Vai al contenuto
Suvvia, Facebook: con tutti i soldi che hai, non paghi un traduttore italiano? Messaggio vero sembra truffa

Suvvia, Facebook: con tutti i soldi che hai, non paghi un traduttore italiano? Messaggio vero sembra truffa

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “enigm*”.

Stamattina su uno degli account Facebook che gestisco per lavoro è arrivato questo messaggio. So che è autentico, perché ho richiesto io la rimozione del numero di telefonino, ma è talmente sgrammaticato che se non sapessi che arriva davvero da Facebook puzzerebbe lontano un miglio di messaggio-truffa.

Ciao Paolo,
Il numero di telefono 4178******* è stato rimuovi dal tuo profilo a causa dei seguenti motivi: il numero di telefono è stato registrato e verificato da un altro utente di Facebook. Se hai cambiato numero di cellulare o operatore telefonico, prego visita Facebook per aggiungere nuovamente il tuo numero.
Grazie,
Il team di Facebook

Forza, Zuckerberg, caccia fuori un po’ di dollari e paga qualcuno che sappia l’italiano. Hai speso 19 miliardi per comprare WhatsApp, non fare quello con il braccino corto con i traduttori. Altrimenti poi non ci si può neanche lamentare che la gente abbocca ai messaggi-truffa nonostante siano palesemente sgrammaticati, visto che lo sono anche quelli reali.

Aggiornamento (2014/06/11 14:05): per errore ho pubblicato inizialmente il numero di telefonino non mascherato. Nessun problema: è un numero di test, per cui chiamatelo pure, tanto non risponde nessuno. Grazie comunque per l’allerta.

“Facebook e Twitter: manuale di autodifesa” ora è un download gratuito

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “valentinacot*” e “robtras”.

Per ringraziarvi delle donazioni, degli acquisti e dell’interesse dimostrato per la mia miniguida “Facebook e Twitter: manuale di autodifesa”, vorrei offrirvi il PDF integrale del suo testo. Lo potete sfogliare qui sotto oppure scaricare gratuitamente presso Slideshare.net; resta comunque acquistabile su carta, insieme agli altri miei libri, qui su Lulu.com. Se trovate refusi o errori, segnalatemeli.

Grazie ancora a tutti! E ora sotto a lavorare alla quarta edizione, che includerà aggiornamenti e anche altri social network.

Facebook vuole accenderti il microfono del telefonino, ma a fin di bene

In tempi di monitoraggio e sorveglianza come questi, forse Facebook ha scelto un momento poco felice per proporre un nuovo servizio: l’identificazione automatica delle canzoni, dei film e dei telefilm che stiamo guardando.

Il servizio sarebbe disponibile soltanto su base volontaria e comunque solo per gli utenti statunitensi e ha scatenato subito l’irritazione di alcuni internauti, perché accende il microfono dell’utente e ascolta i suoni ambientali per cercare di riconoscere la canzone o la traccia audio.

La preoccupazione è che Facebook ascolti così anche le conversazioni private dei suoi utenti, ma il social network ha smentito spiegando che il servizio non funziona così e tutti i dati restano sul telefono. Ci crederanno gli utenti?

Falla in Facebook dava controllo totale su qualunque account

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 22/2/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

A volte sembra eccessivo il consiglio ricorrente degli esperti: se volete che qualcosa resti privato, non pubblicatelo su Internet, punto e basta, perché le garanzie di privacy dei siti Internet sono fragili. Ma pochi giorni fa è arrivata una dimostrazione eloquente della validità di questa raccomandazione.

Un hacker (nell’accezione positiva di questo termine, ossia “smanettone che lavora per il bene degli utenti”), Nir Goldshlager, ha studiato il funzionamento di Facebook e ha scoperto che esisteva un modo per prendere il controllo completo di un account di Facebook senza conoscerne la password e senza indurre la vittima a installare applicazioni ma semplicemente convincendola a cliccare su un link appositamente confezionato, che faceva leva sul sistema (OAuth) con il quale Facebook offre accesso automatico ad alcune applicazioni predefinite e integrate nel social network.

Questo dava a Nir un modo per leggere tutti i messaggi di un utente e vedere tutte le sue foto e i suoi video, anche quelli più privati. Per fortuna Nir si è comportato in modo responsabile e ha contattato Facebook segnalando questa falla critica e Facebook l’ha corretta.

Ma rimane il fatto che altri, meno onesti, possono aver scoperto la vulnerabilità, sfruttandola per sbirciare nei dati privati degli utenti. Proprio per questo conviene evitare di caricare materiale privato sui social network e su Internet in generale.

Facebook cambia le regole e introduce il dinosauro salvaprivacy

Facebook cambia le regole e introduce il dinosauro salvaprivacy

Nuova raffica di cambiamenti in arrivo da Facebook: l’impostazione predefinita per tutti gli utenti nuovi sarà che i contenuti che pubblicano saranno visibili soltanto agli amici. Per aiutarci nel groviglio d’impostazioni di privacy di quest’immenso social network ci sarà anche un’icona di dinosauro, subito battezzata informalmente Zuckasaurus in onore di Mark Zuckerberg: ci ricorderà periodicamente di controllare le nostre impostazioni.

Finora Facebook ha spinto gli utenti a rendere tutto pubblico e visibile a tutti; spettava a loro prendersi la briga di reimpostare il social network in modo che le loro cose non fossero visibili a tutti, con tutte le conseguenze e gli incidenti del caso. Ora le cose cambieranno radicalmente, secondo l’annuncio di Facebook, ma rimane il fatto che un social network, per definizione, non è un luogo nel quale immettere informazioni private. Le nuove impostazioni renderanno meno facile la vita ai ficcanaso occasionali che cercano informazioni a caso, ma non cambierà nulla per gli amici che tradiscono la nostra fiducia diffondendo per esempio post o immagini che avevamo affidato soltanto ai loro occhi. Prudenza, insomma, come sempre.

Lo Zuckasauro, invece, fa parte della nuova funzione Privacy check, che verrà attivata nelle prossime settimane: avviserà gli utenti quando postano qualcosa rendendolo visibile a tutti e chiederà conferma di questa scelta di visibilità, e su Facebook per iPhone la visibilità di un post verrà indicata più chiaramente in cima alla schermata. Inoltre ci sarà un login anonimo per accedere alle app interne di Facebook senza dare loro informazioni personali provenienti da Facebook. Bisogna insomma rimettersi a studiare.

Le applicazioni di Facebook sono impiccione: ecco come smascherarle

Le applicazioni di Facebook sono impiccione: ecco come smascherarle

Le applicazioni di Facebook sono i giochi e i servizi ai quali ci si iscrive usando la propria identità Facebook, come per esempio il popolarissimo Candy Crush Saga. Molti utenti, però, non sanno neanche di avere queste applicazioni e non sanno che possono fare di tutto, come per esempio scrivere su Facebook a nome loro, prendere i dati personali e disseminarli o darli ad agenzie pubblicitarie, e così via. Siete sicuri, per esempio, di voler far sapere a tutti quelli che vi conoscono che avete visto un video dal titolo salace? Socialcam lo fa: propone video discutibili e poi ne pubblica l’anteprima sul vostro Diario, dove tutti li possono vedere.

Se volete vedere quante applicazioni di Facebook avete, potete andare nelle Impostazioni di Facebook e poi scegliere Applicazioni: cliccando su Modifica accanto alla singola applicazione potete scoprire quali permessi si è presa.

Di solito si scopre che le applicazioni installate sono tantissime e molte sono completamente sconosciute, magari perché sono state installate tempo fa e poi sono state dimenticate, e così si sono accumulate a decine. Passata la sorpresa, ci si rende conto che ispezionare le impostazioni di ciascuna applicazione è un’opera interminabile. Per fortuna esiste un metodo più semplice.

Si può infatti usare My Permissions, disponibile come app gratuita per iPhone/iPod touch/iPad e per Android e come plug-in per Firefox, che fa una scansione automatica di tutte le configurazioni delle applicazioni di Facebook (e anche di Instagram, Google Plus, Twitter, Dropbox, Yahoo, Linkedin e molti altri servizi di Internet) e visualizza le informazioni che raccolgono o possono pubblicare. Una volta installato (cliccando su Download nella pagina iniziale di MyPermissions.com, nel caso del plug-in), genera un resoconto grafico di tutto quello che le applicazioni possono fare, come per esempio:

  • agire al posto dell’utente
  • sapere dove l’utente si trova
  • accedere ai messaggi o alla rubrica dei contatti
  • accedere ai immagini e video e altri file dell’utente
  • leggere la data di nascita o l’indirizzo di e-mail

My Permissions permette di disinstallare facilmente e in blocco le applicazioni che non servono più o sono troppo invadenti, semplicemente attivando il segno di spunta accanto a quelle indesiderate e poi cliccando su Remove.

È affascinante scoprire quante informazioni si prendono i giochi più diffusi: Candy Crush Saga, per esempio, acquisisce l’indirizzo di e-mail, il nome, l’immagine del profilo, la lista degli amici e qualunque altra informazione che l’utente ha impostato come pubblica e può pubblicare qualunque cosa a nome dell’utente.

Disinformatico radio, il podcast di oggi

Il podcast della puntata di stamattina del Disinformatico radiofonico è pronto da scaricare. Prima che me lo chiediate: non c’è un podcast della settimana scorsa (1 marzo) perché la trasmissione ha saltato una settimana.

In questa puntata ho parlato di questi argomenti (i link portano ai rispettivi articoli con i dettagli) e anche di Dita Von Teese che ha presentato il primo vestito stampato con una stampante 3D:

Aggiornamento: Sembra che quello indossato dalla Von Teese non sia il primo vestito stampato con stampante 3D in assoluto. C’erano già questi, se si possono chiamare “vestiti”. Resta comunque una demo interessante (anche senza la Von Teese in questione).

In fuga da WhatsApp, ma verso dove?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Dopo il blackout di alcune ore che ha colpito WhatsApp e soprattutto dopo l’acquisto di WhatsApp da parte di Facebook c’è stata una diffusa reazione istintiva di abbandonare quest’app così popolare. Molti utenti erano infatti riluttanti ad affidare a Facebook anche il proprio numero di telefonino (ironico, considerato che spesso affidano al social network in blu anche le foto delle proprie mutande e del relativo contenuto) e si erano rifugiati da WhatsApp. Ma ora che WhatsApp e Facebook sono sotto lo stesso ombrello di proprietà molti temono che gli archivi di numeri di telefonino di WhatsApp verranno incorporati nell’immensa schedatura collettiva di Facebook.

Se pensate di uscire da WhatsApp per non dare a Facebook il vostro numero di telefono cellulare, tenete presente che è del tutto inutile. Infatti è sufficiente che una sola delle persone che ha il vostro numero in rubrica sia utente di WhatsApp e il vostro numero resterà comunque negli archivi di WhatsApp: l’app, infatti, legge periodicamente tutta la rubrica degli indirizzi di ogni suo utente, acquisendo sia i numeri degli utenti che usano WhatsApp, sia quelli degli utenti che non usano quest’app di messaggistica istantanea.

Detto questo, se state cercando un’app che sostituisca WhatsApp perché siete preoccupati per la vostra privacy, buona fortuna: infatti è facile trovarne, ma è meno facile convincere tutti i nostri contatti a migrare insieme a noi verso la medesima app.

L’ideale sarebbe un’app che non archivi le nostre conversazioni, le trasmetta in modo cifrato, non abbia un server centrale che possa andare in tilt, usi uno standard che le consenta di dialogare con le altre, non si legga automaticamente tutti i numeri della nostra rubrica e sia open source, in modo da poter verificare che sia davvero sicuro e rispettoso della privacy. Tutte le app seguenti fanno una o più di queste cose, ma nessuna le fa tutte: per ora dobbiamo rassegnarci a un compromesso. Se vogliamo tutelare la nostra privacy, la soluzione migliore è non usare app di messaggistica.

BitTorrent Chat (sperimentale; i sistemi supportati non sono ancora stati annunciati; gratuita)

Kik (iOS, Android, Windows Phone, BlackBerry; gratuita)

iO (iOS, Android; gratuita)

Line (Windows, Mac, iOS, Android, Windows Phone, BlackBerry, Nokia, Firefox OS; gratuita)

SureSpot (iOS, Android; gratuita e open source)

Tango (Windows, iOS, Android, Windows Phone; gratuita)

Telegram (iOS, Android, con supporto non ufficiale per Windows, Mac e Linux; gratuita, parzialmente open source e con protocollo aperto)

Threema (iOS, Android; app svizzera con server in Svizzera; a pagamento)

Viber (Windows, Mac, iOS, Android, Windows Phone, Nokia; gratuita)

WeChat (iOS, Android, Windows Phone, BlackBerry, Nokia; gratuita)

Wickr (iOS, Android; gratuita)

Ci sarebbe un’alternativa: imparare a usare la mail cifrata. Funziona su qualunque sistema e dispositivo, è indipendente dal provider, è riservata ed ha una sicurezza verificabile (open source). Non è difficile, ma l’argomento merita un po’ di dettaglio, per cui ne parlerò per bene prossimamente.

Facebook compra WhatsApp. O meglio, compra 450 milioni di rubriche di telefonini

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Poco fa è esplosa a sorpresa la notizia che Facebook ha acquistato WhatsApp per un totale di 19 miliardi di dollari (di cui 4 in contanti e il resto in azioni).

Così ora Facebook possiede Instagram e anche WhatsApp, due dei suoi principali concorrenti in termini di popolarità (specialmente fra i giovanissimi), e incamera nei propri immensi sistemi di schedatura e profilazione commerciale i dati di 450 milioni di persone. L’impero si espande, i rivali vengono assimilati e l’Internet libera soffoca.

Che senso ha pagare cifre miliardarie per un’app praticamente gratuita (a parte un dollaro l’anno, cifra praticamente simbolica)? Semplice: WhatsApp, con il suo vertiginoso tasso di crescita, rischiava di superare Facebook. Già lo faceva in un campo vitale come le foto: ne gestiva 550 milioni al giorno, contro i 350 milioni di Facebook e i 55 milioni di Instagram. Per cui meglio comprarsi il possibile concorrente intanto che è ancora fagocitabile insieme ai suoi soli 32 tecnici (su un totale di una cinquantina di dipendenti, contro i circa 6300 dipendenti di Facebook).

Oltretutto WhatsApp ha un database immenso di numeri di telefonino e di legami fra questi numeri che complementa perfettamente quello di Facebook, che contiene tutte le altre informazioni personali. Non sembra difficile fondere i due database e completare la profilazione. WhatsApp è per Facebook l’anello mancante verso il mondo della telefonia mobile.

Sto pensando a tutti quelli che erano riluttanti a dare il proprio numero di telefonino a Facebook (per esempio per l’autenticazione a due fattori che ridurrebbe drasticamente i furti di account) perché temevano che ne abusasse, e così avevano scelto di usare WhatsApp. Che ovviamente, quando lo si installa, chiede di leggersi tutta la rubrica dei contatti memorizzati nel telefonino e la trasmette periodicamente (Report of Findings – Investigation into the personal information handling practices of WhatsApp Inc., paragrafo 25) ai server di WhatsApp (altrimenti, dice lui, non può funzionare; eppure dare all’utente un’opzione di quali contatti uploadare non mi sembra impraticabile). Ora che WhatsApp è di Facebook, che fine faranno quelle rubriche?

Felice risveglio.

Dieci anni di Facebook: qualche numero su cui riflettere

Dieci anni di Facebook: qualche numero su cui riflettere

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Facebook sta per compiere dieci anni: il 4 febbraio 2004 Mark Zuckerberg lanciò infatti The Facebook, con l’articolo davanti, come social network riservato inizialmente soltanto agli studenti di Harvard ma poi ampliato a includere altre università americane e successivamente (nel 2005) gli istituti di altri paesi e infine (settembre 2006) aperto a tutti, come lo è oggi.

Qualche tappa della crescita prodigiosa del social network più popolato del pianeta, riassunta molto elegantemente nell’infografica qui accanto, tratta da Inside Facebook: i tag arrivarono a dicembre 2005, la chat ad aprile 2008, il “Mi piace” a febbraio 2009, il Diario (l’attuale aspetto di Facebook) a settembre 2011. Il milionesimo utente registrato fu raggiunto a dicembre 2004 e il miliardesimo arrivò intorno a ottobre 2012; gli utenti attivi mensili sono ora 1,23 miliardi; gli utenti attivi giornalieri sono 757 milioni. Gli utili arrivarono per la prima volta a settembre del 2009, dopo quattro anni di investimenti in perdita. Nel 2013 Facebook ha registrato guadagni per 2,8 miliardi di dollari.

Un’evoluzione formidabile, che ha mantenuto il passo con i tempi, trasferendo Facebook al mondo dei dispositivi mobili (che secondo i rendiconti ufficiali oggi forniscono il 53% dei ricavi pubblicitari e i cui utenti attivi mensili sono 945 milioni). C’è chi dice, sulla base di alcuni dati statistici, che Facebook è in declino, in particolare fra i giovanissimi, ma dopo una parziale ammissione di questo calo nei rendiconti del trimestre precedente stavolta Facebook ha dichiarato che non ci sono novità su questo fronte.

Qualche altro numero significativo: ogni mese vengono spesi su Facebook 700 miliardi di minuti (grosso modo 12 ore in media a testa); il 30% degli utenti ha oltre 35 anni; il numero medio di “amici” per ciascun utente è 130. Ogni 20 minuti su Facebook vengono condivisi un milione di link, taggate 1,3 milioni di foto, caricate 2,7 milioni di fotografie, pubblicati 1,8 milioni di aggiornamenti, accettate 1,9 milioni di richieste di amicizia e scritti 10,2 milioni di commenti. Si vede che abbiamo molto bisogno di comunicare. O di credere di comunicare, dato che il 10% di tutti i profili è fasullo, 45 milioni sono profili doppi, 14 milioni sono usati da spammer e truffatori e 30 milioni appartengono a utenti deceduti.

Aggiornamenti

Sul tema segnalo gli articoli di TechCrunch (debutto del “Mi piace”) e la cronologia ufficiale di Facebook (con omissioni e censure) su Slate.