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Le cose che non colsi - 2013/04/07

Le cose che non colsi – 2013/04/07

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “stuper” e “dlevi.m*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Torna, dopo una lunga pausa, la serie di post Le cose che non colsi: tutte le meraviglie che trovo in Rete e che non ho il tempo, purtroppo, di raccontare in dettaglio. Piuttosto che lasciarle andare, ve le segnalo almeno brevemente.

Nello spazio non si russa, si dorme benissimo, e si usano sia biro, sia matite. Cura definitiva per il russamento? Dormire in assenza di peso, come fa Chris Hadfield sulla Stazione Spaziale Internazionale, dove contrariamente a una popolare leggenda metropolitana si usano sia biro, sia matite: specificamente portamine, Space Pen (biro con refill pressurizzato) e pennarelli inodori, oltre che stampanti ed etichettatrici. Lo ha detto lui su Twitter.

Il volo della capsula Dragon salvato per un pelo. Un microscopico errore di fabbricazione di una valvola stava per condannare al fallimento il secondo lancio del veicolo di rifornimento privato della ISS fabbricato da SpaceX. Software scritto in tempo reale, upload usando stazioni di trasmissione militari e altre cose da paura (Universe Today).

La NASA va a caccia di asteroidi per portarne uno a casa (forse). C’è un progetto NASA per andare a prendere un asteroide da 500 tonnellate e parcheggiarlo vicino alla Luna per studiarlo meglio, anche con equipaggi. Data prevista: 2019 (Associated Press). Ne parla in italiano Astronautinews.

Ma quanto è lontano Marte? Supponiamo che la Terra sia larga 100 pixel: a questa scala, quanto sarebbe lontano il pianeta rosso dove sta lavorando una squadra di nostri robot? Lo mostra graficamente, in maniera splendida, Distancetomars.com. Lo spazio è grande.

Time-lapse poetico dalla Stazione Spaziale. Non è il primo, lo so, ma la potenza delle immagini del nostro pianeta che arrivano dall’avamposto orbitante è sempre un incanto e non stanca mai.

Tappate la webcam; lo fanno anche gli esperti. C’è chi trova ridicolo ed eccessivamente paranoico mettere un pezzetto di nastro adesivo davanti alla webcam; ma esiste un circuito di guardoni digitali, i ratter, che spiano la gente attraverso queste telecamere. Ne ho parlato in una puntata recente del Disinformatico radiofonico. E si può disabilitare la luce-spia della webcam in alcuni modelli. Salta fuori che anche molti esperti di sicurezza, da Martin Muensch (FinFisher/FinSpy) a Mikko Hypponen (F-Secure) hanno, più o meno discretamente, tappato le proprie webcam (Sydney Morning Herald).

Sindone: le datazioni “alternative” di Giulio Fanti. Porta a porta e Voyager hanno presentato acriticamente le “scoperte” di Giulio Fanti che, guarda caso, dicono che la Sindone risalirebbe all’era di Cristo e non sarebbe quindi un falso medievale (come documentano invece tutte le altre indagini serie). Leggete questo articolo di Gian Marco Rinaldi per conoscere i metodi ben poco rigorosi di Fanti e la reazione della Chiesa a questa datazione. Spoiler: non è quella che immaginate (Queryonline).

Foto di ragazza che parla al cellulare nel 1938? Sabrina Pieragostini, nella sezione “scientifica” (sic) di Panorama, riprende un articolo del Daily Mail e ipotizza che un video del 1938 mostri una viaggiatrice nel tempo. Perché se vedi una ragazza che tiene qualcosa in mano vicino alla faccia in un filmato d’epoca, dev’essere per forza un cellulare e quindi lei dev’essere una crononauta. Non fa una grinza. A Panorama, quando sentono rumore di zoccoli, pensano subito che stia passando un unicorno. Aggiornamento (2013/04/10): Query fa le pulci alle varie ipotesi.

Disinformatico radio del 2013/03/22

La Radiotelevisione Svizzera ha caricato il podcast della puntata di ieri del Disinformatico radiofonico, nella quale ho parlato dei seguenti temi (con i rispettivi articoli di approfondimento):

Cellulari RIM, Nokia, Apple hanno backdoor?

RIM, Nokia, Apple accusati di aver reso intercettabili i loro cellulari pur di accedere al mercato indiano. E da noi?

Pur di ottenere accesso all’immenso mercato indiano della telefonia mobile, Apple, Nokia e RIM (BlackBerry) avrebbero fornito ai militari delle backdoor che permettono di sorvegliare le comunicazioni cellulari. Questo è il senso, perlomeno, di documenti sottratti da server militari indiani ad opera di un gruppo di intrusi informatici, che sembrano essere mail dell’USCC (U.S.-China Economic and Security Review Commission), una commissione statunitense sui rapporti economici e di sicurezza USA-Cina.

Scansioni dei documenti sono pubblicate qui su Imgur; la prima pagina, intestata al Directorate General of Military Intelligence indiano, dice che per avere accesso d’intercettazione alle comunicazioni dell’USCC “è stato deciso di firmare un accordo con i fabbricanti di cellulari in cambio della presenza sul mercato indiano” e che sono state “utilizzate backdoor fornite da RINOA”, dove “RINOA” sta per “RIM, Nokia, Apple, etc.”. Le pagine successive sembrano essere comunicazioni dell’USCC intercettate. La notizia è stata segnalata da Mikko Hypponen su Twitter e ripresa, sempre con formula dubitativa, da ZDNet.

Lasciando da parte l’ironia dell’intercettatore intercettato, se questa storia viene confermata, non c’è solo il problema dell’intercettazione per gli indiani e per chi si reca in India (pensando di avere un dispositivo sicuro e non intercettabile), ma c’è quello ben più ampio della presenza di backdoor predisposte intenzionalmente dai costruttori per compiacere i governi. Aprire volontariamente delle vulnerabilità nei propri dispositivi è un’idea stupida, perché non c’è modo di garantire che verranno usate solo dai “buoni”. Chiunque siano e ammesso che ce ne siano realmente.

Disinformatico radio, podcast di oggi: il caso Mat Honan

Stamattina ho dedicato la prima puntata del Disinformatico radiofonico dopo la mini-pausa estiva all’“hackeraggio epico” subìto da Mat Honan, giornalista di Wired, ai primi del mese. Se ne è parlato tanto in Rete, ma io ho la fortuna di occuparmene a distanza di due settimane e di poter quindi fare un sunto di come è realmente andata la vicenda, senza le false piste dei primi giorni.

Nella violazione degli account di Honan ci sono lezioni per tutti e un potente promemoria del fatto che il cloud e la cancellazione a distanza sono armi a doppio taglio. Il giornalista si è trovato con il computer, il tablet e lo smartphone completamente azzerati e ha perso un anno di dati e foto personali. E questo è solo l’inizio.

Se vi interessa, trovate il mio racconto della disavventura di Mat Honan sul sito della Rete Tre della RSI sotto forma di serie di articoli e come podcast.

Allarme per il virus Ramnit

Ramnit ruba 45.000 password di Facebook: cosa fare per difendersi

Sta cominciando a diffondersi in Rete e negli altri media un certo panico intorno a Ramnit, definito “l’ultimo virus terrore degli utenti di Facebook” in un allarme (probabilmente copiaincollato da questo articolo di Leggo.it) che sta circolando su Facebook e altrove.

Prima di tutto ci sono alcune cose da tenere presente prima di lasciarsi andare al panico:

  • 45.000 password rubate sono niente in confronto ai 600.000 login violati ogni giorno su Facebook (dichiarati da Facebook stessa). 
  • La maggior parte delle password rubate riguardano utenti britannici e francesi, secondo Seculert.
  • Circa la metà delle password erano obsolete, secondo Facebook (The Inquirer).
  • Ramnit si propaga tramite file eseguibili per Windows, file di Microsoft Office e file HTML contenenti VBScript, secondo Microsoft. Su Facebook compaiono link-esca che portano a questi file.
  • Ramnit non ha infettato Facebook; ha infettato i computer degli utenti.
  • Ramnit si propaga pubblicando messaggi-esca nei profili Facebook degli utenti di cui ha rubato la password.

Da queste informazioni di base si può scegliere una strategia di difesa, che vale per molti attacchi simili:

  • I principali antivirus rilevano Ramnit. Usateli e teneteli aggiornati.
  • Non si devono mai eseguire programmi o file ricevuti via Internet senza un controllo antivirus e senza un’ottima ragione per farlo (no, giocare al videogame craccato non è un’ottima ragione).
  • Non permettete mai al vostro computer di eseguire automaticamente i VBScript ricevuti via Internet. Usare sistemi operativi diversi da Windows risolve questo problema alla radice.
  • Se vedete che un vostro amico di Facebook ha pubblicato in bacheca qualcosa che non fa parte del suo normale stile di pubblicazione, non cliccatevi sopra ciecamente. Probabilmente è un’esca.
  • Non usate la stessa password per più di un sito: Ramnit ruba le password di Facebook non perché gli interessano i fatti vostri nel social network, ma perché usa Facebook per infettare altri utenti e sa che probabilmente la password che usate su Facebook è la stessa che usate per mail, blog o servizi bancari e aziendali (che sono quelli che interessano ai suoi creatori).

In sintesi, non c’è motivo di preoccuparsi per Ramnit più di quanto ci si debba preoccupare normalmente. L’allarme mediatico sembra del tutto ingiustificato dal punto di vista tecnico, ma è comunque un’occasione per ripassare e diffondere alcuni concetti di base sulla sicurezza informatica. Fatelo.

Maggiori informazioni su Ramnit sono presso ZDnet, The Inquirer, Ars Technica, The Register, Physorg.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “lucanikk”.

Phishing ticinese verso i docenti

Phishing ticinese verso i docenti

Quanto dev’essere sofisticato un attacco di phishing? Non molto

Giovedì ero in una scuola di Bellinzona per una lezione su Internet e le sue trappole sociali e tecniche. Una delle docenti mi ha mostrato una mail sospetta:

Da: “Posta elettronica scuola TI – @edu.ti.ch” <[omissis]@yahoo.com>
Data: 16 novembre 2011 20:10:06 GMT+01:00
A: [omissis]
Oggetto: Gentile utente edu.ti.ch ,
Rispondi a: [omissis]@w.cn

Gentile utente edu.ti.ch ,

Un virus DGTFX è stato rilevato nelle cartelle account di posta elettronica edu.ti.ch deve essere aggiornato a novembre i nostri protetta DGTFX nuovo anti-virus versione 2011 per prevenire danni ai nostri log di database e file importanti.

Fare clic sulla scheda risposta, riempire le colonne di sotto e rispedire o il vostro account di posta elettronica verrà interrotto immediatamente per evitare la diffusione del virus.

Nome utente:
Password:

Si noti che la password viene cifrata con chiavi RSA a 1024 bit per la vostra sicurezza password. Siamo profondamente dispiaciuto per l’inconveniente.

Il tuo account possono anche essere verificate immediatamente entro 24 ore,: informazioni non corrette possono portare a sanzioni, confisca o sospensione del tuo account.

NOTA: Per ragioni di sicurezza, chiudere il browser quando hai finito di utilizzare servizi che richiedono l’autenticazione!

Grazie per la vostra comprensione.
Supporto tecnico / Team TSR manutenzione.
Posta elettronica scuola TI – @edu.ti.ch Servizio Clienti

Copyright © 1994-2011 edu.ti.ch ! Tutti i diritti riservati. Termini di servizio – Copyright / IP Policy – Linee guida Per ulteriori informazioni su come utilizziamo i tuoi dati leggi la nostra Politica sulla Privacy – Informazioni confidenziali

Pensavo si trattasse di un tentativo casuale di phishing e le ho consigliato di non rispondere e cestinare il messaggio, ma stamattina ho saputo dalla stampa locale (Tio.ch; Cdt.ch) che la stessa mail è stata ricevuta anche da altri docenti delle scuole ticinesi. E purtroppo qualcuno di loro ha risposto, presumibilmente regalando il proprio nome utente e la propria password ai criminali.

Non paghi del loro successo, stamattina gli spioni hanno insistito:

Da: “Posta elettronica scuola TI – @edu.ti.ch” <[omissis]>
Data: 19 novembre 2011 03:44:34 GMT+01:00
A: [omissis]
Oggetto: ultimo avvertimento
Rispondi a: [omissis]@w.cn

Cari edu.ti.ch! utente,

 Attualmente stiamo aggiornando tutte le e-mail account edu.ti.ch! del database ed e-mail centro vista conto cioè home page, migliorare la sicurezza di installazioni di nuovi virus 2011 anti-spam e anti, spazio della cassetta postale di grandi dimensioni. ! account di posta elettronica edu.ti.ch che non sono più attivi per permettere di creare più spazio per i nuovi utenti conti.

 In altri di continuare a usare i nostri servizi si è bisogno di aggiornare e ri-confermare i vostri dati account e-mail come richiesto qui di seguito:

 Indirizzo e-mail
 password
 Data di nascita:

 In caso contrario, questo sarà immediatamente rendere il tuo account disattivati ​​dal nostro database ed il servizio non sarà interrotto messaggi importanti può anche essere persa a causa della tua calo di ri-ci ha confermato i dettagli del conto. E ‘anche pertinenti, si capisce che la nostra preoccupazione principale è la sicurezza per i nostri clienti, e per la sicurezza dei propri file e dati.

 NOTA: Per ragioni di sicurezza, chiudere il browser quando hai finito di utilizzare servizi che richiedono l’autenticazione!

 Grazie per la vostra comprensione.
 Supporto tecnico / Team TSR manutenzione.

Si pensa sempre che gli “hacker” (termine improprio, ma pazienza) usino stratagemmi ultrasofisticati, ma in realtà molto spesso basta un attacco grossolano per superare le difese dei sistemi sfruttando l’anello debole della catena: l’utente.

In questo caso alcuni docenti avrebbero dato retta a un messaggio-trappola nonostante:

1. fosse scritto in un italiano catastroficamente sgrammaticato
2. provenisse da un indirizzo che per simulare una provenienza autorevole usava soltanto un espediente banalissimo (una descrizione e nulla più, lasciando in chiaro il vero mittente e il reply-to cinese)
3. chiedesse loro dati estremamente sensibili come le password e le date di nascita.

Se questo attacco ha avuto successo, vuol dire che basta davvero poco, persino un messaggio sgangherato come questo, per ingannare gli utenti. Vuol dire anche che i docenti (e con loro molti altri utenti) hanno bisogno urgente di una sensibilizzazione all’uso di Internet e di uno strumento fondamentale come l’e-mail. Sembra proprio che manchino le basi, e questo è preoccupante.

Inoltre, se questo attacco ha colpito esclusivamente docenti, vuol dire che gli aggressori si sono impadroniti in qualche modo della rubrica dei loro indirizzi e che quindi c’è stata una compromissione della sicurezza dei servizi informatici scolastici. In tal caso non si tratterebbe di un tentativo a casaccio che per pura coincidenza ha raggiunto anche dei docenti, ma di un attacco mirato (spear phishing).

Speriamo che l’incidente serva di lezione, non solo in Canton Ticino ma anche altrove. Se qualcuno ne sa di più, mi scriva.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “pilla” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Falla Flash che accende webcam di nascosto: risolta

Falla Flash che accende webcam di nascosto: risolta

Che ci faccio col clickjacking? Accendo le webcam altrui e spio

Il clickjacking è una tecnica che consente di intercettare una cliccata di un utente e dirottarla altrove. Viene usata spesso su Facebook per esempio per far rispondere inavvertitamente gli utenti a un sondaggio sul quale gli organizzatori del clickjacking percepiscono una commissione per ogni sondaggio compilato. L’utente crede di cliccare su un pulsante per vedere un video, partecipare a un giochino o fare qualcos’altro di allettante, ma il suo clic in realtà viene usato per selezionare le risposte del sondaggio, che si trovano in un iframe invisibile.

È l’equivalente informatico di quando si fa firmare un foglio innocuo a qualcuno mettendo però sotto la carta carbone che copia la firma su un documento compromettente. Il termine clickjacking è stato coniato nel 2008 da Hansen e Grossman in questo articolo.

Pochi giorni fa lo studente d’informatica Feross Aboukhadijeh ha creato una demo di clickjacking che non si limitava a rubare il clic per usarlo in un sondaggio, ma accendeva webcam e microfono della vittima senza che a video comparissero avvisi.

Questo effetto era possibile, spiega Feross, perché i clic venivano trasferiti alla pagina delle impostazioni di Flash sul sito di Adobe, attraverso la quale si possono definire i siti autorizzati ad accedere via Flash a webcam e microfono. Lo studente aveva segnalato ad Adobe la vulnerabilità di questa pagina delle impostazioni tempo addietro, ma Adobe ha corretto il problema soltanto dopo che Feross l’ha reso pubblico.

Va chiarito che nonostante le apparenze (e almeno un paio di articoli d’allarme), le impostazioni degli utenti non sono custodite presso il sito di Adobe ma risiedono sul computer di ciascun utente. La pagina delle impostazioni non fa altro che visualizzare le impostazioni presenti nel computer dell’utente.

C’è, ovviamente, un modo molto semplice per bloccare l’attivazione della webcam: coprirla. Ci sono addirittura venditori di mascherine magnetiche apposite. Questa soluzione, però, non blocca il microfono, che specialmente nei laptop potrebbe essere difficile da scollegare o tappare.

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale e vi arriva grazie alla gentile donazione di “marziopanc*”.

Governo tedesco accusato di iniettare malware

Governo tedesco accusato di iniettare malware

Dalla Germania un trojan commissionato dal governo

Il Chaos Computer Club tedesco ha annunciato, pochi giorni fa, di aver analizzato un malware per Windows capace di intercettare le comunicazioni via Skype, registrare le digitazioni e accendere di nascosto la telecamerina del computer per poi trasmettere i dati raccolti a due server negli Stati Uniti e in Germania. Il malware è anche aggiornabile da remoto e utilizzabile per installare altri programmi sul computer infettato.

Niente di speciale, fin qui: ma il creatore di questo software ostile, battezzato R2D2 dal CCC (nomi alternativi: Bundestrojaner o 0zapftis), non è una banda di criminali. È la società tedesca Digitask. E il committente è il governo tedesco, che ha confermato i sospetti iniziali del CCC. Digitask ha venduto il malware di stato ai governi dell’Austria, della Svizzera e dei Paesi Bassi. In almeno un caso, il trojan è stato installato sul laptop di una persona sospetta durante le procedure d’immigrazione all’aeroporto internazionale di Monaco.

Può sembrare preoccupante che un governo faccia fabbricare cimici informatiche e le installi di nascosto, ma questo genere di attività fa parte del lavoro d’indagine di oggi, che fa leva anche sui dispositivi digitali utilizzati dalle persone sospette. La vera preoccupazione, semmai, è che questo genere di intrusione totale nella vita di una persona venga utilizzato senza le adeguate tutele di legge: per esempio, in Germania questo genere di malware può essere usato soltanto se ci sono vite in pericolo o per tutelare beni dello stato, e in ogni caso soltanto con l’autorizzazione di un giudice.

Ma R2D2 è espandibile ed è progettato male, tanto da essere pericoloso anche per chi è innocente. Una volta iniettato può essere aggiornato da remoto. Cosa ancora peggiore, altre persone, al di fuori della polizia, possono prenderne il controllo o manipolarne i risultati. Scrive il Chaos Computer Club:

L’analisi ha inoltre rivelato gravi falle di sicurezza che vengono aperte dal trojan nei sistemi infettati. Gli screenshot e i file audio che invia sono cifrati in maniera incompetente e addirittura i comandi dal software di controllo verso il trojan sono completamente privi di cifratura. Né i comandi verso il trojan né le sue risposte vengono autenticati o protetti nella loro integrità. Non solo dei terzi non autorizzati possono prendere il controllo del sistema infettato, ma anche aggressori con competenze di medio livello possono collegarsi alle autorità, spacciarsi per una istanza specifica del trojan, e inviare dati falsi.

Se può essere accettabile, in alcuni casi, che un governo spii in modo così intrusivo persone sospettate di gravi crimini, non è assolutamente accettabile che lo faccia usando strumenti grossolani che possono essere abusati sia dai sorveglianti, sia da qualunque criminale informatico, con estrema facilità. Questa vicenda è la versione statale del disastroso trojan XCP della Sony del 2005. Chiunque può usare questo trojan governativo. In sintesi, il governo tedesco ha dato un sacco di soldi dei contribuenti a degli incompetenti che in nome della sicurezza hanno inconsapevolmente regalato le nostre chiavi di casa ai criminali.

Se vi interessano i dettagli tecnici, è stata diffusa online una presentazione della Digitask, tratta da questa conferenza, che spiega come funziona R2D2 e quali funzioni possono essere aggiunte. L’analisi impietosa di F-Secure è qui e qui. Le FAQ di Sophos sono qui. La scelta del nome deriva dal fatto che una stringa nel trojan, usata per iniziare la trasmissione di dati, è C3PO-r2d2-POE: una chiara allusione a Star Wars.

La domanda forse più interessante, a questo punto, è cosa devono fare le società che producono antivirus. Devono agevolare le autorità e non rilevare il malware di stato, in modo da non interferire nelle indagini, oppure devono tutelare gli utenti a prescindere da chi fabbrica e diffonde il software ostile? Molte società antivirali hanno scelto la seconda strada, per la semplice ragione che non hanno modo di sapere se il trojan è stato piazzato dalla polizia o da un criminale. Symantec, invece, in passato ha scelto di non rilevare malware governativo. Se volete sapere se il vostro antivirus funziona contro R2D2 e quindi il suo produttore ha scelto di stare dalla parte dell’utente, Siamogeek.com ha pubblicato il link per scaricare una copia del malware. Siate prudenti.

Ogni tanto qualcuno mi chiede a cosa servono gli hacker. La risposta è in casi come questo: a tenere in riga chi vuole abusare del potere e dell’autorità che gli è stata conferita e a evitare che si causino disastri con la scusa di un’arrogante e maldestra lotta al crimine e al terrorismo. In altre parole, a gridare che il re è nudo.


Fonti aggiuntive: Austrian Police to use crime-busting Trojans (2007), Swiss coder publicises government spy Trojan (2009), Berlin’s shaky Trojan horse (2011), Several German states admit to use of controversial spy software (2011), German Government’s Skype Spying Tool has Holes, Hackers Say (2011).

Polizia delle Comunicazioni italiana violata da LulzSec?

CNAIPIC, cyberpolizia italiana “bucata” da LulzSec?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Lulzsec ha annunciato via Twitter di avere ottenuto 8 GB di dati riservati dai computer del CNAIPIC, il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche della Polizia di Stato italiana. Il comunicato di LulzSec contiene i link a un primo campione di questi dati, che non deriverebbero da un’intrusione via Internet ma da una fonte imprecisata (Oversecurity; BBC).

I file pubblicati mi sembrano credibili ma non è chiaro quanto siano riservati.

Non ci sono ancora reazioni ufficiali dal CNAIPIC. Segnalerò qui maggiori info quando saranno disponibili.

Aggiornamento (17:30) – Sul canale IRC dove LulzSec ha invitato i giornalisti c’è solo aria fritta. Tomshw cita una prima risposta del CNAIPIC, che non conferma e non smentisce.

Aggiornamento (19:40) – Punto Informatico ha un articolo sull’argomento.

Aggiornamento (2011/07/26) – Altri dettagli su The Register, Naked Security, Hacker News, ma niente di particolarmente significativo. Finora dai file pubblicati non è emersa nessuna notizia di grande rilievo.

LulzSec buca The Sun

LulzSec buca The Sun

LulzSec torna con un defacement del Sun. Tempismo mediatico tragicamente perfetto

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Il violator violato. Stanotte LulzSec, il gruppo di intrusi digitali che aveva creato scompiglio in Rete poco tempo fa con una serie di violazioni dimostrative clamorose della sicurezza di varie aziende (prima fra tutte Sony) e poi aveva annunciato il proprio ritiro dalla scena, è tornato a sorpresa con un’azione congegnata perfettamente per ottenere la massima risonanza e definire l’approccio beffardo ma serio del gruppo di “hacktivisti”. Ha defacciato il Sun.

Chi digitava l’indirizzo del Sun, uno dei popolari tabloid britannici di Rupert Murdoch, si trovava la schermata qui sopra, che annunciava la morte di Murdoch a seguito dell’ingestione di “una grande quantità di palladio” (altri dettagli e schermate sono su Gizmodo). Poi l’indirizzo del Sun è stato rediretto all’account Twitter di LulzSec, dove sono stati pubblicati presunti indirizzi di e-mail, password e numeri di telefonino di dipendenti del Sun.

Stamattina, stando a Sophos, The Register e BBC, anche i siti di altri giornali inglesi, come il Times e il Sunday Times, avevano problemi, causati forse intenzionalmente dagli amministratori nel tentativo di evitare altre incursioni. Idem per il sito di News International.

L’attacco arriva a poche ore dall’annuncio della morte di Sean Hoare, ex giornalista del News of the World (il giornale di Murdoch al centro dello scandalo delle ripetute intrusioni nei cellulari di celebrità, sportivi, politici e vittime di reati, da Hugh Grant ai familiari delle vittime degli attentati londinesi del 7 luglio 2005). Hoare aveva rivelato molti dettagli delle tecniche d’intrusione e dell’approvazione di queste violazioni della legge da parte dei dirigenti del News of the World (Guardian).

Non ci vuole un grande sforzo di fantasia per ipotizzare un nesso fra questa morte (etichettata come “non sospetta”, cosa che risulta istintivamente difficile da accettare) e l’attacco al Sun. LulzSec gioca molto su un atteggiamento ironico e non serio, ma ha saputo centrare perfettamente il bersaglio e dimostrare competenze tecniche non trascurabili.

Aggiornamento (9:35): il Guardian ha tutti i dettagli tecnici dell’intrusione. Chiunque si occupi di sicurezza aziendale, soprattutto nei media, farebbe bene a leggere e chiedersi se potrebbe succedergli la stessa cosa.