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Pirateria in Rete: le leggi attuali bastano, secondo il Consiglio Federale

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 9/12/2011 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

La legislazione svizzera in materia di download di film, telefilm, musica e altre opere vincolate dal diritto d’autore è molto differente da quella degli altri paesi: non punisce lo scaricamento puro e semplice (senza condivisione). Solo la condivisione, se avviene al di fuori della cerchia della famiglia, è punibile. Un approccio che per alcuni titolari di diritti d’autore incentiva la pirateria audiovisiva. Ma il Consiglio Federale ha pubblicato un rapporto, disponibile in francese e in tedesco ma non in italiano, secondo il quale le regole attuali sono adeguate e non c’è bisogno di cambiarle.

Sulla base di studi precedenti risulta che “in Svizzera fino a un terzo delle persone sopra i 15 anni scarica gratuitamente musica, film e giochi” e che “nonostante il grande interesse dei media e le numerose campagne di sensibilizzazione, la maggioranza degli utenti di Internet continui a non distinguere le operazioni lecite e illecite”.

A conti fatti, dice il rapporto, la cifra spesa per l’intrattenimento è rimasta invariata: “invece di acquistare supporti audio e video, i consumatori investono la parte risparmiata in concerti, visite al cinema e prodotti di merchandising”. Il suggerimento per le case di produzione, quindi, è “adeguarsi ai nuovi comportamenti dei consumatori”.

Ogni volta che nasce una nuova tecnologia nei media c’è chi ne abusa, e questo è il prezzo del progresso, dice il rapporto, aggiungendo che i vincitori saranno coloro che sapranno usare a proprio vantaggio queste tecnologie e i perdenti saranno coloro che continueranno a usare modelli commerciali vecchi. Chi scarica frequenta maggiormente i concerti e compra più giochi di chi non scarica. Anche le piccole band, secondo il rapporto, traggono beneficio dal fatto che gli utenti possono scaricare per assaggiare i loro brani prima di decidere sull’acquisto invece di dover andare a scatola chiusa.

Il rapporto esamina anche le norme antipirateria di altri paesi, come per esempio l’HADOPI francese, giudicata troppo costosa (12 milioni di spesa) e di dubbia legalità. Anche filtraggio o blocchi a monte sarebbero inopportuni, perché ostacolerebbero la libertà d’espressione e la privacy e comunque sarebbero aggirabili.

Inoltre, nota il rapporto del Consiglio Federale, è praticamente impossibile per le società svizzere dare la caccia ai piccoli condivisori, perché non è permesso archiviare in massa gli indirizzi IP di chi usa i circuiti di file sharing, come è necessario fare per cogliere in flagrante chi condivide illecitamente, e quindi manca un elemento di prova fondamentale.

Fonti aggiuntive: Torrentfreak.

Pirateria audiovisiva, i link alle info ufficiali

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Soprattutto per chi segue Rete Tre e il Disinformatico dall’estero, ma anche per molti ascoltatori vicini, può sembrare sorprendente che in Svizzera lo scaricamento puro e semplice di musica o film non sia considerato illegale: è la condivisione ad essere punita. Ma è quello che dicono a chiare lettere i siti ufficiali che si occupano di diritto d’autore.

Per esempio, Suisa.ch, alla domanda se sia consentito masterizzare un CD o DVD, risponde che “È consentito se: si masterizza un CD o DVD esclusivamente per un uso personale oppure si masterizza un CD o DVD per regalarlo ad parente o ad un amico stretto. Non è consentito se: si masterizza un CD o DVD a scopo di vendita e non dispone di un’autorizzazione ad hoc dell’azienda discografica né di una relativa licenza della SUISA oppure si masterizza un CD o DVD per regalarlo a persone che non fanno parte della cerchia dei parenti e degli amici più stretti.”

Alla domanda “Il download di brani musicali da offerte P2P (circuiti di scambio) è consentito?” risponde inoltre che “l’upload, vale a dire l’offerta on line di opere protette, è permesso solo previa approvazione degli aventi diritto (gli autori, gli editori o le loro società di gestione, i produttori di supporti sonori). I partecipanti ai circuiti di scambio che non richiedono tale consenso agiscono in maniera illegale. Secondo la stragrande maggioranza delle opinioni, il download privato in Svizzera è permesso anche senza l’approvazione degli aventi diritto, anche se l’offerta stessa è illegale. In merito non vi è tuttavia ancora alcuna sentenza giudiziaria; non è pertanto possibile rispondere al quesito in maniera definitiva (in Germania ad esempio scaricare le offerte «palesemente» illegali è proibito).”

Ma Suisa chiarisce anche che nella maggior parte dei casi chi scarica sta simultaneamente offrendo file in condivisione e quindi ha un comportamento punibile. Il principio è ribadito dall’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale: è “vietato mettere a disposizione su Internet opere protette, anche se ciò non viene fatto a scopo lucrativo o a fini commerciali. È vero che il download di opere per uso privato è consentito. Tuttavia, nel caso delle borse di scambio è perlopiù impossibile limitarsi a scaricare opere senza caricarne, al contempo, altre.” Lo stesso fa Dirittodautore.ch, che chiarisce con esempi pratici cosa è permesso e cosa non lo è e offre un pratico glossario dei termini tecnici di questo settore controverso.

La legge fondamentale sul diritto d’autore in Svizzera è l’articolo 19 della legge federale sul diritto d’autore e sui diritti di protezione affini, che definisce in dettaglio quanto descritto da Suisa.

L’articolo 20, invece, definisce il principio del compenso che si paga sui supporti multimediali vergini, dai lettori MP3 al CD e DVD registrabili alle ormai desuete videocassette e audiocassette. Anche i telefonini pagano un indennizzo per i diritti d’autore, come sottolinea Suisa. Maggiori informazioni sono disponibili presso la Commissione arbitrale federale per la gestione dei diritti d’autore e dei diritti affini.

Antibufala: il manifesto che invita gli svizzeri a segnalare chi riscalda troppo la casa è un falso

Antibufala: il manifesto che invita gli svizzeri a segnalare chi riscalda troppo la casa è un falso

Pubblicazione iniziale: 2022/09/12 10:26. Ultimo aggiornamento: 2022/09/16 8:35.

In breve: La foto del manifesto che invita gli svizzeri a segnalare i
vicini che tengono il riscaldamento a più di 19 gradi è un falso. Nessun
manifesto o invito del genere è stato diffuso dalle autorità della
Confederazione, che hanno formalmente smentito l’immagine.

Si tratta quasi sicuramente di un fotomontaggio realizzato inserendo
digitalmente il falso manifesto in una fotografia stock di una bacheca per
manifesti. 

 

In dettaglio: Sta circolando in maniera virale su Internet e in
particolare sui social network l’immagine di un presunto manifesto che reca il
logo ufficiale della Confederazione Svizzera, il numero del servizio stampa e
informazioni dell’Ufficio Federale dell’Energia, la dicitura
“Heizt der Nachbar über 19 Grad? Dann informieren Sie uns” (“Il vicino tiene il riscaldamento a più di 19 gradi? Allora avvisaci”) e la promessa di anonimato e di una ricompensa di 200 franchi (circa 200
euro).

L’Ufficio Federale dell’Energia ha dichiarato di non avere nulla a che fare
con questa immagine e ne ha preso formalmente le distanze, secondo quanto
riferito da
20min.ch
e da
Mimikama.at, che vi invito a leggere per i dettagli. Non si sa chi sia l’autore del
falso, ma Mimikama nota che la sua prima apparizione è stata notata in un
forum russo.

La foto stock con la quale è stata quasi sicuramente creata l’immagine falsa.
Credit:
20min.ch.

La Regione
segnala
che
“Fra chi ci è cascato con tutte le scarpe, troviamo anche dei politici,
come l’europarlamentare italiano, in quota Lega, Marco Campomenosi”
. È troppo chiedere ai politici di essere più responsabili nell’uso dei
social? Perché è difficile lottare contro le fake news se sono loro
stessi a condividerle. 

 —

21:20. L’indagine tecnica del collega David Puente, pubblicata su Open, ha trovato la fonte di entrambe le immagini usate per costruire quella falsa, rileva che il falso manifesto è stato promosso con forza dalla propaganda russa e che anche Maria Giovanna Maglie (opinionista ed ex giornalista Rai) ha condiviso la bufala.

2022/09/15 00:15. La Regione riferisce che la polizia federale svizzera ha “aperto ufficialmente un’inchiesta dopo aver ricevuto una denuncia per uso abusivo dello stemma e altri elementi della Confederazione.” Il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) ha pubblicato sul proprio sito un avviso (copia permanente): “Notizia falsa – Da sabato circolano sui social media falsi post nei quali si invita a segnalare alla Confederazione i casi in cui un vicino riscalda la propria casa oltre i 19 gradi. La Confederazione non ha nulla a che fare con questo appello e ne prende le distanze in ogni forma. Il logo della Confederazione e il numero di telefono riportati sull’immagine sono stati utilizzati in modo abusivo. Non esistono manifesti né appelli di questo genere della Confederazione, si tratta ovviamente di un caso di manipolazione. La Confederazione ha avviato accertamenti a riguardo.”

Maggiori informazioni e analisi dettagliate sono su RSI e Swissinfo.

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Medico ticinese sostiene tesi complottiste sulla Covid, ne parliamo con lui stasera a Teleticino alle 19.30

Medico ticinese sostiene tesi complottiste sulla Covid, ne parliamo con lui stasera a Teleticino alle 19.30

Ultimo aggiornamento: 2020/11/18 16:45.

Stasera alle 19.30 sarò a a Matrioska su
Teleticino per un confronto con le tesi
controverse sulla pandemia del medico Roberto Ostinelli.

Il medico, scrive
Ticinonews,
“da settimane chiedeva sui social un confronto pubblico sulla strategia
sanitaria e politica per contrastare la pandemia. Questa sera sarà
accontentato.”

La vicenda che ha portato a questo dibattito, e ancora prima a una discussione
e a un richiamo all’ordine da parte della Commissione deontologica dell’Ordine
dei medici del Canton Ticino per l’operato pubblico di Ostinelli e le sue
dichiarazioni (cose come “virus modesto ed ora innocuo” e un video
intitolato “Le mascherine fanno male…” poi oscurato da Youtube, per non
parlare di Biden definito “pedofilo di merda” senza la minima prova), è
stata raccontata a fine ottobre da Ticinonews
qui
e da LiberaTV
qui
e
qui.

Normalmente sono riluttante a partecipare a programmi che inevitabilmente
finiscono per dare visibilità a idee prive di fondamento e socialmente
distruttive, ma stavolta queste idee vengono diffuse da un rappresentante
della professione medica, e questo mi preoccupa particolarmente.

La trasmissione, condotta da Marco Bazzi, ospiterà (oltre al dottor
Ostinelli e al sottoscritto), il presidente dell’Ordine dei medici Franco
Denti e il direttore di AITI Stefano
Modenini. Può essere seguita in streaming presso
Teleticino.ch/diretta.

 

23:00. Per chi si fosse perso la diretta,
la puntata è visibile
qui su Teleticino.ch
.
Qui su Ticinonews
trovate alcune reazioni. È sconfortante vedere che c’è chi pubblicamente
minimizza la pericolosità del coronavirus e dice in sintesi che basta un po’
di sole e la mascherina non serve, proprio nel giorno in cui la Società
Svizzera di Medicina Intensiva avvisa che
tutti i posti letto di terapia intensiva normalmente disponibili in
Svizzera sono occupati

(restano solo quelli d’emergenza). Il comunicato è
qui in francese
e
qui in tedesco; la versione in italiano dovrebbe comparire a breve
qui. Intanto c’è un
articolo in italiano su Tio.ch.

Un fermo immagine tratto dalla trasmissione.

2020/11/18 00:45. Un po’ di note a completamento della visione del
programma. Questa è una piccola parte del materiale che ho preparato per la
trasmissione: non mancano le tesi pseudoscientifiche e, immancabili, le tesi
anti-5G, secondo le quali
“[il 5G] interferirà con uno spettro di oscillazione cellulare vitale per
ogni essere vivente… è un piano criminale per plagiare fisicamente e
psichicamente l’umanità”
. Ma non ho avuto occasione di parlarne in questa trasmissione, per cui le
tengo per l’eventuale seguito.

 

Il
video
mostrato all’inizio:

versione integrale, con (a 47:40) Ostellini che afferma che i vaccini
contengono formaldeide e descrive la pericolosità di questo asserito
contenuto. Ma secondo il
CDC la
quantità di formaldeide residua presente in alcuni vaccini è così piccola,
in confronto alla concentrazione naturalmente presente nel corpo umano, da
non costituire alcun pericolo.

Zero morti celebri: l’elenco di persone celebri morte di Covid
(sono quasi 900 e includono persino lottatori olimpici di 42 anni, altro che
“solo anziani e già malati” come teorizzano alcuni) che ho offerto a
Ostinelli in risposta al post che ha condiviso su Facebook (mostrato qui
sotto). Notate la frase finale.

Brasile:
posizione geografica
(tropicale);
variazione di temperatura
inverno/estate;
andamento
della sovramortalità (morti in più rispetto alla media, per qualunque
causa, 9400 a maggio, 3324 ad agosto).

 

Bill Gates: il
video di Bill Gates
che secondo Ostinelli delinerebbe il suo piano di
“idee criminali di depopolamento”; il
debunking
di Snopes.com (in estrema sintesi, Gates non dice che vuole ridurre
la popolazione, ma la natalità, attraverso cure mediche migliori
per tutti che riducano la tendenza attuale a fare tanti figli sperando che
qualcuno sopravviva); qui sotto,
il post di Ostinelli su Facebook che ho
citato
e che fa riferimento al video.
 
Bill Gates finanziatore primario dell’OMS: guardando il
rendiconto 2018-19, risulta che la Bill and Melinda Gates Foundation finanzia il 12% del
budget. Il finanziatore primario? Gli Stati Uniti (15,18%). 

I virus sono “pezzettini di coscienza umana”: Sì, Ostinelli ha
proprio scritto così.
Ostinelli promuove Vaxxed, il documentario antivaccinista:
 
L’accusa di
“far sparire i cadaveri impedendo di capire la vera causa di morte”.

Ostinelli condivide un post che contiene questa frase e altro:

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Svizzera, bug bounty di stato per migliorare la sicurezza informatica federale

Il Centro nazionale per la cibersicurezza (NCSC) della Confederazione Svizzera ha annunciato oggi che l’amministrazione federale ha acquisito una piattaforma centrale per gestire dei bug bounty “allo scopo di potenziare la sicurezza dell’infrastruttura IT e ridurre i ciber-rischi in modo efficace ed economicamente vantaggioso”. L’annuncio è stato dato anche dal Dipartimento federale delle finanze.

Secondo lo schema classico dei bug bounty, gli hacker verranno invitati a testare la sicurezza dei sistemi informatici dell’amministrazione rispettando un regolamento e dei vincoli di riservatezza. Il progetto verrà gestito in collaborazione con la società lucernese Bug Bounty Switzerland SA. I dettagli delle condizioni di partecipazione non sono ancora stati resi pubblici.

Non è la prima esperienza federale del genere: per esempio, nel 2021 è stato realizzato un progetto pilota che ha scoperto dieci vulnerabilità (una delle quali era considerata critica) nei sistemi informatici del Dipartimento federale degli affari esteri e del Parlamento. Un analogo test pubblico di sicurezza è stato effettuato a giugno 2021 per verificare la sicurezza dell’app Covid Certificate di gestione dei certificati Covid. Nel 2019 un bug bounty organizzato dalla Posta svizzera per testare il sistema di voto elettronico, offrendo premi fino a 50.000 CHF, ha rivelato errori che hanno poi portato alla sospensione del progetto di e-voting.

I bug bounty possono sembrare strani ai non addetti ai lavori: vengono spesso considerati l’equivalente di pagare uno scassinatore per far valutare la sicurezza di una cassaforte. In realtà il paragone andrebbe fatto coinvolgendo un fabbro più che uno scassinatore. In ogni caso, si è visto che il sistema funziona e costa relativamente poco, tant’è vero che praticamente tutte le società informatiche più grandi del mondo offrono bug bounty, spesso molto sostanziosi.

Fonti aggiuntive: La Regione, RSI, Swissinfo, Netzwoche, Bugbounty.

Aggiornamento personale: sono diventato cittadino svizzero

Piccola nota personale: ieri è arrivata al Maniero Digitale una lettera che mi comunica ufficialmente che sono diventato cittadino svizzero dal 13 dicembre scorso. È un traguardo di un percorso durato dodici anni, visto che in un caso come il mio ne servono appunto almeno dodici di residenza ininterrotta, più la frequentazione di un corso di naturalizzazione (con relativo esame, che ho superato) e la dimostrazione di essersi integrati nella società nazionale, per poter tentare di acquisire la cittadinanza.

Da pochi giorni, quindi, ho tre cittadinanze: svizzera, britannica e italiana. Non è obbligatorio rinunciare a nessuna, ma credo che cercherò di semplificare la mia posizione. Qui ho messo radici solide e mi sento a casa.

Cosa assai importante, da oggi ho diritto di voto in Svizzera e potrò quindi partecipare più direttamente alla vita politica del paese e avere voce nelle scelte locali e federali che toccano me e la mia famiglia.

Per chi si stesse chiedendo cos’è l’attinenza che si legge nell’immagine c’è un apposito spiegone. E sì, in burocratese svizzero italiano si dice acquistare la cittadinanza. La procedura di naturalizzazione è descritta qui.

Svizzera, diritto fiscale internazionale per paese: Tacchino. Bonus: il tacchino di Rambo

Pagina del sito dell’Amministrazione federale delle contribuzioni della Confederazione.

Ho scritto subito una mail chiedendo rettifica, ma prima ho immortalato questa perla, segnalata da Cherubina Ravasi e .

10:25. La perla è già stata corretta a tempo di record.

16.15. Per restare in tema di tacchini e di traduzioni farlocche, Marco e SpiderVan mi segnalano nei commenti una spettacolare stupidaggine di traduzione in Rambo a 1:06:28: lo sceriffo va in un bar e, secondo la traduzione italiana, ordina un tacchino.

Nessuno che si sia chiesto se avesse senso ordinare un tacchino in un locale del genere. E ci è andata bene che il labiale era corto, altrimenti chissà, avremmo potuto assistere allo spettacolo di Brian Dennehy che ordina un tacchino selvatico. Perché in originale chiede un Wild Turkey, che è una nota marca di whiskey.

Allerta per Emotet, che usa i documenti Microsoft Office per vuotare i conti bancari

Il
Centro nazionale per la cibersicurezza
svizzero (NCSC) ha pubblicato pochi giorni fa un avviso che segnala il ritorno
di Emotet, un malware che il Centro non esita a definire
“il malware più pericoloso al mondo”.

Si parla di ritorno perché a gennaio 2021 Europol aveva
annunciato
un’importante operazione contro Emotet che aveva permesso di mettere offline i
server di comando e controllo e di smantellare la botnet associata a
questo malware.

Ma l’NCSC riferisce che
“negli ultimi giorni esperti di sicurezza di tutto il mondo hanno segnalato
nuovi attacchi perpetrati con questo malware. Da un paio di giorni Emotet è
presente anche in Svizzera.”

Gli attacchi si basano sull’invio di mail con
“allegati Excel contenenti macro nocive” e i mittenti hanno indirizzi
con dominio .ch. Il Centro raccomanda pertanto di
“di bloccare subito i documenti di Microsoft Office sui gateway di posta
elettronica (.xlsm, .docm)”
.

Un elenco dei siti infettati da Emotet è disponibile
qui presso Abuse.ch.

Emotet è nato come trojan dedicato alla penetrazione dei sistemi informatici
delle vittime con lo scopo di ottenere le credenziali di accesso ai loro conti
bancari, ma con il passare del tempo i suoi vari gestori lo hanno trasformato
in un cosiddetto dropper: un malware che fa da puro agente di
penetrazione e poi, una volta arrivato a destinazione, scarica il malware vero
e proprio.

Ê anche nato un vero e proprio mercato di compravendita dei siti infettati:
spesso un gruppo criminale usa Emotet per entrare in un sistema informatico e
poi ne vende il controllo a un altro gruppo, e così via: l’ultimo della catena
di acquisti lo usa poi per installare un classico ransomware che cifra
i dati della vittima, alla quale viene poi chiesto un riscatto per sbloccare i
dati.

Emotet viene considerato particolarmente pericoloso anche perché il suo
aspetto può ingannare anche un utente piuttosto smaliziato.

L’NCSC prosegue dicendo che una volta che Emotet è entrato in un sistema
informatico
“è quasi impossibile liberarsene. Ha un’elevata capacità di adattamento ed
è ad esempio in grado di leggere i contatti e i contenuti delle e-mail nelle
caselle di posta elettronica dei sistemi infetti”
. I dati raccolti con questa tecnica consentono di
“lanciare altri attacchi. Le nuove vittime ricevono e-mail fasulle
apparentemente inviate da collaboratori, soci d’affari o conoscenti e
vengono convinte ad aprire un documento Word e ad attivare le macro
Office.”

Paradossalmente, le reti informatiche che maggiormente ospitano i siti di
distribuzione di malware sono proprio quelle di Microsoft, come segnala
Abuse.ch:

Il Centro nazionale per la cibersicurezza propone infine dei consigli per
proteggersi da Emotet:

  • Siate prudenti anche quando ricevete e-mail da mittenti apparentemente
    noti, in particolare se contengono allegati e link.
  • Se sospettate che l’e-mail è fasulla contattate direttamente il mittente
    per verificare l’attendibilità del contenuto.
  • Bloccate i documenti Office contenenti macro sui programmi di posta
    elettronica e proxy.
  • Installate subito tutti gli aggiornamenti di sicurezza disponibili per i
    sistemi operativi, i browser, client di posta elettronica e programmi di
    Office.
  • Proteggete gli accessi VPN tramite un’autenticazione a due fattori e
    installate le patch su tutti i dispositivi esposti.
  • Effettuate regolarmente un backup dei dati su un supporto di archiviazione
    esterno e custoditelo offline.
  • Conservate almeno due generazioni di backup.
  • Le imprese dovrebbero continuamente sorvegliare gli attacchi sulle proprie
    reti.
  • Inviate le e-mail nocive a
    reports@antiphishing.ch oppure
    segnalatele al
    servizio di contatto dell’NCSC tramite l’apposito modulo.
ProtonMail non è così riservato come sembrava

ProtonMail non è così riservato come sembrava

Protonmail è un servizio svizzero di e-mail molto conosciuto, che ha la fama di proteggere le identità dei suoi utenti e la segretezza delle loro comunicazioni. Forse avete notato un esempio di questa fama nel più recente Delirio del Giorno, in cui un mio hater ha pensato di rendersi anonimo usando appunto Protonmail. Ma un suo utente è stato identificato e poi arrestato dalla polizia francese. Come è possibile?

Le promesse di privacy di Protonmail sono molto forti: il servizio dichiara di non raccogliere dati degli utenti e di usare la crittografia end-to-end. O meglio, dichiarava. A gennaio 2021, infatti, Protonmail scriveva sulla propria pagina iniziale: “Non sono necessarie informazioni personali per creare il tuo account di mail sicuro. Per impostazione predefinita, non conserviamo log IP che possono essere collegati al tuo account di mail anonimo.” In originale: “No personal information is required to create your secure email account.
By default, we do not keep any IP logs which can be linked to your
anonymous email account.”

Ma oggi e da pochi giorni al posto di questa dichiarazione ce n‘è un’altra di tono ben più blando e vago: “Protonmail è mail che rispetta la privacy e mette al primo posto le persone (non i pubblicitari). I tuoi dati appartengono a te, e la nostra crittografia lo garantisce. Forniamo anche un gateway per la mail anonima.” In originale: “ProtonMail is email that respects privacy and puts people (not
advertisers) first. Your data belongs to you, and our encryption ensures
that. We also provide an anonymous email gateway.”

È infatti emerso che Protonmail ha risposto a una richiesta legale vincolante dei Dipartimento federale di giustizia e polizia di fornire alla polizia svizzera l’indirizzo IP di un utente e i dettagli dei dispositivi usati da quell’utente per accedere a quella casella di mail. Questi dati hanno consentito l’identificazione dell’utente e il suo successivo arresto.

La polizia svizzera ha eseguito un mandato ottenuto dalle autorità francesi, che tramite lnterpol l’hanno trasmesso ai colleghi svizzeri. La persona coinvolta è legata a un gruppo denominato Youth for Climate, secondo quanto segnalato da Secoursrouge.org e da Andy Yen di Protonmail. 

Yen ha anche pubblicato su Reddit una dichiarazione sulla vicenda che fornisce ulteriori dettagli, e Protonmail ha anche diffuso un lungo approfondimento specifico sul proprio sito, dal quale cito questa precisazione: “… secondo la legge svizzera, Proton può essere obbligata a raccogliere informazioni su account appartenenti a utenti che sono oggetto di un’indagine penale svizzera. Questo ovviamente non viene fatto di default, ma soltanto se Proton riceve un ordine legale per un account specifico.”

Dal punto di vista tecnico generale, va ricordato che la cifratura end-to-end protegge il contenuto dei messaggi, ma non nasconde la loro origine. In condizioni normali, l’indirizzo IP dal quale l’utente si collega a Protonmail, per esempio, è sufficiente a rintracciarlo e identificarlo. Anche il tipo di browser usato per l’accesso lascia tracce usabili per fare fingerprinting: marca, versione, lingua utilizzata e altro ancora. Chi ha queste esigenze deve ricorrere a soluzioni che mascherino questi dati.

L’informativa sulla privacy di Protonmail, aggiornata pochi giorni fa, dice ora chiaramente che in caso di violazione della legge svizzera Protonmail può essere obbligata a monitorare o registrare l’indirizzo IP di una persona coinvolta in un’indagine penale svizzera.

In altre parole: se per caso pensavate di poter usare Protonmail in modo assolutamente anonimo semplicemente aprendo un account, tenete presente che non è affatto così semplice.

Fonte aggiuntiva: The Register.

Comparis.ch colpita da ransomware, consigli per gli utenti

Comparis.ch colpita da ransomware, consigli per gli utenti

Anch’io sono fra i tanti utenti svizzeri di Comparis.ch, il popolare sito di confronti fra prodotti e servizi (80 milioni di visite l’anno) che è stato colpito da un attacco informatico, basato sul ransomware, il 7 luglio scorso, come raccontato da La Regione/ATS

L’azienda dichiara di non aver pagato il riscatto richiesto (400.000 dollari) ed è tornata online dopo una breve pausa grazie alla disponibilità di copie di backup dei dati.

Alcuni dati degli utenti, però, sono stati trafugati dai criminali e quindi sono a spasso in Rete, probabilmente in vendita al miglior offerente.

Non ho trovato dettagli tecnici sull’attacco, a parte l’indicazione che la richiesta di riscatto è stata recapitata a Comparis “sotto forma di un URL impiantato in un’area sicura del sistema informatico”.

Ho ricevuto da Comparis una mail di avviso (ho rimosso alcuni link e dettagli personali), disponibile in copia anche sul sito, che parla pittorescamente di “grande energia criminale”:

Cara lettrice, caro lettore

Le inviamo questo messaggio perché da noi è registrato il suo indirizzo e-mail topone@pobox.com.

Il 7 luglio, il Gruppo Comparis è stato oggetto di un attacco informatico, compiuto con grande energia criminale. Comparis e le sue consociate hanno immediatamente adottato tutte le misure necessarie alla protezione di tutti i dati.

In seguito al cosiddetto attacco ransomware sono stati bloccati vari sistemi informatici del Gruppo Comparis. Nel frattempo il sito web comparis.ch è di nuovo disponibile, funziona normalmente ed è garantito.

Purtroppo, dalle analisi dei dati ora effettuate risulta che gli autori dell’attacco sono riusciti ad accedere ad alcuni dati interni e rilevanti sulla clientela del Gruppo Comparis (p. es. indirizzi e-mail dei nostri utenti).

Lei cosa può fare?

Ha un account da noi? Allora le consigliamo di cambiare la sua password il prima possibile.

Se i suoi dati sono stati interessati dall’attacco, non possiamo escludere che possano essere utilizzati da terzi per scopi commerciali o fraudolenti. La polizia cantonale di Zurigo offre qui una panoramica sul fenomeno (disponibile solo in tedesco). In generale le consigliamo di essere estremamente prudente se la contatteranno terzi che si fanno passare per collaboratori di banche o compagnie assicurative e le chiederanno di fornire determinate informazioni. La preghiamo inoltre di comunicarci eventi del genere per consentirci di segnalarli alle autorità incaricate delle indagini.

Ulteriori informazioni sull’attacco a Comparis sono disponibili nelle nostre FAQ. Per informazioni generali, poi, può consultare la pagina web della polizia cantonale di Zurigo Polizia per la criminalità informatica – Problemi frequenti (disponibile solo in tedesco).

Prendiamo molto sul serio l’accaduto. Abbiamo adottato immediatamente ogni misura necessaria per la protezione di tutti i dati. Il Gruppo Comparis si è già rivolto alle autorità preposte al perseguimento penale, ha sporto denuncia penale e collabora a stretto contatto con gli specialisti in criminalità informatica della polizia di Zurigo. Anche l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza è stato informato.

Ci scusiamo per tutti gli inconvenienti causati.

Cordiali saluti,

Il team Comparis 

Sottoscrivo pienamente i consigli di Comparis: se siete suoi utenti, cambiate la vostra password usata sul sito e sulle sue consociate come Credaris; aggiungo che se avete usato la stessa password altrove, vi conviene assolutamente cambiarla anche lì (usando password differenti per ogni singolo servizio).

Inoltre fate molta attenzione a eventuali prese di contatto telefoniche, via mail o sui social network di persone che si spacciano per rappresentanti di banche o servizi, e della stessa Comparis, e sembrano credibili perché hanno alcune informazioni su di voi. Queste informazioni possono essere state acquisite da attacchi come questi. In caso di telefonate o SMS, infine, non fidatevi del numero che compare: può essere facilmente falsificato.


Fonti aggiuntive: La Regione, Swissinfo, Tages-Anzeiger.