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Elon Musk ripristina gli account Twitter di Donald Trump e altri istigatori di odio e seminatori di fake news. È ora di decidere cosa fare

Elon Musk ripristina gli account Twitter di Donald Trump e altri istigatori di odio e seminatori di fake news. È ora di decidere cosa fare

Ultimo aggiornamento: 2022/11/21 10:35.

L’account Twitter dell’ex presidente statunitense Donald Trump,
sospeso
poco dopo l’assalto di centinaia di persone al Congresso statunitense del 6
gennaio 2021 (come i suoi account Facebook, Instagram e YouTube) quando aveva
quasi 89 milioni di follower, è stato ripristinato da Elon Musk dopo che il
nuovo proprietario di Twitter ha lanciato un
sondaggio
sull’argomento.

Musk dice che quasi il 52% degli account partecipanti (privi di qualunque
autenticazione e quindi potenzialmente comprendenti bot) ha votato a favore
della disattivazione della sospensione.

Per ora Trump ha deciso di non far uso dell’account dicendo che non vede
motivi per usarlo, ma ha incoraggiato chi lo segue su Truth Social (il social
network fondato da lui) a partecipare al sondaggio di Musk. Prima della
sospensione, Trump dominava le notizie specificamente attraverso i suoi tweet,
per cui la sua dichiarazione di scarso interesse suona poco plausibile.

Quello di Trump non è l’unico account ripristinato negli ultimi giorni. Anche
Babylon Bee
e
Jordan Peterson, due account banditi tempo addietro per i loro ripetuti attacchi sessisti e
omofobi, sono tornati su Twitter. Lo stesso vale per
Project Veritas,
ripetutamente finito in tribunale per aver pubblicato video falsi con chiare
connotazioni politiche e
bandito
da Twitter a gennaio 2021 dopo ripetuti tentativi di usare il social network
per disseminare informazioni private di persone.

La riattivazione dell’account di Donald Trump è probabilmente il segnale più
chiaro del nuovo corso di Twitter voluto da Elon Musk: ridare una piattaforma
a istigatori di odio e intolleranze e disseminatori di fake news, in
nome di una asserita “libertà di espressione assoluta” dichiarata
ripetutamente da Musk.

In realtà più che difendere la libertà di espressione sembra che Musk voglia
dare briglia sciolta a chi vuole odiare, discriminare e insultare. Se volete
un assaggio di questa briglia sciolta, date un’occhiata al fiume di commenti
di puro odio a
questo mio thread
su Twitter:

Comunicazione di servizio: chiunque venga qui a dirmi che la riattivazione
dell’account Twitter di Donald Trump è solo “libertà di parola” verrà
bloccato. Non ho tempo da perdere con chi non capisce che la libertà di
parola non include quella di gridare “al fuoco!” in un cinema.

La “libertà di parola” di cui blaterano questi suoi paladini è solo una
scusa per poter incitare all’odio e alla discriminazione senza pagarne le
conseguenze.

E no, non sono interessato a intavolare un dibattito. Blocco, punto e basta.
Per la stessa ragione per cui non sto ad ascoltare una zanzara o discutere
con una cellula cancerosa.

E per quelli che mi accusano che così faccio “censura”: no. La libertà di
parola non include l’obbligo di ascoltare. Sarebbe ora di capirlo. Scelgo di
non ascoltare gli hater. Tutto qui.

Per chi mi chiede esempi di come sta venendo applicata questa presunta
“libertà di parola”: guardate i commenti a questo thread.

Per quelli che “ma Twitter è un’impresa privata e fa quello che gli pare”:
no. Anche un giornale è un’impresa privata: non vuol dire che abbia il
diritto di sbattere la tua faccia e il tuo indirizzo di casa in prima pagina
dicendo “Pedofilo, prendetelo”.

Per quelli che “ma allora dovresti vendere la tua Tesla”: so distinguere fra
prodotto e fabbricante.

Lo spettacolo del nugolo di hater, gente mai vista prima, che accorrono a
dirmi “e allora bloccami” condito da vari insulti, è davvero notevole.
Moscerini che si lanciano contro un parabrezza gridando “beccati
questaaaaaa!!!!!”

E fanno ovviamente splat.

Già prima della gestione Musk Twitter era un ricettacolo di hater di
tutti i generi, ma questa caratteristica è destinata ad acuirsi se vengono
dati segnali forti di accettabilità come appunto il ripristino dell’account di
Donald Trump. Mentre scrivo queste righe, gli hater sostenitori di
Trump stanno cercando in tutti i modi di imbrattare qualunque mio tweet, anche
quelli non pertinenti, con commenti di insulto e odio.

Come accennavo già qualche settimana fa, per chi ha una presenza professionale
significativa su Twitter si pone il problema di cosa fare di fronte a questa
piega del social network. Restare in un ambiente tossico significa avallare
quella tossicità; lasciarlo significa smettere di far sentire la propria voce
di buon senso proprio dove ce n’è più bisogno (e per molti significa anche una
perdita di lavoro).

Provo a ragionare ad alta voce (o almeno per iscritto) ed esplorare i vari
scenari possibili, anche perché con circa 420.000 follower (ma per fortuna
nessuna dipendenza economica da Twitter) penso di poter dire di essere fra
coloro che hanno su Twitter una presenza significativa, e comunque questi
ragionamenti possono essere utili a chiunque. Se avete commenti o
suggerimenti, mi interessano, ancora di più del solito.

Nel frattempo, ho aggiunto delle info al profilo usando l’opzione
Modifica il profilo professionale, che permette di mostrare nel profilo
“la posizione, le indicazioni stradali, gli orari e/o le informazioni di
contatto dell’attività”
. La differenza, vista attraverso un account di test che non mi segue, è
mostrata qui sotto.

Con le informazioni aggiuntive…
…e come era prima.

Scenario 1. Chiudere tutto

Questa, sinceramente, è l’opzione che mi viene istintivo scegliere. Lo schifo
di questi sviluppi recenti, il fiume quotidiano di odio, insulti, complottismi
e farneticazioni e l’intento di Musk di monetizzare l’aggressione e la
discriminazione mi hanno stancato, e l’idea di contribuire all’attrattiva di
questo nuovo Twitter con i miei contenuti mi disgusta; dover oltretutto pagare
96 dollari l’anno (altrimenti i miei tweet, dice Musk, saranno relegati
insieme a quelli degli spammer) non aiuta. Non è tanto la cifra in sé, quanto
il principio. L’idea di chiudere e basta mi alletta per la sua semplicità e
per il segnale forte e inequivocabile che darebbe.

Però questo farebbe sparire tutti i miei tweet non solo da Twitter, ma anche da qualunque sito che li abbia embeddati. Renderebbe incomprensibili tutte le discussioni alle quali ho partecipato in 15 anni di presenza su Twitter.

E ovviamente mi dispiacerebbe molto perdere i contatti con i tanti nuovi contatti e
amici che Twitter mi ha consentito di avere. So anche che farei un torto ai
miei follower che apprezzano quello che pubblico. So che se io dovessi
migrare altrove, inevitabilmente ne perderei parecchi per strada (come è
successo per esempio a
Charlie Stross). Non tutti sarebbero in grado di passare a Mastodon o a un feed RSS (con
Feedly, per esempio) o sarebbero disposti a farlo.

A proposito: gli account “disinformatico” e simili che trovate su
Mastodon non sono stati creati da me. Sono probabilmente semplici mirror che
ripubblicano su Mastodon quello che posto su Twitter. Per il momento non sto pensando di migrare a Mastodon, ma non escludo di farlo in futuro.

Inoltre su Twitter ci sono, almeno per ora, moltissime persone e fonti
informative che perderei, anche se parecchie se ne sono già andate (Stephen
Fry, Marina Sirtis) o stanno meditando di andarsene (astronauti e membri della
comunità aerospaziale e scientifica in generale, come nota
Space.com). E se Twitter collasserà, perderò comunque i contatti con follower, fonti e
amici.

Disattivazione reversibile

Esiste anche un’opzione
che consente di disattivare immediatamente un account, mantenendo però la
possibilità di riattivarlo entro un certo periodo di tempo (30 giorni oppure
12 mesi).

Scenario 2. Restare ed eventualmente cambiare qualcosa

L’alternativa allo scenario “di pancia” è non uscire completamente da Twitter
ma rimodulare profondamente l’uso del mio account.

Sospensione manuale

Per esempio, potrei semplicemente sospendere il mio uso dell’account, ossia
non postare nulla a parte un tweet fissato che avvisa della situazione, e
leggere gli account che mi interessa seguire, finché esistono.

Proteggere i tweet

I
tweet protetti
(quelli degli account con il lucchetto) mi permetterebbero di
limitare
le mie interazioni su Twitter soltanto ai follower che approvo. Però i miei
tweet diventerebbero visibili soltanto a quegli stessi follower e non sarebbero
retweetabili (salvo screenshot e copiaincolla), e approvare a mano qualche
centinaio di migliaia di follower è impraticabile.

Bloccare i commenti diretti ai miei tweet

Scegliendo Chi segui oppure Solo chi menzioni nell’opzione
Chi può rispondere? ad ogni tweet potrei forse stroncare o almeno
smorzare il flusso di commenti di odio.

Sarebbe un po’ scomodo, visto che quest’opzione esiste in Twitter per Web (ed
è settabile come default) ma non in Tweetdeck (che è la web app che uso per
seguire le notizie su Twitter), e avrebbe lo svantaggio di impedire anche le
risposte dirette dei commentatori non ostili.

Fra l’altro, quest’opzione è applicabile anche retroattivamente ai tweet già
pubblicati (anche a distanza di giorni) e ha effetto sull’intero thread.

Secondo i miei primi test,
tutti possono comunque copiaincollare un tweet di questo tipo e poi
menzionarmi per farmi leggere il loro commento/risposta
, e tutti possono farne retweet e citarlo. La risposta diretta è consentita
rispettivamente solo a chi seguo o a chi menziono. Il like diretto è
consentito in ogni caso.

Ho verificato che per ora queste opzioni funzionano ancora: ecco i test.

Messaggi diretti

Sorprendentemente, i messaggi diretti di hater che mi arrivano sono
praticamente zero, eppure ho i DM aperti da anni. Forse il fatto di non poter
esibire in pubblico il proprio odio fa passare la voglia. In ogni caso, li ho
chiusi, visto che non vorrei che qualcuno pensasse che i DM sono confidenziali
(non sono nemmeno cifrati end-to-end).

Fonti: BBC,
Vox,
Slate.

Elon Musk posta uno screenshot falso della CNN e viola le regole di Twitter. Pensa che sia divertente disseminare fake news

Il neo-boss di Twitter scherza col fuoco in una nuova dimostrazione di
irresponsabilità. Ha pubblicato ai suoi 119 milioni di follower un
tweet
che mostra una falsa schermata della CNN, nella quale sembra che Don Lemon,
uno dei conduttori del canale televisivo, stia dando la notizia che
“Musk potrebbe mettere a repentaglio la libertà di espressione su Twitter
dando alla gente la possibilità di esprimersi liberamente”
.

L’intento è presumibilmente umoristico, ma l’uso del vero logo della CNN e
dell’immagine di un vero conduttore della rete televisiva rischia di fare
disinformazione, tant’è vero che il servizio di fact-checking di
Twitter ha segnalato che
il tweet del CEO di Twitter viola le regole di Twitter, notando che il
falso screenshot ha iniziato a circolare ad aprile 2022 ed ha tratto in
inganno molte persone che hanno creduto che fosse reale, come nota Associated Press. CNN ha
smentito
di aver mai trasmesso una notizia del genere, allegando uno screenshot che
include l’avviso di Twitter che segnala la violazione delle sue regole.

Di fatto Musk sta simulando una schermata di un’emittente reale senza
dichiarare che è una parodia. Ricordate quando Musk impose a tutti di dichiarare esplicitamente gli account parodia, quando era lui il parodiato? Si ritiene al
di sopra delle sue stesse regole, a quanto pare. E chiaramente non ha
comprensione del proprio peso mediatico.

Per tutta risposta, Musk ha
tweetato
“Lmaoooo”.

Come nota David Puente, sarebbe altrettanto divertito se qualcuno con cento
milioni di follower diffondesse uno screenshot nel quale si dice che Musk è un
pedofilo?


Non è la prima volta che Elon Musk pubblica notizie false su Twitter da quando ne è CEO. Il 30 ottobre scorso aveva diffuso in un tweet la notizia totalmente inventata secondo la quale Paul Pelosi, marito della Speaker della Camera dei Rappresentanti statunitense Nancy Pelosi, aggredito e percosso violentemente in casa pochi giorni prima da un uomo che voleva aggredire la moglie per motivi politici, sarebbe stato in realtà ubriaco e avrebbe avuto una
colluttazione con l’uomo per motivi legati a prestazioni sessuali a pagamento. La “notizia” era stata inventata da un sito noto per le sue fantasie complottiste. Musk ha poi rimosso il tweet, ma il danno era ormai fatto.

Con un CEO del genere, non stupisce che gli inserzionisti si stiano ritirando da Twitter in massa. Secondo NPR, che cita un rapporto di Media Matters, metà dei 100 inserzionisti pubblicitari più importanti di Twitter non stanno più facendo pubblicità sul sito. Si tratta di organizzazioni che hanno speso su Twitter oltre 750 milioni di dollari soltanto nel 2022. Altri sette inserzionisti, che ammontano a oltre 225 milioni di dollari dal 2020, hanno ridotto la propria presenza pubblicitaria quasi a zero. Musk ha ammesso che Twitter ha visto un “massiccio” calo nei ricavi e ha incolpato imprecisati “attivisti” che avrebbero fatto pressioni sugli inserzionisti pubblicitari.

Chevrolet, Chipotle Mexican Grill, Inc., Ford, Jeep, Kyndryl, Merck
& Co. e Novartis AG hanno tutte pubblicato dichiarazioni di interruzione delle proprie pubblicità su Twitter oppure sono state segnalate e confermate in tal senso, dice NPR, aggiungendo che 12 grandi case farmaceutiche hanno smesso di fare pubblicità, probabilmente in seguito al disastro del falso account “verificato” di Eli Lilly, che aveva annunciato insulina gratis per tutti, facendo precipitare le azioni della vera casa farmaceutica.

Nel frattempo, SpaceX ha comprato spazi pubblicitari su Twitter per reclamizzare le parabole satellitari per trasmissione dati Starlink, secondo CNBC e Reuters, ma l’importo sarebbe piccolo (intorno ai 160.000 dollari). Musk ha dichiarato che SpaceX ha fatto lo stesso tipo di spesa anche su Facebook, Instagram e Google.

Ho chiesto a Twitter di diventare utente verificato. Ecco com’è andata

Ho chiesto a Twitter di diventare utente verificato. Ecco com’è andata

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Erano mesi che rimuginavo di farlo e finalmente mi sono deciso ad affrontare la
trafila dell’autenticazione di Twitter per far diventare @disinformatico
un “account verificato”. In passato era Twitter che decideva se offrire o meno
la verifica (il bollino azzurro accanto al nome), ma da qualche tempo la
procedura è stata aperta a tutti. Ecco com’è andata.

2016/12/11. Il primo passo, naturalmente, è stato trovare la
pagina di richiesta di verifica account
e leggere attentamente la relativa
pagina di spiegazione.

Il primo tentativo di compilare la richiesta è fallito miseramente: non avevo
mai messo la data di nascita nel mio profilo. L’ho aggiunta, impostandola in
modo che sia visibile solo a me, visto che la data di nascita è uno dei criteri
di “autenticazione” utilizzato spesso dai servizi commerciali poco furbi (anche
di grandi aziende).

Il secondo tentativo è andato un po’ meglio: mi è stato chiesto di citare almeno
due siti che permettano a Twitter di identificarmi. Ne ho messi cinque, insieme
alla spiegazione delle ragioni per le quali credo che questo account debba
essere verificato e a una foto della mia patente di guida (che,
mi dice Twitter,
verrà distrutta dopo la procedura; la foto, non la patente).

Poi ho confermato il tutto, dichiarando di garantire personalmente l’autenticità
dell’account.

La risposta di Twitter è stata questa: hanno confermato di aver ricevuto la
richiesta e che l’avrebbero esaminata, rispondendo con il verdetto via mail.

A questo punto dovevo solo attendere che arrivasse una mail di Twitter con la
decisione: se fossi stato rifiutato, avrei potuto ritentare 30 giorni dopo aver
ricevuto il rifiuto; se fossero servite ulteriori informazioni o modifiche
all’account, avrei potuto ritentare subito dopo aver fornito il necessario.

2016/12/15. Stamattina mi è arrivato un
tweet di congratulazioni
da @verifiedstats di Twopcharts.com e così ho scoperto di aver ricevuto
il bollino blu di “autenticazione”.

Poi ho controllato la mail e ho visto che era appena arrivata una mail da
Twitter che mi informava di questa novità e mi consigliava di visitare la
pagina informativa
dedicata alle funzioni riservate agli account verificati (niente di speciale,
solo dei filtri aggiuntivi e un’impostazione per disattivare i messaggi diretti
di gruppo) e a qualche precauzione di sicurezza supplementare, visto che gli
account verificati fanno gola ai ladri. C’è anche un monito: l’autenticazione è
revocabile.

Bene! È stato più facile del previsto. Fatta anche questa, torno a lavorare come
prima.

Podcast RSI – Mastodon e fediverso: microguida di base

logo del Disinformatico

Pubblicazione iniziale: 2022/11/24 17:58. Ultimo aggiornamento: 2026/07/18.

È disponibile subito il podcast di oggi (25 novembre 2022) de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) e qui sotto.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo integrale e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto. Le frasi fra parentesi quadre sono annotazioni o aggiunte.


[CLIP: Carlo Gubitosa: “Il mediattivismo ha ceduto il posto al clictivismo, all’attivismo fatto a colpi di clic e inquadrato all’interno di recinti aziendali di cui conosciamo i loghi, i nomi: Facebook, Twitter, Instagram. Ma c’è un’alternativa sia tecnologica che politica a questo sistema di comunicazione sociale inquadrata in recinti aziendali, ed è il fediverso…“ (fonte)]

È la voce di Carlo Gubitosa, scrittore e giornalista, autore di molti libri fondamentali sull’uso sociale dell’informatica e profondo conoscitore dei meccanismi di Internet. Anche se avete seguito soltanto di striscio le notizie sul subbuglio di Twitter dopo l’acquisto da parte di Elon Musk e magari cominciate anche a esserne un po’ stufi, sicuramente avrete notato che quando si parla di questa vicenda spuntano sempre fuori un nome e un concetto: Mastodon e fediverso.

Se volete sapere cosa sono, perché ne parlano tutti, se vi possono servire o ne potete fare tranquillamente a meno, come funzionano in pratica e cosa rispondere agli amici che vi chiedono insistentemente “Sei su Mastodon?”, siete nel posto giusto, ossia all’ascolto della puntata del 25 novembre 2022 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie dal mondo dell’informatica, che oggi cercherà di rispondere a queste domande. Io sono Paolo Attivissimo.

Cos’è Mastodon e perché se ne parla tanto

Cominciamo dalle basi: Mastodon è un social network superficialmente simile a Twitter, nel senso che permette di pubblicare brevi testi, leggermente più lunghi di quelli di Twitter, accompagnati da immagini e spezzoni di video.

Questi testi, chiamati post o toot, possono essere letti, condivisi e commentati da tutti gli iscritti a Mastodon e possono essere letti, ma non commentati, da chiunque abbia un accesso a Internet e un normale browser. Ogni utente iscritto a Mastodon sceglie degli altri utenti da seguire e ne riceve automaticamente i post. Gli utenti si possono scambiare anche messaggi non pubblici, che però non sono segreti in senso stretto, perché possono essere letti dagli amministratori, e non sono protetti tramite crittografia, esattamente come succede su Twitter.

Ho precisato “superficialmente” perché dietro le quinte Mastodon in realtà ha delle differenze molto importanti: non ha un singolo proprietario, ma è gestito da un arcipelago di gestori indipendenti ma federati, ossia che comunicano tra loro usando lo stesso standard; è open source, e questo significa che tutto il suo software è liberamente ispezionabile per controllare che non contenga trappole, inganni o difetti; e i post compaiono in ordine cronologico, senza filtri artificiali di importanza e senza essere inframmezzati di pubblicità.

Questa struttura federata o decentrata significa che non può arrivare nessun Elon Musk o simile a cambiare le regole e dettare legge dall’oggi al domani. Vuol dire anche che non ci sono pressioni commerciali per compiacere gli inserzionisti e che non esistono account privilegiati con bollini a pagamento come ci sono ora su Twitter; non ci sono nobili e plebei. Iscriversi è gratis. Mastodon è una rete sociale scritta dagli utenti per gli utenti, senza condizionamenti, e quest’idea piace molto, specialmente se contrapposta alla nuova gestione autoritaria di Twitter e alla sorveglianza commerciale ossessiva di Facebook e Instagram.

Questa situazione, però, ha anche degli svantaggi. Siccome non ci sono grandi investitori per farlo funzionare, a volte Mastodon è lento. E siccome è un social network emergente, nato nel 2016 su iniziativa dello sviluppatore tedesco Eugen Rochko [25 anni, unico stipendiato della non-profit Mastodon] ma diventato improvvisamente popolare solo negli ultimi mesi, soprattutto grazie al controverso acquisto di Twitter da parte di Elon Musk, per ora ci trovate poca gente. Sono infatti circa due milioni gli account attivi mensili di Mastodon, contro i quasi 490 milioni mensili di Twitter. Però quella gente è di buon livello: gli spammer, i provocatori e i fabbricanti di fake news non sono ancora arrivati in massa su Mastodon, anche se probabilmente non tarderanno ad arrivarci.

Siete intrigati? Volete correre a iscrivervi e respirare questa nuova aria di libertà digitale? Volete scoprire il brivido anarchico di far parte del fediverso, per usare il termine cool che indica tutti questi servizi digitali decentrati e coordinati in modo federato, di cui Mastodon è un esempio molto vistoso?

Non partite in quarta, perché è qui che cominciano le complicazioni. Niente di drammatico, però credo che sia prudente che vi prepariate spiritualmente.

Come entrare in Mastodon (se vi serve)

A proposito di preparativi: prima che corriate a installare Mastodon, chiedetevi se vi serve davvero un altro social network oltre a quelli che già usate. Se vi trovate bene a usare Instagram, Facebook, Whatsapp, Telegram eccetera ma non avete mai sentito il bisogno di usare Twitter, allora probabilmente potete fare a meno di Mastodon. E tenete presente che iniziare a usare Mastodon non vuol dire che potrete rinunciare a Twitter, almeno per ora, perché molti utenti non si sono ancora trasferiti da Twitter a Mastodon. Insomma, non installate Mastodon soltanto perché è di moda e ne parlano tutti. Anche perché ci sono, come dicevo, alcune complicazioni in più rispetto ai social network tradizionali.

La prima complicazione è l’app. Normalmente per iscriversi a un social network si scarica l’app ufficiale e si parte. Su Mastodon, invece, bisogna chiedersi quale app scaricare e installare. Proprio perché Mastodon è decentrata, ci sono infatti varie app disponibili, che offrono livelli di facilità e flessibilità molto differenti.

Probabilmente vi conviene cominciare usando l’app di base, quella che trovate linkata su Joinmastodon.org; se vi trovate bene, potrete passare in seguito alle app più evolute e potenti. Per l’app di base c’è una versione per iOS e una per Android, ma ci sono anche altre app per PC e Mac, sia gratuite sia a pagamento, e c’è anche una versione puramente Web multipiattaforma [che volendo si può anche usare in un browser su smartphone].

Una volta installata l’app, bisogna crearsi un account, ma anche qui c’è qualche passo in più da fare rispetto ai social network tradizionali.

Infatti non basta scegliersi un nome utente e una password: bisogna anche rispondere alla domanda criptica Cerca servers o inserisci URL. Per capire come rispondere, bisogna tornare alla natura federata di Mastodon: mentre i social network tradizionali hanno un unico gestore, Mastodon ne ha tanti, e quindi bisogna sceglierne uno presso il quale farsi ospitare. Questi gestori si chiamano in gergo tecnico istanze e ciascuno ha regole di moderazione e di comportamento differenti.

La scelta dell’istanza non è permanente; potete sempre traslocare in un momento successivo. Inoltre normalmente potete seguire qualunque utente di Mastodon, indipendentemente dall’istanza che avete scelto voi o che ha scelto lui, a patto che nessuno dei due usi istanze che sono state bloccate per problemi di contenuti inaccettabili. Vi conviene quindi scegliere un’istanza di buona reputazione, stabile e soprattutto gestita da persone che parlino la vostra stessa lingua, così sarà più facile per loro moderare i vostri post e per voi chiedere assistenza a loro in caso di controversie di moderazione.

Per sapere quali sono queste istanze, provate a guardare quali sono state scelte dalle persone che vorreste seguire su Mastodon: il nome dell’istanza è l’ultimo pezzo del nome dell’utente. Per esempio, io su Mastodon sono @ildisinformatico@mastodon.uno; mastodon.uno è il nome dell’istanza che ho scelto.

[Dai commenti segnalo un altro metodo: consultare Instances.social, che (in inglese) permette di selezionare le istanze in base a vari criteri, compresa la lingua]

Una volta che avete fatto questa scelta, vi vengono proposte le sue regole di comportamento: leggetele, mi raccomando, per capire se ci sono cose da fare o contenuti da evitare [leggete bene anche le regole sulla privacy].

Finalmente a questo punto potete scegliere il vostro nome utente e il nome che verrà visualizzato, dare il vostro indirizzo di mail e scegliere la vostra password. Se tutto è a posto, riceverete una mail contenente un link sul quale cliccare per verificare il vostro nuovo, sfavillante account Mastodon.

È altamente consigliabile impostare prima di tutto la sicurezza rafforzata dell’autenticazione a due fattori [nel giro di poche ore ho avuto cinque tentativi di furto, ovviamente sventati], e anche qui c’è una differenza rispetto ai social network tradizionali. Mentre Twitter, Instagram, WhatsApp e tanti altri offrono questa autenticazione anche tramite SMS, Mastodon normalmente la offre soltanto tramite app di autenticazione. Se non ne avete già installata una, vi tocca farlo.

Fatto anche questo, la configurazione di base è terminata e potete cominciare a postare messaggi e a scegliere utenti da seguire, a commentare i post degli altri utenti o dare loro una stellina di apprezzamento, che è l’equivalente del like o cuoricino in Mastodon, e potete cominciare a condividere e ridiffondere (boost) i post che vi piacciono. Potete poi personalizzare il vostro profilo Mastodon con le solite cose: una breve biografia, una foto e un’immagine di intestazione.

La prima cosa di cui vi accorgerete subito è una miglioria molto utile rispetto a Twitter: su Mastodon i messaggi sono modificabili. Quegli errori di battitura di cui ci si accorge solo dopo aver premuto Invia e che sono l’angoscia costante di ogni utente Twitter, perché lì i tweet non sono modificabili se non si ha un account a pagamento e si risiede in uno dei cinque paesi attualmente abilitati a questi account, su Mastodon non sono un problema. I post sono modificabili per tutti e gratuitamente.

Se siete arrivati fino a questo punto, il grosso della fatica è ormai fatto e potete divertirvi a sfogliare Mastodon e chiacchierare con i suoi utenti. Per trovare su Mastodon le persone che seguite già su Twitter, guardate nei loro profili Twitter: di solito indicano lì il loro indirizzo Mastodon. Ci sono anche dei servizi per Twitter, come Fedifinder e Debirdify, che vi permettono di trovare automaticamente le coordinate Mastodon di tutti gli utenti che seguite su Twitter, a patto che quegli utenti abbiano incluso nella propria bio su Twitter le proprie coordinate su Mastodon.

Ci sono però alcune raccomandazioni di prudenza che è opportuno conoscere prima di addentrarsi in questo nuovo ambiente.

Nuovo social, nuove cautele

La prima regola di prudenza di Mastodon è che gli amministratori dell’istanza nella quale risiede il vostro account vedono tutto quello fate su Mastodon. Vedono anche il vostro indirizzo di mail, il vostro indirizzo IP, che potrebbe rivelare dove abitate o lavorate, e vedono anche i vostri messaggi diretti, che (ripeto) non sono cifrati. Sono diretti, ma non privati [a differenza di Twitter, si viene avvisati di questo fatto ogni volta che si scrive un messaggio diretto].

Gli amministratori possono anche cancellare il vostro account in qualunque momento senza preavviso e arbitrariamente. In altre parole, non affidatevi a Mastodon per qualunque attività essenziale, dai contatti con gli amici all’offerta di servizi commerciali.

Inoltre gli amministratori delle istanze di Mastodon sono quasi sempre volontari, che non hanno tempo per approfondire controversie fra utenti e a differenza dei social network commerciali non hanno le risorse legali ed economiche per opporsi a eventuali richieste di informazioni da parte di avvocati o governi, magari stranieri [e anzi spesso devono chiedere donazioni per coprire i propri costi].

Se queste condizioni possono crearvi problemi, è consigliabile iscriversi a Mastodon usando un indirizzo di mail separato e collegarsi a Mastodon usando una VPN.

La seconda regola è che menzionare un utente, ossia citare il suo nome account, in un messaggio diretto lo include automaticamente nella conversazione. Questo non succede su Twitter, e può essere particolarmente imbarazzante se per esempio state segnalando un utente molesto a un moderatore, tramite messaggi diretti, e menzionate il nome account di quell’utente. Il molesto verrà informato di chi lo sta segnalando.

La terza regola è che non esistono account verificati su Mastodon. Se vedete una spunta blu accanto al nome di qualcuno su Mastodon, non vuol dire che quell’utente sia stato verificato: vuol dire solo che l’utente ha aggiunto al proprio nome l’emoji della spunta blu. Però esiste una sorta di autocertificazione: un utente che possiede un sito può inserire in quel sito non solo il nome del proprio account, ma anche un link speciale che fa comparire una spunta verde nel profilo Mastodon dell’utente. Non è una soluzione perfetta [un truffatore potrebbe per esempio creare un sito con un nome di dominio simile a quello di un’azienda e poi inserirvi il link, dando l’impressione di essere autenticato], ma è sicuramente meglio di niente.

[Per esempio, per verificare il mio profilo Mastodon ho inserito nell’HTML della pagina base di questo blog (nella colonna di destra, dove elenco tutte le mie coordinate) questo link:

  <a href="https://mastodon.uno/@ildisinformatico" rel="me">@ildisinformatico@mastodon.uno</a>

e poi ho immesso https://attivissimo.blogspot.com/ in una casella “Contenuto” in Mastodon. Bingo! Autenticazione istantanea e gratuita, come mostrato qui sotto.]

L’improvvisa popolarità di Mastodon sta causando parecchi grattacapi alla sua costellazione di amministratori grandi e piccoli, per cui tutto può succedere nei prossimi mesi: mettete in preventivo rallentamenti e disfunzioni, cose che del resto capitano anche sui social network commerciali. Buon divertimento, e se vi va, ci vediamo anche nel fediverso.

 

Fonti aggiuntive: Pathofex, Techcrunch, Informapirata, Made in Blue, BBC, Quintarelli.it.

Pagare 8 dollari non “verifica” nulla, lo dice persino Twitter

Pagare 8 dollari non “verifica” nulla, lo dice persino Twitter

Ultimo aggiornamento: 2022/11/18 9:50. Questo articolo è stato riscritto
estesamente per tenere conto degli aggiornamenti ed è disponibile anche in
versione podcast audio.

La cosa più bizzarra in tutta la vicenda delle “spunte blu” di Twitter è che
salta fuori che pagare 8 dollari a Twitter per avere un cosiddetto “account
verificato” (che conferisce all’utente questa spunta) in realtà
non verifica assolutamente nulla, e Twitter lo scrive nero su bianco.

In questo momento, e per i prossimi mesi secondo gli
annunci
di Musk (“All unpaid legacy Blue checkmarks will be removed in a few months”), su Twitter ci sono due tipi di bollino blu: quello vecchio stile di
chi si è autenticato mandando un documento e quello di chi ha pagato 8
dollari. 

Visivamente sono identici, ma per distinguerli c’è un trucco: si può
cliccare sul profilo dell’account e poi sul bollino nel profilo. Se le
Informazioni dell’account dicono che l’account è per esempio
“verificato perché è considerato degno di nota”, allora è un account
davvero verificato, alla vecchia maniera. Se invece dicono che
“Questo account è verificato in quanto è abbonato a Twitter Blue”, è un
account che ha semplicemente pagato per il bollino.

[Per fare lo stesso controllo si può anche usare un’estensione per Google
Chrome chiamata
eight dollars, che visualizza concisamente la motivazione del bollino.]

Sono pochissimi gli utenti che sanno di questi metodi di controllo e sono
ovviamente ancora meno quelli che li applicano regolarmente, col risultato che
truffe e inganni possono prosperare più di prima perché ora, grazie alle
modifiche imposte da Elon Musk, i truffatori possono avere addirittura account
apparentemente autenticati.

Facendo clic sul profilo di un utente e poi cliccando sul suo bollino compare
una di queste due finestre informative: sopra, quella del bollino vecchio (di
utente che si è verificato mandando una scansione di un documento e
dimostrando di essere persona o ente degno di nota); sotto, quella del bollino
nuovo (che può avere chiunque, nei cinque paesi abilitati, pagando 8 dollari).
Notate che in entrambi i casi si parla di
“account verificato.

[C’è anche un altro
modo di
distinguere i due tipi di bollino: immettere nella casella di ricerca di
Twitter la stringa filter:blue_verified -filter:verified. Al momento in
cui scrivo questo paragrafo (12 novembre sera) restituisce soltanto account
che hanno pagato per avere il bollino. Chi vuole applicare questa ricerca ai propri follower può aggiungere filter:follows.]

La società di sicurezza informatica
Tripwire
avvisa che i criminali stanno già approfittando della confusione sui bollini
per mandare mail nelle quali si spacciano per il servizio clienti di Twitter e
invitano gli utenti a immettere nome, cognome e password in un modulo online
per non perdere il bollino blu.

Dai criminali è abbastanza ovvio aspettarsi degli inganni. È meno ovvio che
sia Twitter a ingannare gli utenti paganti. Infatti se si leggono le
attuali condizioni di Twitter Blue
(copia permanente) emerge che
non è vero che gli account da 8 dollari sono verificati: lo dichiara
Twitter stesso.
Le condizioni dicono chiaramente che
“Gli account che ricevono la spunta blu nell’ambito di un abbonamento a
Twitter Blue non verranno sottoposti a riesame per confermare che
sono conformi ai criteri di attività, notorietà e autenticità usati
nella procedura precedente”
, quella vecchio stile (“Accounts that receive the blue checkmark as part of a Twitter Blue
subscription will not undergo review to confirm that they meet the
active, notable and authentic criteria that was used in the previous
process”
)

[Ho aggiunto io i grassetti qui sopra per chiarezza. Anche
Ars Technica
ha notato questa dicitura, quindi la contraddizione non è solo una mia
interpretazione].

Non c’è nessun controllo di autenticità. Però Twitter li chiama account
“verificati”. Far pagare per un prodotto che non è quello che dice di
essere non sembra un buon modo per attirare clienti.

Twitter, è ora di proteggere meglio i nostri account

Twitter, è ora di proteggere meglio i nostri account

Ultimo aggiornamento: 2022/11/17 10:40. L’articolo è stato riscritto
estesamente per tenere conto degli aggiornamenti ed è disponibile anche in
versione podcast audio. Immagine generata appositamente da
Lexica.art.

Con le
dimissioni
dei responsabili per la privacy e la
sicurezza
e metà del personale licenziato, Twitter è particolarmente vulnerabile ad
attacchi o a passi falsi dei suoi addetti, sotto stress per le richieste
sempre più incoerenti ed estreme di Elon Musk di effettuare modifiche senza
effettuare prove preliminari.

Sull’azienda pesa anche un
consent agreement con la FTC statunitense, che prevede che ogni nuovo prodotto o servizio sia
sottoposto a un vaglio documentato di sicurezza consegnato per iscritto. In
caso di inadempienza, Twitter dovrebbe pagare sanzioni pesantissime, come già
successo a Facebook. L’impossibilità di fornire questa documentazione a causa
delle richieste continue di modifiche fatte da Elon Musk sarebbe la ragione
principale delle dimissioni dei responsabili di privacy e sicurezza.

Vista la fragilità di Twitter, se lo usate è opportuno fare una copia di
backup del vostro account: trovate le istruzioni nelle pagine Web di
assistenza clienti di Twitter. Una volta fatto il backup, vi conviene
eliminare qualunque messaggio privato potenzialmente imbarazzante.

È infatti importante ricordare che
i messaggi “privati” su Twitter, i cosiddetti DM, non sono cifrati
end-to-end; non lo sono da anni, non è una novità.

Per cui i dipendenti di Twitter possono leggerli e un loro errore tecnico può
esporli a malintenzionati. Oggi più che mai, quindi, è sconsigliabile usarli
per qualunque comunicazione che potrebbe causarvi disagio o imbarazzo qualora
diventasse pubblica.

C’è anche il rischio che il personale neoassunto potrebbe approfittare di
eventuali accessi ai DM per scopi personali. Visto che è stato assunto di
corsa, non si sa se ci sia stato un vaglio o vetting degli assunti.

In ogni caso, è evidente che il momento di minore sicurezza di qualunque
azienda è quello in cui sta avvenendo un grande ricambio del personale. Se poi
dall’alto arrivano richieste continue di modifiche da mettere immediatamente
in produzione, il rischio di un passo falso è molto alto.

A questo punto credo che sia opportuno dare quattro consigli:

  1. Fate un backup del vostro account Twitter
  2. Attivate l’autenticazione a due fattori, se non l’avete già fatto, ma
    attenzione a non uscire dall’account
  3. Eliminate i vostri DM
  4. Usate Signal o altre app con cifratura end-to-end per i messaggi non
    pubblici

Chiedo a chiunque abbia scambiato DM con me di cancellarli, come sto facendo
io. Non ho mai usato i DM per cose particolarmente sensibili, ma preferisco
fare pulizia totale. Grazie.

Come fare un backup del proprio account

Per fare il backup del proprio account, le istruzioni in italiano sono
qui su Twitter

Si riceve un file ZIP che, una volta scompattato, include un file HTML e delle
cartelle contenenti i dati. Il file HTML fa da indice sfogliabile (ma è molto
incompleto; leggete i file README.txt inclusi nello ZIP per sapere come
sfogliare tutti i dati):

Cliccando sulle voci Tweet e Messaggi Diretti della colonna di
sinistra compare un elenco cercabile delle rispettive sezioni. Consiglio
comunque di leggere direttamente i file JSON forniti nello ZIP.

Come eliminare i DM

Attenzione: eliminare i DM li cancella dai vostri dispositivi ma non da
quelli del destinatario e neanche dai server di Twitter. È comunque meglio di
niente, perché se qualcuno vi ruba l’account, approfittando magari di qualche
falla di Twitter, non potrà leggere i vostri DM [Graham Cluley].

Potete inoltre chiedere al destinatario di eliminare i DM che vi siete
scambiati, oppure eliminare completamente il vostro account Twitter. 

Per eliminare rapidamente tutti i messaggi privati scambiati con un dato
utente, sull’app si può toccare l’icona di info in alto a destra nella
conversazione con l’utente in questione e poi toccare
“Elimina conversazione”.

Attenzione all’autenticazione a due fattori

A questo punto normalmente vi consiglierei di verificare di aver attivato
l’autenticazione a due fattori, ma a riprova della fragilità di Twitter in
queste prime settimane della gestione Musk, molti utenti stanno segnalando che
una delle modifiche richieste da Elon Musk ha probabilmente danneggiato il
sistema di autenticazione, per cui chi esce dal proprio account e ha
l’autenticazione a due fattori non riesce a rientrarvi. Siate prudenti.

Podcast RSI – Twitter, la cronaca del caos e i trucchi da sapere per difendersi

logo del Disinformatico

Ultimo aggiornamento: 2026/07/18.

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) e qui sotto.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano i testi e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.


Trevor Noah spiega il disastro di Twitter in quattro minuti

Trevor Noah spiega il disastro di Twitter in quattro minuti

Spero di avere il tempo di tradurre questa spiegazione azzeccata, da parte di
Trevor Noah, del caos intorno alla gestione di Twitter da quando è arrivato
Elon Musk. Merita. Non solo per la sintesi, ma anche per la riflessione sulla
libertà di espressione tanto sbandierata da Musk: quelli che si dicono tifosi
assoluti di questa libertà stranamente vogliono essere liberi di dire quello
che loro vogliono, ma non vogliono che gli altri siano altrettanto
liberi.

Ringrazio Adriano Pedrana che mi ha mandato questa trascrizione e successiva
traduzione:

Oh, boy. You know, this whole thing happening with Elon Musk and Twitter
reminds me of, I think it was Mike Tyson, who had that line where he said,
“Everybody has a plan until they get punched in the face.” (risate del
pubblico)

Because now, it feels like Elon Musk is just like scrambling, making it up
as he goes along, which I get, which I get. You’ve spent 44 billion dollars
for a company that most people say shouldn’t be more than worth like 20
something billion (risate del pubblico). You’re gonna scramble, you know?

And he’s trying everything. What’s amazing to me is, like, what’s happening
with Elon Musk is a wonderful microcosm to show you how much, or how
quickly, people will abandon what they say is a principle when things aren’t
going their way, you know? So one of the first things Elon said when he took
over was like, “Comedy is now legal on Twitter.” And he was like, “It’s time
for free speech, time for comedy, time for people to actually have fun on
Twitter again!”

And then what people started doing was, they started changing their names to
Elon Musk. (risate del pubblico) Right? So people changed their Twitter
handles to Elon Musk. Then they just started tweeting things as if they were
Elon Musk. They were like, “I’m such a terrible person. My wife left me.”
Just random, random shit, right?

And then Twitter just banned all of their accounts.They’re like, “Suspended,
suspended.” And then he was like, “No parodying of people, unless you say
it’s a parody!” It’s like “What? So it’s not funny now? ” (risate del
pubblico) It’s not funny.

And this is the thing that people never seem to understand, is everybody who
is pro free speech is not pro all speech. What they’re pro is the
speech that they wish to use that might hurt to offend other people.
(applausi del pubblico)

And then, ‘Cause you’re like what’s wrong, Elon? People are just messing
around with their handles. Like, “No, they’re impersonating me.” And it’s
like, “why is that a bad thing?” “Because this could cause harm and panic.”
Oh, it could cause harm and panic? So you’re saying somebody just saying
something could cause harm? “Well, not in the way you’re saying it…”

It’s like, yeah, man, everyone thinks jokes are funny until the joke is
about them. That’s the thing I’ve learned, right?

And now, he’s there and all of it. Like, “Oh the company, we’re gonna do it
like we don’t care.” He’s like, “That’s why I’m buying it, because then, you
don’t have to worry about the advertisers. We’re gonna do this thing.”And
then the advertisers are like, “All right, well, we’re leaving.”
“Wait!” (risate del pubblico) “Wait, I do care about the
advertisers!” (Trevor ride) Oh, man. (applausi del pubblico) 

And then, it’s funny how he does it. Like, even his logic becomes illogical
based on his own logic. So he goes, “We’re gonna do verified for everybody.
You just have to pay 8 dollars.” Which undermines the purpose of
verification. Now I’m not for or against, I think, to be honest with you, I
would love to live in a world where everyone on Twitter is verified. I would
like to know that we’re talking to humans as opposed to a bot or anything
else. So I don’t mind if everyone is verified. But what’s funny is Elon
going like, “No, I’m making this for the people. And so if the people pay 8
dollars, you all get to be verified.”

And it’s like, wait, so if people pay, they’re verified? Yeah. Then
someone was like, then how will you know if this is now a government
institution? ‘Cause someone could just start an account of someone who
doesn’t even have an account. Then they could verify it. Now technically,
there’s no other account that they’re parodying. So are they the account?
And then when people go on, they’re like, “It is the account. It’s
verified”. Do they act on that information? And then, like the team at
Twitter and Elon were like, “No, under the verification will be some sort of
verification to say that they are.” (risate del pubblico) And I’m like, “Oh,
so now, there’s gonna be double verification. What happened to power to the
people?” Now, you are gonna be like, “I’m double verified versus your one
verified.” Then it’s like, oh, all right, 16 dollars? (Trevor ride) Oh, man.

Oh ragazzi. Sapete, tutto quello che sta succedendo con Elon Musk e Twitter
mi riporta in mente… mi pare fosse Mike Tyson e quella sua battuta che
diceva: “Tutti hanno un piano fino a quando non si prendono un pugno in
faccia”. (pubblico ride)

Perché adesso Elon Musk sembra trovarsi in affanno e si sta inventando cose
man mano, e lo capisco, lo capisco. Hai speso 44 miliardi di dollari per
un’azienda che quasi tutti dicono non ne valga più di 20 miliardi circa.
(pubblico ride) Ti trovi in affanno, vero?

E lui le prova tutte. Quello che trovo affascinante è che ciò che sta
accadendo con Elon Musk è come un microcosmo fantastico che mostra quanto o
quanto velocemente le persone abbandonano quelli che chiamano principi
quando le cose non vanno come vorrebbero. E così quando ha concluso
l’acquisizione, una delle prime cose che Elon ha detto è stata: “La comicità
ora è legale su Twitter”. E ha detto: “È arrivato il tempo della libertà di
espressione, della comicità, il tempo in cui la gente potrà tornare a
divertirsi veramente su Twitter!”

E così le persone hanno cominciato a modificare il loro nome usando quello
di Elon Musk. (pubblico ride) Ok? Così la gente ha modificato il proprio
nome visualizzato su Twitter sostituendolo con quello di Elon Musk. E poi
hanno iniziato a scrivere tweet come se fossero lui, cose del tipo: “Sono
una persona terribile. Mia moglie mi ha lasciato”. Cose un po’ a caso, ok?

Poi Twitter ha sospeso tutti questi account: “Sospeso, sospeso”. E Musk ha
detto: “Non si possono fare parodie delle persone, a meno di dichiararlo in
maniera esplicita”. “Ma come? Non è più così divertente ora?” (pubblico
ride) “Non è divertente?”.

Una cosa che la gente sembra non capire è che quelli che sostengono la
libertà di parola non sono a favore dell’espressione delle opinioni di
tutti, ma di quelle che loro vogliono esprimere e che potrebbero offendere o
ferire altre persone (pubblico applaude).

E poi dicono ma cosa c’è di sbagliato Elon? Stanno solo giocando con i loro
nome su Twitter. E lui: “No! Fingono di essere me”. E quindi? Perché è
qualcosa di negativo? “Perché questo potrebbe provocare panico e danni”. Oh,
potrebbe provocare panico e danni? Quindi stai dicendo che il semplice fatto
di dire qualcosa possa provocare danni? “Beh, ma non come lo intendi tu.”

Ed è come se, ok, tutti trovano le battute divertenti a meno che la battuta
non riguardi loro personalmente. Questo è quello che ho capito.

E così, dopo tutto questo lui dice: “Ok gestiamo questa azienda come non ci
interessasse”. E poi dice: “Ecco perché la sto comprando, perché poi non
devi più preoccuparti degli inserzionisti. Faremo così”. E così gli
inserzionisti rispondono: “Ok, allora ce ne andiamo tutti”. “Aspettate!”
(pubblico ride) “Aspettate, gli inserzionisti mi interessano.” (Trevor ride
di gusto) Oh, ragazzi. (pubblico applaude)

Questo suo modo di procedere è così divertente. Persino la sua logica
diventa illogica se la si giudica in base alla sua logica. E così dice:
“Daremo account verificati a tutti. Basta pagare 8 dollari”. Il che mina
l’obiettivo stesso della verifica. Ora, non sono né a favore, né contro a
questa cosa. A essere onesti, mi piacerebbe tanto vivere in un mondo dove
tutti su Twitter sono verificati. Mi piacerebbe sapere che sto dialogando
con esseri umani e non con un bot o qualsiasi altra cosa. Quindi non mi
dispiace che tutti su Twitter vengano verificati. Ma mi diverte sentire Elon
che dice: “No, lo faccio per le persone. E se pagate otto dollari sarete
tutti verificati”.

Aspetta: quindi chi paga sarà verificato? E lui “Sì!”. E poi qualcuno dice,
ma come fai a saperlo? Ora è forse un ente governativo? Perché qualcuno
potrebbe aprire un account col nome di una persona che non ha un suo
account, e farlo verificare. Tecnicamente non c’è un altro account di cui
sta facendo la parodia. Quindi è quello il suo vero account? E così gli
utenti penseranno che si tratti del suo account, visto che è verificato. Si
comporteranno basandosi su questa informazione? A questo punto il team di
Twitter ed Elon rispondono: “No, al di sotto della verifica ci sarà un
qualche tipo di verifica che confermi l’identità. (pubblico ride) Allora io
penso, ok, quindi ci sarà una doppia verifica. Dove è finita l’idea di
restituire il potere alla gente? Ora uno può dire: “Io ho la doppia verifica
e tu solo una”. E così quanto fa: 16 dollari? (Trevor ride) Oh ragazzi.

Per 48 ore su Twitter mi sono chiamato “EIon Musk”. Spiego perché

Per 48 ore su Twitter mi sono chiamato “EIon Musk”. Spiego perché

Ultimo aggiornamento: 2022/11/10 11:50.

Alcuni mi hanno chiesto se mi preoccupa l’idea che un collasso di Twitter mi
possa causare problemi, visto che ho circa 400.000 follower su questo social
network. Beh, diciamo che il numero di follower in astratto non è una mia
ragione di vita. Non sto dicendo che non me ne importa nulla di chi mi segue.
Ma so che le persone che sono realmente interessate a quello che scrivo sanno
benissimo dove trovarmi altrove. Ero online ben prima dei social, ci sarò
anche dopo.

E così alle 9.12 di stamattina (7 novembre) ho fatto questo:

Credo che sia la risposta più semplice.

English-language readers: please scroll down to the English section
of this post.

Si dice spesso che la satira migliore è quella che non ha bisogno di essere
spiegata e che spiegarla la rovina, ma in questo caso credo sia opportuna
qualche parola di chiarimento.

Elon Musk stanotte (7 novembre) ha
tweetato
che in futuro qualunque utente che tenti di impersonare qualcuno senza
specificare chiaramente che si tratta di parodia verrà sospeso
permanentemente (“Going forward, any Twitter handles engaging in impersonation without
clearly specifying “parody” will be permanently suspended”
) e
senza preavviso. Ci sono già stati
alcuni
casi di
sospensione, anche di
persone che avevano esplicitato la parola “parody”
e quindi, in teoria, rispettato le regole.

L’account è poi tornato visibile, ma limitato.

E così ho cambiato il mio nome su Twitter come vedete all’inizio
dell’articolo, come piccolo gesto di protesta all’assurdità di Musk di essere
così feroce contro gli impersonatori proprio mentre si dichiara un paladino
della libertà assoluta di espressione. Usare un nome parodistico è una forma
di espressione: sto solo
esercitando
la libertà che Musk dichiara di avere così a cuore ma che a quanto pare non
tollera quando la parodia riguarda lui.

Questa è una forma di protesta. E la protesta è espressione. Questa è satira.
E la satira è una forma di espressione. Elon Musk dice di essere a favore
della libertà assoluta di espressione, ma dice anche che sospenderà
permanentemente e senza preavviso chi impersonerà qualcuno senza dichiararlo
esplicitamente, e questo va contro la sua asserita libertà assoluta di
espressione. È una contraddizione fondamentale e irrisolvibile.

Qui è solo una questione di nomi, ma la contraddizione tocca anche situazioni
infinitamente peggiori: una libertà di espressione assoluta, come la
descrive ripetutamente Musk, significa lasciare spazio agli odiatori, ai
razzisti, ai sessisti, ai complottisti, ai negazionisti dell’Olocausto.
Concedere la libertà di espressione assoluta significa scatenare caos, insulti
e odio. Lo sa chiunque abbia mai partecipato a qualunque forum.

Non è questione di pagare otto dollari al mese o di truffe basate su false
identità. È questione di creare un Twitter a due velocità, una per paganti e
l’altra per plebei, dopo aver detto che Twitter attualmente ha un
“sistema di nobili e plebei“ che “è una stronzata”.

È questione di Elon Musk che ci va giù pesante con chi lo impersona, ma non fa
nulla contro la piaga dell’odio online su Twitter.

È questione di creare un Twitter nel quale chiunque non possa identificarsi,
per sicurezza o privacy, verrà relegato insieme a spammer e bot. Questo vuol
dire negare la libertà di espressione a coloro che più ne hanno bisogno.
Questo vuol dire che vostra figlia dovrà identificarsi, se vuole essere vista
e letta. Questo faciliterà i molestatori, gli stalker e i predatori nel
trovarla.

Sì, le identità false online sono un problema. Ma il piano di Musk non è il
modo giusto per risolverlo. Non lo risolve affatto. Non è nemmeno capace, a
quanto pare, di gestire casi banali di impersonamento che sfruttano omografie,
come sto facendo io. Sì, il mio nome attuale su Twitter è E-I-O-N, non
E-L-O-N. Visto? La satira perde mordente quando viene spiegata. Come volevasi
dimostrare.

E sì, mi rendo conto che ho 400.000 follower e che potrei trovarmi bannato
perché il sostenitore della libertà assoluta di espressione non sopporta la
libertà di espressione quando lo prende in giro. Una protesta non vale nulla
se non si mette in gioco nulla.

2022/11/07 17:15. Sono ormai passate otto ore, in California sono le
nove del mattino passate, e il mio account è ancora attivo. Nel frattempo Elon
Musk (sì, è proprio lui) ha postato questa
raccomandazione
di
voto
pro-repubblicana appena prima delle elezioni americane di metà mandato.

To independent-minded voters:
Shared power curbs the worst excesses of both parties, therefore I recommend
voting for a Republican Congress, given that the Presidency is Democratic
Hardcore Democrats or Republicans never vote for the other side, so
independent voters are the ones who actually decide who’s in charge!

Un commento di propaganda politica in piena contraddizione con i
proclami
di Musk sulla necessità che Twitter non prenda posizioni politiche:
“per meritarsi la fiducia del pubblico, deve essere politicamente
neutro”
.

2022/11/08 11:45. Sono ormai oltre 24 ore che mi presento su Twitter
come “EIon Musk”, senza alcuna indicazione di parodia, eppure non sono ancora
stato bannato, nonostante vari utenti mi abbiano segnalato ai servizi antifrode di Twitter, mentre altri account sono stati sospesi o banditi nonostante avessero
esplicitato il loro intento parodistico. È mai possibile che nessuno che
lavora per Twitter abbia considerato le semplici omografie, che sono una
tecnica classica e vecchia come il cucco? Nessuno che sappia definire una
semplice regex? Twitter è davvero messa così male?

Per quelli che ipotizzano che dovrei anche mettere l’immagine di Musk nel
profilo: non è un requisito delle regole. Le attuali
Norme sulle identità fuorvianti e ingannevoli
(copia permanente) sono piuttosto
permissive, ma quelle dichiarate e a quanto risulta applicate da Musk (“Going forward, any Twitter handles engaging in impersonation without
clearly specifying “parody” will be permanently suspended”
) sono ben più drastiche e non richiedono affatto che si cambi
l’immagine.

2022/11/09 9:20. Termino qui, dopo 48 ore, l’esperimento-protesta-parodia. Risultato: i controlli di Twitter sono colabrodo e vengono applicati arbitrariamente e senza rispettare le regole dichiarate. Un account con spunta blu di autenticazione (il mio) ha tenuto il nome falso EIon Musk per due giorni interi e non è stato bannato. Se fossi stato uno spammer o semplicemente un impostore malintenzionato, avrei avuto due giorni di tempo per agire indisturbato. I controlli di Twitter, a quanto pare, si eludono semplicemente usando un’omografia (la I maiuscola al posto della L).

Per contro, sono stati sospesi account che avevano cambiato il proprio nome in Elon Musk specificando esplicitamente che si trattava di parodia.

Intanto Elon Musk incassa l’uscita da Twitter di un peso massimo mediatico come Whoopi Goldberg (che conduce un popolarissimo programma TV, The View, negli Stati Uniti) e di Stephen Fry (attore e conduttore TV britannico), che aveva 12 milioni di follower. Musk dice che gli utenti e il traffico sono in aumento, ma se gli account interessanti da seguire se ne vanno, che ci si va a fare su Twitter?

Il nuovo corso non sta andando affatto bene.

For my English-speaking readers:

To clarify and for late joiners: this is a protest in the form of satire.
Protest is free speech. Satire is free speech. Elon Musk says he’s for
absolute free speech, but he also says this, which is a limitation of free
speech:

This is not about paying $8/month or about identity fraud. It’s about the
contradiction of creating a two-tiered Twitter after saying this:

It’s about Musk cracking down hard on “impersonators” (whilst failing at a
most basic regex) but doing nothing about hate speech.

It’s about creating a Twitter where anyone who cannot ID themselves for
security or privacy will be relegated with spammers and bots. That means
banning free speech for those who need it most. That means your daughter
will have to ID herself if she wants to be seen and heard. That will make it
easy for harassers, stalkers and predators to find her.

Yes, fake online identities are a problem. But Musk’s plan is definitely not
the right way to solve it. It doesn’t solve it at all.

And yes, I realize that I have 400,000 followers and I may get banned
because the “free speech absolutist” can’t stand free speech when it
satirizes him. A protest is worthless if there’s nothing at stake.

2022/11/09 9:40. I’ve ended the protest; it’s gone on long enough to prove my point. By staying on Twitter for two full days as EIon Musk without Twitter banning me, while other accounts got banned even though they had explicitly stated the word “parody” in their name or profile, I believe that I have shown that Twitter’s fraud prevention is in tatters (they can’t even handle homographs – yes, I was E-I-O-N Musk, with a simple capital I standing in for the L) and that Elon Musk’s new rules are being applied arbitrarily and unfairly. This change of management is not going well.