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11/9, stasera sono a Bagnaria alle 20.45

Questa sera alle 20.45 sarò al Centro Aggregazione di via Manzoni 2, Frazione
Ponte Crenna, Bagnaria (PV), per una conferenza-dibattito sulle tesi
alternative intorno agli attentati dell’11 settembre 2001, patrocinata dalla
Provincia di Pavia. L’ingresso è libero e i dettagli sono sul
sito del Comune.

A proposito dell’ultima “scoperta” dei complottisti, secondo la quale l’ex
vicepresidente Cheney avrebbe “ammesso” di aver fatto abbattere uno dei
quattro aerei dirottati, la bufala è spiegata in dettaglio
qui su Undicisettembre.info.

11/9, il 12/7 dibattito online in diretta con un complottista; intervista con un testimone al Pentagono

L’articolo è stato aggiornato estesamente dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2019/02/04 22:40.

Domani sera (12/7) alle 21 ora italiana, salvo intoppi tecnici dell’ultimo momento, parteciperò a un Google Hangout insieme a Massimo Mazzucco di Luogocomune.net, noto sostenitore delle tesi alternative sugli eventi dell’11 settembre. Segnalerò qui i dettagli su come seguire il dibattito non appena li avrò.

Ormai la ricerca sull’11 settembre, per quanto mi riguarda, è un capitolo chiuso (salvo eventuali novità) e il blog Undicisettembre.info ha da tempo voltato pagina, dedicandosi alle interviste ai protagonisti di quel giorno (segnalo l’intervista di Hammer a Dan Holdridge, che lavorava nel Pentagono) e ad aspetti corollari, come quest’esperienza personale sull’attendibilità dei testimoni a caldo. Ma se mi invitano a un dibattito corretto e civile sul cospirazionismo undicisettembrino, partecipo sempre volentieri.

Aggiornamento

Il video di presentazione con i dettagli è disponibile qui su Youtube. Per chi non potesse seguire l’Hangout in diretta, dovrebbe essere resa disponibile una registrazione su Youtube.

La diretta del dibattito è qui sotto (http://youtu.be/b-I_RFxh7Vw, ma leggete gli aggiornamenti più sotto): dopo la diretta, lo stesso link ospiterà la registrazione.

Aggiornamento post-dibattito (2013/07/11)

Il calcolo delle forze di crollo chiesto insistentemente da Mazzucco è disponibile in almeno tre lavori tecnici: uno è Progressive Collapse of the World Trade Center: A Simple Analysis di Keith Seffen, del Dipartimento di Ingegneria Strutturale dell’Università di Cambridge, pubblicato sul Journal of Engineering Mechanics di febbraio 2008 (una sintesi divulgativa è disponibile in questo articolo);  “Single Point of Failure: How the Loss of One Column May Have Led to the Collapse of WTC 7”, sempre di Seffen, su Structure Magazine di novembre 2007; e Collapse of World Trade Center Towers: What Did and Did Not Cause It?, di Zdenek P. Bazant, Jia-Liang Le, Frank R. Greening e David B. Benson. Bazant è professore di ingegneria civile e scienza dei materiali alla Northwestern University in Illinois e l’articolo è pubblicato sotto l’egida del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale della medesima università.

Il concetto generale di collasso progressivo, valido per tutte le strutture ed esemplificato dal crollo di Ronan Point che ho citato, è documentato per esempio dal rapporto The Impact of the Ronan Point Collapse – 25 Years After (Elsevier) ma è descritto anche qui in Wikipedia. Ne parla qui la BBC.

Il libro che ho mostrato è Why Buildings Fall Down, di Matthys Levy e Mario Salvadori, pubblicato inizialmente nel 1992 e riedito in versione aggiornata nel 2002 per tenere conto del crollo delle Torri Gemelle (pagine 263-268). Ne esiste anche un’edizione ulteriormente aggiornata, pubblicata nel 2012.

Se a Mazzucco questi calcoli presentati da esperti di settore su riviste specialistiche o edite da dipartimenti specialistici non soddisfano e lui ritiene di saperne di più, è esclusivamente un problema suo.

A parte la sequenza di “non lo so” che Mazzucco ha presentato quando gli ho chiesto di spiegare come sarebbero andate le cose secondo lui e il suo insistente rifiuto dei pareri tecnici e delle esperienze dei vigili del fuoco che erano sul posto, l’aspetto più interessante del dibattito, a mio parere, è che Mazzucco ha accusato alcuni dei passeggeri dei voli dirottati di non essere stati a bordo degli aerei. E quindi, se ne deduce, secondo lui questi passeggeri hanno mentito e simulato la propria morte di fronte ai propri familiari facendo loro delle telefonate e fingendo di essere a bordo (intorno a 1:48:00: “i passeggeri non erano sull’aereo”, dice per esempio Mazzucco). Questo, però, non se l’è sentita di dirlo a chiare parole. Cretinata troppo monumentale persino per un cospirazionista?

L’articolo sulle telefonate che ho citato è Le telefonate dai quattro voli dirottati di John su Undicisettembre.info. Sullo stesso sito c’è anche un approfondimento ulteriore, United 93: le telefonate “incongruenti”, sempre di John.

La questione dei soldi raccolti da Richard Gage (portavoce del gruppo di architetti e ingegneri pro-complotto ripetutamente citato da Mazzucco) e ora apparentemente mancanti, alla quale ho accennato, è spiegata qui.

Richard Gage impegnato in una dimostrazione scientifica del crollo delle Torri Gemelle.
No, non è uno scherzo. Fa davvero così.

Il dibattito ha insomma messo in luce la scarsità dei risultati delle indagini di Mazzucco e dei cospirazionisti in generale: dopo dodici anni sanno soltanto ripetere il mantra “la versione ufficiale è falsa”. Ma se si chiede loro come siano andate allora le cose, non lo sanno. Se si chiede loro di portare le proprie accuse fino alle loro logiche implicazioni, si bloccano, perché si rendono conto che comportano l’insinuazione infamante che i vigili del fuoco e gli ingegneri e architetti siano tutti collusi e omertosi oppure, come ha suggerito lo stesso Mazzucco nel dibattito, non parlino perché hanno paura. Gente che entra negli edifici in fiamme per salvare gli altri sarebbe codarda? Glielo vada a dire in faccia.

Questo è il complottismo: tirare letame su tutto e tutti (e il turpiloquio al quale si è abbassato Mazzucco ne è un esempio emblematico e letterale, quando s’è messo a definire “cagate” alcune affermazioni degli esperti). Per chi avesse ancora dei dubbi che non sia così, adesso c’è un video che lo documenta bene.

Il dibattito con Mazzucco andava fatto, se non altro per non dargli più modo di asserire un giorno sì e l’altro pure che rifiuto il confronto. Il confronto l’ha avuto; adesso la smetta di lagnarsi. Se ha ancora domande da fare sull’11 settembre, le vada a fare ai tecnici.

Aggiornamento (2014/08/17)

Dai commenti mi segnalano che il video del dibattito è stato reso privato. Non sono al corrente delle ragioni di questo cambiamento e di certo non l’ho voluto io. Anzi, visto che qualcuno ha deciso che il video non si deve vedere, l’ho messo online e scaricabile su un mio server, al riparo da contestazioni e rimozioni d’autorità [aggiornamento: ho traslocato il sito e non l’ho più caricato; non ho tempo di recuperarlo. Scusate].

Aggiornamento (2014/08/17)

Il video è di nuovo visibile, ma il suo link (http://youtu.be/b-I_RFxh7Vw) è riservato (non è in elenco di Youtube) e le statistiche di visualizzazione sono disabilitate per motivi che non conosco.

Aggiornamento (2018/03/25)

Nei commenti mi segnalano che il canale Youtube che ospitava il video tagliato è stato chiuso e che la mia copia del video integrale non è più scaricabile dal mio sito. Purtroppo non l’ho più caricata durante uno dei riordini del mio sito e non ho tempo da dedicare a recuperarla da chissà quale dei miei dischi d’archivio. Credo che basti il video in cui confronto la versione originale con quella tagliata.

Aggiornamento (2019/02/04)

Un lettore, Bluntamil 80, mi segnala che il video tagliato è stato ripubblicato. Eccolo:

Il Delirio del Giorno: “Spero che quei 2500 angeli che sono morti, un giorno morderanno il suo culaccio mentre dorme”

Antefatto: il signor S.F. mi ha scritto una lunga mail il 12 settembre scorso e non gli ho risposto subito. La sua mail era questa:

Buonasera dottore.

Ho seguito con molta attenzione gli eventi inerenti le torri gemelle, memorizzando ogni particolare ed eventi verificatosi in quei giorni.

Questa sera, ho ritenuto rispondere con stupore e sdegno, alle affermazioni di un professore che pubblica video su YouTube, precisamente sul canale denominato Geopop.

Non le nascondo, la mia rabbia per il fatto che tutti i filmati e testimonianze su l’11 settembre, sono sparite dalla rete.

Decine di testimonianze autorevoli si sono volatilizzate nel nulla, ad oggi sono presenti solo video menzionieri “finti” che parlano di tutt’altro.

Non le nascondo, che quando sento parlare attraverso le reti nazionali e attraverso altre forme di comunicazione, giornalisti TV, o come in questo caso professori e altri soggetti più o meno qualificati, ho un senso di riggetto e non mi capacito come tutto questo possa avvenire.

Sembra che chi la pensa in modo diverso, possa rischiare come minimo forti e invisibili pressioni, tali da fare desistere chiunque.

Ho notato, che anche le sue testimonianze e video che lei ha pubblicato sono irreperibili.

Sono veramente addolorato e sconcertato da queste cose.

Non riesco dopo tanti anni, ad accettare affermazioni fumose e vomitevoli da personaggi che approfittano mediante i social, cambiando come se niente fosse le carte in tavola.

So tutto quello che è accaduto in quel giorno maledetto, ho nella mia mente memorizzato eventi e particolari inconfutabili.

Sebbene non sono stato colpito direttamente, non ho perso uno dei miei cari in quella tragedia, soffro al pensiero di tutti quegli innocenti che non ci sono più, e non le nascondo che ho tanta rabbia…..

Ho svolto la mia professione presso la Polizia di Stato, precisamente alla D.I.G.O.S, da tempo in pensione.

Può verificare attraverso YouTube sul canale Geopop, la mia risposta nei confronti di questo personaggio, che farneticando, espone il NULLA!

[nome e cognome]

[numero di telefonino]

La saluto cordialmente.

Oggi (15 settembre), tre giorni dopo la sua prima mail, S.F. mi ha inviato questa:

Buongiorno.

 Non avendo ricevuto una sua risposta, devo dedurre che oltre la fulminea
sparizione dei video sulle torri gemelle, anche lei, che per altro ne ha fatti
diversi, è stato “imbavagliato”

Mi domando: 

lei è un giornalista che a suo tempo ha denunciato e spiattellato fatti
concreti mostrando prove documentate.

Dunque lei è sparito insieme ai video, COMPLIMENTI!

Mi scusi se l’ho disturbata…..

W l’Italia!!!!!

Oggi gli ho risposto:

Buongiorno Sig. [omissis],

non le ho risposto semplicemente perché non rispondo subito a tutta la posta che ricevo e la sua mail meritava una risposta dettagliata.

Non sono “sparito”: continuo tuttora a denunciare i complottismi (proprio pochi giorni fa qui, per esempio
https://www.cdt.ch/news/l11-settembre-e-quellombra-lunga-22-anni-di-cospirazioni-327111).

Inoltre i video sono ancora perfettamente disponibili, insieme a gigabyte di dati processuali. Un esempio:

https://www.vaed.uscourts.gov/101cr00455-trial-exhibits

Infine trova centinaia di pagine di informazione presso Undicisettembre.info. Buona lettura, e la invito a non saltare a conclusioni offensive quando qualcuno non le risponde immediatamente.

Cordiali saluti

La sua risposta di poco fa:

Buonasera, stavo rivedendo dopo tanti anni un video:

 “11 settembre come Pearl Harbor”

Ho il vomito per quello che lei ha affermato!

Spero che quei 2500 angeli che sono morti, un giorno morderanno il suo
culaccio mentre dorme.

Lei è veramente una persona inqualificabile!

Non ha nessun rimorso per quello che ha affermato nei suoi video
inguardabili?

Pensare che un essere umano, possa ignorare la realtà ben documentata
attraverso ore ed ore di video, con una volgare superficialità!

Spero in una giustizia divina!

Lei è il NULLA!

11 settembre, 22 anni dopo: intervista per il Corriere del Ticino; intervista a ex agente FBI

11 settembre, 22 anni dopo: intervista per il Corriere del Ticino; intervista a ex agente FBI

Il Corriere del Ticino mi ha intervistato in video per la ricorrenza
degli attentati dell’11 settembre 2001. Trovate l’articolo e il video
qui; il video è anche su YouTube ed embeddato qui sotto.

Intanto continua la pubblicazione, su Undicisettembre.info, delle interviste
realizzate da Leonardo Salvaggio a chi quel giorno non era rintanato dietro un
monitor a sentenziare e teorizzare, ma era sul posto, ha visto e sa come sono
andate realmente le cose. Per la ricorrenza è stata pubblicata l’intervista all’ex agente dell’FBI Matthew Hoke, che intervenne sulla scena dello schianto del volo United 93 a Shanksville.

Jet privato fuori controllo si schianta in USA. Echi dell’11 settembre

Jet privato fuori controllo si schianta in USA. Echi dell’11 settembre

Ieri sei caccia F-16 della difesa statunitense hanno intercettato un jet
privato che non rispondeva alle chiamate del controllo del traffico aereo e
stava sorvolando Washington, D.C. Gli aerei militari sono intervenuti volando
a velocità supersonica, producendo un boato che è stato udito in tutta la
regione della capitale. Il jet privato, un Cessna Citation Bravo (N611VG), si è schiantato fra le montagne della Virginia sud-occidentale. Non ci
sono sopravvissuti.

L’aereo era partito da Elizabethton, nel Tennessee, con destinazione New York,
ma ha virato sopra Long Island e ha iniziato a volare direttamente verso
Washington, attivando gli allarmi antiterrorismo e creando momenti di panico
nella zona di Capitol Hill. I caccia del
NORAD (North American Aerospace Defense
Command) sono partiti dalla base militare Andrews nel Maryland (dove, per
coincidenza, si trovava il presidente Biden), hanno intercettato il jet
privato intorno alle 15.20 e hanno visto che il pilota non rispondeva ed era
svenuto. I militari hanno seguito il jet fino a che si è schiantato circa
mezz’ora dopo.

Il jet privato apparteneva a un’azienda intestata a John e Barbara Rumpel. I
due non erano sull’aereo: a bordo, oltre al pilota, c‘erano una loro figlia,
una nipotina di due anni e la sua tata.

L’incidente richiama subito alla memoria un episodio analogo avvenuto nel
1999, quando il jet privato sul quale si trovava il giocatore di golf Payne
Stewart insieme ad altre quattro persone volò per migliaia di chilometri
mentre tutti a bordo erano incoscienti a causa della depressurizzazione della cabina, che fece perdere i sensi al
pilota e ai passeggeri, e si schiantò infine nel South Dakota.

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, quell’incidente e la sua
intercettazione da parte dei caccia statunitensi furono presentati dai
sostenitori delle tesi di complotto come una prova che sarebbero bastati pochi
minuti per intercettare i quattro aerei di linea dirottati dai terroristi l’11 settembre, e che
siccome invece l’intercettazione era fallita era evidente che ci fosse stato un complotto interno agli Stati Uniti.

Un allora noto complottista, conteso dai programmi televisivi italiani,
si inventò l’asserzione
che
“il tempo medio fra l’allarme e il decollo dei caccia è di circa sei
minuti”

e che
“i caccia, viaggiando a velocità supersonica, possono raggiungere in pochi
minuti l’aereo che non risponde più alle chiamate da terra”

citando proprio l’incidente di Payne Stewart.

In realtà il Learjet 35 di Stewart fu intercettato solo dopo
un’ora e venti minuti

che l’aereo aveva smesso di rispondere alle comunicazioni radio, ma il noto
complottista si dimostrò ancora una volta incapace di controllare persino i
dati di base delle sue teorie, dimenticandosi dell’esistenza dei fusi orari (nei rapporti sull’incidente, l’orario di perdita dei contatti radio è espresso in EDT, ora legale della costa est, mentre l’orario di intercettazione è espresso in CDT, ora legale della fascia centrale degli Stati Uniti). Da allora si è disinvoltamente riciclato
tentando di rifilare ai suoi seguaci altre corbellerie sfruttando le tragedie altrui.

 

Fonti: NORAD,
FlightAware,
NPR,
ANSA,
Reuters,
Associated Press,
The Daily Beast,
TLspotting,
Aviation-safety.net.

11 settembre, la diatriba delle bobine al Pentagono

11 settembre, la diatriba delle bobine al Pentagono

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “limacameri”, “a.passi” e “paladino” ed è stato aggiornato rispetto alla sua pubblicazione iniziale. Alcuni commenti potrebbero pertanto sembrare incoerenti perché riferiti a versioni precedenti del testo.

In un altro articolo di questo blog sul “Boeing fantasma” e sulla (presunta) assenza di suoi rottami si è sviluppata una diatriba sulle bobine di cavo che si vedono in molte delle foto dell’impatto sul Pentagono. C’è chi dice che sono vicinissime alla zona d’impatto, costituendo un ostacolo lungo la traiettoria dell’aereo, e che la loro condizione troppo perfetta è sintomo del fatto che nessun aereo è passato di lì.

Per chiarire i termini del problema e lasciare a ognuno la possibilità di valutare i fatti, pubblico qui alcune foto del mio archivio. Cliccando sulle foto, potete vederne versioni ad alta risoluzione presso Flickr.com.

Queste immagini sono prese da angolazioni diverse rispetto a quelle più comunemente pubblicate, che sono scattate con un teleobiettivo che, come tale, comprime la prospettiva. A mio avviso, le foto qui sotto mostrano che successivamente all’impatto le bobine non erano poi così vicine come può effettivamente sembrare da certe immagini, e che forse non lo erano neppure prima dell’impatto. Giudicate voi.

Questa panoramica è presa da un punto parecchio a destra della zona d’impatto:

pentagon_347626.jpg

La foto qui sotto è un dettaglio di quella sopra e mostra che le bobine sono sufficientemente lontane da non essere state coinvolte nel crollo della facciata. La foto mostra anche un apparato simile a un rimorchio di camion, sulla destra, che secondo la ricostruzione ufficiale è un generatore. L’apparato è piegato verso il basso e tranciato nello spigolo superiore sinistro: una condizione che ben si sposerebbe con un passaggio radente di un aereo che l’abbia colpito di striscio da sopra, magari con un motore e/o con un’ala, prima di infilarsi nel Pentagono.

Altre foto (che ho poi pubblicato in un articolo successivo) mostrano che l’apparato è inoltre ruotato verso la facciata rispetto alla sua posizione pre-impatto e che sulla sua parte superiore c’è un solco profondo, molto compatibile con uno degli attuatori a forma di pinna presenti sotto le ali dei Boeing 757 e difficilmente spiegabile con altre ipotesi come missili o esplosioni.

pentagon_347626_coil_detail.jpg

Qui sotto si nota che le bobine sono sufficientemente lontane dall’edificio da non essere interessate neppure dalle volute di fumo e vapore prodotte dai mezzi antincendio.

PENT06.jpg

Anche qui sotto si notano bene le bobine (sempre non coperte dalle nubi di fumo e vapore), se ne intuiscono meglio le rispettive posizioni, e si vede bene la tranciatura dell’apparato sulla destra. Si nota inoltre una bobina coricata su un fianco, in mezzo al fumo, mentre una delle bobine più vicine è inclinata su un lato, come se qualcosa l’avesse spinta dentro il terreno o ne avesse piegato una delle flange.

generator_fence1.jpg

Certo, queste sono angolazioni differenti che danno modo di percepire meglio le distanze post-impatto, ma si può anche provare a quantificare la distanza pre-impatto delle contestate bobine.

La foto qui sotto, scattata da Spaceimaging il 7/11/2001, mostra praticamente in pianta la zona e permette di scorgere quelle che sono forse le bobine: i tre puntini neri disposti a triangolo, quasi al centro della foto. Partendo da quest’ipotesi, si possono fare due conti spannometrici sulla loro distanza, sia pure con il margine d’errore derivante dai pochi pixel di risoluzione (è una foto satellitare).

Va detto che le bobine visibili nelle foto dell’11 settembre sono almeno quattro, mentre la foto satellitare ne presenta tre: questo potrebbe essere dovuto alla vicinanza di due bobine, che vengono viste come un unico punto, o a cambiamenti delle bobine nei giorni trascorsi fra la foto satellitare e l’11 settembre (o anche al fatto che non si tratta delle bobine).

spaceimaging_Pentagon_9_7_01_detail.jpg

Ogni facciata del Pentagono è lunga 921 piedi, ossia 281 metri. In questa foto, quei 281 metri sono rappresentati da circa 335 pixel. In altre parole, un pixel rappresenta 1,19 metri. Le bobine più vicine distano dalla facciata (tracciando una linea a perpendicolo alla facciata) circa 23 pixel. 23 x 1,19 = 27,37 metri. Arrotondiamo per difetto, prudenzialmente, e arriviamo a circa 25 metri abbondanti dal punto più vicino della facciata. La distanza dal punto d’impatto, che non è direttamente di fronte alle bobine, è ancora maggiore. Come termine di paragone, le ali di un Boeing 757 misurano in totale 38 metri.

Casi come questo mostrano quanto una foto, se non interpretata con cognizione di causa e con un po’ di competenza di fotografia, possa essere estremamente ingannevole.

Su 911review.com, inoltre, ho trovato un’analisi piuttosto interessante di questo apparente problema delle bobine “troppo vicine”.

Aggiornamento (2006-03-06)

Dopo la prima pubblicazione di questo articolo è emersa una nuova obiezione pro-complotto: se davvero l’aereo è passato sopra le bobine, come sembra risultare da altri indizi, come mai non le ha scaraventate lontano?

In effetti lo spostamento d’aria di un Boeing 757 che passa a non più di qualche metro sopra le bobine dovrebbe essere molto potente. Le bobine in realtà sembrano spostate rispetto alla loro posizione originale, ma di poco: una è piegata di lato, in una posizione innaturale, mentre un’altra è coricata. Forse le bobine sono state colpite e spostate dall’aereo.

Una possibile spiegazione è il peso delle bobine. Si tratta di bobine in acciaio alte da 6 a 8 piedi (183-244 cm), perlomeno secondo questa fonte abbastanza insolita (un negozio di modellismo che vende copie esatte in scala delle bobine in questione). Una bobina di acciaio di quelle dimensioni, con avvolto del cavo avente una sezione molto larga, deve pesare parecchio. Forse abbastanza da non essere mosso da uno spostamento d’aria?

Purtroppo, mancando per ora foto della posizione pre-impatto di queste bobine, la tesi complottista secondo la quale sono rimaste immobili non né confermabile né smentibile.

Il Delirio del Giorno: “penso che tu abbia dei seri problemi cognitivi”

Mail del 27 dicembre 2022:

Buonasera Paolo, avrei solo una domanda (molto personale) da farti riguardo
alle tue ricerche, soprattutto sull 11 Settembre:

Ma tu, credi veramente in quello che dici? o sai di dire delle falsità ma le
divulghi lo stesso solo per portare i soldi a casa per pagare il mutuo e il
pane come il protagonista di Thank you for smoking che parlava bene delle
sigarette?

Perché in caso tu sia in buona fede, penso che tu abbia dei seri problemi
cognitivi.

In caso contrario spero che quando lascerai questo mondo, gli “dei” siano
clementi con te.. perché non so cosa possa capitare alla tua anima dopo una
vita passata a divulgare falsità in una posizione importante come la tua

(Non so se hai presente il finale di Ghost😉)

Grazie in anticipo per la futura risposta

La mia risposta:

Buongiorno [nome rimosso],

se hai questa opinione di me, non crederai a qualunque cosa ti risponda.

Quindi nonostante i miei “seri problemi cognitivi” arrivo a capire che
risponderti nel merito è inutile. Mi dispiace che tu non sia arrivato a
capire che la tua domanda lo è ancora di più.

In quanto alla mia anima, sono ateo e sto bene così, grazie.

Paolo Attivissimo

P.S. Ghost è un film, non un documentario.

Alberto Contri, ex direttore di Pubblicità Progresso, docente IULM, annuncia uno “studio” sui debunker, manifesta complottismi a pioggia. Poi cancella (quasi) tutto

Alberto Contri, ex direttore di Pubblicità Progresso, docente IULM, annuncia uno “studio” sui debunker, manifesta complottismi a pioggia. Poi cancella (quasi) tutto

Il 29 agosto scorso Alberto Contri, docente IULM al Dipartimento di Comunicazione, arti e media ed ex direttore di Pubblicità Progresso, ha scritto
questo tweet:

“Quando uscirà lo studio che ho fatto sui debunker a livello internazionale
con un gruppo di masterizzandi svegli, resterete di merda. Anche se Henry
Miller aveva detto che “il segreto del successo è mai vergognarsi”.”
, linkando un
tweet
del collega David Puente.

Gli ho
risposto
pubblicamente:
Grazie, mi avvisi quando esce, così finalmente scoprirò chi mi paga e gli
potrò mandare il sollecito, qui non arriva un soldo.

Si è avviata una discussione pubblica, della quale Contri ha successivamente
cancellato o nascosto buona parte dei suoi tweet, rendendo impossibile
comprendere la conversazione. Li ho salvati e li ripubblico qui, dato che le opinioni e i metodi comunicativi di un docente che tiene un corso di laurea in comunicazione d’impresa e relazioni pubbliche sono di ampio interesse. Specialmente se poi vengono cancellati.

Gli ho
chiesto
(15:48):
Sbaglio o lei era al tavolo della stampa con me e gli altri rappresentanti
della stampa durante gli incontri “Bastabufale” organizzati da Laura
Boldrini? Mi spiace che lei sia sceso a questi toni.

Io
(15:51):
Fra l’altro, dovrebbe decidere quale sia la sua tesi. O i “debunker a
livello internazionale” sono pericolosi tanto da meritare rivelazioni,
oppure non contano niente.

Io
(15:52):
“Anche se Henry Miller aveva detto che “il segreto del successo è mai
vergognarsi”.” Allora dormo tranquillo.

Contri
(19:40): Non, non ero io. Quali toni?

In effetti, per amor di precisione, Contri non era al tavolo, ma era intervenuto durante una
sessione a Montecitorio
alla quale ero intervenuto anch’io, nel 2017. Contri aveva parlato
in favore dell’iniziativa Bastabufale. Come si cambia.

Io
(19:42):
Allora ricordo male. Quali toni? Questi: “Quando uscirà lo studio che ho
fatto sui debunker a livello internazionale con un gruppo di masterizzandi
svegli, resterete di merda.”

Contri
(19:42):
Dal punto di vista della comunicazione fanno danni. Generalmente sono
eterodiretti e finanziati per uno scopo.

Contri
(19:58): Mi scuso. Dovevo scrivere di m….È che hanno scassato talmente i cabbasisi
(cit. Camilleri, si puó?) che si resterà sorpresi nelli scorire che non sono
esattamente dei benefattori dell’umanità.

Io
(19:59):
“Sui debunker”? A tappeto? TUTTI i debunker “non sono esattamente dei
benefattori dell’umanità”? Accusa piuttosto generica e pesante. Io sono un
debunker.

Contri
(20:07):
Interessante. Non credo di aver detto “tutti”. Nello studio ci sono i più
noti. Curiosità: Lo fa per divertimento? Volontario? Altrimenti, come si
finanzia?

[allega immagine di pagina doppia de La Verità]

Ingrandimento della doppia pagina citata da Contri.

Io
(20:12):
Beh, “sui debunker” presuppone “tutti”. Altrimenti avrebbe precisato
“alcuni”. Ma ho chiesto proprio per chiarire. E quali sono “i più noti”? Lo
faccio per divertimento e per lavoro. Quasi sempre volontariato, a volte su
richiesta di radio o TV. Mi mantengo facendo altro.

Io
(20:14):
Ora le faccio io una domanda per curiosità: a che titolo ospita e fa
parlare un incompetente documentato come Massimo Mazzucco? Uno che sostiene
che la Terra sia cava e noi viviamo al suo interno?
 

Contri
(20:15): Quindi con committenti che hanno uno scopo.

Io
(20:18):
Certo che c’è uno scopo, sarebbero stupidi a chiedermelo se non ci fosse:
le redazioni vogliono sapere se una certa notizia/foto è vera o falsa e io
offro gli strumenti per farlo. RadioTV svizzera, Rai, Mediaset, SkyTG24,
Nove, eccetera.

Io
(20:24):
A volte, invece, faccio le indagini perché l’argomento mi interessa. Tipo
questo articolo di ciarlataneria pseudoscientifica. Un’intera pagina
dedicata a uno che dice di viaggiare nel tempo

[immagine di pagina de La Verità].

Io
(20:29):
Per chiarezza: “altro* significa che faccio il giornalista come
collaboratore della RSI e di altre testate, e in più scrivo e traduco testi
e libri tecnici e faccio consulenze informatiche.

Contri
(20:42):
E1 un personaggio interessante, con le sue idee, che però fa dei video
molto ben documentati. Stando alla fisica quantistica, la storia della terra
potrebbe pure essere. Potrebbe. Le sue teorie su 11 sett. non sono campate
in aria. V. perizia dei pompieri uscita 18 anni dopo.

Io: (20:46):
Mi scusi ma *video ben documentati” riferito a Mazzucco fa sorridere.
L’elenco delle castronerie tecniche nei suoi video è infinito ed è l’unica
cosa ben documentata. “Stando alla fisica quantistica”? Ha provato a
chiederlo a un fisico invece che a un ex regista? 🙂

Io
(20:51):
Scusi se insisto, ma è lei l’Alberto Contri citato in questo video? Io vedo
un Alberto Contri a Bastabufale. Me lo ricordo da qui:
https://t.co/LiSLBThikK
[il link più specifico è
https://attivissimo.blogspot.com/2017/05/bastabufale-il-testo-del-mio-intervento.html]


Contri
(20:51):
Tipica risposta. il cherry picking è la principale attività dei debunker.
Comunque basterebbe la relazione dei pompieri sopravvissuti, pubblicata 18
anni dopo : “Scappando per le scale, abbiamo sentito le esplosioni cadenzate
piano per piano”. È un doc ufficiale

Io
(20:55):
“il cherry picking è la principale attività dei debunker.” Mi scusi ma è
esattamente il contrario. Il debunker fornisce le fonti integrali e precise.
Lei ha una fonte per la “relazione” di cui lei parla? Qual è di preciso
questo “doc ufficiale”?

Io
(21:01):
Tenga presente che io e altri colleghi abbiamo intervistato direttamente i
vigili del fuoco di NY. Nessuno, ma proprio nessuno, sostiene la teoria
delle esplosioni. Che oltretutto è assurda per ragioni fisiche: delle
esplosioni in grado di distruggere un edificio…

/
(21:04) ...avrebbero creato un’onda di pressione tale da spaccare _tutti_ i vetri
degli edifici adiacenti e rendere permanentemente sordi i presenti, cosa
che non è successa. Lo abbiamo chiesto a demolitori professionisti.

/

(21:05)
Dan Potter, FDNY:”[le teorie di esplosivi sono] False, semplicemente
false. Non hanno alcun valore e tutti noi che eravamo lì conosciamo la
verità. I Capitani dei Pompieri hanno visto il primo e il secondo aereo
colpire i palazzi. Semplicemente false.”

(link) /

(21:09)
Frank Papalia, FDNY: “I was there and I saw things happening. I was
standing in the building next to 7 and the whole bottom was gouged out
from being hit by the other building. The whole building was on fire, the
windows were popping out…. ” /

(21:09)
“…Buildings aren’t made to be on fire like that, because if there’s a
fire they are designed to have sprinklers system that is supposed to put
it out, so they are not meant to burn indefinitely. If they do steel
softens. Steel softens at about 950 F. “

(link) /

(21:12)
Larry Monachelli, FDNY: “I didn’t notice any explosions. And it wasn’t
fast as I expected it to be. We could here all the floors coming down,
each one on the next, and we had time to run.”

(link) /

” So there were no explosions but only the noise of each floor
coming down on the other,” dice Monachelli. Queste testimonianze Mazzucco
stranamente non le cita. Cherry picking, appunto. /
(21:15)
John Picarello: “… si poteva proprio sentire che ogni piano crollava sul
successivo. Era come “pa-pa-pa-pa-pa”. Ho sentito che alcuni miei amici lo
descrissero come delle esplosioni ma credo che sia normale durante un
crollo con la pressione e il fumo che vengono spinti fuori.” /

(21:16)
Intervista integrale:
https://undicisettembre.blogspot.com/2012/09/world-trade-center-intervista-con-il.html
Questa Mazzucco gliel’ha raccontata? /

Contri
(21:08):
I pompieri? Quali? Quanti? Un tempo la relazione l’ho letta, forse in rete
si trova. E allora mi spiega come ha potuto collassare cosí l’edificio
vicino? I pareri dei demolitori…ah! E allora il parere dell’associazione
degli ingegneri e degli architetti con tutti i loro dubbi?

Contri
(21:10):
Non è vero per niente. Le esplosioni sono programmate per avere efficacia
limitata a dove sono posti gli esplosivi.

Contri
(21:12):
Adesso però non ho tempo. Un’alyra volta mi spieghi il piccolo buco nel
Pentagono. I resti dell’aereo dove sono? Tutte le telecamere spente? Da qui
e altro si vede che i debunker indagano solo in un senso…

Io
(21:17):
“I pompieri? Quali? Quanti?” Glieli sto elencando. Li legga, credo che
saranno illuminanti. “la relazione l’ho letta, forse in rete si trova” In
altre parole, non ha la minima idea della fonte di quello che cita. Non è un
buon metodo giornalistico.

Io
(21:17):
“mi spiega come ha potuto collassare cosí l’edificio vicino?” Sì, ma glielo
faccio spiegare direttamente dai vigili di NY, di cui le ho già citato le
parole.

Io
(21:20):
“il parere dell’associazione degli ingegneri e degli architetti” …
associazione che “dimostra” le proprie tesi usando scatole di cartone.
Serissimi. Questo è il loro capo, Richard Gage.
[foto di Gage che brandisce due scatole di cartone per simulare le Torri
Gemelle]

Io
(21:23):
Ma parliamo di questa associazione. Sa che una volta hanno accettato
l’iscrizione di uno che si chiama “Massimo dell’Affidabilità”? Ero io.
Controlli ZERO.

[screenshot dell’iscrizione]

Io
(21:24):
Sa cosa dicono alcuni membri di questa associazione? Paul Robert Kenyon
dice che è possibile che si sia trattato di raggi laser o “radiazioni ad
alta frequenza” /

(21:25)
Charles Pegelow, presentato come ingegnere strutturista, sostiene che le
Torri Gemelle furono distrutte mediante bombe atomiche che fecero evaporare
100.000 tonnellate d’acciaio /

(21:28)
Come si può vedere, una volta che si va alle fonti dirette si scopre come
stanno realmente le cose. Questo è quello che fanno i debunker. Lei, per
contro, mi parla di un Mazzucco ex regista e di un “rapporto” di cui non sa
dare dettagli.

Io
(21:30):
Potremmo anche parlare di Mazzucco che rimonta le parole dei testimoni al
Pentagono per manipolarle.

[link al video che lo documenta]

Io
(21:32):
Potremmo parlare anche di Mazzucco che nega gli allunaggi. Lei è d’accordo
con queste sue tesi?

Io
(21:36):
Mi scusi ma le suggerisco di parlare con un esplosivista. Danilo Coppe,
dell’IRE, per esempio. Le spiegherà come funziona realmente una demolizione.
Un concetto semplice: le esplosioni fanno boati PRIMA del crollo. Al WTC non
accadde. /

(21:36)
Un altro concetto semplice: gli esplosivi devono essere piazzati. Come farlo
in un palazzo abitato, senza che se ne accorgesse nessuno, piano per piano,
colonna per colonna? /

Io
(21:39):
“Un’alyra volta mi spieghi il piccolo buco nel Pentagono” La breccia era
larga 35 metri. Documentata dalle foto pre-crollo della facciata. Mi
perdoni, ma lei si abbevera solo a fonti complottiste? Il Pentagon Building
Performance Report l’ha mai letto? Questa foto la conosce?

[Foto della breccia d’impatto al Pentagono]

Io
(21:40):
Ma poi scusi, ragioniamo un attimo: chi sarebbe così cretino da organizzare
un complotto che lasciasse un buco troppo piccolo per poi dire che ci è
passato un aereo di linea? 🙂

Io
(21:41):
I resti dell’aereo erano dentro il Pentagono. È quello che succede quando
un aereo penetra in un edificio. /

Io
(21:43):
“Tutte le telecamere spente?” No, le telecamere erano accese e i video sono
pubblici. Mi sembra proprio che lei non si sia documentato sui fatti
tecnici. E con o senza telecamere, ci sono oltre 50 testimoni oculari. /

Io
(21:44):
“Adesso però non ho tempo. ” Questa, sinceramente, è la cosa più triste di
tutte. Lei lancia accuse, formula teorie infamanti, e poi quando qualcuno le
chiede le prove risponde “non ho tempo”. Direi che è una bella illustrazione
del suo approccio alla realtà /

Io
(21:46):
E meno male che saremmo noi debunker quelli che “indagano solo in un
senso.” Noi portiamo le prove, le fonti, i dati. Diamo pieno accesso a
tutto. Lei ha portato solo chiacchiere e dicerie, ma accusa noi. E poi fugge
alla richiesta di prove. Direi che questo dice tutto.

Contri
(22:26): Ah davvero? Cosa ci dicono del resto dell’aereo?

Io
(22:28):
Ci dicono che hanno visto l’aereo, l’hanno riconosciuto come aereo di linea
della American Airlines, e l’hanno visto schiantarsi dentro la facciata. I
soccorritori hanno trovato i resti dei passeggeri, le loro valigie, i pezzi
dell’aereo. Le posso indicare nomi e fonti, ma… /

Io
(22:30):
… visto che lei dice di non avere tempo e di non poter dare la fonte
delle sue citazioni sul presunto “rapporto” dei VdF di NY, non le sembra di
chiedere senza dare?

Contri
(22:27):
Ahahahahahah con tutte le ali vero? 40 metri di ali sono entrate tutte in
un foro di pochi metri senza lasciare un detrito?

Contri
(22:31):
Io vedo solo una cosa: voi avete in testa un obiettivo da raggiungere,
quello che interessa alla vostra committenza. Sull’11 settembre ci sono
montagne di documenti, prove, film, testimonianze, che suscitano seri dubbi.
Per voi è tutto chiaro, avete una risposta per tutto.

Io
(22:33):
Signor Contri, lei sta sghignazzando della morte di quasi duecento persone.
Abbia un po’ di rispetto. E sì, i detriti li hanno lasciati. Sono ampiamente
documentati. />

Io
(22:34):
“Per voi è tutto chiaro, avete una risposta per tutto.” No. Semplicemente
abbiamo verificato le tesi dei complottisti e sono risultate false. Tutto
qui. Lei, putroppo, non sembra aver fatto nessun lavoro di verifica e pare
credere a ogni fantasia dei complottisti. Pecccato.

Io
(22:37):
“voi avete in testa un obiettivo da raggiungere, quello che interessa alla
vostra committenza.” Quando non si riesce a controbattere con i fatti, si
ricorre al classico “chi ti paga”. Davvero triste e basso da parte sua
cercare di infangare me, i miei colleghi e i VdF di NY.

Io
(22:39):
Per chiarezza: quando io e i miei colleghi abbiamo rilevato lacune ed
errori nei rapporti tecnici 11/9, li abbiamo segnalati pubblicamente. Non
abbiamo “committenti”, ma capisco che per lei possa essere difficile credere
che qualcuno abbia l’integrità di essere indipendente.

Io
(22:43):
Qualora lei volesse informarsi sui fatti puramente tecnici e scoprire
quante fandonie le hanno raccontato i complottisti, può sfogliare
Undicisettembre.info, dove troverà nomi e cognomi, testimonianze, fonti
tecniche, immagini, documenti e interviste. /

Io
(22:46):
Se poi volesse informarsi anche sulle falsità tecniche dichiarate sugli
allunaggi dal signor Mazzucco e colleghi, potrà partire da questa sintesi:
Luna1969.info È gratis. Scritto per passione, non per committenza.

[immagine della copertina di Luna? Sì, ci siamo andati!]

Sedici anni di 11 settembre

Sedici anni di 11 settembre

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo
aggiornamento: 2021/09/17 19:45.

Ci sono maggiorenni che non hanno nessun ricordo di com’era il mondo prima
dell’11 settembre 2001. Io le Torri Gemelle, quelle distrutte quel giorno
dagli attacchi terroristici in diretta TV mondiale, le ricordo bene: in
momenti sereni le avevo visitate e ammirate nella loro squadrata, ardita,
elegante potenza.

Come tutti quelli che hanno qualche decennio in più sulle spalle, le ricordo
come luoghi, non come icone: luoghi pieni di vita, di gente
indaffarata, simboli di innumerevoli film: bastava una breve inquadratura di
quei due parallelepipedi senza eguali e sapevi già dov’era ambientata la
storia. Erano la Torre Eiffel d’America. Chi è giovane oggi, invece, le
conosce solo per il loro giorno maledetto, in cui sono morte tremila persone
ed è cambiata per sempre la nostra idea di sicurezza.

Man mano che passa il tempo la cronaca diventa storia e il ricordo diretto si
affievolisce, aprendo la strada a dicerie, fantasie, mitomanie e deliri di
ogni sorta, compreso il complottismo undicisettembrino. Per chi volesse un
ripasso tecnicamente rigoroso ma discorsivo di quegli eventi, ricordo che è
sempre disponibile il libro 11/9 – La cospirazione impossibile,
scaricabile gratis nella
versione PDF
e per 1,99 euro nella
versione EPUB,
curato da vari autori, me compreso.

Sul fronte del cospirazionismo tutto tace: gli anni passano senza che arrivino
le tanto sbandierate prove imminenti delle tesi più bislacche, e persino le
colossali fughe di notizie riservate offerte da WikiLeaks e da Edward Snowden
non portano a galla nulla di quanto promesso dai vari guru del cospirazionismo
ai loro creduli seguaci. Molti di questi guru hanno fatto fortuna con la paccottiglia
del complottismo e si sono riciclati verso nuovi complotti altrettanto
remunerativi.

Io e i colleghi del
Gruppo Undicisettembre abbiamo
praticamente smesso di fare debunking vero e proprio semplicemente
perché manca qualunque novità sul fronte delle tesi di complotto: in sedici
anni, i sostenitori delle tesi alternative non sono riusciti a farsi validare
neanche un solo articolo tecnico su una rivista scientifica di settore. Noi
proseguiamo invece onorando il ricordo di tutti i caduti dell’11/9 attraverso
le parole di chi non si è chinato su Youtube negli anni successivi per
disseminare i propri viaggi mentali, ma quel giorno era già tra le macerie a
New York e al Pentagono per tentare un soccorso disperato.

Ieri abbiamo
pubblicato l’intervista al capitano della Guardia Nazionale Christopher Daniels, che rende molto chiaramente la confusione e l’angoscia di quel giorno
agghiacciante. Su
Undicisettembre.info ne trovate
molte altre. So che leggere tante parole è fuori moda, ma provateci: capirete
molto più di quanto possano spiegare gli Youtuber in cerca di clic e consensi.

Complottismo di nuovo in TV stasera su La7

Stasera va in onda su La7 una puntata di
Bersaglio Mobile, il programma di Enrico Mentana, dedicata al confronto fra tesi di complotto
e debunking. Il gruppo Undicisettembre ha partecipato fornendo
esclusivamente una consulenza tecnica sui testi in risposta alle
tesi di un complottista (il link porta
alla copia su Archive.is); il montaggio è a cura della redazione. Abbiamo
scelto di non partecipare personalmente in video (salvo eventuale materiale di
repertorio) per non trasformare l’11/9 in uno scontro individuale fra
complottisti e debunker.

Personalmente credo che questo genere di faccia a
faccia finisca, nonostante le buone intenzioni, per dare alle tesi di
complotto una visibilità e una dignità che non meritano rispetto alla vastità
e alla precisione della ricostruzione tecnica (non della “versione
ufficiale”), e che sia profondamente sbagliato parlare di
“opposte verità”, perché la verità è sempre una sola e il resto è fuffa: ma l’alternativa era
lasciare che parlassero soltanto le tesi di complotto.

2017/09/12 18:15. La puntata di Bersaglio mobile è
disponibile online
e dura un’ora e 17 minuti.

2017/09/13 00:25. Ho aggiornato la guida
L’11 settembre in cifre
(PDF) con i dati tecnici essenziali.

2021/09/17 19:45. Mi è stato segnalato da un lettore che la puntata è
ora disponibile su YouTube. La incorporo qui sotto.

Vent’anni dagli attentati dell’11 settembre 2001

Vent’anni dagli attentati dell’11 settembre 2001

Sono ormai trascorsi due decenni dagli attentati dell’11 settembre 2001: vuol
dire che c’è una generazione di persone che oggi sono maggiorenni e non hanno il
benché minimo ricordo diretto degli eventi che scossero il mondo quel giorno.

Per queste giovani generazioni, le
Torri Gemelle sono solo dei pixel su uno schermo. Non ne possono aver vissuto la
fisicità in modo tangibile, non possono aver sentito le Torri toccandone
le strutture e salendo fino ai loro piani più alti, come ho fatto io insieme a
milioni di persone per decenni, e questo rende tutto astratto e impalpabile.

Questa progressiva nebbia del ricordo facilita l’attecchimento di miti e di
tesi di complotto, che nei primi anni dopo gli attentati ebbero una fortissima
diffusione e che oggi sono passate in secondo piano, sopite ma mai realmente
abbandonate, sostituite da tesi di complotto su altri drammi, come la
pandemia, per riaffiorare soltanto in occasione degli anniversari. Anche il
complottismo ha le proprie mode, e già questo dà un’idea della scarsa serietà dei suoi sostenitori.

Il complottismo sull’11 settembre oggi è cambiato rispetto a quegli anni: non
porta più nuove tesi da molto tempo, ma è diventato parte della cultura
contemporanea, come le tesi di complotto sull’assassino del presidente Kennedy
o sugli allunaggi. Rischia quindi di sedimentarsi nell’opinione pubblica come
una visione legittima degli eventi. Ma non lo è. Lo dimostrano i fatti
tecnici, non le veline di governo. Per contro, altri eventi, come il crollo della torre Plasco a Teheran nel 2017, hanno tragicamente dimostrato che purtroppo i grandi edifici, se incendiati, possono crollare improvvisamente e catastroficamente, contrariamente a quanto invece asserito dai sostenitori delle tesi di demolizione controllata delle Torri Gemelle.

Se vi interessa saperne di più su questi fatti tecnici e sui miti nati intorno
a questi attentati e sentire le testimonianze dirette di chi era lì in carne e
ossa, invece di blaterare chinato sullo schermo del computer, e se volete
leggere le esperienze dei vigili del fuoco di New York e di Arlington, dei
soccorritori in Pennsylvania e di tanti altri esperti che accorsero per aiutare, invece dei deliri degli YouTuber incompetenti in
cerca di visibilità, posso proporvi due risorse in italiano. 

La prima è il blog Undicisettembre,
che ho l’onore di coordinare insieme ad altri ricercatori che hanno raccolto i
documenti delle otto inchieste governative, le perizie dei tecnici e i dati
scientifici e hanno intervistato molti dei protagonisti diretti, come Malcolm Nance, soccorritore al Pentagono (vi consiglio
di cominciare dalle FAQ raccolte nella colonna di destra); la seconda è il libro
11/9 La cospirazione impossibile, scaricabile gratuitamente in formato PDF, disponibile anche in versione aggiornata e realizzato dal Cicap per
esplorare la disinformazione mediatica che ha circondato gli eventi di quel
giorno e degli anni successivi.

Per quel che mi riguarda, non ho nulla da aggiungere sull’argomento rispetto a
quanto ho già scritto: la vera zona grigia degli attentati, ossia il
coinvolgimento saudita (governativo o di singoli individui) nel facilitarli e
finanziarli, rimane ancora irrisolta e non sembra esserci alcun vero intento
di fare chiarezza da parte del governo statunitense. Il resto è solo aria
fritta alla quale non intendo regalare visibilità.

Per cui, cari complottisti in patetica cerca di attenzioni, non perdete tempo
a inviare commenti a favore di presunte “prove” di complotto. Avete avuto
vent’anni di tempo e non avete concluso nulla. Fatevene una ragione e trovate
qualcosa di più costruttivo da fare della vostra vita.

Fonte per l’immagine:
Jeffmock/Wikipedia.