Vai al contenuto

Star Trek

Star Trek, ci ha lasciato Celeste Yarnall

Star Trek, ci ha lasciato Celeste Yarnall

StarTrek.com ha annunciato la scomparsa di Celeste Yarnall, l’attrice che interpretò l’attendente Martha Landon nell’episodio La Mela della Serie Classica, trasmessa negli Stati Uniti per la prima volta a ottobre del 1967.

Conosciuta all’epoca per la sua partecipazione a vari film con Elvis Presley e per le sue partecipazioni a molte serie televisive popolari del periodo (elenco su IMDB; pagina su Wikipedia), aveva continuato a recitare ed era diventata una beniamina di tanti raduni di fan di Star Trek.

Ho avuto il piacere di conoscerla, e di tradurre per lei, più volte alla StarCon nel 2003 e 2016: qui trovate il bel ricordo scritto dallo Star Trek Italian Club Alberto Lisiero. La sua cordialità, disponibilità e dolcezza, oltre alla sua radiosa bellezza e serenità, restano indimenticabili.

Celeste Yarnall in La Mela (1967).

Celeste con il marito Nazim.

Se volete, potete lasciare un messaggio al marito, Nazim, e alla figlia, Cami, presso CelesteYarnall.com (celestialpet@sbcglobal.net).

Ci ha lasciato René Auberjonois, Odo di “Star Trek”

Ci ha lasciato René Auberjonois, Odo di “Star Trek”

 René Auberjonois a Bologna nel 2010. Credit: Rodri Van Click.

Poche ore fa è stata diffusa la notizia della morte, a 79 anni, di René Auberjonois. Gli appassionati di Star Trek lo ricorderanno per sempre per la sua interpretazione di Odo, l‘alieno mutaforma di ST: Deep Space Nine profondamente solo, respinto da tutti ma dotato di un senso innato di giustizia; ma tanti lo ricordano come padre Mulcahy nel film M*A*S*H di Robert Altman (una delle sue tante collaborazioni con questo regista), come Endicott in Benson, come personaggio ricorrente in Boston Legal o come lo svitatissimo chef de La Sirenetta in lingua originale.

Nella sua lunghissima carriera cinematografica, televisiva e teatrale aveva ricoperto numerosissimi ruoli di ogni genere e lavorato con i più grandi attori e registi, ricevendo per esempio un premio Tony come miglior attore protagonista nel 1969 accanto a Katharine Hepburn in Coco.

Gli sopravvivono la moglie Judith e i figli Tessa e Remy. Sul suo account Twitter stanno arrivando i messaggi di cordoglio di tanti colleghi attori e fan.

Io ebbi il piacere di conoscerlo fuori scena e di tradurre i suoi vulcanici interventi alle convention italiane di fantascienza: era una persona di raro garbo, umanità e profondità, doti che custodiva con discrezione e con una grande gioia di vivere che gli luccicava negli occhi.

Grazie, Odo, per tutto quanto.

Lo vorrei ricordare con qualche altra foto dell’incontro a Bologna, scattate da Rodri van Click, che ringrazio per averle ripescate dai suoi archivi.

Caffè spaziali: Samantha Cristoforetti e le citazioni di “Star Trek: Voyager”

L’account Twitter ufficiale di Star Trek ha citato di recente una chicca da Trekker: mentre Samantha Cristoforetti era a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, nel 2015, fece due citazioni di Star Trek: Voyager, indossando oltretutto la divisa della serie. @Rainmaker1973 ha ripescato anche le clip video con le fonti di quelle citazioni.

La prima è questa: “There’s coffee in that nebula”… ehm, I mean… in that #Dragon, perché alle sue spalle c’era una capsula Dragon che trasportava una macchinetta per caffé progettata appositamente per superare le severe norme di sicurezza della Stazione:

La frase originale era una battuta del capitano Janeway di ST: Voyager, tratta dall’episodio The Cloud:

La seconda è questa: “Coffee: the finest organic suspension ever devised.”

La citazione letterale è tratta dall’episodio Hunters:

Ogni tanto bisogna ricordare quanto è bello essere geek.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

“Star Trek: Picard”, nuovo trailer

“Star Trek: Picard”, nuovo trailer

È stato pubblicato un nuovo trailer della serie Star Trek Picard, che vede al centro il capitano Jean-Luc Picard di The Next Generation, alle prese con gli anni che sono passati e con nuovi problemi, nemici e avventure.

Le sorprese non mancano, e la voce magnificamente scespiriana di Patrick Stewart è solo migliorata col tempo: potrebbe leggere la guida telefonica e andrebbe d’incanto lo stesso. Se siete fan, godetevi il trailer: non faccio spoiler, ma farete almeno un paio di salti di gioia.

Anche se il rischio di un’operazione nostalgia è alto, mi pare di capire che Stewart abbia preteso storie di qualità che rispecchino i temi e i valori dello Star Trek classico. Quelli che purtroppo Discovery, pur tracimante di effetti speciali spettacolari e di ottimi attori, sembra aver perso per strada.

Picard andrà in onda a partire dal 23 gennaio 2020 su CBS All Access. Dovrò trovare qualcosa da fare per far passare in fretta i prossimi mesi.

Maggiori info sono su Ars Technica.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Quattro chiacchiere in libertà a proposito di Star Trek

Quattro chiacchiere in libertà a proposito di Star Trek

Qualche giorno fa ho registrato con Juanne Pili una chiacchierata su Star Trek e dintorni: come ho conosciuto la serie, come ne sono scappato via inizialmente, e come mi sono poi innamorato dei personaggi e delle storie di questo universo di fantascienza.

Colgo l’occasione per ricordare che dall’11 al 13 ottobre ci sarà la Reunion, una convention di fantascienza (non solo Star Trek), presso l’Hotel Mediterraneo di Riccione. Io sarò lì come fan e come traduttore. Tutti i dettagli sono qui (nel video ho indicato il nome sbagliato del sito: quello giusto è Starconitalia.it).

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Chicca per Trekker: l’animazione dell’equipaggio nella sigla di The Next Generation

Avvertenza: Se non siete appassionati totali di Star Trek, non leggete oltre. Non dite che non vi ho avvisato 🙂

Quando debuttò Star Trek: The Next Generation, troppi anni fa, vantava ottimi effetti speciali (analogici) creati dalla Industrial Light and Magic, quella di Star Wars e tanti altri film visivamente straordinari. C’era chi giurava di aver intravisto, nella sigla di testa, che in un’inquadratura del modello dell’Enterprise (quella a 1:25 nel video qui sotto) c’erano addirittura le persone che si muovevano: una cosa che non si vedeva dai tempi di 2001: Odissea nello Spazio.

Io all’epoca guardavo TNG nell’unico modo possibile, ossia in videocassetta su un TV a tubo catodico, e quindi non vedevo dettagli così minuscoli. Soltanto anni dopo, quando uscì l’edizione in DVD e poi in Blu-ray, quell’avvistamento ormai diventato mitico tra i fan fu confermato.

Oggi TrekCore ha pubblicato l’animazione originale usata per creare l’effetto: una semplice sequenza di disegni a matita che mostrano membri dell’equipaggio. Fra l’altro, la visione dell’animazione originale chiarisce che non si tratta del ponte di comando, come avevano pensato in tanti, bensì nella sala conferenze (conference lounge o observation lounge) dell’astronave.

La vicenda è raccontata qui su Startrek.com. La pubblico qui per il puro piacere di condividere una chicca che mi ha fatto sorridere.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Mi è arrivata la targa da nerd

Ultimo aggiornamento: 2018/12/18 14:00.

Ho finalmente trovato il tempo di andare a ritirare e installare la targa personalizzata per ELSA, la mia piccola auto elettrica, e per Petula, la mia auto a benzina (hanno la stessa targa trasferibile). Ne avevo parlato in un articolo precedente: le sue prime quattro cifre sono un omaggio alla Serie Classica di Star Trek (l’astronave Enterprise è la NCC-1701).

È stato sufficiente andare alla Sezione della Circolazione, togliere le vecchie targhe (sono rimovibili a incastro), presentare allo sportello un documento d’identità, le targhe vecchie e le carte grigie (carte di circolazione) delle due auto da reimmatricolare, e mi sono state date subito le targhe nuove: tempo necessario, dieci minuti in tutto. La variazione dell’assicurazione, fatta via mail, è arrivata direttamente allo sportello via Internet e non è stato necessario presentare le ricevute di pagamento delle targhe.

Costo totale dell’operazione: 150 franchi per acquistare la targa all’asta online, e 50 franchi per ciascuna delle carte grigie rifatte. Nessuna marca da bollo, ma solo una bolletta da pagare (dopo, sulla fiducia). Sempre via Internet.

Ora non mi resta che aggiornare i dati di targa in Parkingpay.ch (il servizio di pagamento online dei parcheggi in Svizzera), Telepass.it e nell‘Area C di Milano.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Momenti di nerditudine: ho comprato una targa da Trekker

Momenti di nerditudine: ho comprato una targa da Trekker

Ultimo aggiornamento: 2018/12/17 21:35.

In Svizzera viene tenuta periodicamente un’asta ufficiale per le targhe delle automobili: per il Canton Ticino la trovate qui su Ti.ch. Ci si iscrive e si partecipa via Internet, e quando viene indetta l’asta (che è sempre serale) si viene allertati via mail: comodissimo. Da appassionato di Star Trek, non sono riuscito a trattenermi dal fare una piccola pazzia e mi sono aggiudicato questa targa.

Spiegone per non-Trekker: NCC-1701 è il numero di matricola dell’astronave Enterprise. Mi sarebbe piaciuto avere TI 1701, ma le targhe a quattro cifre hanno prezzi per me proibitivi (varie migliaia di franchi/euro).

Spiegone per non ticinesi: riservazione è italiano svizzero. Qui si usa comunemente al posto di prenotazione.

Prevengo la domanda: 170100 e 170142 (come omaggio alla Guida Galattica per autostoppisti) non erano disponibili.

È per la Tesla Model 3 che ho preordinato? Dipende: non ho ancora deciso se acquistarla o no. Nel frattempo la monterò sulle mie auto attuali: quella a benzina, che spero di sostituire presto con una berlina elettrica, e la piccola city car elettrica che ho già (in Svizzera le targhe sono trasferibili se si usa una sola auto per volta).
Perché ho scelto 05 come cifre finali? Perché, se vogliamo essere nerd fino in fondo, lo 05 potrebbe rappresentare la quinta lettera dell’alfabeto (E) e quindi indicare l’Enterprise-E (oppure, come mi fate notare dai commenti, potrebbe essere la E di elettrico). In alternativa, potrebbe rappresentare la quinta versione dell’astronave, quindi l’Enterprise-D (visto che l’Enteprise originale non aveva lettere di versione).

Mi è arrivata una mail che conferma che mi sono aggiudicato la targa e ora devo aspettarne un’altra che mi avviserà non appena sarà disponibile: a quel punto potrò procedere al ritiro avviare le pratiche per il cambio di targa. Non l’ho mai fatto, quindi è tutto da scoprire.

2018/12/17: Sono finalmente andato a ritirare la targa.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Quiz: quanto siete geek? Provate a riconoscere queste tute spaziali

Quiz: quanto siete geek? Provate a riconoscere queste tute spaziali

Oggi esce il libro autobiografico di Samantha Cristoforetti, Diario di un’apprendista astronauta, ed è stata pubblicata dal Corriere della Sera un’intervista di Martina Pennisi a Sam:

Se riconoscete le due tute sullo sfondo senza googlare, siete davvero geek: siatene orgogliosi.

Se non le riconoscete, potete usare gli strumenti di Internet per trovare la soluzione. Pubblicherò man mano qui qualche aiutino.

Aiutino 1. Non sono tute spaziali vere: provengono da due produzioni di fantascienza distinte.

Aiutino 2. Una è stata usata due volte; l’altra una sola.

Aiutino 3. Una ha circa 40 anni; l’altra circa 10.

Aiutino 4. In una delle produzioni, l’attore protagonista si chiama quasi come l’astronauta fotografata in primo piano.

Aiutino 5. Non c’entrano 2001: Odissea nello Spazio, Spazio: 1999, Thriller di Michael Jackson, Urania, Ultimatum alla Terra, UFO.

La soluzione

Ecco come ho risolto io: una tuta, quella di sinistra, essendo io un Trekker di lungo corso, l’ho riconosciuta subito, ma l’altra mi lasciava perplesso. Ho immesso la foto in Tineye ed è emerso l’originale presso Getty Images: l’autore della fotografia è Tristan Fewings, e la foto risale all‘1 giugno 2017, quando fu scattata presso la mostra Into the Unknown: A Journey Through Science Fiction al Barbican Centre di Londra, come spiega la descrizione della foto su Getty Images.

Armato di queste informazioni, ho cercato dei video della mostra e ho trovato questo, che a 1:40 mostra le tute e parla di Leonard Nimoy in Star Trek e Sam Rockwell in Moon. Le informazioni sono confermate da questa recensione.

A questo punto è stato facile verificare cercando immagini di entrambi. Questo è Moon (2009), che mostra la tuta di destra:

Credit: The Prop Gallery.

Un’altra foto molto chiara è qui, tratta proprio dalla mostra londinese.

La tuta di sinistra proviene da Star Trek: Il Film (1979): la indossa Spock verso la fine del film, quando va a “incontrare” V’ger, e la si vede in piccolo indossata da alcuni astronauti all’inizio.

Alcuni solutori hanno detto che era la tuta usata nel secondo film, ossia Star Trek: L’Ira di Khan, ma hanno ragione solo in parte. Infatti la tuta del primo film fu effettivamente riutilizzata per il secondo, ma nella foto pubblicata dal Corriere manca la maniglia pettorale che c’è nel secondo film, come si vede qui sotto:

Per cui quella nella foto dietro Samantha Cristoforetti è la tuta del primo film. Sì, sono pignolo, trekker e geek fino a questo punto e ne sono fiero. E voi, come ve la siete cavata?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.