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“Cercare gli alieni, trovare noi stessi”: lezione straordinaria di Jill Tarter (SETI), 1 giugno 2021 alle 21, ascoltabile anche in italiano

“Cercare gli alieni, trovare noi stessi”: lezione straordinaria di Jill Tarter (SETI), 1 giugno 2021 alle 21, ascoltabile anche in italiano

Ultimo aggiornamento: 2021/05/28 00:10.

Jill Tarter, l’astrofisica che per anni ha diretto il centro SETI, dedicato alla
ricerca scientifica di indicatori astronomici di tecnologie non terrestri, terrà
una conferenza pubblica su Zoom l’1 giugno 2021 alle 21 (ora italiana),
intitolata Searching for aliens, finding ourselves (Cercare gli alieni,
trovare noi stessi).

Se il suo nome vi suona familiare, è perché il suo lavoro nella ricerca di
indicatori di civiltà extraterrestri ha ispirato il personaggio di Ellie
Arroway nel film Contact di Bob Zemeckis (1997), tratto dall’omonimo
romanzo dell’astronomo Carl Sagan.

L’evento è gratuito e organizzato da
ASIMOF (Associazione Italiana Modelli Fedeli)
in collaborazione con AstroTeam Le Pleiadi e con l’Osservatorio
Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Sarà in lingua inglese, con la
possibilità di avere la traduzione simultanea in italiano (di cui mi occuperò
io). Per ascoltare l’audio tradotto si dovrà semplicemente cliccare in Zoom su
Interpretazione e poi scegliere il canale italiano. Il pubblico potrà
inviare domande a Jill Tarter usando la chat di Zoom.

Ci sono 500 posti disponibili. Il link Zoom è
https://us02web.zoom.us/j/83605811653. Consiglio di collegarsi qualche minuto prima delle 21 per verificare le
impostazioni audio, se volete ascoltare la traduzione, e di usare l’app Zoom
invece della versione web.
La serata si potrà seguire anche sulla pagina Facebook di AVTVweb.

Apple rende visibile il tracciamento pubblicitario: Facebook teme di perdere così metà del proprio fatturato

Apple rende visibile il tracciamento pubblicitario: Facebook teme di perdere così metà del proprio fatturato

Con l’aggiornamento alla versione 14.5 di iOS e iPadOS gli utenti di iPhone e
iPad possono disattivare facilmente il tracciamento pubblicitario da parte delle
app.

La cosa ha mandato su tutte le furie molti siti che vivono vendendo i dati
acquisiti con questo tracciamento, come
Facebook,
Alibaba
e
altri

Per disattivare il tracciamento su iOS o iPadOS da parte di una singola app si
va in Impostazioni, si tocca l’app e si disattiva
Consenti tracciamento. Si può anche andare in
Impostazioni – Privacy – Tracciamento e disattivare globalmente il
tracciamento disattivando Richiesta tracciamento attività.

La Electronic Frontier Foundation, da sempre in prima linea nella difesa dei
diritti digitali, ha lodato l’iniziativa di Apple descrivendola come
“un passo nella direzione giusta”.

La
funzione antitracciamento
si chiama formalmente
AppTrackingTransparency
e in sintesi comporta il fatto che le app ora devono chiedervi il
permesso se vogliono tracciare le vostre attività nelle altre
app.

Questo tracciamento è spesso molto invasivo e finora è stato
praticamente invisibile e accettato passivamente: geolocalizzazione,
siti visitati, informazioni sulla salute e moltissimi altri dati
personali venivano raccolti dalle app senza che gli utenti ne fossero
avvisati, come spiega il
video promozionale
di Apple. Ora invece tutto diventa ben visibile, le app devono
chiedere esplicitamente il permesso di tracciare e l’utente può
decidere facilmente se concederlo o no.

Il timore delle aziende che vivono di tracciamento è che questa nuova
visibilità del loro operato spinga gli utenti a rendersi conto di come
stanno le cose e rifiutare di lasciarsi tracciare. 

Facebook
dice
che
durante i test ha
“rilevato
un calo di oltre il 50% dei ricavi degli editori con Audience
Network

dopo la rimozione della personalizzazione dalle campagne con
inserzioni per promuovere l’installazione di un’app mobile. In realtà,
è possibile che l’impatto su Audience Network su iOS 14 sia molto
maggiore.”

Notate l’uso del termine “editori”, che maschera il fatto che si
tratta di società che campano tracciando, profilando, schedando e
catalogando le persone. E che Facebook a sua volta campa su queste
società. Nel 2019 ha incassato 71 miliardi di dollari.

 
Come spiega bene la EFF, il tracciamento pubblicitario nei dispositivi
Apple si basa su una sequenza di numeri e lettere lunga 16 byte, che si
chiama IDFA (acronimo di ID for advertisers). Questa
sequenza è unica per ciascun iPhone: è la sua targa, per così dire. Un
sistema analogo esiste nei telefonini Android e si chiama
Android Ad ID.

Gli Ad ID sono molto diversi dai cookie, con i quali vengono spesso
paragonati: i cookie hanno molte funzioni utili per gli utenti, come
per esempio ricordarsi le preferenze di lingua quando si visita un
sito, conservare i dati presenti in un carrello della spesa online se
ci si scollega, oppure evitare di doversi identificare ogni volta che
si accede a un sito protetto da login e password. Gli Ad ID, invece,
servono soltanto per consentire alle aziende pubblicitarie di
tracciare i singoli utenti.

La AppTrackingTransparency non è perfetta, spiega la EFF: non agisce
sul tracciamento fatto da un’app per monitorare come l’utente usa
quell’app. Inoltre c’è il rischio che l’utente, tartassato da tante
richieste di decidere se accettare tracciamenti da parte di tante app,
finisca per stufarsi e accettare senza pensarci.

Ma è, appunto, un primo passo, ed è più di quello che sta facendo
Google per Android. Cioè nulla, visto che gli Ad ID sono ancora saldi
al loro posto.

 

Fonti:
The Register,
Protocol,
Punto Informatico,
Ars Technica,
Apple,
Associated Press/Snopes,
Gizmodo.