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Windows 10, scaricamento imposto e nascosto anche a chi non lo vuole

Windows 10, scaricamento imposto e nascosto anche a chi non lo vuole

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/09/18 17:20.

Avete notato che ultimamente il vostro PC Windows è particolarmente pieno di dati e lo è anche la vostra connessione a Internet? La colpa potrebbe essere di Windows 10. Anche se non state usando Windows 10.

Infatti Microsoft, nell’intento di offrire a tutti gratuitamente la nuova versione del proprio sistema operativo, ha usato Windows Update per scaricare Windows 10 sui computer di tutti gli utenti delle versioni precedenti aggiornabili. Lo scaricamento, con conseguente occupazione di spazio su disco (fino a 6 gigabyte) e rallentamento della connessione, avviene che l’utente lo voglia o no. Tutti gli utenti che hanno attivato gli aggiornamenti automatici di sicurezza della propria versione di Windows, ossia la norma, si ritrovano così un “aggiornamento” che in realtà è un’intera versione nuova del sistema operativo. Una versione che magari non vogliono o non possono usare.

Con le capienze e le velocità di connessione medie di oggi qualche giga da scaricare solitamente non è un problema, ma immaginate la gioia che prova invece chi ha un PC portatile con disco a stato solido da poche decine di gigabyte (per esempio un Surface o altro tablet Windows), una connessione a Internet non veloce (per esempio cellulare, alberghiera o peggio ancora a consumo) oppure ha molti computer che tentano contemporaneamente e ripetutamente di scaricare gigabyte di dati. E se lo scaricamento non va a buon fine a causa dell’eccessivo volume di dati, viene ritentato all’infinito, creando un circolo vizioso.

A molti utenti quest’imposizione sta dando fastidio per il modo in cui viene fatta: Windows 10 viene scaricato in una cartella nascosta, per cui l’utente normalmente non può vedere cosa gli sta occupando spazio, e non c’è un’opzione facile che consenta di dire “No, grazie, non voglio installare o scaricare Windows 10”. Siamogeek ha pubblicato le istruzioni in italiano per bloccare questo scaricamento massiccio: non sono una passeggiata. Nei commenti qui sotto trovate altre varianti delle istruzioni. Buona fortuna.

Microsoft, 56 falle da turare subito. Fatelo

Microsoft, 56 falle da turare subito. Fatelo

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“Siamo nel 2015 e il tuo PC Windows può ancora essere fregato da una pagina web”, titola The Register. Premesso che in realtà non è un problema che affligge soltanto Windows, in effetti dovremmo chiederci come è possibile che tolleriamo computer, tablet, telefonini che possono infettarsi semplicemente aprendo una pagina Web. È come se i televisori esplodessero sintonizzandoli su un certo canale, o le lavatrici si disintegrassero inserendovi mutande di una certa marca, o le automobili cadessero a pezzi semplicemente entrando su una certa autostrada, e noi fossimo rassegnati ad accettare questo stato di cose, convinti che di meglio non si possa fare. Anzi, peggio che rassegnati: contenti di andare a comperare l’ennesimo gadget o installare l’ennesima versione di sistema operativo che continua ad avere un difetto così patetico.

Stavolta è il turno di Microsoft, che ha rilasciato ben cinquantasei correzioni di sicurezza per i propri prodotti, compreso il nuovissimo browser Edge. Ci sono rattoppi per Office, Internet Explorer e Windows 10, oltre che per le vecchie versioni di Windows (Vista, 7, 8 e 8.1). Nei dettagli tecnici di moltissime di queste correzioni viene spiegato che la falla è sfruttabile da un aggressore semplicemente convincendo l’utente a visitare una pagina web appositamente confezionata.

Almeno due delle falle turate vengono già sfruttate in questo momento dai criminali informatici per attaccare gli utenti, per cui non c’è tempo da perdere: aggiornatevi.

Debutta Windows 10, che fare? Per ora, assolutamente nulla

Debutta Windows 10, che fare? Per ora, assolutamente nulla

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Gratis, Menu Start, Cortana, Edge: queste sono le novità essenziali di Windows 10, ufficialmente disponibile per lo scaricamento da oggi. Ma se non siete affamati di novità a tutti i costi e non amate il rischio, oggi fate qualcos’altro. Lasciate che siano gli altri a farsi male per voi.

Non è una cattiveria nei confronti di Microsoft; è una regola di buon senso che vale per qualunque nuova versione di software. Per quanto sia stata collaudata in laboratorio e dagli utenti che l’hanno scaricata in anteprima, il vero banco di prova è l’installazione di massa in condizioni reali, che fa sempre saltar fuori qualche magagna.

Anche Windows 10 non sfugge a questa regola, come dimostrano i problemi di supporto alle popolari schede grafiche Nvidia o i guai con la sincronizzazione di OneDrive. Ars Technica elenca anche le incoerenze dell’interfaccia (almeno cinque stili differenti di menu, e molto altro) e critica (come fa anche The Register) il limite di 512 voci nel menu Start, per cui chi ha tante applicazioni (e con le suite di oggi, non è un numero implausibile) si trova con la casella di lancio app che non riconosce e non trova tutte le app.

C’è anche Wi-Fi Sense (Sensore Wi-Fi nella versione italiana, già presente sui Windows Phone), la controversa opzione (disattivabile, ma attiva per default) che permette di condividere automaticamente le password delle reti Wi-Fi con tutti coloro che sono nei nostri elenchi di contatti su Outlook.com, Skype o Facebook: d’accordo, la condivisione è cifrata e sono io a scegliere se attivarla la prima volta che mi collego a una specifica rete, ma perché mai dovrei voler offrire automaticamente accesso alle reti Wi-Fi che conosco, e farlo per tutti i miei contatti di Outlook o Skype o Facebook, senza poter scegliere i singoli contatti? E come nota l’esperto Brian Krebs, se affido la password della mia rete Wi-Fi a una persona che ha Wi-Fi Sense attivato (lo è per default), questa persona condividerà automaticamente la mia password con tutti i suoi contatti social, per cui anche i suoi “amici” (per me perfetti sconosciuti) potranno entrare nella mia rete Wi-Fi senza chiedermelo. Questa funzione è un disastro annunciato.

Gratis

Per chi ha già un “dispositivo idoneo” (come lo definisce Microsoft), aggiornarlo a Windows 10 sarà gratuito almeno per il primo anno. L’aggiornamento si scarica dal sito di Microsoft tramite Windows Update (e in molti casi è già stato scaricato automaticamente nei giorni scorsi): spariscono quindi molte delle complicazioni di licenza che frenavano gli utenti forse ancora più del costo delle versioni precedenti di Windows. Spariscono i CD/DVD di aggiornamento, perché Windows 10 si scarica da Internet (anche se sarà disponibile una chiavetta USB); ci sono anche le immagini ISO, che però richiedono una Product Key. La versione per telefonini di Windows 10 sarà disponibile gratuitamente per la maggior parte dei telefonini nei prossimi mesi.

Non è un gesto di disperazione: è deframmentazione del mercato. Del resto anche Apple distribuisce gratuitamente le nuove edizioni dei propri sistemi operativi. Microsoft ha bisogno di semplificare la selva di versioni di Windows ancora in uso. Moltissimi utenti sono rimasti fermi a Windows XP (nato 15 anni fa) o a Vista (che risale al 2008) o a Windows 7 (nato nel 2009) o a Windows 8 o 8.1 (2013-2014). Per esempio, Windows 7 è ancora usato dal 61% dei PC che si collegano a Internet; Windows 8 è fermo al 13%. Gli utenti non si aggiornano e questo costringe Microsoft a supportare troppe versioni dei propri prodotti, tanto che ora XP standard non riceve più aggiornamenti di sicurezza.

Offrire Windows 10 gratuitamente è un forte incentivo alla sua adozione che fa comodo a Microsoft. Un incentivo principalmente psicologico, peraltro, dato che la pirateria di Windows esiste da sempre e comunque la stragrande maggioranza degli utenti pagava Windows in modo impercettibile soltanto quando acquistava un nuovo PC con Windows preinstallato.

Cambia radicalmente anche la strategia degli aggiornamenti di Windows: per la maggior parte degli utenti, Windows 10 installerà le nuove funzioni, gli aggiornamenti di sicurezza e le correzioni dei prodotti Microsoft automaticamente, senza preavviso e senza inviti (che vengono sistematicamente ignorati, creando vulnerabilità puntualmente sfruttate dai criminali informatici). La modalità è simile a quella delle app degli smartphone, che normalmente si aggiornano senza l’intervento dell’utente. Gli utenti professionali e aziendali possono scegliere di disabilitare questo automatismo, in modo da evitare che un aggiornamento causi incompatibilità improvvise con il software o l’hardware di lavoro. Gli aggiornamenti saranno gratuiti per tutta la vita operativa del dispositivo.

I requisiti tecnici non sembrano eccessivi: se il vostro computer, tablet o telefonino supporta Windows 8, funzionerà anche con Windows 10. I PC richiedono almeno 1 gigabyte di RAM e uno schermo con risoluzione minima di 1024 x 600, per cui certi netbook potrebbero risultare incompatibili.

Persiste anche in Windows 10 la giungla delle versioni: ce ne saranno ben sette (Home, Pro, Mobile, Enterprise, Education, Mobile Enterprise e IoT Core), anche se la maggior parte degli utenti ne incontrerà una sola, la Home, sui PC.

Menu Start

L’odiatissima interfaccia a quadrettoni di Windows 8, che ha disorientato milioni di utenti in nome di una presunta semplificazione, viene drasticamente ridimensionata. Il menu Start, che per decenni è stato il punto di partenza sicuro e familiare per tutti gli utenti, con Windows 10 torna al proprio posto, anche se con qualche funzionalità supplementare che all’inizio può distrarre.

Cortana

La risposta di Microsoft a Siri, il popolarissimo assistente vocale di Apple, è considerata potente e flessibile, perlomeno in inglese; la versione italiana avrà probabilmente bisogno di un po’ di rodaggio. A differenza di Siri, Cortana offre una personalizzazione minuziosa, a patto che le permettiate di raccogliere informazioni su tutto quello che fate (cronologia di navigazione, archivio di mail, ricerche fatte in Rete, eccetera). Inoltre, invece di nascondere le proprie funzioni di ricerca come faceva Windows 8/8.1, Windows 10 mette una bella casella di ricerca direttamente nel menu Start.

Edge

Il nuovo browser di Microsoft per ora affianca, ma non sostituisce, Internet Explorer. È veloce e leggero, e sui computer dotati di schermo sensibile al tocco permette funzioni “wow” come l’evidenziazione e l’annotazione di una pagina Web semplicemente tracciando con il dito sullo schermo un cerchio intorno al brano che interessa. Come Google Chrome, ha una propria versione integrata di Flash.

Altre chicche da sapere

Windows 10 ha la funzione Continuum: cambia aspetto in base alla configurazione del dispositivo. Per esempio, se avete uno di quei laptop con schermo staccabile, quando c’è attaccata la tastiera si offre con pulsanti e menu piccoli e facilmente cliccabili e quando usate lo schermo da solo propone tasti più grandi, più facili da centrare con le dita. Le app di posta e calendario ora non sono più legate all’uso di servizi Microsoft come Exchange e Outlook.com. Il supporto per DVD o Blu-ray va installato a parte (ricorrendo a VLC, per esempio). Carini i desktop virtuali, ma c’erano già da anni in OS X e Linux. Sarà possibile importare app scritte per Android e iOS.

Che fare?

Aspettare. Non c’è nessuna fretta. Resistete alle lusinghe della pubblicità. Fate un backup in più dei vostri dati e portate il vostro partner a fare qualcosa di romantico, andate al cinema, spendete la giornata a fare beneficenza, restate a letto a dormire. Davvero. È solo una nuova versione di un sistema operativo, non è la cura per il cancro.

Fonti: ZDNet, TechRepublic, Ars Technica.

Archeoinformatica: la prima pagina Web di Microsoft compie vent’anni

Archeoinformatica: la prima pagina Web di Microsoft compie vent’anni

Quello che vedete qui accanto era l’aspetto della pagina iniziale di Microsoft.com vent’anni fa, nel 1994, quando la parte Web di Internet era ancora embrionale e doveva fare i conti con il fatto che le velocità di connessione degli utenti erano scarsissime rispetto agli standard di oggi.

Non stupitevi, quindi, se la pagina di allora sembra scarna e minimalista: all’epoca ogni byte pesava e, come racconta Microsoft, era normale che quella paginetta ci mettesse anche cinque secondi a caricarsi.

Operazione nostalgia: Microsoft ha rimesso online quella pagina in versione funzionante. Unica concessione alla modernità: i link oggi portano alla versione attuale del sito Microsoft.com.

Buone notizie: Microsoft e Symantec salvano 7 milioni di PC infetti

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente l’8/2/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Due giorni fa il lavoro coordinato di Microsoft e Symantec ha portato le autorità statunitensi a sequestrare in Virginia e nel New Jersey i server di un gruppo di criminali informatici che avevano infettato circa sette milioni di computer Windows, prendendone il controllo a distanza. I criminali monetizzavano i computer infettati comandandoli in modo che cliccassero sulle pubblicità e incassando una commissione su questi clic pubblicitari fasulli. I ricavi di quest’operazione ammontavano a circa 2 milioni di franchi (1.600.000 euro) nei due anni di attività.

I computer venivano infettati dal malware, denominato Bamital, solitamente perché gli utenti scaricavano copie di programmi alterati per includere Bamital (secondo la tecnica del trojan horse o “cavallo di Troia”). Una volta infettati, i computer dirottavano invisibilmente le ricerche fatte in Google, Bing e Yahoo verso siti gestiti dai criminali, che contenevano altri programmi infettanti capaci di sorvegliare e registrare le attività degli utenti, rendendoli ancora più vulnerabili per esempio ai furti d’identità.

L’intervento di Microsoft e Symantec ha bloccato l’attività della banda, ma non può rimuovere le infezioni dai computer colpiti da Bamital: quello è un compito che spetta agli utenti, che però spesso sono ignari di essere infetti. Così Microsoft ha modificato i server sequestrati dei criminali per fare in modo che i dirottamenti subiti dagli utenti di computer infettati portino a una pagina di avviso di Microsoft invece di portare ai siti-trappola gestiti dalla banda. Nella pagina di avviso, che è in inglese, con traduzioni in tedesco, spagnolo e francese, vengono proposti due programmi gratuiti di disinfezione.

Microsoft ribadisce i consigli consueti per evitare di essere coinvolti in queste truffe informatiche invisibili: installare un firewall e tenerlo sempre attivo, scaricare e installare gli aggiornamenti dei sistemi operativi e del software e installare un antivirus, tenendolo sempre aggiornato.

L’NSA raccoglie i dati di Microsoft SkyDrive. Se usate SkyDrive per i dati dei clienti, avete un grosso problema

L’NSA raccoglie i dati di Microsoft SkyDrive. Se usate SkyDrive per i dati dei clienti, avete un grosso problema

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “stefano.bene*” e “antoniopri*”.

Mikko Hypponen di F-Secure ha tweetato oggi quest’immagine tratta dal nuovo libro di Glenn Greenwald, No Place to Hide (“nessun posto dove nascondersi”), che documenta con nuove informazioni quello che sta facendo l’NSA con i nostri dati.

Fondamentalmente, risulta che a partire da marzo 2013 il sistema PRISM raccoglie i dati di Microsoft Skydrive. Questo è il risultato, dice il testo, di “molti mesi di lavoro dell’FBI con Microsoft per stabilire questa soluzione di tasking e di raccolta”. In altre parole, non è che i servizi di sicurezza USA prendono i dati degli utenti da Microsoft Skydrive di nascosto e contro il volere di Microsoft. C’è una collaborazione consapevole da parte sua.

Se la vostra azienda, il vostro studio medico, il vostro studio legale gestisce informazioni passando tramite Skydrive (magari perché usate un Windows Phone), avete un problema: non potete garantire ai vostri clienti la riservatezza di queste informazioni. Questo potrebbe avere implicazioni legali non banali.

Diciamola com’è: un governo straniero ci spia in massa. Lo sospettavamo da tempo, ma grazie a Edward Snowden ora lo sappiamo in dettaglio e sappiamo quanto è vasta e pervasiva questa rete a strascico di spionaggio da parte di un paese “amico”. Vogliamo continuare a far finta che sia il problema di qualcun altro?

Usate Internet Explorer con Flash? Male. Usate anche XP? Peggio

Usate Internet Explorer con Flash? Male. Usate anche XP? Peggio

C’è una vulnerabilità massiccia in Internet Explorer (tutte le versioni, dalla 6 alla 11) che, se combinata con Adobe Flash (come fanno in molti), consente a un aggressore di eseguire codice a piacere sul computer della vittima. La falla viene già sfruttata attivamente dagli aggressori informatici.

Chi usa Windows XP non riceverà mai nessun aggiornamento correttivo: gli altri lo riceveranno non appena Microsoft lo distribuirà. I dettagli sono su SiamoGeek e nel bollettino di Microsoft.

Questa, per quel che mi risulta, è la prima grande falla che viene resa nota e sfruttata concretamente dopo il termine del supporto di aggiornamento a Windows XP all’inizio di questo mese. Non dite che non eravate stati avvisati.

2014/05/02: Mai dire mai. Microsoft ha cambiato idea e ha incluso anche XP nell’aggiornamento di sicurezza che risolve questa falla.

Aggiornamenti urgenti per Flash Player e Internet Explorer 9 e 10; Windows XP sta per scadere

Aggiornamenti urgenti per Flash Player e Internet Explorer 9 e 10; Windows XP sta per scadere

Ci risiamo: è già ora di scaricare e installare un nuovo aggiornamento di sicurezza di Flash Player che tura una falla critica già utilizzata per attacchi informatici in Rete che hanno effetto su Windows, Mac e Linux. L’aggiornamento precedente risale soltanto a due settimane fa. L’avviso ufficiale di Adobe, pubblicato ieri, fornisce tutti i dettagli tecnici.

Per sapere se siete aggiornati, visitate questa pagina di Adobe con il vostro browser (o con ciascuno dei browser che usate): dovreste vedere l’indicazione che avete la versione 12.0.0.70 di Flash (per Linux la versione deve essere la 11.2.202.341). Se vedete un numero differente e inferiore, avete bisogno di aggiornarvi. Se usate Chrome o Internet Explorer 10 e 11, riavviateli e ricontrollate se siete aggiornati: questi due browser, infatti, scaricano automaticamente gli aggiornamenti e hanno solo bisogno di un riavvio per attivarli.

Se usate altri browser, potete scaricare manualmente l’aggiornamento andando alla pagina di download di Adobe e seguire le istruzioni che trovate lì. Dopo che avete installato l’aggiornamento, ricontrollate la situazione visitando di nuovo la pagina di test di Adobe.

Evitate, come sempre, i falsi aggiornamenti: adesso ne circola uno per Android che addirittura si fa pagare per l’aggiornamento, che in realtà è gratuito.

Se usate Internet Explorer 9 o 10, inoltre, c’è un bollettino di sicurezza Microsoft che segnala una falla in queste due versioni del browser. Il consiglio di Microsoft è di aggiornare Internet Explorer (usando Windows Update) e poi scaricare e installare questa correzione temporanea.

Fra l’altro, se siete ancora utenti di Windows XP, tenete presente che tra un mese e mezzo termina il supporto tecnico (Extended Support) da parte di Microsoft. Non ci saranno più aggiornamenti o correzioni di sicurezza: se ci sono falle, ve le tenete. È tempo di passare a un sistema operativo più recente.

Baco spettacolare in Excel 2007?

Baco spettacolare in Excel 2007?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questa è talmente grossa che nonostante le prime apparenti conferme faccio davvero fatica a darla per buona. Secondo varie fonti, come The Inquirer e Slashdot, Microsoft Excel 2007 sbaglia una semplice moltiplicazione. Un difetto non da poco, considerato che lo scopo per il quale si usa uno spreadsheet è appunto fare calcoli. Chiedo quindi il vostro aiuto, visto che non dispongo di Excel 2007.

Provate a immettere in una cella il calcolo “=850*77.1”. Il risultato giusto è 65535, ma Excel 2007 a quanto pare dice che è 100000 (OpenOffice.org fornisce il risultato corretto).

Provate anche altri calcoli che dovrebbero dare come risultato 65535:

=5.1*12850
=10.2*6425
=20.4*3212.5
=40.8*1606.25
=77.1*850
=154.2*425
=212.5*308.4
=308.4*212.5
=425*154.2

Segnalate i risultati dei vostri test nei commenti, anche con versioni di Excel differenti dalla 2007 e con altri programmi, e se trovate conferme del baco, mandatemi una schermata al solito indirizzo topone chiocciola pobox.com. Grazie!

Aggiornamento

Confermato. Ecco una delle tante schermate di Excel 2007 che mi avete mandato e per le quali vi ringrazio tutti (questa è quella di piefum: cliccatevi sopra per ingrandirla). Grazie anche per la segnalazione dello spiegone di Microsoft.

Microsoft dice che si tratta sostanzialmente di un mero errore di visualizzazione (“the issue is actually not in the calculation itself (the result of the calculation stored in Excel’s memory is correct), but only in the result that is shown in the sheet”) e che è già in preparazione una correzione.

La giustificazione, tuttavia, non risponde a una domanda che non è tecnica ma credo venga spontanea: come mai un programma a pagamento, prodotto supportato da un’azienda che incassa utili per oltre 1 miliardo di dollari al mese, fa una cosa di questo genere, mentre programmi gratuiti e sviluppati dagli smanettoni (come Openoffice.org, Gnumeric e altri) non la fanno? Oppure ci sono altri bachi, magari meno spettacolari ma anche peggiori, nei programmi alternativi?

Internet Explorer vulnerabile? Che confusione [UPD 2010/01/24]

Internet Explorer vulnerabile? Che confusione [UPD 2010/01/24]

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “k4ez4r” e “m_maccio”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

A proposito del recente articolo in cui segnalavo la vulnerabilità di Internet Explorer 6-8 che ha spinto il governo tedesco a sconsigliarne temporaneamente l’uso in seguito ad attacchi provenienti dal territorio cinese, ieri Microsoft Italia mi ha contattato offrendosi di chiarire i termini della questione.

Purtroppo il tempo mi è stato tiranno, per cui non ho potuto cogliere subito l’occasione. Ho chiesto qualche informazione scritta, e Microsoft Italia mi ha inviato una nota per la stampa in cui dice che “gli utenti delle recenti versioni di Internet Explorer sono al sicuro”.

Gli attacchi, secondo Microsoft, colpiscono solo gli utenti di Explorer 6. Chi usa Internet Explorer 8, la versione più recente di IE, non è “oggetto di attacchi conosciuti e di exploit grazie alle migliorate protezioni di sicurezza”.

L’azienda consiglia agli utenti che non hanno ancora aggiornato IE di farlo usando l’ultima versione (e questo mi pare il minimo per chiunque scelga di usare uno specifico browser), ma in ogni caso la nota non esclude una patch straordinaria rispetto a quelle a cadenza mensile regolare.

La nota segnala anche una pagina di Mclips.it, sito di blogger Microsoft, che offre un video di spiegazione (nel quale si ribadisce che solo IE6 su XP è vulnerabile all’exploit cinese) e parla di “clamore, davvero ingiustificato” intorno alla vicenda.

Il clamore indubbiamente c’è stato e dev’essere risultato piuttosto irritante per l’azienda: è infatti arrivata anche ai media generalisti (Corriere.it) la notizia della raccomandazione tedesca, e lo stesso è avvenuto per l’avviso dell’agenzia governativa francese CERTA, che si associa al consiglio tedesco di usare un browser alternativo in attesa della correzione da parte di Microsoft (“Dans l’attente d’un correctif de l’éditeur, Le CERTA recommande l’utilisation d’un navigateur alternatif”).

E’ senz’altro valida l’obiezione di Feliciano Intini, Chief Security Advisor di Microsoft Italia, che parte della colpa è delle aziende che hanno continuato a usare browser “paleolitici” e degli utenti che hanno visitato siti-trappola; però a questo punto il messaggio diventa un po’ confuso.

E’ vero che gli attacchi hanno riguardato bersagli molto precisi, ma ormai il codice dell’exploit sfruttato per commetterli, denominato Aurora da McAfee, è in circolazione (ed è già incluso nel software di penetration testing Metasploit). Quindi nulla vieta a qualche criminalucolo di adoperarlo su più vasta scala contro bersagli di altro genere. Quindi la necessità di vigilanza vale per tutti gli utenti e non solo per alcune utenze chiave delle grandi aziende.

Inoltre Microsoft dice ripetutamente nei comunicati che solo IE6 è vulnerabile a quell’exploit e che “gli utenti delle recenti versioni di Internet Explorer sono al sicuro”, aggiungendo anche una tabella molto esplicita. Ma l’advisory 979352 della stessa Microsoft dice che fra i software colpiti ci sono IE7 per XP e Vista e IE8 in Windows Vista e Windows 7. Idem dicasi per i siti di sicurezza informatica del governo tedesco e di quello francese. Lo stesso Mclips.it linka una segnalazione del CERT-spc italiano che contiene questa frase (evidenziazioni aggiunte): “risulta che soltanto la versione di Internet Explorer 6 sia particolarmente esposta all’exploit rilevato in Rete, mentre le versioni successive funzionanti sui sistemi operativi XP, Vista e SEVEN, risultano vulnerabili unicamente in condizioni difficilmente replicabili per l’utenza comune; le misure di protezione disponibili nelle nuove versioni di Internet Explorer e negli ultimi sistemi operativi Micosroft [sic], sono in grado di mitigare il pericolo derivante da questa vulnerabilità (veggasi bollettino del CERT-SPC).”

“Mitigare”, se non erro, non significa “eliminare”. Allora qual è la versione giusta? Solo IE6 su XP, o anche altri IE su altri Windows? Spero di avere maggiori chiarimenti domani.

2010/01/19

Feliciano Intini di Microsoft mi chiarisce via mail che gli risulta che “cambia l’effetto che l’exploit è in grado di produrre sulle diverse versioni… solo su IE 6 è tale da produrre un’esecuzione di codice da remoto tale da mettere a rischio gli utenti”.

2010/01/21

Microsoft ha rilasciato la patch che risolve la vulnerabilità. I dettagli sono in questo articolo.

2010/01/24

McAfee ha pubblicato un’analisi del protocollo di comunicazione utilizzato dall’attacco di origine cinese, denominato Aurora.