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debunking

Le Iene raccontano le fabbriche delle bufale

Le Iene raccontano le fabbriche delle bufale

Ieri sera Le Iene ha trasmesso un servizio dedicato alle fabbriche di bufale a scopo di lucro, come Liberogiornale e la galassia di siti ingannevoli gestiti da Edinet di cui David Puente ed io abbiamo parlato in questo articolo a dicembre 2016.

Consiglio di guardare il servizio (link al video), perché il business della bufala è spiegato molto bene anche graficamente e in particolare la parte dedicata all’intervista a Matteo Ricci Mingani, gestore di Edinet, è decisamente rivelatrice. Buona visione.

#BastaBufale: è online l’appello della Presidenza della Camera italiana contro le false notizie

#BastaBufale: è online l’appello della Presidenza della Camera italiana contro le false notizie

Ultimo aggiornamento: 2017/02/14 23:30.

Presso BastaBufale.it trovate da oggi il testo dell’appello lanciato dalla Presidenza della Camera italiana, firmato dalla Presidente Laura Boldrini, della cui stesura sono stato consulente tecnico insieme a David Puente, Michelangelo Coltelli e Walter Quattrociocchi.

I perditempo che nei giorni scorsi preannunciavano sicuri un ordine generale di censura resteranno delusi. Gli altri, che hanno voglia di rimboccarsi le maniche invece di strillare al complotto, troveranno che nell’appello c’è lavoro per tutti per contrastare le bufale e le false notizie che causano danni gravi: sono invitati a partecipare scuole, giornalisti, personaggi dello spettacolo, gestori dei social network.

È inoltre chiaro, a chi si prende la briga di leggere l’appello invece di stroncarlo a priori, che questo contrasto non si fa mettendo bavagli: si fa promuovendo i fatti e diffondendoli, in modo che coprano il rumore dei bufalari di ogni categoria, dai siti acchiappaclic ai politici che promuovono panzane come le scie chimiche e l’antivaccinismo.

Un primo passo che tutti possono fare è aderire online all’appello e diffondere l’hashtag #bastabufale.

Se volete saperne di più, c’è il lancio ANSA e c’è un’intervista a Laura Boldrini su Buzzfeed (in inglese). Dell’appello parla anche AGI, sottolineando che al termine della sottoscrizione le firme dei cittadini verranno “consegnate ai rappresentanti del mondo della scuola e dell’università, dell’informazione, delle aziende e dei social network”.

Questo appello è solo il punto di partenza di una serie di iniziative informative, per fornire a tutti strumenti per evitare di essere fregati dalle bufale: ne parlerò prossimamente qui.

2017/02/11 00:30

In questi primi giorni sono arrivati vari commenti che segnalano dubbi e problemi sul funzionamento e sulle modalità dell’adesione. Vorrei chiarire che la gestione di Bastabufale.it non dipende da me: io (come gli altri primi firmatari) sono soltanto stato chiamato come consulente durante la preparazione del testo dell’appello. Concordo quindi con il testo, ma non ho voce in capitolo sulla gestione del sito.

2017/02/11 11:30

Su La Verità è stato pubblicato oggi un articolo, a firma di Antonio Amorosi, che solleva questioni sulla titolarità del sito BastaBufale.it e sul suo trattamento dei dati degli aderenti. Ribadisco che io sono stato consulente soltanto per il testo dell’appello e non per la sua parte tecnica e legale, ma ho comunque segnalato la questione alla Presidenza della Camera. Dalle risposte che ho ricevuto presumo che eventuali carenze di trasparenza verranno corrette prontamente.

2017/02/14 23:30

La Presidente Boldrini ha pubblicato sul proprio sito personale una lettera aperta a Facebook, nella quale dice di aver fatto due “proposte… di natura tecnica” a Facebook. Non so dirvi esattamente quali siano queste proposte: per ora posso dire solo che io e i colleghi, nell’ambito della consulenza che ci è stata chiesta, abbiamo inviato alla Boldrini numerosi suggerimenti tecnici, che potrebbero essere o meno la base di queste proposte. Giusto per scrupolo, sottolineo che fra le nostre proposte non c’era nessun progetto di censura o di liste di proscrizione, ma al contrario c’erano solo proposte di maggiore trasparenza. Aspettiamo e vediamo.

Mini-lezione di debunking in pochi tweet: Corriere della Sera

Mini-lezione di debunking in pochi tweet: Corriere della Sera

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Ieri il Corriere della Sera ha pubblicato questa foto, dicendo che si tratta di un’immagine che ritrae “Capracotta, il paese sepolto dalla neve” in Molise. Un lettore via Twitter, @loubeyond, me la segnala.

Con due clic verifico su Tineye.com che la foto non è affatto di attualità:

Così avviso via Twitter il Corriere:

Risultato: foto rimossa, nessuna parola di rettifica o di scuse. Complimenti. Il caso in sé è banale, ma dimostra che non controllare l’autenticità delle foto è una prassi abituale, come ho segnalato pochi giorni fa per Repubblica.

Mini-lezione di debunking in nove tweet: Repubblica

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/12 20:50.

Ci sarebbe anche da parlare della totale mancanza di rispetto per il diritto d’autore sulla foto, ma lasciamo perdere.

2017/01/12 20:50

Il sindaco avrà magari postato un fake, ma Repubblica l’ha preso per buono senza controllarlo e senza farsi domande su come potesse gelare così tanto una barca.

Il cinico business delle bufale. Prima parte: Liberogiornale.com

Il cinico business delle bufale. Prima parte: Liberogiornale.com

di Paolo Attivissimo con la collaborazione tecnica di David Puente. Pubblicazione iniziale: 2016/12/16 7:00. Ultimo aggiornamento: 2016/12/27 10:10.

“Gentiloni choc: ‘Gli italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi”, scrive Liberogiornale.com, e la notizia (completamente falsa) diventa rapidamente la più letta in Italia, con decine di migliaia di condivisioni sui social network, secondo i dati di Repubblica.

Ma Liberogiornale.com non è un semplice sito d’informazione amatoriale che sbaglia o un sito di “satira e finzione” (come asserisce in caratteri piccolissimi in un angolo ben nascosto): è una fabbrica professionale di panzane. Pubblica intenzionalmente balle per fare soldi; e se queste balle disinformano un intero paese, creano panico infondato o danneggiano qualcuno, fa niente, tanto i soldi della pubblicità non puzzano e anzi lavano la coscienza.

Altro che informazione “alternativa” di Internet: Liberogiornale.com è in realtà una struttura schiettamente commerciale, che lucra sulle false notizie e sfrutta gli utenti che abboccano ai suoi strilli acchiappaclic. E fa parte di una rete professionale occulta di siti sparabufale che ha ramificazioni anche fuori dall’Italia. Con l’aiuto di David Puente, collega debunker ed esperto in tracciamento online, oggi cominciamo a diradare la cortina fumogena che ha finora coperto gli affari cinici degli spacciatori di false notizie-shock.

La piovra delle panzane

Liberogiornale.com fa parte di una galassia di siti bufalari che spesso storpiano in modo ingannevole i nomi di testate giornalistiche molto note, come Ilfattoquotidaino.com (non è un refuso: è proprio quotidaino), News24tg.com o Gazzettadellasera.com.

L’intento sembra piuttosto evidente: ingannare i lettori facendo credere che le notizie pubblicate provengano da testate autorevoli e incassare grazie al traffico pubblicitario derivante dalla frenetica condivisione.

I nomi dei titolari di questi siti sono nascosti: se si consulta il registro pubblico dei titolari, per esempio tramite Domaintools, risulta che Liberogiornale.com è intestato alla società Domains by Proxy LLC, che è una delle tante aziende online alle quali ci si rivolge per proteggere la propria identità da spammer e altri scocciatori.

Ma c’è un legame nascosto che unisce questi siti apparentemente distinti e permette di risalire ai loro veri proprietari, ed è proprio la pubblicità. Esaminando attentamente il codice pubblico delle loro pagine, come ha fatto David Puente nell’ambito di un’indagine ben più ampia durata alcuni mesi, emerge infatti che questi siti usano una stessa fonte, e addirittura condividono lo stesso account da publisher, per i propri banner pubblicitari.

La fonte è la società Edinet, con sede a Sofia, in Bulgaria. I suoi dati pubblici sono nel registro del Ministero della Giustizia bulgaro. Il sito della società è Edinet.bg, il cui “Chi siamo” (scritto, stranamente, in italiano) spiega che si tratta di un “Gruppo editoriale” che ha uffici “in Francia, Germania, Slovenia e soprattutto Italia. I componenti e collaboratori di Edinet sono al 90% Italiani ed è proprio in Italia che sono puntate tutte le nostre risorse.” Ma che sorpresa.

Il registro del ministero bulgaro indica anche il nome del titolare di Edinet: Carlo Enrico Matteo Ricci Mingani.

Ulteriori ricerche fanno poi emergere un comunicato stampa, presso Comunicati-stampa.net, nel quale compare il nome di Matteo Ricci come “responsabile delle pubblicazioni” di Edinet Ltd. Il comunicato annuncia che “Edinet Ltd ha rilevato il gruppo KontroKultura”. Guarda caso, L’account publisher condiviso da questi siti si chiama “kontrokultura”. Ricci si vanta di gestire “oltre 30 testate online”.

Quali altri siti ospitano i banner pubblicitari di Edinet con l’account “kontrokultura”? A questo punto non è difficile scoprirlo, usando sempre strumenti pubblici: oltre a Gazzettadellasera.com e Liberogiornale.com spuntano News24europa.com, News24tg.com, Notiziea5stelle.com e altri ancora.

Ci sono molti altri elementi che legano e accomunano questi siti: questo è solo l’inizio e ne parleremo nelle prossime puntate. C’è anche, intorno a questi siti, uno stuolo di promotori, di “pompatori” di queste false notizie sui social network: complici consapevoli e inconsapevoli. Ma se nel frattempo volete sapere chi è che fabbrica queste bufale ad alto impatto sociale e politico, chi crea polemiche finte, chi coordina questo spaccio destabilizzante, ora avete un nome. Un nome che ha fatto molto per nascondere le proprie tracce, ma che alla fine è emerso usando proprio le risorse di quella Rete che i bufalari di professione vorrebbero sfruttare come miniera d’oro personale.

2016/12/17

Questo articolo ha superato le centomila visualizzazioni ed è stato ripreso da molte testate giornalistiche, sia online sia su carta: Il Secolo XIX, Repubblica, Il Post, TGCom24, La Stampa, Il Foglio e altri. È un buon passo verso l’obiettivo di questo ciclo di indagini, che non è la censura, ma la segnalazione al grande pubblico dell’esistenza di un business della bufala, socialmente pericoloso e poco conosciuto. Poi ognuno deciderà se alimentare questo business o no. E personalmente sono contrario alla censura, come chiunque può leggere nei miei articoli sul tema.

Matteo Ricci Mingani ha fatto alcune dichiarazioni a Repubblica, al Corriere, al Secolo XIX e ad Agi.it. Sempre Agi.it, a firma di Matteo Flora e Arcangelo Rociola, ha proseguito l’indagine, partendo dai dati pubblicati qui e fornendo altri dettagli sull’attività e la struttura di Edinet e della galassia di siti promotori di articoli-bufala.

Mingani ha dichiarato di essere estraneo ai contenuti dei siti in questione e di fare semplice hosting: le prossime puntate di questa indagine documenteranno che questa sua asserzione è perlomeno fantasiosa.

Intanto Liberogiornale.com e Ilfattoquotidaino.com hanno sospeso volontariamente le pubblicazioni: al posto delle bufale ora c’è solo un avviso che recita “Servizio sospeso – Edinet Ltd in seguito a quanto appreso dai mezzi di comunicazione sospende l’erogazione del servizio gestito su nostri server in via cautelare. Edinet Ltd è estranea ai contenuti pubblicati da terzi ospitati su nostri server.” Forse involontariamente, l’avviso conferma che Edinet è collegata a Liberogiornale.com e Ilfattoquotidaino.com.

Matteo Ricci Mingani ha eliminato il proprio account Twitter (@nighyfly), che mostrava la sua affiliazione politica molto esplicita: un aspetto che David Puente ed io conoscevamo ma abbiamo volutamente messo da parte per non prestare il fianco a chi, inevitabilmente, avrebbe teorizzato un attacco politicizzato, distraendo dal reale scopo del debunking, che è ridurre i danni causati dalle bufale. Francamente a me non interessa il colore politico degli spacciatori di bufale: di destra o di sinistra, sono comunque pusher della panzana e seminano odio e paure infondate.

Un altro chiarimento importante: molti hanno collegato la pubblicazione di questa indagine al recente appello della Presidente della Camera, Laura Boldrini, contro le bufale del Web, pensando che l’indagine sia stata fatta in risposta a questo appello. Per farla breve: no. Una ricerca sistematica e dettagliata come quella che David Puente mi ha fornito non s’improvvisa in qualche giorno. I dati che ho visto (e che non ho ancora pubblicato) risalgono a mesi fa, quando non era neanche stato immaginato il convegno sulle bufale che ho moderato a Montecitorio.

2016/12/27

La seconda parte di questa serie di articoli è stata pubblicata qui.

Piccolo manuale di debunking: l’attentato di Berlino e l’importanza di chiedere “Se fosse vero…”

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Ripubblico qui una serie di miei tweet di rapido debunking: scusate concisione, punteggiatura e scurrilità.

1. Per chi trova “sospetta” la scoperta tardiva dei documenti dell’attentatore di Berlino. Supponiamo che qualcuno voglia piazzare i doc…

2. …per creare una falsa pista. Perché far comparire i documenti 24 ore dopo? Se vuoi fare false piste, li fai comparire _subito_.

3. Chi pensa che la comparsa dei doc 24h dopo sia prova di complotto presume che i cospiratori siano, per dirla tutta, dei perfetti coglioni

4. Forse chi sostiene queste tesi di complotto sta misurando gli altri con il proprio metro.

5. Fare debunking non è difficile: basta chiedersi “Se fosse vera la tesi di complotto, che cosa implicherebbe?”

6. Se si arriva a una conclusione assurda, la tesi di complotto è una cretinata. Semplice.

/ fine

Mini-debunking delle foto false della “bambina di Aleppo”

Mini-debunking delle foto false della “bambina di Aleppo”

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Da Pandora TV.

Ripubblico qui una serie di miei tweet scritti di getto stasera in risposta alle richieste di debunking. Perdonate concisioni e imprecisioni.

1. Girano in Rete delle immagini di una bambina col vestito apparentemente insanguinato. Sono false, e su questo siamo tutti d’accordo.

2. Il fotografo è stato beccato in Egitto insieme ai suoi complici.

3. C’è chi sta usando questo episodio per dire che tutte le immagini prodotte su #Aleppo dai media sono false o inattendibili.

4. Questo è un ragionamento illogico: il fatto che una foto sia falsa non significa che lo sian tutte. Le foto vanno autenticate una per una.

5. Ci sono foto attendibili (provenienti da fotoreporter di indubbia reputazione), ma ci sono (da sempre) anche le foto fatte da sciacalli.

6. Se non ci sono prove che queste foto false sono state commissionate dai media, un’ipotesi ragionevole è che siano opera di sciacalli.

7. Un falsario professionista non avrebbe usato sangue finto palesemente finto; i media avrebbero commissionato foto meno palesemente false.

8. Siete in Egitto; sapete che media pagano x foto-shock. Idea imprenditoriale: prendere bambina, imbrattarla di finto sangue, vendere foto.

9. Prendere un singolo caso come pretesto per dire “tutte le foto dei media sono false” è una cretinata.

10. È come dire “Una volta ho visto del cioccolato confezionato a forma di cacca. Quindi tutte le cacche son di cioccolato! Gnam, gnam!”

11. Fine del mini-debunking.

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Per chi dice che il debunking è inutile: splendida mail di un ex complottista

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Ho ricevuto ieri la mail che segue: mi ha colpito così tanto che ho chiesto al mittente il permesso di pubblicarla, e me l’ha dato. Credo che sia un bell’esempio di cosa succede realmente nella mente di chi finisce nel vortice delle paranoie cospirazioniste e del fatto che se ne può uscire. Chi dice che fare debunking è fiato sprecato e che nessuno cambia mai idea perché vive in una cassa di risonanza delle proprie idee dovrebbe forse considerare questa mail accorata.

Buonasera signor Attivissimo.

Forse si ricorderà di me; sono il ragazzo che 5 anni fa scambiò una serie di email con lei riguardo agli avvenimenti dell’undici settembre 2001. In quelle mail io sostenevo le teorie complottiste (con fare piuttosto arrogante, non lo nego). A distanza di così tanto tempo, vorrei cercare di giustificare il mio comportamento e, inoltre, di scusarmi con lei per il mio atteggiamento.

Quando ho reperito in rete le varie teorie del complotto sugli attentati inizialmente mi sono sentito molto amareggiato ma, successivamente, me ne sono infatuato, documentandomi come meglio potevo sull’argomento e arrivando a cercare di convincere tutti delle mie idee, nel modo più sbagliato che potevo scegliere, ovvero ignorando il dialogo e pretendendo di avere ragione, arrivando a negare e ano ascoltare qualsiasi parere contrario al mio, in pieno contrasto con l’idea di “verità” e “dialogo” di cui parlavo. Ero letteralmente euforico. Non avevo altro per la testa. Volevo solo che il mondo la pensasse come me (non senza aver fatto un piccolo litigio verbale dove, ovviamente, vincevo sempre io). Con questi pensieri per la mente, un giorno mi sono imbattuto in un video dove Massimo Mazzucco, che, al tempo, consideravo quasi un idolo, rispondeva a un suo video dove lei “smontava” le teorie del complotto sull’undici settembre. Riguardai quel video molte volte, ne cercai altri di simili, studiai la sua persona e quello che faceva e mi interessai moltissimo a lei. Ormai, lei era stato eletto, nella mia mente, come nemico pubblico numero 1.

Sentivo di voler dire la mia a riguardo. Volevo sconfiggerla, volevo distruggerla con la mia luce, volevo che lei mi desse ragione e che si piegasse. Ma non mi sentivo pronto per farlo. No, non sarei mai stato in grado di batterla, al tempo. E poi, a che pro? Altri migliori di me cercavano di farlo. Conveniva lasciar perdere. E lo avrei fatto senza troppo rammarico, a dire il vero. Ma un giorno trovai la ragione che mi spinse a scriverle. In rete, avevo trovato lo scambio di lettere tra lei e una persona, in cui quest’ultima faceva l’impensabile: RIUSCIVA A PREVALERE (ne ero assolutamente certo; vorrei davvero rileggere quelle mail per capire cosa avessi realmente letto).

In ogni caso, questa fu la goccia che fece traboccare il vaso. Andai sul suo sito. Cercai la sua mail, e la trovai. Le scrissi. Ricordo di essermi presentato in modo anche abbastanza cortese per poi, dalla seconda mail, scaricarle addosso tutte le argomentazioni che mi venivano in mente, anche le più banali, che sapevo che lei avrebbe facilmente smontato. Non importava. Volevo “fare volume” con le frasi, per confonderla. Ero convinto di essere onnipotente, imbattibile, un autentico Hitman.

Mi resi conto in fretta di quanto mi sbagliavo. Le sue risposte mi mettevano in seria difficoltà, le mie si facevano sempre più confuse. Non ero io che la stavo “sconfiggendo”. Era lei. La rabbia mi accecava finché le scrivevo la quarta, quinta, sesta mail. L’arroganza fluiva dalle mie dita e si trasformava in lettere che andavano a comporre frasi sempre meno lucide. Non riuscivo ad accettare quella situazione. Perché andava così? Dopotutto ero io ad avere ragione! Solo io!

Perciò ad un certo punto concludevo sbrigativamente la discussione, ringraziandola per le risposte. Ammetto di non aver nemmeno letto la mail precedente al mio saluto.

Così, oggi sono qui. Mi scuso con lei per la mia arroganza, per averla fatta arrabbiare se ci sono riuscito, per averla stressata se l’ho fatto. Al tempo, non ero ancora in grado di avere un’idea mia, personale, vera. Ma oggi si. Ed è anche grazie a lei. Le farà piacere sapere che studio in una scuola dove faccio 8 ore di chimica settimanali, e che mi sono liberato da vari preconcetti che avevo prima.

Come ho detto all’inizio, forse non si ricorderà di me. Ma, in fondo, non è importante. Mi basta aver fatto la cosa giusta 😀

Distinti saluti,

[mail firmata]

“Vaxxed”: il documentario antivaccinista va in Senato. A vendere t-shirt, cappellini e borsette

“Vaxxed”: il documentario antivaccinista va in Senato. A vendere t-shirt, cappellini e borsette

Il medico radiato Andrew Wakefield
ha incassato 650.000 euro per il suo antivaccinismo
(immagine tratta da Vaxxed)

Pubblicazione iniziale: 2016/09/28. Ultimo aggiornamento: 2016/10/03 10:30.

Il senatore Bartolomeo Pepe (@bartolomeopepe) ha annunciato che presenterà il 4 ottobre prossimo al Senato italiano il documentario antivaccinista Vaxxed, quello respinto da Robert De Niro al suo festival del cinema. Ma mentre scrivo queste righe mi giunge la segnalazione che la proiezione in Senato è stata annullata in seguito alle proteste e obiezioni giunte dal mondo medico e scientifico in generale.

Che cos’è Vaxxed? È un documentario diretto da Andrew Wakefield, l’ex medico britannico radiato dall’albo per aver fabbricato le prove dell’inesistente legame fra vaccino trivalente (morbillo – parotite – rosolia) e autismo, presentate in una sua comunicazione alla rivista medica Lancet nel 1998, successivamente ritirata dagli editori.

Per ammissione dello stesso Wakefield, le sue prove si basavano su un campione di soltanto dodici bambini. Come se non bastasse, si scoprì poi che i bambini erano stati preselezionati ad arte e le diagnosi di autismo effettuate prima della vaccinazione erano state postdatate a dopo la vaccinazione. Ma di tutto questo, in Vaxxed, non viene detto nulla. Vaxxed non dice che Wakefield è stato radiato dall’albo britannico per questa vicenda.

La tesi del documentario è dunque, per dirla come va detta, una bufala diretta da un bugiardo. Nonostante anni di ricerche, anche da parte degli antivaccinisti, non è mai stato trovato un nesso reale e oggettivo fra vaccinazioni e autismo. Se ne parla solo per colpa di Wakefield: prima di lui e dopo di lui non c’è stato nessun indizio, sospetto o dato statistico.

In compenso, la paura generata dalla bufala ha causato un calo delle vaccinazioni che ha portato a numerose morti per malattie perfettamente prevenibili, come appunto il morbillo.

Insomma, questa non è la solita bufala per la quale in concreto non cambia granché se uno ci crede o meno: questa è una panzana che uccide. Ripeto: dopo quasi vent’anni di ricerche, ci sono zero prove reali che i vaccini causino autismo.

Se volete un’analisi dettagliata delle manipolazioni e bugie di Vaxxed e sapete l’inglese, potete leggere questi articoli: The Guardian, Houston Press, The Guardian, SkepticalRaptor, Science Based Medicine, Washington Post.

Il Senato ha chiarito che la proiezione di Vaxxed non ha il suo patrocinio:

“tale iniziativa non ha il patrocinio del Senato e la Sala convegni di piazza Capranica è a disposizione dei Senatori i quali si assumono la responsabilità personale esclusiva e diretta delle iniziative che intendono svolgervi.

Gli uffici non possono esercitare controlli di merito o di opportunità sui contenuti dei dibattiti o sulle opinioni degli oratori, salvo motivi di ordine pubblico o di violazione della legge penale.

Peraltro, anche su direttiva della Presidenza del Senato, gli uffici raccomandano che i convegni si svolgano con le garanzie del libero dibattito dove non debba prevalere una sola tesi ma tutte le opinioni possano essere ospitate. È una raccomandazione rimessa alla sensibilità degli organizzatori.

Diversa è la questione dei patrocini delle iniziative, che invece sono sottoposti a un’istruttoria rigorosa di merito, che implica anche criteri di opportunità, in quanto coinvolge l’Istituzione. Si sottolinea pertanto che l’iniziativa del senatore Pepe, compresa la proiezione di parti del film documentario VAXXED, non ha in alcun modo il patrocino del Senato.”

Il senatore Pepe dice di essere “a favore di una riflessione scevra dagli interessi economici”:

Ma a quanto pare non considera che Andrew Wakefield ha incassato circa 650.000 euro per costruire il suo castello di accuse contro il vaccino trivalente (The Times, dietro paywall, citato in ScienceBlogs). Non è un’accusa: è un dato pubblico, reso noto nel 2007. Questo sarebbe un uomo “scevro dagli interessi economici”?

E che dire del sito dedicato al documentario, Vaxxedthemovie.com, che vende DVD, borse, cappellini, T-shirt e paccottiglia varia? Anche loro “scevri da interessi economici”? Allora come mai non mettono a disposizione di tutti gratuitamente il loro documentario?

Qualcuno ha fiutato l’affare anche in Italia: la casa di distribuzione “Wanted Cinema” ha deciso di costruire “un “tour” che dal 17 ottobre toccherà dieci città italiane” per presentare Vaxxed (Repubblica). Chi se ne frega delle conseguenze: i soldi non puzzano.

Che ironia: questi signori che si atteggiano a santi, casti e puri, difensori senza macchia della libertà e della verità, sono in realtà imbroglioni e mercanti del nulla, affamati di soldi. I complottisti lo dicono sempre: “segui i soldi e saprai chi è responsabile”. Bene, cari antivaccinisti: fate quello che avete sempre predicato e accettatene le conseguenze.

Da parte mia, non intendo stare con le mani in mano ad assistere a questa squallida speculazione sulle paure dei genitori. Chiaramente i creatori di Vaxxed e i loro promotori vogliono fare soldi vendendo cappellini e magliette e proiettando il documentario. Be’, se proprio ci tenete a sapere cosa dice Vaxxed, tenete presente che è disponibile gratis su The Pirate Bay (link alternativo). Io ne ho già una copia e la posso condividere per studio e critica, come previsto dalla legge svizzera sul diritto d’autore (19.1 a, b, c): se qualcuno vuole farne un debunking rigoroso, mi contatti. Tocchiamo questi ciarlatani nell’unico punto realmente sensibile: il portafogli.

2016/10/03 10:30. Il 29 settembre il Codacons ha annunciato di aver presentato “un esposto ai Questori del Senato per violazione dell’art. 21 della Costituzione, secondo cui “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Non solo. Il Codacons si propone per consentire la proiezione di “Vaxxed: From Cover-Up to Catastrophe”, e a tal fine sta cercando una sala vicino al Senato dove trasmettere il film.” Purtroppo il Codacons non solo si trova a difendere un atto di terrorismo medico e una speculazione economica, ma sbaglia le basi: infatti la proiezione al Senato non è stata bloccata dal presidente Grasso, ma è stata ritirata dagli organizzatori.

Fonti aggiuntive: Il Messaggero, Repubblica.

Per quelli che dicono che il debunking è fatica sprecata

Vorrei fare un doveroso ringraziamento a tutti i creatori di questo blog. All’inizio anch’io ero un complottista. Vidi per la prima volta un video su YouTube intitolato “Inganno Globale”. Dopo averlo visto ero già un complottista accanito. Come è semplice diventarlo, mi è bastato vedere 2 o 3 immagini ingannevoli con un po’ di musica inquietante di sottofondo per convertirmi al cospirazionismo undicisettembrino. Poi ho conosciuto questo blog, e li ho davvero aperto gli occhi. Questa frase viene solitamente usata dai complottisti per far capire alla gente comune che è tutta una macchinazione americana, ma quando trovai le vere risposte ai dubbi sollevati da Inganno Globale, capii che aprire gli occhi significava informarsi da se e credere alle cose giuste, con fonti attendibili. Questo è un grande blog. Grazie a esso da allora mi resi conto che il cospirazionismo era un totale inganno. Quindi, da un ex complottista, grazie. Grazie di cuore per tutto quello che fate. Un saluto.

Commento di Sebastiano, inviato al blog Undicisettembre il 17 settembre 2016.