È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo
trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.
I podcast del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
iTunes,
Google Podcasts
e
Spotify.
Buon ascolto, e se vi interessano i testi e i link alle fonti di questa
puntata, sono qui sotto.
—
Prologo
[CLIP: Video Star Wars Kid originale]
Siamo in Quebec, a Trois-Rivières, alla scuola Séminaire Saint Joseph. È il 4
novembre del 2002. Un ragazzo quindicenne impugna un
guadino, una
lunga asta usata dai giocatori di golf per recuperare le palline finite in
acqua, e lo usa per mimare, un po’ maldestramente ma con grande impegno, le
movenze dei cavalieri Jedi e dei Sith di Star Wars con le loro spade
laser.
È un gesto che ha fatto ogni appassionato di Star Wars. Ma questo
ragazzo lo fa davanti a una telecamera, e si registra. Non lo sa ancora, ma
quel video gli trasformerà la vita, porterà a un’azione legale, diventerà uno
dei primi video virali della storia di Internet, in un’epoca nella quale
YouTube e Facebook non esistono ancora, e verrà visto da oltre 900 milioni di
persone.
Questa è la storia di Ghyslain Raza, diventato famoso in tutto il mondo come
lo Star Wars Kid, ma è anche la storia di uno dei primissimi episodi di
bullismo digitale e di come è cambiata, da quel 2002 che sembra così lontano,
la nostra consapevolezza dei danni che possono derivare dalla diffusione
online di immagini senza consenso.
Benvenuti a questa puntata del Disinformatico, il podcast della
Radiotelevisione Svizzera dedicato alle storie strane dell’informatica. Io
sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA DI APERTURA]
Ghyslain Raza oggi ha 35 anni ed è tornato a riesaminare la vicenda che lo
rese involontariamente una celebrità di Internet vent’anni fa. Ne parla in un
documentario,
Star Wars Kid: The Rise of the Digital Shadows,
realizzato
dal National Film Board canadese.
Tutto iniziò, appunto, quel fatidico 4 novembre 2002. Raza, nel laboratorio
video della sua scuola, stava aiutando un compagno a realizzare una
videoparodia di alcuni film famosi, fra i quali c’era anche Star Wars.
Gli studenti-attori del progetto scolastico avevano impugnato degli attrezzi
da golf per simulare le spade laser a due lame contrapposte rese celebri dal
quarto film della saga, La Minaccia Fantasma, uscito pochi anni prima,
nel 1999.
Raza stava cercando di aggiungere alle riprese l’effetto speciale della lama
fatta di luce, tipica delle spade laser, ma non gli stava venendo bene, per
cui si mise davanti alla telecamera per fare qualche esperimento. Alla fine si
lanciò in una frenetica sequenza di movimenti, semplicemente per sfogarsi un
po’, e non ci pensò più.
[CLIP: Star Wars Kid originale]
Un compagno di scuola scoprì la registrazione, lasciata accidentalmente su una
videocassetta in uno scantinato, e qualcun altro la convertì in un file
digitale. Il video fu distribuito fra gli studenti della scuola e ad aprile
2003, quattro mesi dopo quel fatidico momento di sfogo, uno di questi studenti
lo diffuse su Internet senza il consenso di Ghyslain Raza.
Nel 2003 non esistevano ancora i canali di diffusione di massa di video che
conosciamo oggi: mancava ancora un anno al debutto di Facebook, e YouTube
sarebbe arrivato soltanto due anni dopo. E così il video fu distribuito
tramite i circuiti peer-to-peer, comparendo per la prima volta su Kazaa (ve lo
ricordate?) il 14 aprile 2003, e tramite scaricamento diretto da alcuni blog,
uno dei quali raggiunse oltre un milione di download nel giro di un mese.
[CLIP: Spezzone di
TV USA dell’epoca che parla del video diventato virale, da 00m50s]
La diffusione esplosiva del video, con quasi un miliardo di visualizzazioni
accumulate negli anni successivi, scatenò i commentatori online, che reagirono
insultando il quindicenne con parole estremamente violente e offensive, e i
compagni di scuola tormentarono Ghyslain Raza al punto che il ragazzo dovette
lasciare la scuola. Raza ne parla oggi così:
[CLIP: Raza che dice
“There was the harassment at school and then some more harassment
online…” da intervista CBC]
Il New York Times
parlò
del video il 19 maggio 2003, facendo il nome del ragazzo e notando che il suo
cognome e il suo indirizzo non venivano indicati nell’articolo su richiesta
della madre, ma al tempo stesso indicando il sito,
Waxy.org, nel quale
c’erano altri indizi per rintracciare il protagonista involontario del video
ormai diventato virale e remixato infinite volte aggiungendovi musica ed
effetti sonori e visivi.
[CLIP: Star Wars Kid rimontato]
I giornalisti di varie testate assillarono Raza a scuola e a casa.
[CLIP: Raza che racconta]
“I media locali cercarono di rintracciarmi, andarono alla scuola,
pubblicarono il mio nome, la mia foto a qualunque costo, vennero a casa dei
miei genitori, cercarono di fotografarmi attraverso le finestre, fu un vero
circo mediatico”,
racconta oggi Raza in un’intervista alla rete televisiva canadese CBC, sottolineando l’assurdità del fatto che se fosse stato un minorenne
criminale, la legge lo avrebbe protetto di più, vietando ai giornali di
rivelare la sua identità.
A luglio 2003 la famiglia del ragazzo fece causa agli studenti che avevano
diffuso il video e alle loro famiglie, chiedendo un risarcimento di 250.000
dollari canadesi (circa 185.000 franchi o euro di oggi), perché Raza (cito
dagli atti legali)
“aveva dovuto sopportare, e tuttora sopporta, molestie e derisione da parte
dei suoi compagni di scuola e da parte del pubblico in genere”
e sarebbe rimasto
“sotto cura psichiatrica per un periodo di tempo indefinito”. I
funzionari della scuola gli chiesero di non ripresentarsi per l’anno
scolastico successivo, perché ritenevano che il video fosse cattiva
pubblicità. Raza abbandonò la scuola, proseguendo gli studi altrove, e gli fu
diagnosticata una condizione di depressione.
Non tutte le reazioni furono negative o assillanti. Molti internauti si
riconobbero con affetto nelle movenze di Ghyslain Raza: lui era
“goffo ed erratico” (per fare una citazione starwarsiana) come tanti
altri fan della saga, e nel video mostrava una foga e un entusiasmo sinceri e
invidiabili che generarono tanti commenti positivi.
Andy Baio, il gestore di Waxy.org, ossia la persona che aveva rintracciato
Raza, coordinò una raccolta di fondi che permise di regalare al ragazzo un
iPod e oltre 4300 dollari. Oltre 148.000 persone sottoscrissero una
petizione
online [oggi non più esistente, ma archiviata qui su Archive,org] per chiedere a George Lucas di includere Raza
in un successivo episodio della serie di Star Wars, ma l’idea non andò
in porto.
Nonostante questi segnali positivi, Raza sentì soprattutto il peso di quelli
che oggi chiamiamo hater. “La gente rideva di me” scrisse
rispondendo all’epoca al
New York Times “e non era affatto divertente.”
E le risate non arrivavano solo dagli anonimi utenti della rete. Anche i
media, che già avevano contribuito a rendere difficile la vita di
Raza, rincararono la dose.
[CLIP: Spezzone da Arrested development]
Negli anni successivi lo Star Wars Kid, come ormai lo chiamavano tutti,
fu citato e parodiato in varie serie televisive comiche, come
American Dad!
(nella puntata Tutto su Steve, 2005),
Arrested Development – Ti presento i miei (nella puntata
Una cameriera speciale e in altre, 2005), South Park (nella
puntata Canadesi alla riscossa, 2008), The Office (nella puntata
Finale, 2013) e in numerose altre, oltre che nel video
White and Nerdy
di “Weird Al” Yankovic (2006).
Il popolarissimo comico statunitense Stephen Colbert, ad agosto del 2006, si
fece
videoregistrare
mentre brandiva una spada laser giocattolo di fronte a un fondale verde, come
parodia dello Star Wars Kid, e invitò tutti a modificare e migliorare
con effetti speciali la sua esibizione. Partecipò a questa competizione
persino George Lucas, il regista di Star Wars, il cui video però
non vinse
(ne fu scelto
un altro).
La causa intentata dalla famiglia si chiuse con un accordo extragiudiziale nel
2006, pochi giorni prima della prima udienza, e Raza cercò di sparire dalla
ribalta sulla quale era stato scagliato involontariamente. Rifiutò numerosi
inviti ad apparire in programmi televisivi di tutto il mondo, rompendo il
proprio silenzio solo nel 2013, dieci anni dopo la diffusione del video, per
rilasciare un’intervista pubblicata sulla rivista canadese L’actualité.
A quel punto venticinquenne e laureato in legge, Ghyslain Raza raccontò in
dettaglio nell’intervista tutti i tormenti che aveva subìto, dai suoi compagni
di scuola che lo prendevano in giro e lo insultavano per
il suo aspetto fisico ogni volta che entrava in uno degli spazi comuni
dell’istituto ai commenti online che gli dicevano di suicidarsi. A distanza di
dieci anni, ci teneva a far sapere ai giovani che era riuscito a superare
quella persecuzione.
E oggi, a trentacinque anni, è pronto a tornare alla scuola dove era stato
bullizzato, per raccontare la propria esperienza agli studenti che la
frequentano adesso, nell’era di TikTok. Se la sente di incontrare le persone
che vent’anni fa scatenarono questo primo, storico caso di video virale, e che
oggi gli chiedono profondamente scusa, come fa Andy Baio, il blogger che aveva
rivelato l’identità dello Star Wars Kid.
[CLIP: Andy Baio che dice “I’m just profoundly sorry”;
video, a 1:40]
Oggi la cultura geek non è più di nicchia o vissuta con imbarazzo, e
grazie anche a vicende come quella di Ghyslain Raza siamo un po’ più
consapevoli dei pericoli e dei danni causati dal bullismo digitale e dalla
crescente tendenza a pubblicare o registrare momenti potenzialmente
imbarazzanti della propria vita o di quella altrui.
Stiamo cominciando, lentamente, a renderci conto dell’importanza di chiedere
il consenso prima di pubblicare foto o video di qualcun altro e di avere leggi
che tutelino questa regola del consenso, anche se le piattaforme digitali che
usiamo fanno di tutto per indurci a condividere senza chiedere, e stiamo
prendendo coscienza del fatto che ognuno di noi, come dice il documentario,
vive accompagnato dalla propria ombra digitale.
[SIGLA DI CHIUSURA]
Grazie per aver seguito questa puntata del Disinformatico, una
produzione della RSI Radiotelevisione svizzera. Questo podcast viene
pubblicato ogni venerdì presso http://www.rsi.ch/ildisinformatico, dove
trovate anche le puntate precedenti. Questa serie di podcast è disponibile
anche su iTunes, Google Podcasts e Spotify. I testi integrali con i link e le
fonti di riferimento sono pubblicati presso Disinformatico.info. Se
avete commenti, correzioni o segnalazioni, potete scrivermi una mail
all’indirizzo paolo.attivissimo@rsi.ch. A presto.
Fonti aggiuntive:
Waxy.org,
Vimeo,
The Globe and Mail,
Motherboard, NBC News,
CBC,
ScreenRant;
cartella stampa
del documentario, con video e foto.