quale trovate un mio articolo presso
Apogeonline:

http://www.apogeonline.com/webzine/2003/05/14/01/200305140101

a proposito dello spettacolare errore di progettazione del sistema
Passport, che ha lasciato alla mercé del primo intruso dilettante la
posta, i soldi e i dati personali di duecento milioni di utenti.

Ma torniamo alla latrina XP. Microsoft ha così dichiarato

http://www.cnn.com/2003/TECH/internet/05/13/microsoft.hoax.ap/index.html

http://www.theinquirer.net/?article=9461

che si tratta di uno scherzo inventato dalla filiale britannica di MSN,
chiedendo scusa per l’equivoco (e un’altra malalingua su Punto
Informatico ha colto la palla al balzo e ha commentato “si sono scusati
per il gabinetto, adesso attendo le scuse per Windows”).

Strano: l’esistenza della latrina telematica era stata esplicitamente e
ripetutamente confermata alla Associated Press dalle società di
pubbliche relazioni di Microsoft in USA e nel Regno Unito, con tanto di
dichiarazioni esplicite e inequivocabili da parte dei relativi
portavoce. Le agenzie di stampa non hanno gradito la scorrettezza: i
pesci d’aprile si fanno ad aprile, mica a maggio.

La storia non è finita. C’è un dietro-dietrofront. Stamattina
(14/5/2003) salta fuori che il pesce d’aprile non è affatto un pesce
d’aprile:

http://www.theregister.co.uk/content/6/30686.html

Microsoft UK ha infatti dichiarato che il gabinetto telematico,
denominato MSN iLoo, “non era un falso o una burla” (“The MSN iLoo was
not false or a hoax”), ma era “un concetto serio derivato dal successo
della ‘panchina Internet’ di MSN” (“it was a serious concept that came
about after the success of MSN Internet Bench”). L’iniziativa contava
sul senso dell’umorismo britannico, ma era seria e reale; tuttavia,
visto l’equivoco, non verrà realizzata.

Se a qualcuno viene l’impressione che Microsoft soffra della sindrome
della gallina decapitata, è in buona compagnia. E noi dovremmo fidarci
di gente così?

Ciao da Paolo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.