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Politico svizzero bandito da Facebook: un’occasione per ripassare le regole dei social network

Politico svizzero bandito da Facebook: un’occasione per ripassare le regole dei social network

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “livio*” e “La.fabb*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/09/02 12:45.

In Svizzera ha suscitato notevole scalpore (Le Matin; RTS; Blick; Giornale del Popolo; Corriere del Ticino; 20min) l’eliminazione da Facebook dell’intero profilo personale del politico Christoph Mörgeli proprio durante la campagna elettorale. Il profilo personale è stato poi riattivato poco fa (quello ufficiale resta aperto). La rimozione, scrive la RSI, era avvenuta a causa dei “contenuti inadeguati” che erano stati “segnalati da diversi utenti”. In particolare ci sarebbe stato di mezzo un post di Möergeli contenente la foto di un barcone carico di migranti accompagnata dalla scritta “arriva la forza lavoro” (immagine qui accanto). Dopo la chiusura del suo profilo, Moergeli ha detto che la decisione di Facebook era “un segnale negativo per la libertà di espressione in Svizzera”. L’allarme è poi rientrato.

Tuttavia vanno ricordate le regole del gioco: non ha molto senso lamentarsi di problemi per la libertà di espressione in Svizzera se si viene censurati quando si scrive su un sito americano.

Eh già: se lo sono dimenticati in molti, ma Facebook non è Internet. È uno spazio di proprietà privata su Internet gestito da una società commerciale. Chi scrive su Facebook accetta delle condizioni di contratto, decise unilateralmente da Facebook. Quello che si scrive su Facebook deve rispettare non le leggi nazionali, ma gli Standard della Comunità di Facebook, decisi da Facebook (immagine parziale qui accanto). Se quello che si scrive su Facebook viene segnalato da un altro utente qualsiasi, verrà vagliato da un addetto di Facebook, che giudicherà insindacabilmente se rispetta o meno gli Standard della Comunità. Prendere o lasciare.

Facebook, insomma, è anfitrione, editore, legislatore, giudice, giuria e censore, tutto in uno. Non è una piazza pubblica, dove quello che si può dire o fare è governato dalle leggi dello stato, decise democraticamente: è grosso modo l’equivalente virtuale di un centro commerciale, dove la libertà è regolamentata arbitrariamente dal proprietario di quello spazio. Provate a manifestare o volantinare in un centro commerciale e ditemi quanto tempo ci mettono ad accompagnarvi alla porta e se avete il diritto legale di opporvi alla cacciata.

Questo è Facebook. Quando si dice che l’abitudine sempre più diffusa a comunicare esclusivamente via
Facebook rischia di diventare un problema di democrazia e di libertà perché l’uso di Facebook crea dipendenza da una società privata, è
proprio questo che si intende. Lo stesso vale anche per gli altri social network, ma in misura minore perché non sono così pervasivi come Facebook, che conta oltre un miliardo e 400 milioni di utenti attivi.

Se usate Facebook per la vostra vita sociale, per la vostra azienda o per gestire la vostra immagine pubblica o la vostra campagna elettorale, dovreste ricordarvi tutte queste cose, prima di assumere atteggiamenti da martiri e lamentarvi di attentati alla libertà d’espressione. Se non vi piace, aprite un vostro sito Web: lì risponderete direttamente alle leggi dello stato, non agli umori mutevoli del californianissimo Galateo di Zuckerberg.

Facebook, è durata poco l’app che permetteva di sapere chi ti ha tolto l’amicizia

Facebook, è durata poco l’app che permetteva di sapere chi ti ha tolto l’amicizia

Che fine ha fatto Who Deleted Me, la popolarissima applicazione che consente di sapere chi ci ha cancellato dalle sue amicizie in Facebook? È stata a sua volta cancellata.

Who Deleted Me era un’app per dispositivi iOS e Android e un’estensione per browser (compatibile con Google Chrome, Firefox e Opera) che consentiva di vedere quali utenti ci avevano tolto l’amicizia o avevano disattivato i propri profili Facebook (ma non di sapere perché, nel bene e nel male). Aveva attirato molta attenzione ai primi di luglio perché per alcuni utenti molto curiosi e per chi usa Facebook per lavoro la funzione era molto preziosa.

Ma la festa, se di festa si può parlare, è finita molto presto. Da metà luglio l’app, che era prima in classifica nell’App Store di Apple, ha smesso di funzionare e il sito dell’app spiega perché: il creatore dell’app, Anthony Kuske, ha ricevuto una richiesta da Facebook.

Spiega Kuske lapidariamente: “Who Deleted Me era pensato per essere uno strumento utile per migliorare l’esperienza di Facebook, ma Facebook non è stata dello stesso avviso”. Kuske ha aggiunto che tutte le informazioni personali raccolte sono state cancellate. Altre app si sono fatte avanti offrendo servizi analoghi, ma è consigliabile un po’ di sana diffidenza, perché se funzionassero davvero verrebbero presumibilmente bloccate da Facebook.

Disinformatico radio, il podcast di oggi

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/12/30.

La puntata di stamattina del Disinformatico radiofonico è pronta da scaricare. Ecco i temi e i rispettivi articoli: il mercato nero delle password vendute a 2 dollari, le ragioni dell’apparente immunità Apple ai virus, l’allerta per la vulnerabilità degli smartphone e tablet Samsung e Facebook troppo difficile per la sorella di Mark Zuckerberg. La parola di Internet di questa puntata è underweb. Buon ascolto e/o buona lettura.

Aggiornamento (2012/12/30): Gizmodo ha pubblicato altri dettagli della scenata di lesa maestà di Randi Zuckerberg.

Facebook dice che “Paolo Attivissimo” è un nome falso. Già, perché chiamarsi “Marco Montagna Di Zucchero” invece è credibile?

Facebook dice che “Paolo Attivissimo” è un nome falso. Già, perché chiamarsi “Marco Montagna Di Zucchero” invece è credibile?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2011/10/08 09:30.

Questa è la schermata che mi è comparsa quando ho fatto login su Facebook stasera. “Ci risulta che il nome da te fornito sia falso”. Ma il nome che ho fornito è il mio nome anagrafico. È sul mio passaporto, sulla carta d’identità, sulla patente di guida, sulle bollette e sul mutuo di casa.

Ho cliccato su Inizia per avviare la procedura di verifica, ed è comparsa questa richiesta:

Ho immesso il mio nome e cognome vero, completo e reale: Paolo Attivissimo. Sì, ho anche un secondo nome, ma il modulo mi dice che è facoltativo. Macché. “Purtroppo il nome che hai inserito non è stato approvato dal nostro sistema. Attendi 10 minuti e riprova. Assicurati che il nome sia digitato correttamente e che rispetti le nostre linee guida sulla formattazione. Tieni presente che, se anche il prossimo tentativo che farai non andrà a buon fine, il tuo account potrebbe essere disabilitato.”

Come sarebbe a dire? Nessuna opzione per dimostrare che Attivissimo è il mio vero cognome? E la minaccia addirittura di disabilitarmi l’account se insisto. Aspetto dieci minuti e riprovo.

A modo mio.

Risultato: “Il tuo nome è stato aggiornato come “Paolo Sgomberonte”. Ora puoi accedere al tuo account.”

Non ho parole.

Aggiornamenti

Quello che trovo demenziale del comportamento di Facebook non è il fatto che abbia sospettato che il mio cognome sia falso (è in effetti un cognome abbastanza insolito, di cui dubitano anche molte persone), ma che abbia deciso che lo è, senza darmi nessuna opzione facilmente accessibile per dimostrarne l’autenticità. È un atteggiamento inutilmente arrogante.

Prima che me lo chiediate: sì, sono perfettamente consapevole della Clausola del Gatto Sitwoy. Per questo ho scritto chiaramente nel mio profilo Facebook che si tratta di un profilo di test sul quale non bisogna fare affidamento.

Facebook è cambiato. Riuscite a notare la differenza?

Facebook è cambiato. Riuscite a notare la differenza?

Quand’è stata l’ultima volta che avete visto la schermata iniziale di Facebook? È passato tanto tempo perché non vi scollegate mai o usate l’app sul telefonino? Provate a guardarla. Notate niente di diverso?

Niente da fare? Eppure la differenza c’è. Facebook ha cambiato logo. Guardate in particolare la A, che ora è tonda invece di essere quella “a due piani” che c’era prima. E le lettere sono più arrotondate e spaziate.

Si tratta di un restyling per svecchiare uno dei loghi più visti al mondo, rimasto invariato dal 2005, e ottimizzarlo per l’uso sui dispositivi mobili da parte del miliardo e mezzo di utenti di questo social network, secondo quanto scrive il Wall Street Journal. Ma se non ve l’avessi fatto notare, ve ne sareste accorti? Di queste piccole grandi differenze, però, vive il marketing.

Prima che corriate a far vedere agli amici quanto siete osservatori, c’è un altro cambiamento sottile ma forse più importante da notare: l’icona delle richieste di amicizia non mette più l’uomo davanti, ma la donna, ed entrambe le silhouette sono state ridisegnate: ora la donna è grande quanto l’uomo.

Lo si nota soprattutto nella versione per dispositivi mobili; in quella per computer c’è ancora un misto di icone vecchie e nuove. La comunicazione dell’uguaglianza passa anche da queste piccole cose.

Fonti aggiuntive: Business Insider, Gizmodo.

Profile Engine conserva i profili Facebook anche dopo che sono stati eliminati

Profile Engine conserva i profili Facebook anche dopo che sono stati eliminati

Avete deciso di uscire da Facebook o di ricominciare da capo la vostra vita social creando un profilo nuovo ed eliminando quello vecchio? Allora v’imbatterete in un problema: c’è in Rete una vecchia copia del vostro profilo Facebook, che rimane visibile a tutti dopo che avete eliminato l’originale.

La copia risiede presso Profile Engine, un motore di ricerca per social network situato in Nuova Zelanda che dal 2008 al 2010 aveva il diritto di esplorare gli archivi di Facebook, di cui doveva diventare la funzione di ricerca avanzata. Da lì Profile Engine ha raccolto oltre 400 milioni di profili, insieme a 15 miliardi di connessioni di amicizia e 3 miliardi di “Mi piace”.

Fra Profile Engine e Facebook c’è stata una lite legale, per cui il motore neozelandese non ha più accesso ai dati del social network, per cui presenta una copia non aggiornata (o solo parzialmente aggiornata) dei profili degli utenti. Profile Engine dice che non può aggiornare i propri archivi, e quindi eliminare la propria copia di un profilo quando la elimina Facebook, perché Facebook non le consente più l’accesso pattuito, e quindi i dati degli utenti restano online anche dopo che sono stati rimossi da Facebook.

I dati dei profili degli utenti di Facebook sono stati ottenuti legalmente da Profile Engine e quindi chi li vuole far eliminare deve rivendicare di essere il proprietario del profilo e poi chiederne la cancellazione usando una procedura descritta esclusivamente in inglese, che di solito comporta l’invio di una scansione di un documento d’identità a un soggetto sconosciuto, con tutti i rischi che questo comporta. In alternativa si può esercitare il diritto all’oblio previsto dall’Unione Europea, chiedendo a Google di rimuovere dai propri risultati i link alla copia del proprio profilo su Profile Engine: il profilo continuerà ad esistere, ma perlomeno non sarà reperibile tramite Google. Una corsa a ostacoli, insomma, per chi vuole riprendersi un po’ della privacy che ha regalato incautamente iscrivendosi anni fa a Facebook.

Quanto guadagna Facebook sui dati che gli regaliamo?

Quanto guadagna Facebook sui dati che gli regaliamo?

Il rendiconto del primo trimestre 2015 di Facebook pubblicato due giorni fa segnala incassi più che positivi per il re dei social network, forte di 1,44 miliardi di utenti attivi mensilmente e di 936 milioni attivi giornalmente (il 17% in più rispetto al 2014): solo nei primi tre mesi di quest’anno ha intascato oltre 3,5 miliardi di dollari, uno in più rispetto all’anno scorso. I guadagni, invece, sono leggermente in calo da 642 a 512 milioni di dollari.

Quasi un quinto della popolazione del pianeta, insomma, è su Facebook, e gli utenti che vi accedono tramite dispositivi mobili sono 1,25 miliardi mensili. Numeri impressionanti che sembrano smentire i profeti di sventura che parlano di un social network fuori moda: lo sarà forse tra i giovanissimi, maggiormente attratti da Instagram o da WhatsApp (che comunque fanno parte della galassia di proprietà di Facebook). Ma i giovanissimi hanno meno soldi da spendere degli adulti, per cui un invecchiamento della popolazione del social network non è un problema.

I ricavi pubblicitari di Facebook sono infatti in ascesa spettacolare: 3,32 miliardi di dollari, il 46% in più rispetto all’anno precedente. Quasi i tre quarti di questi ricavi arrivano dai dispositivi mobili, che sono sempre più centrali nelle attività del social network in blu.

Proprio per i dispositivi mobili arriva (per ora solo negli Stati Uniti e solo per Android) una nuova app, Hello, che si aggancia all’identificazione del chiamante sui telefonini, visualizza i post più recenti di chi sta chiamando e permette di bloccare gli indesiderati.

Facebook pubblica una nuova guida su come proteggere gli account

Facebook pubblica una nuova guida su come proteggere gli account

Facebook ha messo online una guida molto pratica, disponibile anche in italiano, che spiega come impostare correttamente le password, come risolvere un furto di account e riconoscere un tentato furto (phishing) e descrive in linguaggio chiaro molte altre funzioni di sicurezza e di privacy.

È molto importante, in particolare, la sezione dedicata alla verifica in due passaggi, che permette di difendere il proprio account anche in caso di furto di password: nelle Impostazioni dell’account, scegliete Protezione e poi attivate la casella Approvazione degli accessi attiva. Immettete il numero del proprio telefonino e riceverete un codice di conferma da immettere. Facendo questo una sola volta, da quel momento in poi riceverete sul telefonino un avviso se qualcuno tenterà di entrare nell’account conoscendone la password ma usando un telefonino, computer o browser diverso dai vostri.

Arriva anche, finalmente, una spiegazione chiara di come disattivare temporaneamente o definitivamente un profilo Facebook: l’eliminazione definitiva sul telefonino è in Impostazioni – Centro assistenza – Modifica del tuo account – Disattivazione ed eliminazione dell’account. Seguite le istruzioni alla voce Come faccio a cancellare il mio account in modo permanente?

Vale la pena di dare un’occhiata anche alle opzioni per non essere taggati o per rimuovere foto imbarazzanti pubblicate da altri utenti e per bloccare gli utenti molesti.

Nuove regole di Facebook: meno tabù sui topless, ma la Guerra al Capezzolo continua

Nuove regole di Facebook: meno tabù sui topless, ma la Guerra al Capezzolo continua

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Facebook ha pubblicato una versione più dettagliata dei propri Standard della comunità: le norme che regolano cosa è lecito pubblicare sul social network più popolato del pianeta, che dichiara di avere oltre un miliardo e quattrocento milioni di utenti che lo adoperano almeno una volta al mese.

Secondo l’annuncio di Facebook, le norme non sono cambiate, ma semplicemente includono maggiori dettagli e chiarimenti su cosa è consentito e cosa invece verrà rimosso. Molti utenti, infatti, si sono trovati a segnalare contenuti che ritenevano chiaramente inaccettabili ma che Facebook ha deciso di mantenere (come è successo anche a me con un’immagine di violenza su un animale).

Ci sono molti dettagli in più su cosa viene considerato bullismo o terrorismo: in particolare non sono permessi post o commenti che sostengono o elogiano i leader delle organizzazioni terroristiche o criminali o ne giustifichino le attività violente. Resta il problema di chi decide che cosa sia terrorismo: per esempio, usare dei droni per far piovere dal cielo la morte sui civili è terrorismo?

La sezione degli Standard dedicata ai contenuti di nudo è particolarmente dettagliata, con specificazioni particolarmente pedanti per il seno femminile, forse in risposta a incidenti imbarazzanti come il blocco dell’intero profilo Facebook del museo francese Jeu de Paume per via di una singola foto in bianco e nero, raffigurante un nudo d’arte femminile nel quale si vedeva un’area anatomica che Facebook considera assolutamente tabù: il capezzolo.

Ecco le nuove regole sul nudo, riportate testualmente e per intero:

Rimuoviamo le foto dei genitali delle persone o che ritraggono fondoschiena completamente in vista. Rimuoviamo anche le immagini di seni femminili dove è visibile il capezzolo, ma permettiamo sempre la pubblicazione di foto di donne che allattano o che mostrano il seno con cicatrici causate da una mastectomia. È permessa anche la pubblicazione di fotografie di dipinti, sculture o altre forme d’arte che ritraggono figure nude. Le restrizioni relative alla visualizzazione di nudità e alle attività sessuali si applicano ai contenuti creati digitalmente a meno che non vengano pubblicati a fini educativi, umoristici o satirici. Sono vietate le immagini esplicite di rapporti sessuali. Anche le descrizioni di atti sessuali che entrano troppo nel dettaglio potrebbero essere rimosse.

Credit: Gelner Lorand

Quindi, interpretando rigorosamente queste nuove norme, l’immagine qui accanto è pubblicabile su Facebook (dove infatti risiede attualmente) per il solo fatto abbastanza ridicolo di avere una singola piuma piazzata molto strategicamente, anche se tutto il resto del corpo è nudo.

Se volete, potete mettere alla prova le nuove norme di Facebook segnalando come pornografia la foto in questione, come ho fatto io puramente a titolo sperimentale per vedere come reagiscono i sistemi e i criteri di verifica del social network. Va da sé che il link alla foto porta a pagine che contengono immagini che possono non essere adatte a tutti.

Facebook ha risposto come segue alla mia segnalazione: “…Abbiamo controllato la foto che hai segnalato perché contenente immagini di nudo e abbiamo riscontrato che rispetta i nostri Standard della comunità.” Quindi sembra proprio che la differenza fra accettabile e inaccettabile secondo Facebook stia proprio tutta nel capezzolo.

In questo aggiornamento delle regole di Facebook, fra l’altro, manca una funzione che sarebbe molto utile: la possibilità per gli utenti di anteporre ai video potenzialmente scioccanti o inadatti un avviso che non li faccia partire automaticamente. Questa protezione può essere attivata per ora soltanto dagli amministratori di Facebook, come è successo per esempio per i video cruenti dell’attentati a Charlie Hebdo.

La strana storia dell’uomo che poteva cancellare tutte le foto di Facebook e non l’ha fatto

La strana storia dell’uomo che poteva cancellare tutte le foto di Facebook e non l’ha fatto

Ogni giorno vengono caricate su Facebook circa 350 milioni di fotografie. Il numero complessivo d’immagini depositate nel corso degli anni nelle pagine del social network è dell’ordine delle centinaia di miliardi. Ma il software di Facebook aveva una vulnerabilità che avrebbe consentito a chiunque di cancellarle tutte di colpo.

Laxman Muthiyah, un ricercatore di sicurezza informatica, aveva questo incredibile potere. Aveva scoperto che era possibile cancellare qualunque album di foto su Facebook, anche di altri utenti, conoscendone semplicemente l’identificativo numerico. Bastava mandare quattro righe di istruzioni, come documentato (anche in video) in questo articolo.

Muthiyah a questo punto avrebbe potuto sfruttare il proprio potere in molti modi. Avrebbe potuto vendere il trucco a qualche organizzazione criminale, sfruttarlo per farsi pubblicità tenendo segreti i dettagli e dando al difetto un nome giornalisticamente spettacolare, come si usa adesso (BadUSB, JASBUG, eccetera), oppure passare alla storia come l’uomo che distrusse Facebook.

Invece Laxman Muthiyah ha fatto la cosa giusta: ha segnalato il problema all’assistenza tecnica di Facebook, che l’ha corretto nel giro di due ore e ha pagato a Muthiyah una ricompensa di 12.500 dollari.

Stavolta Facebook è salva, ma l’esistenza di difetti così fondamentali nel suo sistema di gestione delle immagini è un buon promemoria del fatto che non è il caso di affidare contenuti importanti, sensibili o potenzialmente imbarazzanti a un social network.