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Gabriella Mereu, radiata dall’Ordine dei Medici italiano, opera in Canton Ticino e “cura” consigliando medagliette della Madonna in vagina

Gabriella Mereu, radiata dall’Ordine dei Medici italiano, opera in Canton Ticino e “cura” consigliando medagliette della Madonna in vagina

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2016/04/25 16:28. Ultimo aggiornamento: 2016/04/25 17:55.

Gabriella Mereu dice di far camminare i paraplegici usando solo esortazioni e insulti e di poter curare disturbi e problemi sessuali facendo inserire in vagina una medaglietta della Madonna. Per lei l’AIDS non esiste e i suoi malati sono stati uccisi dai farmaci. Gli epilettici, a suo dire, sono semplicemente “degli esibizionisti”. Non sono i deliri di un complottista qualsiasi: sono le affermazioni di un medico. O meglio, di un ex medico, dato che la Mereu è stata radiata dall’Ordine dei Medici italiano nel 2015, come riferisce l’Unione Sarda.

Ora Gabriella Mereu ha trasferito la propria residenza in Canton Ticino, a Stabio, a una ventina di chilometri da casa mia. E ha ripreso a operare, offrendo consulti senza avere un’autorizzazione né come medico né come terapista complementare.

La Mereu è una vecchia conoscenza di chi si occupa di pseudoscienze e ciarlatani: il CICAP ha raccontato una sua conferenza in provincia di Cuneo nel 2012; il medico Salvo di Grazia ne ha parlato qui nel 2015 e qui nel 2012; se ne è anche occupato Le Iene e il 2 aprile scorso ne ha parlato il programma Patti Chiari della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, con un’inchiesta devastante, che parla di “affermazioni pericolose per l’incolumità dei pazienti”, chiedendosi come faccia Gabriella Mereu a “esercitare nel Canton Ticino senza l’autorizzazione, obbligatoria per legge”. Trovate altre dettagli su Tvsvizzera.it.

Quest’inchiesta ha fatto esplodere il caso Mereu e in generale quello della presenza sul territorio svizzero di persone che praticano e propongono rimedi pseudoscientifici. O come li chiama l’interrogazione presentata al Consiglio di Stato, “guaritori e ciarlatani”. C’è stata anche una presa di posizione del sindaco di Lugano, Marco Borradori, “fortemente impressionato dai metodi di questa persona”, interpellato dal Giornale del Popolo perché Gabriella Mereu è stata invitata a tenere una conferenza a Lugano dagli organizzatori di Tisana, “fiera del benessere olistico, della medicina naturale e del vivere etico”, il prossimo 28 aprile, e il Comune di Lugano offre da anni gli spazi espositivi a questa fiera; se insultare i pazienti paralizzati e dir loro di mettersi una medaglietta della Madonna nella vagina è il tipo di “vivere etico” e di “medicina naturale” che Tisana vuole importare dall’Italia, quest’ospitalità espositiva rischia di essere compromessa.

A mio parere, vietare l’intervento della Mereu a Lugano rischierebbe di essere un autogol che permetterebbe ai suoi sostenitori di atteggiarsi a vittime di censura. Inoltre ognuno è libero di curarsi come meglio crede (anche con le panzane) e di esprimere le proprie opinioni. Ma per evitare che qualcuno speculi sulle malattie e sulla disperazione sarebbe buona cosa se chi va a sentire Gabriella Mereu venisse informato molto chiaramente dei fatti. Un po’ come si fa con le sigarette: sei libero di comprarle e di avvelenarti, ma sulla confezione c’è scritto chiaramente che il fumo nuoce gravemente alla salute. Poi se decidi di avvelenarti lo stesso, non puoi dire che non sei stato avvisato.

Se volete far sapere il vostro parere agli organizzatori di Tisana, il modulo di prenotazione per la sua conferenza ha uno spazio per le eventuali note. Siate educati.

2016/04/25 17:55. Ho ricevuto un comunicato stampa di Tisana che annuncia che l’intervento della signora Mereu è stato cancellato. La pagina dedicata alla conferenza della Mereu ora riporta la dicitura “Conferenza annullata”. Ho corretto il luogo della sua conferenza del 2012, che avevo indicato erroneamente come Varese e invece era Saluzzo, in provincia di Cuneo.

“MedBunker” ieri a Lugano: concentrato contro le diluizioni

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2011/02/16.

Conferenza "Medicine alternative: miti e realtà"
Credit: Ines Bee

È terminata qualche ora fa la conferenza luganese di Salvo di Grazia, alias WeWee, il medico che indaga sulle presunte terapie alternative, autore del blog Medbunker. Tanti fatti, tanta sostanza e una spolverata di humour per una carrellata nel mondo bizzarro dell’omeopatia, dei fiori di Bach, del Reiki e di tanti altri metodi di cura, con la spiegazione delle loro origini (spesso imbarazzanti a livelli esilaranti) e i dati del loro fallimento, ma anche con tante riflessioni sulle ragioni sociali del loro successo e sul costo umano delle tragedie e dei casi disperati che vengono risucchiati da queste pseudomedicine: che non sono “pseudo” per partito preso, ma perché, prove alla mano, non funzionano. Il dibattito con e fra il pubblico, nella sessione di domande e risposte, è stato un complemento davvero notevole e ricco di spunti ulteriori.

Credit: Lisa Attivissimo

L’unico rammarico, come capita spesso in questi casi, è che nessuno dei sostenitori delle terapie alternative si è offerto per un contraddittorio. O meglio, un sostenitore è venuto ma non ha proferito parola. Eppure non abbiamo certo avuto toni intimidatori: come Scettici Allegri del Cicap Ticino abbiamo anzi proposto solo un invito a informarsi e riflettere, e ci siamo concessi un paio di momenti di frivolezza, compreso il mio “suicidio omeopatico”. Doppio, visto che dal pubblico mi hanno scherzosamente contestato un errore metodologico. Ho ingerito due interi flaconi di sonnifero omeopatico della Boiron, uno a 9CH e uno ancora più “potente” a 30CH, e come potete notare sono ancora qui bello sveglio [la versione iniziale di questo articolo è stata scritta all’una e mezza di notte dopo la conferenza]. Anche le mie figlie e l’amico e socio CICAP Ticino Rodri (foto a inizio articolo) hanno preso una bella overdose di sonnifero omeopatico, ma dopo la conferenza abbiamo tirato l’una di notte senza problemi tutti insieme. Fa pensare, vero?

Conferenza "Medicine alternative: miti e realtà"
Credit: Ines Bee

Il dottor Salvo Di Grazia ha anche fatto una dimostrazione pratica dei principi dell’omeopatia per far vedere che cosa c’è nei prodotti omeopatici (o meglio, cosa non c’è) e chiarire che assumere un prodotto omeopatico significa usare diluizioni talmente estreme da non contenere neanche un atomo del principio attivo originale.

Ha disposto una lunga serie di bicchieri: nel primo ha versato del liquore. Poi ha preso una goccia del liquore e l’ha messa nel secondo bicchiere, che conteneva circa cento gocce d’acqua. Poi ha prelevato una goccia dal secondo e l’ha messa nel terzo, anch’esso contenente cento altre gocce d’acqua. E così via, per tutti e trenta i bicchieri delle tre file che vedete nella foto qui accanto.

Questo è il principio della diluizione centesimale sul quale si basa l’omeopatia. Ma la chimica ci insegna che dopo l’undicesima diluizione di questo tipo non c’è più neanche una molecola della sostanza iniziale: si sta diluendo acqua con altra acqua. I prodotti omeopatici più “potenti”, come il sonnifero che ho ingerito io, sono alla trentesima diluizione. In altre parole, ho mangiato soltanto zucchero impregnato di acqua diluita con altra acqua. Siete ancora sicuri di volervi fidare dell’omeopatia?

Credit: Lisa Attivissimo

La conferenza si è occupata anche di molte altre medicine alternative oltre all’omeopatia, toccando anche il settore dei gadget e dei talismani, come il Power Balance e i prodotti per la “disintossicazione” tramite pediluvio, che si basa su un banale trucchetto di chimica per fregare il prossimo.

Quello che non mi aspettavo (e con me, credo, molti del pubblico) è il livello di menzogna alla quale arrivano alcuni sostenitori delle terapie “alternative”: non si può più invocare la buona fede mal riposta o il semplice errore di metodo di queste persone quando arrivano a falsificare le radiografie che dovrebbero dimostrare che le loro terapie “non ufficiali” funzionano. E tutto questo viene fatto sulla pelle di chi soffre.

Il video integrale della serata è disponibile su Youtube: prima parte, seconda, terza, quarta, quinta, sesta, settima, ottava, nona, decima e undicesima. La playlist completa è questa. Un altro video integrale è a disposizione grazie a Bruno Moretti Turri. Altre foto, oltre a quelle che vedete qui, sono andate online subito grazie a Ines Bee (le trovate su Facebook e Flickr); poco dopo si sono aggiunte quelle di Andrea Tedeschi.

Le Scienze si dedica ad Einstein e mi ospita per la “strega di Churchill”

Le Scienze si dedica ad Einstein e mi ospita per la “strega di Churchill”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/11/02 14:55.

Il numero 567 de Le Scienze ora in edicola è quasi interamente dedicato ad Einstein e alla sua eredità straordinaria, con articoli che non vedo l’ora di leggere (sommario). Nello stesso numero trovate anche un mio articolo, La Strega di Churchill, dedicato allo strano caso dell’ultimo grande processo per stregoneria avvenuto in Europa, datato 1944. No, non è un mio refuso: il Witchcraft Act (“legge sulla stregoneria”) fu davvero usato in Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale.

Questi sono alcuni link di approfondimento della vicenda:

– Il Fraudulent Mediums Act (1951) che sostituì il Witchcraft Act del 1735 e fu successivamente sostituito dal Consumer Protection from Unfair Trading Regulations nel 2008;

– Il sito ufficiale dedicato a Helen Duncan, la “strega”;

Foto e ritagli di giornali dell’epoca;

– Lo speciale della BBC The Blitz Witch.

Segnalo infine due chicche per gli appassionati di fantascienza: la prima è che se ricordate il film La Terra contro i dischi volanti (Earth vs. the Flying Saucers), del 1956, l’esplosione di una nave da guerra mostrata in questo celebre film (e nel teaser qui sotto intorno a 30 secondi dall’inizio) è autentica: è proprio quella della HMS Barham “vista” da Helen Duncan. All’epoca, pur essendo passati solo quindici anni dal disastro, nessuno si fece scrupoli a usare le riprese reali della morte di oltre 800 persone per farne una produzione hollywoodiana. È come se oggi usassero le riprese originali dei crolli delle Torri Gemelle nel rifacimento di Independence Day.

La seconda chicca riguarda un altro affondamento “visto” dalla Duncan: quello della HMS Hood, affondata dai tedeschi il 24 maggio 1941. A bordo della Hood aveva prestato servizio fino a poche settimane prima un certo Jon Pertwee. Sì, quel Jon Pertwee che sarebbe poi diventato uno degli interpreti più popolari di Doctor Who. L’Universo è piccolo.

ADNKronos, il suicidio di un’agenzia di stampa. A colpi di Nibiru e “respirianesimo”

ADNKronos, il suicidio di un’agenzia di stampa. A colpi di Nibiru e “respirianesimo”

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “e78ma*” e “berard*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/10/26 8:30.

Puttane del clic. Lo so, è un’espressione forte, ma è frutto dell’amara e ripetuta constatazione che il giornalismo, quello che si vantava di essere professionale, di rispettare la deontologia, di distinguersi orgogliosamente dalla marea di idiozie pubblicate dai blogger, di avere una dignità, sta sempre più spesso gettando la spugna per prostituirsi, rintronato dalla frenesia di rincorrere il clic pubblicitario a qualunque costo.

Guardate cos’ha pubblicato ADNKronos, che non è il blog di un imbecille paranoico, non è il sitarello di un adolescente in tempesta ormonale, non è un covo di rimbambiti da un’overdose di Voyager: è un’agenzia di stampa.

“”E’ Nibiru… stanno arrivando”, l’oggetto nel cielo che annuncia l’Apocalisse”, titola ADNKronos (Donotlink), mettendo la “notizia”, si noti, nella sezione Esteri, che sembrerebbe una cosa seria. Non la mette nella sezione Intrattenimento o Cazzate trovate su Internet.

Sì, ancora Nibiru, una bufala che si trova in tre secondi su Wikipedia. Roba che un giornalista che abbia un briciolo di dignità dovrebbe rifiutarsi di pubblicare, perché l’han capito anche i sassi che i video non mostrano un oggetto in cielo, ma un riflesso interno dell’obiettivo del telefonino, come ben spiegato da Metabunk. Se sposti il telefonino, si sposta anche “Nibiru”. Postare un video del genere su Youtube non significa annunciare l’Apocalisse: significa annunciare “sono un cretino”.

Non contenta, ADNKronos ha rilanciato un’idiozia anche peggiore: “Vivere senza cibo, sempre più italiani scoprono il ‘respirianesimo’” (Donotlink). Ha ospitato senza pudore il delirio di “Nicolas”, uno che dice di vivere senza mangiare e bere da tre anni. Ha scritto che questa “pratica… si sta diffondendo anche in Italia” e che “attualmente circa 3000 persone in Europa praticano questo tipo di disciplina”. Senza una riga di commento e senza uno straccio di parere medico. Come se smettere di mangiare e bere senza per questo crepare in pochi giorni fosse un dato di fatto, una cosa normale, un’opzione ecologica come un’altra (e infatti è pubblicata appunto nella sezione Sostenibilità). Tutti coglioni, in Africa: potrebbero vivere di energia del cosmo e invece si ostinano a morir di fame.

In pratica ADNKronos ha pubblicato delle istruzioni di suicidio per inedia. Un’istigazione all’anoressia. Un insulto a chi fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena per la propria famiglia. No, non ditemi che sono eccessivo: i casi di suicidio per “respirianesimo” ci sono già stati. Hanno nomi e cognomi: Timo Degen, morto dopo dodici giorni di dieta d’aria; Verity Lynn, trovata morta dopo sette giorni di digiuno; Lani Morris, morta dopo dieci giorni senza mangiare e senza bere. Le loro storie, e i guru milionari che speculano sulla loro pelle, sono raccontate in questo mio articolo del 2010.

Ma ad ADNKronos, a quanto pare, l’idea che un’agenzia di stampa debba comportarsi responsabilmente e magari verificare le notizie prime di diffonderle, specialmente quando riguardano la salute pubblica o gli asteroidi in arrivo, interessa poco. Conta di più il clic. La cosa triste è che ADNKronos ha ragione: guardate quali sono gli articoli più cliccati dell’agenzia al momento in cui scrivo.

La pseudonotizia sul “respirianesimo” ha funzionato: è una cazzata talmente monumentale che tantissimi, inorriditi, l’hanno linkata, condivisa, cliccata, dandole inconsapevolmente la visibilità che fa correre il contatore delle visualizzazioni delle pubblicità. Chi se ne frega se la notizia è falsa o se qualcuno crepa perché crede – povero ingenuo – di potersi fidare di quello che scrive un’agenzia di stampa. L’importante è che la gente clicchi e l’agenzia incassi. Deontologia? Che roba è?

A me dispiace per i giornalisti che cercano ancora di fare giornalismo con serietà e si vedono travolti da questa tendenza sempre più diffusa a vendere la propria credibilità di testata pur di accaparrarsi i soldi dell’inserzionista. Mi dispiace per quelli che vorrebbero fare informazione ma vengono spinti alla prostituzione. E mi fa pena chi è disposto ad affossare la dignità di una testata per dei rapidi guadagni oggi, senza pensare al domani o all’effetto che ha questa scelta sull’opinione pubblica: come sarà possibile fidarsi di qualunque altra notizia pubblicata da ADNKronos dopo questo carosello di balle?

So benissimo che non saranno i miei strali disgustati a far cambiare idea a chi gestisce così la reputazione di un’agenzia di stampa. Se c’è una vaga speranza di far capire che questo non è il giornalismo che vogliamo e che non siamo disposti a farci fregare, bisogna farsi sentire. La prossima volta che leggete scempiaggini su ADNKronos o altrove, non condividetele sui social per criticarle, non linkatele (salvo tramite Archive.is o Donotlink.com), e installate un adblocker che blocchi la visualizzazione delle pubblicità sul sito che le pubblica, oppure smettete completamente di visitare quel sito. Tocchiamo questa gente nell’unica parte che ancora è sensibile. Il portafogli.

2015/10/26 8:30

Anche il Fatto Quotidiano pubblica (Donotlink) la “notizia” del respirianesimo, usando un testo che ricalca fedelmente quello di ADNKronos (che infatti viene citata come fonte) ma aggiungendo una punta di presa in giro che però, a giudicare dai commenti, rischia di passare inosservata, soprattutto da parte di chi è già predisposto a credere alle idiozie new age.

Antibufala: il motore impossibile “garantito dalla NASA”

Antibufala: il motore impossibile “garantito dalla NASA”

Se un inventore solitario annuncia di aver inventato un motore che va contro le leggi della fisica come le conosciamo, l’amara esperienza di tante bufale e truffe precedenti spinge a presumere che si tratti di nuovo di un imbroglio o di un abbaglio fino a prova contraria. Ma se c’è una conferma indipendente e se oltretutto ci si mette di mezzo nientemeno che la NASA a garantire la scoperta, allora cambia tutto. È quello che è successo con l’EmDrive (immagine qui accanto) dello scienziato britannico Roger Shawyer pochi giorni fa. O almeno così è sembrato, a giudicare dagli annunci fatti da Wired UK, NBC News, Discovery.com, The Independent, HuffingtonPost.itRepubblica e tante altre testate giornalistiche. Poi è arrivata la realtà, largamente snobbata dai media che avevano pompato la notizia.

L’EmDrive, secondo il suo inventore, sarebbe un sistema di propulsione basato sull’emissione di microonde in una cavità chiusa simile a un tronco di cono. La forma della cavità e le sue dimensioni che producono la risonanza alle microonde produrrebbero spinta senza dover usare propellente, a differenza di qualunque altro sistema di propulsione. Questo sarebbe rivoluzionario, perché permetterebbe di avere un motore con autonomia infinita: per esempio, basterebbe dotare un’astronave di un EmDrive, alimentato da pannelli solari, per poter viaggiare sotto spinta continua tra i pianeti. Sparirebbe il problema del propellente, che costituisce la stragrande maggioranza della massa di un veicolo spaziale odierno e che obbliga a viaggiare nello spazio principalmente per inerzia, allungando enormemente i tempi di viaggio.

Sembra troppo bello per essere vero, insomma. Eppure anche un esperimento indipendente condotto in Cina alcuni anni fa ha ottenuto lo stesso risultato e la NASA ha pubblicato un articolo (più precisamente un conference paper) che sembra confermare che l’EmDrive funziona. La spinta ottenuta dal test della NASA è mille volte più ridotta di quella ottenuta in Cina ed è modestissima (circa 30-50 micronewton, paragonabile a tre-cinque centomillesimi della spinta esercitata dal peso di un telefonino tenuto in mano), ma comunque esiste e soprattutto è inattesa secondo le leggi della fisica.

C’è un problema, come segnalano gli esperti linkati in coda a questo articolo: nell’esperimento condotto dai ricercatori NASA anche un esemplare di controllo che non doveva produrre spinta ha prodotto una spinta. L’esemplare di controllo, essendo privo delle modifiche fisiche interne progettate per generare spinta (fessure), non doveva funzionare: serviva per validare il metodo di sperimentazione. Se si provano due dispositivi, uno costruito per funzionare e l’altro costruito per non funzionare, e salta fuori che funzionano entrambi, c’è decisamente qualcosa che non va nell’impostazione dell’esperimento.

Con valori di forza così piccoli, è molto probabile insomma che il risultato sia in realtà un errore. Per esempio, il propulsore non è stato provato nel vuoto, ma in aria, per cui la piccolissima spinta potrebbe essere stata indotta da un flusso d’aria riscaldata dall’apparato.

Un altro problema segnalato dagli esperti è che l’esperimento attribuito dai media alla NASA nel suo complesso è stato svolto in realtà da un piccolo gruppo di ricercatori della NASA nel corso di soli otto giorni e riguarda soltanto alcune misurazioni, senza addentrarsi in valutazioni dei principi fisici, e un conference paper è tipicamente un semplice annuncio di risultati preliminari, senza la solidità e il rigore richiesti a una pubblicazione scientifica formale. L’ente spaziale, insomma, non ha affatto confermato o avallato massicciamente il funzionamento dell’EmDrive.

Prima di considerare confermata una rivoluzione scientifica del genere servono prove ripetute e schiaccianti, come sempre. Comunque sia, l’episodio dimostra che la comunità scientifica non è affatto chiusa e pronta a liquidare qualunque invenzione che sembra violare le leggi della fisica: se vengono portate prove sufficienti, anche concetti apparentemente bizzarri come una propulsione senza propellente vengono investigati. Per ora le prove non sono sufficienti, per cui si resta con i piedi per terra in attesa di altri esperimenti.

Fonti aggiuntive: Phil Plait, Mika McKinnon, Steven Novella, John Baez (anche qui), Marco Passarello, Greg Egan, Ars Technica.

La Gazzetta del Mezzogiorno mi fa dire che le vaccinazioni “sono solo una truffa”

La Gazzetta del Mezzogiorno mi fa dire che le vaccinazioni “sono solo una truffa”

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“E un saggio denuncia «Vaccinazioni a rischio? Sono solo una truffa»”. Questo è il titolo che campeggia sopra la mia foto e presenta un articolo firmato da Nicola Simonetti sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi (23/1/2016), come mostrato dalla foto mandatami da @myrthus e dalla copia online.

Sopra il titolo c’è scritto “L’autore Paolo Attivissimo evidenzia rischi e scorrettezze”.

Forse sarò cretino io che non capisco l’italiano, ma secondo me chi legge queste parole pensa che io stia dicendo che le vaccinazioni sono una truffa e che ne evidenzio i rischi e le scorrettezze. O magari è cretino questo modo di fare giornalismo, visto che il testo dell’articolo dice l’esatto contrario, ossia spiega che ho scritto un capitolo di un libro, Vaccini, complotti e pseudoscienza (disponibile anche come e-book su Amazon.it), che rivela le truffe, i rischi e le scorrettezze degli antivaccinisti.

I contatti della Gazzetta sono qui. Siate educati. Io ho già scritto al direttore chiedendo rettifica. Dopo tutti questi anni di impegno contro le pseudoscienze, vedermi etichettato pubblicamente come un idiota antivaccinista non è particolarmente entusiasmante.

Su Le Scienze scrivo di pseudoscienza nell’antiterrorismo

Su Le Scienze scrivo di pseudoscienza nell’antiterrorismo

Il numero di questo mese di Le Scienze (il 569), in edicola da oggi, mi ospita con un articolo sui metodi assurdamente pseudoscientifici usati troppo spesso nella lotta al terrorismo. Queste sono alcune delle fonti di riferimento per le cose apparentemente incredibili che ho scritto nell’articolo:

The story of the fake bomb detectors, di Caroline Hawley (BBC, 2014)

Everything you need to know about encryption: Hint, you’re already using it, di Andrea Peterson (Washington Post, 2015)

Trump says “closing that Internet” is a good way to fight terrorism, di Jon Brodkin (Ars Technica, 2015)

New EU cybersecurity rules neutered by future backdoors, weakened crypto, di Glyn Moody (Ars Technica, 2015)

Terra cava e complottismo

Terra cava e complottismo

Mappamondi della Terra Cava.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/11/05 16:00.

Massimo Mazzucco si lamenta da tempo pubblicamente che io avrei messo in giro la “storiella” che “Mazzucco crede che la terra sia cava”. E lascialo lamentare, direte voi. Ma mi sembra giusto e soprattutto divertente chiarire una volta per tutte come stanno le cose in questa vicenda surreale, visto che molti mi hanno scritto chiedendo chiarimenti, anche in relazione alla discussione attualmente in corso sulla Wikipedia in lingua italiana.

Per chi si fosse perso quest’ennesima cretinata, la teoria della Terra cava o concava sostiene che il nostro pianeta sia in realtà una sfera vuota e che noi viviamo sulla sua superficie interna. Luna, pianeti, Sole, stelle, galassie e piccole creature pelose di Alpha Centauri, insomma tutte le cose che ci sono nell’intero universo, sarebbero contenute dentro la Terra: noi stupidotti, da Einstein alla Gelmini, le percepiremmo come distanti e colossali soltanto perché lo spazio all’interno della Terra è compresso, i raggi luminosi seguirebbero percorsi circolari o qualcosa del genere, ma i diversamente intelligenti avrebbero capito come stanno realmente le cose.

Pazienza se i satelliti artificiali, i telescopi e l’osservazione diretta degli astronauti ci confermano che la Terra è una sfera e l’universo sta fuori; è tutta un’illusione. Il mio sogno sarebbe prendere i sostenitori di questa teoria, metterli insieme ai sostenitori della Terra piatta e poi lanciarli nello spazio affinché se la sbroglino tra loro mentre guardano il mondo dagli oblò come faceva Gianni Togni; sarebbero soldi ben spesi.

Fra l’altro, le origini storiche della teoria della Terra cava sono comunque molto interessanti come esempio di rasoio di Occam poco affilato, ma esulano da questo racconto.

Che c’entra Mazzucco? Oggi può parere strano, ma tanti anni fa, nel giugno del 2006, quando Mazzucco non mi aveva ancora bandito dal suo sito Luogocomune.net con un cordiale “hai insozzato a sufficienza le pareti di questo spazio”, non minacciava ancora dossier scottanti su di me con “molte altre cose che ti riguardano da vicino… tutto, e di più” e non dedicava interi video all’esame un po’ ossessivo di ogni mia parola e ogni mio gesto, io e lui conversammo serenamente e a lungo via Skype (come testimonia il log qui sotto). Davvero.

Durante una di queste conversazioni, Mazzucco mi inviò un documento intitolato “La concezione endosferica del mondo”, che conteneva i dettagli della teoria della Terra cava. Su questi fatti non c’è divergenza: “Passai quel documento ad Attivissimo durante un breve periodo nel quale ci parlavamo di persona”, scrisse infatti tempo dopo Mazzucco. Non me lo passò dicendo “guarda che stronzata”, ma anzi il suo tono e le sue parole mi sembrarono un chiaro e inequivocabile sostegno a questa teoria. Ricordo chiaramente il mio stupore nel sentirgli raccontarne i dettagli.

Del resto, anche secondo la ricostruzione di Mazzucco di quelle conversazioni, all’epoca mi disse “Se proprio vuoi fare scalpore, debunka questo […] Stai attento però – aggiunsi – non è una teoria campata in aria: ha più di 400 anni, e sembra supportata da un certo numero di scienziati” (screenshot qui sotto).

A me queste sembrano parole di chi ritiene che la teoria della Terra cava sia perlomeno credibile, tanto che a suo avviso sbugiardarla avrebbe fatto “scalpore”. E Mazzucco scrisse (screenshot qui sotto) che “Essendo aperto ad ogni ipotesi, e non avendo mai provato a debunkarla personalmente, non posso escludere a priori che sia corretta”.

Dopo quella conversazione, nella recensione del suo video Inganno Globale citai il suo punto di vista sulla teoria della Terra cava come uno dei tanti sintomi della sua forma mentis aperta a qualunque teoria, per quanto assurda e bislacca, come confermato dal suo intenso sostegno delle teorie sulle “scie chimiche”, delle tesi di complotto intorno allo sbarco sulla Luna e di mille altre presunte cospirazioni.

Questi sono, in sintesi, i fatti. Mazzucco si è lamentato che di questa vicenda “ne hanno approfittato per costruirci su intere cattedrali di merda” che lo riguardano. Peccato che una cattedrale non si costruisca su un solo pilastro.

Mazzucco può porre fine a questa polemica noiosa in modo molto semplice: dica chiaro e tondo, senza giri di parole, che non crede alla teoria della Terra cava e io aggiornerò la mia recensione di Inganno Globale e chiarirò in ogni occasione pertinente, Wikipedia compresa, che Massimo Mazzucco non sostiene la teoria della Terra cava. Gli bastano queste dieci parole: “Io, Massimo Mazzucco, non credo alla teoria della Terra cava”. Tutto qui. Così possiamo tornare ad occuparci di cose più interessanti.

Lo spazio dei commenti qui sotto è a sua disposizione. A differenza di me su Luogocomune, lui qui non è bannato.

Aggiornamenti

Ho modificato l’articolo per chiarire che la ricostruzione degli eventi fatta da Mazzucco non è di oggi ma risale al 2008 e che la questione è riemersa per via della discussione su Wikipedia che riguarda la neutralità della voce Massimo Mazzucco.

2015/11/04

Oggi, a ben quattro anni di distanza, Mazzucco mi ha scritto privatamente segnalandomi che ha pubblicato questa sua dichiarazione: “Io, Massimo Mazzucco, non credo alla teoria della Terra cava”. Meglio tardi che mai.

2015/11/05

Ho aggiornato la recensione di Inganno Globale. Intanto su Wikipedia è in corso una edit war fra Brain Use (che sta cercando di aggiornare la voce dedicata a Mazzucco per rispecchiare le sue nuove dichiarazioni), seguaci di Mazzucco e wikipediani che sta rendendo impossibile l’aggiornamento corretto e definitivo delle informazioni sulla vicenda.

Io ho fatto il possibile per mantenere la parola data, ma c’è un limite al tempo che dedico a chi mi insulta.

Antibufala: la petizione contro le concerie svizzere che vendono pelli di gatto

Antibufala: la petizione contro le concerie svizzere che vendono pelli di gatto

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “maurizio.bucc*” e “ddrienzo”.

C’è un appello, su Avaaz.org, “contro le concerie scoperte in Svizzera che vendono pelli di gatto” e vuole essere  “un grido di stop a livello mondiale affinchè il governo si impegni a fermare questo orrore. Si prega di intervenire immediatamente per rendere ancora più efficaci le pene contro i trasgressori delle norme a tutela degli animali e chi ancora commercia o raccoglie pelli di gatti domestici”.

Il modo in cui viene formulata la petizione fa sembrare che in Svizzera ci siano concerie che vendono tranquillamente pelli di gatto e che il governo non faccia niente. I fatti sono ben diversi, anche se non sono granché rassicuranti per chi, come me, ama i gatti.

In realtà esiste già in Svizzera una legge che vieta esplicitamente il commercio di pelli di gatto. È entrata in vigore soltanto il primo gennaio 2013, ma c’è (a titolo di confronto, la legge italiana analoga è entrata in vigore nel 2002). Prima di questa data, e dal 2008, era proibita soltanto l’importazione delle pelli di gatto. La sanzione per chi trasgredisce il divieto può arrivare a 20.000 franchi (circa 16.000 euro).

Nonostante le sanzioni e l’impegno in prima linea delle associazioni animaliste e di celebrità come Michael Schumacher, il commercio continua però tuttora in forma clandestina, secondo varie segnalazioni, soprattutto per via di una credenza scientificamente infondata che la pelle di gatto sia utile nella cura dei reumatismi. Il problema, insomma, non sta nella mancanza di leggi, ma nell’idiozia della gente che continua a credere a rimedi da fattucchiera. Un altro esempio da citare quando qualcuno chiede che male fanno l’antiscienza e la superstizione.

Fonti: Ufficio Federale di Veterinaria; Parlament.ch; Affaritaliani; BusinessInsider; NYTimes; Swissinfo.ch.

12 regole per fiutare un articolo di scienza fuffaldina

12 regole per fiutare un articolo di scienza fuffaldina

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “rsigno*” e grazie alla segnalazione di @happy_cactus. Il suo testo, essendo traduzione di un documento su licenza Creative Commons, è liberamente copiabile e usabile secondo le norme della suddetta licenza.


Compoundchem.com ha pubblicato qualche tempo fa una bella infografica su come riconoscere un articolo che si ammanta di un’apparenza scientifica ma in realtà è fuffa nel migliore dei casi e truffa nel peggiore. L’ho tradotta al volo; se trovate errori o migliorie possibili, segnalatemele.

Guida rapida per riconoscere la cattiva scienza

1. Titoli sensazionalisti

I titoli degli articoli vengono concepiti normalmente per indurre i lettori a cliccare e leggere l’articolo. Nel caso migliore semplificano eccessivamente i risultati della ricerca; nel peggiore li esprimono con toni sensazionalisti e li presentano in modo distorto.

2. Risultati fraintesi

Gli articoli dei media generalisti a volte distorcono o interpretano male, intenzionalmente o meno, i risultati di una ricerca pur di tirarne fuori una buona storia. Se possibile, cercate di informarvi leggendo la ricerca originale invece di affidarvi all’articolo che l’ha usata come base.

3. Conflitto d’interessi

Molte aziende stipendiano gli scienziati per svolgere e pubblicare ricerche: anche se questo non invalida necessariamente una ricerca, occorre analizzarla tenendo presente questo fatto. La ricerca può inoltre essere presentata in modo ingannevole per un tornaconto personale o economico.

4. Correlazione e causalità

Diffidate della confusione fra correlazione e causalità. La correlazione tra due variabili non implica automaticamente che una sia la causa dell’altra. Il riscaldamento globale è aumentato dal 1800 e il numero dei pirati è diminuito, ma la penuria di pirati non causa il riscaldamento globale.

5. Linguaggio ipotetico

Le ipotesi che derivano da una ricerca sono semplicemente, appunto, ipotesi: fate attenzione a parole come “potrebbe”, “forse” e simili, perché è improbabile che la ricerca fornisca sostegno concreto alle conclusioni proposte dopo queste parole.

6. Campione troppo piccolo

Negli esperimenti, più è piccolo il campione, meno sono affidabili i risultati ottenuti da quel campione. Le conclusioni che vengono tratte vanno valutate tenendone conto, anche se a volte un campione ristretto è inevitabile. Se un campione più grande era disponibile ma non è stato usato, questo può essere motivo di sospetto.

7. Campioni non rappresentativi

Nella sperimentazione umana, i ricercatori tendono a selezionare individui che rappresentano una popolazione più ampia. Se il campione è differente dall’intera popolazione, le conclusioni possono essere altrettanto differenti.

8. Mancanza di un gruppo di controllo

Nei test clinici, i risultati dei soggetti di un test vanno confrontati con un “gruppo di controllo” al quale non è stata somministrata la sostanza testata. I gruppi dovrebbero inoltre essere assegnati in modo casuale. Negli esperimenti generali, è necessario usare un test di controllo nel quale sono controllate tutte le variabili.

9. Mancato uso di test in cieco

Per evitare qualunque distorsione, i soggetti non devono sapere se fanno parte del gruppo di test o del gruppo di controllo. Nei test in doppio cieco, neppure i ricercatori devono sapere a quale dei due gruppi appartiene un soggetto fino a dopo la conclusione del test. Va notato che il test in cieco non è sempre fattibile o eticamente accettabile.

10. Risultati selezionati ad arte

La selezione ad arte sceglie dagli esperimenti i dati che avvalorano la conclusione di una ricerca e ignora quelli contrari. Se un articolo di ricerca trae conclusioni da una selezione dei propri risultati invece che da tutti, può darsi che stia facendo selezione ad arte (cherry-picking).

11. Risultati non replicabili

I risultati devono essere replicabili da una ricerca indipendente e verificati in una vasta gamma di condizioni (se possibile) per assicurarsi che siano generalizzabili. Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie: in altre parole, richiedono molto più di un singolo studio indipendente.

12. Riviste e citazioni

Una ricerca pubblicata nelle riviste scientifiche più importanti avrà subìto un processo di revisione, ma può essere comunque difettosa, per cui va valutata tenendo conto di questi fatti. Allo stesso modo, un numero elevato di citazioni non implica necessariamente che una ricerca è tenuta in alta considerazione.