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[IxT] IxT RIP: che fine ha fatto la mia newsletter?

[IxT] IxT RIP: che fine ha fatto la mia newsletter?

Ho da fare una comunicazione di servizio per tutti quelli che in questi mesi si sono chiesti come mai non ricevevano più la mia newsletter Internet per tutti: la ragione è semplice, non l’ho scritta.

Non ho più tempo di gestire iscrizioni, disiscrizioni, cambi di indirizzo e problemi di spam, e un numero crescente di lettori si trovava la newsletter bloccata da filtri antispam aziendali e altre delizie, per cui è giunto il momento di dire formalmente basta e chiuderla.

Quello che all’epoca aveva senso diffondere via mail ora è diffuso molto più efficacemente tramite questo blog e i suoi feed RSS.

Ringrazio moltissimo gli amici di Peacelink che in questi anni mi hanno ospitato e tutti coloro che in questi anni si sono iscritti per leggere la newsletter e hanno contribuito, con i loro commenti, a farla crescere. Per i nostalgici più morbosi, l’archivio dei miei deliri digitali resta online qui su Attivissimo.net. Abbiate clemenza.

[IxT] #2003-007 (31/1/2003). Antibufala Classic, truffe Bancomat, Chioccioline

[IxT] #2003-007 (31/1/2003). Antibufala Classic, truffe Bancomat, Chioccioline

Antibufala Classic: il telefonino gratis offerto da Nokia e
Ericsson

Sin da
marzo-aprile 2000 circolano due bufale parallele: una promette un
telefonino Nokia se mandate il messaggio ad altri dieci utenti,
l’altra, per non essere da meno, dichiara di provenire dalla
Ericsson, specificamente da Anna Swelund, Capo Ufficio Promozioni di
Ericsson, e promette un telefonino (Ericsson, ovviamente) se inviate
il messaggio ad altri utenti. Per battere Nokia, Ericsson si
accontenta di otto utenti anziché dieci e offre un telefonino
Wap.

Questa strana
coppia di bufale è ormai diventata un classico, ma vale la
pena di documentarla, perché ogni tanto fa capolino. Il
dossier antibufala completo è presso

http://www.attivissimo.net/antibufala/cellulari_gratis.htm

ma la sostanza è
questa: non esiste, e non è mai esistita, un’offerta del
genere. Né esiste o è mai esistita in Ericsson una Anna
Swelund, neppure come addetta a dipingere i numerini sulle tastiere
dei cellulari, figuriamoci come Capo Ufficio Promozioni. La Ericsson
ha pubblicato una nota di smentita, datata 16 ottobre 2000, che
trovate presso

http://www.ericsson.com/about/publications/kon_con/contact/cont16_00/briefo.shtml

Lo stesso aveva
fatto Nokia, pubblicando per qualche tempo una smentita sul proprio
sito, ma ora non ce n’è più traccia. Peccato, perché
di gente che abbocca, nonostante i modelli citati siano ormai
vecchiotti, ce n’è ancora in abbondanza. E’ sorprendente
quanto la promessa di un oggetto in regalo possa far mettere da parte
il buon senso.

La cosa comica di
questi due appelli è che si rinforzano a vicenda. Quello di
Ericsson cerca di autenticarsi facendo riferimento all’altra “offerta
promozionale” altrettanto bufalina, al punto che molti utenti,
vedendo le due bufale, credono che siano autentiche proprio perché
una sembra confermare l’altra.

Antibufala: la truffa Bancomat

Il racconto è
di quelli che speriamo di non dover vivere mai in prima persona.
“Volevo raccontarvi una cosa che mi è accaduta lo
scorso sabato e di cui sarebbe meglio voi foste a conoscenza, visto
che la polizia mi ha detto che si tratta della truffa del momento. Ho
inserito il bancomat nello sportello per ritirare i soldi e lo
sportello sembrava non riconoscere la carta, tanto che la schermata
iniziale non si modificava.”

Così
inizia l’appello che sta imperversando in questi giorni (ha iniziato
a circolare, secondo le mie indagini, nella seconda metà di
gennaio). Il malcapitato prosegue la narrazione descrivendo la sua
reazione violenta e distruttiva: “Ho lottato circa 10 minuti
per riavere la carta, schiacciando tutti i tasti e dando botte allo
sportello. Solo alla fine la carta è venuta fuori ed insieme
alla carta si è rovesciata anche la mascherina nera con la
fessura per infilare la carta. Attaccato allo sportello ho notato
un’altra mascherina nera (quella vera).”

Insomma, il
Bancomat è truccato. L’appello spiega anche il meccanismo
della truffa: “In sintesi la truffa si svolge in questo
modo. La mascherina falsa viene attaccata sopra quella vera (e non si
vede per niente). Attaccata alla mascherina falsa c’è una
banda nera magnetica che va ad oscurare (una volta che la carta è
inserita) tutte le cifre della carta: in questo modo lo sportello non
riesce a leggere la carta e si blocca.”

Dulcis in fundo,
compare uno stereotipo delle truffe: il Falso Buon Samaritano.
“Mentre tu lotti per riavere la carta, un tizio ti si
avvicina e ti domanda cosa sia successo. Quando tu rispondi che il
sistema si è bloccato, lui prima ti consiglia di provare a
digitare il codice (e nel frattempo lo memorizza) e poi – saggiamente
– ti dice di ripassare il giorno dopo direttamente in banca e di
ritirare la carta. Tu ti allontani e lui sfila la seconda mascherina
con tutta la carta.”

Il
malcapitato (anzi, la malcapitata, come si scopre adesso) conclude
con un epilogo ammonitore: “Quando sono andata a denunciare
la cosa, la polizia mi ha detto che si tratta della truffa del
momento. State attenti: se la carta si impalla, prima di andare via
controllate la seconda mascherina Per fortuna nel mio caso la tessera
è uscita per cui non mi è successo nulla.

Ironia a parte,
pur essendo priva di qualsiasi riferimento a posti o date che
consentano di autenticarla in qualche modo, e pur essendo
estremamente vaga nei suoi contenuti, non me la sento di
classificarla come bufala fatta e finita. Dopotutto ha un certo
valore come monito: truffe di questo genere accadono veramente, come
riportato da alcuni giornali, che cito nel dossier antibufala
completo che trovate qui:

http://www.attivissimo.net/antibufala/truffa_bancomat.htm

Certo che
l’ingenuità di chi digita il proprio codice Bancomat in
presenza di un estraneo, addirittura in modo che l’estraneo possa
vederlo e memorizzarlo, meriterebbe qualche commento caustico, ma mi
trattiene dal farlo l’attenuante dell’angoscia che proviamo tutti
quando siamo di fronte a una macchina ottusa e mettiamo in gioco quel
pezzetto di plastica così vitale per la nostra vita frenetica.

Se questo appello
aiuta a svegliare gli ingenui e renderli un po’ meno imprudenti, ha
una sua utilità e una sua lezione di base: se vi si incastra
la tessera del Bancomat, non digitate il vostro PIN. E non fidatevi
degli sconosciuti!

Chioccioline

Deriva dei
continenti.
Nella speranza che l’uso della forza in Iraq non sia
necessario, mi auguro caldamente che le mappe del Pentagono siano un
po’ più precise di quelle della CNN. Grazie alla segnalazione
di un lettore (il cui nome ho smarrito, dannazione), posso indicarvi
una strepitosa svista cartografica della famosa emittente televisiva
statunitense. Guardate qui:

http://www.interactivepublishing.net/works/news/weblog.php?article_id=516

cartina sbagliata CNN

Se per caso non
notate niente di strano, è perché evidentemente avevate
seri problemi di geografia a scuola, allo stesso livello di quelli
dei cartografi della CNN. Vi arrendete? La soluzione è in
fondo a questa newsletter.

La storia del
browser superveloce.
Ha destato una certa sorpresa, e l’interesse
di alcuni lettori della newsletter, l’annuncio che un sedicenne
irlandese, Adrian Osmani, avrebbe realizzato un browser che velocizza
la navigazione del 600% e per questo ha vinto un premio come “giovane
scienziato irlandese dell’anno”.

La storia va
presa con le pinze, perché in realtà queste prestazioni
non sono state verificate indipendentemente, neppure dai giudici
incaricati di assegnare il premio. Come se non bastasse, il sedicenne
già che c’era avrebbe integrato nel browser anche un lettore
DVD e un editor HTML e WAP. Giusto per non strafare.

Scava scava,
salta fuori la spiegazione. Osmani non ha scritto un browser tutto da
solo: ha semplicemente aggiunto un’estensione a Internet Explorer.
Non è tutta farina del suo sacco, insomma. Tuttavia la giuria
non è stata imbrogliata, né ha peccato di eccessiva
fiducia: ha premiato Osmani perché ha sviluppato un algoritmo
che velocizza la gestione delle informazioni all’interno del browser.

In altre parole,
il suo browser (che non è suo, ma è quasi tutto di
Microsoft) accelera la visualizzazione delle pagine Web, ma non
accelera gli scaricamenti dei dati. Se la vostra connessione è
a 56 kbps, resta a 56 kbps, e se adesso ci mettete un minuto a
scaricare un megabyte, continuerete a metterci un minuto anche con il
superbrowser: però i dati, una volta ricevuti, compariranno
sullo schermo più rapidamente. Tutto qui: nessuna rivoluzione.
Trovate tutti i dettagli in questo articolo di Wired:

http://www.wired.com/news/infostructure/0,1377,57393,00.html

Linux nello
spazio.
La Nasa intende usare i protocolli Internet per gestire
le comunicazioni fra il personale a terra e gli astronauti e le sonde
automatiche, al posto del costoso miscuglio di vecchi sistemi
proprietari che usa attualmente. Praticamente, il monitoraggio da
terra avverrà tramite un semplice browser. Attenzione, si
parla di “monitoraggio”, non di “controllo”:
quindi non fatevi venire il panico pensando che qualche aggressore
possa far prendere il controllo dello Shuttle e farvelo cadere in
testa.

La navetta
Columbia è in orbita in questo momento e sta collaudando la
tecnologia Internet: la navetta è diventata a tutti gli
effetti un nodo della Rete, che usa un PC dotato di processore a 233
MHz, di 128 mega di RAM e di un disco rigido allo stato solido da 144
mega. Prestazioni modestissime, rispetto ai computer che abbiamo in
casa, ma sufficienti a gestire una funzione così delicata. Fa
riflettere sull’avidità di risorse del software elefantiaco
che usiamo quotidianamente, vero?

Dimenticavo: il
computer usa Linux, per la precisione la distribuzione Red Hat.

Tutti i dettagli
sono qui (in inglese):

http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/2709875.stm

Trucchetto per
OpenOffice.org.
Forse sapete che esiste un’alternativa gratuita a
Microsoft Office che si chiama OpenOffice.org. E’ il programma che
uso per scrivere questa newsletter e le mie pagine Web e gran parte
dei miei libri e articoli. OpenOffice.org è software open
source
che viene sviluppato dalla comunità degli utenti, e
chiunque può partecipare alla sua crescita, ad esempio
realizzando i dizionari per il controllo ortografico per la versione
italiana.

A differenza dei
prodotti Microsoft, usa un formato (XML) pubblicamente documentato.
E’ uscita da poco una versione intermedia, la 1.0.2, che è
molto più veloce nel caricarsi (la lentezza di avvio è
sempre stato un problema di questo software), e gli utenti che hanno
adottato OOO, come lo chiamano i fan, sono ormai sei milioni.

Se siete fra
questi sei milioni, vi segnalo una cosa carina che ho trovato girando
in Rete: il modo di disabilitare lo splash screen, ossia
quell’immagine che compare in mezzo allo schermo durante l’avvio di
tanti programmi e vi impedisce di fare altro al PC intanto che
attendete che finisca il caricamento (che appunto in OOO è
lunghetto).

Nella
versione Linux, basta andare nella directory in cui è
installato OOO, aprire la directory “program” ed editare
il file “
sofficerc”, cambiando la riga “Logo=1”
in modo che al posto di “1” ci sia “0”. Nella
versione Windows (ebbene sì, il programma esiste sia per
Linux, sia per Windows, per facilitare la migrazione), basta editare
nello stesso modo il file “soffice.ini” che si trova
nella sottocartella “program” della cartella in cui avete
installato OpenOffice.org.

Nuovo Opera.
E’ uscita la versione 7 per Windows di Opera, un browser alternativo
a Internet Explorer caldamente consigliato dagli smanettoni. E’
piccolo e dannatamente veloce, rigorosamente conforme ai veri
standard di Internet, e soprattutto immune alla maggior parte delle
magagne che affliggono il fratellone di casa Microsoft, tipo la
pestifera barra spyware Xupiter che sta impazzando ultimamente e pare
si installi da sola e sia difficilissima da estirpare.

Le novità
principali, oltre a una veste grafica più ordinata, “skin”
incluse, sono un nuovo motore di rendering che visualizza più
rapidamente le pagine, un nuovo client di posta integrato e una
maggiore compatibilità con quei siti stupidi (tipo quello di
Intesa BCI, giusto per non fare nomi) che funzionano soltanto con
Internet Explorer. Inoltre c’è integrato un sistema che tenta
(non sempre con successo) di prevedere la prossima pagina Web che
volete visitare e la precarica, la gestione di account multipli, e
un’opzione interessante: lo Small Screen Rendering, che mostra le
pagine Web nello stesso modo in cui le vedrete sui cellulari che
adotteranno Opera come browser e che consente di consultare Internet
senza intasare lo schermo del PC. Fra le opzioni strampalate ce n’è
anche una che consente di emulare l’aspetto dello schermo del mitico
Commodore 64. Opera è scaricabile gratis da qui:

http://www.opera.com/download/index.dml?platform=windows&version=7.0

Truffa dalla
Nigeria: variante molto originale.
Avete presente
quegli e-mail pestiferi, rigorosamente in inglese, che dicono di
provenire da figli di ex dittatori o diplomatici caduti in disgrazia
e chiedono il vostro aiuto per sbloccare ingenti somme di denaro da
spartire? Grazie agli amici di The Register posso segnalarvi una
variante molto interessante, che non traduco per non travisarne il
senso. Se sapete l’inglese, leggete, altrimenti passate pure oltre.

IMMEDIATE
ATTENTION NEEDED:

HIGHLY
CONFIDENTIAL

FROM: GEORGE
WALKER BUSH

DEAR SIR /
MADAM,

I AM GEORGE
WALKER BUSH, SON OF THE FORMER PRESIDENT OF THE UNITED STATES OF
AMERICA GEORGE HERBERT WALKER BUSH, AND CURRENTLY SERVING AS
PRESIDENT OF THE UNITED STATES OF AMERICA. THIS LETTER MIGHT SURPRISE
YOU BECAUSE WE HAVE NOT MET NEITHER IN PERSON NOR BY CORRESPONDENCE.
I CAME TO KNOW OF YOU IN MY SEARCH FOR A RELIABLE AND REPUTABLE
PERSON TO HANDLE A VERY CONFIDENTIAL BUSINESS TRANSACTION, WHICH
INVOLVES THE TRANSFER OF A HUGE SUM OF MONEY TO AN ACCOUNT REQUIRING
MAXIMUM CONFIDENCE.

I AM WRITING
YOU IN ABSOLUTE CONFIDENCE PRIMARILY TO SEEK YOUR ASSISTANCE IN
ACQUIRING OIL FUNDS THAT ARE PRESENTLY TRAPPED IN THE REPUBLIC OF
IRAQ. MY PARTNERS AND I SOLICIT YOUR ASSISTANCE IN COMPLETING A
TRANSACTION BEGUN BY MY FATHER, WHO HAS LONG BEEN ACTIVELY ENGAGED IN
THE EXTRACTION OF PETROLEUM IN THE UNITED STATES OF AMERICA, AND
BRAVELY SERVED HIS COUNTRY AS DIRECTOR OF THE UNITED STATES CENTRAL
INTELLIGENCE AGENCY.

IN THE DECADE
OF THE NINETEEN-EIGHTIES, MY FATHER, THEN VICE-PRESIDENT OF THE
UNITED STATES OF AMERICA, SOUGHT TO WORK WITH THE GOOD OFFICES OF THE
PRESIDENT OF THE REPUBLIC OF IRAQ TO REGAIN LOST OIL REVENUE SOURCES
IN THE NEIGHBORING ISLAMIC REPUBLIC OF IRAN. THIS UNSUCCESSFUL
VENTURE WAS SOON FOLLOWED BY A FALLING OUT WITH HIS IRAQI PARTNER,
WHO SOUGHT TO ACQUIRE ADDITIONAL OIL REVENUE SOURCES IN THE
NEIGHBORING EMIRATE OF KUWAIT, A WHOLLY- OWNED U.S.-BRITISH
SUBSIDIARY.

MY FATHER
RE-SECURED THE PETROLEUM ASSETS OF KUWAIT IN 1991 AT A COST OF
SIXTY-ONE BILLION U.S. DOLLARS ($61,000,000,000). OUT OF THAT COST.

THIRTY-SIX
BILLION DOLLARS ($36,000,000,000) WERE SUPPLIED BY HIS PARTNERS IN
THE KINGDOM OF SAUDI ARABIA AND OTHER PERSIAN GULF MONARCHIES, AND
SIXTEEN BILLION DOLLARS ($16,000,000,000) BY GERMAN AND JAPANESE
PARTNERS.

BUT MY
FATHER’S FORMER IRAQI BUSINESS PARTNER REMAINED IN CONTROL OF THE
REPUBLIC OF IRAQ AND ITS PETROLEUM RESERVES.

MY FAMILY IS
CALLING FOR YOUR URGENT ASSISTANCE IN FUNDING THE REMOVAL OF THE
PRESIDENT OF THE REPUBLIC OF IRAQ AND ACQUIRING THE PETROLEUM ASSETS
OF HIS COUNTRY, AS COMPENSATION FOR THE COSTS OF REMOVING HIM FROM
POWER.

UNFORTUNATELY,
OUR PARTNERS FROM 1991 ARE NOT WILLING TO SHOULDER THE BURDEN OF THIS
NEW VENTURE, WHICH IN ITS UPCOMING PHASE MAY COST THE SUM OF 100
BILLION TO 200 BILLION DOLLARS ($100,000,000,000 – $200,000,000,000),
BOTH IN THE INITIAL ACQUISITION AND IN LONG-TERM MANAGEMENT.

WITHOUT THE
FUNDS FROM OUR 1991 PARTNERS, WE WOULD NOT BE ABLE TO ACQUIRE THE OIL
REVENUE TRAPPED WITHIN IRAQ. THAT IS WHY MY FAMILY AND OUR COLLEAGUES
ARE URGENTLY SEEKING YOUR GRACIOUS ASSISTANCE. OUR DISTINGUISHED
COLLEAGUES IN THIS BUSINESS TRANSACTION INCLUDE THE SITTING VICE-
PRESIDENT OF THE UNITED STATES OF AMERICA, RICHARD CHENEY, WHO IS AN
ORIGINAL PARTNER IN THE IRAQ VENTURE AND FORMER HEAD OF THE
ALLIBURTON OIL COMPANY, AND CONDOLEEZA RICE, WHOSE PROFESSIONAL
DEDICATION TO THE VENTURE WAS DEMONSTRATED IN THE NAMING OF A CHEVRON
OIL TANKER AFTER HER.

I WOULD
BESEECH YOU TO TRANSFER A SUM EQUALING TEN TO TWENTY-FIVE PERCENT
(10-25 %) OF YOUR YEARLY INCOME TO OUR ACCOUNT TO AID IN THIS
IMPORTANT VENTURE. THE INTERNAL REVENUE SERVICE OF THE UNITED STATES
OF AMERICA WILL FUNCTION AS OUR TRUSTED INTERMEDIARY. I PROPOSE THAT
YOU MAKE THIS TRANSFER BEFORE THE FIFTEENTH (15TH) OF THE MONTH OF
APRIL.

I KNOW THAT A
TRANSACTION OF THIS MAGNITUDE WOULD MAKE ANYONE APPREHENSIVE AND
WORRIED. BUT I AM ASSURING YOU THAT ALL WILL BE WELL AT THE END OF
THE DAY. A BOLD STEP TAKEN SHALL NOT BE REGRETTED, I ASSURE YOU.
PLEASE DO BE INFORMED THAT THIS BUSINESS TRANSACTION IS 100% LEGAL.
IF YOU DO NOT WISH TO CO-OPERATE IN THIS TRANSACTION, PLEASE CONTACT
OUR INTERMEDIARY REPRESENTATIVES TO FURTHER DISCUSS THE MATTER.

I PRAY THAT
YOU UNDERSTAND OUR PLIGHT. MY FAMILY AND OUR COLLEAGUES WILL BE
FOREVER GRATEFUL. PLEASE REPLY IN STRICT CONFIDENCE TO THE CONTACT
NUMBERS BELOW.

SINCERELY WITH
WARM REGARDS,

GEORGE WALKER
BUSH

Switchboard:
202.456.1414 Comments: 202.456.1111 Fax: 202.456.2461 Email:

president@whitehouse.gov

Diversamente dagli altri inviti-truffa, l’autore di questa versione è
noto: è il professore di geografia Zoltan Grossman della
University of Wisconsin, già noto per le sue iniziative in
favore dell’ambiente e della pace. La sua presa in giro ha debuttato
su Indymedia la settimana scorsa:

http://madison.indymedia.org/front.php3?article_id=9287&group=webcast

Perché non parlo dell’attacco informatico? Alcuni
lettori mi hanno chiesto come mai non ho aperto bocca sul recente
disastro informatico che ha paralizzato gran parte di Internet e gli
sportelli delle Poste italiane. Risposta semplice: perché non
c’è nulla di nuovo e significativo da dire. Come già
descritto in vari articoli e newsletter precedenti, questo tipo di
attacco era largamente prevedibile ed evitabile e lo erano anche le
sue cause e conseguenze. Che il software Microsoft fosse pieno di
vulnerabilità è cosa stranota; che gli aggiornamenti al
suo software (le “patch”) per rimediare alla
vulnerabilità sfruttata per questo attacco fossero disponibili
da tempo, ma che i responsabili dei sistemi informatici non le
abbiano installate per incompetenza, è una situazione
altrettanto stranota e stravista. Niente di nuovo sotto il sole,
insomma, per cui me ne sto zitto per non ripetermi.

L’unica variante al solito copione è che persino Microsoft
è stata colpita dall’attacco perché non aveva
installato le proprie patch sui propri computer. Ma se non riescono
neppure loro a blindare il proprio software, che speranze abbiamo noi
comuni mortali?

Se vi interessa, trovate qui alcuni e-mail gustosi di Microsoft
che dovevano restare riservati e sono invece comparsi in Rete e
indicano il panico con il quale è stato gestito l’arrivo
dell’attacco SQL a Redmond:

http://212.100.234.54/content/56/29073.html

Quiz di
geografia.
La Svizzera
confina con la Polonia? Secondo CNN, sì.

Ciao da Paolo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] #2003-006 (28/1/2003). Antibufala Nestlé, PC immortali, Palladium cambia nome

Antibufala: Nestlé vuole 6 milioni di dollari
dall’Etiopia affamata

Sta circolando un appello a boicottare la Nestlé perché
ha chiesto sei milioni di dollari all’Etiopia. “CONSUMATORE,
giovane o vecchio che tu sia, per cortesia, esci dall’apatia!”

inizia l’appello. “Spendi un attimo del tuo tempo per
leggere questa missiva e se puoi, inoltrala ad altri indirizzi,
GRAZIE! Ecco la la goccia che fa traboccare il vaso! Nestlé
batte cassa in Etiopia esigendo 6 milioni di dollari come
risarcimento dal paese più affamato del mondo.”

Segue un elenco di ditte e prodotti che, stando all’appello,
farebbero parte della multinazionale svizzera.

In sintesi, l’appello è corretto nel dichiarare che la
Nestlé ha chiesto un risarcimento di sei milioni di dollari
all’Etiopia, che è effettivamente scossa da una terribile
carestia. Tuttavia il messaggio è ormai da considerare
scaduto, perché di fronte all’indignazione pubblica per un
comportamento così gretto, il 24 gennaio 2003 Nestlé ha
fatto dietrofront e ha chiesto un risarcimento simbolico di 1,5
milioni di dollari, che devolverà immediatamente in aiuti
umanitari.

Dettagli e documentazione sono nel Dossier Antibufala che trovate
qui:

http://www.attivissimo.net/antibufala/nestle_etiopia.htm

La vicenda è quindi conclusa e non ha più senso
boicottare Nestlé per questa ragione specifica. La risoluzione
di questa vicenda non influisce sulle altre ragioni per cui circolano
altri inviti al boicottaggio della Nestlé, come descritto in
un’altra indagine antibufala:

http://www.attivissimo.net/antibufala/boicottaggio_nestle.htm

Fermate la terza guerra mondiale: le varianti

Avete presente l’appello secondo il quale l’ONU raccoglierebbe
firme contro la guerra? Ne ho parlato in un’indagine antibufala:

http://www.attivissimo.net/antibufala/fermate_la_guerra.htm

L’appello ha ora subito un paio di mutazioni interessanti. La
prima propone l’indirizzo unicwash@unicwash.or, ed è
semplicemente il risultato di un errore di ricopiatura (si è
persa la G finale dell’indirizzo); quindi per questa versione valgono
le considerazioni già presentate nell’indagine sopra citata.

C’è però anche un’altra variante, che invita ad
inviare le “firme” agli indirizzi usa@un.int e
president@whitehouse.gov. Dato che questi due indirizzi
appartengono rispettivamente alla missione USA presso le Nazioni
Unite e al Presidente degli Stati Uniti, questa variante non è
una bufala a tutti gli effetti: continua a essere falsa
l’affermazione secondo la quale l’ONU sta raccogliendo firme via
e-mail, ma perlomeno le “firme” raccolte dall’appello
vengono recapitate a indirizzi dove c’è una vaga possibilità
che qualcuno le noti.

Occorre però tenere presente che le “firme”
raccolte in questo modo non hanno alcun valore, dato che chiunque
potrebbe scriverle inventandosele di sana pianta, e verranno quindi
tenute in ben poca considerazione.

A proposito di astrologia

Grazie a tutti per le segnalazioni di siti astrologici che
potrebbero chiarire l’affermazione di un lettore, fatta in risposta
alla mia indagine antibufala sul Decimo Pianeta:

http://www.attivissimo.net/antibufala/decimo_pianeta.htm

Secondo il lettore, l’astrologia già tiene conto di ben
dodici pianeti e quindi l’annuncio di un “decimo pianeta”
non deve essere visto come una sorpresa se non da quei miscredenti
degli astronomi. Ho girato in lungo e in largo, e nessuno dei siti
astrologici che ho visitato conta dodici pianeti. Ne contano tutti
dieci. Santo cielo! Dieci? Non saranno dodici, ma comunque sono
dieci: dunque hanno previsto il decimo pianeta citato dall’indagine
antibufala. O almeno così pare di primo acchito.

Niente panico: infatti in astrologia anche il Sole e la Luna sono
considerati “pianeti” (nel senso antico del termine, ossia
“astro che ha un moto proprio nel cielo”), mentre in
astronomia la Luna è un satellite e il Sole è una
stella; in astrologia la Terra non è un pianeta (in astronomia
sì). Naturalmente l’uso dello stesso termine in due modi
diversi causa infiniti equivoci. L’insieme di otto dei nove pianeti
“tradizionali”, del Sole e della Luna porta quindi a dieci
il totale dei “pianeti” astrologici. Nulla a che vedere,
insomma, con fantomatici decimi, undicesimi o dodicesimi pianeti (nel
senso astronomico del termine, che è quello usato dall’appello
sul Decimo Pianeta) che l’astrologia conoscerebbe prima
dell’astronomia.

Workspot, il PC virtuale che non invecchia mai

Per dieci dollari al mese, Workspot offre una workstation grafica
remota, accessibile da qualsiasi PC collegato a Internet, con 100
mega di spazio su disco, applicazioni per ufficio, grafica e e-mail
utilizzabili proprio come se risiedessero sul vostro computer.
Manutenzione zero, installazione zero, requisiti di sistema minimi.
Più che una semplice occasione per provare Linux senza
tribolazioni, è finalmente un sistema concreto per trasformare
il software in un servizio affidabile alla pari di acqua, luce e
telefono.

Io l’ho provato, e ne sono rimasto abbastanza entusiasta da
scriverne un articolo: chissà se è questo il futuro
dell’informatica.

http://www.apogeonline.com/webzine/2003/01/28/01/200301280101

Ancora sul PC spione spento

Ricordate la notizia del conduttore Rai spiato “anche a
computer spento”? econdo le segnalazioni di alcuni lettori,
nella bufala è incappato anche il TG3, che come Italia 1 nel
riportare la notizia avrebbe sottolineato proprio questo aspetto
inquietante (e impossibile). Punto Informatico, nel dubbio, si limita
a chiamare quel titolo del Messaggero, che a quanto pare ha scatenato
tutto il pasticcio, “una boutade”
(http://punto-informatico.it/p.asp?i=42809).
Per la cronaca, il computer in questione sarebbe un Mac.

Ricevo oggi da un lettore (Fabio M****za) la segnalazione che il
mistero del computer spione anche da spento si è risolta nella
maniera più prevedibile: ossia, che la fonte delle minacce non
era “un perfido hacker, ma un paranoico vecchietto, vicino
di casa… Pare che, per una cornetta appoggiata male dopo una
conversazione dal conduttore Rai, il suddetto fosse stato in grado di
carpire brandelli di conversazione di casa Visca: da qui la
misteriosa capacità, prima addebitata a profondissime capacità
informatiche, di essere a conoscenza di particolari privati della
vita della vittima.”
Nessuna alta tecnologia, nessun
complotto di supermaghi dell’informatica capaci come il dottor
Frankenstein di ridar vita ai computer spenti, ma una banale cornetta
agganciata male.

L’aggiornamento alla notizia, mi dice Fabio, è stato
pubblicato su Repubblica di
domenica, naturalmente con molta meno enfasi dello strillo iniziale
da panico generalizzato, per cui a molti resterà il dubbio di
poter essere spiati dal PC spento. E poi mi chiedono perché
m’inferocisco quando mi chiamano “giornalista”.

Pazienza: altro
materiale per Clarence.com e la sua rubrica “penne rubate
all’agricoltura”. Ma porcate giornalistiche a parte, la falsa
notizia ha suscitato molti interrogativi. E’ davvero possibile fare
una cosa del genere, magari approfittando di certe situazioni
particolari?

Per esempio, alcuni lettori (come Gbissa) hanno commentato che
alcune schede di rete, presenti in certi computer, hanno una funzione
denominata “Wake on LAN”, che permette di accendere
il pc da remoto. Un computer dotato di una scheda di questo genere e
configurato in modo da accettare comandi di accensione ricevuti
tramite i cavi di rete (opzione di solito disattivata di default), se
collegato a Internet tramite quella scheda di rete, potrebbe essere
acceso a distanza.

Il problema è che quel computer dovrebbe avere un indirizzo
IP fisso, altrimenti l’aspirante intruso non saprebbe come
raggiungerlo per mandargli il comando di accensione a distanza, e
dovrebbe essere collegato direttamente a Internet senza router o
firewall hardware. La maggior parte dei collegamenti a
Internet domestici ha invece un indirizzo IP “dinamico”,
ossia sempre variabile, che renderebbe impossibile per l’intruso
contattare la scheda di rete del PC e “svegliarlo”.

L’altra considerazione da fare è che il computer, una volta
acceso, fa rumore (ventole, dischi rigidi) e manifesta l’accensione
tramite qualche lucetta sulla tastiera, sul monitor o sul mouse.
Certo, alcuni modelli di Mac (come quello della falsa notizia) non
hanno ventole e quindi sono estremamente silenziosi, ma il disco
rigido prima o poi gira e si fa sentire.

In altre parole, un’intrusione che consenta di accendere a
distanza un PC spento richiede una combinazione incredibilmente rara
di circostanze: un indirizzo IP fisso, l’assenza di qualsiasi
firewall hardware, una scheda di rete configurata per avviarsi se
riceve un certo segnale dal cavo di rete, e un computer talmente
silenzioso da non riuscire a distinguere se è acceso o spento.
Di certo non sono circostanze molto frequenti, per cui dormite sonni
tranquilli. I veri pericoli informatici sono altri.

Se proprio siete paranoici, comunque, potete ricorrere a un
rimedio estremamente semplice: staccare dal PC il cavo di connessione
a Internet quando non lo state usando. Nonostante i progressi
dell’informatica, infatti, è ancora estremamente difficile per
un intruso entrare in un PC scollegato. E per maggior scrupolo,
potete staccare la spina di alimentazione, così non c’è
il rischio di lasciare il computer inavvertitamente in standby
anziché spegnerlo veramente. Questo, oltre a proteggervi in
buona misura dalle intrusioni, vi ripara anche dalle sgradite
sorprese che possono capitare in caso di temporale, quando i fulmini
generano scariche elettriche nei cavi telefonici e di alimentazione
che possono causare notevoli danni al computer.

Chioccioline

Psst, vuole vedere i sorgenti di Windows? No, grazie. Avete
presente l’offerta di Microsoft di esaminare il suo codice sorgente
(o meglio, “le offerte”, visto che ce ne sono a bizzeffe
oltre all’ultima tanto strombazzata)? Be’, a quanto pare non si sta
formando la coda di curiosi, per usare un eufemismo. Secondo una
segnalazione di The Register,

http://212.100.234.54/content/4/28981.html

una delle iniziative di apertura, denominata “Shared
Source”, ha attratto ben…. quindici sviluppatori
software OEM; a livello accademico, solo centocinquanta istituti in
tutto il mondo. I dati provengono da una presentazione di Microsoft
Benelux, di cui trovate qui un’immagine:

http://www.foo.be/photo/ms-pres-lux/img_0221r.jpg

Notate che le
altre cifre citate nell’immagine parlano di “eligible”,
ossia “aventi diritto”, non di partecipanti. Mah!

Kevin ritorna
online…. con Windows XP?
Secondo questa foto della rivista
Wired,

http://www.wired.com/news/images/full/mitnick245_f.jpg

Kevin Mitnick, uno dei più famosi e pluriprocessati intrusi
informatici, è tornato online, dopo gli anni di libertà
vigilata in cui gli è stato proibito addirittura di toccare un
computer. La cosa sorprendente è che lo ha fatto, a giudicare
dalla foto, usando Windows XP, che non è quel che si dice il
non plus ultra per uno smanettone. Forse gli hanno messo in mano un
sistema operativo giocattolo perché volevano essere sicuri che
non potesse fare danni.

Palladium cambia nome. Secondo quanto riportato da Cnet:

http://news.com.com/2100-1001-982127.html

Microsoft ha deciso di abbandonare il nome “Palladium”
per la sua controversa iniziativa per creare un computer “protetto”
(nel senso di “l’utente ci fa solo quello che decidono
Microsoft, Hollywood e le case discografiche”). Ora si chiama,
in modo assai meno accattivante, “Next-Generation Secure
Computing Base”
. Ufficialmente il cambio di nome (che era
inizialmente per uso interno a Microsoft, come avviene per tanti
altri progetti) è dovuto non solo al fatto che il marchio
Palladium era già registrato da un’altra azienda, ma
soprattutto al fatto che “Microsoft sta accogliendo questa
tecnologia nel senso di includerla in Windows per il prossimo
decennio
”, dice il
rappresentante di zio Bill.
Se a voi questa non sembra una
giustificazione sensata per cambiare il nome, siete in buona
compagnia.

I maligni dicono che intorno a Palladium si erano levate talmente
tante proteste che l’immagine pubblica del progetto doveva subire un
restyling radicale: chiamiamolo con un altro nome e penseranno
che è una cosa nuova, insomma. Di certo “Palladium”
si prestava meglio agli slogan anti-Microsoft di quanto si presti il
nuovo nome: provateci voi a dire “No alla Next-Generation
Secure Computing Base!”.

Ciao da Paolo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] #2003-005 (22/1/2003). Antibufale, astrologia, PC spenti ma spioni, Pete Townshend

Antibufala: virus NYK per telefonini

Sta circolando un appello secondo il quale “se ricevete
una chiamata e sul display del Vostro telefonino appare la scritta
NYK… il Vostro telefono verrà infettato da un VIRUS. Questo
virus cancellerà sia dalla SIM CARD sia dalla memoria telefono
tutte le informazioni IMEI e IMSI rendendo impossibile contattare
qualsiasi network (OMNITEL,TIM,WIND ECC. ECC.).”

A questo autentico sconquasso telefonico non ci sarebbe rimedio:
“L’unica soluzione” prosegue l’appello “a
quel punto è cambiare telefono”
. Le fonti, dice
l’appello, sarebbero autorevolissime: “Questa notizia è
stata confermata sia da Motorola che da Nokia; in questo momento ci
sono oltre 3 milioni di telefoni infettati da questo virus negli USA.
Potete inoltre trovare conferma a questa notizia nel sito internet
della CNN.”

Invece è una bufala, e per essere precisi è una
variante di una bufala già ampiamente documentata dal Servizio
Antibufala e da vari siti antibufala internazionali, come descritto
qui:

http://www.attivissimo.net/antibufala/telefonino_ace.htm

Naturalmente nessuno dei siti citati (quelli di Nokia, Motorola e
CNN) riporta alcuna traccia della “notizia”.

Antibufala: astrologi meglio degli astronomi?

In una mia recente indagine antibufala, quella sul Decimo Pianeta,
ripresa anche da ZeusNews.it,

http://www.zeusnews.it/news.php?cod=1859

ho criticato l’astrologia chiedendo “adesso che i pianeti
conosciuti nel sistema solare sono almeno due in più, come la
mettiamo con gli oroscopi, che non ne tengono conto?”

Alcuni lettori mi hanno risposto che “l’astrologia sa e
accetta e non da ieri il decimo e l’undicesimo pianeta.”

Un’affermazione che, se vera,
sarebbe molto i
nteressante: conoscete qualche testo online a
cui fare riferimento? Confesso che la mia frequentazione dei siti
astrologici è piuttosto carente, per cui mi occorre il vostro
aiuto.

L’affermazione sarebbe interessante per un motivo molto semplice.
Se gli astrologi sanno di questi due pianeti in più, presumo
sappiano quali sono le loro posizioni, altrimenti come farebbero a
calcolarli negli oroscopi? Ma se è così, allora
potrebbero essere così gentili da indicare le loro coordinate
agli astronomi e risparmiare loro tanta fatica. O sbaglio?

Il PC spento ti spia!

Un conduttore radiofonico di Radiodue dichiara di essere stato
spiato in casa tramite il suo computer collegato a Internet, con
tanto di minacce di morte da parte dello spione. La notizia è
stata riportata da vari telegiornali, fra cui TG5 e Studio Aperto,
che avrebbero precisato che lo spionaggio sarebbe avvenuto
addirittura a computer spento.

Dello stesso avviso è il Messaggero del 21/1/03, che titola
in prima pagina “Attenti, il computer può spiarvi
anche se spento”
.

http://ilmessaggero.caltanet.it/hermes/20030121/20030121.htm

La descrizione degli eventi è grosso modo questa: l’intruso
avrebbe attivato la Webcam e il microfono collegati al PC del
conduttore e avrebbe quindi ascoltato le sue conversazioni e
osservato le sue attività domestiche. Fin qui niente di
insolito: queste cose si possono fare con una miriade di programmi,
come il celeberrimo Back Orifice e un po’ di ingenuità della
vittima. Le ho verificate di persona, beninteso sui miei computer
(non su quelli altrui), e sono facilissime da realizzare.

Il vero problema è quella precisazione “anche se
spento”
, che ha causato
panico tra i non esperti ma ilarità tra gli addetti ai lavori.
Infatti non esiste assolutamente alcun modo di attivare webcam e
microfono di un computer spento. Un computer spento non trasmette
nulla e non riceve nulla. Ci sono poche cose certe in informatica, ma
di questa potete stare certi. Se davvero i telegiornali hanno
ripetuto la notizia e il dettaglio del computer spento, dimostrano la
loro tragica incompetenza informatica.

In realtà
il testo dell’articolo del Messaggero non parla affatto di computer
spenti: dice semplicemente che l’intruso riusciva ad “attivarlo
anche da lontano attraverso la sua connessione Internet”.
Proprio quello che fa Back Orifice (che è anche in grado di
spegnerlo a distanza). La storia del computer spento è quindi,
a quanto pare, una infelice invenzione del titolista. Sarebbe gradita
una nota di scuse da parte del Messaggero per procurato allarme.

Ripeto: niente
panico. Nessuno può spiarvi attraverso un computer spento. E’
invece molto facile farlo a computer acceso, specialmente se il
vostro PC è dotato di microfono e telecamera. Se avete di
questi timori, scollegate il microfono quando non vi serve e mettete
un pezzo di cartoncino davanti alla telecamera quando non volete
essere visti.

Pete Townshend accusato di pedofilia, la sua “scusa”
regge

Ha causato notevole stupore l’accusa di pedofilia online rivolta
in Inghilterra a Pete Townshend, celeberrimo chitarrista degli Who,
ma ha causato altrettanta perplessità la sua giustificazione,
secondo la quale avrebbe scaricato immagini pedofile da Internet “per
motivi di ricerca”.

La giustificazione è meno campata per aria di quello che
può sembrare. Townshend sta effettivamente lavorando da tempo
ad articoli e libri sugli abusi dei minori. Il sito The Smoking Gun
si è procurata una copia di uno di questi articoli, datato
gennaio 2002, che era già in circolazione (sul sito di
Townshend, per esempio) ed era stato già citato da un
giornalista di Fox News. Non si tratta, insomma, di una cosa scritta
di fretta per coprirsi le spalle a cose fatte.

Il sito di Townshend è http://www.petetownshend.co.uk

Se sapete l’inglese, leggete l’articolo di Pete, merita veramente,
perché offre un quadro della situazione che difficilmente un
utente normale ha modo di acquisire (e vi sconsiglio vivamente di
provare a farlo, finireste facilmente nei guai nonostante le vostre
intenzioni oneste). E’ fin troppo facile trovare pedofilia online
anche senza cercarla, secondo Townshend, e alcune comunicazioni
personali che ho ricevuto di lettori sembrano confermare questa
affermazione. Trovate qui l’articolo di Townshend:

http://www.thesmokinggun.com/doc_o_day/petetownshend3.html

In realtà la polizia inglese lo ha sentito ma non lo ha
incriminato: gli ha semplicemente contestato che il numero della sua
carta di credito era saltato fuori, durante un’indagine statunitense
condotta con l’aiuto della società Visa, in un elenco di
numeri di carte che erano state utilizzate per accedere a siti
pedofili a pagamento. In particolare, la polizia aveva allestito un
sito-trappola, e Townshend vi era incappato.

Townshend ha dichiarato spontaneamente di aver usato la carta per
visitare un sito pedofilo, ma di non aver scaricato né
conservato immagini, e ha messo subito a disposizione della polizia
il contenuto dei propri computer, nei quali la polizia non ha trovato
nulla di pedofilo.

http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/2651871.stm

http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/2656135.stm

Sembra insomma che il nome di Pete Townshend sia stato infangato
per una sua leggerezza, non perché è un pedofilo. Il
chitarrista avrebbe dovuto contattare la polizia e chiedere il
permesso di assistere a una delle loro visite ai siti pedofili,
spiegando la ricerca in corso. Suvvia, di fronte a un membro degli
Who e a un approccio così onesto, difficilmente gli avrebbero
detto di no. Invece ha preferito tentare di farlo di nascosto, e gli
è andata buca. Mi raccomando, non imitate il suo esempio,
neppure per fare i paladini della giustizia.

Chioccioline

Microsoft offre il codice sorgente di Windows? Operazione di
facciata.
Se volete saperne di più, Apogeonline ha
pubblicato una mia indagine su quali sono le vere conseguenze di
questa falsa “apertura” del gigante del software.
L’articolo è presso

http://www.apogeonline.com/webzine/2003/01/22/01/200301220101

Il Sudafrica decide di passare all’open source per la pubblica
amministrazione.
Motivi: risparmio di denaro e indipendenza da
una società specifica grazie all’uso di standard pubblici
anziché formati proprietari. Microsoft risponde: “Cosa
accadrà quando gli sviluppatori che lo trovano oggi
entusiasmante domani andranno verso qualcosa che consenta loro di
essere pagati?”
, dimostrando di non aver ancora capito come
funziona l’open source: gli sviluppatori scrivono software per
passione, non per denaro. Evidentemente un’abitudine così poco
diffusa in casa Gates che manco si ricordano che si può creare
anche soltanto per il piacere di creare e non solo per diventare
milionari. Ne parla anche Punto Informatico:

http://punto-informatico.it/pi.asp?i=42812

http://slashdot.org/articles/03/01/20/2018243.shtml?tid=163

Kevin Mitnick ritorna online: uno dei nomi più
controversi della storia della Rete (a causa della sua leggendaria
abilità nel penetrare i più sofisticati sistemi
informatici aziendali e governativi), incarcerato per cinque anni e
in libertà vigilata con il divieto assoluto, fino a poco tempo
fa, di toccare un computer, può dal 21 gennaio riaffacciarsi
direttamente a Internet, che non frequenta da otto anni. Ora fa il
consulente di sicurezza. Kevin ha commesso crimini secondo la legge
USA, ma non ha mai tratto guadagno dalle proprie scorribande e nei
suoi libri ha spiegato eloquentemente quanto sia vulnerabile e
ingenuo il mondo dell’informatica aziendale, educando una generazione
di informatici (me compreso). Per festeggiare l’evento, il sito
Slashdot raccoglie le domande dei lettori e girerà le migliori
a Mitnick. Bentornato Kevin!

http://www.cnn.com/2003/TECH/internet/01/19/tech.mitnick.reut/index.html

http://interviews.slashdot.org/article.pl?sid=03/01/20/1254218&mode=thread&tid=172

Ciao da Paolo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] #2003-004 (15/1/2003). Antibufala: Decimo Pianeta, la saga continua

Dopo la prima pubblicazione della mia piccola indagine antibufala
sulla storia del Decimo Pianeta:

http://www.attivissimo.net/antibufala/decimo_pianeta.htm

ho ricevuto numerosi e-mail di protesta, molti dei quali
“dimostravano” la fallacia dei miei ragionamenti
indicandomi una notizia ANSA e un articolo della rivista New
Scientist
del 14/12/2002 che, stando ai mittenti delle proteste,
confermano l’esistenza del Decimo Pianeta. O per essere più
precisi, confermano l’esistenza di un decimo pianeta. Che
però non ha affatto le caratteristiche di quello profetizzato
dal Borriello, dai sumeri, da Zecharia Sitchin, da Antonello Venditti
e dagli altri personaggi citati nell’indagine.

Così ho fatto un po’ di ricerche e ho trovato la notizia
ANSA, che cita proprio l’articolo di New Scientist. Nella forma
riportata dal sito Disinformazione.it, è questa (la riassumo,
ma sul mio sito trovate la versione integrale):

ASTRONOMIA: FORSE DIECI I PIANETI DEL SISTEMA SOLARE /ANSA

INDIVIDUATO OLTRE PLUTONE IL PIANETA X, GRANDE COME LA TERRA
(ANSA) – LONDRA, 12 DIC – Il sistema solare potrebbe contare dieci
pianeti anziché nove, come vuole l’astronomia scolastica. Un
gruppo di scienziati argentini e britannici ha scoperto un decimo
corpo celeste di considerevoli dimensioni, che gravita oltre l’orbita
di Plutone, battezzandolo Pianeta X.

Lo scrive oggi la rivista britannica New Scientist, precisando
subito che il Pianeta X – di dimensioni simili a quelle della Terra –
si trova ai confini della Fascia di Kuiper, regione periferica del
sistema solare, composta principalmente di asteroidi e frammenti di
materiale interstellare.

[…] E’ convinzione radicata fra gli astronomi che i pianeti
si siano formati nel tempo proprio attraverso questo accumulo
progressivo di gas, polvere cosmica e materiale interstellare che
girando vorticosamente in dischi e fasce tende ad aggregarsi fino a
formare una massa solida.

Il Pianeta X si sarebbe dunque formato in questo modo,
assestandosi poi su un’orbita quasi circolare.

E’ curioso che un corpo di dimensioni tanto grandi non sia
stato visto prima poiché, spiega ancora Melita, “si può
osservare con i telescopi”, anche se “c’è uno spazio
immenso da coprire”.

[…] Gli astronomi del resto concordano che Plutone, il
pianeta ritenuto finora il più esterno del sistema solare,
scoperto nel 1930, si sia formato con ogni probabilità
all’interno della Fascia. L’orbita di Plutone è tanto
eccentrica, che a tratti il pianeta si trova più vicino al
sole di Nettuno.

Lo scorso ottobre l’Istituto di Tecnologia della California ha
scoperto nella Fascia di Kuiper un oggetto grande la metà di
Plutone, battezzato Quaoar, e già allora si era dibattuto se
questo si potesse classificare come pianeta. Secondo Stern, la
scoperta di Pianeta X sarà seguita da molte altre. […].
(ANSA).

Avete trovato qualche accenno al fatto che il pianeta verrà
a farsi un giretto dalle nostre parti? No, vero? Anzi, l’articolo
dice proprio il contrario: il pianeta “gravita oltre l’orbita
di Plutone”
su “un’orbita quasi circolare”.
Se ne sta là per i fatti suoi.

In altre parole, questo articolo non conferma in alcun modo le
teorie catastrofiche di Borriello e soci: semplicemente annuncia il
ritrovamento di un corpo celeste ai confini del sistema solare, uno
dei tanti che gli astronomi si aspettavano di trovare e adesso hanno
avvistato.

Per chi è scioccato dalla notizia che i pianeti non sono
nove come gli hanno insegnato a scuola e si sente turlupinato dalla
scienza, mi limito a ricordare che la scienza non pretende di essere
depositaria della verità assoluta e definitiva: procede per
affinamenti successivi. Pian piano va avanti e compie nuove scoperte.
Man mano che si affinano gli strumenti, si aggiorna la mappa del
sistema solare: per esempio, si scoprono in continuazione nuovi
satelliti di Giove e anche pianeti in orbita intorno ad altre stelle.
Non c’è nulla di straordinario.

La scienza, di fronte a dati concreti, non ha alcuna remora a
riscriversi e correggersi (però i dati devono essere
verificati, mica ci si fida del primo che passa). Sono le
pseudoscienze, come l’astrologia, che invece non mutano i loro dogmi.
A proposito, adesso che i pianeti conosciuti nel sistema solare sono
almeno due in più, come la mettiamo con gli oroscopi, che non
ne tengono conto?

Chioccioline

Microsoft annuncia di voler abbracciare lo standard aperto XML
in Office e divulgare il codice sorgente di Windows, ma è
solo un’operazione di facciata: ne parlo su Apogeonline:

http://www.apogeonline.com/webzine/2003/01/07/01/200301070101

Altro annuncio Microsoft: vuole pagare duemila miliardi di lire
di rimborsi pur di chiudere un processo in cui è accusata di
aver approfittato del proprio monopolio per far pagare Windows e
Office più del dovuto.

http://www.apogeonline.com/webzine/2003/01/14/01/200301140101

Quanto rende la truffa nigeriana, quella dove uno
sconosciuto vuole spartire con voi milioni di dollari? Tanto. E in
quanti ci cascano? In tanti, secondo i servizi segreti USA, che hanno
dato la caccia a 250 sospetti truffatori africani che operavano negli
USA l’anno scorso, derubando le proprie ingenue vittime di un totale
di ottantacinque milioni di dollari.

http://sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?f=/c/a/2003/01/12/BU114885.DTL

Ma chi cavolo è Avril Lavigne? Probabilmente avete
ricevuto una mezza dozzina di e-mail che inneggiano a “AVRIL
LAVIGNE – THE BEST” e simili. Si tratta di un virus, più
propriamente un worm, che si diffonde tramite un allegato sfruttando
una falla di Outlook vecchia di un anno e per la quale è già
disponibile la correzione. Avril Lavigne è una pattinatrice e
cantante canadese. Il virus si chiama Avril-A e apre Internet
Explorer sul sito della Lavigne, www.avril-lavigne.com,
il 7, l’11 e il 24 di ogni mese.

http://www.sophos.com/virusinfo/analyses/w32avrila.html

Tutti i retroscena del caso Sendo: ossia come (a detta di
Sendo) Microsoft ha complottato per causare intenzionalmente il
fallimento del proprio partner nel settore dei cellulari (Sendo,
appunto), in modo da poter far valere una clausola dell’accordo che
le avrebbe consentito di rilevare gratuitamente, e rivendere a chi le
pare, tutte le conoscenze tecnologiche di Sendo in caso di
fallimento. Non sono dicerie: sono atti depositati in tribunale.

http://www.theregister.co.uk/content/7/28724.html

Zio Bill a corto di idee: l’orologio che riceve le notizie,
presentato con tanta enfasi a Las Vegas da Microsoft, non è
affatto una novità. Questa è la presentazione del
prodotto Microsoft offerta dal Corriere:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2003/01_Gennaio/09/microsoft.shtml

E questo è un sito dedicato al Seiko Message Watch:

http://smasher.com/fun/watch/send.html

che faceva esattamente la stessa cosa dell’orologino Microsoft, e
la faceva così tanto tempo fa che il servizio ha cessato di
esistere alla fine del 1999. C’è anche un modello della
Timex/Motorola:

http://www.beepwear.com

Origami e Guerre Stellari: tutte le istruzioni per creare,
con l’arte giapponese della piegatura della carta, veicoli e
personaggi della saga di George Lucas. Impressionante.

http://www.happymagpie.com/origami.htm

Ciao da Paolo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] #2003-003 (14/1/2003). Microsoft ActiveSeX

[IxT] #2003-003 (14/1/2003). Microsoft ActiveSeX

I più nottambuli tra voi, quelli che hanno letto subito il
mio precedente, frettoloso messaggio di avviso, avranno avuto il
dubbio piacere di essere testimoni della sorprendente gaffe di
Microsoft, che si è trovata a invitare gli utenti a visitare
un sito porno.

Infatti come dicevo nel messaggio di poco fa, alle due e venti di
stamattina (14/1/03, ora italiana) il sito Fark.com ha segnalato che
questa pagina autentica del sito Microsoft, dedicata
all’assistenza tecnica di Outlook,

http://support.microsoft.com/default.aspx?scid=kb;en-us;257473

conteneva quattro link, il secondo dei quali, Area Code RX
(http://www.areacoderx.com),
portava a un sito pornografico. Se questo genere di siti vi offende,
non apritelo, è veramente spinto. Ecco un’immagine della
pagina Microsoft originale:

sito porno Microsoft

Quarantacinque minuti dopo la prima segnalazione, la pagina era
stata rimossa, ma non prima che qualcuno ne catturasse una copia,
come quella che trovate qui (attenzione: il link porta a un’immagine
non adatta a tutti i palati)

http://www.larsontown.com/images/fark/screenshot2.jpg

e che comprende sia la pagina Microsoft originale, sia una delle
meno spinte fra le varie pagine pornografiche che si aprivano
cliccando sul link presente nella pagina Microsoft.

Notare che negli USA erano le otto di sera, non le due del
mattino, quando è successo il fatterello. Quindi nel giudicare
la prontezza della reazione di Microsoft occorre tenere conto del
fatto che nessuno è stato buttato giù dal letto.

Che cosa è successo? Microsoft è stata “bucata”?
Improbabile. E’ molto più plausibile che il nome di dominio
http://www.areacoderx.com appartenesse originariamente a una società
che realizzava un prodotto utilizzabile con Outlook e per questo
citato dal sito Microsoft, ma che poi la società non abbia
rinnovato il canone necessario per conservare il nome di dominio e
l’abbia invece rilevato il solito pornografo.

Microsoft semplicemente non si è accorta del fatto che un
link che prima portava a un sito regolare aveva cambiato padrone. Un
peccatuccio, insomma, buono per farsi due risate, ma utile anche come
promemoria di quanto sia difficile garantire la sicurezza e che
proprio per questo avere un sistema che obbliga l’utente ad accettare
automaticamente gli aggiornamenti del proprio software (come indicato
nella licenza di Windows Media Player 9, per esempio) significa
esporre l’utente a rischi notevoli.

Che succede, infatti, se uno di questi peccatucci si intrufola in
un aggiornamento automatico? Il giudice, la moglie, il capo, il
cardinale vi crederanno se dite che quelle acrobazie carnali ve le ha
messe Microsoft nel PC?

Ilarità a parte, è anche per questo che è
importante riferire e documentare questi episodi, affinché ne
rimanga traccia: costituiscono un precedente che potrebbe scagionare
un innocente.

Ciao da Paolo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] #2003-002 (14/1/2003). Speciale antibufala: pornografia Microsoft

Sono le due e venti del mattino ora italiana del 14/1/03, e da
Fark.com è appena arrivata una segnalazione molto
sorprendente.

Probabilmente quando leggerete questo messaggio la cosa sarà
stata sistemata, ma in questo momento, se visitate questo link
_autentico_ del sito Microsoft

http://support.microsoft.com/default.aspx?scid=kb;en-us;257473

troverete quattro link: il secondo, Area Code RX
(http://www.areacoderx.com), porta a un sito pornografico. Se questo
genere di siti vi offende, non apritelo, è veramente spinto.

Non ci sono scherzi, non ci sono trucchi: è tutto
autentico.

Attendiamo interessanti spiegazioni da Microsoft. Sarebbe questa
l’azienda a cui dovremmo affidare la nostra sicurezza e i nostri dati
personali e che dovremmo autorizzare a entrare nel nostro PC per
effettuare aggiornamenti automatici?

Ciao da Paolo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] #2003-013 (22/2/2003). “Asereje“, canzone del diavolo (o del cavolo)

Sta circolando
ormai da ottobre del 2002 la diceria secondo la quale Asereje, la
canzone delle Las Ketchup, sarebbe un inno a Satana. L’appello che
circola più frequentemente presenta la vicenda in questi
termini:

“E così
viene fuori che la canzone dell’anno, Asereje, è in realtà
un inno a Satana. In pratica le Ketchup (la salsa rossa che sembra
sangue) hanno fatto sì che tutti cantassimo questa canzone
senza sapere esattamente cosa cantavamo, e facendoci credere che le
parole erano senza senso.

E così
tutti a cantare inni a Satana, cosa che al principe delle tenebre
avrà fatto sicuramente piacere. Sembra addirittura che nella
repubblica Domenicana, a Porto Rico e in Honduras questa canzone sia
stata proibita.

Asereje vuol
dire “essere eretico”, o in spagnolo “un ser hereje”,
dove A sta per “uno” o “un”.

Il coro: “Asere
je ja de je de jebe tu jebere seibunouva Majabi an de buguni an de
buididipi”. Ecco la traduzione: “Sii eretico (asereje)
Jehovah (Ja – il nome di Dio) ti permette di esistere (je de jebe tu
jebere). Inchinati (Majabi) e noi ti guideremo” (la combinazione
delle ultime parole in spagnolo).

Sembra quindi
molto grave che un sacco di persone ripetano più e più
volte questa canzone senza sapere cosa stanno dicendo. Secondo questi
rituali le parole hanno un potere, e per questo vanno ripetute.

Anche il nome
Ketchup può essere diviso in “Shit Up”, inteso come
attacco ai Cieli.

Il vero
significato dell’intera canzone è in effetti molto simile ad
alcuni rituali satanici. Per esempio si parla di brujeria, che vuol
dire stregoneria… Eccolo nella traduzione inglese:

friday night
it’s party time

feeling ready
looking fine,

viene diego
rumbeando,

with the magic
in his eyes

checking every
girl in sight,

grooving like he
does the mambo

he’s the man
alli en la disco,

playing sexy
felling hotter,

he’s the king
bailando et ritmo ragatanga,

and the dj that
he knows well,

on the spot
always around twelve,

plays the mix
that diego mezcla con la salsa,

y la baila and
he dances y la canta

Chorus:

aserejè
ja de jè de jebe tu de jebere seibiunouva,

majavi an de
bugui an de buididipi,

aserejè
ja de jè de jebe tu de jebere seibiunouva,

majavi an de
bugui an de buididipi

many think its
brujeria,

how he comes and
disappears,

every move will
hypnotize you,

some will call
it chuleria,

others say that
its the real,

rastafari
afrogitano

he’s the man
alli en la disco,

playing sexy
felling hotter,

he’s the king
bailando et ritmo ragatanga,

and the dj that
he knows well,

on the spot
always around twelve,

plays the mix
that diego mezcla con la salsa,

y la baila and
he dances y la canta

Infine avete
notato che nel video, nelle nuvole dietro il tetto sulla spiaggia c’è
la faccia del Diavolo?”

Trovo
particolarmente difficile spiegare come mai il testo di Asereje non è
un inno a Satana, perché è assolutamente ovvio che non
lo è. O almeno dovrebbe essere ovvio a qualsiasi persona di
buon senso. E’ un po’ come tentare di spiegare perché l’acqua
è bagnata. Ma ci provo lo stesso: la versione più
dettagliata di questa indagine è nell’archivio del Servizio
Antibufala, presso

http://www.attivissimo.net/antibufala/asereje.htm

Vediamo quali
sono gli indizi che “proverebbero” la natura demoniaca
del testo. Si comincia con quell’accenno al fatto che il ketchup, il
prodotto che dà il nome al gruppo musicale, “sembra
sangue”. Perché il sangue debba essere un riferimento al
demonio non è chiaro, ma sono sicuro che quelli dell’AVIS
saranno entusiasti di essere involontari satanisti. E tutte le volte
che abbiamo messo il ketchup sulle patatine, forse abbiamo fatto
un’invocazione a Satana? Siamo seri.

Secondo indizio: “Sembra
addirittura che nella repubblica Domenicana, a Porto Rico e in
Honduras questa canzone sia stata proibita.”
. Sarebbe
interessante avere qualche riscontro a quest’affermazione, ma in
realtà tutto quello che si trova in Rete è un sito,
Laparoladellafede.it
(http://www.laparoladellafede.it/News/News4/Asereje.htm),
che sembra riportare integralmente un articolo tratto dalla “Sezione
Spettacoli, pag. 21” di un giornale, forse La Stampa. Secondo
questo articolo, “la clamorosa denuncia viene dall´Honduras
dove alcuni religiosi hanno proibito ai ragazzi di ascoltare la
canzone… Il testo, decifrato, nasconderebbe nientemeno che un’ode
al Diavolo. La strabiliante rivelazione è arrivata lunedí
scorso in un reportage di «Tiempo», il principale
giornale della capitale honduregna Tegugicalpa. Le accuse sulle
presunte intenzioni demoniache delle Las Ketchup… sono arrivate in
Honduras via e-mail dal Messico. La band ha già replicato,
assicurando che la sua Aserejé non significa assolutamente
niente.”

L’articolo ripete
le argomentazioni presenti nell’appello e ne aggiunge qualcuna ancora
più strampalata, commentando che “dopo tante panzane,
l’unico effetto che ci si aspetterebbe sarebbe una bella risata alla
faccia del buontempone che si è spremuto il cervello per
partorire tali stramberie. E invece i religiosi dell’Honduras hanno
«abboccato». «Se la canzone non ha significato
apparente, è perché nasconde qualcosa. É meglio
non ascoltare canzoni di dubbio contenuto», dice Rolando
Sánchez, assistente di Vita Spirituale dell’Istituto
Dipartimentale Evangelico. E padre Saturnino Senis, parroco della
Cattedrale San Pedro Apóstol, sottolinea sempre su «Tiempo»:
«Chiedo a tutta la società e ai giovani in particolare
di avere un senso critico, di essere intelligenti e di non lasciarsi
influenzare dai messaggi subliminali che nascondono le canzoni».”

L’articolo
insomma parla sì di Honduras, ma accenna soltanto a
un’esortazione di un religioso a “non ascoltare canzoni di
dubbio contenuto” (si vede che da quelle parti non hanno certi
cantanti nostrani) e di certo non parla di divieti ufficiali.

Sulla teoria che
certe canzoni contengano “messaggi subliminali” c’è
un’amplissima letteratura, sulla quale non mi dilungo: sono decenni
che le menti più sconsiderate, ossessionate dal ricercare il
demonio nella musica rock quando invece ci sarebbero ben altri
problemi cui dedicare le proprie energie e ben altre fonti alle quali
attribuire i mali del mondo, ascoltano i dischi al contrario
(all’epoca del vinile era più facile far girare un disco
all’indietro) e si lanciano nelle più sfrenate interpretazioni
e storpiature pur di far corrispondere ciò che sentono con ciò
che vogliono sentire a tutti i costi.

E’ gente che
sentirebbe messaggi demoniaci anche in “Fratelli d’Italia”,
che a proposito parla proprio di “sangue”, e contiene la
parola “demonio”. Non ci credete? Rileggetevi il testo
(http://www.liberliber.it/biblioteca/m/mameli/fratelli_d_italia/html/fratelli.htm): “Il sangue d’Italia e il sangue Polacco bevé
col Cosacco”. Ribrezzo a parte, se il richiamo al ketchup delle
cantanti di Asereje è satanico, che dire di un inno che parla
di bere sangue? E se prendete il verso “Dov’è la
Vittoria? Le porga la chioma”, noterete che basta prendere una
lettera ogni quattro per trovare la parola D-E-V-I-L.

Sto scherzando,
ovviamente: mi sono appena inventato questo esempio di sana pianta,
giusto per dimostrare che volendo si può trovare qualsiasi
cosa in qualsiasi testo: basta usare delle regole arbitrarie, magari
tentandone un po’ a casaccio finché se ne trova una che calza,
e scatenare un po’ la fantasia, che galoppa bene specialmente se è
malata.

Per calare un
velo pietoso sull’illazione che “Asereje” voglia dire
“essere eretico”, o in spagnolo “un ser hereje”,
basta una semplice considerazione: tutto dipende da quanto siete
disposti a considerare accettabile storpiare i suoni pur di
“dimostrare” la tesi. C’è una bella differenza fra
il suono “asereje” e “un ser hereje”: se non
ci credete, chiedetelo a un amico spagnolo e ve lo chiarirà,
sempre che riesca a star serio di fronte a una “tonteria”
simile. Con questo criterio, allora “cavolo” e “diavolo”
sono la stessa parola, e si può dimostrare tutto e il
contrario di tutto. Quando mamma vi diceva che siete nati sotto un
cavolo, intendeva forse dire che eravate il frutto di un rapporto con
Lucifero?

Sulla
“traduzione” del coro posso proporvi la stessa verifica:
chiedete a uno spagnolo di leggere “Asere je ja de je de jebe
tu jebere seibunouva Majabi an de buguni an de buididipi” e poi
di tradurvelo (se ci riesce). A parte il fatto che comunque la
“traduzione” proposta dall’appello è semmai un
inno alla tolleranza religiosa (“sii eretico, Dio ti permette
di esistere”) e di Satana non parla proprio.

Lo stesso vale
per l’altra affermazione secondo la quale “il nome Ketchup può
essere diviso in ‘Shit Up’, inteso come attacco ai Cieli.”. Che
ci vuole? Basta cambiare una K in “sh”, una E in I, un
“tch” in T, ossia fare qualche “trascurabilissima”
modifica, e il gioco è fatto. Sempre ammesso che crediate che
“shit up” (letteralmente “(fai / manda) la cacca
all’insù”) si possa considerare come un “attacco
ai Cieli”. Che pena.

Infine, sull’accenno alla
“brujeria” (stregoneria), è interessante notare
che secondo le versioni spagnole del testo disponibili online, ad
esempio presso http://www.lyricsmania.com/l/lasketchup/001.html,
la frase incriminata è “No es cosa de brujeria”,
ossia “non è stregoneria” . Non mi sembra una
frase a sostegno delle arti demoniache.

Un’ultima cosa: se qualcuno
vuole cimentarsi nel trovare la “faccia del diavolo” che
sarebbe nascosta nel video della canzone, presso Clarence.com c’è
il filmato
(http://www.clarence.com/contents/musica/speciali/020903lasketchup);
lo trovate anche nel sito apposito del ketchup Heinz
(http://www.terra.com.ve/especiales/lasketchup).
Naturalmente, se trovate il faccione di Belzebù, mandatemi il
fotogramma!

Cerco Max di febbraio

Qualcuno ha a
portata di mano il numero di febbraio della rivista Max? Ho appena
finito un’intervista con la loro redazione (dovrebbe uscire il mese
prossimo), ma pare si sia parlato del Servizio Antibufala a proposito
della celebre foto di Bush coi tappi sul binocolo:

http://www.attivissimo.net/antibufala/bush_binocolo.htm

Se qualcuno me ne
potesse mandare una scansione per i miei archivi, gliene sarei grato!

Due o tre commenti sul Tablet PC

Avete visto tutta
la pubblicità per i Tablet PC? Vi siete chiesti anche voi come
mai zio Bill si è ridotto a fare il piazzista presso i capi di
stato per questo strano oggetto? Trovate un mio commento in proposito
in un articolo che ho scritto per Apogeonline. Si intitola “Prof,
il cane mi ha mangiato il Tablet PC”
e lo trovate qui:

http://www.apogeonline.com/webzine/2003/02/18/01/200302180101

Linux e Opera sul telefonino

Novità
interessanti per il mondo dei cellulari. Motorola ha annunciato un
cellulare, l’A760, il cui sistema operativo è basato su Linux
e Java:

http://www.telefonino.net/cgi-bin/news.asp?n=7795

Nel frattempo
esce la versione del browser Opera per cellulari, in particolare per
il Sony Ericsson P800:

http://www.telefonino.net/cgi-bin/news.asp?n=7788

Questo è
quello che intendevo quando dicevo che non è detto che
Internet Explorer resti a lungo il browser più diffuso. Il
numero dei cellulari in circolazione è dieci volte superiore a
quello dei computer, per cui basta che il dieci per cento degli
utenti cellulari abbia un telefonino dotato di Opera, e Internet
Explorer passa in minoranza. Meditate, webmaster ottimizzati per
Internet Explorer, meditate.

In Inghilterra più Jedi che buddisti

Nel 2001 si è
tenuto qui in Inghilterra il censimento, e fra le domande c’era anche
quella sulla religione. Un po’ per scherzo, un po’ per protesta
contro una domanda considerata da molti piuttosto invadente, si è
scatenata via Internet una campagna per rispondere “Jedi”
(come i cavalieri Jedi di Guerre Stellari).

La campagna ha
avuto un bel successo: secondo i dati ufficiali recentemente
pubblicati, oltre 390.000 persone hanno dichiarato di essere di fede
Jedi nel modulo: un numero maggiore di quello degli ebrei, dei
buddisti e dei sikh. Questo è quanto riferisce Yahoo il
13/2/2003:

http://story.news.yahoo.com/news?tmpl=story&ncid=573&e=1&cid=573&u=/nm/20030213/od_nm/jedi_dc

Al successo della
campagna ha contribuito la diceria (infondata) che bastassero
diecimila aderenti per far riconoscere “Jedi” come una
religione ufficiale.

Il rapporto
ufficiale, con “Jedi” in bella mostra nelle categorie di
analisi, è disponibile qui (guardate a pagina 18):

http://www.statistics.gov.uk/census2001/pdfs/section5part3.pdf

Chi usa Linux? Nessuno…

Per la serie
“tanto Linux non lo usa nessuno”, inaugurata qui:

http://www.zeusnews.com/news.php?cod=1348

ai nomi già
citati di Amazon.com, British Petroleum e la DreamWorks (quelli di
Shrek) ho il piacere di aggiungere quello della Pixar (Toy
Story
, per intenderci), come descritto in un articolo di Cnet:

http://news.com.com/2100-1001-983898.html

Non gioiscano
coloro che detestano Microsoft: l’adozione di Linux da parte della
Pixar infatti non avviene a danno di Windows, ma a danno di software
e hardware Sun. Per generare tutta quella grafica ci vuole una bella
potenza di calcolo, che finora è stata fornita (a caro prezzo)
appunto da Sun: ora Pixar genererà i propri film digitali
usando un sistema Linux costituito da 1024 processori Xeon di Intel.

Quindi quando
andate a vedere il prossimo film della Pixar, state guardando Linux
al lavoro.

Le crepe dello Shuttle

Ho radunato le
analisi e le indagini fatte in questi giorni a proposito della foto
delle presunte “crepe” nello Shuttle Columbia. Se vi
interessa, le trovate in forma riordinata e condita di moltissime
foto nella pagina antibufala che ho preparato sul tema:

http://www.attivissimo.net/antibufala/shuttle_columbia_foto_crepe.htm

Ciao da Paolo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] #2003-012 (6/2/2003). Bufale Shuttle, ne parliamo stasera a Caterpillar

Se vi interessa,
stasera a Caterpillar (Rai Radiodue, dalle 18 alle 19) si parla delle
bufale dello Shuttle: la profezia di Nostradamus e la foto fasulla
delle crepe. Se tutto va bene, dovrei fare capolino in trasmissione,
con gli ultimi aggiornamenti.

Ciao da Paolo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] #2003-011 (5/2/2003). Foto Shuttle, spiegato il mistero

Grazie alle
segnalazioni di Alex, un lettore di ZeusNews.it, il mistero della
foto delle presunte “crepe” del Columbia è risolto.
Presso questo sito

http://www.strangecosmos.com/view.adp?picture_id=8206

trovate una foto
panoramica del vano di carico (la seconda, appena sotto la foto delle
“crepe”) che mostra inconfondibilmente, sulla destra,
l’oggetto nero che nella foto misteriosa sembrava avere la forma di
una freccia.

L’immagine è
panoramica, e quindi all’estrema destra e sinistra mostra il retro
della cabina dello Shuttle, visto _da fuori_. Nel vano di carico c’è
infatti una telecamera, comandabile dall’interno della navetta. E’
presumibile che sia stata questa telecamera a riprendere l’immagine
delle “crepe”.

Sul sito della
Nasa c’è un’immagine panoramica in Quicktime VR:

liftoff.msfc.nasa.gov/shuttle/lms/vr/bay_vr4.mov

Scaricatela e
ruotatela verso destra: compare indiscutibilmente l’oggetto nero, che
è uno dei perni di accoppiamento sui quali si innestano i
portelloni del vano di carico.

La superficie
triangolare più scura che si nota in alto nella foto delle
presunte crepe non è dunque un’ala, ma una porzione della
superficie terrestre. Lo si vede bene osservando il filmato intero,
nella sua versione trasmessa in televisione (a proposito, se qualcuno
ne ha una copia digitale, me la può mandare?): la presunta
“ala” si sposta rispetto al resto della struttura della
navetta.

Non sono ancora
riuscito a trovare un’altra immagine dell’oggetto che forma la
“crepa” che nell’immagine misteriosa compare in basso a
sinistra (quella che a detta di alcuni sarebbe tenuta insieme dal
nastro adesivo), ma credo sia solo una questione di tempo (che non
ho) da dedicare alla ricerca negli archivi foto e video della Nasa.

Una cosa è
certa: l’immagine mostrata con tanto clamore da giornali e
telegiornali è un’inquadratura del vano di carico e non
c’entra niente con le ali.

Mistero risolto,
dunque. Ora resta da vedere quanto tempo ci metteranno i media
“ufficiali” a rimangiarsi lo scoop maldestramente sbattuto
in prima pagina. Se sono riuscito a risolverlo io con l’aiuto dei
lettori, come mai non ci sono riusciti loro pur avendo mezzi ben più
potenti? Se vi vien voglia di mormorare “voglia di scoop”,
non siete soli.

Ciao da Paolo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.