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Crash di LibreOffice forse risolto

LibreOffice crasha su cambio maiuscolo/minuscolo? Forse è questione di Java

Un mesetto fa ho tweetato indignandomi perché LibreOffice per Mac crashava su una cosa banale come la conversione da maiuscolo a minuscolo. Avevo anche offerto cinquanta euro a chi avesse risolto il baco, perché LibreOffice mi piace molto (è più evoluto di NeoOffice e più leggero di OpenOffice.org) e lo uso come word processor principale per lavoro.

Per ragioni che sarebbe lungo spiegare qui, mi capita spessissimo di usare proprio la funzione di conversione da maiuscolo a minuscolo e viceversa, e quindi vedermi crashare LibreOffice senza neanche salvare il testo come fa di solito quando va in panico mi ha procurato più di un travaso di bile.

Forse ho trovato la spiegazione al baco e la segnalo qui perché magari qualche sviluppatore di LibreOffice riesce a includerla nella documentazione dei bachi. Poco fa ho installato la versione 3.5.1.2 di LibroOffice, fresca di rilascio, sul mio Air sotto Lion. Speravo che il baco fosse stato risolto. Ho scritto un paragrafo, l’ho selezionato e ho scelto Format > Change Case > Lowercase. Crash. Grrr.

Colto da improvvisa ispirazione, guidata dalle mie reminiscenze di NeoOffice, che dipendeva fortemente da Java, ho provato a guardare le impostazioni Java di LibreOffice (sotto Preferences > Java). Non c’era nessun Java Runtime Environment selezionato. Ho selezionato quello di Apple e LibreOffice ha smesso di crashare.

Spero che questa info sia utile a LibreOffice; adoro il software libero e nel mio piccolo vorrei aiutarlo a crescere. Però, per favore, leviamo questa dipendenza assurda da Java.

OpenOffice.org a quota 100 milioni

OpenOffice.org a quota 100 milioni

Italofoni in testa nell’uso di OpenOffice.org

Un bel traguardo: cento milioni di download soltanto per la versione 3 della suite gratuita OpenOffice.org per scrivere testi, creare presentazioni e gestire fogli di calcolo e database usando software libero e formati aperti. Il PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org) segnala in particolare che l’Italia è il paese dove OOo, come lo chiamano per brevità i suoi utenti affezionati, è più diffuso: i download superano addirittura il numero di PC venduti, con otto milioni di copie scaricate, di cui 855.000 soltanto a settembre 2009.

È un dato notevole, superiore al 10 per cento degli italofoni, significativo anche perché lingue molto più diffuse a livello internazionale, come il francese e il tedesco, si attestano intorno all’8 per cento. Secondo dati del PLIO, sommando le installazioni in ambito MacOS e Linux, la quota di mercato mondiale di OpenOffice.org nel settore delle suite supera il 15%, e l’Europa è parecchio più avanti rispetto agli USA nell’adozione di questo software.

Le ragioni che spingono questi utenti privati, aziendali e istituzionali (il Comune di Bologna è un notevole esempio) a scegliere OpenOffice.org rispetto alle suite concorrenti sembrano essere principalmente due: il costo, sia diretto (non c’è nulla da acquistare, si scarica e basta) sia indiretto (non ci sono problemi di bollini per la gestione delle licenze e non ci sono controlli antipirateria), e il formato aperto (XML e standard ISO), che permette di garantire la leggibilità a lunghissimo termine e su qualunque sistema operativo dei file generati da OOo e di non imporre a clienti e utenti l’acquisto di un software per leggere i documenti generati dall’azienda o dalla pubblica amministrazione.

OpenOffice.org non è sempre la soluzione ideale; l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha tentato la migrazione, ma non c’è riuscita per la resistenza degli utenti e per le particolari esigenze di sicurezza dell’agenzia. Ma per molti utenti che non custodiscono segreti nucleari è un’opzione da considerare, e provarla non costa nulla: date un’occhiata alle FAQ in italiano e alla pagina di download italiana per Mac, Windows e Linux. Se siete utenti Mac, provate anche NeoOffice, che si basa su OpenOffice.org e che per certi versi risulta maggiormente integrata nell’ambiente Mac OS X.

Cento milioni. Se penso alla mezza schifezza dalla quale è nato, ossia StarOffice 5.2, OpenOffice.org è decisamente il brutto anatroccolo che comincia a diventare cigno.

IBM adotta il formato OpenDocument

IBM apre all’OpenDocument

La scusa che il formato OpenDocument è supportato soltanto da OpenOffice.org e qualche altro programma di nicchia regge sempre meno. Infatti IBM ha annunciato che la prossima versione del suo pacchetto di rete per la collaborazione e la produttività in ufficio, denominato Workplace Managed Client 2.6 e in uscita a inizio 2006, userà il formato OpenDocument (ODF) e supporterà anche i formati Microsoft. WMC è stato finora dedicato alle grandissime aziende (dal milione di utenti in su), e quindi è un peso massimo nel settore, composto da Lotus Notes, dal portale WebSphere e da un sistema di e-mail e messaggistica istantanea.

Secondo IBM, l’interesse principale per questa sua scelta proviene dai paesi emergenti (come la Cina o il Brasile), che stanno iniziando solo ora a digitalizzare la propria amministrazione e hanno capito il problema insito nell’adottare un formato di digitalizzazione di cui non possano disporre a proprio piacimento: per accedere ai propri dati, dovrebbero sempre dipendere da chi è titolare dei diritti di quel formato. E pagare, pagare, pagare, senza alcuna garanzia che potranno leggere tutto quello che hanno scritto se, fra una decina d’anni, il formato non viene più supportato dal fornitore.

Microsoft ha finora rifiutato di supportare ODF e ha recentemente annunciato che sottoporrà il proprio nuovo formato, Office Open XML, a un ente di standardizzazione perché venga ratificato appunto come standard. Ma IBM si è unita al coro di dubbi riguardanti questo annuncio: aspettiamo e vediamo cosa succede davvero, perché gli annunci sono facili da sfornare, i risultati davvero liberi da cavilli un po’ meno. Arthur Fontaine, manager IBM per Workplace Managed Client, parla chiaro: “Vorremmo vedere qual è il risultato finale di questi standard, se il movimento open source li trova compatibili, e se dallo standard viene omesso qualcosa che verrà sfruttato dal singolo fornitore”.

Con questa mossa, anche IBM sembra voler entrare in competizione con Microsoft Office, OpenOffice.org e StarOffice di Sun nel settore delle applicazioni d’ufficio, almeno al livello delle grandi aziende, ma la cosa interessante è che sfrutta il formato aperto e libero per conquistare più facilmente i clienti. L’open source, insomma, fa bene agli affari.

Scrittura collaborativa ultrafacile

Scrittura collaborativa ultrafacile

Scrivere un testo a quattro mani via Internet? Facilissimo con TypeWithMe

Se vi è mai capitato di dover concordare con qualcuno un testo da pubblicare o una lista di cose da fare o di scrivere un libro a quattro mani ma di non potervi incontrare materialmente, avrete apprezzato la comodità di servizi come Google Docs, che permettono di scrivere un documento online in modo collaborativo, con più persone che modificano lo stesso documento contemporaneamente. Le modifiche apportate da un utente compaiono istantaneamente sui monitor degli altri utenti.

Non è necessario installare software, però occorre che ciascun utente che collabora alla scrittura abbia un account Google e poi occorre abilitare i singoli collaboratori. La cosa diventa rapidamente macchinosa. C’è invece un servizio analogo che fa a meno di queste complicazioni e anzi fa della semplicità il proprio pregio principale. Si chiama TypeWith.me, ossia “scrivi a macchina con me”.

Anche in questo caso non c’è software da installare, ma non occorrono password o account. Molto più semplicemente, un utente va a Typewith.me, clicca su Click to create a new document per creare un nuovo documento, e poi comunica agli altri collaboratori il link di quel documento. Chiunque conosca quel link può accedere al documento e modificarlo (occhio quindi alle considerazioni di sicurezza).

Come potete vedere nella schermata qui sopra, il testo scritto dai vari collaboratori è indicato in colori differenti (impostabili e anche disattivabili) e c’è una comoda finestra laterale di chat. Typewith.me è una sorta di Google Wave senza tutte le confusioni e complicazioni di Wave. Permette di salvare i documenti in formato HTML, Word, PDF, testo semplice e OpenDocument; consente di importare documenti già scritti nel formati testo semplice, HTML, Word e RTF. Il servizio è basato sul codice libero e aperto (open source) del progetto EtherPad.

Semplice, pratico ed efficiente. Ce ne fossero di più, di servizi Internet così.

Radio: licenze Vista scontate, looking glass, Word abbraccia OpenDocument

Radio: licenze Vista scontate, looking glass, Word abbraccia OpenDocument

Disinformatico radiofonico stamattina: licenze da uccidere

Il tema principale della puntata del Disinformatico radiofonico di oggi (Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, diretta in streaming, replica in podcast) sarà la questione delle licenze del software.

Sono ignorate e bistrattate, ma ne avete mai letta una? Conoscete i vostri diritti? Sapevate che usare Google Earth in ufficio è una violazione della licenza? A cosa avete diritto se un programma vi mangia i dati? Ed è legale quello che succede in Svizzera, dove i negozi vendono Windows Vista OEM (l’edizione che va venduta abbinata a un computer) sfuso, a patto che compriate un disco rigido o un mouse (quest’ultimo solo se di marca Microsoft)? E’ una maniera legale per avere Windows a basso prezzo, magari anche in Italia? Giro queste domande a Microsoft e vediamo che cosa salta fuori.

Se il tempo lo consente, parlerò anche del software che permette a Microsoft Word di condividere documenti in formato OpenDocument (standard ISO), così finalmente gli utenti di programmi come OpenOffice.org non sono più emarginati, e delle interfacce alternative per l’uso del computer e in particolare di Looking Glass, che faceva tre anni fa quello che Vista fa oggi. Utile? Non lo so. Bello da vedere? Sicuramente.

Se volete partecipare al programma, scrivete a disinformatico@rtsi.ch oppure lasciate commenti e segnalazioni in questo blog.

Prova: Google Docs and Spreadsheets

Prova: Google Docs and Spreadsheets

Google permette di scrivere documenti e fogli di calcolo senza installare nulla

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “mauro.dalex****” e “piumichele”.

Google ha da poco presentato la nuova versione di Google Docs and Spreadsheets, o Google Documenti e Fogli Lavoro, disponibile sia in forma gratuita, sia in edizione a pagamento (Premier Edition).

Si tratta di un’area del sito di Google che si comporta come una versione semplificata di una suite di applicazioni d’ufficio: un “programma” di scrittura, uno per la generazione di spreadsheet (fogli di calcolo), un calendario e un “programma” per la gestione della posta (Gmail) che include una funzione di chat.

A queste “applicazioni” di base si affiancano una gestione delle foto e un editor di pagine Web, tutti accessibili da qualsiasi browser compatibile (Internet Explorer 6 e successivi, Firefox, Mozilla, Netscape), senza dover installare assolutamente nulla sul proprio computer. In pratica, si fa a meno di Microsoft Office o OpenOffice.org, perlomeno per la realizzazione dei documenti più semplici.

Questo è un bonus non indifferente per chi lavora in ambienti nei quali è vietato installare software (come per esempio alla RTSI, dove mi trovo a fare ogni martedì un programma sull’informatica usando computer sui quali non posso installare nulla, per cui le prove le faccio sui miei computer personali) e per chi si sposta frequentemente da un computer a un altro.

I documenti creati con GD&S, infatti, vengono conservati sui computer di Google in aree protette da password e sono accessibili da qualsiasi computer collegato a Internet. E’ possibile comunque salvarli localmente (per esempio sul proprio computer), esportandoli nei formati più comuni (Word, OpenDocument, PDF, RTF, HTML per i testi; CSV, OpenDocument, PDF e XLS per i fogli di calcolo). Viceversa, i documenti creati localmente sul proprio computer possono essere inviati a GD&S: i formati supportati sono OpenDocument, XLS e CSV per gli spreadsheet; Word, RTF, OpenDocument e OpenOffice/Staroffice per i testi.

L’accesso via Web ai documenti ha un’altra funzione estremamente comoda: la collaborazione. GD&S permette infatti a più utenti di scrivere e modificare contemporaneamente lo stesso documento. Questo è estremamente comodo per i gruppi di lavoro situati in luoghi geograficamente distinti che devono condividere e collaborare alla stesura di documenti e si scontrano sempre con il problema della gestione delle modifiche coordinate.

Le applicazioni, disponibili anche in versione italiana, sono spartane ma sufficienti per l’uso comune e non risentono di particolari lentezze, salvo nel caricamento iniziale. Per contro, c’è l’ovvio limite di qualsiasi soluzione gestita via Internet: se non c’è collegamento alla Rete, non c’è alcun modo di accedere ai propri dati (a parte le copie locali, che è comunque saggio fare periodicamente).

Una delle critiche più frequenti a GD&S e ad altre applicazioni via Web, che fanno parte delle nuove tendenze del software, è la relativa mancanza di sicurezza. Per prima cosa, l’accesso ai dati è sì protetto da password, ma la password è quella dell’account Google, e normalmente l’utente ha sempre l’account già aperto: di conseguenza, chiunque abbia accesso fisico al computer dell’utente può approfittarne per fare danni, perché si trova tutto già spalancato.

L’accesso ai dati, inoltre, avviene tramite una connessione non cifrata (anche se si può usare HTTPS per i documenti di testo), e questo espone al rischio d’intercettazione.

C’è poi un’altra considerazione di sicurezza: i dati sono in mano a Google. E man mano che Google estende la gamma dei propri servizi, accumula sempre più dati. Gli affidiamo la posta, i documenti, magari il calendario degli appuntamenti… una messe di dati che farebbe gola a qualsiasi governo animato da ambizioni di sorveglianza non proprio legittime. In molti casi, le normative sulla sicurezza posso addirittura vietare la conservazione dei documenti elettronici presso terzi. Queste sono obiezioni che potrebbero essere risolte da una versione “locale” di GD&S: un server o una appliance da acquistare e sul quale conservare tutti i dati, accessibili da qualsiasi computer della rete locale.

Le differenze fra la versione gratuita e quella a pagamento non sono molte in termini di funzioni software: per 50 dollari l’anno per ciascun account, gli utenti di GD&S Premier Edition hanno diritto a 10 GB di spazio per i documenti contro i 2 GB della versione gratuita, e hanno inoltre le API per interfacciarsi con i sistemi informatici aziendali e il diritto all’assistenza tecnica.

Uno dei bonus di queste applicazioni via Web è l’eliminazione di due grandi problemi di chi usa i computer, specialmente nelle piccole e medie imprese: la necessità di aggiornare periodicamente il parco macchine per supportare l’ennesima versione elefantiaca del sistema operativo e della suite per ufficio prediletta e il backup sistematico e sicuro (in luogo geograficamente distinto) dei documenti generati.

Considerata la scarsissima attenzione rivolta dalla maggior parte degli utenti al problema del backup dei dati, è probabile che i documenti siano molto più al sicuro nelle mani di Google che in quelle degli utenti.

Installare OpenOffice.org X11 sul Mac

Installare OpenOffice.org X11 sul Mac

OpenOffice.org sul Mac: installare la versione X11

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “m.naretto” e “sergofan****”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Gli utenti di OpenOffice.org hanno due modi fondamentali di adoperare questo programma gratuito sul Mac. Il primo è la variante NeoOffice, che s’installa come una normale applicazione ma tende a essere piuttosto pesante ed è meno aggiornata rispetto all’OpenOffice.org “normale”. In compenso, usa tutte le funzioni grafiche, i font e l’interfaccia standard Aqua di Mac OS X.

E’ in fase di sviluppo una versione Aqua di OpenOffice.org installabile direttamente sul Mac e integrata con Mac OS X, ma attualmente è in fase alpha e praticamente inutilizzabile. Ci sarebbe anche l’ipotesi di usare la versione Windows di OpenOffice.org sul Mac Intel usando Crossover, ma costa 60 dollari e OpenOffice.org non è fra le applicazioni testate, per cui si tratta per il momento di un salto nel buio.

In attesa che questa versione alpha cresca un po’ e che qualcuno faccia il test di compatibilità Crossover, il secondo modo collaudato e affidabile per avere OpenOffice.org sul Mac è usare OpenOffice.org per X11, che come dice il nome ha bisogno dell’ambiente X11.

Quest’ambiente non viene installato automaticamente: ecco come procedere per chi usa Tiger, la versione più recente di Mac OS X.

La prima cosa è, appunto, installare l’ambiente X11, se non l’avete già fatto per qualche altro motivo. In Tiger, X11 è sul DVD di installazione di Mac OS X. In Panther, invece, occorre andare all’apposita pagina del sito Apple per lo scaricamento di X11 e aggiungere l’update (grazie Luca per i link corretti).

Inserite il DVD di Tiger. Nella finestra che compare, aprite con un doppio clic il pacchetto d’installazione Optional Installs (lo trovate nella zona inferiore della finestra). Nella schermata d’installazione, cliccate su Continua, accettate la licenza e poi scegliete la destinazione (di norma il disco rigido interno del Mac) e cliccate su Continua. Nell’elenco di programmi da installare, espandete la sezione Applicazioni, scegliete soltanto X11 e cliccate su Installa. Seguite le istruzioni a video fino alla fine dell’installazione.

A questo punto dovreste trovarvi con l’ambiente X11 installato in Applicazioni/Utility.

Scaricate OpenOffice.org per X11 dall’apposita pagina del sito dell’applicazione. Assicuratevi di scegliere la versione adatta alla vostra versione di Mac OS X e al vostro processore (Intel o PowerPC). Al momento in cui scrivo, la versione 2.2.1 italiana è disponibile qui, ma soltanto per PowerPC; se vi serve la versione Intel, è disponibile quella 2.2.0 inglese insieme a quelle in altre lingue.

Il pacchetto DMG di OpenOffice.org segue le normali regole d’installazione Apple: si fa doppio clic nel Finder per aprirlo se non s’è già aperto da solo e poi si trascina l’icona di OpenOffice.org alla cartella Applicazioni.

Al primo avvio (anch’esso tradizionale, doppio clic sull’icona di OpenOffice.org nella cartella Applicazioni) viene chiesto due volte se si vogliono usare i font di sistema di Apple: accettate entrambe le richieste, che compaiono soltanto al primo avvio.

Quando parte OpenOffice.org X11 (per brevità OOoX) per la prima volta, vi chiede di accettare la licenza e un paio di dati personali. Poi parte il programma vero e proprio e siete pronti per lavorare. La differenza rispetto alle applicazioni normali è che quando lanciate OpenOffice.org X11 compaiono due icone nel dock: quella di X11 e quella di OOoX e per passare a OOoX occorre (almeno inizialmente) cliccare due volte, e sull’icona di X11 anziché su quella di OOoX.

OOoX è già configurato nel Finder, per cui un doppio clic su un documento nei formati OpenOffice.org (o OpenDocument) permette di aprirli con OOoX. Se avete installato anche NeoOffice e volete scegliere quale versione di OpenOffice usare per aprire un documento, fate clic destro (o Ctrl-clic) sul documento nel Finder per aprire un menu apposito. Potete anche scegliere di aprire i documenti per default con OOoX usando le consuete procedure di Mac OS X.

Per il resto, OOoX funziona come una normale applicazione Mac, con alcune importanti eccezioni:

  • l’interfaccia non è Aqua, per cui la barra menu dell’applicazione è nella finestra dell’applicazione anziché in alto sullo schermo;
  • le funzioni di copia e incolla sono un po’ rallentate e limitate (se OOoX vi dice che non c’è nulla negli Appunti, aspettate un paio di secondi e poi ritentate, e occhio ai caratteri accentati e nonstandard);
  • i comandi usano il tasto Ctrl anziché il tasto Mela.

Affinamento di OOoX

Oltre alle consuete personalizzazioni di OpenOffice.org (come il salvataggio automatico, la ricerca di un ambiente Java, la scelta di usarlo per aprire i documenti MS Office, e altro) potete rendere il suo funzionamento un po’ meno differente rispetto alle normali applicazioni Mac.

In X11, scegliete Preferenze – Ingresso e disattivate la casella Attiva le abbreviazioni da tastiera sotto X11. Questo permette (dopo un riavvio di X11) di usare le normali combinazioni di tasti Mela-C, Mela V e Mela-X per copiare, tagliare e incollare da un’applicazione a OOoX e viceversa.

La guida online di Eric Bachard (PDF, in inglese) suggerisce anche di impostare Milioni nelle impostazioni dei colori della scheda Uscita delle Preferenze di X11.

Un altro consiglio della stessa guida serve a far sparire la finestra xterm di X11, che è inutile in questo contesto:

  • nella finestra di xterm (se avete dis-adminizzato il vostro Mac, la finestra di xterm deve essere aperta dall’utente amministratore), digitate sudo nano /etc/X11/xinit/xinitrc
  • vi viene chiesta la password di amministrazione
  • trasformate in commento la riga che inizia con xterm & aggiungendo all’inizio della riga un cancelletto (#) e uno spazio, ottenendo # xterm &
  • digitate Ctrl-O e poi Invio per salvare
  • digitate Ctrl-X per uscire dall’editor

Riavviate X11 e aprite OpenOffice.org X11: non ci sarà più la finestra di xterm inutile.

Novità Openoffice.org

Novità Openoffice.org

OpenOffice.org: versione 2.3, IBM si allea, Aqua alpha per Mac

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Grandi novità per chi usa OpenOffice.org e sostiene i formati liberi, in particolare il formato OpenDocument, lo standard ISO 26300 utilizzato da OpenOffice.org e da un numero crescente di programmi.

E’ uscita la versione 2.3 di OpenOffice.org, per Windows, Linux, Solaris, FreeBSD e Mac. Le novità più significative sono riassunte qui in italiano: eliminate alcune vulnerabilità, potenziata la gestione delle estensioni (simili a quelle di Firefox, che permettono di aggiungere facilmente funzioni supplementari in maniera modulare, tipo l’esportazione automatica a Google Docs), una riscrittura completa della creazione assistita di grafici, e affinamenti alle funzioni di spreadsheet e scrittura. La versione italiana è scaricabile qui.

E’ sceso in campo anche il peso massimo IBM, che ha presentato pochi giorni fa Lotus Symphony, suite gratuita basata su Openoffice.org, disponibile per Windows e Linux, e contribuirà allo sviluppo di OpenOffice.org.

Google, da parte sua, offre gratuitamente nel Google Pack StarOffice, altra variante di OpenOffice.org realizzata da Sun, e aggiunge a Google Docs la funzione di generazione di presentazioni in forma collaborativa.

A questo punto abbiamo tre grandi nomi dell’informatica che supportano attivamente il formato libero OpenDocument: Sun, Google, IBM. Con prodotti sia gratuiti, sia a pagamento, che garantiscono l’accesso dell’utente ai propri documenti senza dover dipendere da un singolo produttore, grazie appunto all’adozione di un formato standard ed esente da royalty.

Dall’altra parte c’è Microsoft, con il suo formato OOXML che non riesce ad essere approvato come standard ISO (ecco il comunicato ufficiale ISO in proposito). I tempi stanno davvero cambiando.

OpenOffice.org Aqua per Mac: niente X11, niente peso di Java

Sul versante Mac, è disponibile una versione Aqua per Mac. Non richiede X11, non è pesante e lenta come NeoOffice, ed è disponibile sia per processori Intel, sia per processori PPC. Attenzione: è software alpha, ed è indicato a chiare lettere che non va usato in ambiente di lavoro ma solo per sperimentazione, quindi prendetelo con le pinze.

Io lo sto provando, e finora sta comportandosi molto bene: veloce e scattante anche sul mio iBook G4 di tre anni fa, sia pure con qualche inciampo. Ecco alcuni dei bachi che ho trovato fin qui:

  • come vedete nell’immagine, i menu sono ancora rudimentali nella grafica (ma funzionano)
  • l’apertura di documenti dal Finder e il trascinamento dell’icona del documento sull’icona di OOo non funzionano (questo credo sia il difetto peggiore, fin qui)
  • il trascina-e-molla per spostare una parola o un paragrafo non va
  • ogni volta che si aggiorna una cella di uno spreadsheet, OOo si ferma a ricalcolare per vari secondi
  • l’assegnazione delle funzioni ai tasti non è modificabile
  • perlomeno sul Mac Intel, ci sono occasionali problemi di refresh della finestra e di gestione di alcuni font.

Nonostante tutto, per i documenti più semplici il programma sembra comportarsi adeguatamente, considerato che è appunto una alpha. Per chi ha fretta e/o ha un Mac sul quale NeoOffice è sonnolento e OpenOffice.org/X11 è una croce per gli occhi, la versione Aqua è un piacevole sollievo; speriamo che cresca presto e diventi stabile e pulita.

Conferenza italiana di OpenOffice.org

La Terza Conferenza Italiana di OpenOffice.org, la prima organizzata sotto l’egida dell’Associazione PLIO, si terrà a Firenze il 25 ottobre. Tutti i dettagli sono sul sito dell’associazione. Verranno presentate relazioni sullo stato del progetto, casi di successo nell’adozione di OpenOffice.org, e le caratteristiche della versione 2.3. Chi volesse contribuire con relazioni ed esperienze può contattare il PLIO per proporre presentazioni.

NeoOffice sistema lo zoom ipersensibile

NeoOffice sistema lo zoom ipersensibile

Patch per NeoOffice corregge una bella magagna

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Vignetta di Moise, pubblicata qui per gentile concessione dell’autore.

NeoOffice è una bella alternativa a OpenOffice.org per chi usa il Mac (e gestisce meglio i font rispetto a OOo, anche se il problema sta diminuendo), ma ha una magagna che assilla gli utenti dalla mano non aggraziata come quella di Silvan: lo zoom del touchpad è troppo sensibile, per cui basta che sfioriate il touchpad con un dito della mano sinistra intanto che trascinate o spostate il cursore con la destra, e il documento rimpicciolisce a dimensioni lillipuziane o s’allarga a dismisura.

Quando la cosa succede, come a me, varie volte al giorno e fa perdere il segno di colpo, è piuttosto esasperante. OpenOffice.org non ha questo baco e gestisce molto meglio lo zoom (senza ricorrere al touchpad).

Ne avevo parlato con gli autori di NeoOffice via Internet durante la loro visita a Milano, e si vede che non sono l’unico maldestro fra i loro utenti, per cui è con gioia che annuncio la disponibilità della patch numero 5 per NeoOffice 2.5.5 che risolve il problema.

Dopo averla installata, occorre chiudere NeoOffice e dare il seguente comando in una finestra del Terminale:

defaults write org.neooffice.NeoOffice IgnoreTrackpadGestures -bool yes

Fatto questo, si riavvia NeoOffice e lo zoom a casaccio non si verifica più; resta disponibile lo scorrimento del documento tramite due dita unite sul touchpad.

OpenOffice 3.0 beta

OpenOffice 3.0 beta

Disponibile la beta di OpenOffice.org 3.0 per Mac, Linux, Windows, Solaris

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Potete scaricare liberamente da qui la versione beta in inglese della suite OpenOffice.org 3.0, che debutterà intorno a settembre. La versione italiana è qui (grazie Vitriol per il link).

Le novità principali sono la disponibilità di una versione per Mac (formalmente solo Intel, ma leggete i commenti qui sotto) che gira nativamente, senza X11 o le pesanti acrobazie di NeoOffice, il supporto allo standard OpenDocument 1.2, l’importazione da Microsoft Office 2007 e il numero di colonne degli spreadsheet, portato a 1024 da 256.

Comode anche la visualizzazione multipagina (che vedete qui sopra) e lo zoom a cursore. Chi genera documenti multilingue apprezzerà la funzione che permette di applicare rapidamente un attributo di lingua a un paragrafo. Le nuove note, spostate a margine della visualizzazione, sono decisamente più utilizzabili.

L’elenco completo delle novità è qui (in inglese). Tenete presente che si tratta di una beta e come tale non va usata in ambiente di produzione. Io sto provando la versione Mac: è decisamente più veloce di NeoOffice, che però è già stabile e pienamente usabile in produzione, mentre OOo 3.0 beta ha ancora dei problemi. Peccato che manchi ufficialmente una versione PowerPC, da installare sui Mac meno recenti sui quali NeoOffice è un elefante, ma nei commenti trovate un link interessante in proposito.

OpenOffice.org 3.0 beta per Mac ha almeno un baco notevole: non importa correttamente i font da Mac OS X. Per esempio, io ho installato il font Myriad: mentre NeoOffice me lo vede al volo, OOo 3.0 beta lo sostituisce con un altro font, con risultati orripilanti.

Questo è un documento in font Myriad in OOo 3.0 beta:

E questo è lo stesso documento (visualizzato correttamente) in NeoOffice:

Se vi state chiedendo quanto tempo ho speso per ottenere l’effetto ombra intorno alle catture delle finestre di OpenOffice.org e NeoOffice, è zero: è una funzione automatica della cattura delle schermate di Mac OS X Leopard.