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Il tour italiano di Samantha Cristoforetti con i suoi compagni di viaggio nello spazio

Il tour italiano di Samantha Cristoforetti con i suoi compagni di viaggio nello spazio

Pubblicazione iniziale: 2015/09/17. Ultimo aggiornamento: 2015/10/10 23:00.

Samantha Cristoforetti farà tappa in varie città italiane insieme ad Anton Shkaplerov e Terry Virts, i due astronauti con i quali ha condiviso il viaggio e la permanenza spaziale a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Le informazioni su questo Post Flight Tour sono state inizialmente un po’ frammentarie: ho ricevuto molte indiscrezioni, ma non pubblicabili e non ufficiali. Cerco qui di fare il punto della situazione raccogliendo qui le varie fonti: man mano che ci saranno aggiornamenti integrerò questo articolo. Se vedete in giro qualche annuncio, segnalatemelo.

Un lettore, Emiliano, mi segnala che l’ESA gli ha scritto che non ci saranno altre località a parte Trento, Milano, Bologna, Roma e Napoli.

Il 25 settembre l’ASI ha pubblicato i dettagli ufficiali del Tour e quindi posso ora riepilogarli qui sotto.

Il Tour percorrerà l’Italia in treno dal 4 all’11 ottobre. L’hashtag ufficiale è #FuturaInTour.

Trento: 4-5 ottobre

Nota: secondo una fonte che cita Il Mattino, il 4 ottobre “Samantha ritirerà il Premio Civitas” a Pozzuoli, ma non ho conferme del fatto che Sam sarà materialmente a Pozzuoli; inoltre questa tappa non sembra far parte del Post-Flight Tour.

La prima località ufficiale del Tour è Trento, dove domenica 4 ottobre ci sarà un “incontro… dedicato alla stampa, nel pomeriggio… subito dopo l’arrivo di Cristoforetti in città”, ma non so dove o quando.

Lunedì 5 ottobre alle 10:00, presso l’Auditorium S. Chiara di Trento, ci sarà un incontro con
rappresentanze degli studenti delle scuole superiori trentine.

Il 5 ottobre alle 18.30, invece, ci sarà una conferenza pubblica al Muse (Museo delle Scienze), dedicata principalmente agli studenti delle scuole superiori (tuttavia “l’incontro serale non sarà aperto solo alle scuole, ma a tutta la cittadinanza”). È prevista anche “una visita al centro di Protonterapia di Trento, considerato l’interesse degli studi sulle radiazioni, anche sotto il profilo delle attività spaziali”.

Milano: 6-8 ottobre

Il 6 ci sarà un incontro stampa e ci saranno degli eventi al Museo della
Scienza e della Tecnica e all’Expo 2015. In mattinata l’equipaggio al completo
incontrerà gli studenti alla Fondazione Pirelli
in area Bicocca (fonte).

Il 7 ottobre Sam, Anton e Terry saranno dalle 10.30 alle 11.30 al Museo della Scienza di
Milano (così mi riferisce un lettore, Mario, che ha avuto l’invito) e saranno
al Planetario Hoepli (corso Venezia 57) alle 18 (dettagli). I posti sono gratuiti ma probabilmente insufficienti per un evento del genere: per prenotare bisogna chiamare, dal 28 settembre, il numero 02/88463546, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13. All’esterno del Planetario sono previsto due megaschermi per seguire l’incontro. Focus.it farà la diretta streaming. Tutti i dettagli sono qui.

8 ottobre mattina: “L’appuntamento milanese si concluderà con un incontro
stampa la mattina dell’8 ottobre alle ore 9.30 nella Sala Reale della
stazione di Milano Centrale”
(fonte). Ci sono andato e le mie foto sono qui.

Bologna: 8 ottobre

Pomeriggio: incontro con gli studenti dell’Università e con gli studenti della Bologna Business School giovedì 8 ottobre alle 18.00 (fonte; breve video). Non so se sono due eventi separati o uno solo. Vista allo stabilimento Ferrari di Maranello (Ferrari.com; video).

Roma: 9-10 ottobre

10:30: incontro pubblico al Teatro Olimpico. Dopo l’evento è stato pubblicato questo articolo dell’Aeronautica Militare.

Napoli: 11 ottobre

I tre astronauti visiteranno il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa. Pranzo all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli (fonte: ASI/Milanoonline.com). Alle 17 incontreranno gli studenti al Teatro San Carlo (fonte: Corriere.it). Terranno inoltre una conferenza stampa di chiusura del tour.

Fonti aggiuntive: Corriere del Trentino, Regioni.it, L’Adige, Provincia di Trento, Dire.it (e infinite altre che ripetono semplicemente il comunicato stampa).

Astrosamantha in tour con Terry Virts e Anton Shkaplerov a Milano

Astrosamantha in tour con Terry Virts e Anton Shkaplerov a Milano

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/10/08 17:10. Le foto sono mie salvo diversa indicazione.

Ecco qualche foto veloce dalla conferenza stampa di stamattina alla Sala Reale della Stazione Centrale di Milano, dove c’erano Samantha Cristoforetti e i suoi compagni di viaggio Anton Shkaplerov e Terry Virts oltre a Michele Mario Elia (Ferrovie dello Stato), Roberto Battiston (presidente dell’ASI), Franco Bonacina (Agenzia Spaziale Europea), il generale Settimo Caputo (Aeronautica Militare Italiana) nell’ambito del Post-Flight Tour che sta portando Sam, Terry e Anton in varie località d’Italia. Oggi pomeriggio saranno a Bologna.

È un peccato che questo tour non possa essere più esteso e lungo (principalmente a causa degli impegni professionali di tutte le persone coinvolte), perché è una gran bella occasione per comunicare la passione per lo spazio e l’importanza strategica per qualunque paese di far crescere le proprie competenze tecnologiche, ispirando i giovani a studiare tramite l’esempio positivo di chi va nello spazio per migliorare la vita di tutti sulla Terra e imparare a collaborare invece di farsi la guerra, ma anche per conoscere di persona e scoprire quanto sono alla mano gli astronauti, che molti immaginano come celebrità superumane e che in realtà sono quasi riluttanti ad apparire sotto i riflettori e sempre pronti a ricordare a tutti di essere soltanto la parte più visibile di una squadra ben più ampia.

Arrivo in buon orario e mi piazzo strategicamente proprio dietro Terry e Anton.
Sam non rinuncia mai al “Don’t Panic” della Guida Galattica appeso alla lampo.

Sam ha sempre un sorriso per tutti.
Anton Shkaplerov e Terry Virts.

Faccio in tempo a fare due chiacchiere con Terry Virts e a ringraziarlo per la sua foto di saluto vulcaniano dalla Cupola della Stazione nel giorno della morte di Leonard Nimoy di Star Trek. Mi ha detto che ha scoperto dopo che nel momento della foto erano proprio sopra Boston, la città di Nimoy.

Sam, come sempre, comunica bene sia la parte scientifica, sia la parte umana delle missioni spaziali e le domande dei giornalisti sono di buon livello. La più stupidina è stata probabilmente la mia, visto che le ho chiesto se sta pensando di dedicarsi alla radio (ha registrato in inglese una bella Top Ten spaziale per Radio Everyone, che promuove gli obiettivi globali dell’ONU), nel qual caso le ho detto che c’è posto per lei alla RSI 🙂

Terry ha anche mostrato ai giornalisti come ha realizzato la famosa foto di Samantha nella Cupola. Cosa non facile, sia perché sulla Terra c’è la gravità, sia perché la Cupola in realtà è molto più piccola di quel che sembra nelle immagini (ho visto il suo simulatore a grandezza naturale a Houston ed è stata una sorpresa). Meraviglie del grandangolo e di un bravo fotografo.

Credit: ESA CC BY SA IGO 3.0.

Spero che da qualche parte ci sia una buona registrazione della conferenza stampa: io ho giusto fatto qualche foto e qualche breve video alla buona. Fra l’altro, alcune delle mie fotografie hanno rivelato fenomeni misteriosissimi, come potete vedere qui sotto. Sarà questo il segreto che permette a Samantha di essere così a proprio agio nello spazio?

Clamorosa rivelazione: il monitor non mente! SAM è una dei VISITORS!

Astrosamantha e compagni di viaggio in Italia: date e info aggiornate

Sono state rese pubbliche un po’ di informazioni sulla visita ufficiale in Italia di Samantha Cristoforetti insieme ai suoi compagni di volo spaziale Anton Shkaplerov e Terry Virts. Trovate il mio punto della situazione qui.

Samantha Cristoforetti si racconta agli astronauti a Stoccolma

Samantha Cristoforetti si racconta agli astronauti a Stoccolma

“Ho litigato con la mia camera d’albergo e per ora ha vinto la camera”, dice Sam all’inizio del proprio intervento, spiegando così il fatto che zoppica prima che qualcuno pensi che è un effetto dei suoi duecento giorni da record nello spazio.

Non so quanto a lungo resterà disponibile, ma qui trovate lo streaming integrale della sessione di ieri del raduno degli astronauti di tutto il mondo, l’ASE, che si tiene in questi giorni a Stoccolma. Ci sono talmente tanti nomi storici e celebri che non li posso elencare tutti: li trovate nel programma dell’evento.

Nello streaming video (in inglese) ci sono Chris Hadfield (da 1:20:30), Elena Serova (da 1:40:41) e Sam (da 1:57:20). Buona visione.

A che serve andare nello spazio? Lo spiegano gli esperti insieme a Samantha Cristoforetti e Terry Virts

A che serve andare nello spazio? Lo spiegano gli esperti insieme a Samantha Cristoforetti e Terry Virts

Samantha Cristoforetti e Terry Virts hanno partecipato a un evento gestito da USAID, l’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, insieme al direttore della NASA Charlie Bolden, per parlare di come lo spazio aiuta i paesi in via di sviluppo offrendo loro, tramite progetti come SERVIR, quello discusso nel video, un accesso immediato a dati cartografici e rilievi satellitari che permettono di monitorare l’ambiente in modi altrimenti impossibili o economicamente insostenibili e gestirne lo sviluppo, le emergenze e le calamità naturali sulla base dei dati concreti e di una visione d’insieme del territorio.

Gli esperti convocati presentano casi molto reali: per esempio, la prevenzione di incendi e di alluvioni grazie ai dati provenienti dall’osservazione della Terra dallo spazio in zone altrimenti inaccessibili. Se le sorgenti dei fiumi che attraversano il tuo territorio sono in un altro paese, e con questo paese ci sono rapporti ostili, non puoi mandare i tuoi tecnici a monitorare i livelli dei fiumi a monte in casa d’altri; i dati da satellite sono gli unici che ti possono dare un preavviso sufficiente a salvare tante vite.

Se c’è una buona ragione per andare nello spazio, è proprio questa: sì, si va via dalla Terra, ma per poter aiutare la Terra.

Sam e Terry arrivano a circa 24 minuti dall’inizio e parlano fino a 32:30, quando c’è un video che spiega in concreto cosa si fa nello spazio per chi sta sulla Terra, narrato da Mae Jaemison, un’astronauta che fra l’altro ha partecipato a Star Trek. Il resto del video è un dibattito con vari esperti di assistenza ai paesi in difficoltà, al quale Terry e Sam intervengono solo brevemente a 58:00. Grazie a @rainmaker1973 per la segnalazione.

Video: Samantha Cristoforetti e Terry Virts si raccontano allo Smithsonian

Ultimo aggiornamento: 2015/09/19 16:50.

Ieri (17 settembre) Samantha Cristoforetti e uno dei suoi compagni di viaggio, lo statunitense Terry Virts, sono stati ospiti del museo Smithsonian, che ha trasmesso in diretta streaming questa loro bella chiacchierata in inglese, ricca di chicche e aneddoti. Il video è archiviato temporaneamente qui su Ustream: saltate pure i primi sette minuti e mezzo: sono solo musica d’attesa. La versione su Youtube va subito al sodo. Godetevi in particolare le magnifiche immagini nella parte centrale, che non richiedono traduzione.

Trovate un po’ di foto della chiacchierata qui su Flickr.

Samantha Cristoforetti alla Milanesiana, l’audio della serata in attesa che ci sia il video ufficiale

Samantha Cristoforetti alla Milanesiana, l’audio della serata in attesa che ci sia il video ufficiale

Ultimo aggiornamento: 2015/09/10 13:30.

Se volete riascoltare la magnifica serata con Samantha Cristoforetti conclusasi poco fa dal Teatro Strehler di Milano per la Milanesiana, in attesa che il Corriere o altri pubblichino il video ufficiale (visibile qui solo in diretta) ho messo qui l’audio (senza le canzoni e i discorsi introduttivi):

Versione mono (circa 27 MB): DropboxLink alternativo.

Versione stereo (circa 56 MB): DropboxLink alternativo.

Usate il link alternativo solo se Dropbox non vi funziona. Toglierò questi file non appena verrà resa disponibile la versione video in streaming.

2015/09/08 12:15. Il Corriere ha pubblicato due brevi spezzoni video.

2015/09/09 11:10. Un altro spezzone è sempre sul sito del Corriere qui.

2015/09/10 13:30. C’è un breve video sul sito del Piccolo Teatro.

Samantha Cristoforetti nel prossimo film di Star Trek? Andiamoci piano

Samantha Cristoforetti nel prossimo film di Star Trek? Andiamoci piano

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/08/26 00:20.

Mi sono arrivate parecchie segnalazioni della notizia, pubblicata da moltissime testate e anche dall’ANSA, secondo la quale Samantha Cristoforetti parteciperebbe al prossimo film di Star Trek. Vado subito al sodo: no, Astrosamantha non sta per diventare una star di Hollywood.

La notizia ha creato molto entusiasmo tra i fan di Star Trek e quelli di Samantha (due insiemi tutt’altro che disgiunti), anche perché Sam è notoriamente una Trekker DOC, tanto da aver indossato la divisa di Star Trek Voyager mentre era a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Vederla in un film di Star Trek sarebbe favoloso. Ma è opportuno fare chiarezza e calmare gli entusiasmi: la sua partecipazione è tutt’altro che sicura e c’è un equivoco sulla natura del film in questione.

Prima di tutto, si tratta di un contatto assolutamente preliminare: la notizia originale, che risale a fine luglio, dice semplicemente che Alec Peters (non Powers come hanno scritto in molti), membro del cast e produttore del film Star Trek: Axanar, ha saputo che Sam era una grande fan di Star Trek e quindi l’ha chiamata e ha discusso con lei l’ipotesi di una sua partecipazione al film. “Se riusciamo a incastrarci con i suoi impegni (dato che dovrà venire in volo dall’Europa), le piacerebbe moltissimo avere una parte in Axanar. Alcuni astronauti americani hanno partecipato a Star Trek, in particolare Mae Jamison, ma Samantha sarà la prima astronauta europea ad apparire in Star Trek. Stiamo aspettando le autorizzazioni dalla NASA e dall’ESA”, ha scritto.

In secondo luogo, il film al quale parteciperebbe Samantha non è il prossimo della nuova serie-reboot “ufficiale” hollywoodiana, quella per intenderci diretta da J. J. Abrams (Star Trek nel 2009, Star Trek Into Darkness nel 2013 e Star Trek: Beyond, previsto per il 2016), ma appunto Star Trek: Axanar, che è un film prodotto dai fan. Non che questo sia un demerito: anzi.

Axanar è il vero Star Trek. Non c’entra nulla con quello spettacolo insensato e fracassone di J. J. Abrams, che tradisce lo spirito di Star Trek, ma è un film che invece rispetta in pieno quello spirito ed è tutt’altro che amatoriale: è girato con apparecchiature professionali e riunisce nel cast attori di Star Trek e Battlestar Galactica come Richard Hatch e Kate Vernon di Galactica e Gary Graham e J.G. Herzler di Trek. Anche i suoi effetti speciali sono decisamente professionali.

Giudicate voi stessi guardando il prologo di 20 minuti, che è stato già rilasciato. Se vi piace, andate a Startrekaxanar.com per contribuire al progetto, finanziato dai fan (i realizzatori di Axanar devono lavorare senza lucro, altrimenti non possono usare i nomi e i personaggi della serie). Buona visione. 

In sintesi, Samantha non sta per abbandonare i propri compiti di astronauta per lanciarsi in una carriera cinematografica, ma ha semplicemente espresso interesse a comparire una tantum in un fanfilm di Star Trek senza scopo di lucro. Speriamo che l’Agenzia Spaziale Europea e l’Aeronautica Militare glielo lascino fare. In fin dei conti, Luca Parmitano ha già interpretato Superman nello spazio

Sam “Janeway” Cristoforetti: “C’è caffè in quella nebulosa...ehm, volevo dire, in quella Dragon”

Sam “Janeway” Cristoforetti: “C’è caffè in quella nebulosa…ehm, volevo dire, in quella Dragon”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Poco fa Samantha Cristoforetti ha catturato la capsula Dragon in modo impeccabile. Poi è andata di corsa a cambiarsi per scattare questa foto impagabile:

Sam ha postato subito la foto in questo tweet:

La versione ad alta risoluzione è su Flickr qui.

Mettersi in divisa da Star Trek: Voyager nello spazio è già un momento epico per qualunque Trekker; ma Sam lo fa specificamente in quest’occasione perché a bordo della Dragon c’è la macchina del caffè ISSpresso e c’è in ST: Voyager una celebre battuta del capitano Janeway: “C’è caffè in quella nebulosa”.

NOVANTADUE MINUTI DI APPLAUSI.

Chi ha pagato il caffè di Sam?

Chi ha pagato il caffè di Sam?

di Paolo G. Calisse, (g)astronomo – 20 aprile 2015

Una profetica immagine di Thierry Le Gouè per il
Calendario Lavazza 2004 [Credit: Lavazza]

La missione di Samantha sulla International Space Station ha inaugurato la stagione gourmet delle missioni spaziali, ma le spese per queste attività suscitano spesso perplessità che evolvono a volte in una feroce opposizione.

Quando si seppe, per esempio, che una sofisticatissima macchina del caffè sarebbe stata inviata a bordo della International Space Station (ISS) alcuni lettori di questo blog espressero la propria contrarietà all’opportunità di finanziare iniziative del genere, soprattutto in un periodo di crisi economica come questo.

Con questo articolo proveremo a studiare quanto costa e chi paga il caffè a Samantha Cristoforetti e agli altri astronauti della ISS, oltre a tentare di fare due conti sull’entità finanziaria dell’impegno italiano nello spazio.

Negli ultimi anni gli USA hanno cominciato a riprendersi la leadership nel settore spaziale anche attraverso il riutilizzo di interi vettori (ma, paradossalmente, continuando a usare contenitori usa e getta in catene come Starbucks). Il ruolo della tecnologia italiana nello spazio è meno visibile, ma resta decisivo con lo sviluppo del nuovo Vettore Europeo di Generazione Avanzata (VEGA), realizzato dalla AVIO di Colleferro (Roma), con la partecipazione ad un gran numero di sonde e missioni, e con la collaborazione alle spedizioni ISS. Rientra in questo contributo l’arrivo a bordo dell’ultima capsula Dragon, sulla Stazione Spaziale, di una italianissima macchina del caffè, in grado di sostituire quello solubile impiegato fino ad oggi. La macchina è stata realizzata dalla Argotec di Torino su indicazioni di Lavazza, insieme ad ASI (l’Agenzia Spaziale Italiana) e Finmeccanica-Selex ES, che ne ha curato la rispondenza ai rigorosissimi requisiti spaziali.

Va precisato anzitutto che Argotec cura non solo la fornitura del caffè di bordo ma, dal 2012, quella di tutto il catering degli astronauti europei sulla ISS. Un cuoco della Argotec, Stefano Polato, ha preparato i menù di bordo prima per Luca Parmitano ed Alexander Gerst e adesso per Samantha Cristoforetti. Gli esperti della stessa azienda curano, in un modo innovativo e salutista consono alla grande tradizione gastronomica italiana, tutta la filiera che va dall’acquisizione degli ingredienti alla preparazione delle buste di cibo da reidratare inviate periodicamente sulla ISS.

Non è solo questione di menù: i cibi forniti oggi agli astronauti sono più che mai simili ai migliori prodotti cui siamo abituati noi terrestri. I vecchi metodi di sterilizzazione e conservazione, necessari per ovvi motivi, sono stati sostituiti da procedure molto più complesse in grado di conservare il gusto.

Ma come funziona la ISSpresso?

Tutti (o quasi) i segreti della ISSPresso [credit: Lavazza/Argotec]

La macchina per espresso in dotazione alla ISS non è molto più grande di una caffettiera da ufficio (42x43x36 cm), pesa 20 kg ed è alimentata a 120 VAC. Naturalmente ha passato i severissimi test necessari per la sua installazione a bordo della ISS. Al posto del classico tubetto di plastica per il trasporto del liquido delle normali macchine da caffè, per esempio, usa un tubo di acciaio speciale in grado di reggere una pressione di 400 bar, pari a quella che si trova in mare a circa 4.000 m di profondità. È inoltre progettata per non richiedere assistenza per diversi anni, salvo la sostituzione periodica di alcuni materiali deperibili.

Altro aspetto fondamentale è che la ISSpresso può essere usata non solo per preparare il caffè, ma anche per tè, brodo e altre bevande calde, per reidratare cibo congelato, e per dare un assaggio di casa agli astronauti, “a taste of home” nella descrizione dell’esperimento sul sito NASA, dove si ipotizzano anche potenziali ricadute tecnologiche nella preparazione di bevande calde a terra. La stessa pagina mostra che il progetto per la ISSpresso è inserito nella lista ufficiale degli esperimenti per lo sviluppo tecnologico, con risultati applicabili al comportamento di fluidi in condizioni di microgravità.

Come utilizzarla? Basta inserire la spina di alimentazione nell’apposito UOP (“Utility Output Panel”), accenderla, inserire nella bocchetta d’ingresso (blu, nella foto) una bustina piena d’acqua del genere usato per reidratare il cibo sulla ISS e una vuota in quella di uscita (beige). Non resta che inserire una cartuccia di caffè nell’apposita fessura e avviare il processo. Il tutto dura qualche minuto e permette di ottenere un prodotto in tutto simile a un espresso da bar, crema inclusa, da sorbire da particolari tazzine studiate per il funzionamento in microgravità. Alla fine, grazie a un sistema sviluppato ad hoc, tutte le tubazioni interne vengono ripulite automaticamente, permettendone l’uso per bevande diverse senza fastidiose contaminazioni.

OK, ma quanto costa un caffè all’ISS bar?

Soprattutto, c’era bisogno di spendere tutti quei soldi per garantire un buon caffè agli astronauti a bordo?

Tazzine spaziali

Per rispondere a questa domanda occorre anzitutto rendersi conto delle particolari condizioni in cui operano, per periodi di 6 o 12 mesi, gli astronauti e cosmonauti a bordo della ISS. Si tratta senza dubbio di condizioni estremamente stressanti, sia psicologicamente che fisiologicamente, con richieste elevatissime dal punto di vista del rendimento e della concentrazione.

Agli aspetti generali come l’assenza di peso, la permanenza continua in locali sigillati, la lontananza da casa, i ritmi di lavoro intensi, la grandissima responsabilità e i rischi associati, si uniscono tante piccole noie, come l’assenza di un bagno propriamente detto, di luce solare, di cibi cucinati freschi o magari del conforto di una serata a cena con gli amici. Senza contare gli effetti diretti sulla fisiologia cellulare: al di là di quelli diretti su ossa e altri organi, in parte controllabili oggi con un’intensa e quotidiana attività fisica, l’invecchiamento cellulare in microgravità, per esempio, è di oltre un ordine di grandezza più rapido di quello a terra.

In questo contesto anche un “piacere” come il caffè, come recitava proprio la ben nota pubblicità Lavazza anni ’90, può assumere un ruolo importante per garantire un po’ di benessere e qualità della vita in più, soprattutto agli astronauti italiani.

Resta da vedere a che prezzo. Per valutarlo, va considerato innanzitutto che l’hotel load, tradotto letteralmente il “carico dell’hotel”, ovvero la quantità di materiale che la NASA reputa necessario quotidianamente per garantire la permanenza in orbita di un astronauta, è di 5 kg a persona. Fanno 5,4 tonnellate per sei persone per sei mesi. Quindi una macchina di 20 kg, anche includendo gli imballi, corrisponde a meno dell’hotel load quotidiano di tutto il personale di bordo.

Ma quanto costa e chi paga il caffè di Sam e degli altri astronauti? Secondo Antonio Pilello, Communications Officer della Argotec, interpellato direttamente, “si tratta di un investimento privato”. Gli uffici stampa di Lavazza e ASI non hanno invece risposto alle richieste di informazioni. Comunque sia, la policy ISS per i programmi commerciali prevede che i costi di sviluppo possano restare nascosti se richiesto dal committente e finanziatore.

Ai prezzi di sviluppo e fabbricazione di questo esemplare unico vanno poi aggiunti quelli di verifica del prodotto e di trasporto in orbita. Un progetto come questo può generare facilmente decine e decine di interminabili meeting di alto livello, telefonate, documenti e test di verifica. Solitamente i costi di questo tipo vengono inclusi nel cosiddetto overhead che lo sponsor deve garantire in aggiunta ai costi vivi di progetto, ma considerata l’utilità della ISSpresso potrebbe esserci un contributo da parte del Consorzio ISS stesso.

Tentiamo ora una stima dei costi di trasporto da terra all’ISS. Bisogna innanzitutto distinguere costi vivi e prezzi pagati da un qualsiasi partner privato che, una volta approvato un suo progetto, desiderasse trasportare un oggetto a bordo della Stazione Spaziale. Per farlo, può per esempio contattare Nanoracks, una compagnia che si autodefinisce “The Concierge to the Stars” (letteralmente “il portiere per le stelle”). Nanoracks infatti ha un po’ il ruolo del portiere dei vecchi stabili: prende in carico il “pacco” dal postino e lo consegna al condomino dei piani superiori – in questo caso molto superiori, a circa 450 km di quota.

Jeffrey Manber, uno dei fondatori di Nanoracks, sostiene che il costo per volume di una consegna da parte di una compagnia straniera si aggira intorno ai $60.000 (circa € 48.000) per litro di volume, ma ci sono sconti per volumi superiori. Per il volume della ISSpresso la spesa di spedizione complessiva potrebbe superare quindi $3.000.000 (€2.400.000 circa): non proprio bazzecole, ma non è detto che la ISSpresso sia stata spedita a bordo così (vedi sezione aggiornamenti in coda all’articolo).

Se invece consideriamo il costo del trasporto di ogni kg di carico utile in orbita con la navicella Soyuz, si dovrebbe aggirare tra i 10 e i 30 mila dollari. Moltiplicando per i 20 kg della ISSpresso raggiungiamo una cifra tra i 200.000 e i 600.000 US$. Queste spese sono state coperte probabilmente dai partner commerciali, ma anche questo non è dato sapere.

In definitiva, considerata la complessità del progetto, possiamo ipotizzare che tra tutto Lavazza e gli altri eventuali sponsor abbiano investito da uno a due milioni di euro, distribuiti su due o tre anni.

Può apparire una cifra elevata, ma se la si paragona ad una tipica sponsorizzazione sportiva, come il costo di una scritta in bella vista su un’auto di Formula 1, non è poi così tanto. Red Bull, per fare un confronto, ha investito oltre un miliardo e mezzo di dollari in dieci anni solo nella Formula 1, senza includere tutte le numerosissime altre sponsorizzazioni in sport estremi. Una cifra da capogiro, che tuttavia le ha permesso profitti e bilanci in crescita costante. Naturalmente i dettagli sono diversi – il logo Red Bull è ormai visible ovunque vi sia un’impresa un po’ folle – ma anche il prezzo necessario a mantenere competitivo un team di F1, o a permettere il lancio col paracadute di Felix Baumgartner dalla stratosfera, sembrerebbe più elevato di quello di una ISSpresso di diversi ordini di grandezza, e Lavazza non è certo da meno: il fatturato della compagnia nel 2013 ammontava ad oltre 1.300 milioni di euro di cui il 4%, pari a 52 milioni, per la pubblicità. Una spesa di qualche milione di euro, ripartita su più anni, è senz’altro compatibile con un’azienda di queste proporzioni, così aggressiva sui mercati stranieri.

La nostra Astrosamantha con un prototipo
della ISSpresso [credit: Argotec]

Alla fine, se consideriamo 12 caffè al giorno fino al 2024 (come negare anche agli astronauti non ESA un buon caffè all’italiana?), possibile anno del decommissioning della ISS, il costo del singolo caffè dovrebbe risultare superiore, rispetto a quello di un solubile consumato a bordo, di circa €50 a tazzina. Considerate le incertezze su cui si fondano queste stime, questo valore non è troppo lontano da quello di una tazza di Black Ivory, considerato, a circa €40 a tazzina, il caffè più caro del mondo (nonostante venga “processato” dall’intestino di un elefante). A questo vanno aggiunti i costi di manutenzione, dell’acqua, della corrente e del caffè, che sarebbe però necessario coprire anche nel caso di caffè solubile (di cui non siamo in grado di formulare una stima dei costi). Senza considerare che la stessa macchina verrà impiegata per altri usi essenziali, come la reidratazione degli alimenti.

Si tratta quindi di valori elevati, ma ogni attività nello spazio ha un costo nettamente superiore all’equivalente a terra. In questo caso tale valore è coperto completamente o quasi, da sponsor privati.

Tutto sommato, se alcune compagnie italiane riescono ad occupare una posizione preminente in un settore così sofisticato non dovremmo che gioire, anche se qualche euro l’avesse tirato fuori anche qualche istituzione come ASI. Non ci resta che raccomandare a Samantha quindi, che vede un'”alba” ogni ora e mezza circa – il periodo orbitale della ISS – di non esagerare con la caffeina.

Insomma Samantha, ma quanto ci costi?

Bisogna inoltre considerare l’entità dell’impegno italiano nello spazio. La quota italiana ESA di circa 1300 milioni di euro è seconda solo a quella di Germania e Francia (vedi immagine). Ma facciamo un confronto con altre spese tipiche di uno stato moderno. Questo importo è pari a solo 3 volte quanto speso, per esempio, per il recupero del complesso de La Maddalena in Sardegna, realizzato per il G8 e mai usato. Bruscolini, in fin dei conti, rispetto all’entità di certi a volte bizzarri progetti pubblici di utilità nulla.

Il bilancio ESA 2015. La quota italiana è del 10,2%, seconda sola a
quella di Germania (24,6%) e Francia (22,2%) (credit: ESA)

Soprattutto considerando il ritorno economico e di immagine per il Paese a fronte di questo impegno. A parte l’elevato numero di astronauti (5 missioni sulla ISS), ricercatori e dirigenti impegnati nelle varie sedi europee dell’Agenzia, l’Italia ha ottenuto un gran numero di commesse industriali: oltre ai nodi Harmony e Tranquility, componenti essenziali della struttura pressurizzata realizzati a Torino da Thales Alenia e in grado, il secondo, di produrre tra l’altro l’acqua potabile, il Paese dispone di un intero modulo, il Leonardo, e ha realizzato il modulo Columbus per studi di microgravità.

Sono stati anche prodotti in Italia la Cupola, famosa per le straordinarie vedute della Terra, e gran parte dei moduli automatici ATV, senza considerare partecipazioni enormi in un gran numero di missioni e strumenti a bordo di altre sonde. Escludendo la missione Futura di Samantha Cristoforetti, infine, l’Italia ha portato sulla ISS circa 150 esperimenti.

Un bilancio, possiamo quindi concludere, nettamente in attivo per il Paese e l’industria nazionale, a dispetto delle inchieste giudiziarie che coinvolgono, purtroppo, l’Agenzia Spaziale Italiana.

Le stime che ho effettuato sono di mio pugno e migliorabili. Ben vengano quindi commenti e maggiori informazioni che non mancherò di inserire nel testo se circostanziate e dopo opportuna verifica.


Questo articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale:

20/4/2015 – Riformulato confronto con costo caffè Black Ivory (su suggerimento di Paolo Attivissimo).


21/4/2015 – Jeffrey Marden, Managing Director di Nanoracks, mi ha confermato oggi che la spedizione nello spazio della ISSpresso è stata curata direttamente dalla NASA (per cui i costi dovrebbero essere inferiori).

22/4/2015 – Ho cambiato “AVIO di Rivalta di Torino” ad “AVIO di Colleferro (Roma)”. Grazie a Fabio per la segnalazione.