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Apple presenta iPhone maxi e pagamenti facili, ma niente Melarologio fino al 2015

Apple presenta iPhone maxi e pagamenti facili, ma niente Melarologio fino al 2015

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “gervasil*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ieri sera, su richiesta della TV svizzera che mi ha chiesto un’impressione a caldo (video) e non per diletto personale, ho seguito la presentazione dei nuovi prodotti Apple. Ci tengo a precisarlo perché di solito mi tengo lontano dal delirio di anticipazioni, indiscrezioni e voci di corridoio e da queste cerimonie da telepredicatori che hanno un gadget al posto della Bibbia e folle osannanti pronte ad applaudire qualunque sciocchezza venga propinata dal guru. Per carità, molti prodotti Apple mi piacciono e li uso intensamente, ma sono allergico alle esaltazioni acritiche di qualunque genere e trovo giornalisticamente discutibile regalare così tanta pubblicità a una marca.

A dire il vero, seguito è una parola grossa, perché lo streaming (riservato a utenti di software o dispositivi Apple) è stato un fallimento totale, e non solo per me: non andava proprio (immagine qui accanto), e quando andava c’era l’audio dell’interprete cinese, c’era un brano fuori sequenza o in ritardo di vari minuti oppure non c’era audio del tutto. Inguardabile. Per fortuna c’erano i liveblog di Ars Technica e di altri giornalisti presenti in sala, che hanno riferito cosa stava accadendo. Non è stata una bella figura, per un’azienda che gioca così tanto sull’immagine e sul mito del “funziona e basta”.

Sono stati presentati gli iPhone 6: due taglie (una da 4,7 pollici e una maxi da 5,5, denominata Plus; scaricate qui la sagoma stampabile per farvi un’idea). Vetro anche lungo i bordi? Se ho capito bene, pare un invito a rottura ancora più facilitata. Carino il sensore barometrico per misurare l’altitudine. Interessante il Voice over LTE. Intrigante l’handover delle chiamate da Wi-Fi a rete cellulare e viceversa. Notevole lo stabilizzatore ottico (solo sul Plus). Goloso il video al rallentatore fino a 240 fotogrammi/sec. Discutibile l’HDR sui video. Saranno offerti 128 GB di memoria massima. Arriva finalmente l’NFC che gli altri avevano già. iPhone 6 sarà disponibile dal 19 settembre in USA, Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Australia, Hong Kong, Singapore e Giappone, stando ai dati presentati ieri durante l’evento.

La novità più interessante dell’evento è quella di cui probabilmente si parlerà di meno: Apple Pay, il sistema integrato di pagamento che usa l’iPhone e il suo sensore d’impronta digitale come terminale di autenticazione per i pagamenti. Avvicini l’iPhone al terminale senza fili, appoggi il dito sul sensore, e i soldi vengono prelevati dalla carta di credito che hai memorizzato in un’area protetta del telefonino. Sui siti Web non devi più digitare i codici della carta e i dati personali per fare un acquisto: ci pensa Apple Pay. Nei ristoranti convenzionati puoi pagare il conto direttamente online. Apple dice di aver preso misure severe per non sapere cosa comprano gli utenti e non dare ai venditori i dati della carta (manda loro un codice usa e getta) e in caso di smarrimento dell’iPhone sospende automaticamente le carte di credito associate. Una bella sfida per Visa, Mastercard e soci.

Vengo, infine, all’iWatch, che non si chiama iWatch, ma Apple Watch (senza la classica “i” iniziale). Il “melarologio” (conio di @williwongi; io propongo iLora) in realtà non c’è ancora: quello che è stato mostrato è soltanto un prototipo, usato in condizioni strettamente controllate sul palco e poco funzionante (anche secondo Time) negli esemplari-demo mostrati o messi in mano ai giornalisti. Apple dice che sarà disponibile nei primi mesi del 2015. Niente orologio Apple per questo Natale, insomma.

Com’è lo smartwatch di Apple? Un po’ come tutti gli altri: è proprio il concetto di smartwatch che si scontra con alcuni limiti fisici, tecnici ed ergonomici, e il Campo di Distorsione della Realtà spesso usato da Apple non può cambiare le cose. Quanto durerà la batteria? Non si sa. Quanto sarà leggibile alla luce del sole? Non si sa. Si sa che costerà 350 dollari nel modello base: c’è un assortimento impressionante di varianti, cosa insolita per il Pensiero Unico di Apple. Ci sono due taglie (grande e meno grande) e vari materiali. Ma la sua forma quadrata serve a far vedere “guarda, sto indossando uno smartwatch”: è meno discreta della concorrenza che usa schermi circolari (Moto 360, per esempio). Apple ha azzeccato il valore di status symbol che ha da sempre l’orologio: non è uno strumento per indicare l’ora, è un indicatore sociale.

Per contro, sono interessanti le soluzioni d’interfaccia utente. Bella l’idea di usare la corona, un elemento dell’orologio che è familiare e rassicurante, come pulsante di comando, in modo da ridurre il tempo per il quale le dita coprono il minischermo. Interessante lo schermo sensibile non solo al tocco ma anche alla pressione. Siri integrato. Non c’è una fotocamera integrata, come c’è invece per esempio nei Samsung, utilissima per esempio per i giornalisti in condizioni difficili. Divertente, ma un po’ frivola, la trasmissione di dati in tempo reale da un Watch a un altro. I sensori di bordo includono il rilevamento delle pulsazioni, con ovvie applicazioni per il fitness digitalizzato, ma l’idea di mandare un ennesimo dato biometrico a un’azienda non mi entusiasma. Toglietevi l’Apple Watch prima degli amplessi e di altre attività analoghe, se non volete che vengano monitorate anche quelle.

La mia critica fondamentale agli smartwatch (di tutte le marche) è che sono un oggetto in più. Non sostituiscono il telefonino, di cui continuano ad avere bisogno: sono un suo accessorio, come lo è un auricolare Bluetooth. Questo significa che oltre a caricare ogni giorno lo smartphone dovrei caricare anche l’orologio. E così avrei due dispositivi con i quali rischierei di trovarmi a metà giornata con le batterie a terra, e due caricatori da portarmi in giro in viaggio.

Oltretutto non c’è molto che posso fare con lo smartwatch che non posso già fare (e soprattutto fare meglio) con il telefonino, a parte sbirciare i messaggi più discretamente o (nel caso di Apple Watch) avere una vibrazione che mi avvisa o mi guida e (forse) usare l’orologio come autenticatore di prossimità (mi avvicino al computer e il computer si sblocca senza dover digitare password, per esempio; idem per auto e camere d’albergo). Ci fosse stata la fotocamera, perlomeno avrei potuto scattare foto in modo discreto, ma non c’è.  E comunque i telefonini, tablet e orologi Apple restano ecosistemi chiusi, vincolati da DRM e altri sistemi proprietari. Solo i suoi computer ti lasciano installare applicazioni non benedette da Apple. Per ora.

Conclusione: bella mossa l’iPhone Plus, che colma il vuoto fra iPhone e iPad mini; molto rumore per nulla per Apple Watch; e Apple Pay è la vera novità che verrà sistematicamente ignorata, coperta dall’ossessione per il feticcio da polso.

Aggiornamento (11:40): The Onion, come sempre, centra in pieno quest’ossessione e la mette alla berlina, annunciando che Apple Watch “consente a chi lo indossa di fermare lo scorrere del tempo e farlo ripartire”, è “discreto, ma non così tanto che qualcuno possa scambiarlo per un orologio normale”, “disponibile in una varietà di colori e stili per consentirvi di esprimere la vostra sottomissione personale all’azienda di tecnologie dominante del pianeta” e offre “tutti i vantaggi di un orologio tradizionale che ha bisogno di essere caricato ogni 12 ore”. Le altre cattiverie veritiere le trovate qui.

Aggiornamento (2014/09/11): Telefonino.net segnala che l’iPhone 6 costerà in Italia 729€ (16 GB), 839€ (64 GB) e 949€ (128 GB). Il Plus costerà 839€ (16 GB), 949€ (64 GB), 1059€ (128 GB).

Antibufala: ti possono spiare dal cellulare anche quando è spento!

Antibufala: ti possono spiare dal cellulare anche quando è spento!

Credit: Jason Hidalgo

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Da anni circola la diceria che i servizi di spionaggio e di sorveglianza di vari paesi sarebbero in grado di usare un telefonino come un microfono per ascoltare le conversazioni altrui.

Questo, in sé, non sembra particolarmente implausibile dal punto di vista tecnico. Ma spesso la diceria si spinge a dire che questo genere d’intercettazione è possibile anche con il telefonino spento. Da qui è nato il gesto, secondo molti eccessivamente paranoico, di rimuovere la batteria dal cellulare prima di qualunque incontro riservato. Un gesto che sta diventando sempre più difficile, visto che molti smartphone tendono ad avere batterie non rimovibili.

Ma in una recente intervista trasmessa dall’emittente statunitense NBC, Edward Snowden ha confermato che l’NSA è realmente in grado di accendere uno smartphone “anche quando il dispositivo è spento”. Roba da brivido.

C’erano già segnalazioni in questo senso nel 2006: alcune marche di telefonini erano infettabili da remoto con malware che accendeva i loro microfoni e questa tecnica veniva usata nelle indagini antimafia.

Come è possibile un’intercettazione a telefonino spento? Una tecnica è installare sul cellulare un software-spia che simula lo spegnimento: quando l’utente preme il tasto di spegnimento, lo schermo si oscura o mostra un’imitazione del normale messaggio che invita a far scorrere il dito per confermare l’intenzione di spegnere e poi finge di spegnersi. Anche i pulsanti non rispondono più alla pressione.

Un’altra è il sabotaggio fisico dell’hardware: grazie alle rivelazioni di Snowden raccolte nel recente libro No Place to Hide (Sotto controllo) di Glenn Greenwald, sappiamo che l’NSA intercetta i dispositivi digitali (per esempio i router della Cisco) e li altera prima che arrivino agli acquirenti.

Come ci si difende? Si usa un telefonino con batteria rimovibile e si stacca la batteria, oppure si lascia l’apparecchio altrove (Snowden invita a metterlo in frigorifero, che è un luogo piuttosto insonorizzato e schermato). Se la batteria non è asportabile, per esempio nel caso di un iPhone, si può mettere il telefonino in modalità DFU, che spegne tutti i componenti tranne la porta USB: si collega l’iPhone a un alimentatore o a una porta USB di un computer e si tiene premuto il tasto di spegnimento; poi, dopo tre secondi, si tiene premuto il tasto Home. Entrambi i tasti vanno poi tenuti premuti per dieci secondi e infine si rilascia il tasto di spegnimento tenendo invece premuto il tasto Home per un’altra decina di secondi.

In questo modo l’iPhone è in una sorta di coma informatico e per rianimarlo occorre tenere premuto il tasto di accensione e il tasto Home fino a che compare il logo della Apple. In alternativa si può spegnere l’iPhone tenendo premuto il tasto Home e quello di accensione per dieci secondi: anche questo mette il dispositivo in una condizione di disattivazione profonda.

Certo, in teoria anche queste situazioni potrebbero essere simulate da un malware, ma sarebbe davver un malware previdentissimo: a quel punto si fa prima a lasciare l’iPhone in un’altra stanza o metterlo nel forno a microonde spento oppure nel frigorifero.

Fonti: Gizmodo, Ars Technica, Wired.

Jailbreak per iOS 6

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente l’8/2/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

È stato rilasciato Evasi0n, il software gratuito (sostenuto dalle donazioni libere) che usa un metodo molto sofisticato per fare il jailbreak, cioè togliere agli iPhone, iPad e iPod le restrizioni imposte da Apple con la versione più recente del sistema operativo di questi dispositivi, iOS 6, e quindi consentire ai proprietari di fare modifiche e installare app non approvate da Apple, per esempio per usare il dispositivo come modem o per usare sulla rete cellulare un’applicazione che Apple vuole limitare soltanto alle connessioni WiFi.

Evasi0n è disponibile per Windows (anche XP va bene), Mac OS X (dalla versione 10.6) e Linux. Usarlo è piuttosto semplice: per prima cosa bisogna fare una copia del contenuto del dispositivo usando iTunes (serve per poterlo ripristinare se per caso qualcosa va storto). Poi si disattiva la password del dispositivo e lo si collega via cavo a un computer sul quale c’è il software di Evasi0n.

Si lancia Evasi0n, si clicca su Jailbreak e si aspetta che il programma dica di lanciare la app di jailbreak che c’è ora sul dispositivo. Il dispositivo si riavvia e a questo punto si può lanciare l’app Cydia e installarla. Un altro riavvio e il procedimento è terminato: basta lanciare di nuovo Cydia per installare app di qualunque provenienza.

Va ricordato, però, che il jailbreak potrebbe violare le condizioni di garanzia di Apple e riduce la sicurezza del dispositivo: per esempio, se installate l’app SSH, chiunque può prendere il controllo del dispositivo se non cambiate la password predefinita, che è “alpine”; inoltre, siccome è possibile installare qualunque app, c’è il rischio di installare app infette, spione o difettose.

Attenzione, infine, a scaricare il programma di jailbreak direttamente dal sito Evasi0n.com e non da altre fonti: gli sciacalli della Rete stanno già disseminando false versioni del programma che sbloccano i dispositivi degli utenti, ma intanto li infettano.

“Oleg Pliss” blocca iPhone, iPod e iPad, poi chiede riscatto per sbloccarli

“Oleg Pliss” blocca iPhone, iPod e iPad, poi chiede riscatto per sbloccarli

Numerosi utenti, principalmente in Australia e negli Stati Uniti, si sono trovati con gli iPhone, iPad e iPod touch bloccati da un messaggio che chiede un riscatto di cinquanta o cento dollari o euro per sbloccarli. La richiesta è accompagnata dall’avviso “Device hacked by Oleg Pliss”. Il riscatto va inviato, stando alle istruzioni, a un indirizzo di mail di Hotmail, usando un codice di sistemi di pagamento online come Moneypack, Ukash o PaySafeCard; in altri casi va inviato a un account PayPal, che però risulta inesistente.

Il trucco usato in questo caso è particolarmente crudele: il fantomatico Oleg Pliss, infatti, utilizza alla rovescia la funzione Trova il mio iPhone (o iPad o iPod) offerta da Apple. Normalmente questa funzione viene usata quando il dispositivo viene smarrito o rubato e il proprietario vuole bloccarlo in modo da renderlo inservibile o perlomeno bloccare l’accesso ai dati contenuti nel dispositivo stesso. Oleg Pliss, invece, ha trovato il modo di attivare quest’antifurto (probabilmente violando gli account iCloud degli utenti) e di bloccare il dispositivo con un codice di sblocco che solo lui conosce, potendo così chiedere un riscatto per rivelare al legittimo proprietario il codice in questione.

Se vi capita un attacco di questo tipo, potete provare a cambiare i dati dell’Apple ID associato al dispositivo. Un’altra strada è fare un azzeramento del dispositivo, con conseguente perdita dei dati se non ne avete una copia di scorta.

La prevenzione, invece, richiede l’uso di password lunghe e uniche sugli account iCloud e l’attivazione della verifica in due passaggi (o autenticazione a due fattori, che impedisce a un aggressore di cambiare le impostazioni se viola un account): due precauzioni che è comunque saggio adottare a prescindere da questo attacco specifico.


Fonti: Sophos, Ars Technica.

iPhone, quali app consumano più dati?

iPhone, quali app consumano più dati?

Nella scorsa puntata del Disinformatico radiofonico, un ascoltatore, Paolo, ha chiesto in diretta se esiste un modo per monitorare con precisione il traffico di dati delle singole app su un iPhone. Gli avevo promesso una risposta dettagliata nella prossima puntata: eccomi qua.

Se l’iPhone (o iPad con modulo per reti cellulari) usa iOS 7 c’è una soluzione semplicissima: tutto il necessario è già installato. Infatti basta andare in Impostazioni, scegliere Cellulare e poi scorrere verso il basso fino a trovare la voce Utilizza dati cellulare per. Qui è possibile vedere l’utilizzo dei dati da parte di ogni singola app e da parte dei servizi di sistema.

In questa sezione dei menu di iOS7 è inoltre possibile azzerare il contatore dei dati (utile per vedere i consumi mensili) e bloccare la trasmissione dati per la singola app usando il selettore mostrato accanto all’app stessa. Il blocco non è possibile per i servizi di sistema: tuttavia è possible disattivare completamente la trasmissione dati su rete cellulare (usando il selettore Dati cellulare) oppure attivarla soltanto se si è sulla propria rete cellulare, evitando così le costose tariffe di roaming dati (basta usare il selettore Roaming dati).

Per chi fosse rimasto a versioni precedenti di iOS la cosa si complica un po’: è necessario usare app apposite, come My Data Manager (gratuita).

iPhone, iPad, iPod touch: come bloccare l’installazione app e gli acquisti in-app

iPhone, iPad, iPod touch: come bloccare l’installazione app e gli acquisti in-app

Ho ricevuto parecchie richieste, principalmente da genitori preoccupati, di descrivere in dettaglio come si impediscono l’installazione di app e gli acquisti in-app su iPhone, iPad e iPod touch. L’ansia generata dalla bufala di Talking Angela, i frequenti casi di addebiti inattesi per acquisti in-app sulla carta di credito associata all’iDispositivo e il risarcimento di 32 milioni di dollari da parte di Apple per acquisti in-app ingannevoli stanno finalmente attirando l’attenzione sul fatto che lasciare in mano a un bambino un dispositivo complesso dal quale è facile prelevare denaro con l’inganno non è una buona idea.

La descrizione seguente si riferisce a un iPad con iOS7, ma il principio generale vale anche per gli altri iDispositivi.

La prima cosa da fare è andare all’icona Impostazioni, scegliere Generali e poi Restrizioni. Poi bisogna abilitare le restrizioni, toccando Abilita restrizioni. Questo fa comparire la richiesta di un PIN di quattro cifre, che sarà noto soltanto al genitore e che non deve essere ovvio (niente data di nascita e niente 0000 o 1234 e simili). Quando lo impostate, il PIN va immesso due volte, per sicurezza.

A questo punto disattivate iTunes Store, iBooks Store, Installazione app, Eliminazione app e Acquisti In-App. Fra l’altro, già che ci siete, se preferite inibire anche le fotocamere integrate nell’iPad / iPod / iPhone, potete farlo qui disattivando Fotocamera e/o Facetime.

Per gli acquisti in-app è inoltre prudente, come ulteriore protezione, attivare la richiesta di password a ogni acquisto, invece di ogni 15 minuti: gli acquisti dovrebbero essere comunque bloccati, ma è meglio mettere una barriera in più. Andate in Impostazioni, Generali, Restrizioni, digitate il PIN e toccate Richiedi password. Qui potete toccare Subito e il gioco è fatto.

Se qualcuno tenta di indovinare il PIN, dopo sei tentativi falliti il dispositivo si blocca per un minuto. Passato il minuto, si ha una sola possibilità di ritentare e poi il dispositivo si blocca per cinque minuti.

L’iPhone compie sette anni: retroscena della demo che cambiò la telefonia

Sembra incredibile ma sono già passati sette anni da quando Steve Jobs svelò che Apple aveva sviluppato in segreto uno smartphone, con un effetto esplosivo sul design e sulle caratteristiche di tutta la telefonia mobile. Come raccontato da un bell’articolo del New York Times, i retroscena della presentazione dell’iPhone al Macworld Expo del 2007, a San Francisco, rivelano che in realtà al momento dell’annuncio lo smartphone di Apple era tutt’altro che pronto e stabile.

Jobs voleva a tutti i costi fare una demo reale, facendo telefonate, ascoltando musica e navigando su Internet, e mostrando sul megaschermo della sala quello che si vedeva sul touchscreen del prototipo, ma fu un rischio enorme: lo smartphone perdeva le chiamate, crashava o semplicemente si spegneva spontaneamente. Se si inviava una mail e poi si navigava in Rete, tutto bene: ma se queste operazioni venivano fatte in ordine inverso, erano guai. Tutti i componenti erano troppo instabili e nuovi. C’erano soltanto cento prototipi. Jobs provò la presentazione per cinque giorni.

Fu necessario barare: l’indicatore di segnale fu riprogrammato per indicare sempre e comunque cinque tacche, perché in caso di crash e riavvio della sezione radio il pubblico avrebbe visto il calo improvviso di segnale. La sezione WiFi dell’iPhone era così instabile che i tecnici dovettero collegare di nascosto delle prolunghe d’antenna per compensare le variazioni di segnale in sala, e per tenere libera la frequenza WiFi (in modo che nessuno del pubblico potesse involontariamente usarla e interferire) fu necessario impostare l’access point come se fosse in Giappone, usando quindi frequenze non permesse negli Stati Uniti. Fu persino portato in loco un ripetitore mobile della rete cellulare, per garantire un segnale potente.

La presentazione fu un successo, grazie agli sforzi acrobatici dei tecnici. E il resto, come si suol dire, è storia.

Antibufala: donna cinese folgorata dall’iPhone sotto carica?

Antibufala: donna cinese folgorata dall’iPhone sotto carica?

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “leonardo.cr*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ma Ailun. Credit: tech.qq.com.

Molte testate giornalistiche (per esempio Corriere della Sera; Corriere del Ticino; BBC) stanno riportando la notizia della morte di una donna cinese di 23 anni, Ma Ailun (foto qui accanto), che sarebbe stata folgorata dal proprio iPhone 5, usato per rispondere a una chiamata mentre era sotto carica. Comprensibilmente, molti si stanno preoccupando che la stessa cosa possa succedere anche a loro.

Prima di lasciarsi andare all’angoscia sarebbe sensato riflettere un momento sui dati di fatto. La polizia locale non ha ancora accertato se la causa della morte sia davvero il telefonino, ma ha confermato soltanto che il decesso è avvenuto per folgorazione (Xinhuanet.com; China Daily; Sina.com). La notizia è esplosa dopo che la sorella maggiore ha pubblicato un post sul servizio di microblogging Sina Weibo nel quale affermava che la causa della folgorazione era l’iPhone, e per ora è soltanto lei ad affermarlo. La sorella maggiore è anche l’unica persona ad aver dichiarato che l’iPhone e l’alimentatore erano originali e non una delle tantissime imitazioni circolanti in Cina e spesso prive delle più elementari protezioni.

Come chiarisce l’esperto contattato dalla BBC, non dovrebbe essere possibile restare folgorati mortalmente usando un telefonino sotto carica, perché l’energia elettrica che esce dal caricabatteria (alimentatore) è a bassissima tensione (circa 5 volt) ed è di gran lunga troppo debole per causare danni. Ci vorrebbe un difetto molto grave o un danno molto serio all’alimentatore o all’impianto elettrico domestico per dare una scossa elettrica mortale. L’esperto citato da The Inquirer afferma invece che “c’è un rischio nell’usare un dispositivo elettrico, che sia un rasoio o un telefono, mentre viene caricata la sua batteria”. Però non dice quale sia questo rischio o come lo si causi o lo si eviti. Non è di grande aiuto.

Se preferite evitare di rispondere al telefonino mentre è sotto carica, fate pure: è una scelta di massima cautela, anche se normalmente non dovrebbe fare alcuna differenza. Ci sarebbero semmai casi particolari più realistici che sarebbe meglio evitare, come per esempio l’uso di un cellulare sotto carica quando si è nella vasca da bagno o se si è bagnati, perché l’acqua può colare lungo il filo ed entrare nella presa. Può essere solo una coincidenza, ma secondo quanto riporta CNN, la donna era uscita dalla vasca da bagno per rispondere al telefonino.

Aggiornamento (2013/07/17)

ZDNet ha un aggiornamento sulla notizia: la donna era sola in casa al momento della folgorazione ed è stata trovata dal fidanzato “sdraiata sul letto, con un iPhone 4 Apple sotto carica attaccato al lato destro del collo. La pelle circostante era nera e bruciata.” Inoltre “il dito indice destro e l’alluce sinistro erano inceneriti a partire da sopra l’ultima articolazione”. Mi chiedo se un alimentatore, autentico o fasullo, possa causare bruciature così significative senza che si fonda prima il filo, solitamente sottile, che lo collega al telefonino.

Degli esperti, insieme alla polizia, hanno esaminato il luogo e non hanno trovato problemi con i circuiti domestici o con l’alimentatore. Il telefonino ha delle crepe su entrambi i lati e i tasti bruciati ma è ancora in grado di effettuare chiamate. L’apparecchio è ora in mano alla polizia, che deve ancora determinare se si tratta di un iPhone autentico.

Fonti aggiuntive: The Register, Gawker, The Atlantic.

Disinformatico radio, pronto il podcast di oggi

Potete scaricare il podcast della puntata di stamattina del Disinformatico radiofonico che ho condotto per la Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. Questi i temi con i rispettivi link di approfondimento: 7 milioni di PC infetti salvati da Microsoft e Symantec, il debutto di LibreOffice 4, gli otto caratteri che crashano le applicazioni sui Mac e le istruzioni per il jailbreak di iPhone, iPad e iPod touch con iOS6. La parola di Internet di questa settimana è appunto jailbreak.