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di “fabioc*” e “mariannamasc*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione
iniziale. Ultimo aggiornamento: 2022/04/11.
Uno dei primissimi episodi di bullismo digitale (o ciberbullismo) – la
molestia effettuata tramite computer e Internet – risale al novembre del 2002.
Storia antica, per i ritmi della Rete: per esempio, Youtube e Facebook ancora
non esistevano (sarebbero nati tre anni dopo).
Il protagonista involontario di questa storia fu un ragazzino canadese,
Ghyslain Raza, che all’epoca aveva quindici anni. Ghyslain si videoregistrò
per un progetto scolastico mentre mimava molto maldestramente, ma con grande
impegno, le movenze dei cavalieri Jedi di Star Wars. Al posto della
spada laser brandiva il manico di un attrezzo da golf.
Sì, lo so, è una tentazione alla quale abbiamo ceduto in tanti, ma non davanti
a una telecamera che registrava. La registrazione fu trovata cinque mesi dopo
da un compagno di scuola di Ghyslain, fu diffusa fra gli studenti della scuola
frequentata dal ragazzino e infine fu pubblicata su Internet, sul circuito
peer-to-peer Kazaa. Divenne in poco tempo uno dei video più condivisi
della Rete e successivamente approdò su Youtube.
Questa è la versione
originale.
Il video ha acquisito da allora una popolarità enorme e i suoi fan ne hanno
creato infinite versioni complete di titoli, musiche ed effetti speciali, come
questa.
Già nel 2006 l’originale aveva totalizzato
900 milioni di visualizzazioni; oggi si stima che abbia superato il miliardo. Internet offrì a Ghyslain un
tributo di ringraziamento attraverso il sito
Waxy.org, che nel 2003
rintracciò il ragazzino di cui tutti parlavano e coordinò una raccolta di
fondi che gli regalò un iPod e oltre 4300 dollari. Fu organizzata anche una
petizione
per includere Ghyslain nel terzo episodio di Star Wars,
La Vendetta dei Sith, ma nonostante oltre 148.000 adesioni l’inizativa
non andò in porto.
Lo Star Wars Kid, come fu soprannominato Ghyslain, fu citato da
South Park e da molti altri programmi televisivi, come il
Colbert Report del comico statunitense Stephen Colbert, che ad agosto
del 2006 organizzò una gara fra i fan: si fece videoregistrare mentre brandiva
una spada laser giocattolo di fronte a un fondale verde e invitò tutti a
modificare e migliorare con effetti speciali la sua esibizione. Partecipò
persino George Lucas, il regista di Star Wars, che però
non vinse
(video).
Cosa c’entra il ciberbullismo con questa storia di popolarità esplosiva?
C’entra perché la vicenda prese rapidamente una brutta piega. Ai primi di
luglio del 2003, la famiglia di Ghyslain fece causa agli studenti che avevano
diffuso il video e alle loro famiglie, chiedendo 250.000 dollari canadesi di
danni, perché il ragazzino
“aveva dovuto sopportare, e tuttora sopporta, molestie e derisione da parte
dei suoi compagni di scuola e da parte del pubblico in genere”
e sarebbe rimasto
“sotto cura psichiatrica per un periodo di tempo indefinito”. Ghyslain
abbandonò la scuola e gli fu diagnosticata una condizione di depressione [la versione originale di questo mio articolo riportava la notizia che Raza avesse concluso l’anno in un reparto psichiatrico minorile, ma non era esatta: Raza, spiega Canada.com nel 2013, si limitò a scrivere i propri compiti scolastici in un ospedale “perché era il posto più comodo e tranquillo che riuscisse a trovare”]. La causa fu chiusa con un
accordo extragiudiziale nel 2006.
Oggi Ghyslain Raza ha 23 anni (foto qui accanto, tratta da
Cyberpresse.ca) e secondo le ricerche di
Motherboard.tv
è presidente dell’associazione
Patrimoine Trois-Rivières, che mira a conservare il patrimonio culturale della località dove risiede,
e si sta laureando in legge alla McGill University a Montreal. Una scelta
molto astuta: se avesse scelto qualunque altro ramo, ci sarebbe sempre stato
qualcuno che l’avrebbe preso in giro per la sua incauta prodezza giovanile. Ma
con una carriera nel ramo legale, sarà difficile che qualcuno osi
sbeffeggiarlo di nuovo.
La storia di Ghyslain Raza risale agli albori di Internet, quando la
consapevolezza dei pericoli e dei danni causati dal ciberbullismo e dalla
crescente tendenza a pubblicare o registrare momenti potenzialmente
imbarazzanti della propria vita o di quella altrui non era ancora molto alta.
Oggi dovrebbe esserlo, anche grazie alle tribolazioni di persone come Raza, ma
c’è sempre qualcuno che finisce per diventare involontariamente
famoso nel modo peggiore.
Istintivamente sorridiamo, dunque, di fronte alle
goffe acrobazie del ragazzino, ma ricordiamoci che storie di derisione come
questa, se vissute in prima persona, sono molto meno divertenti. E che al suo
posto, se non stiamo attenti, potremmo finirci noi.
Fonti aggiuntive:
New York Times,
The Globe and Mail,
Geekosystem,
Newsweek,
BusinessInsider.

