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Fukushima, “un suicidio ogni dieci minuti” secondo il Fatto Quotidiano

Fukushima, “un suicidio ogni dieci minuti” secondo il Fatto Quotidiano

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Regola numero uno del giornalismo: se sbagli, ammettilo.

Regola numero uno del giornalismismo: se sbagli, prova a far sparire ogni traccia dello sbaglio e fa’ finta di niente, tanto su Internet si può e non ti sgama nessuno.

Indovinate qual è stata la scelta del Fatto Quotidiano: ieri ha pubblicato un articolo, a firma di Pio d’Emilia, intitolato “Fukushima, la città del disastro nucleare con un suicidio ogni dieci minuti”. Mio screenshot:

Nell’articolo c’era questo calcolo che giustificava il dato davvero impressionante sui suicidi: “Dall’aprile 2011, nella prefettura di Fukushima, si sono registrati 1500 suicidi: più di 5 l’ora, uno ogni 10 minuti”. Sì, avete letto bene. Mio screenshot per gli increduli:

Il numero dei suicidi è drammatico, ma sarà vero? Se Pio d’Emilia riesce a massacrare l’aritmetica di base in questo modo, come faccio a fidarmi di qualunque cifra che mi propone? E in subordine, come è stato possibile commettere un errore così colossale e oltretutto pubblicarlo?

Il Fatto Quotidiano a questo punto aveva un problema: l’aritmeticretinata si poteva anche togliere dall’articolo facendo finta di nulla, ma l’URL dell’articolo era basato sul titolo e quindi avrebbe conservato “un-suicidio-ogni-dieci-minuti” come chiara prova del misfatto. L’URL, infatti, era questo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/28/fukushima-la-citta-del-disastro-nucleare-con-un-suicidio-ogni-dieci-minuti/1071175/.

Soluzione: ammettere l’umana fallibilità e chiedere scusa? Assolutamente no. Quell’URL ora porta infatti a quest’altro URL immacolato: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/28/fukushima-nella-citta-del-disastro-nucleare-1500-suicidi-da-aprile-2011/1071175/, dove c’è un articolo riscritto e corretto. Errore? Quale errore? Non c’è mai stato nessun errore. Screenshot attuali:

Ecco fatto! Problema risolto! Figuraccia evitata! Non siamo mai stati asini in aritmetica! Nessuno si accorgerà mai che abbiamo scritto una scempiaggine che squalifica tutto l’articolo e chi l’ha scritto.


…Come hai detto? La copia cache di Google? E cos’è?

Sveglia, Fatto Quotidiano. I tempi in cui le cazzate giornalistiche si coprivano cacciandole nel dimenticatoio della carta stampata, che oggi è giornale e domani è carta igienica, sono finiti da un pezzo. Oggi, se si vuole essere presi sul serio, bisogna essere trasparenti. Perché i lettori non sono scemi, non vogliono essere presi per scemi e oggi hanno a disposizione gli strumenti per farvi le pulci.

Il Corriere e il presunto aereo supersonico di Putin

Il Corriere e il presunto aereo supersonico di Putin

La versione originale dell’articolo
(credit: pgc)

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Pretendono di essere considerati giornalisti e non sanno nemmeno fare i conticini. Elmar Burchia, dalle pagine del Corriere della Sera, partorisce una nuova bestialità che pone di nuovo la domanda: ma perché la redazione del Corriere butta nello sciacquone la reputazione di un giornale pubblicando panzane come queste?

Nell’articolo, intitolato Ecco l’aereo supersonico di Putin (O è solo propaganda?), Burchia scrive che l’aereo “potrà trasportare un carico di 200 tonnellate, ossia fino a 400 carri armati da combattimento (quelli di ultima generazione del progetto russo Armata)”. Domanda da scuola elementare: quanto pesa dunque un carro armato secondo Elmar Burchia?

I commenti all’articolo fanno notare la fesseria, e allora viene inserita una correzione: “potrà trasportare un carico di 200 tonnellate, ossia (con un’intera flotta) fino a 400 carri armati da combattimento”. Bella forza: se costruisco una flotta sufficientemente numerosa, riuscirò a trasportare anche mille o diecimila carri armati.

L’errore fondamentale dell’articolo è che è copiato pari pari da questo articolo di Russia Today, organo di propaganda del governo russo, ed è pura fantasia, come segnala giustamente Business Insider ridicolizzando il progetto. Le sue specifiche sono infatti fantascientifiche: un aereo da trasporto supersonico con capacità di carico di 200 tonnellate non s’è mai visto nemmeno lontanamente.

Oltretutto questo colosso supersonico senza precedenti dovrebbe essere spinto da un sistema di propulsione ibrido elettrico totalmente sperimentale. In servizio entro il 2024? Passare dal progetto al metallo in assetto di volo in nove anni? Buona fortuna. Basta guardare il disastro di corruzione e ritardi della nuova base russa per i lanci spaziali di Vostochny, dove non c’è nemmeno da inventare nuove tecnologie, per capire quanto sia irrealizzabile un obiettivo come quello annunciato acriticamente dal Corriere.

Non è un caso che questo “aereo di Putin” sia documentato esclusivamente da un po’ di grafica al computer: è un mero esercizio di “vorrei, ma non posso”, soprattutto in un’economia con le pezze al sedere come quella russa. Propinare al lettore questa fuffa spacciandola per una notizia significa prendere in giro il lettore e sprecare il suo tempo.

ANSA Scienza: la luce ci mette più di un intero secondo a percorrere un singolo metro

ANSA Scienza: la luce ci mette più di un intero secondo a percorrere un singolo metro

“Oggi […] sappiamo con esattezza a che velocità viaggia la luce, cioè 300 km al secondo, e quindi possiamo dire che il metro è la distanza percorsa dalla luce in 1,299 secondi” (ANSA).

È già una bestialità che qualcuno scriva che la luce viaggia a 300 km al secondo e che ci mette più di un secondo a percorrere un singolo metro: significa non solo non sapere le basi della fisica, ma anche scrivere senza pensare se quello che si sta scrivendo può avere senso: quando scatta il verde al semaforo a dieci metri da me, davvero la sua luce ci mette più di dodici secondi ad arrivare ai miei occhi? E se nella prima parte della frase c’è scritto che la luce copre 300 km in un secondo, come è possibile che ci metta 1,299 secondi a coprire un metro?

Non si può neanche pensare a un banale refuso, perché l’errore è doppio.

La bestialità diventa anche peggiore se si considera che questa perla di incompetenza scientifica viene pubblicata dall’ANSA. Oltretutto non nella sezione Uncinetto, ma nella sezione Scienza.

Ma che sia addirittura un virgolettato, e che sia attribuita non a una persona qualsiasi, ma a Massimo Inguscio, che è presidente dell’Istituto Nazionale per la Ricerca in Metrologia, è l’apice della scempiaggine giornalistica. Non è giornalismo: è scrivere a neuroni spenti.

Fossi Inguscio, citerei l’ANSA per diffamazione a mezzo stampa. Fossi l’ANSA, mi chiederei come si possa arrivare a fare una figuraccia simile.

Italia Oggi: un giornale di economia ha problemi a sommare cinque numeri

Italia Oggi: un giornale di economia ha problemi a sommare cinque numeri

Molti colleghi mi rimproverano di trattarli male e di generalizzare eccessivamente quando dico che con pochissime eccezioni, il metodo redazionale del giornalismo italiano è uno schifo diffuso. Controlli inesistenti, titolisti inetti, articolisti incompetenti. Dai, mi dicono, non può essere così grave.

Il 21 gennaio scorso Italia Oggi, un giornale specializzato in notizie di economia, ha pubblicato un articolo intitolato Le tasse etiche valgono 13 mld, a firma di Giuliano Mandolesi.

Peccato che la cifra di 13 miliardi sia stata ottenuta includendo nel calcolo il valore numerico dell‘anno. Su un giornale di economia.

Si potrebbe pensare a una tabellina confezionata in fretta dallo stagista sottopagato che non s’è accorto di aver incluso l’anno nella somma di Excel, e a un titolista che non ha controllato e ha sommato i totali per arrivare a 13 miliardi e alla media di 3,4 miliardi l’anno, e già questo sarebbe sintomo di una redazione popolata da persone che lavorano a cervello spento, senza chiedersi come possano mai quei cinque piccoli numeri fare oltre 3000 di somma.

Ma Mandolesi ha citato il totale nell’articolo (“oltre 13 miliardi di euro nel prossimo quadriennio con una media di circa 3,4 miliardi all’anno”, scrive) e ha ribadito e citato in un suo tweet una delle somme clamorosamente sbagliate:

Cito:

“@marattin mi sento tirato in ballo visto che si tratta di un mio articolo su @ItaliaOggi

I dati sono della relazione tecnica (cialtronate????)

3,154 mld il 2020 pic.twitter.com/3HkL7HIVZJ”

Lo stesso totale completamente sbagliato, senza la tabella, viene riportato ancora adesso, a distanza di giorni, nella versione online dell’articolo, intitolata “In manovra oltre 13 miliardi di tasse etiche” (copia su Archive.is). L’articolo originale, invece,è facilmente reperibile in Google come PDF cercandone il titolo fra virgolette.

Sarà interessante vedere quale sarà la reazione del giornale e del giornalista. Perché l’errore può capitare a tutti: la differenza fra il cialtrone arrogante e l’onesto pasticcione si vede nella gestione di quell’errore. Nel frattempo ringrazio Valerio Minnella per avermi segnalato questa perla.



2020/01/26. Il tweet di Mandolesi è stato rimosso. Naturalmente ne ho conservato uno screenshot.

Successivamente Mandolesi ha pubblicato questo tweet di scuse: “Non posso che scusarmi per l’errore, il gettito delle tasse “etiche” non è 13mld ma 5,5 miliardi. Non si è trattato però di manipolazione ma di un evidente errore di calcolo:

E poi un altro: “Per un errore di selezione su excel ho calcolato non correttamente il totale delle tasse etiche nell’articolo citato – Il dato corretto non è 13mld nel quadriennio ma 5,5 – Mi scuso nuovamente con @marattin con i lettori e soprattutto con @ItaliaOggi che è priva di responsabilità https://twitter.com/marattin/status/1221343010648133632 …”.

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Per il Corriere, il 5% equivale a uno su cinque

Per il Corriere, il 5% equivale a uno su cinque

Corriere della Sera. Articolo a firma di Nando Pagnoncelli. Titolo: “Il sondaggio | La riforma della prescrizione piace al 59%. Ma solo un italiano su 5 la conosce nei dettagli”. Testo: “solo il 5% dichiara di conoscerlo nel dettaglio”.

La gente mi chiede spesso perché svergogno pubblicamente le testate che scrivono bestialità come questa invece di contattarle in privato e segnalare educatamente l’errore. Semplice: perché se glielo dici in privato, se ne strafregano.

Luca Chiodini, un utente come tanti, ha segnalato questa castroneria al Corriere oggi nel primo pomeriggio:

Niente da fare. La scempiaggine segnalata è ancora lì adesso, alle 21. Ho rimosso le pubblicità dallo screenshot per non regalare favori agli inserzionisti.

Trovate una copia permanente qui su Archive.org.

Vediamo che succede ora che l’ho mostrata pubblicamente:

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Corriere: vaccino, 150 mila dosi iniziali alla Germania, 9.750 all’Italia, ma per Arcuri è tutto “proporzionale alla popolazione”

Ultimo aggiornamento: 2020/12/28 12:55.

Ieri (26 dicembre) il Corriere della Sera ha pubblicato un’intervista, a firma di Monica Guerzoni, al commissario straordinario italiano per l’emergenza Covid Domenico Arcuri (copia permanente).

L’intervista contiene un perfetto esempio di pessima comunicazione su un tema delicatissimo:

La Germania ha avuto 150 mila dosi e noi 9.750?
«Il
numero di dosi simboliche per partire tutti assieme il 27 dicembre è
proporzionale alla popolazione, la Germania dalla Ue ha avuto le stesse
dosi o poco più».

È un virgolettato: quello che il lettore si aspetta sia una trascrizione esatta e fedele delle precise parole dette dall’intervistato.

Ma la proporzione è sbagliata: la Germania ha 83 milioni di abitanti e l’Italia ne ha 60 milioni. Il rapporto di popolazione è 83/60, ossia 1,38. Il rapporto delle dosi simboliche è invece 150.000/9750, ossia 15,38. Come può essere “proporzionale alla popolazione”?

Non si capisce perché la giornalista non abbia interrotto Arcuri dicendogli “Aspetti un attimo, come sarebbe a dire? Mica è proporzionale alla popolazione”. Incapacità di Arcuri, discalculia della giornalista, o siamo in presenza di un virgolettato inventato, piaga tipica del giornalismo italiano? Nell’articolo non viene neppure aggiunta una nota di chiarimento.

Altrove, per esempio su Swissinfo.ch, le dichiarazioni di Arcuri descrivono in modo ben differente, ma comunque piuttosto nebuloso, i criteri di distribuzione:

Le dosi, ha spiegato Arcuri, saranno divise per tutte le regioni in base
ad una percentuale individuata sulla base del quantitativo totale
previsto per ogni regione nella prima distribuzione.

Il numero di 150.000 dosi iniziali per la Germania è confermato da DW.com e da Reuters, che conferma anche le 9750 dosi iniziali italiane. Da alcuni articoli sembra che 9750 dosi iniziali siano state assegnate a ciascun Land (stato federato) tedesco: BZ Berlin, Deutschland.de. Gli stati federati sono sedici, per cui i conti grosso modo tornerebbero (9750 x 16 = 156.000); Tio.ch/ATS spiega che la Germania “ha ottenuto 151.125 flaconcini: 9.750 per ciascuno dei suoi 16 Stati
regionali, eccetto il più piccolo – Brema – che ne ha avuto la metà”
. Resta il fatto che non c’è alcuna proporzionalità rispetto alla popolazione.

Sempre Tio/ATS scrive che “dall’ufficio del commissario italiano per l’emergenza Domenico Arcuri
hanno negato che esista «alcuna discriminazione» nei confronti
dell’Italia. Per il Vax Day, sostengono, la Germania avrebbe avuto «11
mila dosi» e «le 150 mila che le sono state consegnate fanno parte delle
forniture successive»”
. Ma non è quello che ha riportato il Corriere.

Anche Pagella Politica ha tentato di fare chiarezza: ciascun paese europeo avrebbe in effetti ricevuto 9750 dosi simboliche, da usare per il V-day del 27 dicembre per le prime vaccinazioni, ma alcuni paesi (come Francia e Germania) avrebbero contemporaneamente ricevuto già altre dosi da usare nei giorni successivi.

Comunque siano andate le cose, con questo genere d’informazione sui giornali nazionali non c’è da stupirsi se la gente teorizza complotti o discriminazioni fra paesi europei o resta amaramente confusa e non crede più a nulla. La comunicazione governativa e giornalistica della pandemia è stata disastrosa e continua ad esserlo.

 

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