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Ruspadana, l’app per “giocare” a schiacciare gli immigrati con la ruspa. Approvata da Apple

Ruspadana, l’app per “giocare” a schiacciare gli immigrati con la ruspa. Approvata da Apple

Ultimo aggiornamento: 2018/06/30 20:35.

Tre “sviluppatori”, Matteo Barni, Giampiero Salemme e Marco Romano, hanno creato un’app, Ruspadana, nella quale il gioco consiste nello schiacciare immigrati di colore con una ruspa per “proteggere la patria”, con lo slogan “Aiuta Ruspadana a fermare l’invasione! Ripulisci le strade, rimuovi gli ostacoli. E goditi le Alpi”.

Non solo: l’hanno inviata all’App Store, che gliel’ha approvata e pubblicata.

Quando me l’ha segnalata @frankiehinrgmc ho pensato che si trattasse di un fotomontaggio, ma mi sono dovuto ricredere: ho trovato la recensioni perplessa di Macitynet, e poi il link all’app nell’App Store (copia su Archive.is), e così ho invitato i miei lettori a chiamare Apple per segnalare la cosa.

Ho anche mandato un paio di tweet al supporto Apple e a Tim Cook.

La reazione di Apple è stata questa, secondo quanto riferito da chi l’ha contattata telefonicamente:

La risposta pubblica degli autori su Twitter è stata questa: si tratterebbe di “satira”.

Molti altri hanno segnalato l’app (Luca Sofri; recensione basita su iPhoneItalia) e notato il fatto che i nomi degli sviluppatori corrispondono a quelli di persone provenienti dalla Apple Academy di Napoli (ma non si può escludere, per ora, una sorprendente omonimia):

A parte la cretineide di fare un’app del genere pensando che sia “satira” (test: se l’app l’avesse fatta un musulmano per schiacciare le donne bianche, sarebbe stata “satira”? Se l‘app avesse mostrato nazisti che schiacciano ebrei con le ruspe, sarebbe stata “goliardia”?), Ruspadana è chiaramente in violazione delle linee guida di Apple, che in teoria degli sviluppatori di Apple Academy dovrebbero conoscere e che gli esaminatori di Apple dovrebbero saper applicare (evidenziazioni mie):

1.1.1 Defamatory, discriminatory, or mean-spirited content, including references or commentary about religion, race, sexual orientation, gender, national/ethnic origin, or other targeted groups, particularly if the app is likely to humiliate, intimidate, or place a targeted individual or group in harm’s way. Professional political satirists and humorists are generally exempt from this requirement.
1.1.2 Realistic portrayals of people or animals being killed, maimed, tortured, or abused, or content that encourages violence. “Enemies” within the context of a game cannot solely target a specific race, culture, real government, corporation, or any other real entity.

Poche ore dopo, l’app è stata rimossa dall’App Store ed è scomparso da lì anche il profilo dello sviluppatore Matteo Barni. Questo è uno screenshot del profilo, dal quale risulta che l’unica app a lui intestata è Ruspadana:

2018/06/30 20:35

Rosita Rijtano su Repubblica racconta la vicenda e intervista i responsabili dell’app, raccogliendone le giustificazioni.

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Nell’App Store di Apple c’era un’app che faceva cryptomining

Di solito l’App Store di Apple viene considerato una fonte sicura per le app per i dispositivi macOS, ma pochi giorni fa è emerso che Calendar 2 di Qbix, un’app di gestione agende molto popolare, usava i computer degli utenti per fare cryptomining, ossia generare criptovalute (specificamente Monero) a favore dell’azienda senza il consenso degli utenti. Questa attività rallentava fortemente le macchine e nel caso dei laptop ne scaricava rapidamente la batteria mentre nei computer fissi causava consumi di energia anomali.

In teoria il consenso era previsto, con tanto di richiesta su schermo da accettare per sbloccare gratuitamente le funzioni avanzate dell’app, ma alcuni errori di programmazione scavalcavano la richiesta e consumavano molte più risorse del previsto.

Sono arrivate ben presto le lamentele degli utenti e Qbix ha deciso di rimuovere la funzione di cryptomining dalle nuove versioni dell’app. Apple, da parte sua, non ha ancora commentato la vicenda per chiarire se ci sono state violazioni delle sue ferree regole di accettazione delle app nel suo esclusivo Store, ma l’incidente dimostra che i controlli di Apple, pur severi, non sono perfetti.

Il cryptomining, consensuale o meno, sta diventando sempre più impopolare, anche perché può arrivare a danneggiare fisicamente i dispositivi, come per esempio gli smartphone. Se siete programmatori di app o gestori di siti, lasciate perdere.

Fonti: Ars Technica, Graham Cluley.

Fine dell’angoscia per il carattere indiano che crasha gli iCosi

Fine dell’angoscia per il carattere indiano che crasha gli iCosi

Panico generale per gli utenti di iPhone, iPad, Apple Watch, Mac e Apple TV: temono di ricevere in un messaggio il temutissimo carattere della lingua telugu (mostrato qui accanto) che manda in tilt tutti questi dispositivi se viene visualizzato.

Apple ha distribuito oggi un aggiornamento di iOS (11.2.6), macOS (10.13.3), watchOS (4.2.3) e tvOS (11.2.6) che risolve il problema, ma chi ha un dispositivo Apple non aggiornabile rischia di restare indifeso a lungo. E nel frattempo imperversano da giorni i guastafeste che pensano che sia divertente pubblicare nei social network questo carattere in modo da far crashare in massa i dispositivi Apple e mettere nei guai i loro utenti.

Non è la prima volta che i dispositivi Apple o di altre marche vengono messi in crisi da una cosa apparentemente così banale come un semplice carattere tipografico, ma stavolta gli effetti sono molto seri: c’è chi lamenta di non riuscire più a riavviare il telefonino o il tablet, trasformatosi in un costoso fermacarte.

Se potete, installate gli aggiornamenti [nota personale: su un mio Mac Mini del 2014 l’installazione ha richiesto una trentina di minuti, per molti dei quali il Mac non ha dato il minimo segno di vita (schermo totalmente nero); su un MacBook Pro del 2015 ci sono voluti 12 minuti e non ci sono state inquietanti schermate nere]. Se non potete, vi conviene imparare a fare prima di tutto un po’ di prevenzione. Il passo più importante è disattivare le anteprime delle notifiche, perché la paralisi completa del dispositivo avviene quando questo famigerato carattere viene visualizzato in una notifica. Nei dispositivi Apple che usano iOS, andate quindi nelle Impostazioni, scegliete Notifiche e poi scegliete Mai nella sezione Mostra anteprime.

Fatto questo, se qualcuno vi manderà il carattere in questione e non avete (ancora) installato l’aggiornamento, perlomeno non andrà in tilt l’intero dispositivo ma si bloccherà soltanto la specifica app di messaggistica (che può essere Telegram, Snapchat, Twitter o altre ancora). Riavviarla è inutile, perché si bloccherà di nuovo. In questo caso potete provare ad accedere al vostro account di messaggistica usando un’altra versione della stessa app che sta su un computer Windows o Linux o su un dispositivo Android, e cancellare da lì la conversazione che contiene il carattere famigerato. Questi sistemi, infatti, sono immuni al problema che causa il collasso.

Nel caso dell’app Messaggi di iOS, invece, occorre andare nelle Impostazioni, scegliere Generali e poi Spazio libero: qui troverete un elenco di app che include appunto l’app Messaggi. Se la selezionate, potrete poi scegliere la conversazione da eliminare e tutto tornerà a funzionare.

Ma che succede se è troppo tardi e il vostro iPhone o iPad è completamente bloccato? Vi conviene andare da un tecnico e chiedere il suo intervento. Se siete smanettoni e coraggiosi, potete provare a mettere il dispositivo in modalità DFU e tentare un ripristino da zero di iOS. Alcuni coraggiosi hanno tentato di risolvere il problema installando la versione beta (cioè instabile) di iOS 11.3, che ha già eliminato il difetto del carattere telugu. Ma se lo fate senza fare prima un backup perderete tutti i vostri dati.

Come fa un singolo carattere a causare così tanti problemi? In realtà il simbolo è una combinazione di lettere e segni che contiene complesse istruzioni di posizionamento, per cui non è come un semplice carattere alfabetico latino: visualizzarlo richiede invece una serie di calcoli che i sistemi operativi di Apple sbagliavano, causando il tilt.

Questo articolo è derivato dal testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 20 febbraio 2018.

Trafugato il codice di boot di iOS: che cosa comporta?

Trafugato il codice di boot di iOS: che cosa comporta?

Il segretissimo codice di boot o bootloader degli iPod, iPhone e iPad di Apple è stato trafugato e messo su Internet. Questo codice, denominato iBoot, normalmente risiede su un chip di sola lettura e contiene le istruzioni che il dispositivo esegue quando viene acceso, ancora prima di far partire iOS, ed è particolarmente vitale per la sicurezza: è uno dei primi anelli di una catena di fiducia nella quale ogni elemento verifica che non ci siano state manomissioni o interferenze nel processo di avvio.

La versione messa in circolazione si riferisce, secondo chi l’ha esaminata, ad iOS 9, e non è chiaro quanto abbia in comune con la versione attuale per iOS 11.

I legali di Apple sono intervenuti rapidamente ordinando la rimozione del codice secondo le norme DMCA, e questo atto conferma che il codice pubblicato è autentico, ma l’intervento è arrivato dopo che molti utenti ne avevano scaricato una copia.

Ma cosa significa per noi utenti la fuga di questo codice? Per prima cosa, ora iBoot è esaminabile da chiunque, mentre prima il suo contenuto era segreto, per cui è più facile studiarlo in cerca di vulnerabilità, per esempio per consentire il jailbreak o compromettere la sicurezza in generale dei dispositivi iOS. Non è banale, perché la copia di iBoot presente sui dispositivi non è modificabile, ma è possibile che lo studio riveli qualche modo per eludere i controlli imposti da Apple (iBoot consente interazioni tramite tethering, per cui è un bersaglio particolarmente ghiotto).

Questo studio, fra l’altro, permetterà ai ricercatori di scovare difetti e ricevere le ricompense offerte da Apple per chi le segnala in maniera responsabile falle nei suoi prodotti: in questo caso si può arrivare anche a 200.000 dollari di premio.

La questione più generale e importante, però, è il fatto stesso che questo codice sia stato trafugato: indica che la gestione della sicurezza interna di Apple ha qualche lacuna.

A parte tutto questo, l’esame dei commenti dei programmatori annidati nel codice trafugato rivela piccole chicche di umanità, come quella segnalata da The Register:

Fonti: Naked Security, Ars Technica.

L’antivirus silenzioso dei Mac si aggiorna in segreto

L’antivirus silenzioso dei Mac si aggiorna in segreto

Contrariamente a un mito molto diffuso, i “virus” (più propriamente malware) per Mac esistono: ne abbiamo visto un esempio la settimana scorsa con il caso del malware che spiava gli utenti attraverso le telecamere dei loro Mac. Ma sono in pochi a sapere che Apple include nei propri Mac un “antivirus” per proteggerli contro alcuni malware particolarmente insidiosi. Questo antivirus esiste dal 2009, si chiama XProtect e si aggiorna senza avvisare l’utente. Apple non pubblica annunci o documentazione in proposito.

Funziona come i comuni antivirus: gestisce un elenco di minacce informatiche conosciute e confronta le loro caratteristiche con quelle di qualunque file scaricato. Se trova una corrispondenza, visualizza un avviso di pericolo. L’elenco di minacce si trova presso System/Library/Core Services/CoreTypes.bundle/Contents/Resources/XProtect.plist.

L’unico controllo che ha a disposizione l’utente è nelle Preferenze di Sistema, dove la voce App Store include un’opzione di installazione degli aggiornamenti di sistema e di sicurezza, che consente di attivare o disattivare gli aggiornamenti di XProtect. Volendo li si può disattivare, ma normalmente non ce n’è motivo ed è altamente sconsigliabile.

Questo “antivirus” di Apple è molto semplice e limitato, e non sostituisce quelli di altre marche ma li complementa: ora che sapete che c’è, non cambia il fatto che vi serve comunque installare un antivirus nel vostro Mac.

Se volete sapere cosa fa e contro cosa vi protegge questo antimalware silenzioso, la società di sicurezza informatica Digita Security ha attivato un servizio online che elenca la cronologia degli aggiornamenti e delle minacce gestite da XProtect: lo trovate presso Digitasecurity.com/xplorer. Lì scoprirete che Apple ha aggiornato XProtect senza dire niente a nessuno molto di recente: il 17 gennaio scorso. L’aggiornamento precedente risale al 30 novembre 2017.

Allo stesso indirizzo trovate anche la possibilità di ricevere una notifica via mail ogni volta che Apple effettua uno di questi aggiornamenti segreti e un’app per approfondire la conoscenza di XProtect.

Ancora su Spectre: iOS e macOS vanno aggiornati di nuovo

Ancora su Spectre: iOS e macOS vanno aggiornati di nuovo

La coppia di vulnerabilità gravi denominata Spectre e Meltdown ha imposto a quasi tutti i produttori di sistemi operativi delle modifiche drastiche ai propri prodotti per contenere il danno, che è causato da un difetto presente in quasi tutti i processori recenti ed è solo in parte rimediabile attraverso soluzioni software.

Apple ha rilasciato degli ulteriori aggiornamenti per iOS, che arriva così alla versione 11.2.2, e per macOS High Sierra, che arriva alla versione 10.13.2.

Questi aggiornamenti si aggiungono a quelli già rilasciati nei giorni scorsi, che avevano mitigato Meltdown, e servono a ridurre gli effetti di Spectre.

iOS 11.2.2 è disponibile per gli iPhone dal 5s in poi, per gli iPad dall’Air in poi e per gli iPod touch dalla sesta generazione in poi. La procedura è la solita: Impostazioni – Generali – Aggiornamento software.

Anche Safari, il browser di Apple, va aggiornato alla versione 11.0.2. Se siete utenti Mac e non siete ancora passati a High Sierra, installate almeno l’aggiornamento di Safari, che è disponibile sia per El Capitan (10.11.6), sia per Sierra (10.12.6). Anche qui la procedura è quella consueta: Mela – Informazioni su questo Mac – Aggiornamento software.

Buone notizie, invece, per i proprietari di Apple Watch: per questo dispositivo non sono necessari aggiornamenti di sicurezza.

Fonte aggiuntiva: Ars Technica.

Scavalcare la password di un Mac è un po’ troppo facile

Scavalcare la password di un Mac è un po’ troppo facile

In macOS High Sierra (10.13.2) c’è una falla che consente a un intruso locale di scavalcare in parte le protezioni del sistema operativo. Se il Mac è attivo con un account da amministratore (cosa normale) ed è momentaneamente incustodito (una classica situazione in famiglia o in ufficio, per esempio), un aggressore non ha bisogno di sapere la password di amministratore per cambiarne le impostazioni in alcune delle Preferenze di Sistema: il Mac accetta qualunque cosa scriviate come password.

Per esempio, se andate nelle Preferenze di Sistema e cliccate sull’icona dell’App Store e poi sul lucchetto per avere il permesso di effettuare modifiche, compare sullo schermo una richiesta di password, ma macOS accetta qualunque digitazione, sbloccando anche altre Preferenze di Sistema che normalmente sono protette da password. Questo consente a un aggressore, per esempio, di sbloccare gli acquisti nell’App Store (scenario classico: figlio o figlia che vuole comprare un gioco ma i genitori hanno bloccato gli acquisti). Le sezioni Utenti e Gruppi e Sicurezza e Privacy non hanno questa magagna.

Ho realizzato un video spiccio per dimostrare la falla su uno dei miei Mac:

Apple sta già correggendo questo difetto decisamente imbarazzante e rilascerà prossimamente un aggiornamento di macOS che la chiude. Nel frattempo, se avete amici che si vantano un po’ troppo della sicurezza del loro Mac, ora sapete come ridimensionarli.

Perché Apple rallenta i suoi smartphone “vecchi” senza dirlo?

Perché Apple rallenta i suoi smartphone “vecchi” senza dirlo?

Credit: Maurizio Martinoli.

Ultimo aggiornamento: 2017/12/26 19:50.

Lo scandalo informatico-tecnologico del momento è l’ammissione, da parte di Apple, di rallentare intenzionalmente i suoi iPhone meno recenti: un sospetto che molti utenti hanno da tempo. Le motivazioni di questo rallentamento, però, non sono necessariamente quelle immaginate dai sospettosi che ipotizzano una sorta di obsolescenza programmata per indurre gli utenti a comprare un nuovo iPhone.

Partiamo dall’inizio. C’è un problema di fondo, comune a tutti i telefonini di qualunque marca, secondo quanto spiega Techcrunch: le batterie, col passare del tempo e con l’uso, invecchiano e la loro capacità di erogare energia diminuisce sia come durata, sia come picco (Apple dice che le sue batterie mantengono l’80% di capacità dopo circa 500 cicli di carica).

Se lo smartphone ha un picco di consumo di energia, per esempio perché il proprietario usa intensamente un gioco con grafica 3D o un’app per social network avida di energia, la batteria invecchiata non riesce a soddisfare questo picco di richiesta e il telefonino si spegne. Questo succedeva per esempio a fine 2016 con gli iPhone 6, 6s, 6 Plus e 6s Plus e Apple aveva ridotto il problema con l’aggiornamento 10.2.1 di iOS.

Il guaio è che la soluzione scelta da Apple con questo aggiornamento consiste (semplificando) nel rallentare momentaneamente i suoi iPhone quando si verifica un picco di richiesta di energia che una batteria invecchiata non può più gestire, ma soprattutto consiste nel farlo senza avvisare l’utente.

La scoperta di questo rallentamento è infatti merito di alcuni ricercatori esterni: l’ammissione di Apple è arrivata soltanto dopo la pubblicazione dei loro test su iPhone con batterie non recenti. Facendolo senza informare gli utenti (sarebbe bastato un semplice avviso su schermo), ora Apple rischia di fare la figura di aver ordito un complotto per vendere più iPhone e gli utenti che rifiutano di installare gli aggiornamenti di iOS, perché secondo loro rallentano le prestazioni, si sentiranno giustificati e così si esporranno a rischi di sicurezza maggiori.

Per sapere se il vostro iPhone è afflitto da rallentamento dovuto alla batteria, potete controllare la frequenza della CPU (semplificando, la velocità alla quale corre il processore principale dello smartphone). Per farlo vi serve un’app che visualizzi questo dato, come per esempio CPU DasherX o Geekbench 4, entrambi disponibili nell’App Store. Confrontate questa frequenza con quella indicata sul sito della Apple per il vostro specifico modello di smartphone: se la vostra è molto inferiore a quella riportata sul sito, vuol dire che state subendo il rallentamento imposto da Apple.

Se avete un iPhone che sta invecchiando e rilevate questi rallentamenti, potete fare varie cose invece di inveire contro il complotto o di comprare un iPhone nuovo:

  • cambiare la batteria (cosa che richiede solitamente un intervento di un esperto);
  • smettere di usare le app che creano questi picchi di consumo (giochi 3D, app social pesanti, eccetera), rilevabili per esempio dal calore generato  e andando in Impostazioni – Batteria – Utilizzo batteria per chiedere i dettagli dei consumi (dopo aver usato l’iPhone per alcuni minuti);
  • evitare di tenere il telefonino in ambienti molto caldi (per esempio al sole, sul cruscotto dell’auto, in una borsa mentre è collegato a un powerpack esterno), che causano un invecchiamento precoce della batteria;
  • cambiare marca di telefonino in favore di una che permetta di sostituire la batteria con facilità.

Fonti aggiuntive: Engadget, Cnet, Gizmodo, BBC, Techradar, Wired.

Falla epica in macOS High Sierra: accesso locale e remoto senza password. Pronta la patch (doppia)

Falla epica in macOS High Sierra: accesso locale e remoto senza password. Pronta la patch (doppia)

Ultimo aggiornamento: 2017/12/01 11:35.

La falla di sicurezza scoperta in macOS High Sierra da Lemi Orhan Ergin è talmente grave che molti utenti fanno fatica a credere che sia reale. Lo è. Su macOS si può diventare root senza digitare una password [aggiornamento: Apple ha rilasciato la correzione].

Traduzione: la versione più recente del sistema operativo per computer di Apple consente a un aggressore di ottenere diritti di amministratore (root), quindi di essere padrone assoluto del computer, senza conoscerne la password. L’aggressore può quindi installare programmi ostili, cancellare dati, disabilitare la crittografia del disco (FileVault), cambiare le password degli altri utenti, riconfigurare il sistema operativo e altro ancora.

In alcuni casi, questa vulnerabilità è sfruttabile anche via Internet, senza neanche dover accedere fisicamente al computer. Per ora esistono soltanto dei rattoppi temporanei. La falla non è presente nelle versioni precedenti di macOS.

In estrema sintesi, per l’utente Mac comune le raccomandazioni sono queste:

  • se non siete ancora passati a High Sierra, aspettate a farlo;
  • se usate High Sierra, non lasciate incustodito il vostro Mac sbloccato, disabilitate la manutenzione remota e installate subito l’aggiornamento correttivo quando Apple lo rilascerà [aggiornamento: è stato rilasciato].

Gli utenti più esperti possono inoltre disabilitare l’utente Ospite e creare un account root con password robusta per risolvere temporaneamente il problema.

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La falla di base è questa: un aggressore che ha accesso fisico al Mac incustodito seleziona il login dell’Utente ospite, va nelle Preferenze di Sistema, clicca su Utenti e gruppi e clicca sul lucchetto per abilitare le modifiche. A questo punto gli viene chiesto di immettere un nome utente e una password di amministratore: normalmente, se l’aggressore non conosce queste informazioni, non può fare nulla e il Mac è protetto.

Ma nella versione attuale di macOS High Sierra (10.13 e 10.13.1), se l’aggressore a questo punto digita root come nome utente e non immette una password ma semplicemente posiziona il cursore nella casella della password, gli basta cliccare su Sblocca ripetutamente (a me sono bastati due tentativi) e ottiene pieno accesso alle impostazioni del Mac.

Da questo momento in poi, l’aggressore ha un account onnipotente sul computer della vittima. Se il computer della vittima ha più di un account (per esempio perché ha lasciato disponibile l’utente Ospite), l’aggressore può rientrare anche dopo un riavvio, e anche a computer bloccato sulla schermata di login: gli basta digitare root senza password per entrare e fare quello che gli pare. Ho verificato personalmente.

Oops.

Questo è un video che dimostra la vulnerabilità:

La falla, tuttavia, ha anche altre manifestazioni: se la vittima ha impostato il proprio computer in modo che sia accessibile e controllabile da remoto (per esempio con VNC) e ha protetto questo accesso con una password, un aggressore può comunque accedere e prendere il controllo del Mac via Internet senza digitare alcuna password e senza alcun accesso fisico preventivo. In altre parole, un disastro. È già partita la caccia ai Mac vulnerabili, facilmente scopribili via Internet. Fra l’altro, la falla era stata segnalata un paio di settimane fa in un forum di Apple (qui, da chethan177 alle 12:48 del 13 novembre).

Per sapere se avete attiva la gestione remota, andate in Preferenze di Sistema – Condivisione e controllate lo stato delle voci Condivisione schermo e Login remoto.

Apple ha dichiarato che sta preparando un aggiornamento software che risolva il problema: nel frattempo consiglia di creare un utente root e di assegnargli una password molto lunga e complicata, come descritto qui in inglese e qui in italiano.

In particolare, se avete provato a replicare questa falla e volete assegnare una password all’utente root che avete involontariamente già creato con il vostro esperimento:

  • andate in Preferenze di Sistema – Utenti e Gruppi;
  • sbloccate le impostazioni usando la vostra password di amministratore;
  • cliccate su Opzioni login;
  • cliccate su Accedi o Modifica (il pulsante accanto a Server account rete);
  • cliccate su Apri Utility Directory;
  • cliccate sul lucchetto e immettete un nome utente e una password di amministratore;
  • dal menu in alto, scegliete Modifica e poi Modifica la password dell’utente root;
  • immettete una password robusta per l’account root. 

Se sapete usare la riga di comando, vi basta aprire una finestra di terminale come amministratore e digitare sudo passwd -u root.

Altre soluzioni sono descritte da ericjboyd (anche qui).

2017/11/29 18:00

Apple ha rilasciato un aggiornamento correttivo. Lo trovate nei consueti aggiornamenti di macOS. Notevole la raccomandazione di “Installare questo aggiornamento il più presto possibile”.

2017/12/01 8:30

È emerso che l’aggiornamento correttivo di Apple rilasciato inizialmente causa problemi nella condivisione di file locali, costringendo gli utenti ad effettuare una procedura (non banale per molti utenti) di ulteriore correzione. Apple ha così rilasciato un ulteriore aggiornamento che corregge la magagna e a quanto pare si installa automaticamente. Per sapere se l‘avete installato, andate nell’elenco degli aggiornamenti nell’app App Store: dovreste trovare due aggiornamenti etichettati Security Update 2017-001.

Fonti: Ars Technica, The Register, Engadget, Gizmodo, Motherboard, 9to5 mac, Intego, Sophos, Spider-Mac.com (in italiano).

iPhone X, Apple spiega i limiti del riconoscimento facciale

iPhone X, Apple spiega i limiti del riconoscimento facciale

Apple ha pubblicato un documento che spiega in dettaglio il funzionamento di Face ID, il sistema di riconoscimento facciale incorporato nel suo nuovo smartphone di punta, l’iPhone X.

Secondo Apple, il sistema funziona benissimo nelle situazioni normali, in cui un malintenzionato o ficcanaso generico tenta di sbloccare abusivamente lo smartphone, ma va in crisi con i gemelli, con i fratelli o le sorelle che si somigliano, con i sosia e con i volti dei bambini fino a circa 13 anni, perché crescono e cambiano continuamente.

Va detto che lo smartphone di Apple chiede comunque in molte occasioni un PIN per sbloccarlo e che il suo riconoscimento facciale può essere disabilitato.

Più in generale, ogni sistema di riconoscimento dei volti deve gestire una sfida davvero impegnativa: mentre un lettore d’impronte digitali ha a che fare soltanto con polpastrelli, che non cambiano forma in continuazione, il riconoscimento facciale deve tenere conto di tantissime variabili (per esempio acconciature, cappelli, sciarpe, occhiali da vista e da sole, trucco e lenti a contatto) e deve funzionare al chiuso e all’aperto e anche nell’oscurità. Apple precisa che ha aggiunto una rete neurale apposita per riconoscere i tentativi di raggiro basati su fotografie o maschere.

Infine, secondo il documento di Apple, i dati raccolti da Face ID non lasciano mai il telefonino e non vengono salvati su iCloud o altrove.

Fonte: Naked Security.