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Disinformatico radio: occhio alla truffa dei falsi doppi pagamenti Swisscom

Disinformatico radio: occhio alla truffa dei falsi doppi pagamenti Swisscom

Segnalo una truffa che riguarda prevalentemente gli internauti svizzeri: sono in circolazione delle mail che sembrano provenire dal servizio clienti Swisscom e avvisano che il cliente destinatario avrebbe pagato due volte una fattura. Nel messaggio viene fornito un link per confermare il rimborso, che verrebbe effettuato tramite carta di credito.

Ma si tratta di una truffa: il messaggio va cestinato senza cliccare sul link.

Aprire il messaggio non comporta pericoli: la trappola si innesca soltanto se si clicca sul link e scatta soltanto se si immettono i dati della propria carta di credito nella finta schermata di rimborso che compare. Se volete i dettagli, ho preparato un apposito articolo per la Rete Tre della RSI.

Bad Pharma: il libro che documenta il grande inganno delle case farmaceutiche

Bad Pharma: il libro che documenta il grande inganno delle case farmaceutiche

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “robertotom*”.

Le case farmaceutiche truccano i risultati dei test dei propri farmaci, usando metodi paradossalmente legali per farli sembrare ben più efficaci e necessari di quel che sono in realtà. No, non avete sbagliato blog. Non siete finiti per errore su Luogocomune o qualche altra bettola di complottisti.

L’accusa non è un delirio campato per aria, ma è il documentatissimo risultato dell’indagine di uno dei più popolari debunker britannici, Ben Goldacre, che dopo aver messo in luce con Bad Science gli inganni usati dai ciarlatani e dai giornalisti cialtroni per sdoganare le pseudoscienze si è ora dedicato, con gli stessi strumenti inesorabili, a chiarire come funziona la ricerca farmaceutica moderna. Risultato: funziona male, inganna i medici e danneggia i pazienti.

Goldacre ha scritto un libro, Bad Pharma, che invito tutti a leggere (spero ne esca presto una buona traduzione in italiano), specialmente i complottisti, per capire come si fa a fare e presentare la vera ricerca e come si distingue una tesi di complotto farlocca da un’accusa seria. La differenza sta in una singola parola: fatti.

Goldacre esamina anche il caso Tamiflu, emblematico di un modo di procedere in cui i test vengono svolti dalle case farmaceutiche, che poi pubblicano soltanto quelli favorevoli e insabbiano gli altri. È lo stesso metodo dei cartomanti e dei sensitivi: mettere in evidenza i successi e seppellire i fallimenti, per sembrare straordinari. Non è il solo trucchetto che viene usato, ma il resto va letto nel libro.

A differenza di tante tesi di complotto che lanciano accuse generiche, qui ci sono nomi e cognomi e ci sono anche soluzioni, come per esempio rendere obbligatoria la pubblicazione di tutti i metodi e risultati di tutti i test. La campagna di Goldacre sta già ottenendo risultati: la pressione dell’opinione pubblica ha già convinto GSK (GlaxoSmithKline) a promettere la pubblicazione integrale dei test, e la petizione su Alltrials.net (traduzione italiana qui) sta già riscuotendo successo in termini di pubblico e di politica.

Se vi interessa saperne di più, il CICAP ha pubblicato una serie di articoli su Bad Pharma. Sì, il CICAP, quello accusato di essere al soldo delle case farmaceutiche, va contro le case farmaceutiche. Perché i fatti e il metodo d’indagine scientifico non guardano in faccia nessuno.

Intervista a Ben Goldacre

Le aziende farmaceutiche britanniche contro Goldacre

Bad Pharma: quando la medicina è malata

Sia ben chiaro: tutto questo non vuol dire che la medicina e i farmaci non funzionano e che è meglio tornare agli stregoni o alla pranoterapia o ai sassolini magici. I rimedi alternativi non funzionano per niente (salvo un congruo effetto placebo): le medicine, invece, di solito funzionano. Ma per farle funzionare meglio e non farsi imbrogliare bisogna controllare e sorvegliare chi le fa e chi le vende. Senza eccezioni.

La TV svizzera insegue i truffatori del Web

La TV svizzera insegue i truffatori del Web

Venerdì scorso la trasmissione Patti Chiari della Radiotelevisione Svizzera ha dedicato una puntata intera al problema delle truffe online, specialmente quella detta “alla nigeriana” (la promessa di un lauto incasso se la vittima anticipa una piccola somma), e quella del ricatto tramite sesso via webcam (la sessione video della vittima viene registrata e poi il truffatore minaccia di divulgare la registrazione compromettente).

Istintivamente viene da pensare che non ci possa cascare più nessuno, ma non è così: le truffe costruiscono documenti falsi e attingono a notizie di cronaca reali per autenticarsi e rendersi credibili. E non bisogna sottovalutare la forza persuasiva di chi offre un legame sentimentale a chi si sente solo.

La trasmissione, alla quale ho partecipato creando un piccolo honeypot, ha raccolto testimonianze di vittime e rintracciato i truffatori, che oggi hanno come base principale la Costa d’Avorio. Il comandante della cellula di polizia specializzata nella lotta al crimine informatico in quel paese è stato ospite in studio e ha presentato i dati e i risultati della sua attività, mostrando anche l’inseguimento e l’arresto di uno di questi criminali. C’è anche chi cerca di proteggere le vittime e vendicarsi dei truffatori compiendo vere e proprie intrusioni nei loro computer.

Se vi interessa l’argomento, soprattutto per capire come funziona tutto il meccanismo della truffa, chi sono i truffatori e i truffati e quali sono le responsabilità degli intermediari involontari come Western Union, la puntata è disponibile in streaming qui sul sito della RSI. Anche la sezione dei commenti della trasmissione è decisamente illuminante.

Truffa alla nigeriana spenna 800˙000 euro

Truffa alla nigeriana spenna 800˙000 euro

Mega-truffa alla nigeriana in Australia

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “mattalu” e “aagg000”.

Il Sydney Morning Herald riferisce che una famiglia del Queensland, in Australia, è stata spennata dai truffatori usando una versione particolarmente sofisticata della cosiddetta “truffa alla nigeriana” o “419 scam”: quella che intasa le nostre caselle di posta con presunte vincite alla lotteria o segnalazioni di eredità milionarie che ci spettano se solo avremo la cortesia di anticipare delle fantomatiche “spese burocratiche” (che in realtà vanno a ingrassare i truffatori e non porteranno a nessun utile chi abbocca alla truffa).

Stavolta la truffa ha fruttato oltre 1,3 milioni di dollari australiani (circa 800.000 euro o 1,3 milioni di franchi svizzeri), munti alla famiglia Baker. La famiglia era stata contattata da un’amica che era convinta di aver diritto a un’eredità di 17 milioni di dollari dal proprio padre, che non aveva mai conosciuto. L’amica aveva risposto a un annuncio sul giornale che la citava specificamente per nome in proposito.

I truffatori avevano poi intrattenuto contatti con la vittima tramite un avvocato di una società di consulenza legale liberiana, affermando che era necessaria una serie di pagamenti per coprire presunte spese legali ed amministrative e tasse locali prima che l’eredità potesse essere inviata in Australia. E qui, nel 2005, era entrata in gioco la famiglia Baker, che si era offerta di pagare le spese per l’amica.

Iniziò così un giro di viaggi in Europa per conoscere finti funzionari governativi in Spagna, Italia e Olanda. I truffatori portarono il signor Baker persino in una banca spagnola e gli mostrarono una cassetta piena di denaro statunitense: la presunta eredità.

Nel corso dei due anni successivi, la famiglia Baker pagò appunto circa 1,3 milioni di dollari australiani ai truffatori. Solo di recente un membro della famiglia ha visto in televisione un programma dedicato alle truffe di questo genere e finalmente si è accesa la lampadina.

La particolarità di questa versione della truffa è non solo la sua sofisticazione (molte delle società intermediarie della presunta eredità erano autentiche e coinvolte a loro insaputa), ma anche la precisione del bersaglio scelto: i truffatori hanno chiaramente raccolto molte informazioni personali sulla vittima prima di procedere. Cosa del resto facile, soprattutto nelle aree di chat e grazie ai tanti dati personali che disseminiamo spesso incautamente su Internet.

Il Herald nota che la segnalazione della famiglia Baker ha portato all’arresto di una persona ad Amsterdam. Chissà se è una di queste.

Il consiglio è quello di sempre: se un’offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente non è vera, e tenete presente che questi truffatori sono, come dimostra quest’episodio, ben più sofisticati di quel che si potrebbe pensare.

Tecniche contro il ransomware

Vi chiedono un riscatto per i vostri dati? Non spegnete il computer

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La settimana scorsa ho parlato del nuovo ransomware Gpcode, un virus che cifra i dati e poi chiede un pagamento non tracciabile per ottenere la chiave di decifrazione.

Edgar, da Bangkok, mi segnala (in italiano) una soluzione trovata da Kaspersky: non è ancora possibile decrittare i dati cifrati dal virus, ma si può sfruttare una caratteristica del suo modo di agire per recuperare i dati sotto riscatto.

Infatti, nota Kaspersky in inglese, quando Gpcode lucchetta un file, ne crea una nuova copia cifrata e poi cancella il file originale. Basta quindi utilizzare un programma di recupero dei file cancellati, come PhotoRec, suggerito da Kaspersky ma prodotto da un programmatore indipendente a costi bassissimi (è donationware, scaricabile gratis con richiesta di donazione), e si elude l’azione del virus. Per ripristinare correttamente i nomi dei file cancellati e recuperati si può usare l’apposita utility gratuita di Kaspersky. Attenzione: con questa tecnica il virus non viene estirpato, ma vengono soltanto recuperati i dati.

Affinché questa tecnica funzioni, è essenziale che il computer non venga spento e che non vengano scritti nuovi dati: se vi trovate infettati da Gpcode, non toccate niente e chiamate subito aiuto esperto.

Radio: l’anticopia rimane, licenze confuse, multa MP3

Radio: l’anticopia rimane, licenze confuse, multa MP3

Disinformatico radio di oggi: EMI non molla il DRM, la BSA frena sulle licenze, multa per gli MP3

Stamattina, come ogni martedì, dalle 11 alle 12 sono in diretta sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana (con streaming in diretta e podcast in differita).

Prima di indicare i temi di questa puntata, vorrei anticiparvi il tema principale della prossima: interrogherò gli esperti svizzeri e italiani per farmi spiegare quali sono gli attuali diritti dell’utente per quanto riguarda la copia e la condivisione. Cosa si rischia realmente con il peer to peer? E’ lecito farsi una copia di un DVD o di un CD per uso personale? Cambia qualcosa se il disco è protetto contro la copia? Se faccio un video di Youtube nel quale suono una canzone delle major e ci canto sopra ruttando (è solo un’ipotesi, tranquilli), sto violando il diritto d’autore? Come mi devo regolare se voglio includere una foto in un sito o un blog? Se un blogger è stato portato in tribunale per un topless di Jennifer Aniston, quali altri casi a rischio ci sono?

Ma non vorrei limitare le domande alle situazioni tradizionali, per cui scatenatevi: se avete domande o scenari di copia e di diritto d’autore che vorreste chiarire, scrivetemi via mail o pubblicate un commento qui sotto.

Ecco invece l’anticipazione dei temi di stamattina:

  • Torno sulla questione delle “licenze da uccidere” con l’intervento della BSA svizzera: le copie OEM di Windows non possono essere vendute sfuse se non sono in tedesco. Ma il servizio clienti di Microsoft dice il contrario. Allora, chi ha ragione?
  • Dietrofront di EMI: aveva proposto di rinunciare all’anticopia sui brani scaricabili legalmente, ma ora ha cambiato idea. Come mai, e quali sono le conseguenze per l’utente comune?
  • Grossa falla di Firefox da turare: qual è il rischio e come evitarlo.
  • L’antipirateria di Microsoft cambia le regole: diventa più difficile usare copie illegali di Windows, e chi l’ha fatta franca finora rischia di trovarsi in crisi. Fra poco, la sorveglianza sarà integrata automaticamente in XP e non sarà più facoltativa.
  • Megamulta MP3: Microsoft condannata (non definitivamente) a versare un miliardo e mezzo di dollari ad Alcatel per aver usato abusivamente la tecnologia MP3 nei propri prodotti. Il bello è che Microsoft era convinta di avere regolare licenza (pagata 16 milioni di dollari). Tremano, adesso tutti i produttori di qualsiasi lettore Mp3 hardware o software. E’ in pericolo l’esistenza dello standard di fatto?
  • Antibufala: Checkmessenger.net vi promette di elencare i contatti di MSN che vi hanno bloccato. Ma in cambio vuole forse troppe informazioni. Bufala, truffa o servizio vero?
Checkmessenger.net truffa

Checkmessenger.net truffa

Attenti a Checkmessenger.net, il sito che promette favori ma ruba le password

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “franco.ba****” e “obi_wan_perhobby”. L’immagine è tratta da Gxware.org.

Circola da qualche tempo la segnalazione di Checkmessenger.net, un sito che si definisce “il più grande portale su MSN Messenger in Internet” e promette di aiutarvi a scoprire i contatti MSN che vi hanno cancellato e soprattutto di farlo “in modo rapido, gratuito e sicuro”.

Il sito stesso chiarisce di non essere affiliato a Microsoft: “CheckMessenger.NET NON ha nessuna relazione con MSN Messenger o Microsoft Corporation” e garantisce i suoi visitatori dicendo che “CheckMessenger.NET NON conserva né gli indirizzi di posta elettronica né LE password degli utenti che utilizzano questo servizio”.

Ma secondo GXware.org, in un articolo di Salvatore Aranzulla, non c’è da fidarsi, perché c’è sotto la trappola: Checkmessenger.net vi chiede il vostro nome utente MSN e la relativa password per poter usare i suoi servizi, e quando lo fate, vi trovate espulsi da Windows Live Messenger e il vostro nome utente viene sostituito: al suo posto compare l’indirizzo di Checkmessenger.net, come conferma un lettore, Eduardo, che s’è trovato con il suo “nome cambiato e con il seguente messaggio al suo posto: http://www.CheckMessenger.net <--Scopri chi ti ha cancellato dal MSN senza farsi accorgere!!!".

Non solo: secondo Aranzulla, il servizio non funziona affatto. “CheckMessenger non è in grado di dirvi se una persona vi ha bloccato o meno, limitandosi a dire se siete nella lista utente di una persona o meno”, dice nel suo articolo.

Lo scopo di questo sito-trappola, insomma, sarebbe quello di raccogliere gli indirizzi di posta dei vostri amici su MSN e di inviare loro un e-mail propagandando i propri servizi fasulli. Eccone il testo, fornito da mattia:

Hello,

I found out in http://www.CheckMessenger.NET which people had blocked or deleted me from MSN Messenger and I wanted to recommend you the service. You’ll be surprised 😉

It’s 100% FREE and it displays in your list of contacts all those people that you have ever included, it doesn’t matter if you have already deleted them.

Some of the benefits of http://www.CheckMessenger.NET are:

– A list of the people that have Blocked you.
– A list of the people that have deleted you and you haven’t noticed.
– A list of all the contacts you have ever added to your Messenger.
– Download of software, avatars, skins, etc.

And last but not least, it’s completely FREE!!!

Best regards and remember to visit this website I’m recommending, you won’t regret it.

http://www.CheckMessenger.NET/

Se avete utilizzato Checkmessenger regalandogli il vostro nome utente e la vostra password, posso solo unirmi al consiglio di Aranzulla: cambiate subito la vostra password e in futuro fidatevi un po’ di meno del primo sito che incontrate. quindi questo servizio, che è stato ideato per raccogliere username, password e indirizzi e-mail a cui mandare pubblicità indesiderata.

Fra l’altro, mattia segnala che Gaim, un programma alternativo compatibile con MSN e disponibile per Windows, Linux e Mac, permette realmente di sapere chi ci ha bloccato: “lo vedo direttamente con una bella X quando passo il mouse vicino al contatto, cosa che con messenger non accade.”

111 truffatori online arrestati in Olanda

111 truffatori online arrestati in Olanda

Truffatori alla nigeriana, retata olandese

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “fabiob****” e “chiarap****”.

Ogni tanti arriva anche qualche buona notizia dal fronte della lotta alle truffe. The Register riferisce che la polizia olandese ha arrestato ben centoundici presunti truffatori “alla nigeriana” al termine di sette mesi di indagini. Alcuni degli arrestati possedevano documenti falsi; altri del gruppo, prevalentemente costituito da nigeriani, sono immigrati clandestini o irregolari.

I truffatori sono accusati di aver gestito una serie di raggiri basati sull’invio di e-mail che annunciavano alle vittime false vincite a inesistenti lotterie (una tecnica che si chiama “alla nigeriana” proprio perché la Nigeria è la fonte principale di truffatori che la adottano).

Come consueto, per mettere le mani sulla vincita le vittime dovevano inviare del denaro per presunte spese amministrative. Secondo le autorità olandesi, sono circa duemila i truffatori attivi nel paese.

Phishing, arresti in Italia

Finalmente manette per il phishing contro Bancoposte

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “napstar8” e “hriccobene”.

La Guardia di Finanza di Milano ha messo a segno quelli che definisce i primi arresti per phishing: 26 persone di due associazioni collegate, composte da 18 italiani e otto persone provenienti dall’europa orientale.

Il meccanismo della truffa era quello classico del phishing: uno dei componenti delle organizzazioni mandava migliaia di e-mail fasulle nelle quali si spacciava per il servizio clienti delle Poste italiane e avvisava i clienti (pescati a caso fra gli utenti della Rete) di un problema tecnico che richiedeva la reimmissione dei loro codici segreti d’accesso, effettuabile tramite il link gentilmente fornito nel messaggio. Il link, ovviamente, portava a un sito fotocopia di quello delle Poste e gestito dai delinquenti.

Sono interessanti i dettagli del meccanismo della truffa forniti dal comunicato stampa della GdF: una volta entrati in possesso dei codici di accesso dei conti delle vittime, i truffatori trasferivano i soldi dai conti a delle carte PostePay aperte dai complici. I soldi venivano poi utilizzati per acquistare fiches in diversi casinò in Italia e all’estero.

E’ forse finita l’ora dell’apparente impunità dei phisher: sembrava essere un crimine “pulito” e facile, ma l’illusione è finita. La notizia si è meritata una segnalazione anche all’estero da The Register, anche per via del nome scelto, a quanto pare, per l’operazione: “Phish and Chip”.

Fake mail facile

E-mail, come ti falsifico il mittente senza fatica

Una cosa che non mi stanco mai di ripetere è che il mittente di un e-mail non è garantito ed è facilmente falsificabile: è uno dei principi alla base di tante truffe e infezioni virali informatiche.

Se volete una dimostrazione pratica e divertente, andate a questa pagina di Deadfake.com; se vi interessano i dettagli tecnici, sono spiegati qui.