Vai al contenuto
Test: quanto a lungo rimane visibile una foto cancellata su Facebook?

Test: quanto a lungo rimane visibile una foto cancellata su Facebook?

Stanotte verso l’una del mattino ho postato su un mio account Facebook di test la foto che vedete qui accanto e poi l’ho eliminata subito. Prima di eliminarla, però, ho preso nota del suo indirizzo alternativo sulle CDN (Content Delivery Network) usate da Facebook.

Prendere nota di questo indirizzo è semplice: basta visualizzare la foto a tutto schermo e fare clic destro per far comparire un menu a tendina dal quale si sceglie la voce che consente di memorizzare il link dell’immagine.

Diciotto ore dopo essere stata formalmente rimossa da Facebook, la foto era invece ancora pubblicamente accessibile a chiunque. Provateci anche voi: cliccando qui, la vedete ancora?

Questa caratteristica di funzionamento di Facebook ha diverse implicazioni di privacy. Prima di tutto, significa che chi visualizza una foto (magari una foto pensata per essere condivisa solo con gli amici o il partner) può poi condividerne il link con chiunque, non solo con gli utenti di Facebook ma con qualunque persona abbia accesso a Internet. L’indirizzo CDN, infatti, è visibile a tutti.

Certo, se una persona vuole disseminare una foto presente su Facebook ci sono molti altri modi (per esempio, basta salvarla e poi ripubblicarla, oppure fare uno screenshot e condividerlo), ma questo sistema ha il vantaggio di attestare che la foto è stata realmente pubblicata su Facebook.

Posso immaginare facilmente situazioni nelle quali questa persistenza delle foto cancellate può causare guai. Lei manda una propria foto sexy a lui via Facebook, impostandola visibile solo a lui (e fidandosi delle false promesse di privacy di Facebook); poi lei si pente del gesto e cancella la foto. Lui la vede e ne salva una copia e ne registra l’indirizzo CDN. Violando la promessa di privacy verso di lei, lui mostra la foto agli amici (un vero gentiluomo) e ne dimostra l’autenticità usando l’indirizzo CDN, oppure manda direttamente agli amici l’indirizzo CDN.

Un altro scenario: due rimbambite (il bullismo esiste anche al femminile) pubblicano su Facebook, impostandola come “privata”, la foto dei loro maltrattamenti a una compagna di scuola. L’episodio di bullismo viene a galla e un compagno trova la foto e la fa circolare. Le rimbambite la cancellano e si difendono affermando che è falsa, ma vengono inchiodate dalla sua persistenza sulla CDN perché il compagno ha salvato anche l’indirizzo CDN dell’immagine.

È inutile menare il can per l’aia: Facebook, come tutti i social network, è una gigantesca macchina per fare soldi fabbricando illusioni di privacy e spingendo gli utenti a pubblicare e condividere qualunque cosa, facendo loro credere di essere garantiti quando in realtà sono soltanto mucche da mungere. Sarebbe ora di smettere di farsi fregare.

Disinformatico radio del 2013/12/27 [UPD 2014/01/30]

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

È disponibile il podcast della puntata di ieri del Disinformatico radiofonico che ho condotto per la Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. Questi sono i temi che ho trattato, con i link ai relativi articoli di supporto: nel podcast trovate anche una chiacchierata sui successi e i flop della tecnologia informatica del 2013 e su quello che ci aspetta, informaticamente parlando, nel 2014.

NOTA: I link originali al momento non funzionano a causa dei lavori in corso sul sito della RSI. Usate il link nuovo, se disponibile.

Iron Maiden battono la pirateria suonando dove vengono maggiormente piratati. Ho dovuto riscrivere massicciamente l’articolo perché la fonte che avevo usato, Citeworld, è stata poi smentita sul dettaglio che i Maiden avevano pianificato i tour in base ai dati di pirateria. Grazie a tutti i lettori che mi hanno segnalato al volo la smentita. Mi sono fidato di una fonte solitamente attendibile (come hanno fatto anche Billboard e Rolling Stone) e in questo ho sbagliato. Scusate.

Filtri antiporno, autogol spettacolare. Il governo britannico ha varato dei filtri sui contenuti di Internet, convinto di poter bloccare la pornografia. Ma siccome i filtri sono stupidi e definire la pornografia non è banale, sono stati aggirati subito e nelle maglie del filtro sono finiti anche siti assolutamente legittimi, come quello della parlamentare promotrice dell’iniziativa: nei suoi post antiporno usava troppo spesso parole attinenti alla sessualità. Geniale.

Datagate: il messaggio di fine anno di Edward Snowden. Breve e intenso, l’ho tradotto in italiano. Da leggere per meditare su come la sorveglianza pervasiva e preventiva sia un pericolo assoluto. Per tutti, non solo per i politici.

Pulizie di fine anno: impostazioni di Facebook (nuovo link). Ho compilato una rapida lista di impostazioni prudenti di questo social network, come complemento al mio libro sull’argomento (che spiega il perché delle impostazioni che consiglio). Date un’occhiata e controllate che il vostro account Facebook sia in ordine.

Pulizie di fine anno: impostazioni di Facebook

2014/01/30: Questo articolo era stato scritto originariamente per il sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, ma è ora inaccessibile, per cui lo ripubblico qui.

In questi
giorni spesso si coglie l’occasione per un riordino di casa e per
buttar via le cose vecchie: magari è un buon momento per fare
pulizia anche nel computer. Se siete utenti di Facebook e volete dare
una rassettata alle impostazioni del vostro account, ho preparato una
lista rapida delle scelte consigliate per le tante opzioni di questo
social network. Accedete a queste impostazioni via Web, cliccando
sull’ingranaggio nella barra blu superiore di Facebook, poi su
Impostazioni account
e infine sulle voci della colonna di sinistra della schermata di
Facebook. Buon lavoro.


Generale.
Il nome e il nome utente dovrebbero essere preferibilmente differenti
da quello reale; usate magari il vostro nomignolo, per essere
reperibili dagli amici ma non dagli scocciatori. Usate se possibile
un indirizzo di e-mail diverso da quello che usate comunemente: rende
più difficile rubarvi l’account. La casella
Consenti
agli amici di includere…

va disattivata.

Protezione.
Navigazione protetta,
Notifiche di accesso, Approvazione degli accessi e
Generatore di codici
vanno attivati. La
Password per le applicazioni
non è indispensabile. Meglio attivare e impostare i
Contatti
fidati
. Per i Dispositivi
riconosciuti
, verificate
periodicamente che non contengano dispositivi che non usate più;
nelle
Sessioni attive,
controllate periodicamente che non ci siano sessioni diverse da
quelle che usate abitualmente. Se ci sono, scegliete
Termina
attività
per ciascuna
sessione non vostra.

Privacy.
In
Chi può vedere le mie cose?,
scegliete
Amici di amici
(ma ricordatevi che tanto la privacy offerta da Facebook è
scavalcabile); attivate l’opzione
Limita i post
passati
va preferibilmente
attivata scegliendo
Solo vecchi post.
In
Chi può contattarmi?,
scegliete
Amici di amici
per entrambi i parametri. In
Chi può cercarmi?,
scegliete
Amici
per le prime due opzioni,
No
per la terza.

Diario e
aggiunta di tag.

In
Chi può aggiungere cose sul mio diario?,
scegliete
Solo io
e
. Per
Chi può vedere le cose che sono sul mio diario?,
impostate
Amici
e
Solo io.
Alle opzioni della domanda
Come faccio a gestire i
tag aggiunti dalle persone e i suggerimenti di tag?
,
rispondete selezionando rispettivamente
Sì, Solo io
e Amici
(obbligatorio per
minorenni) oppure
Nessuno.

Notifiche.
Modalità di ricezione delle notifiche:
disattivate
Emetti un suono alla ricezione di ogni
notifica
; in E-mail,
attivate
Solo le notifiche sul tuo account, su
sicurezza e privacy
. Nelle
Notifiche push,
scegliete

per
Attività che ti riguardano;
Mai o Su
Facebook
per Attività
degli amici più stretti
;
Post degli amici
oppure
No
per
Attività nei gruppi;
tutto attivo per
Richieste e attività delle
applicazioni
.

Per
cellulare.
Facoltativamente,
immettere un numero di telefonino da usare con Facebook. L’ideale
sarebbe usarne uno apposito e riservato, specialmente se si tratta di
un account di lavoro.

Seguaci.
Se non si tratta
di un account di lavoro, scegliete
Amici.

Applicazioni.
In
Applicazioni che usi,
per
Vuoi usare applicazioni
scegliete
.
Esaminate periodicamente l’elenco delle applicazioni ed eliminate
quelle indesiderate o non più usate oppure regolate per ciascuna
applicazione i permessi e la visibilità. Evitate applicazioni
inutili. In
Applicazioni usate dagli altri,
tenete tutto disattivato. Nella
Personalizzazione
istantanea
, scegliete No.
Per le
Versioni più vecchie,
scegliete
Solo io.

Inserzioni.
In
Siti di terzi
e
Inserzioni e amici,
scegliete
Nessuno.
Per
Pubblico personalizzato,
scegliete
Disattivato.

Pagamenti.
Nei
Metodi di pagamento,
non salvatene nessuno.

Nelle app di
Facebook conviene inoltre disattivare la geolocalizzazione
(disattivando i
Servizi sulla posizione di
Messenger
), disattivare la
Sincronizzazione foto,
scegliere

per
Riproduci automaticamente video solo su Wi-Fi
e disattivare
Notifiche
ed
SMS.

Facebook, come non diventare testimonial pubblicitari inconsapevoli

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Facebook ha un metodo geniale per rendere più convincenti le proprie pubblicità: vi fa comparire il nome dei vostri amici. Se visitate una pagina Facebook o il sito Web di un’azienda o di un prodotto o leggete un articolo su Internet, noterete che ogni tanto compare l’indicazione che quel contenuto piace a qualcuno che conoscete.

Inquietante e molto efficace. Se volete evitare di essere coinvolti in questo giro pubblicitario, seguite queste istruzioni che ho preparato per il Disinformatico radiofonico di ieri. A proposito: il podcast è scaricabile qui.

2014/01/30

NOTA: Dato che i miei articoli sul sito di ReteTre sono al momento tutti irraggiungibili per via dei lavori di aggiornamento del sito, ripubblico qui sotto l’articolo integrale.

Facebook ha un metodo geniale per rendere più convincenti le proprie pubblicità: vi fa comparire il nome dei vostri amici. Se visitate una pagina Facebook o il sito Web di un’azienda o di un prodotto o leggete un articolo su Internet, noterete che ogni tanto compare l’indicazione che quel contenuto piace a qualcuno che conoscete. Come è possibile? Come fa il sito a sapere che quella persona è un mio amico, e come fa a sapere che a quella persona piace quel prodotto o argomento?

Queste sono le cosiddette “inserzioni sociali”. Se cliccate su “Mi piace” in un sito Web (anche fuori da Facebook) o in una pagina di Facebook, il social network prende quel vostro gradimento e lo usa nelle campagne pubblicitarie, facendo comparire il vostro nome come “testimonial” probabilmente inconsapevole. Facebook sa chi sono i vostri amici e usa questa conoscenza per visualizzare il vostro nome quando i vostri amici visitano un contenuto che avete indicato di gradire.

Se non vi piace questo sfruttamento del vostro nome o se non siete sicuri di voler condividere proprio tutti i vostri gusti personali con tutti, c’è un’impostazione da regolare: entrate in Facebook con il vostro account, cliccate sull’ingranaggio in alto a destra e scegliete Impostazioni account. Dal menu a sinistra scegliete Inserzioni e poi cliccate su Modifica alla voce Inserzioni e amici. O se volete un link diretto, usate questo.

Scegliete Nessuno dal menu Associa le mie azioni sociali alle inserzioni e da quel momento nessuno vedrà il vostro nome come testimonial pubblicitario.

Antibufala: studio scientifico “dimostra” che Facebook morirà entro il 2017

Si sta parlando molto, in Rete e nei media tradizionali, di un articolo scientifico (Epidemiological modeling of online social network dynamics) pubblicato da due ricercatori dell’Università di Princeton, John Cannarella e Joshua A. Spechler, che predice che Facebook perderà l’80% dei propri utenti entro il 2017.

La profezia è basata su un’analogia fra l’adozione di Facebook e la proliferazione delle malattie infettive: secondo i ricercatori, l’adozione dei social network si evolverebbe in modo simile a un’infezione e l’abbandono sarebbe simile alla guarigione. Un paragone non proprio lusinghiero, non c’è che dire.

Ma quali sono le basi di questa ricerca? Fondamentalmente una sola: il numero di volte che la parola Facebook è stata digitata in Google nel corso del tempo. Questa ricerca ha raggiunto il picco di popolarità a dicembre 2012 e da allora è in lento declino. Immettendo questa tendenza in un modello di diffusione delle malattie infettive emerge, secondo i ricercatori, la previsione della fine di Facebook.

Ma come si dice spesso nel mondo del debunking e della verifica scientifica, correlation is not causation: una correlazione non comporta necessariamente un legame di causa ed effetto. E il legame di causa ed effetto fra ricerca della parola Facebook in Google e popolarità di Facebook sembra decisamente tenue. Magari gli utenti cercano meno la parola Facebook (metodo diffuso fra gli utenti meno competenti per accedere a Facebook invece di digitare Facebook.com nella casella dell’indirizzo di un browser) semplicemente perché sempre più spesso accedono a Facebook da dispositivi mobili, sui quali c’è l’app apposita e quindi non serve digitare nulla.

L’articolo, insomma, poggia su basi piuttosto fragili, e Facebook non ha esitato a mettere in chiaro come stanno le cose.

Disinformatico radio del 2013/12/20

È disponibile il podcast della puntata di venerdì scorso del Disinformatico radiofonico che ho condotto per la Rete Tre della RSI.

In questa puntata ho parlato delle webcam spiabili senza accenderne la spia (Mac compresi); del fatto che Facebook sa anche quando scrivete un post o commento e poi non lo inviate e si appresta ad attivare i videospot che partono automaticamente; degli esempi concreti d’uso della stampa 3D, per esempio in aviazione e in medicina; e della telefonata dei truffatori del finto servizio Microsoft. 

Facebook permette ai minorenni di fare post pubblici?

Facebook permette ai minorenni di fare post pubblici?

A metà ottobre Facebook ha annunciato che avrebbe permesso anche agli utenti fra 13 e 17 anni di scrivere post pubblici. In precedenza non potevano farlo: potevano scegliere solo fra amici e amici di amici. I miei account di test indicano che l’opzione non è ancora attiva per chi usa Facebook in italiano. Vi risulta? I dettagli sono in questo mio post.

Facebook: boom di utili, lieve calo fra i giovanissimi, sa quando il partner sta per mollarti

I resoconti finanziari di Facebook per lo scorso trimestre indicano incassi record e un’espansione riuscita verso i dispositivi mobili. Per la prima volta viene ammesso un calo (imprecisato) fra i teenager, ma con alcune precisazioni statistiche. Su un altro versante, una ricerca condotta da Facebook rivela che è possibile, con buoni margini di attendibilità, indovinare l’identità del partner sentimentale e soprattutto prevedere se vi mollerà. Basta guardare la rete degli amici, ossia quella cosa che ci sembra così normale condividere perché non abbiamo nulla da nascondere. Ma abbiamo molto che si può scoprire. I dettagli sono in questo articolo e in quest’altro che ho scritto per la Radiotelevisione svizzera.

Per Facebook, una foto di un cane trascinato a sangue dietro un’auto è OK. Pensiamoci

Per Facebook, una foto di un cane trascinato a sangue dietro un’auto è OK. Pensiamoci

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “siunimtao” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Una lettrice, Ester, mi segnala una foto terribile che sta girando su Facebook. Non la pubblico integralmente perché è rivoltante, e non importa se sia falsa o vera: è comunque una rappresentazione di crudeltà estrema nei confronti di un animale inerme.

La foto mostra un cane trascinato dietro un’automobile fino a lasciare una scia di sangue sull’asfalto sotto il corpo accasciato.

No, non metterò neanche il link, perché non voglio regalare visibilità a questo genere di contenuti e perché mi sembra ovvio che chi li ha pubblicati inizialmente (non è la persona che mi ha segnalato la foto) cerca proprio attenzione e desidera provocare.

Quello che voglio segnalare qui è il comportamento di Facebook. Ho segnalato la foto usando l’apposita procedura: ho cliccato su Segnala e ho scelto l’opzione “Non credo che debba essere su Facebook”.

Poi ho scelto la categoria a mio parere più adatta fra le motivazioni disponibili, ossia “Contenuti grafici violenti”.

Nella schermata successiva ho scelto di segnalare la foto direttamente a Facebook, in modo che fossero i responsabili di Facebook a decidere cosa fare della foto.

La schermata finale:

Stamattina mi è arrivata la risposta: la foto “non è stata rimossa” perché Facebook ha “riscontrato che non viola i nostri Standard della comunità su contenuti grafici violenti”.

Certo, Facebook mi offre delle alternative: chiedere la rimozione all’utente che ha pubblicato la foto oppure bloccarlo. E va detto che il modo migliore per contrastare le foto di violenza non è segnalarle e condividerle, come invece fanno in tanti, ma appunto chiederne la rimozione a chi le ha postate e/o bloccare chi le pubblica.

Rimane il fatto che per gli “Standard della comunità” una foto di un cane ammazzato trascinandolo al guinzaglio dietro un’auto fino a fargli sanguinare le zampe è OK. Mentre un nudo femminile parziale di un museo è inaccettabile. Interessante.