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Il 6 dicembre 1998 lo Shuttle Endeavour, partito due giorni prima dalla Florida, porta in orbita intorno alla Terra Unity, il primo modulo statunitense della Stazione Spaziale Internazionale, e lo aggancia a Zarya, il primo modulo russo, già parcheggiato in orbita: l’unione di questi due componenti dà formalmente il via alla costruzione nello spazio della Stazione.
L’equipaggio della Endeavour è composto dal comandante Robert D. Cabana, dal pilota Frederick W. Sturckow e dagli specialisti di missione Nancy J. Currie, Jerry L. Ross, James H. Newman e Sergei K. Krikalev e lavora alacremente per unire questi due grandi moduli: Unity viene estratto dal vano di carico dello Shuttle usando il braccio robotico e agganciato al portello stagno che sta nel vano di Endeavour; poi lo stesso braccio, comandato dagli astronauti, cattura Zarya e lentamente lo manovra fino ad accoppiarlo con Unity.
Ross e Newman effettuano ben tre passeggiate spaziali per collegare cavi, connettori e maniglie, per dispiegare le antenne che non si sono aperte correttamente e per installare il sistema di comando a distanza che consentirà ai tecnici a Houston di monitorare la Stazione; Krikalev e Curry sostituiscono una unità difettosa di Zarya.
Il 13 dicembre lo Shuttle si sgancia dalla Stazione, che rimane per il momento disabitata, e si prepara al ritorno sulla Terra; prima, però, gli astronauti scattano immagini come quella qui sotto, che mostra la posa della prima pietra (tecnologica) dell’attuale casa dell’umanità nello spazio. Passeranno ancora due anni prima che la Stazione venga abitata in permanenza, ma quest’avventura è cominciata in quel momento di diciassette anni fa.
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/12/01 23:55.
2015/09/03. Il viaggio nello spazio di Astrosamantha verrà raccontato al cinema in un documentario. Stanotte è stato messo online su Vimeo un trailer non ancora annunciato ufficialmente.
[2015/10/14: Il trailer è stato rimosso pochi giorni dopo la pubblicazione]
Inizialmente avevo pensato a un documentario non autorizzato, per via delle imprecisioni e delle immagini non pertinenti: la dicitura sbagliata “L’astronauta con il record di permanenza nello spazio” quando in realtà è il record femminile, non assoluto, e le riprese ripetute delle passeggiate spaziali, che Sam questa volta non ha fatto e che mostrano astronauti che non fanno parte del suo equipaggio. Mi aveva sorpreso anche l’uso di una S.r.l. per una produzione di questa importanza. Ma poco fa ho ricevuto conferma autorevole del fatto che si tratta di un documentario ufficiale e approvato ed è un progetto congiunto dell’ESA, dell’ASI e dell’Aeronautica Militare. La versione inglese del trailer è qui.
Sarà una gioia vedere l’esperienza spaziale di Sam su grande schermo. Così magari qualche zuccone sessista finalmente capirà quanto duro lavoro e quanto studio c’è dietro una missione nello spazio.
2015/10/14
Il trailer italiano originale è stato rimosso e quello inglese è stato reso privato, ma il 16 settembre scorso è stata pubblicata una nuova versione corretta dell’edizione italiana, scovata da dan, e del trailer in inglese. Nell’edizione italiana, al posto della dicitura sbagliata ora c’è, correttamente, la frase “La donna con il record di permanenza continuativa nello spazio”.
Inoltre il documentario è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma il 12 ottobre scorso alla presenza di Samantha ed è “scritto, diretto e prodotto da Gianluca Cerasola” (Sole 24 Ore). La voce narrante è di Giancarlo Giannini.
Nella scheda apposita di IMDB, attualmente assai scarna, la data di rilascio del documentario è il 25 ottobre prossimo e il titolo inglese è Astrosamantha, the Space Record Woman. La scheda della Festa del Cinema riporta che il documentario dura 83 minuti e che la fotografia è curata da Alberto Di Pasquale, il montaggio è opera di Marco Guelfi e la musica è di Fabio Mandarà. Qualche informazione in più è presso il sito della Morol Srl.
2015/12/01
C’è una scheda informativa su Astrosamantha presso Officineubu.com e il documentario verrà proiettato il 13/12 a Milano al Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo. L’uscita nelle sale è prevista attualmente per il 7 gennaio 2016. Sono in contatto con il regista per organizzare una proiezione anche in Svizzera.
Samantha Cristoforetti e Terry Virts hanno partecipato a un evento gestito da USAID, l’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, insieme al direttore della NASA Charlie Bolden, per parlare di come lo spazio aiuta i paesi in via di sviluppo offrendo loro, tramite progetti come SERVIR, quello discusso nel video, un accesso immediato a dati cartografici e rilievi satellitari che permettono di monitorare l’ambiente in modi altrimenti impossibili o economicamente insostenibili e gestirne lo sviluppo, le emergenze e le calamità naturali sulla base dei dati concreti e di una visione d’insieme del territorio.
Gli esperti convocati presentano casi molto reali: per esempio, la prevenzione di incendi e di alluvioni grazie ai dati provenienti dall’osservazione della Terra dallo spazio in zone altrimenti inaccessibili. Se le sorgenti dei fiumi che attraversano il tuo territorio sono in un altro paese, e con questo paese ci sono rapporti ostili, non puoi mandare i tuoi tecnici a monitorare i livelli dei fiumi a monte in casa d’altri; i dati da satellite sono gli unici che ti possono dare un preavviso sufficiente a salvare tante vite.
Se c’è una buona ragione per andare nello spazio, è proprio questa: sì, si va via dalla Terra, ma per poter aiutare la Terra.
Sam e Terry arrivano a circa 24 minuti dall’inizio e parlano fino a 32:30, quando c’è un video che spiega in concreto cosa si fa nello spazio per chi sta sulla Terra, narrato da Mae Jaemison, un’astronauta che fra l’altro ha partecipato a Star Trek. Il resto del video è un dibattito con vari esperti di assistenza ai paesi in difficoltà, al quale Terry e Sam intervengono solo brevemente a 58:00. Grazie a @rainmaker1973 per la segnalazione.
Ieri (17 settembre) Samantha Cristoforetti e uno dei suoi compagni di viaggio, lo statunitense Terry Virts, sono stati ospiti del museo Smithsonian, che ha trasmesso in diretta streaming questa loro bella chiacchierata in inglese, ricca di chicche e aneddoti. Il video è archiviato temporaneamente qui su Ustream: saltate pure i primi sette minuti e mezzo: sono solo musica d’attesa. La versione su Youtube va subito al sodo. Godetevi in particolare le magnifiche immagini nella parte centrale, che non richiedono traduzione.
Trovate un po’ di foto della chiacchierata qui su Flickr.
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Poche ore fa è comparso su Twitter questo strano annuncio dell’utente @AidynAimbetov:“Se volete vedere della gente nuda nello spazio per favore iscrivetevi a me e ritwittate prima del 12 settembre 2015. Servono 100K iscritti. #ISSNudeCrew”. Il tweet è stato cancellato poco dopo.
Aidyn Aimbetov è il nome di uno degli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. A prima vista sembrerebbe logico presumere che si tratti di un account falso, ma è seguito da ESA Space History e da Space Shuttle Almanac, due fonti solitamente attendibili nel settore astronautico.
Qualcuno ne sa di più? Ho già contattato le mie fonti astronautiche solite e segnalato la faccenda a @ESAoperations e @ShuttleCDRKelly, ma per ora non ho avuto risposte.
19:30. Secondo i tweet più recenti dell’account @AidynAimbetov, l’account sarebbe autentico e sarebbe stato violato temporaneamente grazie a password facilmente indovinabili (data di nascita e iniziali). Se confermato, che io sappia è il primo caso di furto di un account di un astronauta in assoluto e in particolare mentre l’astronauta è nello spazio.
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Il 2 settembre prossimo partirà dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, un razzo Soyuz che porterà nello spazio e alla Stazione Spaziale Internazionale tre astronauti: il Kazako Aidyn Aimbetov, il russo Sergei Volkov e il danese Andreas Mogensen. Ma a differenza dei lanci precedenti, questo volo impiegherà due giorni a raggiungere la Stazione invece di sei ore. Come mai?
È dal 2013 che le Soyuz hanno iniziato a raggiungere la Stazione in sei ore; prima la durata tipica del viaggio era appunto di due giorni, con tutti i disagi che questo comporta a causa delle dimensioni ridottissime del veicolo spaziale.
Da sinistra, Aimbetov, Volkov e Mogensen.
Credit: NASA.
La ragione di questo ritorno al passato, spiega l’ente spaziale europeo ESA, è che l’orbita attuale della Stazione è leggermente più alta del solito, perché la Stazione ha effettuato una manovra standard il 26 luglio per evitare un detrito spaziale. Questa maggiore quota (400 km di media), scrive l’ESA, rende più difficile raggiungere la Stazione in sole sei ore e quindi l’ente spaziale russo Roskosmos ha deciso prudenzialmente di tornare al profilo di volo lungo, relativamente meno impegnativo e definito“più sicuro e affidabile” da Roskosmos, che aggiunge che la manovra della ISS ha “cambiato notevolmente le condizioni balistiche”.
La giustificazione parrebbe però contraddetta dai dati storici orbitali della ISS, dato che nei mesi scorsi la Stazione era ancora più in alto: per esempio, all’arrivo di Samantha Cristoforetti, Terry Virts e Anton Shkaplerov con la Soyuz TMA-15M, a fine novembre 2014, la quota media della ISS era circa 412 km, e durante il volo della Soyuz TMA-16M, a fine marzo 2015, era di 401 km, come mostra questo grafico di Heavens-Above.com:
Probabilmente mi manca qualche dato che spiega la discrepanza: ho chiesto chiarimenti all’ESA.
La diretta streaming del lancio inizierà su NASA TV alle 23:45 EDT dell’1 settembre (le 5:45 del 2 settembre, ora dell’Europa centrale CET) e il lancio avverrà alle 00:37 EDT del 2 settembre (le 6:37 CET, 10:37 ora di Baikonur).
L’attracco al modulo russo Poisk della Stazione Spaziale Internazionale è previsto per le 3:42 EDT di venerdì 4 settembre (9:42 CET) e verrà anch’esso trasmesso in diretta streaming da NASA TV a partire dalle 9:00 CET. L’apertura dei portelli è prevista intorno alle 6:15 EDT (12:15 CET) e verrà trasmessa dalle 11:45 CET.
Grazie all’arrivo del nuovo equipaggio, gli occupanti della Stazione torneranno a essere nove; è da novembre del 2013 che non accade. Ma sarà una condizione molto temporanea, perché Mogensen e Aimbetov ripartiranno per la Terra il 12 settembre insieme a Gennady Padalka, che è già a bordo della Stazione e ne è l’attuale comandante. Il passaggio del comando allo statunitense Scott Kelly, già a bordo e impegnato in una missione di quasi un anno insieme al collega russo Mikhail Kornienko, avverrà il 5 settembre alle 2:40 EDT (8:40 CET).
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2015/08/28 8:18. Tra meno di un’ora tre astronauti della Stazione Spaziale Internazionale useranno il proprio veicolo Soyuz TMA-16M per un viaggio molto corto: lo traslocheranno da un punto di attracco a un altro della Stazione, come mostrato dallo schema qui accanto (che presenta soltanto la porzione russa della Stazione).
La Soyuz è attraccata da cinque mesi al modulo Poisk della Stazione, rivolto verso lo spazio (zenit) e verrà sganciata da Gennady Padalka, Mikhail Kornienko e Scott Kelly alle 3:12 EDT di oggi (9:12 in Europa centrale) per riattraccare circa 25 minuti dopo all’attracco longitudinale del modulo Zvezda.
Lo spostamento si rende necessario per consentire tra pochi giorni (il 4 settembre) l’arrivo piuttosto raro di un terzo veicolo spaziale Soyuz, la TMA-18M, che porterà a nove gli occupanti della Stazione, trasportando il russo Sergey Volkov, il primo astronauta danese Andreas Mogensen, e il kazako Aidyn Ambetov (che sostituisce la cantante Sarah Brightman). L’altra Soyuz già attraccata è la TMA-17M che ha trasportato gli altri tre occupanti attuali della Stazione (Kononenko, Lindgren e Yui).
Per gli astronauti è un’operazione impegnativa, non solo perché è gestita manualmente dal pilota (in questo caso Padalka) ma anche perché devono predisporsi per l’eventualità di non riuscire a riattraccare e quindi tornare a Terra in emergenza. Inoltre è estremamente spettacolare, perché consente loro di vedere la Stazione da fuori in grande dettaglio da varie angolazioni, cosa che non fanno durante la manovra di arrivo o di partenza dalla Stazione.
La manovra, effettuata mentre la Stazione e la Soyuz volano a circa 28.000 chilometri l’ora, verrà trasmessa in diretta streaming da NASA TV. Se volete un’anteprima della spettacolare operazione, sentite cosa ne dice (in inglese) Luca Parmitano, che l’ha fatta nel 2013 con la Soyuz TMA-09M (“è la manovra che più ti avvicina a essere Luke Skywalker”, dice in questo video), e godetevi questo video della sua manovra: manca solo il Danubio Blu per farne una scena di 2001:Odissea nello spazio. Il video è accelerato di quattro volte rispetto alla realtà.
2015/08/28 18:25
È già disponibile il video della manovra di stamattina, completata con successo. La ripresa (pubblicata qui da Roskosmos) è fortemente accelerata rispetto alla realtà ed è stata realizzata con una videocamera GoPro:
Per chi chiedeva dettagli sulle ragioni del cambio di attracco, Spaceflight101 spiega che si tratta della necessità di mantenere l’avvicendamento corretto dei punti di attracco Poisk e Rassvet, che vengono usati a rotazione; inoltre solo questi due punti di attracco vengono usati per le Soyuz per via dei “requisiti per l’accesso ai moduli anteriori della ISS durante le passeggiate spaziali russe, che è possibile soltanto per gli equipaggi attraccati al modulo Rassvet” (non è chiaro nemmeno a me, ma sospetto che c’entri la gestione delle porte stagne che separano i moduli della Stazione e con il fatto che una Soyuz è progettata e certificata per restare nello spazio al massimo 210 giorni).
La Soyuz TMA-18M che arriverà il 4 settembre resterà attraccata al modulo Poisk per sei mesi, mentre la TMA-16M che è stata spostata oggi rientrerà il prossimo 11 settembre, riportando a terra Padalka (dopo sei mesi di permanenza a bordo), Aimbetov e Mogensen (che invece avranno trascorso sulla Stazione circa due settimane). In pratica questa volta gli equipaggi arrivano con una Soyuz e ripartono con un’altra, mentre di solito tornano usando quella con la quale sono arrivati.
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Expect to reach preliminary conclusions regarding last flight by end of week. Will brief key customers & FAA, then post on our website.
Elon Musk ha pubblicato poche ore fa il tweet citato qui sopra, in cui annuncia che si aspetta che le conclusioni preliminari riguardanti lo sfortunato lancio CRS-7, esploso il 28 giugno scorso durante l’arrampicata verso lo spazio per rifornire la Stazione Spaziale Internazionale, verranno raggiunte entro la fine di questa settimana.
Musk ha aggiunto che verranno dapprima notificati i clienti primari e la FAA e poi ci sarà un annuncio pubblico sul sito di SpaceX.
Intanto il sito NASA Spaceflight (non legato alla NASA) ha pubblicato un articolo dettagliato nel quale riassume gli incidenti precedenti di SpaceX (tre Falcon 1 persi uno dopo l’altro) e ricorda che l’industria aerospaziale non è per i deboli di cuore o per i pavidi che scappano davanti al primo insuccesso.
L’articolo segnala inoltre che “le telecamere d’inseguimento a lunga portata presso la base dell’aviazione militare di Cape Canaveral e al Kennedy Space Center hanno catturato l’incidente con dettaglio sufficiente a identificare la capsula Dragon che abbandona la ‘scena del delitto’, anche se la sua sorte era anch’essa segnata perché era destinata a un impatto ad alta velocità, non sopravvivibile, con la superficie dell’oceano.”
Sono stati recuperati “alcuni grandi frammenti” del veicolo. L’ipotesi prevalente, tutta da confermare, è che ci sia stato un problema nel sistema di pressurizzazione del secondo stadio e/o delle linee d’alimentazione del sistema stesso che ha portato a uno sbalzo importante di pressione, portando al cedimento strutturale dello stadio e quindi alla separazione della capsula Dragon.
Oggi due cosmonauti russi, Gennady Padalka e Mikhail Kornienko, usciranno all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale per delle attività di manutenzione che comprendono, fra l’altro, cose insolite come la pulizia di un finestrino (sporcato dallo scarico dei propellenti dei motori di manovra dei veicoli che hanno visitato la Stazione) e il lancio fuori bordo di un componente non più necessario: una manovra delicata, perché se non viene fatta con la forza e la direzione appropriate c’è il rischio che il componente resti in orbita, invece di rientrare e disintegrarsi, e torni a collidere con la Stazione.
La diretta su NASA TV inizierà alle 15:45 (ora dell’Europa Centrale) e durerà circa sei ore. C’è un video (in inglese) che spiega in sintesi le attività principali dell’escursione; maggiori dettagli, sempre in inglese, sono su Spaceflight101.com.
Questa sera alle 17:02 ET (23:02 italiane) un razzo Soyuz partirà dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, alla volta della Stazione Spaziale Internazionale, portando a bordo tre astronauti: da sinistra, lo statunitense Kjell Lindgren, il russo Oleg Kononenko e il giapponese Kimiya Yui. Si aggiungeranno agli astronauti già in orbita a bordo della Stazione: il comandante Gennady Padalka, Mikhail Kornienko e Scott Kelly. Il lancio sarà trasmesso in diretta e sarà possibile seguirlo in streaming presso NASA TV.
Il comunicato della NASA dice che i tre attraccheranno al modulo Rassvet della Stazione dopo quattro orbite intorno alla Terra, circa sei ore dopo la partenza, alle 22:46 ET (4:46 italiane di domattina). I portelli fra i due veicoli verranno aperti intorno alle 00:25 ET (6:25 italiane di domatina). Sia l’attracco, sia l’apertura dei portelli verranno trasmessi in diretta da NASA TV. I tre resteranno a bordo della Stazione fino alla fine di dicembre.