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Decalogo e guida tecnica anti-fake news nelle scuole italiane: presentazione a Roma il 31/10

Decalogo e guida tecnica anti-fake news nelle scuole italiane: presentazione a Roma il 31/10

Ultimo aggiornamento: 2017/11/07 8:40.

Martedì 31 ottobre (domani) verrà presentato formalmente il decalogo antibufale e anti-fake news per gli studenti delle scuole medie e superiori di tutta Italia, realizzato in seguito all’accordo fra Camera dei Deputati e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Al liceo Visconti di Roma centro, a partire dalle 10, ci saranno la presidente della Camera, Laura Boldrini, e la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, e ci sarò anch’io, visto che ho dato una mano alla stesura del decalogo (in realtà composto da otto punti, perché due verranno decisi dagli studenti) e soprattutto del manuale pratico che descrive gli strumenti di base per diventare un po’ tutti detective antibufala, con il contributo dei suggerimenti di Miur, Confindustria, Fieg, Rai, Facebook e Google.

Naturalmente non c’è nessuna pretesa di risolvere magicamente il problema delle fake news e della disinformazione, ma perlomeno si comincia a fare qualcosa di concreto per dare a tutti la possibilità di capire i trucchi della manipolazione online professionale e di conoscere gli strumenti che permettono di contrastarla.

Non sono comandamenti assoluti o strumenti infallibili, ma danno sicuramente una mano a scremare tante delle fandonie più diffuse e a sviluppare senso critico su qualunque argomento. Vista la situazione, già diffondere al grande pubblico il concetto che esistono veri e propri manipolatori professionisti, come la rete di siti gestiti in Albania ma destinati al pubblico italiano scoperta dal collega David Puente, è un bel passo avanti.

Il progetto #BastaBufale è visto con notevole interesse anche all’estero: ne ha parlato in prima pagina anche il New York Times, che ne ha anticipato in parte i contenuti. Trovate altri dettagli su Agi.it, StopFake.eu e Repubblica (anche qui).

Se non resistete alla curiosità, gli otto punti del decalogo sono questi, anticipati da Yahoo (troverete la versione integrale qui sotto negli aggiornamenti):

1. Condividi solo le notizie che hai verificato

2. Usa gli strumenti di internet per verificare le notizie

3. Chiedi le fonti e le prove

4. Chiedi aiuto a una persona esperta

5. Ricorda che anche internet e i social network sono manipolabili

6. Riconosci i vari tipi e gli stili delle notizie false

7. Hai un potere enorme, usalo bene

8. Dai il buon esempio: non lamentarti del buio, ma accendi una luce

Spiegherò brevemente ciascuno di questi punti nell’incontro con gli studenti al Liceo Visconti domani.

2017/10/31 20:05

Il sito di Generazioni Connesse ha pubblicato il testo completo del decalogo (anche in formato JPG), il modulo per proporre le altre due regole del decalogo e il materiale didattico per gli studenti e i docenti, che include la mia miniguida per diventare detective antibufala. Se avete suggerimenti e correzioni, segnalatemele: nel sito trovate anche molto altro materiale informativo.

Intanto qui sotto trovate il video della presentazione di stamattina: io presento il decalogo a circa 1:17.

2017/11/07 8:40

Questo è il testo completo del decalogo:

1. Condividi solo notizie che hai verificato.

Chi mette in giro notizie false, e magari trae anche guadagno dalla loro circolazione, conta sul nostro istinto a condividerle, senza rifletterci troppo. O sul fatto che siamo portati a credere che una notizia sia vera solo perché ci arriva da qualcuno che conosciamo.

Se non ci assicuriamo che una notizia sia vera prima di condividerla, però, contribuiamo alla circolazione incontrollata di informazioni false, che possono anche creare rischi per la società e diventare pericolose per le persone. Perciò non condividere se prima non hai verificato, resisti alle catene e non farti imbrogliare.

2. Usa gli strumenti di Internet per verificare le notizie.

Cerca informazioni su chi è che pubblica e diffonde ogni notizia, verifica se si tratta di una fonte autorevole o meno. Guarda bene il nome del sito che pubblica la notizia che stai leggendo: magari è una storpiatura o la parodia di un sito più famoso, pensata per ingannarti.

Controlla l’autenticità e la data delle foto usando i motori di ricerca: magari la foto è vera, ma riferita a un altro evento passato. Ricorda che sui social puoi sempre controllare il giorno e l’ora in cui un video è stato caricato.

Cerca la fonte originale di una notizia scrivendo su un motore di ricerca, fra virgolette, un nome di persona o di luogo citato dalla notizia. Cerca quel nome anche sui siti antibufala e su siti autorevoli (per esempio quelli di giornali e TV di qualità). Guarda se il profilo social di chi pubblica la notizia ha il bollino di autenticità.

Bastano pochi clic per fermare una bufala.

3. Chiedi le fonti e le prove.

Controlla sempre la provenienza di ogni notizia: chi la pubblica e come la presenta. Guarda se la notizia indica bene le fonti dei dati, le date e luoghi precisi in cui avvengono i fatti. Se non lo fa, forse la notizia è falsa o sbagliata. Chiedere le fonti a chiunque è un tuo diritto: fallo valere. Chi non ti risponde ha probabilmente qualcosa da nascondere e non merita la tua fiducia.

4. Chiedi aiuto a una persona esperta o a un ente davvero competente.

Internet è piena di utenti che credono o fingono di sapere tutto. E anche i giornalisti a volte possono sbagliare. Controlla se chi pubblica una notizia è realmente competente in materia, cerca degli esperti fra chi conosci, su Internet o fuori da Internet, a cui chiedere conferme indipendenti.

5. Ricorda che anche Internet e i social network sono manipolabili.

La Rete è una grande opportunità, un importante strumento di conoscenza, ma vi operano tante organizzazioni e tanti truffatori che usano strumenti informatici potenti per creare eserciti di follower e Like finti e per seminare notizie false che generano soldi o manipolano le opinioni. Non fidarti di chi non conosci soltanto perché ti piace quello che dice, non è detto che dica la verità.

6. Riconosci i vari tipi e gli stili delle notizie false.

Sono in tanti a pubblicare notizie false o manipolate, intenzionalmente o per errore: complottisti, ‘bufalari’ per denaro, burloni, gente in cerca di fama, pubblicitari scorretti, propagandisti, provocatori e semplici utenti incompetenti. Spesso li puoi riconoscere perché usano titoli drammatici e allarmisti, scrivono con tanti punti esclamativi, dicono cose esagerate o incredibili o hanno pagine confuse e piene di pubblicità.

7. Hai un potere enorme: usalo bene.

Il tuo clic, il tuo Like, la tua condivisione possono diventare denaro per i fabbricanti di notizie false: ricordalo ogni volta. Ma soprattutto ricordati che diffondere o condividere una notizia falsa può avere conseguenze pesanti: potresti spaventare, diffamare, umiliare, istigare odio e violenza o creare angoscia inutile. E, una volta messa in giro, una menzogna non si ferma più.

8. Dai il buon esempio: non lamentarti del buio, ma accendi una luce.

Crea anche tu, magari con gli amici, una pagina social, un blog, un sito per segnalare le notizie false che hai scoperto e mostrare come le hai smascherate.

Ispirati allo stile di chi fa buon giornalismo. Aiuterà te e chi ti legge a capire come e perché nasce una notizia, come la si racconta bene e come la si critica, senza strillare o insultare. Sarà la tua palestra di giornalismo e sarà visibile nei motori di ricerca per aiutare gli altri a non farsi ingannare dalle bufale.

Boldrini, bufale e “debunker di stato”: vediamo di capirci

Boldrini, bufale e “debunker di stato”: vediamo di capirci

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Pubblicazione iniziale: 2016/12/20 5:41. Ultimo aggiornamento: 2017/01/06 12:30.

Da quando ho moderato un convegno sulle bufale a Montecitorio organizzato dalla Presidenza della Camera e sono stato citato dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, nel suo appello contro le false notizie che intossicano l’informazione, si è scatenata contro di me una notevole orda di, uhm, cordiali interlocutori come quelli mostrati qui sopra, che mi hanno rivolto alcune accuse piuttosto bislacche. Su Twitter sono arrivati personaggi spettacolari.

C’è gente che è andata persino a rivangare le mie preferenze informatiche ai lontani tempi di Windows Vista pur di trovare qualcosa su cui incazzarsi con me; altri che si sono accaniti per ore su una mia battuta sull’economia senza capire che era una battuta e come se litigare con me potesse cambiare le sorti del mondo e i loro tweet fossero l’ultimo baluardo contro i poteri forti. Gente convinta che twittare, e soprattutto twittare contro di me, sia come pigliar pallottole in guerra.

Link all’originale.

In confronto gli sciachimisti sono stati dei galantuomini impeccabili e meritevoli del premio Nobel. È stato molto educativo.

Siccome ripetere le stesse risposte alle stesse accuse è un tantinello noioso, lo faccio qui una volta per tutte, così ce le leviamo di torno e posso dare un link pronto in risposta ai futuri eroi di Twitter.

Sono diventato un debunker di stato, “arruolato” dalla Boldrini?

Link all’originale.

Risposta breve: LOL, no.

Risposta lunga: No. La Presidenza della Camera mi ha semplicemente chiesto di moderare una mattina di dibattito sulle bufale (fatto) e la Presidente Boldrini mi ha citato fra gli esperti che le daranno una mano nella sua iniziativa per contenere i danni causati dalle false notizie arruffapopolo e acchiappaclic. Tutto qui. Insieme a me la Boldrini ha citato Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo), David Puente (Davidpuente.it) e Walter Quattrociocchi (CSSLab dell’IMT di Lucca).

Non sono stato arruolato, assunto, messo sotto contratto, messo a libro paga o iscritto al Nuovo Ordine Mondiale con una stretta di mano segreta e il sacrificio di una capra. La Presidenza mi ha chiesto informalmente se mi interessava collaborare a queste due specifiche iniziative e io altrettanto informalmente ho detto di sì, perché mi sembrano esperienze interessanti e potrebbero essere utili a molti.

Ma a parte queste due iniziative, sto andando avanti a fare il mio lavoro solito di giornalista informatico professionista che collabora da più di dieci anni con la Radiotelevisione Svizzera. Vivo da altrettanto tempo a Lugano dopo essere stato a lungo un contribuente tartassato del Fisco italiano (per questo ho lasciato l’Italia, dove arrivavo a stento a fine mese). Per cui le eventuali lusinghe della politica italiana mi lasciano del tutto indifferente. Finita questa parentesi, tornerò a fare quello che facevo prima.

Del resto, le menti migliori di Internet sanno che io sono da tempo immemorabile al soldo dei Rettiliani e della CIA, per cui prendere ordini da una Presidente della Camera sarebbe un abbassamento di grado, no?

Quanto mi pagano?

Link all’originale.

Zero. Nada. Niente. Non ho chiesto alcun compenso e la Presidenza della Camera non me ne dà. Mi rimborsa le spese di viaggio e basta; sono andato a Roma per questo incarico una sola volta e il resto della collaborazione si fa via Skype, Hangout e simili.

Non voglio che ci siano di mezzo dei soldi, perché altrimenti ci saranno i soliti diversamente furbi che diranno che faccio questo e quello per denaro. Lo dicono lo stesso, ma almeno posso dire loro che sono degli imbecilli che dicono balle.

Faccio debunking da anni non per denaro, ma perché mi piace farlo e spero di poter essere utile. Lo faccio perché mi preoccupa la marea di cazzate socialmente pericolose diffuse dai complottisti e dagli speculatori acchiappaclic, dentro e fuori dai giornali e dalle TV, spesso con la complicità consapevole o inconsapevole dei politici. Cazzate che per esempio fanno crollare le vaccinazioni, creano paure infondate e fanno arricchire i truffatori.

Sì, avete capito bene: non faccio debunking per i soldi. Anche perché ci si guadagna poco. Oltretutto fare debunking non è il mio lavoro principale: mi guadagno da vivere principalmente facendo tutt’altro (il traduttore tecnico brevettuale, se proprio volete saperlo). Questo mi consente di essere indipendente e di dire le cose come stanno anche quando ci sono di mezzo le bufale pubblicate da politici o dai giornali o dai canali TV. Se volete degli esempi, cercate le etichette giornalismo spazzatura o leggi idiote in questo blog.

Ti dai alla politica?

Grazie, no, non ci penso nemmeno. Moderare un convegno e fare una consulenza con la Presidenza della Camera non significa darsi alla politica. Se un chimico fa l’analisi delle acque potabili a Montecitorio, mica entra in politica. Inoltre collaboro con la Presidenza, ossia con l’istituzione, a prescindere da chi ricopre questo ruolo.

Ho accettato l’invito della Presidenza perché consente di far arrivare i concetti del debunking e la conoscenza dei meccanismi ingannevoli delle bufale a un pubblico molto vasto, che normalmente non verrebbe raggiunto via Internet e per questo è più indifeso. Quando David Puente ed io abbiamo smascherato una delle tante fabbriche di false notizie che lavorano per denaro, la notizia è finita su tutti i principali giornali, raggiungendo in un solo giorno alcuni milioni di persone, allertandole all’esistenza di questo fenomeno poco conosciuto. Questo è un risultato che non sarebbe stato possibile ottenere usando canali online tradizionali.

Forse è un gesto politico, in effetti, ma nel senso alto del termine: quello di rendersi utili ai cittadini.

Faccio il censore?

No, manco morto: io segnalo semplicemente i siti che pubblicano bufale (e lo faccio anche quando il sito è quello di Repubblica o del Corriere). Ma non li censuro e non voglio che vengano censurati: preferisco che gli utenti di Internet li possano vedere, riconoscere come bufalari e poi decidere se vogliono evitarli. Se vi raccontano balle, non volete saperlo?

In realtà di solito sono i siti stessi a censurarsi da soli quando si sentono sputtanati, come è successo per esempio per Liberogiornale o Repubblica.

Per darvi un’idea di quanto mi stia in odio la censura, tenete presente che io insegno a eluderla, sia in questo blog, sia nei corsi di giornalismo informatico che tengo per esempio per i colleghi della Radiotelevisione Svizzera.

Sto prestando il fianco a un attacco alle libertà di Internet?

Se vi sembra strano che ci sia di colpo tutto questo interesse per le bufale da parte dei governi e dei media tradizionali, non siete i soli. Non siete i soli a sospettare che si tratti di una manovra per avere consenso popolare per introdurre nuove forme di censura e controllo di Internet, oppure per dare la colpa delle false notizie agli utenti di Internet e distrarre da un fatto fondamentale: i più grandi propagatori di balle sono i media tradizionali, per incompetenza o per calcolo, come ho segnalato tante volte in questo blog.

Programmi di panzane totali come Voyager o Mistero non sono video fatti da acerbi Youtuber: sono produzioni professionali delle reti televisive mainstream. E raggiungono, ad ogni puntata, un numero di persone che fa impallidire qualunque sito Internet. I siti di giornali come il Corriere ospitano pagine come quelle di Flavio Vanetti, per il quale ogni tafano che passa davanti all’obiettivo è un disco volante che arriva dal Pianeta Papalla. Agenzie di stampa come ADNKronos pubblicano idiozie come gli articoli che promuovono il “respirianesimo” (l’idea suicida di vivere senza cibo, “nutrendosi” solo di aria e sole), dando loro autorevolezza e credibilità.

Sono ben consapevole del fatto che la segnalazione dei siti che pubblicano bufale per denaro può essere strumentalizzata come giustificazione per tentativi (stupidi) di censura o schedatura degli utenti. Per questo non perdo occasione, come è successo anche al convegno di Montecitorio, per ricordare che questo non è un problema di Internet: è un problema dei giornalisti avidi di scoop e sensazionalismi, che ci sono anche nella carta stampata, alla radio e alla TV. E lì possono fare assai più danni di quanto si possa fare su Internet.

Perché non debunko questa o quell’altra cosa quando me lo chiedono?

Perché non sono una scimmietta ammaestrata che fa lo spettacolino a comando. Come ho già detto qui sopra, non sono pagato per fare debunking: è una passione, per cui decido io se mi va di farlo e a quale argomento dedicarmi. Non perdete tempo a scrivermi dicendo “Debunkami questo!”. E tenete presente che mi occupo solo di vicende concrete, non di opinioni.

Quindi è inutile (e anche piuttosto stupido) insinuare che non debunko una certa storia perché non voglio dare contro il potente di turno che è coinvolto. Se non lo faccio, è semplicemente perché:

a) non ho tempo: sto lavorando ad altro e il debunking non è il mio lavoro principale
b) il tema non mi interessa
c) è al di fuori del mio campo di competenza
d) non è una faccenda importante.

Fra l’altro, non sono mica l’unico debunker al mondo: ce ne sono molti altri, più bravi di me. Potete benissimo rivolgervi a loro.

Ma chi sono io per fare il debunker? Che titoli ho?

C’è chi s’inviperisce perché non ho una laurea apposita per fare debunking (sono diplomato in lingue, se ci tenete a saperlo; ho iniziato a lavorare come traduttore ancora prima di diplomarmi) dimenticandosi che non esiste una Facoltà di Debunking e che quindi lamentarsi che non ho titoli per fare debunking è una stupidaggine. Io ho oltre vent’anni d’esperienza nel settore, ho lavorato con alcuni fra i più grandi esperti del campo e comunque mi appoggio sempre a esperti degli specifici argomenti di cui mi occupo. Se avete di meglio da offire, fatevi avanti.

Ma il mio account Twitter è pieno di follower falsi perché li ho comprati?

Figuriamoci se ho tempo, voglia o bisogno di comprare follower. I fake sono un problema diffuso di Twitter: si attaccano spontaneamente agli account popolari e non ci sono metodi sicuri per filtrarli automaticamente (se ne conoscete, sono tutt’orecchi).

Comunque secondo il test che cito qui (e che ho commissionato io a Twitteraudit) il 56% dei miei follower è reale. Anche togliendo il 43% di falsi, mi restano 181.000 follower reali. È un problema?

Un criticone, @Frangit2000, ha insinuato pubblicamente questa balla dei fake, così ho chiesto ai miei follower di scrivergli educatamente spiegando che non erano fake. La risposta dei follower è stata epica: sono ormai giorni che @frangit2000 è sommerso di tweet individuali che gli dicono “non sono un fake”. Non so come ringraziarvi.

Ma perché me la prendo solo con le bufale del partito X e trascuro quelle del partito Y?

La cosa buffa è che vengo criticato dai twittatori di destra perché non faccio debunking sulle bufale della sinistra e dai twittatori di sinistra perché non debunko le cazzate di destra. Mai una gioia.

In tutti i miei anni di debunking ho cercato di non sottolineare l’affiliazione politica dei vari esponenti di cui verificavo le affermazioni, per cui faccio un po’ fatica a stilare un elenco di bufalari di destra, di centro e di sinistra: ne trovate un elenco parziale qui sotto. Se mi potete dare una mano sfogliando il Disinformatico e segnalandomi altri esempi, ve ne sarò grato.

– Italo Sandi, deputato dei Democratici di Sinistra, 2003 (scie chimiche)
– Piero Ruzzante, deputato dei Democratici di Sinistra, 2003 (scie chimiche)
– Severino Galante, deputato dei Comunisti Italiani, 2005 (scie chimiche)
– Davoli, Uras e Pisu (consiglieri di Rifondazione Comunista), 2006 (scie chimiche)
– Beppe Grillo, 2006 (cellulari cuociuova)
– Gianni Nieddu, senatore dell’Ulivo, 2006 (scie chimiche)
– Amedeo Ciccanti, senatore dell’UdC, 2007 e 2009 (scie chimiche)
– Katia Bellillo (deputata dei Comunisti Italiani e già ministro agli Affari Regionali e alle Pari Opportunità), 2007 (scie chimiche)
– Beppe Grillo, 2008 (Biowashball)
– Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico, 2008 (scie chimiche)
– Antonio Di Pietro, deputato dell’Italia dei Valori, 2008 (scie chimiche)
– Antonio La Forgia, Alessandro Bratti e Manuela Ghizzoni (Partito Democratico), 2009 (scie chimiche)
– Oskar Peterlini, senatore del Südtiroler Volkspartei, 2009 (scie chimiche)
– Domenico Scilipoti, deputato di Iniziativa Responsabile, 2011 (scie chimiche)
– Giuseppe Vatinno, deputato di Italia dei Valori, 2012 (interrogazione parlamentare sugli UFO)
– Roberto Zaffini (Lega Nord), 2013 (scie chimiche)
– Paolo Bernini, deputato Movimento 5 Stelle, 2013 (chip sottopelle segreti)
– Carlo Sibilia, deputato Movimento 5 Stelle, 2014 (negazione degli sbarchi sulla Luna)
– Bartolomeo Pepe (senatore, gruppo Grandi Autonomie e Libertà), 2016 (antivaccinismo)

Su Le Scienze parlo del lato empatico del debunking

Su Le Scienze parlo del lato empatico del debunking

Per il numero 588 de Le Scienze, in edicola adesso (sommario qui), ho scritto un articolo della mia rubrica Povera scienza intitolato Il lato empatico del debunking e dedicato a una possibile soluzione alla presunta inutilità di presentare i fatti a chi è già convinto di una tesi preconcetta. Ho preso in considerazione due casi di rifiuto dei dati: cambiamenti climatici e vaccini.

I testi che cito nell’articolo, per chi volesse approfondire l’argomento e in particolare la questione dei cambiamenti climatici, sono questi:

Who Cares about Polar Regions? Results from a Survey of U.S. Public Opinion, Lawrence C. Hamilton, in Arctic, Antarctic, and Alpine Research 40(4):671-678. (2008)

Education, politics and opinions about climate change evidence for interaction effects, Lawrence C. Hamilton, in Climatic Change, January 2011, Volume 104, Issue 2, pagg. 231–242; DOI 10.1007/s10584-010-9957-8

Improving Climate Change Acceptance Among U.S. Conservatives Through Value-Based Message Targeting, Graham Dixon, Jay Hmielowski e Yanni Ma (2017)

Consiglio inoltre l’articolo How a Professional Climate Change Denier Discovered the Lies and Decided to Fight for Science di Sharon Lerner su The Intercept (2017).

La dichiarazione del senatore USA Inhofe che cito è stata fatta in un’intervista a MSNBC il 15 marzo 2012 ed è riportata su ThinkProgress.

Usare il font sbagliato può costare il posto. O mandare in carcere

Usare il font sbagliato può costare il posto. O mandare in carcere

Fonte: Wikipedia.

I font sono una di quelle cose quotidiane alle quali non fai quasi mai caso: esistono e basta, senza che ci si debba pensare troppo. Tranne quando qualcuno fa una presentazione serissima usando font ridicoli come il Comic Sans. O quando un font finisce al centro di uno scandalo politico o finisce per rovinare la carriera di un giornalista.

In Pakistan è in corso il cosiddetto Fontgate: dei documenti che scagionerebbero il primo ministro Nawaz Sharif dall’accusa di aver accumulato denaro illecitamente sono scritti con il font Calibri. Solo che il Calibri è disponibile al grande pubblico dal 2007, mentre i documenti scagionanti che lo usano sono datati 2006, per cui il sospetto che siano falsi è molto alto.

È vero che il Calibri era disponibile nelle versioni beta di Windows Vista e Office 2007 fin dal 2006, ma quanto è probabile che qualcuno abbia usato un font presente in una versione sperimentale di Windows per un documento di lavoro?

Ars Technica cita questo caso insieme ad altri due dello stesso genere: nel 2012 il governo turco accusò oltre 300 persone di aver cospirato per compiere un colpo di stato sulla base di documenti risalenti al 2003, che però usavano il Calibri, che all’epoca non era neanche stato progettato. Il tribunale ignorò quest’impossibilità tecnica e condannò tutti lo stesso. E nel 2005 un font costò il posto e la carriera al celeberrimo giornalista Dan Rather della CBS e a molti componenti della sua redazione: presentò in TV dei documenti dattiloscritti datati 1973 che implicavano il presidente George W. Bush in uno scandalo riguardante il suo servizio militare, ma non si accorse che i documenti usavano font proporzionali e virgolette tipografiche, che nel 1973 non esistevano. Tutto per colpa di un font.

Psicologia delle bufale a Superquark

Ieri sera Superquark ha presentato una nuova rubrica dedicata alle fake news, condotta insieme da Piero Angela e Massimo Polidoro. La potete rivedere in streaming qui da 00:53:25 in poi per circa sette minuti.

Debunker alla Commissione Internet della Camera dei Deputati italiana

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Ieri ho partecipato, insieme ai colleghi debunker e ad altri esperti del settore, a un’audizione della Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet della Camera dei Deputati italiana, presso l’aula della Commissione Difesa, dedicata a un’attività conoscitiva sul fenomeno della pubblicazione e diffusione di false notizie su Internet, alla presenza della Presidente della Camera, Laura Boldrini.

0:13:12. Il mio intervento.

0:24:45. Giovanni Boccia Artieri, docente di sociologia dei media digitali.

0:39:10. Walter Quattrociocchi, direttore del Computational Social Science Imt di Lucca.

0:47:40. David Puente, debunker.

0:55:25. Michelangelo Coltelli, debunker.

1:04:45. Michele Mezza e Toni Muzi Falconi di Digidig.it.

1:22:00. Antonio Palmieri, deputato.

1:30:00. Paolo Coppola, deputato.

1:34.00. Anna Masera, public editor de La Stampa.

1:38:50. Juan Carlos De Martin, componente della Commissione.

1:43:00. Stefano Quintarelli, componente della Commissione.

1:48:00. Replica di Quattrociocchi, Puente, il sottoscritto, Michelangelo Coltelli, Michele Mezza.

11/9, complottisti giurano che un palazzo non può crollare per incendio. Poi un incendio fa crollare un palazzo

11/9, complottisti giurano che un palazzo non può crollare per incendio. Poi un incendio fa crollare un palazzo

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/22 01:10.

Il sito dell’associazione è www.ae911truth.org. Questo è uno screenshot della sua pagina iniziale, che vanta ben 2772 architetti e ingegneri firmatari:

A parte i crolli delle Torri Gemelle e del WTC7 (un grattacielo adiacente, relativamente più piccolo) l’11 settembre 2001, in effetti nessun grattacielo è mai crollato in seguito a un incendio (anche se ci sono stati casi analoghi), per cui molti complottisti hanno usato questo fatto a sostegno delle proprie teorie di demolizione controllata. Fino all’altroieri, 19 gennaio 2017, quando a Teheran è crollato, a causa di un incendio, il Plasco Building, un edificio di 17 piani, alto circa 50 metri (BBC; NBC).

Il crollo richiama quello delle Torri Gemelle in molti aspetti: è stato improvviso, rapido, completo e sostanzialmente verticale; è stato innescato da un incendio situato ai piani superiori, ed è stato preceduto da una serie di sbuffi di fumo sulle fiancate (prodotti dalla fuoriuscita dell’aria interna, satura di fumo e compressa dai collassi interni).

Di fronte a questa dimostrazione tragica del fatto che le strutture, se incendiate, possono crollare, potreste aspettarvi che architetti e ingegneri, che in teoria dovrebbero capire qualcosa di scienza delle costruzioni, non abbiano più dubbi. Ma quest’associazione ha una logica tutta sua.

Questo è l’inizio del loro comunicato stampa:

Come si possano spendere 1850 dollari per diffondere un comunicato stampa non è chiaro, ma è quello che c’è scritto sul sito di AE911:

I membri firmatari dichiarati da AE911truth sono, come dicevo, 2772.

Fonti aggiuntive: Metabunk, ABC.net.eu.

Domattina sarò a Montecitorio con i colleghi debunker; diretta streaming dei tavoli di lavoro

Domattina sarò a Montecitorio con i colleghi debunker; diretta streaming dei tavoli di lavoro

Ultimo aggiornamento: 2017/04/22 13:25.

Domani mattina alle 11 molti dei nomi e delle organizzazioni più importanti del settore si riuniranno a Montecitorio per fare il punto sulle proposte e misure concrete che hanno intenzione di attuare per arginare il fenomeno della disinformazione. Ci sarò anch’io a moderare uno dei tavoli di lavoro, che saranno composti come segue secondo la pagina apposita della Camera dei Deputati.

Scuola, Università e Ricerca. Interverranno: Giuseppe Pierro del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca); Valter Malorni dell’Istituto superiore della Sanità; Massimo Inguscio, presidente del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche); Paolo Veronesi, presidente e Donatella Barus, direttrice della Fondazione Umberto Veronesi; Massimo Polidoro, segretario nazionale del Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze); Gaetano Manfredi, presidente della Crui (Conferenza dei Rettori delle Università italiane); Roberta Lanciotti, portavoce del Forum nazionale delle associazioni studentesche. Il moderatore sarà Walter Quattrociocchi.

Rappresentanti del mondo digitale. Parteciperanno Diego Ciulli, public policy Google; Laura Bononcini di Facebook Italia; Riccardo Capecchi, Segretario generale di Agcom; Licia Califano dell’Autorità garante della privacy; Silvia Brena, cofondatrice di Vox (Osservatorio italiano sui diritti); Nunzia Ciardi, direttrice della Polizia postale; Vincenzo Cosenza di Blogmeter; Matteo Flora, fondatore di The Fool. Il moderatore sarà David Puente.

Imprese. Ci saranno Alfonso Dell’Erario, responsabile comunicazione di Confindustria; Lorenza Manessi, capo ufficio stampa Confartigianato, in rappresentanza di Rete imprese; Francesca Alfano, responsabile formazione di Coldiretti; Stefano Bassi, presidente di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di consumatori); Giovanna Maggioni, direttrice Generale di UPA (Utenti Pubblicità Associati); Luigi Mastrobuono, direttore di Confagricoltura per Agrinsieme e Alleanza delle cooperative italiane; Carolina Mailander, consigliere Assorel (Associazione imprese di comunicazione e relazioni pubbliche); Raffaele Paciello, consigliere nazionale Ferpi (Federazione relazioni pubbliche italiana). Il moderatore sarà Michelangelo Coltelli di Butac.it.

Media. Saranno presenti Fabrizio Carotti, direttore generale Fieg (Federazione italiana editori giornali); Maria Latella di Sky Tg24, Il Messaggero e Radio 24; Ida Colucci, direttrice del Tg2; Antonio Di Bella, direttore di Rai News 24; Riccardo Luna, direttore di Agi; Luigi Contu, direttore di Ansa; Peter Gomez, direttore de Ilfattoquotidiano.it; un rappresentante dell’Ordine dei Giornalisti; Federica Gentile, di Rtl; Gianluca Di Feo, vicedirettore de La Repubblica; Raffaele Lorusso della Fnsi (Federazione Nazionale Stampa italiana); Paolo Liguori, direttore di Tgcom24 per Mediaset; Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della Sera; Francesca Sforza de La Stampa; Alexander Jakhnagiev, direttore dell’Agenzia Vista. Il moderatore sarà il sottoscritto.

La Presidente della Camera, Laura Boldrini, aprirà il confronto tra gli esperti dei quattro settori interessati. L’appuntamento sarà trasmesso in diretta webtv presso webtv.camera.it/evento/10993.

2017/04/22 13:25. Diversamente da quanto avevo capito, i lavori non sono stati trasmessi in diretta streaming: è stato trasmesso solo il discorso introduttivo della Presidente della Camera. Malinteso mio, scusate.

11/9, perché i dirottatori non furono fermati negli Stati Uniti? La spiegazione sferzante di un ex agente FBI

11/9, perché i dirottatori non furono fermati negli Stati Uniti? La spiegazione sferzante di un ex agente FBI

Nella cortina fumogena delle tesi di complotto strampalate intorno agli attentati dell’11 settembre si perde spesso di vista il fatto che esistono davvero degli aspetti poco chiari degli eventi.

Per esempio, non c’è bisogno di essere sostenitori di improbabili demolizioni controllate o di aerei fantasma al Pentagono per notare la stranezza che almeno due dei dirottatori, cittadini sauditi, soggiornarono a lungo negli Stati Uniti ed erano attivamente sorvegliati dalla CIA e dall’NSA. Le due agenzie, inoltre, sapevano dei loro legami al terrorismo internazionale.

Questa non è una fantasia complottista: è quanto risulta agli atti pubblici delle inchieste effettuate dopo l’11/9.

Questo vuol dire che la CIA e l’NSA hanno lasciato che l’11/9 accadesse? Non proprio: la realtà raramente è così netta e chiara come nei film. Per fare chiarezza, Hammer, uno degli autori del gruppo Undicisettembre, ha intervistato in proposito un testimone d’eccezione: l’ex agente dell’FBI Mark Rossini, direttamente coinvolto nelle indagini sull’11/9. Rossini ha scritto un lungo testo su come sarebbe stato possibile evitare l’11/9 e sulle pressioni politiche, dettate dalla volontà di non creare tensioni tra gli USA e l’Arabia Saudita, che bloccarono lo scambio di informazioni tra CIA ed FBI e agevolarono i dirottamenti di quattro aerei di linea, tre dei quali si schiantarono contro i propri obiettivi (le Torri Gemelle di New York e il Pentagono), mentre il quarto precipitò in Pennsylvania in seguito alla reazione dei passeggeri.

La sua ricostruzione degli eventi che permisero l’11 settembre non risparmia nessuno ed è meticolosa e dettagliata: preparatevi dunque a una lettura lunga e paziente che rivela uno scenario intricato e tristemente politicizzato. Undicisettembre vi propone sia l’originale in inglese, sia la traduzione in italiano.

Avvertenza: eventuali commenti a sostegno di deliri complottisti (Torri Gemelle demolite, aerei inesistenti al Pentagono, passeggeri finti, ecc.) verranno cestinati. Prima di fare domande, consiglio di leggere attentamente le FAQ di Undicisettembre (colonna di destra del blog), che contengono già le risposte tecniche a queste fantasie e alla maggior parte degli aspetti poco chiari degli attentati. Sono invece benvenuti dubbi, riflessioni e domande sulla ricostruzione fatta da Mark Rossini.

Micro-debunking in 12 tweet: Trump e la gaffe sulla Svezia messa “da giorni a ferro e fuoco”

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/02/27 11:00.

La richiesta

Il debunking in 12 tweet (errori e refusi compresi) e 15 minuti

I tweet originali sono qui: li riscrivo per correggere refusi e aggiungere alcune note.

1. Gli scontri sono avvenuti DOPO le parole di Trump. Non credo sia chiaroveggente.

Infatti il discorso nel quale Trump parla di “quello che sta succedendo in Svezia ieri sera [sic]” è del 18 febbraio, mentre gli scontri sono avvenuti il 21 febbraio:

2. Trump stesso ha chiarito che il suo commento sulla Svezia si riferiva a un programma di Fox News.


Il tweet di chiarimento di Trump è questo. Il programma di Fox News è quello citato qui dal Washington Post.

3. Il programma NON parlava degli scontri a Rinkeby (anche perché non erano ancora avvenuti)

4. Il video mostrato da Il Populista è questo: https://t.co/5Kyrt55mJJ


Ho trovato il video semplicemente digitando in Google, fra virgolette, il titolo del video mostrato da Il Populista. Questo mi ha permesso di datare il video e di trovare altri articoli di supporto. Tutto in svedese, ma Google Translate (per quanto impreciso) mi ha permesso di capire il senso di quello che dicevano gli articoli.

5. Correzione: il link giusto al video è questo https://t.co/Q9kreKwrG7

6. Altri articoli: https://t.co/se3rqBjn5i.

7. Articoli parlano di scontri UNA notte in UN luogo, non “Da diversi giorni”, non “numerosi sobborghi”

8. Scontri iniziati per un tentato arresto di rapper legato a mondo droga e spaccio.

9. Proprietari di negozi locali (anche loro immigrati) han lavorato x sedare scontri. Il Populista non lo dice

10. Un’immigrazione molto massiccia come quella in Svezia è comunque riconosciuta come problema notevole.

11. Ma i dati di Snopes indicano che NON c’è stato aumento significativo dei reati https://t.co/KBa7vgX5RP

12. In sintesi: storia pompata per motivi politici da Il Populista falsificandone i fatti.

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