Vai al contenuto

Gli sciacalli online dei disastri aerei

Sono purtroppo arrivati puntuali, come sempre, i truffatori informatici che si approfittano delle disgrazie di interesse mondiale per truffare: stavolta la notizia riguarda l’abbattimento del volo MH17 della Malaysian Airlines nei cieli dell’Ucraina.

Il Canberra Times e la BBC segnalano che i malfattori hanno creato false pagine Facebook che usano i nomi delle vittime, compresi i bambini. Le pagine false contengono tipicamente un link a un sito che dice di avere informazioni sul disastro aereo ma in realtà scatena un bombardamento di pubblicità per il gioco d’azzardo via Internet, trucchi per fare soldi in fretta, siti pornografici e altro ancora.

Una di queste pagine, in particolare, conteneva un link che annunciava un “video ripreso al momento dello schianto di MH17 in Ucraina” ma portava a un sito porno che chiedeva un numero di telefonino per “verificare” che il visitatore fosse maggiorenne. Chi abbocca regala il proprio numero ai truffatori, che lo useranno probabilmente per intasare la vittima di spam sotto forma di SMS.

Facebook ha rimosso la pagina dopo che le è stata segnalata dalla BBC e chiede agli utenti di segnalare queste pagine truffaldine tramite gli appositi pulsanti presenti sul social network, in modo che Facebook possa venire a conoscenza di queste pagine e cancellarle.

Trend Micro, invece, ha segnalato vari tweet che fanno finta di parlare del volo MH17 ma in realtà contengono link verso spam. Il problema di questi tweet è che molti utenti hanno l’abitudine di retweetare senza verificare, per cui finiscono per promuovere inconsapevolmente questa forma di spam. Twitter, da parte sua, dice che retweetare selvaggiamente può portare alla sospensione permanente dell’account, per cui è meglio stare attenti a quel che si inoltra.

Hacker “attaccano banche svizzere”? Non proprio, risponde MELANI

Hacker “attaccano banche svizzere”? Non proprio, risponde MELANI

Allarmati per le notizie recenti di attacchi informatici alle banche svizzere? Tranquilli: il malware Retefe di cui si parla in queste notizie è una vecchia conoscenza dei servizi di sicurezza informatica e le banche si sono già premunite da mesi per contrastarla. Lo dice MELANI, la Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione, in risposta a questo articolo di Trend Micro, che parla di un’operazione denominata, con grande sforzo creativo, Emmental.

L’attacco in realtà non prende di mira i siti delle banche, ma i dispositivi utilizzati dagli utenti per effettuare transazioni bancarie via Internet e in particolare la cosiddetta autenticazione a due fattori: in pratica il sito della banca, oltre a chiedere all’utente qualcosa che sa (la password), gli chiede anche qualcosa che ha (per esempio il telefonino, al quale viene inviato un ulteriore codice usa e getta di autenticazione). Se non vengono forniti entrambi i fattori di autenticazione, il sito della banca rifiuta l’accesso.

La tecnica criminale descritta da Trend Micro non si basa sulla consueta infezione del computer della vittima con malware-spia persistente: usa invece un malware che altera la configurazione del computer, specificamente i parametri DNS che indirizzano il traffico dell’utente, e poi si cancella senza lasciare tracce. Questi parametri vengono modificati in modo che quando l’utente digita il nome di un sito attendibile (per esempio la propria banca), il computer lo porti al sito dei truffatori, che è realizzato a immagine e somiglianza di quello della banca e che usa un certificato SSL di provenienza illecita per sembrare ancora più credibile.

A questo punto il sito-trappola invita l’utente a installare un’app Android, dicendo che si tratta di un generatore di codice di sessione. Invece l’app cattura gli SMS provenienti dalla banca e li dirotta su un computer o un telefonino gestiti dai truffatori. In questo modo i criminali ottengono il primo fattore di autenticazione (login e password) tramite il falso sito e il secondo fattore attraverso l’app. Hanno quindi tutto quel che serve per violare il conto della vittima.

La difesa contro questo attacco piuttosto sofisticato è in realtà semplice: basta non installare app che non provengono da Google Play. MELANI sottolinea inoltre che le banche svizzere non chiedono mai ai propri clienti di fornire informazioni di connessione o di installare un’app su uno smartphone, ricorda la necessità di installare un antivirus, di attivare e aggiornare regolarmente un firewall, di aggiornare il sistema operativo e il browser insieme a tutti gli altri software installati, e di fare attenzione alle mail di origine sconosciuta che contengono allegati o link.

Disastro aereo in Ucraina, attenzione alle immagini false e alle trappole

Disastro aereo in Ucraina, attenzione alle immagini false e alle trappole

Il disastro del volo MH17 caduto in Ucraìna (a quanto pare in seguito a un attacco missilistico) ha scatenato anche gli sciacalli della Rete. Rimbalzano infatti sui social network e in generale su Internet immagini scioccanti dell’area dello schianto, ma molte sono falsi di pessimo gusto.

Un esempio è qui accanto: si tratta di una manipolazione di un fotogramma tratto da telefilm Lost. Vedete l’originale qui sotto, tratto dagli archivi di Getty Images. Un altro esempio è questo video, che in realtà non si riferisce al volo MH17.

Come sempre in questi casi, quando una notizia crea grande clamore e interesse si scatenano i creatori di falsi siti di scoop e di campagne di mail, tweet e post su Facebook che propongono link a immagini e rivelazioni sensazionali ma portano in realtà a siti che tentano di infettare gli utenti, per esempio chiedendo di installare un apposito software visualizzatore.

Non cascateci: se vi servono informazioni su questa tragica notizia, state sui siti delle principali testate giornalistiche, su Wikipedia o Flightradar24, e non fidatevi di inviti, neppure se vi arrivano da persone che conoscete.

I truffatori della finta assistenza Microsoft ci riprovano. Li registro e li richiamo

I truffatori della finta assistenza Microsoft ci riprovano. Li registro e li richiamo

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “andrea.rug*” e “fabiano.b*”.

Oggi pomeriggio mi hanno telefonato i truffatori che fingono di essere del servizio clienti Microsoft. Sì, di nuovo. Stavolta avevo un po’ più di tempo a disposizione e così mi sono soffermato a prenderli un po’ in giro e a chiedere loro informazioni.

La novità più significativa, rispetto al caso precedente, è che oltre a burlarmi di loro e far perdere loro un bel quarto d’ora li ho poi richiamati io al numero di telefono inglese che mi hanno fornito. E hanno risposto.

Insomma, adesso abbiamo un numero di telefono di truffatori conclamati. Verrebbe voglia di avviare un phonebombing per impedire loro di fare danni ad altre persone, ma ho preferito avvisare la polizia locale.

Cominciamo con ordine. La telefonata (da un numero mascherato) è arrivata sul mio numero di rete fissa; appena mi sono accorto dal contesto che era una chiamata truffaldina di questo genere ho acceso il vivavoce e ho avviato il registratore che ho sul telefonino. Quello che sentite qui sotto è il file integrale della registrazione, convertito in MP3 a 64k per stare nei limiti di dimensione di Tindeck. I vuoti nella registrazione sono presenti anche nella chiamata originale.  


Upload MP3 and download MP3 using free MP3 hosting from Tindeck.

Il copione della truffa è il solito: lei (stavolta è una donna) dice di essere del “Windows PC Support” nel Regno Unito (specifica “East London”), mi dice che ho il computer infettato e che loro lo sanno tramite il loro server centralizzato. Cerca di convincermi a digitare dei comandi al mio PC Windows che mostrino l’Event Viewer e mi diano l’impressione che ci siano messaggi diagnostici che confermano il problema annunciato dalla truffatrice. Faccio finta di digitare i comandi: ovviamente lei in tutta questa storia non sa che sono seduto davanti a un Mac.

Le chiedo (a 2:50 circa) di spiegarmi cosa sto (o starei) facendo al mio (inesistente) computer Windows, ma lei ripete la solita litania. OK, allora provo un altro approccio: a 3:40 le chiedo se il mio computer infettato è contagioso e ha dei germi che potrebbero farmi male. Dico che è un po’ che non mi sento bene, magari è colpa del computer infetto. Non mi dà retta.

Ripete la litania delle lettere che compongono il comando eventvwr. A 6:55 le chiedo schiettamente se è consapevole di far parte di una truffa internazionale e che lei sta cercando di convincermi a eseguire malware sul mio computer. Lei ribatte che se fosse una truffatrice, non saprebbe il mio codice di licenza Windows, e procede a “dimostrarmi” che lo conosce dandomi delle istruzioni che in realtà farebbero comparire un codice, tipicamente 888DCA60-FC0A-11CF-8F0F-00C04FD7D062, che è presente in tutte le installazioni di Windows (è un CLSID). Non ha pudore, insomma.

Credit: Securelist.com.

A 8:30 le chiedo se sta chiamando da parte di Microsoft. Lei dice di no: dice che chiama dal “Windows technical department” e che Microsoft non chiama i clienti (vero). Lei telefona per conto di una società di servizi. Le chiedo come si chiama questa società, ma lei tergiversa e dice che i computer “in tutta l’India…”, poi si corregge (mi sa che s’è tradita e ha rivelato da dove chiama) e dice “in tutto il mondo”, sono collegati a un server specializzato e che tutto quello che passa da qualunque computer Windows viene trasmesso a quel server.

Allora le chiedo (9:35) se mi sta spiando, visto che dice che tutto quel che passa sui PC viene visto da quel presunto server. Lei comincia ad avere qualche difficoltà e ritorna alla sua litania standard.

A 10:49 le dico che sono un giornalista e che sto registrando la chiamata. Non sono sicuro che abbia capito ma dice che ho il permesso di registrare la chiamata. Le spiego che sono un informatico e che so che sta cercando di fregarmi e le propongo un’intervista. Macché. Lei insiste che sta chiamando da Londra. Allora le chiedo il suo numero di telefono per richiamarla.

Dopo un po’ di esitazione, finalmente (a 13:30) mi dà un numero: 0044 2035 1430 93. Riprendiamo la procedura. Le rivelo (dopo un quarto d’ora che siamo al telefono) che non ho fatto nulla di quello che lei mi ha chiesto. Inesorabile, lei riprende da capo la sua procedura, chiedendomi di digitare di nuovo eventvwr. Le dico che non funzionerà, perché sono un informatico e so benissimo che sta cercando di fregarmi. Finalmente si arrende e riappende.

Ma a questo punto ho in mano un numero di telefono. Mi aspettavo che fosse finto, una sorta di bluff, ma quando l’ho chiamato (dopo un reverse lookup che lo piazzava a Croydon, Londra) mi ha risposto davvero qualcuno. Ecco la registrazione:


Upload MP3 and download MP3 using free MP3 hosting from Tindeck.

Risponde una voce registrata con l’annuncio “Windows PC Support”. Chiedo se sto parlando con qualcuno di Microsoft, ma lui (stavolta è una voce maschile) dice che è il “Windows software department”. Chiedo come fanno a sapere che il mio computer è infetto e lui parte con la storiella del CLSID. Stavolta (a 2:50) dico che non sono davanti al computer e chiedo di nuovo se fa parte di Microsoft. Lui mi passa un certo “Mark”. Ripeto la domanda: siete parte di Microsoft? No, risponde lui, si tratta di un’azienda indipendente. Ribadisce che ha la licenza del mio Windows (se solo sapesse) e crede che siano stati loro a chiamare (a 4:30).

Gli chiedo come fanno ad avere il mio numero di licenza se non fanno parte di Microsoft, ma lui racconta storie sul reparto ricerca e sviluppo per poi tornare alla litania standard. Dice (a 5:30) che ha davanti a lui una schermata che gli dice che il mio computer è infetto. Gli chiedo dettagli sul tipo d’infezione, ma lui s’irrita. Ho solo una domanda (a 6:55): se lui ha tutte queste informazioni riguardanti il mio computer, come mai non sa che non ho un PC Windows, ma un Mac? Lui bluffa, dicendo che sa che ho un laptop, ma ovviamente non attacca. Dice allora che si vede che ho sbagliato numero e si congeda.

Ho fatto immediatamente rapporto alla polizia britannica. Se ci saranno novità, ve le segnalerò.

Mondiali di calcio ispirano truffe online: prudenza

La Coppa del Mondo di calcio non è certo il primo evento sportivo a essere preso di mira dai truffatori online, ma stavolta sembra che gli imbrogli siano più aggressivi del solito. Per esempio, Trend Micro ha scoperto un attacco ai danni dei clienti di un sito brasiliano di emissione biglietti, che ha permesso agli aggressori di procurarsi i dati personali degli utenti e mandare loro finti messaggi della lotteria che contenevano un trojan bancario.

Attenzione anche alle app che promettono di farvi vedere le partite in streaming al di fuori dei canali ufficiali: sempre Trend Micro ha trovato una backdoor camuffata da app per lo streaming e un generatore di chiavi d’attivazione per il videogioco FIFA 2014 che contiene adware.

Da Symantec arriva la segnalazione di spam che diffonde malware promettendo biglietti gratuiti per la Coppa del Mondo e con questo artificio induce gli utenti a installare sui propri computer il software di amministrazione remota DarkComet e di altro spam che usa un documento Word alterato per depositare sui computer delle vittime del malware.

È necessario inoltre aggiornare Adobe Flash Player, anche perché Trustwave ha individuato una pubblicità ostile sul sito del giornale sportivo brasiliano Lance: sfruttava l’ennesima falla di Flash Player per recapitare malware ai visitatori.

Non manca il malware per dispositivi mobili: Avast ha trovato su Google Play app legate al calcio che chiedono permessi decisamente eccessivi o si limitano a visualizzare pubblicità senza offrire alcun contenuto informativo. E c’è anche il classico phishing esportato su Twitter: Malwarebytes segnala falsi account Twitter che sembrano legati alla Coppa del Mondo ma linkano siti che chiedono dati personali, usati poi altre truffe.

Occhi aperti, insomma. Maggiori dettagli, con ulteriori tipo di attacco sul tema dei Mondiali di calcio, sono su SecurityWeek.

Massiccia campagna di spam-truffa in Canton Ticino, coinvolte redazioni giornali e deputati

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “lori10*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

È arrivata anche a me la mail truffaldina che è giunta anche alle redazioni di vari quotidiani del Ticino, in alcuni casi usando come mittente un deputato. A giudicare dalla quantità di segnalazioni, sembra trattarsi di una campagna massiccia.

I mittenti sono vari (a me è arrivato da giacomin.srn@mail.com), ma il testo è sempre lo stesso:

Spero ciò ti arrivi in tempo utile. ho fatto un viaggio in Barcelona (Spagna) e durante il mio soggiorno i miei documenti sono stati rubati insieme al mio passaporto internazionale e la mia carta di credito che si trovava nella mia borsa. per ovviare a tale problema, la mia banca ha bisogno di tempo per elaborare tutti i dati che mi servono per ripristinare il tutto. necessito della somma di 1,000 € per coprire le mie spese. Puoi aiutarmi a spedire i soldi via MoneyGram? Fatemi sapere. Ti prometto di rimborsarti della cifra non appena torno domani, Per favore fammi sapere se puoi farlo per me. Sono spiacente per ogni inconvenienza tale disguido possa crearti. Posso mandarti i dettagli su come trasferire la somma. Spero di ricevere a breve la tua risposta.

Ho provato a rispondere, fingendomi ingenua vittima:

Ciao Serena, mi spiace! Come ti posso aiutare? Mi dai le istruzioni, io
non ho mai fatto Moneygram prima.

Stai bene? Ti hanno fatto male?

Ciao,

Paolo.

È arrivata quasi subito la risposta del truffatore:

Grazie per aver risposto, cortesia cerca l’ufficio del Money Gram più vicino in qualunque banca o ufficio postale vicino a te e aiutami a spedire i soldi con le informazioni sotto citate. Mi è stato dato un ID all’ambasciata cosicché non ci siano problemi; se avrai spedito la cifra tramite Money Gram , tale somma arriverà in 20 minuti. Non hai bisogno di un conto per mandare i soldi via Money Gram, tutto ciò di cui hai bisogno, è il mio nome completo e l’indirizzo sotto citato:

INDIRIZZO:60 AVENIDA MARE DU MONTSERRAT BARCELONA (Spagna)
NOME DEL DESTINATARIO: Serena Giacomin

Per favore fammi sapere se puoi farlo per me.
Fatemi sapere quanto velocemente si può inviare il denaro
Aspetto una tua risposta.

Grazie.

Serena Giacomin

Questi sono gli header del messaggio:

Delivered-To: paolo.attivissimo@gmail.com
Received: by 10.182.60.105 with SMTP id g9csp276544obr;
Wed, 11 Jun 2014 00:53:32 -0700 (PDT)
X-Received: by 10.194.76.212 with SMTP id m20mr37386353wjw.30.1402473211740;
Wed, 11 Jun 2014 00:53:31 -0700 (PDT)
Return-Path:
Received: from mout.gmx.net (mout.gmx.net. [212.227.17.22])
by mx.google.com with ESMTPS id kj7si40551749wjc.22.2014.06.11.00.53.31
for (version=TLSv1.2 cipher=ECDHE-RSA-AES128-GCM-SHA256 bits=128/128);
Wed, 11 Jun 2014 00:53:31 -0700 (PDT)
Received-SPF: pass (google.com: domain of giacomin.srn@mail.com designates 212.227.17.22 as permitted sender) client-ip=212.227.17.22;
Authentication-Results: mx.google.com;
spf=pass (google.com: domain of giacomin.srn@mail.com designates 212.227.17.22 as permitted sender) smtp.mail=giacomin.srn@mail.com
Received: from mailout-de.gmx.net ([10.1.101.1]) by mrigmx.server.lan
(mrigmx001) with ESMTP (Nemesis) id 0Mee1e-1X5i4p07wm-00OCbm for ; Wed, 11 Jun 2014 09:53:31 +0200
Received: (qmail 13908 invoked by uid 0); 11 Jun 2014 07:53:15 -0000
Received: from 197.242.117.136 by rms-us013.v300.gmx.net with HTTP
Content-Type: text/plain; charset=”utf-8″
Date: Wed, 11 Jun 2014 03:53:13 -0400
From: giacomin.srn@mail.com
Message-ID: <20140611075313 .98090="" gmx.com="">
MIME-Version: 1.0
Subject: Re: Importante!
To: “Paolo Attivissimo” X-Flags: 0001
X-Mailer: GMX.com Web Mailer
X-Priority: normal
x-registered: 0
Content-Transfer-Encoding: 8bit
X-GMX-UID: vm/qczVH3zOlOIRb6HghcNh+IGRvb0B4

Secondo voi, come dovrei rispondere al truffatore? Gli mando una scansione di un finto Moneygram firmato “Massimo della Pena”? Creo un honeypot per farmi dare il suo indirizzo IP? Intasargli la casella di mail di finte risposte credulone, per diluire le risposte delle
vittime vere in mezzo a migliaia di altri messaggi, usando indirizzi usa e
getta? Altri scherzi per sabotare il lavoro di questa pustola sul deretano dell’umanità? Sbizzarritevi nei commenti.

Aggiornamento (2014/06/11 14:15): avevo scritto erroneamente che il mittente nel mio caso aveva una casella su Gmail, ma in realtà era su Mail.com. Grazie a tutti per la segnalazione. Intanto mi segnalano che Serena Giacomin ha scritto su Facebook Qualcuno si è impossessato del mio indirizzo gmail… stanno arrivando mail a tutti i miei contatti, scusate per il disturbo #disperazione.

Suvvia, Facebook: con tutti i soldi che hai, non paghi un traduttore italiano? Messaggio vero sembra truffa

Suvvia, Facebook: con tutti i soldi che hai, non paghi un traduttore italiano? Messaggio vero sembra truffa

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “enigm*”.

Stamattina su uno degli account Facebook che gestisco per lavoro è arrivato questo messaggio. So che è autentico, perché ho richiesto io la rimozione del numero di telefonino, ma è talmente sgrammaticato che se non sapessi che arriva davvero da Facebook puzzerebbe lontano un miglio di messaggio-truffa.

Ciao Paolo,
Il numero di telefono 4178******* è stato rimuovi dal tuo profilo a causa dei seguenti motivi: il numero di telefono è stato registrato e verificato da un altro utente di Facebook. Se hai cambiato numero di cellulare o operatore telefonico, prego visita Facebook per aggiungere nuovamente il tuo numero.
Grazie,
Il team di Facebook

Forza, Zuckerberg, caccia fuori un po’ di dollari e paga qualcuno che sappia l’italiano. Hai speso 19 miliardi per comprare WhatsApp, non fare quello con il braccino corto con i traduttori. Altrimenti poi non ci si può neanche lamentare che la gente abbocca ai messaggi-truffa nonostante siano palesemente sgrammaticati, visto che lo sono anche quelli reali.

Aggiornamento (2014/06/11 14:05): per errore ho pubblicato inizialmente il numero di telefonino non mascherato. Nessun problema: è un numero di test, per cui chiamatelo pure, tanto non risponde nessuno. Grazie comunque per l’allerta.

Android: lo strano caso dell’app antivirale che non faceva nulla

Android: lo strano caso dell’app antivirale che non faceva nulla

Un duro colpo alla credibilità dei controlli di qualità di Google Play, lo store di app per Android, è stato inferto da Virus Shield: un’app spacciata per antivirus che non faceva assolutamente nulla. O per essere precisi faceva una sola cosa: cambiare icona quando la toccavi.

Virus Shield era una truffa completa e sfacciata: non solo non effettuava nessun controllo antivirus (come dimostrato dal suo codice sorgente decompilato) nonostante dicesse di “impedire alle app dannose di installarsi sul vostro dispositivo”, ma era oltretutto a pagamento. Costava quattro dollari ed è stata scaricata circa 10.000 volte, per cui il raggiro ha fruttato ai suoi creatori circa 40.000 dollari. Ciliegina sulla torta, è stata per qualche tempo in cima alla classifica delle app a pagamento nuove più vendute e terza tra le app a pagamento (dopo colossi come Minecraft e SwiftKey). L’unica dichiarazione corrispondente al vero, scritta probabilmente con una buona dose d’ironia, era il vanto che Virus Shield consumava pochissima energia e non aveva pubblicità.

L’app è stata rimossa da Google Play a seguito delle segnalazioni del sito Android Police.

Per difendersi da queste truffe, non solo è necessario che Google Play adotti controlli più severi, ma anche gli utenti devono abituarsi a non fidarsi di app prodotte da sviluppatori sconosciuti (in questo caso una fantomatica Deviant Solutions) e delle stelline di valutazione, facilmente manipolabili.

Donna si fa truffare per 500.000 dollari su un sito d’incontri

Donna si fa truffare per 500.000 dollari su un sito d’incontri

Dal San Francisco Chronicle arriva una storia che ha dell’incredibile: una donna di San Jose ha affidato ben mezzo milione di dollari a un uomo conosciuto su un sito d’incontri dedicato ai correligionari cristiani, ChristianMingle.com, il cui slogan ironicamente è “Trova il partner che Dio ha scelto per te”.

L’uomo ha usato una foto falsa e ha creato un finto sito, spacciandosi per un cittadino britannico che lavorava su una piattaforma petrolifera scozzese; ha telefonato alla donna e le ha mandato messaggini e fiori prima di chiederle un prestito per la sua attività d’imprenditore.

La donna, una sessantaseienne divorziata, è caduta nella trappola tesa con cinica professionalità e ha inviato all’uomo in totale 500.000 dollari, ottenuti in parte ipotecando la casa e il fondo pensione. L’ultimo versamento, di ben 200.000 dollari, era stato effettuato su una banca turca, seguendo le istruzioni dell’uomo. Solo a quel punto la donna ha avuto dubbi e ha contattato le autorità.

Un socio del truffatore, tale Wisdom Onokpite, si è presentato per ritirare i soldi versati alla banca in Turchia, ma è stato invece arrestato dalla polizia locale. Era entrato in Turchia con un passaporto falso e ora è stato incriminato per frode. L’account del falso corteggiatore, invece, è stato tracciato: invece di portare a una piattaforma petrolifera scozzese conduceva a una località in Nigeria. Ma il truffatore è irreperibile.

Disinformatico radio del 2013/12/20

È disponibile il podcast della puntata di venerdì scorso del Disinformatico radiofonico che ho condotto per la Rete Tre della RSI.

In questa puntata ho parlato delle webcam spiabili senza accenderne la spia (Mac compresi); del fatto che Facebook sa anche quando scrivete un post o commento e poi non lo inviate e si appresta ad attivare i videospot che partono automaticamente; degli esempi concreti d’uso della stampa 3D, per esempio in aviazione e in medicina; e della telefonata dei truffatori del finto servizio Microsoft.