“No. Io sono tuo padre.” È una delle battute di dialogo più
celebri della storia del cinema, detta da Darth Vader a Luke Skywalker ne
L’Impero colpisce ancora e resa memorabile dal doppiaggio italiano di
Massimo Foschi.
La voce originale inglese di Darth Vader (“No. I am your father”) è però quella inconfondibile di James Earl Jones. E ora, grazie
all’intelligenza artificiale che sta facendo capolino davvero dappertutto in
questo periodo, quella voce diventerà immortale.
James Earl Jones, infatti, ha ormai 91 anni, e la sua voce è cambiata
parecchio rispetto a quella che aveva all’epoca della trilogia originale di
Star Wars, fra il 1977 e il 1983. Però il personaggio di Darth Vader è
uno dei protagonisti di una nuova miniserie televisiva, Obi-Wan Kenobi,
ambientata nello stesso periodo di quella trilogia, e quindi è nato il problema di
dargli una voce conforme a quell’originale.
Nel doppiaggio in lingua italiana siamo abbastanza abituati al fatto che
questo problema si risolve semplicemente cambiando doppiatore, e infatti nella
nuova miniserie Darth Vader è doppiato da Luca Ward.
Niente da dire per quanto riguarda recitazione e qualità di entrambi i doppiatori, ma rimane il fatto che sono due voci differenti. Nell’originale, invece, sono uguali.
La voce inglese di Darth Vader nella nuova miniserie è infatti ancora quella di James Earl Jones; anzi, è quella del giovane James Earl Jones.
Questo risultato, secondo quanto pubblicato dalla rivista Vanity Fair, è stato ottenuto grazie al fatto che le battute del personaggio non sono
state recitate direttamente da Jones di persona, ma sono state pronunciate da una
voce sintetica basata su quella di Jones.
Un software di intelligenza
artificiale ha infatti analizzato un vasto campionario di registrazioni
giovanili dell’attore e ha “imparato”, per così dire, a parlare come
lui, e poi Bogdan Belyaev, uno specialista di un’azienda ucraina, Respeecher, ha scelto la cadenza e l’intonazione di ogni singola parola e frase, completando il lavoro proprio nei giorni iniziali dell’invasione russa del suo paese.
L’effetto finale è talmente realistico che moltissimi spettatori non si sono accorti che Darth Vader parla con una voce sintetica. Probabilmente questo successo è dovuto almeno in parte al fatto che il personaggio ha comunque una voce metallica e artificiale perché, per dirla con le parole di Obi-Wan Kenobi in Il Ritorno dello Jedi, Darth Vader “è più una macchina, ora, che un uomo.” Ma di fatto è un successo che segna un punto di svolta.
James Earl Jones ha dato il proprio consenso esplicito al campionamento e allo sfruttamento della sua voce con questo sistema, già usato anche per “ringiovanire” un altro attore, Mark Hamill, quello che interpreta Luke Skywalker e che compare in un’altra miniserie di Star Wars. Ma viene da chiedersi come reagiranno gli attori, e soprattutto i doppiatori, all’idea che la loro voce possa essere registrata una sola volta e poi riutilizzata all’infinito per interpretare nuovi ruoli. La tecnologia rischia di renderli disoccupati, ma al tempo stesso crea nuove opportunità di lavoro per altri artisti digitali come Bogdan Belyaev e i suoi colleghi, che sono grandi fan di Star Wars e orgogliosi di contribuire alla loro saga preferita con la loro competenza informatica.
Per citare Darth Vader: “Non essere troppo fiero di questo terrore tecnologico che hai costruito.”
Fonti aggiuntive: Lega Nerd, The Register, BBC.
