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Apple

Disabilitare il Wi-Fi di un iPhone usando semplicemente il nome di una rete Wi-Fi

Per mandare in crisi un iPhone o un iPad è sufficiente collegarlo a una rete
Wi-Fi con un nome particolare. Lo ha segnalato Carl Schou su Twitter pochi
giorni fa.

Se il nome (SSID) della rete Wi-Fi al quale si collega è %p%s%s%s%s%n,
il dispositivo Apple perde completamente la capacità di collegarsi a qualunque
rete Wi-Fi, e riavviarlo non risolve il problema. Il difetto è presente in tutte le versioni recenti di iOS/iPadOS, compresa la 14.6.

L’unico modo per riattivare il Wi-Fi sull’iPad o iPhone è andare in
Impostazioni – Generali – Ripristina – Ripristina impostazioni rete.
Bisognerà poi reimmettere tutti i parametri della propria connessione Wi-Fi.

Perché mai qualcuno dovrebbe usare un nome così bizzarro per una rete Wi-Fi?
Per esempio per fare burle pesanti o vandalismi. Un malintenzionato potrebbe
dare questo nome alla propria rete Wi-Fi in modo da paralizzare gli iPhone o
iPad altrui che tentano di collegarsi a scrocco. Questa falla non colpisce i
dispositivi Android o Windows, per cui qualcuno che ce l’ha con Apple potrebbe sfruttarla per danneggiare soltanto i dispositivi di questa marca. 

Sì, gente così
esiste. Già circolano gli scherzi, tipo questo, che consiglia crudelmente agli utenti iPhone di usare quel nome per il proprio Wi-Fi per rendere più veloce la connessione:

Apple non ha rilasciato dichiarazioni in proposito e non si sa se il difetto verrà corretto. 

Il motivo per cui questo nome di Wi-Fi ha quest’effetto è che questi caratteri con il simbolo di percentuale vengono usati come istruzioni di formattazione in alcuni linguaggi di programmazione, ed iOS e iPadOS accettano questi caratteri come nome di Wi-Fi senza controllarli, scartarli o convertirli: è una uncontrolled format string, una vulnerabilità classica che non dovrebbe esserci in un sistema operativo moderno.

Il consiglio, ovviamente, è non collegarsi mai ai Wi-Fi di sconosciuti, specialmente se hanno nomi che contengono
caratteri bizzarri. E di non credere ciecamente a tutti i “consigli per velocizzare” che si trovano su Internet.

Fonti aggiuntive: Ars Technica, Engadget, BleepingComputer, AppleInsider.

Facebook supplica gli utenti iPhone di non disattivare il tracciamento pubblicitario, in USA accetta solo il 4%

Facebook supplica gli utenti iPhone di non disattivare il tracciamento pubblicitario, in USA accetta solo il 4%

Ricordate l’aggiornamento di iOS alla versione 14.5? Quello che aggiungeva l’opzione di disattivare con facilità il tracciamento pubblicitario? Ne avevo parlato il 29 aprile scorso.

Quest’opzione, chiamata AppTrackingTransparency, consente la disattivazione globale andando in Impostazioni – Privacy – Tracciamento e spegnendo Richiesta tracciamento attività e consente la disattivazione per una singola app andando in Impostazioni, toccando l’app e disattivando Consenti tracciamento. 

Facebook, che vive fondamentalmente di tracciamento pubblicitario, non l’ha presa bene e ha lanciato una campagna contro l’opzione anti-tracciamento, con pubblicità sui principali giornali statunitensi e una pagina online che presenta una rassegna di piccoli imprenditori digitali che usano il tracciamento pubblicitario di Facebook per trovare i propri clienti e che, dice Facebook, verranno messi in crisi da questa decisione di Apple.

Gli utenti hanno reagito piuttosto eloquentemente: secondo i dati raccolti dalla società di analytics Flurry, solo il 4% degli utenti iPhone statunitensi ha acconsentito al tracciamento attivando l’opzione Richiesta tracciamento attività oppure attivando Consenti tracciamento per una specifica app. A livello mondiale gli utenti che hanno accettato il tracciamento sono il 12%.

Il dato, basato su un campione abbastanza significativo, può essere interpretato in due modi.

Il primo è che alla gente la privacy interessa. Specialmente quando è facile da mantenere e quando per perderla bisogna fare qualcosa, invece di perderla in automatico e passivamente.

Il secondo è che la gente è semplicemente pigra e quindi accetta qualunque impostazione predefinita. Come prima accettava il tracciamento pubblicitario perché era il default, oggi accetta di non essere tracciata per lo stesso motivo.

 

Escono Windows e Mac OS nuovi: non c’è fretta di installarli

Sono disponibili al pubblico le nuove versioni dei principali sistemi operativi per computer, ossia Windows 11 e Mac OS 12 Monterey.

Una volta tanto non è urgente installarli: non introducono miglioramenti importanti della sicurezza, perlomeno per l’utente comune, per cui aggiornatevi se volete, ma non sentitevi particolarmente in obbligo. Non c‘è fretta: Windows 10 continuerà a essere supportato fino a ottobre del 2025.

Come sempre, prima di aggiornare un sistema operativo, fate un backup completo dei vostri dati e delle vostre applicazioni (meglio ancora, dell’intero sistema), controllate che le applicazioni che usate e il vostro hardware siano compatibili con la nuova versione di Windows/MacOS e ritagliatevi un paio d’ore di tempo per l’aggiornamento.

Ho provato a installare sia Windows 11 sia MacOS Monterey, e anche sui miei computer non particolarmente potenti o recenti non sembrano causare rallentamenti. In entrambi i casi, il computer stesso vi avvisa se è compatibile o meno con l’aggiornamento non appena tentate di avviarlo.

Windows 11

La nuova versione del sistema operativo di Microsoft offre un nuovo design molto pulito, che però ha una scelta probabilmente controversa: il pulsante Start, che per decenni è stato nell’angolo in basso a sinistra, ora sta in basso al centro della Taskbar, sovvertendo abitudini e automatismi ben radicati nella memoria muscolare degli utenti. Si può riportare a sinistra andando nelle impostazioni di Windows 11.

A parte questo, una novità interessante di Windows 11 è che vi girano o gireranno anche le applicazioni Android, grazie al Windows Subsystem for Android (WSA), anche se con alcune limitazioni hardware e geografiche. C’è una gestione più potente dei monitor multipli e delle finestre multiple, arriva un nuovo Store delle app Microsoft e ci sono alcune migliorie per i gamer. Ma non ho visto nulla che mi faccia correre ad installarlo.

MacOS 12 (Monterey)

Il nuovo MacOS è installabile anche su computer piuttosto vecchiotti (ho appena finito di installarlo su un Mini del 2014). Anche qui non ci sono miglioramenti che fanno venire fretta di installarlo: sono arrivati gli shortcut, ossia dei “programmi” o script che permettono di automatizzare le operazioni ripetitive (tipo creare una GIF partendo da un video). I Mac possono ora essere usati come monitor e altoparlanti per altri dispositivi, tramite AirPlay: si può mostrare sullo schermo del Mac lo schermo di un iPhone, per esempio. I MacBook recenti hanno una funzione di consumo energetico ridotto (è nelle impostazioni della batteria). C’è un’opzione che consente di limitare notifiche e distrazioni.

La novità forse più interessante è lo Universal Control, che però non è ancora disponibile ma dovrebbe consentire prossimamente di usare una sola tastiera e un solo trackpad o mouse di un Mac per comandare altri Mac e iPad nelle sue vicinanze (che siano sulla stessa rete Wi-Fi e usino lo stesso Apple ID e soprattutto permetterà di trascinare e mollare un file da un dispositivo all’altro.

I nuovi MacBook Pro, per contro, rivelano una magagna piuttosto comica: il loro schermo ha una tacca, il notch, per ospitare la webcam, ma la barra menu situata in alto non ne tiene conto e alcune sue voci finiscono per essere nascoste dalla tacca. Piuttosto imbarazzante, per un’azienda che ha il culto del design e dell’estetica.

Questo tweet (https://twitter.com/thelazza/status/1453307197115490317) mostra un problema serio dei nuovi Mac con la tacca per la webcam:

Il problema è parzialmente risolvibile cambiando le impostazioni dello schermo in modo da sacrificarne una fettina.

Fonti aggiuntive: Howtogeek, Gizmodo.

Delirio per l’iPhone 3G. Un tempo Apple faceva computer

Delirio per l’iPhone 3G. Un tempo Apple faceva computer

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Decisamente atipica la WorldWide Developers Conference di Apple, tenutasi a San Francisco nei giorni scorsi. Di computer in senso stretto praticamente non s’è parlato nell’attessima presentazione della WWDC, la keynote, che ogni anno ritualmente diventa un evento mediatico a colpi di indiscrezioni e anticipazioni, che i fan di Apple seguono con lo stesso fervore di una spoilerata sul finale di Lost, per sapere quali saranno le prossime novità del mondo della mela. E i giornalisti abboccano all’esca e regalano tanta pubblicità gratis alla marca.

Certo, c’è stato l’annuncio di Snow Leopard, la prossima versione del sistema operativo Apple, prevista per l’estate del 2009 (qui c’è una pagina di anteprima). È stato presentato anche Mobile Me, il successore del servizio Internet .Mac (qui la FAQ con le novità; qui la visita guidata): condivisione e sincronizzazione online di indirizzi, dati, posta, agende, foto e accesso remoto al proprio Mac. Ma il dominatore assoluto della WWDC, almeno in termini mediatici, non è stato un computer, ma un telefonino: l’iPhone 3G.

In questo senso le voci incontrollate che circolavano sono rimaste in buona parte deluse: l’annuncio della versione UMTS dell’iPhone era previsto da tempo. Adesso l’iPhone naviga su Internet via rete cellulare a una velocità decente, come già facevano altri suoi concorrenti. Una leggera sorpresa, in termini di hardware, è arrivata dalla presenza del GPS a bordo e dalle dimensioni e dal peso estremamente modesti (paragonabili a quelle dell’iPod touch; notare il trucco di fare i bordi rastremati, in stile MacBook Air, per farlo sembrare più sottile). Tuttavia manca una telecamera frontale, per cui le videochiamate saranno decisamente scomode. Arriva un jack non incassato per la cuffia, che permette finalmente di utilizzare cuffie di qualsiasi marca, a differenza dell’iPhone precedente.

La sorpresa principale è stata il prezzo: il modello base parte da 199 dollari (126 euro, 203 franchi) se acquistato insieme ad un abbonamento (costa molto di più se acquistato a parte) e sarà disponibile dall’11 luglio. Giorno nel quale, fra l’altro, potrete vendicarvi sbeffeggiando tutti i boriosi che hanno ostentato l’iPhone 2G craccato, pagato un capitale, e che a quel punto si ritroveranno con un oggetto obsoleto, del tutto non-trendy e invendibile.

Ci sarà comunque da luglio la possibilità di aggiornare (a pagamento per gli iPod touch; in casa Apple la parola gratis latita spesso, ma in questo caso la cifra è intorno ai dieci dollari) il software degli iPhone e degli iPod alla versione 2.0, che leggerà i formati Microsoft Office e gli equivalenti Mac (Keynote, Pages e Numbers) oltre a supportare molte applicazioni per l’ufficio (server Exchange, supporto VPN, per esempio). Decisamente si tratta di un aggiornamento orientato a portare l’iPhone negli uffici al posto degli smartphone della concorrenza.

Ma c’è di più: l’iPhone (e l’iPod touch) ambisce a diventare un vero e proprio ecosistema: gli sviluppatori potranno vendere programmi per questa piattaforma tramite Apple, in una sorta di “iTunes del software”. Apple tratterrà una percentuale del prezzo di vendita in cambio della gestione totale del servizio di vendita, e le vendite saranno (in teoria) maggiormente garantite dalla presenza di DRM, che permetterà di limitare la circolazione abusiva del software. Craccare un iPhone 3G sarà probabilmente più difficile che in passato, ma ho fiducia nei potenti mezzi della comunità informatica.

Credo che al di là del singolo prodotto annunciato, la vera novità sia che Apple non è più computer-centrica. I sui tre pilastri, come mostrato in un’eloquente immagine della keynote (la vedete qui accanto), sono musica, iPhone… e, finalmente, computer.

Come cambiano i tempi. Ma è anche vero che Apple spesso anticipa le tendenze, e forse anche stavolta ci ha azzeccato: l’informatica e l’uso di Internet si sposteranno sempre più dal computer verso dispositivi specializzati, come l’iPhone o iPod o console di gioco; quello che si tentò di fare, con scarsissimo successo, qualche anno fa con i set top box. Dispositivi svincolati dai limiti dell’architettura PC, sui quali pertanto sarà più facile tentare di implementare lucchetti digitali e controlli centralizzati. Siamo proprio sicuri di voler affidare le chiavi di tutti i nostri dati a una specifica azienda, che magari risiede in un paese che non offre diritti di riservatezza nemmeno sulla carta?

Pensiamoci, intanto che ci facciamo sedurre dalle forme dell’ennesimo successo pubblicitario di Steve Jobs.

Apple rende visibile il tracciamento pubblicitario: Facebook teme di perdere così metà del proprio fatturato

Apple rende visibile il tracciamento pubblicitario: Facebook teme di perdere così metà del proprio fatturato

Con l’aggiornamento alla versione 14.5 di iOS e iPadOS gli utenti di iPhone e
iPad possono disattivare facilmente il tracciamento pubblicitario da parte delle
app.

La cosa ha mandato su tutte le furie molti siti che vivono vendendo i dati
acquisiti con questo tracciamento, come
Facebook,
Alibaba
e
altri. 

Per disattivare il tracciamento su iOS o iPadOS da parte di una singola app si
va in Impostazioni, si tocca l’app e si disattiva
Consenti tracciamento. Si può anche andare in
Impostazioni – Privacy – Tracciamento e disattivare globalmente il
tracciamento disattivando Richiesta tracciamento attività.

La Electronic Frontier Foundation, da sempre in prima linea nella difesa dei
diritti digitali, ha lodato l’iniziativa di Apple descrivendola come
“un passo nella direzione giusta”.

La
funzione antitracciamento
si chiama formalmente
AppTrackingTransparency
e in sintesi comporta il fatto che le app ora devono chiedervi il
permesso se vogliono tracciare le vostre attività nelle altre
app.

Questo tracciamento è spesso molto invasivo e finora è stato
praticamente invisibile e accettato passivamente: geolocalizzazione,
siti visitati, informazioni sulla salute e moltissimi altri dati
personali venivano raccolti dalle app senza che gli utenti ne fossero
avvisati, come spiega il
video promozionale
di Apple. Ora invece tutto diventa ben visibile, le app devono
chiedere esplicitamente il permesso di tracciare e l’utente può
decidere facilmente se concederlo o no.

Il timore delle aziende che vivono di tracciamento è che questa nuova
visibilità del loro operato spinga gli utenti a rendersi conto di come
stanno le cose e rifiutare di lasciarsi tracciare. 

Facebook
dice
che
durante i test ha
“rilevato
un calo di oltre il 50% dei ricavi degli editori con Audience
Network

dopo la rimozione della personalizzazione dalle campagne con
inserzioni per promuovere l’installazione di un’app mobile. In realtà,
è possibile che l’impatto su Audience Network su iOS 14 sia molto
maggiore.”

Notate l’uso del termine “editori”, che maschera il fatto che si
tratta di società che campano tracciando, profilando, schedando e
catalogando le persone. E che Facebook a sua volta campa su queste
società. Nel 2019 ha incassato 71 miliardi di dollari.

—

 
Come spiega bene la EFF, il tracciamento pubblicitario nei dispositivi
Apple si basa su una sequenza di numeri e lettere lunga 16 byte, che si
chiama IDFA (acronimo di ID for advertisers). Questa
sequenza è unica per ciascun iPhone: è la sua targa, per così dire. Un
sistema analogo esiste nei telefonini Android e si chiama
Android Ad ID.

Gli Ad ID sono molto diversi dai cookie, con i quali vengono spesso
paragonati: i cookie hanno molte funzioni utili per gli utenti, come
per esempio ricordarsi le preferenze di lingua quando si visita un
sito, conservare i dati presenti in un carrello della spesa online se
ci si scollega, oppure evitare di doversi identificare ogni volta che
si accede a un sito protetto da login e password. Gli Ad ID, invece,
servono soltanto per consentire alle aziende pubblicitarie di
tracciare i singoli utenti.

La AppTrackingTransparency non è perfetta, spiega la EFF: non agisce
sul tracciamento fatto da un’app per monitorare come l’utente usa
quell’app. Inoltre c’è il rischio che l’utente, tartassato da tante
richieste di decidere se accettare tracciamenti da parte di tante app,
finisca per stufarsi e accettare senza pensarci.

Ma è, appunto, un primo passo, ed è più di quello che sta facendo
Google per Android. Cioè nulla, visto che gli Ad ID sono ancora saldi
al loro posto.

 

Fonti:
The Register,
Protocol,
Punto Informatico,
Ars Technica,
Apple,
Associated Press/Snopes,
Gizmodo.

Nuovi aggiornamenti urgenti per smartphone, tablet e computer Apple

Nuovi aggiornamenti urgenti per smartphone, tablet e computer Apple

Credit: Pinspiry.com.

Pochi giorni fa è uscito un aggiornamento massiccio per vari prodotti Apple, come ho segnalato qui, ma è già ora di installarne un altro.

È infatti disponibile la versione 14.5.1 di iOS e iPadOS, che risolve due falle che forse vengono già utilizzate dai criminali informatici: si tratta dei bug identificati come CVE-2021-30663 e -30665, descritti qui da Apple in italiano, che possono essere sfruttati semplicemente convincendo l’utente a visitare un sito web appositamente confezionato.

L’aggiornamento è disponibile per “iPhone 6s e modelli successivi, iPad Pro (tutti i modelli), iPad Air 2 e
modelli successivi, iPad 5a generazione e modelli successivi,
iPad mini 4 e modelli successivi e iPod touch (7a generazione)”
.

Oltre a eliminare questo rischio di attacco, l’aggiornamento corregge
anche delle magagne nel suo sistema App Tracking Transparency che limita
il tracciamento pubblicitario.

C’è un aggiornamento di sicurezza apposito anche per chi è rimasto al vecchio iOS 12, che inoltre risolve una falla separata e porta iOS 12 alla versione 12.5.3.

Anche macOS va aggiornato alla versione 11.3.1 allo scopo di correggere questi stessi bug. Fatelo. I malviventi online contano sul fatto che non lo farete.

Fonte aggiuntiva: Ars Technica.

C’è un’app “nascosta” in iOS 14

C’è un’app “nascosta” in iOS 14

Lifehacker segnala una piccola chicca annidata in iOS: oltre a essere pratica, può anche risultare divertente per sorprendere gli amici mostrando una cosa “nascosta” nei loro smartphone.

L’elenco delle app di iOS 14, infatti, non mostra tutte le app come ci si potrebbe aspettare. Ce n’è una, uno scanner di codici QR, che non compare. 

Per trovarla bisogna fare swipe down (far scorrere un dito sullo schermo dall’alto verso il basso), in modo da far comparire il menu di ricerca, e poi bisogna digitare Scansione codici, oppure richiamare il menu Centro di controllo (facendo scorrere dall’alto in basso un dito sul bordo destro dello schermo).

Questo fa comparire l’app, che è quella integrata in Fotocamera ma è anche disponibile separatamente, con una differenza utile: Scansione Codici apre i link con un browser tutto suo invece di usare Safari, per cui tiene separate le scansioni dal resto della navigazione e non le riapre la volta successiva che si usa il browser.

Aggiornamento urgente per iPhone e iPad

Aggiornamento urgente per iPhone e iPad

Ultimo aggiornamento: 2021/04/01 13:45.

Apple ha rilasciato la
versione 14.4.2 di iOS e iPadOS per correggere una falla che viene già
sfruttata concretamente dai criminali informatici: un problema di
universal cross-site scripting. In altre parole, un guaio grosso.

L’azienda ha
rilasciato un
aggiornamento correttivo per la stessa falla anche per iOS 12.5.2, ossia per i
vecchi iPhone 5s, 6 e 6 Plus e sui vecchi iPad. Il problema tocca anche gli
Apple Watch, che vanno portati alla versione 7.3.3 di watchOS.

La falla è stata classificata con il riferimento CVE-2021-1879.

Il cross-site scripting (XSS) è un tipo di vulnerabilità nel quale un
sito può intercettare e manipolare il contenuto di un altro sito se entrambi
sono aperti contemporaneamente sul dispositivo della vittima. Per esempio, se
state visitando un negozio online, avete trovato un prodotto che vi interessa
e nel frattempo state cercando in Google lo stesso prodotto a un prezzo
migliore, può capitare di finire in un sito di truffatori che usa il
cross-site scripting per leggere o prendere il controllo della vostra attività
nel negozio legittimo.

Normalmente un XSS richiede che la pagina legittima abbia dei difetti tecnici;
lo universal XSS, invece, agisce anche senza difetti nella pagina
legittima, per cui può colpire anche siti bancari e altri siti ad elevata
sicurezza. Il difetto, infatti, non sta nei siti, ma nel software del
dispositivo usato. Per questo viene considerato un guaio grosso e viene
corretto in fretta.

Fate quindi gli aggiornamenti appena possibile:
Impostazioni – Generali – Aggiornamento software.

Nel frattempo, tenete presente un
trucchetto
che riduce il problema: visitate un solo sito per volta e riavviate
periodicamente il vostro dispositivo. La persistenza degli attacchi
informatici è infatti molto difficile da ottenere, per cui questo
comportamento è consigliabile sempre e dovrebbe far parte delle buone
abitudini di igiene informatica.

Fonte aggiuntiva:
Ars Technica,
Acunetix.

Archeoinformatica: 25 anni di Sosumi

Archeoinformatica: 25 anni di Sosumi

Ultimo aggiornamento: 2021/03/27 17:20.

Se avete un computer della Apple, e probabilmente anche se non ne avete uno,
conoscete benissimo il suono Sosumi: è uno degli effetti sonori di
allerta più frequenti in Mac OS. Lo trovate in
Preferenze di Sistema – Suono – Effetti sonori. C’è una storia curiosa
dietro questo nome apparentemente orientaleggiante.

Il suono Sosumi, infatti, risale all’ormai lontano 1991 ed è una creazione di
Jim Reekes (che è anche l’autore dell’inconfondibile suono di avvio dei Mac). In
quegli anni Apple, che si chiamava ancora Apple Computer, era coinvolta
in una serie di costose battaglie legali con la Apple Corps, la società fondata
dai Beatles, per violazione di marchio registrato perché si asseriva che due
aziende così importanti, entrambe con il nome Apple, non potevano
coesistere senza causare confusione nei consumatori.

L’accordo fra Apple Computer e Apple Corps prevedeva che Apple Computer non
dovesse avere attività neanche lontanamente musicali e che Apple Corps non
entrasse nemmeno di striscio nel settore informatico. Ma in quegli anni avvenne
il boom della musica computerizzata e Apple Computer voleva distinguersi dai
normali PC che facevano dei blandissimi bip.

Quando giunse il momento di creare dei bei suoni per il nuovo sistema operativo,
System 7, che includeva un gestore di suoni (il Sound Manager), i legali di
Apple Computer erano preoccupatissimi di violare l’accordo con Apple Corps, per
cui controllavano ossessivamente tutte le proposte di effetti sonori che
potessero essere anche lontanamente musicali. Per esempio, dissero a Jim Reekes
che il nome di una API non poteva essere noteCmd ma doveva essere
frequencyCmd e addirittura che aveva dato a uno dei suoni un nome,
chime (“suono di campane, rintocco”), che secondo loro era
“troppo musicale” e poteva quindi esporre l’azienda a un’azione
legale.

A Reekes l’idea che persino il nome di un suono potesse essere
“troppo musicale” sembrò ridicola e paranoica, per cui propose
scherzosamente ai colleghi di ribattezzarlo Let It Beep (allusione a
Let it Be dei Beatles). Ovviamente la proposta fu bocciata al volo e con
orrore dai colleghi, e Reekes d’impulso rispose esasperato
“E allora fammi causa!”. Che in inglese si dice “So sue me!”. E
gli venne un’idea.

Jim Reekes cambiò la grafia in sosumi, come se si trattasse di una parola
giapponese, e comunicò il nuovo nome ai legali per iscritto, senza pronunciarlo
ad alta voce, in modo che non si capisse che stava inserendo nel nuovo sistema
operativo di Apple Computer una sua frecciata personale alla società gestita dai
Beatles. Il nuovo nome fu approvato, e a distanza di 25 anni è ancora al suo
posto.

2021/03/27 17:20

Gli anni passati dall’origine di questa storia sono diventati trenta, e Sosumi non c’è più: in MacOS 11.2.3, la versione corrente di MacOS, è stato sostituito da un suono leggermente differente che si chiama… Sonumi. Per i nostalgici, una collezione di suoni dei Mac è disponibile presso MacOS Classic Sound Pack.

Fonti:
BoingBoing, Reekes.net.

Falla spettacolare negli iPhone. Niente panico, già risolta con un aggiornamento

Falla spettacolare negli iPhone. Niente panico, già risolta con un aggiornamento

Che gioia. Era possibile prendere il controllo di qualunque iPhone a distanza, accedendo anche a telecamere e microfono e rubando mail, foto e messaggi. Ma niente panico: la falla è già stata risolta tempo fa, con l’aggiornamento alla versione 13.5 di iOS (ora siamo alla 14.2). Se non l’avete già installato, fatelo.

La scoperta della falla è merito di un singolo ricercatore, Ian Beer di Project Zero, che ha passato (parole sue) “sei mesi del 2020 bloccato in un angolo della mia camera da letto, circondato da miei adorabili bambini urlanti… non [per trovare] un incantesimo per convincerli a dormire […] ma un exploit wormable di radioprossimità che mi consentisse di prendere il controllo completo di qualunque iPhone nelle mie vicinanze.” Ognuno ha le proprie priorità.

Se non avete idea di cosa sia un “exploit wormable di radioprossimità”, traduco: una falla di sicurezza sfruttabile, capace di propagarsi da un dispositivo all’altro, che richiede solo che il dispositivo attaccato sia abbastanza vicino da essere raggiunto da un segnale radio e non richiede che la vittima faccia qualcosa.

Ian Beer racconta la sua avventura in un post dettagliatissimo, al limite dell’Odissea interiore, ma in sintesi: i dispositivi Apple possono scambiarsi file (per esempio foto) e condividere schermate tramite Wi-Fi (Apple chiama questa funziona Wireless Direct Link). Beer ha scoperto un difetto nel funzionamento di questo sistema e lo ha sfruttato, usando il proprio ingegno e dei componenti elettronici facilmente reperibili a basso costo (Raspberry Pi e degli adattatori Wi-Fi).

In questo modo ha avuto anche il potere straordinario di bloccare, spegnere e riavviare qualunque iPhone a distanza, usando solo apparecchi portatili, come mostra in questo video:

Per fortuna Beer è uno dei buoni: ha segnalato il problema ad Apple, che l’ha corretto prima che lo scoprissero i malintenzionati.

 

Fonti: BBC, Sophos.