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[IxT] Zio Bill finanzia la “progettazione intelligente” o la pseudoscienza?

Zio Bill e il Creazionista Occulto

Essere seduti su una montagna di soldi è sicuramente un problema invidiabile ma pur sempre un problema, soprattutto quando si tratta di decidere a chi donarli. E’ il caso di Bill Gates e di un curioso incidente della sua fondazione benefica, che ha infatti donato oltre nove milioni di dollari al Discovery Institute, il cui sito sostiene la dottrina dell’“Intelligent Design” o “progettazione intelligente”.

Chiarisco subito per i maligni: la “progettazione intelligente” non è quella del software di zio Bill, sulla quale calo ovviamente un velo pietoso (basta considerare il recente pasticcio del Windows Genuine Advantage), ma quella dell’intero universo.

Sta infatti prendendo piede in USA, ed è favorita dal presidente Bush, la tesi secondo la quale l’evoluzione non sarebbe sufficiente a spiegare tutti i fenomeni naturali osservabili, ergo è necessario presumere che dietro a certi fenomeni ci sia un “progettista”. Questa dottrina, secondo una recente dichiarazione di Bush, andrebbe insegnata a scuola accanto all’evoluzione, come teoria scientifica di pari dignità.

Me ne occupo in questo articolo non soltanto perché c’è di mezzo Bill Gates, ma perché nei mesi a venire sarà un tema sul quale inevitabilmente circoleranno molte bufale ed equivoci: il problema, infatti, è che la “progettazione intelligente” non è una teoria scientifica, anche se viene propugnata come se lo fosse. E’ un assunto religioso o filosofico, rispettabile in quanto tale, ma fuori luogo in un contesto scientifico.

Alla “progettazione intelligente” mancano infatti i requisiti per farne una teoria scientifica. Per esempio, una teoria scientifica deve poter essere messa alla prova e deve fare delle previsioni verificabili; se non lo fa, non è una teoria scientifica, punto e basta. Le regole del gioco sono queste.

Prova e previsioni sono invece impossibili con la “progettazione intelligente”, che sostanzialmente si limita a dire “il mondo è così perché qualcuno l’ha fatto così”. Può anche darsi, ma è una congettura per nulla utile alla maggiore conoscenza della natura. E’ come rispondere alla naturale curiosità di un bambino dicendogli sempre “perché sì, e non discutere”.

Paradossalmente, anche se Bush ritiene che questa dottrina sia un modo rispettabile per introdurre il creazionismo religioso come materia obbligatoria di studio (alla faccia della separazione fra stato e religioni), non c’è nulla nella “progettazione intelligente” che specifichi o dimostri che il “progettista” è il Dio cristiano, ebraico o islamico o un’altra divinità: più semplicemente, la “progettazione intelligente” rifiuta l’idea che la vita si sia evoluta per caso e “risolve” il problema postulando un imprecisato “progettista intelligente”, che potrebbe pertanto essere benissimo un extraterrestre, il Grande Puffo o il Mostro Volante di Spaghetti.

La “progettazione intelligente”, insomma, di per sé non appoggia la religione in alcun modo (anche se i suoi sostenitori ammettono apertamente che si tratta di un cuneo, un Wedge come lo chiamano loro, per imporre il creazionismo), ma semplicemente confonde le acque: è pseudoscienza ed è anche cattiva religione, perché mina il concetto di fede (che diventa inutile se ci sono le prove scientifiche dell’esistenza di Dio).

Ma sto divagando: torniamo all’incidente di Zio Bill. La sua fondazione benefica probabilmente era all’oscuro di tutta quest’attività pseudoscientifica del Discovery Institute, dato che la donazione è stata fatta a favore di un progetto di ricerca per lo sviluppo equilibrato dei sistemi di trasporto negli USA organizzato dal Discovery Institute stesso. Però un’occhiatina al sito, prima di cacciar fuori tutti quei milioni, poteva anche darla, magari immettendo “evolution” come parola chiave e trovandovi decine di sermoni anti-evoluzionisti che c’entrano decisamente poco con la politica dei trasporti.

Speriamo sia semplicemente un incidente di percorso: altrimenti, di questo passo, c’è il rischio che comprando prodotti Microsoft si finanzino involontariamente movimenti pseudoreligiosi, santoni, sensitivi e cartomanti. Dopo Windows Vista, avremo Windows Veggenza?

Aggiornamento


Siccome quest’articolo ha sollevato alcuni dubbi da parte di credenti, chiarisco un paio di concetti:

  • l’evoluzione è stata dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio. C’è una massa di dati schiacciante di origine genetica, fossile e storica che la conferma. Basta prendere un ceppo di batteri e lasciarlo evolvere in laboratorio sottoponendolo a stimoli ambientali differenti. Le zanzare di oggi, giusto per fare un esempio che ci coinvolge spesso, sono più resistenti agli insetticidi dei loro progenitori per via della selezione naturale.
  • l’evoluzione non è incompatibile con un disegno divino. Anzi, personalmente trovo molto più affascinante e grandiosa l’idea di un Creatore talmente bravo da creare un universo primigenio che già contiene tutto il necessario (leggi fisiche, energia, materia) dal quale scaturirà la vita in infinite varietà, piuttosto che un Dio che crea il mondo e gli animali direttamente (e mette i fossili nelle rocce per farci un dispetto?). Immaginate un giocatore di biliardo che con una sola, magistrale stoccata iniziale manda tutte le palle in buca, e uno che invece le prende una per una e le infila a mano nelle buche. Qual è più grandioso e ammirevole?
Windows OEM senza computer? OK per Microsoft, illegale per BSA

Windows OEM senza computer? OK per Microsoft, illegale per BSA

Legale comperare in Svizzera Windows OEM sfuso? Microsoft: sì. BSA: no

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “info” e “antongiulio”.

Nella puntata precedente del Disinformatico radiofonico ho parlato del problema e della confusione che circonda il mondo delle licenze del software, descrivendone le clausole talvolta demenziali che hanno ispirato il titolo Licenze da uccidere della puntata (che è temporaneamente scaricabile in podcast).

In particolare, avevo ricevuto una risposta chiara e inequivocabile dal servizio clienti Microsoft in Svizzera: sì, mi è stato detto, è legale la prassi, diffusa appunto in Svizzera, di vendere da sola la versione OEM di Windows (quella normalmente abbinata a un computer), e una copia acquistata in questo modo è legalmente utilizzabile anche all’estero, con risparmi fortissimi sui costi di licenza. Questa prassi è lecita, ha detto sempre il servizio clienti Microsoft svizzero, nei “paesi di lingua tedesca” (in originale “German-speaking countries”, perché ci siamo parlati in inglese).

Ma avevo girato la stessa domanda anche alla Business Software Alliance, l’organizzazione “leader nella promozione di un ambiente online sicuro e conforme alla legge” e “portavoce dei settori software, hardware e Internet presso gli enti governativi e i consumatori finali nei mercati internazionali” (fonte) che ha fra i propri membri Adobe, Apple, Autodesk, Dell, HP, IBM, Intel, McAfee e la stessa Microsoft. In teoria la BSA dovrebbe sapere quali sono le regole delle licenze dei suoi membri. Eppure la risposta della BSA, giunta dopo la trasmissione, è completamente contraddittoria rispetto a quella di Microsoft.

Il signor Hoeppner, della BSA, mi ha infatti risposto che tutto dipende dalla lingua della versione di Windows Vista OEM. Se è una versione in tedesco, l’offerta di acquisto “potrebbe anche essere autentica e legale”. Ma “con tutte le altre lingue, tuttavia, la vendita di versioni OEM di Vista è permessa soltanto insieme all’hardware associato”.

E’ possibile che per “hardware associato” si intenda anche soltanto un disco rigido o un mouse, come dicono i rivenditori? Mistero. Resta il fatto che alla fine della fiera, il consumatore resta totalmente disorientato. Se neppure Microsoft e BSA sanno cosa è legale e cosa non lo è, che speranze ha l’utente di avere la certezza di essere in regola?

Sono regole confuse e contraddittorie come queste che stimolano il disinteresse verso il rispetto delle licenze e la disinvoltura nei confronti della pirateria del software e al tempo stesso spingono gli utenti che vogliono essere onesti verso le soluzioni semplici del software libero, che è copiabile, scaricabile, distribuibile senza alcuna limitazione.

Antipirateria Microsoft presto obbligatorio

Antipirateria Microsoft presto obbligatorio

Windows Genuine Advantage cambia e diventa un obbligo

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

The Register riferisce che il sistema antipirateria di Microsoft, denominato Windows Genuine Advantage, ha subito da circa una settimana un aggiornamento importante. Questo sistema, infatti, aveva causato molte perplessità per la sua abitudine di mandare a zio Bill informazioni sul contenuto dei computer degli utenti e soprattutto per la sua propensione a segnalare come illegali molte installazioni di Windows che erano in realtà perfettamente legittime (circa il 22%).

Nelle mani di un utente sgamato, questi avvisi non sono un dramma, ma mettetevi nei panni del consumatore medio che si trova con un avviso che lo accusa di pirateria e non sa come venirne fuori. Il bello è che l’avviso di illegalità può comparire anche su un computer precedentemente dichiarato “pulito” se ne cambiate un componente.

Aggiornamento: va chiarito che Windows continua a funzionare anche dopo la comparsa dell’avviso e non blocca l’installazione di programmi.

Ora WGA ha una terza opzione più soft: invece di classificare l’installazione di Windows (specialmente XP) come “legale” o “illegale”, può anche darvi un verdetto di “forse illegale”. Questo ridurrà il numero dei cosiddetti “falsi positivi”, ma non so se allevierà le perplessità e preoccupazioni degli utenti che ci tengono a essere in regola.

Un’altra novità importante è che finora Windows Genuine Advantage è stato un software facoltativo, ma verrà reso gradatamente obbligatorio nell’ambito degli aggiornamenti di sicurezza di zio Bill “nelle prossime settimane o nei prossimi mesi”, dice The Register.

Antivirus Microsoft mangia la posta di Outlook

L’antivirus di Microsoft fa sparire tutta la posta di Outlook se vi trova un virus

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “fabrizio.balestr****” e “fabiotechnologies”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Mentre gli utenti Windows si godono una inconsueta pausa nel ciclo degli aggiornamenti mensili di sicurezza, probabilmente dovuta alla concomitanza di un aggiornamento che gestisce il nuovo calendario dell’ora legale statunitense, giunge la notizia che l’antivirus di Microsoft, Windows Live OneCare (50 euro/anno per tre computer, comprensivo di firewall, backup e altre funzioni di sicurezza), ogni tanto si “mangia” la posta di Outlook.

Lo segnala per esempio Appscout.com, che fornisce anche la spiegazione di questo bizzarro comportamento dell’antivirus Microsoft: se ricevete con Outlook un e-mail infetto, OneCare si accorge che il file contenente tutti i messaggi contiene del codice virale e quindi va messo in quarantena, come si fa con qualsiasi altro file infetto. A modo suo, il comportamento è logico, anche se inatteso e decisamente poco gradito per esempio dai partecipanti al forum di OneCare.

La buona notizia, insomma, è che la posta non viene cancellata, ma soltanto spostata: l’importante è ovviamente saperlo e quindi non disperarsi. Non è un debutto molto felice per l’antivirus Microsoft: speriamo sia soltanto un problema di dentizione.

Aggiornamento: come potete leggere nei commenti, Microsoft ha rilasciato un aggiornamento di OneCare per risolvere la magagna. Il commento include anche le istruzioni per ripristinare i file di posta messi erroneamente in quarantena.

Antivirus Microsoft, sistemata la magagna mangiaposta

OneCare, l’antivirus Microsoft non mangia più la posta

Microsoft ha sistemato il problema del suo antivirus Windows Live OneCare che metteva in quarantena l’archivio di Outlook se conteneva un virus, dando l’impressione che fosse stata cancellata tutta la posta. Ricevo da Microsoft e giro queste istruzioni per risolvere l’intoppo.

Domenica 11 Marzo, il team di Windows Live OneCare ha rilasciato un
aggiornamento del modulo anti-malware atto a risolvere la problematica relativa
al comportamento di OneCare che faceva si che alcuni file di Outlook (.pst) o
Outlook Express (.dbx) contenenti file infetti, venissero erroneamente messi in
quarantena.

Gli utenti di Windows Live OneCare che dispongono di una connessione ad
Internet hanno ricevuto (o riceveranno alla prima connessione) l’aggiornamento
automaticamente. Ci scusiamo per ogni inconveniente che questo problema possa
aver causato.

Grazie alla sua funzionalità di aggiornamento automatico, non solo della
definizione Virus e Spyware, ma anche dei moduli che compongono il client
stesso, Windows Live OneCare si aggiorna automaticamente e non è richiesta
alcuna azione all’utente.

Per chi volesse verificare manualmente l’avvenuto aggiornamento è possibile
farlo seguendo la procedura qui indicata:

  1. Fare clic su “Modifica impostazioni di Windows Live OneCare” nella colonna
    di sinistra della schermata principale di OneCare
  2. Fare clic sulla scheda “Registro Eventi” in alto a destra
  3. Fare clic su “Crea registro di supporto”
  4. Scorrere “Protezione da Virus e Spyware” e verificare la versione del
    “Modulo di gestione AM”. Se il numero che compare è pari o superiore a “2306” (dopo 1.1 – come ad esempio: Modulo di gestione AM:(1.1.2306.0) – il modulo è stato già aggiornato. In caso contrario il modulo necessita di essere
    aggiornato. Per effettuare l’aggiornamento, verificare che il computer sia
    connesso a Internet, fare clic su “Controlla aggiornamenti” nella sezione
    Protezione avanzata della schermata principale di Windows Live OneCare. OneCare scaricherà ed installerà gli aggiornamenti.

Raccomandiamo agli utenti ai quali i file .pst di Outlook o .dbx di Outlook Express dovessero essere stati messi in quarantena, prima che l’aggiornamento fosse stato distribuito, di procedere al ripristino delle proprie e-mail seguendo i passi sotto elencati:

  1. Chiudere Outlook o Outlook Express
  2. Fare clic su “Modifica impostazioni di Windows Live OneCare” nella colonna
    di sinistra della schermata principale di OneCare
  3. Fare clic sulla scheda “Virus e spyware” in alto
  4. Fare clic su quarantena in basso a sinistra. Selezionare il file .pst o .dbx e fare clic su Ripristina.

Le info in inglese sono qui.

Radio: EMI vende MP3 senza lucchetti; Google Maps fa il matto; pesci d’aprile e falle IE

Disinformatico radio: EMI rinuncia (in parte) al DRM, Google colpito dalla Maledizione di Haugesund, pesci d’aprile informatici, cursore assassino per Internet Explorer

Come ogni martedì, l’edizione radio del Disinformatico va in onda in diretta sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, ricevibile anche in streaming in tempo reale (Real Audio) e in differita come podcast. Ecco i temi della puntata di oggi:

  • La clamorosa scelta di EMI di vendere musica online di qualità superiore e senza lucchetti anticopia (DRM). Come reagiranno i consumatori? L’eliminazione degli odiati lucchetti aumenterà le vendite di questi brani più fruibili o incrementerà la pirateria?
  • I migliori pesci d’aprile storici del mondo informatico, e una menzione speciale per un pesce d’aprile vintage che riguarda da vicino il Canton Ticino.
  • Google Maps colpito dalla Maledizione di Haugesund come Microsoft: le indicazioni stradali sono, in alcuni casi, decisamente eccentriche, come quando vi viene chiesto di attraversare a nuoto l’Atlantico.
  • Falla di sicurezza in Internet Explorer: un cursore animato appesta la Rete così tanto da spingere Microsoft a preparare un aggiornamento di sicurezza straordinario. Come difendersi e come accorgersi di eventuali infezioni virali.
Radio: prova in diretta di Linux

Radio: prova in diretta di Linux

Disinformatico radiofonico: domattina installazione live di Linux. Come va, va!

Domattina la puntata del Disinformatico radiofonico (ore 11, Rete Tre della RTSI, in streaming e podcast) è tutta dedicata a Linux, anche alla luce della notizia che Microsoft accusa Linux di violare 235 suoi brevetti.

Parleremo di queste e altre questioni riguardanti Linux e il software libero mentre facciamo un esperimento in diretta: prendiamo un vecchio laptop generico e proviamo ad installarci Linux. Funzionerà? Riconoscerà tutti i componenti interni ed esterni? Quanto tempo ci vorrà? Avere Linux preinstallato e preconfigurato, come promette Dell, farebbe molta differenza? Lo scopriremo in diretta insieme, senza rete: come va, va. Spero di poter documentare l’installazione con un po’ di foto in tempo (quasi) reale.

In attesa dell’esperimento, vi racconto i preliminari: il laptop (lo vedete nella foto qui accanto) è un Acer Travelmate 230, classe 2003: Celeron 1,7 GHz, 256 MB RAM, 20 GB di hard disk, venduto con Windows XP Pro. Niente wireless, ma soltanto una porta Ethernet, due porte USB, una parallela, un modem interno e due alloggiamenti PCMCIA.

Viste le caratteristiche tecniche non certo vivaci del laptop, ho scelto di sperimentare Xubuntu, una distribuzione light di Linux Ubuntu. Mi sono procurato il CD di installazione di Xubuntu 7.04 scaricandone l’immagine ISO (565 MB) tramite Bittorrent dall’apposito link Bittorrent sul sito di Ubuntu in una mezz’oretta scarsa di download (ah, le gioie della banda larga). Fatto questo, l’ho masterizzato sul mio Mac Mini.

Per gli utenti Mac che non hanno mai masterizzato un’immagine ISO, spiego brevemente la procedura: in Disk Utility (Utility Disco), dal menu Archivio ho scelto Apri immagine disco, e ho selezionato il file ISO appena scaricato; poi ho selezionato l’immagine ISO nell’elenco di Utility Disco e ho cliccato su Masterizza.

Fatto questo, ho spianato il laptop usando il CD bootable di Gparted (so per esperienza che installare sopra un partizionamento fatto da Windows spesso causa problemi), l’ho spento e l’ho messo nella borsa per portarlo in studio insieme a un po’ di carabattole di supporto per la diretta.

Vedremo che succede domattina!

Addendum

Qualche dettaglio sulla procedura di Gparted: si avvia il computer da CD, si sceglie la prima opzione del menu grafico, si sceglie la keymap della lingua desiderata (21 e poi 14 per quella italiana). Si usa Delete sulla o sulle partizioni e poi si clicca Apply per applicare le modifiche. Si conferma cliccando ancora su Apply nella richiesta di conferma. Exit, poi Eject & Reboot.

Occhio al falso bollettino di sicurezza Microsoft

Occhio al falso bollettino di sicurezza Microsoft

Cavallo di Troia nella mail che si spaccia per aggiornamento Microsoft

Evitate tassativamente di cliccare sui link presenti in qualsiasi e-mail che s’intitola “Microsoft Security Bulletin MS07-0065” e dice di offrire un aggiornamento di sicurezza per Windowsm scaricabile tramite il link fornito. Il link, infatti, porta in realtà a un cavallo di Troia (Trojan horse) e ovviamente non è affatto originato da Microsoft, ma da uno spammer che sta intasando le caselle di posta di tutti.

Il messaggio è particolarmente persuasivo perché contiene il logo di Microsoft e terminologia dall’aria molto seria e tecnica: sfrutta insomma il social engineering per far abbassare la guardia all’utente, e soprattutto fa leva su coloro che magari si ritengono un po’ meno sprovveduti perché sanno l’inglese e sanno che è importante aggiornare sempre il proprio sistema operativo con le patch di sicurezza.

Maggiori dettagli sono qui (in inglese): The Register, The Inquirer e soprattutto Sophos (con immagine del messaggio-trappola). Non ha comunque effetto su chi usa sistemi operativi differenti da Windows.

Microsoft perde l’appello antitrust

Il Tribunale di Primo Grado UE conferma: Microsoft ha abusato della propria posizione dominante

Un ostacolo in meno per convincere Microsoft a comportarsi correttamente in base alle proprie responsabilità di monopolista di fatto: il Tribunale di Primo Grado ha confermato pressoché integralmente i risultati dell’indagine e della sentenza antitrust UE del 2004, che accusavano Microsoft di abusare della propria posizione dominante nei sistemi operativi per creare nuovi monopoli nel settore dei server e del lettori di media, impedendo lo sviluppo della libera concorrenza.

Nell’immediato, per gli utenti Microsoft non cambia granché. Microsoft ha ancora due mesi di tempo per un ulteriore appello. Ma l’idea che Microsoft sia obbligata a condividere le specifiche delle tecnologie che finora ha usato per tenere fuori dal mercato i concorrenti fa già esultare, per esempio, la Free Software Foundation e gli autori di Samba (software che consente anche a sistemi non-Microsoft di condividere file e risorse con PC Windows).

The Register nota che il Tribunale ha rilevato che “Microsoft in effetti non ha fornito ai concorrenti informazioni sufficienti a consentire l’interoperabilità efficace dei server. Non ha dimostrato che le API costituivano proprietà intellettuale o che distribuirle gratuitamente avrebbe avuto un effetto negativo sulla sua capacità di innovare.”

Sto raccogliendo tutti i dettagli e preparando un articolo che pubblicherò domani insieme all’edizione radio del Disinformatico.

L’antivirus di zio Ballmer

L’antivirus di zio Ballmer

Debutta Security Essentials, il nuovo antivirus di Microsoft

Dal 29 settembre scorso, gli utenti di Windows XP, Vista e 7 possono scaricare gratuitamente dal sito apposito di Microsoft un programma, chiamato Security Essentials, che oltre alla protezione contro i virus informatici veri e propri offre anche tutela contro altri tipi di minaccia informatica, come i trojan horse, i rootkit e lo spyware.

Security Essentials non fa parte degli aggiornamenti automatici di Windows: non ha data di scadenza o periodi di prova. L’unica limitazione è che il software verifica che il Windows sul quale viene installato abbia una regolare licenza d’uso. Se avete già installato altri prodotti antivirus, Security Essentials può andarvi in conflitto e quindi occorre rimuoverli seguendo le apposite istruzioni fornite da Microsoft.

L’uso di Security Essentials non sostituisce il firewall, non offre protezione contro il phishing. Naturalmente occorre continuare ad installare gli aggiornamenti di sicurezza del sistema operativo e del browser man mano che si rendono disponibili e a comportarsi in modo informaticamente prudente. L’aggiornamento di Security Essentials per riconoscere nuove minacce è automatico, come avviene con qualunque antivirus, ed è gratuito.

Security Essentials è il secondo tentativo di Microsoft di entrare nel mercato degli antivirus: il primo, Windows Live OneCare, era a pagamento ed è stato ritirato a giugno 2009 senza aver raggiunto quote di mercato significative. Non è l’unico gratuito: ci sono alternative come AVG, Avast, Avira, che oltretutto non fanno domande sulla licenza d’uso di Windows.

Il prodotto di Microsoft ha suscitato recensioni positive: nei primi test effettuati dal laboratorio indipendente AV-Test.org si è dimostrato leggero, snello e capace quanto i principali antivirus gratuiti, soprattutto nell’evitare i falsi positivi, che sono uno dei problemi più seri in questo campo, perché se l’antivirus identifica erroneamente come infetto un file di sistema e lo mette in quarantena, il sistema operativo può smettere di funzionare.

Le critiche principali riguardano il fatto che l’antivirus di Microsoft non riattiva il firewall di Windows dopo che è stato disattivato da alcuni programmi ostili e che è risultato carente nel rilevamento delle minacce informatiche basato sul comportamento (behavior-based detection), che è una delle tendenze moderne degli antivirus ma è assente anche in molti altri antivirus gratuiti. Invece di identificare i virus e le minacce in base alla loro “impronta digitale” e dipendere quindi da un archivio di “impronte” già schedate che giocoforza è sempre in ritardo, questa tecnica si propone di identificare i software ostili in base a quello che fanno: connessioni anomale, cancellazioni o scritture in aree sensibili del sistema operativo, e così via sono sintomi di un potenziale virus.

Naturalmente le società che producono antivirus temono parecchio la discesa in campo del colosso Microsoft, ma qui in realtà c’è in gioco più che un mercato competitivo. Sono moltissimi gli utenti Windows che navigano senza alcuna protezione e finiscono vittima di virus e falsi antivirus truffaldini, e l’introduzione di un antivirus gratuito targato Microsoft, e soprattutto pubblicizzato massicciamente a differenza dei concorrenti, potrebbe avere lo stesso effetto benefico per l’ecosistema di tutta Internet che ebbe qualche tempo fa l’introduzione del firewall di Windows, grazie alla quale il problema diffusissimo dei worm fu praticamente eliminato. L’importante, insomma, è che gli utenti prendano l’abitudine di proteggersi.