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Come barare e fare soldi a PokémonGo

Come barare e fare soldi a PokémonGo

Se vi imbattete in giocatori di Pokémon Go che hanno punteggi stratosferici o hanno raccolto risorse incredibili,
non sentitevi frustrati: non è detto che abbiano raggiunto questi traguardi onestamente. Insieme al gioco è infatti nata un’industria improvvisata di siti, app e servizi di contorno.

Per esempio, ci sono mappe generate collettivamente dai giocatori che rivelano l’ubicazione dei Pokémon e programmi “bot” come PokeBuddy, che simulano un giocatore e falsificano la geolocalizzazione per far credere al gioco che ci si sta realmente spostando: un trucco che permette di raggiungere livelli altissimi in poche ore.

Molti di questi servizi violano le condizioni d’uso del gioco e quindi finiscono per essere sospesi per ragioni legali o vengono bloccati dalle contromisure tecniche adottate da Niantic, creatrice del gioco, come è successo a Necrobot.

Onesti o meno, i giocatori che raggiungono livelli molto elevati hanno scoperto che dal livello 25 in su il gioco diventa molto più difficile, obbligandoli a consumare moltissime risorse (le Pokéball) per proseguire: il risultato è che per andare avanti nel gioco bisogna acquistare queste risorse (con soldi reali) oppure trascorrere moltissimo tempo giocando per generarle gratuitamente. Il grafico dell’aumento di difficoltà è eloquente.

In questo giro di denaro c’è un’azienda che magari molti non si aspettano di trovare legata a Pokémon Go. Non è Nintendo o Niantic, che pure guadagnano bene: è Apple, che si stima sia destinata a incassare circa 3 miliardi di dollari nei prossimi anni grazie a questo gioco.

Aggiornamento di iOS aggiorna l’aggiornamento che disaggiornava gli iPhone e iPad. Aggiornatevi

Aggiornamento di iOS aggiorna l’aggiornamento che disaggiornava gli iPhone e iPad. Aggiornatevi

Se siete stati diligenti e avete aggiornato il vostro iPhone o iPad, avrete notato che un mesetto fa è uscita la nuova versione di iOS, la 12.4. Ora Apple ha già distribuito un altro aggiornamento, il 12.4.1.

Come consueto, la dicitura che accompagna l’aggiornamento parla di “importanti aggiornamenti di sicurezza e miglioramenti alla stabilità”, ma la realtà stavolta è un po’ diversa dal solito.

Questo nuovo aggiornamento, infatti, serve anche a correggere un difetto di iOS che consentiva di fare il jailbreak degli smartphone e tablet Apple: una cosa che non capitava da un bel po’ di tempo.

Ormai il jailbreak è passato parecchio di moda, perché i vantaggi che offriva (per esempio l’installazione di app piratate) sono diminuiti nel corso del tempo, ma c’è ancora chi lo pratica per passione, spesso senza rendersi conto che sta togliendo le protezioni messe da Apple per evitare attacchi informatici.

A marzo scorso un ricercatore, Ned Williamson, ha scoperto una falla in iOS che consentiva il jailbreak. Apple l’ha corretta a maggio con iOS 12.2, ma poi, non si sa perché, ha eliminato questa correzione nell’aggiornamento alla versione 12.4. Ora la versione 12.4.1 rimedia all’errore.

Lo so che fare gli aggiornamenti è una scocciatura, ma è importante: non va dimenticato che l’aggiornamento alla 12.4 correggeva una falla critica che consentiva a un aggressore di attaccare un iPhone semplicemente mandandogli un messaggio di iMessage appositamente confezionato, e gli esperti di Google hanno individuato un attacco che consentiva di rubare dati e installare software di sorveglianza su qualunque iPhone semplicemente inducendolo a visitare un sito ed è stato bloccato con l’aggiornamento di febbraio scorso.

Quindi, se non avete già aggiornato il vostro dispositivo iOS, andate in Impostazioni – Aggiornamento software e seguite le istruzioni.

Fonti aggiuntive: Sophos, Hot for Security, Sophos.

Apple, FaceID battuto da un paio di occhiali

Apple, FaceID battuto da un paio di occhiali

Alla conferenza di sicurezza Black Hat di Las Vegas, dei ricercatori della Tencent hanno scoperto e reso pubblica una tecnica che consente di eludere, in certe condizioni, il sistema di riconoscimento facciale FaceID di Apple: mettere alla vittima un paio di occhiali leggermente modificati.

Normalmente FaceID verifica che il proprietario dello smartphone abbia gli occhi aperti, e quindi non stia dormendo, per evitare che qualcuno possa sbloccare il telefonino semplicemente puntandolo sul viso del proprietario appisolato.

Ma questo controllo viene semplificato parecchio se il proprietario indossa occhiali. In questo caso, spiegano i ricercatori, i sensori dello smartphone non estraggono informazioni di tridimensionalità dall’area dell’occhio. Questi sensori, inoltre, si limitano a cercare in quella zona un’area nera (l’occhio) con un punto bianco (l’iride) al centro.

Il risultato è che i ricercatori hanno mostrato che FaceID si può sbloccare mettendo sul viso della vittima un paio di occhiali sulle cui lenti sono stati applicati dei rettangoli di nastro adesivo nero al centro dei quali c’è un pezzetto di nastro adesivo bianco. Lo sblocco consente pieno accesso al contenuto dello smartphone, esattamente come se fosse stato sbloccato dal proprietario.

Può sembrare che questo tipo di vulnerabilità sia sfruttabile solo in circostanze piuttosto estreme: la vittima deve essere in stato di incoscienza tale da non accorgersi che qualcuno le sta mettendo in faccia degli occhiali. Ma ci sono situazioni abbastanza normali nelle quali questo succede, per esempio in seguito a consumo eccessivo di alcolici o all’assunzione di alcuni farmaci o semplicemente perché si ha il sonno pesante.

Il rimedio è piuttosto semplice: se vi aspettate di potervi trovare in una situazione del genere, spegnete completamente lo smartphone o disabilitate lo sblocco tramite riconoscimento facciale.

Apple ostacola i cambi di batteria fatti da terzi

Apple ostacola i cambi di batteria fatti da terzi

Credit: iFixit.

Secondo due test indipendenti (iFixit e Justin Ashford), se si cambia la batteria degli iPhone XS, XS Plus Max e XR di Apple senza rivolgersi ad Apple compare un messaggio che dice che la nuova batteria ha bisogno di assistenza, anche se in realtà funziona correttamente. Questo vale anche se la nuova batteria è un ricambio originale Apple.

La scoperta è un duro colpo per tutto il mondo dei riparatori indipendenti ed è anche una limitazione delle libertà e dei diritti del consumatore, che non può più scegliere serenamente da chi andare per la manutenzione del telefonino che ha acquistato. Il cambio di batteria, oltretutto, è una delle operazioni di manutenzione più frequenti e utili per allungare la vita di uno smartphone.

È come se un’automobile accendesse la spia dell’olio dopo aver cambiato l’olio perché l’installatore non è affiliato alla casa automobilistica; l’auto funziona, ma l’unico modo per far sparire la spia e sapere se c’è davvero o no un problema all’olio è pagare un installatore affiliato.

Stando alle indagini, raccontate da Vice.com, Apple sta usando una soluzione software e hardware per vincolare la batteria originale del telefono allo specifico esemplare di smartphone: sulle batterie c’è un chip di autenticazione della Texas Instruments, che Apple a quanto pare ha deciso di iniziare a utilizzare, creando un monopolio sulle riparazioni.

Al momento in cui scrivo queste righe, Apple non ha ancora risposto formalmente alla critica.

App truffaldine spillano soldi tramite il sensore d’impronta

App truffaldine spillano soldi tramite il sensore d’impronta

Da Lifehacker arriva la segnalazione di una tecnica ingegnosa e insidiosa per sottrarre soldi agli utenti senza che se ne accorgano: app per iOS che si presentano come rilevatori di battiti del cuore.

Il rilevamento, dicono queste app, avverrebbe appoggiando un dito sul sensore d’impronta, come effettivamente avviene quando si usano alcuni rilevatori di pulsazioni.

Ma in realtà l’app riduce al minimo la luminosità dello schermo per nasconderne il contenuto e poi attiva la funzione di autorizzazione al pagamento del telefonino, che richiede che l’utente appoggi un dito sul sensore d’impronta: cosa che l’utente ha ovviamente già fatto, pensando di farsi misurare i battiti. Il risultato è che l’app addebita 89 dollari l’anno alla vittima senza che questa se ne accorga.

Apple ha rimosso l’app dallo Store a novembre scorso, ma è ricomparsa con un nuovo nome, Pulse Heartbeat e prende di mira gli utenti che parlano portoghese.

Di solito l’App Store è considerato un luogo sicuro dal quale prelevare app, ma ricerche recenti hanno smascherato oltre 2000 app, principalmente di incontri per adulti, nelle quali gli utenti vengono messi in contatto con ragazze per chattare a pagamento. Molte di queste app sono tuttora attive e reperibili nell’App Store.

Se vi state chiedendo chi mai potrebbe abboccare ad esche di questo genere, la risposta è negli incassi di queste app, che sono facilmente ricavabili: decine e in alcuni casi centinaia di migliaia di dollari. Cifre che permettono ai truffatori di investire in video pubblicitari su Youtube e in false recensioni positive. Caveat emptor. E occhio a dove mettete il dito.

Quanto sono intimi i dettagli raccolti da Siri e ascoltati dai dipendenti Apple? Molto

Quanto sono intimi i dettagli raccolti da Siri e ascoltati dai dipendenti Apple? Molto

Una indagine del giornale britannico The Guardian rivela quanto è vasta la rete delle persone che ascoltano quello che gli utenti di dispositivi Apple dicono a Siri, l‘assistente vocale dell’azienda: non si tratta solo di dipendenti Apple, ma anche di dipendenti di società collegate, che lavorano al controllo qualità per verificare che Siri capisca correttamente le richieste vocali. Tanta gente, e come sempre quando tante persone devono tenere un segreto, il segreto finisce a spasso.

Uno di questi dipendenti, riferisce il Guardian, ha lanciato l’allerta: Siri si attiva spessissimo anche quando l’utente non vuole interrogare questo assistente vocale. Lo fa, per esempio, ogni volta che un utente alza il polso sul quale indossa un Apple Watch: se il dispositivo sente delle voci, quelle voci vengono mandate ad Apple, che l’utente lo voglia o no. I principali colpevoli di queste attivazioni accidentali sono il Watch e l’altoparlante smart HomePod.

Il risultato è che anche se Apple anonimizza le registrazioni dissociandole dagli altri dati che raccoglie dall’utente, non è difficile identificare chi parla: basta per esempio che qualcuno dica il nome e cognome, suo o di altri, o un indirizzo, e addio anonimizzazione.

I dipendenti e subappaltatori di Apple, secondo il whistleblower intervistato dal Guardian, sentono regolarmente informazioni mediche confidenziali (conversazioni fra medici e pazienti), transazioni di spaccio di stupefacenti, e attività amorose intime. E la selezione di questo personale è spesso molto sommaria: “Non ci sono particolari controlli di affidabilità di chi ci lavora… e il ricambio è elevato.” Ma Apple, nella sua pagina sulla privacy, non spiega che ci sono suoi dipendenti, e dipendenti di aziende terze, che ascoltano quanto captato dall’assistente vocale.

L’unica opzione salvaprivacy per gli utenti Apple è disabilitare Siri: su smartphone e tablet, si va in Impostazioni – Siri e Cerca, e si disattiva Abilita “Ehi Siri” e Usa Siri quando bloccato.

2019/08/02 13:25. Poco dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo è arrivata la notizia che Apple, come Google, ha sospeso l’ascolto da parte dei dipendenti.

Mac, app consentono agli altri di accendere la vostra webcam. Anche dopo la disinstallazione

Mac, app consentono agli altri di accendere la vostra webcam. Anche dopo la disinstallazione

Ultimo aggiornamento: 2019/07/11 9:50.

L’app per videoconferenze Zoom per Mac ha un difettuccio. Una cosa da nulla: se l’avete installata, come hanno fatto circa 750.000 aziende nel mondo, permette a perfetti sconosciuti di accendere la webcam del vostro Mac quando vogliono e quindi cogliervi in un momento inopportuno oppure spiare e origliare. È sufficiente visitare un sito Web appositamente confezionato oppure cliccare su un link (tipo https://zoom.us/j/492468757) in un messaggio.

Il difettuccio è stato segnalato dal ricercatore Jonathan Leitschuh: a quanto pare l’azienda produttrice dell’app ha preso alla lettera il proprio slogan e ha reso un po’ troppo instant lo sharing. Il ricercatore ha anche preparato una pagina di test.

Non è finita: l’app installa sul Mac un server Web che accetta connessioni da altri dispositivi della stessa rete locale, e questo server continua a funzionare anche se si disinstalla Zoom. Un aggressore che stia sulla stessa rete locale (che può essere anche molto grande e popolata da sconosciuti, per esempio in un albergo) può usare questo server per forzare la reinstallazione dell’app e ricominciare a sbirciare a sorpresa gli altri utenti.

L’azienda ha promesso che distribuirà entro questo mese un aggiornamento correttivo. Non è l’unica ad avere questi problemi: è stata segnalata anche Bluejeans.

La cosa interessante, infatti, è che questa vulnerabilità è stata introdotta per evitare agli utenti di dover fare un clic in più.

Apple ha diffuso un aggiornamento silenzioso automatico di macOS che rimuove il server Web nascosto di Zoom, anche se gli utenti hanno disinstallato Zoom o non l’hanno aggiornato.

A questo punto quelli con il tappino adesivo davanti alla webcam non sembrano più così paranoici. Sì, io sono uno di loro.

Fonti: Ars Technica, Engadget, Graham Cluley.

Apple chiude 51 falle di sicurezza

Apple chiude 51 falle di sicurezza

Pioggia di aggiornamenti per i dispositivi Apple: il weekend potrebbe essere il momento ottimale per installarli. Risolvono una cinquantina di falle di sicurezza, spiegate in dettaglio nella pagina di supporto di Apple.

MacOS arriva alla versione 10.14.4 e iOS viene portato alla versione 12.2. Le falle riguardano principalmente il browser; ne spiccano inoltre due che avrebbero consentito a un’app iOS di accedere al microfono senza che comparisse l’indicatore di attività del microfono (CVE-2019-6222, CVE-2019-8566) e una (CVE-2019-8553) che avrebbe permesso di prendere il controllo di un dispositivo iOS convincendo il bersaglio a cliccare su un link in un SMS.

Un’altra falla, stavolta per MacOS, consentiva a un’app ostile di estrarre password dal gestore password dei Mac, ossia Keychain.

Come sempre, è importante aggiornare i propri dispositivi appena possibile, perché i criminali informatici non perdono tempo a creare nuovi attacchi che colpiscono chi non si aggiorna. Gli aggiornamenti si eseguono usando la solita procedura: su iPhone, Impostazioni – Generali – Aggiornamento Software; su Mac, clic sul menu Apple – Informazioni su – Aggiornamento software.



Fonte aggiuntiva: Naked Security.

Falla di FaceTime permetteva di ascoltare attraverso gli iPhone, iPad e Mac altrui

Falla di FaceTime permetteva di ascoltare attraverso gli iPhone, iPad e Mac altrui

Ultimo aggiornamento: 2019/02/08 21:30.

Per settimane, qualunque dispositivo Apple recente, dagli iPhone agli iPad ai computer Mac, poteva essere trasformato in una perfetta “cimice” per ascoltare di nascosto le conversazioni altrui e anche spiare tramite la telecamerina incorporata. Era sufficiente usare in maniera particolare (ma non troppo complicata) FaceTime, l’app di videochat di Apple, chiamando la persona da spiare. Anche se la persona non rispondeva alla chiamata, il suo dispositivo apriva il microfono e attivava la telecamera.

Una falla imbarazzante, risolta provvisoriamente da Apple in maniera drastica, ossia bloccando il servizio FaceTime in attesa di realizzare e distribuire un aggiornamento correttivo.

La schermata di stato dei sistemi e servizi Apple, consultabile qui.

L’imbarazzo è stato acuito dal fatto che Apple sta puntando molto, in termini di immagine aziendale, sulla sua attenzione alla sicurezza e alla privacy, e dal dettaglio non trascurabile che il difetto non è stato scoperto dai suoi esperti di controllo qualità ma da un ragazzo quattordicenne, Grant Thompson, a metà gennaio scorso.

Grant stava giocando a Fortnite e stava attivando una chat di gruppo con FaceTime quando si è accorto che poteva sentire anche le voci degli amici che non avevano ancora risposto all’invito a partecipare alla chat.

Come se non bastasse, Apple non ha risposto alle ripetute segnalazioni del problema fatte dalla madre del ragazzo ed ha reagito solo alcuni giorni dopo che la falla è stata rivelata pubblicamente.

L’azienda si è scusata e ha promesso di distribuire un aggiornamento di sicurezza entro questa settimana. Se avete un iPhone o un iPad, quindi, ogni tanto andate nelle Impostazioni e cercate la voce Generali e poi Aggiornamento software per vedere se l’aggiornamento è disponibile. Se avete un Mac, usate l’app dell’App Store e cliccate sulla sezione Aggiornamenti oppure andate nelle Preferenze di Sistema.

Imbarazzi a parte, però, la falla aveva una limitazione importante: lasciava sul dispositivo della vittima una chiara indicazione dell’identità dello spione o ficcanaso. Era quindi poco sfruttabile da intrusi professionisti o governativi, che preferiscono non lasciare tracce, ma era una pacchia per stalker ossessivi e partner gelosi che non avevano problemi a far sapere di stare origliando le proprie vittime. Vittime che spesso non sapevano come impedire questa persecuzione.

Incidenti come questo sono un promemoria molto chiaro del fatto che circoliamo tenendo in tasca, in ufficio e sul comodino un microfono che può essere attivato a distanza ed è gestito da un software molto complesso che a volte non funziona esattamente come vorrebbero i suoi creatori e utenti.

Le raccomandazioni apparentemente paranoiche degli esperti di sicurezza e privacy, che invitano a spegnere i telefonini o lasciarli fuori dalla stanza per qualunque conversazione o attività privata, sono insomma giustificate. Lo sa bene Larry Williams, un avvocato di Houston, che ha fatto causa ad Apple sostenendo che la falla di FaceTime ha consentito a qualcuno di origliare durante una delicatissima deposizione giurata di un suo cliente. Pensateci la prossima volta che andate dal medico o dal vostro avvocato o vi trovate in altre situazioni nelle quali fate confessioni molto personali.

2019/02/08 21:30

Apple ha rilasciato MacOS 10.14.3 e iOS 12.1.4, che risolvono questa falla.

Fonti aggiuntive: Graham Cluley, New York Times, The Inquirer, New York Times, CNet.

Apple fa il gendarme per la privacy bloccando app di Google e Facebook; come sapere se avete app ficcanaso

Apple fa il gendarme per la privacy bloccando app di Google e Facebook; come sapere se avete app ficcanaso

Fonte: Apple.

Ultimo aggiornamento: 2019/02/01 15:00.

Facebook è stata colta da Apple a usare un trucco per eludere i controlli presenti nell’App Store: per consentire agli utenti di installare sui propri iPhone un’app ficcanaso non approvata da Apple, come ho raccontato qui, l’azienda di Zuckerberg ha usato un sistema denominato Apple Developer Enterprise Program, che consente alle aziende e agli sviluppatori di distribuire e installare app per uso interno senza passare dall’App Store.

Questa tecnica si basa sull’installazione di un profilo di configurazione e di un certificato digitale sui dispositivi degli utenti.

Usare questa tecnica non internamente a un’azienda ma verso gli utenti comuni è una palese violazione delle regole di Apple, e quindi Apple ha temporaneamente sospeso (e poi ripristinato) tutti i certificati di autorizzazione di Facebook.

Anche Google è stata colta a usare un trucchetto analogo per un’app di monitoraggio, Screenwise Meter, che offriva carte regalo in cambio del tracciamento delle attività online dei partecipanti. Apple ha bloccato anche l’app ficcanaso di Google, dimostrando così il proprio potere assoluto sui propri dispositivi.

Se volete controllare se il vostro iPhone, iPad o iPod touch (o quello dei vostri figli minorenni) è coinvolto in trucchetti pettegoli di questo genere, usati anche per installare app a scrocco di provenienza discutibile e potenzialmente pericolosa, seguite le istruzioni di Apple: per prima cosa occorre eliminare l’app ficcanaso. Poi bisogna andare in Impostazioni – Generali. Se non trovate una voce Gestione dispositivo (di solito è appena sotto la voce VPN), siete già a posto.

Se la trovate, cercate la sezione Profile management (o Gestione profilo) oppure Profile & Device Management (Gestione profilo e dispositivo) e toccate il profilo di configurazione dell’app: controllate che non sia richiesto per lavoro (per esempio perché si tratta di un dispositivo aziendale configurato tramite questo profilo) e, se non lo è, eliminatelo. Infine riavviate il vostro dispositivo.

Fonte aggiuntiva: Intego.