Antibufala: Nestlé vuole 6 milioni di dollari
dall’Etiopia affamata
Sta circolando un appello a boicottare la Nestlé perché
ha chiesto sei milioni di dollari all’Etiopia. “CONSUMATORE,
giovane o vecchio che tu sia, per cortesia, esci dall’apatia!”
inizia l’appello. “Spendi un attimo del tuo tempo per
leggere questa missiva e se puoi, inoltrala ad altri indirizzi,
GRAZIE! Ecco la la goccia che fa traboccare il vaso! Nestlé
batte cassa in Etiopia esigendo 6 milioni di dollari come
risarcimento dal paese più affamato del mondo.”
Segue un elenco di ditte e prodotti che, stando all’appello,
farebbero parte della multinazionale svizzera.
In sintesi, l’appello è corretto nel dichiarare che la
Nestlé ha chiesto un risarcimento di sei milioni di dollari
all’Etiopia, che è effettivamente scossa da una terribile
carestia. Tuttavia il messaggio è ormai da considerare
scaduto, perché di fronte all’indignazione pubblica per un
comportamento così gretto, il 24 gennaio 2003 Nestlé ha
fatto dietrofront e ha chiesto un risarcimento simbolico di 1,5
milioni di dollari, che devolverà immediatamente in aiuti
umanitari.
Dettagli e documentazione sono nel Dossier Antibufala che trovate
qui:
http://www.attivissimo.net/antibufala/nestle_etiopia.htm
La vicenda è quindi conclusa e non ha più senso
boicottare Nestlé per questa ragione specifica. La risoluzione
di questa vicenda non influisce sulle altre ragioni per cui circolano
altri inviti al boicottaggio della Nestlé, come descritto in
un’altra indagine antibufala:
http://www.attivissimo.net/antibufala/boicottaggio_nestle.htm
Fermate la terza guerra mondiale: le varianti
Avete presente l’appello secondo il quale l’ONU raccoglierebbe
firme contro la guerra? Ne ho parlato in un’indagine antibufala:
http://www.attivissimo.net/antibufala/fermate_la_guerra.htm
L’appello ha ora subito un paio di mutazioni interessanti. La
prima propone l’indirizzo unicwash@unicwash.or, ed è
semplicemente il risultato di un errore di ricopiatura (si è
persa la G finale dell’indirizzo); quindi per questa versione valgono
le considerazioni già presentate nell’indagine sopra citata.
C’è però anche un’altra variante, che invita ad
inviare le “firme” agli indirizzi usa@un.int e
president@whitehouse.gov. Dato che questi due indirizzi
appartengono rispettivamente alla missione USA presso le Nazioni
Unite e al Presidente degli Stati Uniti, questa variante non è
una bufala a tutti gli effetti: continua a essere falsa
l’affermazione secondo la quale l’ONU sta raccogliendo firme via
e-mail, ma perlomeno le “firme” raccolte dall’appello
vengono recapitate a indirizzi dove c’è una vaga possibilità
che qualcuno le noti.
Occorre però tenere presente che le “firme”
raccolte in questo modo non hanno alcun valore, dato che chiunque
potrebbe scriverle inventandosele di sana pianta, e verranno quindi
tenute in ben poca considerazione.
A proposito di astrologia
Grazie a tutti per le segnalazioni di siti astrologici che
potrebbero chiarire l’affermazione di un lettore, fatta in risposta
alla mia indagine antibufala sul Decimo Pianeta:
http://www.attivissimo.net/antibufala/decimo_pianeta.htm
Secondo il lettore, l’astrologia già tiene conto di ben
dodici pianeti e quindi l’annuncio di un “decimo pianeta”
non deve essere visto come una sorpresa se non da quei miscredenti
degli astronomi. Ho girato in lungo e in largo, e nessuno dei siti
astrologici che ho visitato conta dodici pianeti. Ne contano tutti
dieci. Santo cielo! Dieci? Non saranno dodici, ma comunque sono
dieci: dunque hanno previsto il decimo pianeta citato dall’indagine
antibufala. O almeno così pare di primo acchito.
Niente panico: infatti in astrologia anche il Sole e la Luna sono
considerati “pianeti” (nel senso antico del termine, ossia
“astro che ha un moto proprio nel cielo”), mentre in
astronomia la Luna è un satellite e il Sole è una
stella; in astrologia la Terra non è un pianeta (in astronomia
sì). Naturalmente l’uso dello stesso termine in due modi
diversi causa infiniti equivoci. L’insieme di otto dei nove pianeti
“tradizionali”, del Sole e della Luna porta quindi a dieci
il totale dei “pianeti” astrologici. Nulla a che vedere,
insomma, con fantomatici decimi, undicesimi o dodicesimi pianeti (nel
senso astronomico del termine, che è quello usato dall’appello
sul Decimo Pianeta) che l’astrologia conoscerebbe prima
dell’astronomia.
Workspot, il PC virtuale che non invecchia mai
Per dieci dollari al mese, Workspot offre una workstation grafica
remota, accessibile da qualsiasi PC collegato a Internet, con 100
mega di spazio su disco, applicazioni per ufficio, grafica e e-mail
utilizzabili proprio come se risiedessero sul vostro computer.
Manutenzione zero, installazione zero, requisiti di sistema minimi.
Più che una semplice occasione per provare Linux senza
tribolazioni, è finalmente un sistema concreto per trasformare
il software in un servizio affidabile alla pari di acqua, luce e
telefono.
Io l’ho provato, e ne sono rimasto abbastanza entusiasta da
scriverne un articolo: chissà se è questo il futuro
dell’informatica.
http://www.apogeonline.com/webzine/2003/01/28/01/200301280101
Ancora sul PC spione spento
Ricordate la notizia del conduttore Rai spiato “anche a
computer spento”? econdo le segnalazioni di alcuni lettori,
nella bufala è incappato anche il TG3, che come Italia 1 nel
riportare la notizia avrebbe sottolineato proprio questo aspetto
inquietante (e impossibile). Punto Informatico, nel dubbio, si limita
a chiamare quel titolo del Messaggero, che a quanto pare ha scatenato
tutto il pasticcio, “una boutade”
(http://punto-informatico.it/p.asp?i=42809).
Per la cronaca, il computer in questione sarebbe un Mac.
Ricevo oggi da un lettore (Fabio M****za) la segnalazione che il
mistero del computer spione anche da spento si è risolta nella
maniera più prevedibile: ossia, che la fonte delle minacce non
era “un perfido hacker, ma un paranoico vecchietto, vicino
di casa… Pare che, per una cornetta appoggiata male dopo una
conversazione dal conduttore Rai, il suddetto fosse stato in grado di
carpire brandelli di conversazione di casa Visca: da qui la
misteriosa capacità, prima addebitata a profondissime capacità
informatiche, di essere a conoscenza di particolari privati della
vita della vittima.” Nessuna alta tecnologia, nessun
complotto di supermaghi dell’informatica capaci come il dottor
Frankenstein di ridar vita ai computer spenti, ma una banale cornetta
agganciata male.
L’aggiornamento alla notizia, mi dice Fabio, è stato
pubblicato su Repubblica di
domenica, naturalmente con molta meno enfasi dello strillo iniziale
da panico generalizzato, per cui a molti resterà il dubbio di
poter essere spiati dal PC spento. E poi mi chiedono perché
m’inferocisco quando mi chiamano “giornalista”.
Pazienza: altro
materiale per Clarence.com e la sua rubrica “penne rubate
all’agricoltura”. Ma porcate giornalistiche a parte, la falsa
notizia ha suscitato molti interrogativi. E’ davvero possibile fare
una cosa del genere, magari approfittando di certe situazioni
particolari?
Per esempio, alcuni lettori (come Gbissa) hanno commentato che
alcune schede di rete, presenti in certi computer, hanno una funzione
denominata “Wake on LAN”, che permette di accendere
il pc da remoto. Un computer dotato di una scheda di questo genere e
configurato in modo da accettare comandi di accensione ricevuti
tramite i cavi di rete (opzione di solito disattivata di default), se
collegato a Internet tramite quella scheda di rete, potrebbe essere
acceso a distanza.
Il problema è che quel computer dovrebbe avere un indirizzo
IP fisso, altrimenti l’aspirante intruso non saprebbe come
raggiungerlo per mandargli il comando di accensione a distanza, e
dovrebbe essere collegato direttamente a Internet senza router o
firewall hardware. La maggior parte dei collegamenti a
Internet domestici ha invece un indirizzo IP “dinamico”,
ossia sempre variabile, che renderebbe impossibile per l’intruso
contattare la scheda di rete del PC e “svegliarlo”.
L’altra considerazione da fare è che il computer, una volta
acceso, fa rumore (ventole, dischi rigidi) e manifesta l’accensione
tramite qualche lucetta sulla tastiera, sul monitor o sul mouse.
Certo, alcuni modelli di Mac (come quello della falsa notizia) non
hanno ventole e quindi sono estremamente silenziosi, ma il disco
rigido prima o poi gira e si fa sentire.
In altre parole, un’intrusione che consenta di accendere a
distanza un PC spento richiede una combinazione incredibilmente rara
di circostanze: un indirizzo IP fisso, l’assenza di qualsiasi
firewall hardware, una scheda di rete configurata per avviarsi se
riceve un certo segnale dal cavo di rete, e un computer talmente
silenzioso da non riuscire a distinguere se è acceso o spento.
Di certo non sono circostanze molto frequenti, per cui dormite sonni
tranquilli. I veri pericoli informatici sono altri.
Se proprio siete paranoici, comunque, potete ricorrere a un
rimedio estremamente semplice: staccare dal PC il cavo di connessione
a Internet quando non lo state usando. Nonostante i progressi
dell’informatica, infatti, è ancora estremamente difficile per
un intruso entrare in un PC scollegato. E per maggior scrupolo,
potete staccare la spina di alimentazione, così non c’è
il rischio di lasciare il computer inavvertitamente in standby
anziché spegnerlo veramente. Questo, oltre a proteggervi in
buona misura dalle intrusioni, vi ripara anche dalle sgradite
sorprese che possono capitare in caso di temporale, quando i fulmini
generano scariche elettriche nei cavi telefonici e di alimentazione
che possono causare notevoli danni al computer.
Chioccioline
Psst, vuole vedere i sorgenti di Windows? No, grazie. Avete
presente l’offerta di Microsoft di esaminare il suo codice sorgente
(o meglio, “le offerte”, visto che ce ne sono a bizzeffe
oltre all’ultima tanto strombazzata)? Be’, a quanto pare non si sta
formando la coda di curiosi, per usare un eufemismo. Secondo una
segnalazione di The Register,
http://212.100.234.54/content/4/28981.html
una delle iniziative di apertura, denominata “Shared
Source”, ha attratto ben…. quindici sviluppatori
software OEM; a livello accademico, solo centocinquanta istituti in
tutto il mondo. I dati provengono da una presentazione di Microsoft
Benelux, di cui trovate qui un’immagine:
http://www.foo.be/photo/ms-pres-lux/img_0221r.jpg
Notate che le
altre cifre citate nell’immagine parlano di “eligible”,
ossia “aventi diritto”, non di partecipanti. Mah!
Kevin ritorna
online…. con Windows XP? Secondo questa foto della rivista
Wired,
http://www.wired.com/news/images/full/mitnick245_f.jpg
Kevin Mitnick, uno dei più famosi e pluriprocessati intrusi
informatici, è tornato online, dopo gli anni di libertà
vigilata in cui gli è stato proibito addirittura di toccare un
computer. La cosa sorprendente è che lo ha fatto, a giudicare
dalla foto, usando Windows XP, che non è quel che si dice il
non plus ultra per uno smanettone. Forse gli hanno messo in mano un
sistema operativo giocattolo perché volevano essere sicuri che
non potesse fare danni.
Palladium cambia nome. Secondo quanto riportato da Cnet:
http://news.com.com/2100-1001-982127.html
Microsoft ha deciso di abbandonare il nome “Palladium”
per la sua controversa iniziativa per creare un computer “protetto”
(nel senso di “l’utente ci fa solo quello che decidono
Microsoft, Hollywood e le case discografiche”). Ora si chiama,
in modo assai meno accattivante, “Next-Generation Secure
Computing Base”. Ufficialmente il cambio di nome (che era
inizialmente per uso interno a Microsoft, come avviene per tanti
altri progetti) è dovuto non solo al fatto che il marchio
Palladium era già registrato da un’altra azienda, ma
soprattutto al fatto che “Microsoft sta accogliendo questa
tecnologia nel senso di includerla in Windows per il prossimo
decennio”, dice il
rappresentante di zio Bill. Se a voi questa non sembra una
giustificazione sensata per cambiare il nome, siete in buona
compagnia.
I maligni dicono che intorno a Palladium si erano levate talmente
tante proteste che l’immagine pubblica del progetto doveva subire un
restyling radicale: chiamiamolo con un altro nome e penseranno
che è una cosa nuova, insomma. Di certo “Palladium”
si prestava meglio agli slogan anti-Microsoft di quanto si presti il
nuovo nome: provateci voi a dire “No alla Next-Generation
Secure Computing Base!”.
Ciao da Paolo.
Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.