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11/9

Podcast Disinformatico del 2011/09/09 e dibattito TV sull’11/9

È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il
podcast
della scorsa puntata del Disinformatico, dedicata all’allarme su Facebook per “Francesca Capone” (con nuovi settaggi di privacy
di Facebook)
, al
worm di nome “Morto”, ai
13 anni di Google Inc., al
caos di Diginotar
che causa aggiornamenti continui e alla
trappola della falsa messa in regola di Windows piratato.

Per quanto riguarda il complottismo undicisettembrino, segnalo che la
Radiotelevisione Svizzera mi ha
intervistato
nella trasmissione Il Quotidiano; inoltre ho completato il montaggio e
la messa online dei video dell’incontro-dibattito di Lugano, che è disponibile
qui. Buona visione, se non vi siete stancati dell’argomento.

—

Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili. Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la consultazione.

Hai piratato Windows? Paga 100 euro e ti metti in
regola… forse

La
fantasia dei malfattori online è inesauribile e spesso gioca sui
sensi di colpa degli utenti. In passato si sono visti attacchi
informatici che si basavano su finte accuse di pirateria di musica o
film; adesso è il turno di Ransom.AN, che colpisce particolarmente
chi ha una copia pirata di Windows. Un disonesto che punisce un
disonesto, insomma.

Secondo la segnalazione di Panda
Security
,
Ransom.AN arriva attraverso vari canali, come lo spam o lo
scaricamento di software pirata, e fa comparire una schermata nera
con il logo Microsoft e un perentorio avviso in tedesco secondo il
quale è stata rilevata sul computer una copia abusiva di Windows.
L’illecito, dice l’avviso, può essere sanato pagando 100 euro
tramite carta di credito; in caso contrario partirà una denuncia
alla polizia e verranno cancellati dal computer i dati dell’utente.

Chi
ha la coscienza sporca (e anche chi non è sicuro dello stato della
propria licenza di Windows) abboccherà facilmente alla trappola e
finirà su un sito che sembra legato a Microsoft, immettendovi i dati
della propria carta di credito. I malfattori li useranno per
prelevare ben più di 100 euro e poi manderanno un codice di sblocco.

Se
non abboccate, potete comunque scavalcare la richiesta di codice in
modo semplice: il codice è stato infatti divulgato
da
Panda Security insieme alle istruzioni per rimuovere l’infezione.

Perché ci sono continui aggiornamenti di Firefox
e altri programmi?

Nei
giorni scorsi molti utenti hanno notato una raffica insolita di
aggiornamenti di Chrome, Firefox e Thunderbird. Per quanto irritanti,
non vanno ignorati, perché c’è di mezzo una violazione della
sicurezza di Internet che è arrivata a compromettere quasi tutta la
Rete, toccando anche la CIA, il Mossad israeliano e l’MI6 britannico.

Che
sta succedendo? Come segnalato
nella scorsa puntata del Disinformatico, l’olandese Diginotar,
una certification authority, ossia una delle società
abilitate al rilascio dei certificati digitali (i codici che
garantiscono l’identità dei siti e la sicurezza delle comunicazioni
cifrate su Internet), è stata violata e usata per generare dei
certificati fasulli che consentono al possessore di spacciarsi per
Gmail e per altri servizi di Google, intercettando per esempio il
traffico di e-mail degli utenti.

I
produttori di browser hanno reagito al problema pubblicando un
aggiornamento dei propri prodotti, ma è emerso che la violazione di
sicurezza è più ampia di quanto dichiarato inizialmente. I
certificati contraffatti sono, stando agli ultimi conteggi, oltre 500
e permettono di impersonare Mozilla, Yahoo, Skype, Facebook, Twitter,
il servizio di anonimizzazione Tor e anche Windows Update.

Anche
i certificati digitali dei siti del governo olandese risultano
compromessi, e lo stesso vale per quelli dei siti pubblici di CIA,
Mossad e MI6. Da qui l’assoluta necessità di aggiornare i programmi
che usano questi certificati, revocando ogni accettazione di
qualunque certificato firmato Diginotar.

Non
sembra trattarsi di un attacco effettuato attingendo alle ingenti
risorse tecniche di un governo ostile, come alcuni avevano
teorizzato, perché la tecnica di violazione della Diginotar è stata
assolutamente banale. La società, infatti, aveva password facili,
non aveva un antivirus e non aveva installato gli aggiornamenti del
software, secondo un rapporto
della società di sicurezza Fox-IT.

Non
è finita: l’intruso responsabile dell’incursione si è fatto
vivo
dicendo di avere ancora accesso ad altre quattro autorità
di certificazione, per cui il rischio di ulteriori intercettazioni
delle comunicazioni cifrate degli internauti è ancora alto.

Il
sistema dei certificati digitali, che garantisce le transazioni via
Internet dagli anni Novanta, sembra ormai avere il fiato corto e si
pensa a una sua drastica sostituzione. Mozilla non è andata per il
sottile e ha intimato
a tutte le autorità di certificazione usate dai suoi prodotti
(principalmente Firefox e Thunderbird) di certificare entro otto
giorni lo stato di sicurezza dei propri sistemi, avvisando di essere
disposta a "qualunque misura necessaria per garantire la
sicurezza"
dei suoi utenti. Prepariamoci, quindi, a
una nuova ondata di aggiornamenti indispensabili e aumentiamo la
vigilanza sulle nostre transazioni online.

Fonti
aggiuntive: ThreatLevel
,
The
Register
.

L’assegno che fece nascere Google

Sono
già passati tredici anni dal debutto di Google, che ha trasformato
il modo in cui usiamo Internet. Molti utenti non hanno mai visto
com’era la Rete prima dell’avvento di questo motore di ricerca. Ma
com’è nato Google? Con un assegno a una ditta che non esisteva.

È
il 1998. Larry Page e Sergey Brin, studenti all’università di
Stanford, lavorano già da due anni a un motore di ricerca
sperimentale che chiamano inizialmente BackRub (letteramente
"massaggio alla schiena") e poi Google, che è un
gioco di parole sul termine matematico googol che indica il
numero corrispondente a 1 seguito da cento zeri (ma nella Guida
Galattica per Autostoppisti
di Douglas Adams c’era già un
personaggio cibernetico di nome Googleplex).
Faticano, però, a trovare finanziatori per il loro servizio.

Google,
anche se è ancora in versione beta, piace molto agli internauti,
tanto da sovraccaricare la connessione Internet dell’università, e
finalmente attira un investitore speciale: uno dei fondatori della
Sun, Andy Bechtolsheim, che decide di staccare un assegno da 100.000
dollari a favore del progetto a fine agosto del 1998. Solo che
l’assegno è intestato a "Google Inc.", una ditta che Page
e Brin non hanno ancora fondato.

Nessun
problema: il 4 settembre i due studenti, spinti dal bisogno di
trovare il modo d’incassare l’assegno, fondano la Google Inc. in
California, aprono un conto corrente a nome della neonata ditta e vi
versano i soldi di Bechtolsheim. La creazione della società e il
nome prestigioso del primo finanziatore attirano altri investitori, e
il resto è storia. Ma senza quell’assegno a nome di una ditta
fantasma, oggi Internet sarebbe un posto assai diverso.

Fonti:
Google.com
,
Wired
.

Weekend con il "Morto"

C’erano
una volta i worm, ossia i virus capaci di diffondersi da
soli. Oggi sono diventati rari, un po’ perché i sistemi operativi
hanno turato parecchie falle che consentivano ai worm di propagarsi
ma soprattutto perché il crimine informatico preferisce altre
tecniche (come per esempio i trojan).

Ogni
tanto, però, fa capolino uno di questi attacchi vecchio stile.
Stavolta è il turno del worm denominato Morto, che colpisce i
sistemi Windows e si è meritato un livello
di allerta "Grave"
da parte di Microsoft. Una volta che
si è insediato in un computer, tenta di raggiungerne altri sulla
sottorete locale per infettarli.

A
differenza dei suoi predecessori, usa un canale di accesso insolito,
il servizio RDP (Remote Desktop Protocol) usato per la connessione
remota di un computer Windows a un altro, e non sfrutta una
vulnerabilità di Windows ma approfitta del fatto che molti utenti
usano password facili e usano il servizio RDP via Internet senza
precauzioni. Morto non fa altro che tentare le password più comuni:
un metodo banale ma efficace, a giudicare dalla propagazione di
quest’attacco.

Morto
è rilevato dai principali antivirus e crea molto traffico sulla
porta TCP 3389. È predisposto per il comando a distanza da parte del
suo creatore e se riesce a entrare in un computer ne disattiva
l’antivirus.

La
miglior difesa, come sempre, è la prevenzione, che comincia dall’uso
di password robuste. L’elenco di password tentate da Morto è
eloquente: se vi trovate la vostra, è decisamente il caso di
cambiarla.

!@#$%

%u%12

*1234

000000

111

1111

111111

123

123123

123321

12345

123456

1234567

12345678

123456789

1234567890

1234qwer

168168

1q2w3e

1qaz2wsx

369

520520

654321

666666

888888

aaa

abc123

abcd1234

admin

admin123

letmein

pass

password

server

test

user

Fonti:
F-Secure,
Eweek
,
Threatpost
.

Allarme su Facebook per "Francesca Capone"

Sono
arrivate numerose segnalazioni di un allarme circolante su Facebook a
proposito di una “Francesca Capone” che sarebbe pericoloso
accettare come contatto. Ecco un esempio del testo in circolazione:

"URGENTISSIMO!!!
NON ACCETTARE IL CONTATTO: "FRANCESCA CAPONE" DETTA ANCHE
"CHECCA SPAM" PERCHE’ NON E UN UTENTE MA UN VIRUS CHE
FORMATTA IL PC E SE LO ACCETTA ANCHE UNO SOLO DEI TUOI CONTATTI LO
PRENDI ANCHE TU, ED INOLTRE SI APPROPRIERA’ DEI VOSTRI DATI PERSONALI
E DI TUTTE LE PASSWORD. FAI COPIA E INCOLLA E INVIALO ANCHE AI NON IN
LINEA FALLO… PREGO INSERIRE NELLE VOSTRE BACHECHE… GRAZIE. P.S.
LA FONTE ARRIVA DAI CARABINIERI."

Niente
panico: il Gruppo
Anti Bufale
su Facebook segnala che si tratta della “solita
bufala che gira dal 2007 cambiando il nome”
.

Un
appello molto più utile da far circolare riguarda invece le nuove
opzioni di privacy di Facebook. F-Secure
segnala
che se andate nelle impostazioni
sulla privacy,
potete scegliere se quello che mettete su Facebook
è automaticamente pubblico (leggibile da chiunque, anche non
iscritto a Facebook) oppure visibile solo ai contatti o addirittura
non visibile a nessuno come impostazione predefinita. Questo è molto
utile per evitare errori e imbarazzi rendendo inavvertitamente
pubblico qualcosa di compromettente.

Nella
stessa schermata di impostazioni sulla privacy vale la pena di
cambiare anche l’opzione Funzionamento dei tag – Controllo del
profilo
e attivare questo controllo. In questo modo, infatti,
quando vi taggano in una foto o in un post, è necessaria la vostra
approvazione prima che questo contenuto compaia nella vostra bacheca.

Le
foto e i post taggati con il vostro nome compaiono comunque nel
profilo del vostro amico che li pubblica e quindi sono visibili agli
amici comuni, ma perlomeno potete evitare che qualche amico
buontempone faccia comparire nel vostro profilo foto sconvenienti.

11/9, stasera sono a Bagnaria alle 20.45

Questa sera alle 20.45 sarò al Centro Aggregazione di via Manzoni 2, Frazione
Ponte Crenna, Bagnaria (PV), per una conferenza-dibattito sulle tesi
alternative intorno agli attentati dell’11 settembre 2001, patrocinata dalla
Provincia di Pavia. L’ingresso è libero e i dettagli sono sul
sito del Comune.

A proposito dell’ultima “scoperta” dei complottisti, secondo la quale l’ex
vicepresidente Cheney avrebbe “ammesso” di aver fatto abbattere uno dei
quattro aerei dirottati, la bufala è spiegata in dettaglio
qui su Undicisettembre.info.

11/9, il 12/7 dibattito online in diretta con un complottista; intervista con un testimone al Pentagono

L’articolo è stato aggiornato estesamente dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2019/02/04 22:40.

Domani sera (12/7) alle 21 ora italiana, salvo intoppi tecnici dell’ultimo momento, parteciperò a un Google Hangout insieme a Massimo Mazzucco di Luogocomune.net, noto sostenitore delle tesi alternative sugli eventi dell’11 settembre. Segnalerò qui i dettagli su come seguire il dibattito non appena li avrò.

Ormai la ricerca sull’11 settembre, per quanto mi riguarda, è un capitolo chiuso (salvo eventuali novità) e il blog Undicisettembre.info ha da tempo voltato pagina, dedicandosi alle interviste ai protagonisti di quel giorno (segnalo l’intervista di Hammer a Dan Holdridge, che lavorava nel Pentagono) e ad aspetti corollari, come quest’esperienza personale sull’attendibilità dei testimoni a caldo. Ma se mi invitano a un dibattito corretto e civile sul cospirazionismo undicisettembrino, partecipo sempre volentieri.

Aggiornamento

Il video di presentazione con i dettagli è disponibile qui su Youtube. Per chi non potesse seguire l’Hangout in diretta, dovrebbe essere resa disponibile una registrazione su Youtube.

La diretta del dibattito è qui sotto (http://youtu.be/b-I_RFxh7Vw, ma leggete gli aggiornamenti più sotto): dopo la diretta, lo stesso link ospiterà la registrazione.

Aggiornamento post-dibattito (2013/07/11)

Il calcolo delle forze di crollo chiesto insistentemente da Mazzucco è disponibile in almeno tre lavori tecnici: uno è Progressive Collapse of the World Trade Center: A Simple Analysis di Keith Seffen, del Dipartimento di Ingegneria Strutturale dell’Università di Cambridge, pubblicato sul Journal of Engineering Mechanics di febbraio 2008 (una sintesi divulgativa è disponibile in questo articolo);  “Single Point of Failure: How the Loss of One Column May Have Led to the Collapse of WTC 7”, sempre di Seffen, su Structure Magazine di novembre 2007; e Collapse of World Trade Center Towers: What Did and Did Not Cause It?, di Zdenek P. Bazant, Jia-Liang Le, Frank R. Greening e David B. Benson. Bazant è professore di ingegneria civile e scienza dei materiali alla Northwestern University in Illinois e l’articolo è pubblicato sotto l’egida del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale della medesima università.

Il concetto generale di collasso progressivo, valido per tutte le strutture ed esemplificato dal crollo di Ronan Point che ho citato, è documentato per esempio dal rapporto The Impact of the Ronan Point Collapse – 25 Years After (Elsevier) ma è descritto anche qui in Wikipedia. Ne parla qui la BBC.

Il libro che ho mostrato è Why Buildings Fall Down, di Matthys Levy e Mario Salvadori, pubblicato inizialmente nel 1992 e riedito in versione aggiornata nel 2002 per tenere conto del crollo delle Torri Gemelle (pagine 263-268). Ne esiste anche un’edizione ulteriormente aggiornata, pubblicata nel 2012.

Se a Mazzucco questi calcoli presentati da esperti di settore su riviste specialistiche o edite da dipartimenti specialistici non soddisfano e lui ritiene di saperne di più, è esclusivamente un problema suo.

A parte la sequenza di “non lo so” che Mazzucco ha presentato quando gli ho chiesto di spiegare come sarebbero andate le cose secondo lui e il suo insistente rifiuto dei pareri tecnici e delle esperienze dei vigili del fuoco che erano sul posto, l’aspetto più interessante del dibattito, a mio parere, è che Mazzucco ha accusato alcuni dei passeggeri dei voli dirottati di non essere stati a bordo degli aerei. E quindi, se ne deduce, secondo lui questi passeggeri hanno mentito e simulato la propria morte di fronte ai propri familiari facendo loro delle telefonate e fingendo di essere a bordo (intorno a 1:48:00: “i passeggeri non erano sull’aereo”, dice per esempio Mazzucco). Questo, però, non se l’è sentita di dirlo a chiare parole. Cretinata troppo monumentale persino per un cospirazionista?

L’articolo sulle telefonate che ho citato è Le telefonate dai quattro voli dirottati di John su Undicisettembre.info. Sullo stesso sito c’è anche un approfondimento ulteriore, United 93: le telefonate “incongruenti”, sempre di John.

La questione dei soldi raccolti da Richard Gage (portavoce del gruppo di architetti e ingegneri pro-complotto ripetutamente citato da Mazzucco) e ora apparentemente mancanti, alla quale ho accennato, è spiegata qui.

Richard Gage impegnato in una dimostrazione scientifica del crollo delle Torri Gemelle.
No, non è uno scherzo. Fa davvero così.

Il dibattito ha insomma messo in luce la scarsità dei risultati delle indagini di Mazzucco e dei cospirazionisti in generale: dopo dodici anni sanno soltanto ripetere il mantra “la versione ufficiale è falsa”. Ma se si chiede loro come siano andate allora le cose, non lo sanno. Se si chiede loro di portare le proprie accuse fino alle loro logiche implicazioni, si bloccano, perché si rendono conto che comportano l’insinuazione infamante che i vigili del fuoco e gli ingegneri e architetti siano tutti collusi e omertosi oppure, come ha suggerito lo stesso Mazzucco nel dibattito, non parlino perché hanno paura. Gente che entra negli edifici in fiamme per salvare gli altri sarebbe codarda? Glielo vada a dire in faccia.

Questo è il complottismo: tirare letame su tutto e tutti (e il turpiloquio al quale si è abbassato Mazzucco ne è un esempio emblematico e letterale, quando s’è messo a definire “cagate” alcune affermazioni degli esperti). Per chi avesse ancora dei dubbi che non sia così, adesso c’è un video che lo documenta bene.

Il dibattito con Mazzucco andava fatto, se non altro per non dargli più modo di asserire un giorno sì e l’altro pure che rifiuto il confronto. Il confronto l’ha avuto; adesso la smetta di lagnarsi. Se ha ancora domande da fare sull’11 settembre, le vada a fare ai tecnici.

Aggiornamento (2014/08/17)

Dai commenti mi segnalano che il video del dibattito è stato reso privato. Non sono al corrente delle ragioni di questo cambiamento e di certo non l’ho voluto io. Anzi, visto che qualcuno ha deciso che il video non si deve vedere, l’ho messo online e scaricabile su un mio server, al riparo da contestazioni e rimozioni d’autorità [aggiornamento: ho traslocato il sito e non l’ho più caricato; non ho tempo di recuperarlo. Scusate].

Aggiornamento (2014/08/17)

Il video è di nuovo visibile, ma il suo link (http://youtu.be/b-I_RFxh7Vw) è riservato (non è in elenco di Youtube) e le statistiche di visualizzazione sono disabilitate per motivi che non conosco.

Aggiornamento (2018/03/25)

Nei commenti mi segnalano che il canale Youtube che ospitava il video tagliato è stato chiuso e che la mia copia del video integrale non è più scaricabile dal mio sito. Purtroppo non l’ho più caricata durante uno dei riordini del mio sito e non ho tempo da dedicare a recuperarla da chissà quale dei miei dischi d’archivio. Credo che basti il video in cui confronto la versione originale con quella tagliata.

Aggiornamento (2019/02/04)

Un lettore, Bluntamil 80, mi segnala che il video tagliato è stato ripubblicato. Eccolo:

Il Delirio del Giorno: “Spero che quei 2500 angeli che sono morti, un giorno morderanno il suo culaccio mentre dorme”

Antefatto: il signor S.F. mi ha scritto una lunga mail il 12 settembre scorso e non gli ho risposto subito. La sua mail era questa:

Buonasera dottore.

Ho seguito con molta attenzione gli eventi inerenti le torri gemelle, memorizzando ogni particolare ed eventi verificatosi in quei giorni.

Questa sera, ho ritenuto rispondere con stupore e sdegno, alle affermazioni di un professore che pubblica video su YouTube, precisamente sul canale denominato Geopop.

Non le nascondo, la mia rabbia per il fatto che tutti i filmati e testimonianze su l’11 settembre, sono sparite dalla rete.

Decine di testimonianze autorevoli si sono volatilizzate nel nulla, ad oggi sono presenti solo video menzionieri “finti” che parlano di tutt’altro.

Non le nascondo, che quando sento parlare attraverso le reti nazionali e attraverso altre forme di comunicazione, giornalisti TV, o come in questo caso professori e altri soggetti più o meno qualificati, ho un senso di riggetto e non mi capacito come tutto questo possa avvenire.

Sembra che chi la pensa in modo diverso, possa rischiare come minimo forti e invisibili pressioni, tali da fare desistere chiunque.

Ho notato, che anche le sue testimonianze e video che lei ha pubblicato sono irreperibili.

Sono veramente addolorato e sconcertato da queste cose.

Non riesco dopo tanti anni, ad accettare affermazioni fumose e vomitevoli da personaggi che approfittano mediante i social, cambiando come se niente fosse le carte in tavola.

So tutto quello che è accaduto in quel giorno maledetto, ho nella mia mente memorizzato eventi e particolari inconfutabili.

Sebbene non sono stato colpito direttamente, non ho perso uno dei miei cari in quella tragedia, soffro al pensiero di tutti quegli innocenti che non ci sono più, e non le nascondo che ho tanta rabbia…..

Ho svolto la mia professione presso la Polizia di Stato, precisamente alla D.I.G.O.S, da tempo in pensione.

Può verificare attraverso YouTube sul canale Geopop, la mia risposta nei confronti di questo personaggio, che farneticando, espone il NULLA!

[nome e cognome]

[numero di telefonino]

La saluto cordialmente.

Oggi (15 settembre), tre giorni dopo la sua prima mail, S.F. mi ha inviato questa:

Buongiorno.

 Non avendo ricevuto una sua risposta, devo dedurre che oltre la fulminea
sparizione dei video sulle torri gemelle, anche lei, che per altro ne ha fatti
diversi, è stato “imbavagliato”

Mi domando: 

lei è un giornalista che a suo tempo ha denunciato e spiattellato fatti
concreti mostrando prove documentate.

Dunque lei è sparito insieme ai video, COMPLIMENTI!

Mi scusi se l’ho disturbata…..

W l’Italia!!!!!

Oggi gli ho risposto:

Buongiorno Sig. [omissis],

non le ho risposto semplicemente perché non rispondo subito a tutta la posta che ricevo e la sua mail meritava una risposta dettagliata.

Non sono “sparito”: continuo tuttora a denunciare i complottismi (proprio pochi giorni fa qui, per esempio
https://www.cdt.ch/news/l11-settembre-e-quellombra-lunga-22-anni-di-cospirazioni-327111).

Inoltre i video sono ancora perfettamente disponibili, insieme a gigabyte di dati processuali. Un esempio:

https://www.vaed.uscourts.gov/101cr00455-trial-exhibits

Infine trova centinaia di pagine di informazione presso Undicisettembre.info. Buona lettura, e la invito a non saltare a conclusioni offensive quando qualcuno non le risponde immediatamente.

Cordiali saluti

La sua risposta di poco fa:

Buonasera, stavo rivedendo dopo tanti anni un video:

 “11 settembre come Pearl Harbor”

Ho il vomito per quello che lei ha affermato!

Spero che quei 2500 angeli che sono morti, un giorno morderanno il suo
culaccio mentre dorme.

Lei è veramente una persona inqualificabile!

Non ha nessun rimorso per quello che ha affermato nei suoi video
inguardabili?

Pensare che un essere umano, possa ignorare la realtà ben documentata
attraverso ore ed ore di video, con una volgare superficialità!

Spero in una giustizia divina!

Lei è il NULLA!

11 settembre, 22 anni dopo: intervista per il Corriere del Ticino; intervista a ex agente FBI

11 settembre, 22 anni dopo: intervista per il Corriere del Ticino; intervista a ex agente FBI

Il Corriere del Ticino mi ha intervistato in video per la ricorrenza
degli attentati dell’11 settembre 2001. Trovate l’articolo e il video
qui; il video è anche su YouTube ed embeddato qui sotto.

Intanto continua la pubblicazione, su Undicisettembre.info, delle interviste
realizzate da Leonardo Salvaggio a chi quel giorno non era rintanato dietro un
monitor a sentenziare e teorizzare, ma era sul posto, ha visto e sa come sono
andate realmente le cose. Per la ricorrenza è stata pubblicata l’intervista all’ex agente dell’FBI Matthew Hoke, che intervenne sulla scena dello schianto del volo United 93 a Shanksville.

Jet privato fuori controllo si schianta in USA. Echi dell’11 settembre

Jet privato fuori controllo si schianta in USA. Echi dell’11 settembre

Ieri sei caccia F-16 della difesa statunitense hanno intercettato un jet
privato che non rispondeva alle chiamate del controllo del traffico aereo e
stava sorvolando Washington, D.C. Gli aerei militari sono intervenuti volando
a velocità supersonica, producendo un boato che è stato udito in tutta la
regione della capitale. Il jet privato, un Cessna Citation Bravo (N611VG), si è schiantato fra le montagne della Virginia sud-occidentale. Non ci
sono sopravvissuti.

L’aereo era partito da Elizabethton, nel Tennessee, con destinazione New York,
ma ha virato sopra Long Island e ha iniziato a volare direttamente verso
Washington, attivando gli allarmi antiterrorismo e creando momenti di panico
nella zona di Capitol Hill. I caccia del
NORAD (North American Aerospace Defense
Command) sono partiti dalla base militare Andrews nel Maryland (dove, per
coincidenza, si trovava il presidente Biden), hanno intercettato il jet
privato intorno alle 15.20 e hanno visto che il pilota non rispondeva ed era
svenuto. I militari hanno seguito il jet fino a che si è schiantato circa
mezz’ora dopo.

Il jet privato apparteneva a un’azienda intestata a John e Barbara Rumpel. I
due non erano sull’aereo: a bordo, oltre al pilota, c‘erano una loro figlia,
una nipotina di due anni e la sua tata.

L’incidente richiama subito alla memoria un episodio analogo avvenuto nel
1999, quando il jet privato sul quale si trovava il giocatore di golf Payne
Stewart insieme ad altre quattro persone volò per migliaia di chilometri
mentre tutti a bordo erano incoscienti a causa della depressurizzazione della cabina, che fece perdere i sensi al
pilota e ai passeggeri, e si schiantò infine nel South Dakota.

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, quell’incidente e la sua
intercettazione da parte dei caccia statunitensi furono presentati dai
sostenitori delle tesi di complotto come una prova che sarebbero bastati pochi
minuti per intercettare i quattro aerei di linea dirottati dai terroristi l’11 settembre, e che
siccome invece l’intercettazione era fallita era evidente che ci fosse stato un complotto interno agli Stati Uniti.

Un allora noto complottista, conteso dai programmi televisivi italiani,
si inventò l’asserzione
che
“il tempo medio fra l’allarme e il decollo dei caccia è di circa sei
minuti”

e che
“i caccia, viaggiando a velocità supersonica, possono raggiungere in pochi
minuti l’aereo che non risponde più alle chiamate da terra”

citando proprio l’incidente di Payne Stewart.

In realtà il Learjet 35 di Stewart fu intercettato solo dopo
un’ora e venti minuti

che l’aereo aveva smesso di rispondere alle comunicazioni radio, ma il noto
complottista si dimostrò ancora una volta incapace di controllare persino i
dati di base delle sue teorie, dimenticandosi dell’esistenza dei fusi orari (nei rapporti sull’incidente, l’orario di perdita dei contatti radio è espresso in EDT, ora legale della costa est, mentre l’orario di intercettazione è espresso in CDT, ora legale della fascia centrale degli Stati Uniti). Da allora si è disinvoltamente riciclato
tentando di rifilare ai suoi seguaci altre corbellerie sfruttando le tragedie altrui.

 

Fonti: NORAD,
FlightAware,
NPR,
ANSA,
Reuters,
Associated Press,
The Daily Beast,
TLspotting,
Aviation-safety.net.

11 settembre, la diatriba delle bobine al Pentagono

11 settembre, la diatriba delle bobine al Pentagono

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “limacameri”, “a.passi” e “paladino” ed è stato aggiornato rispetto alla sua pubblicazione iniziale. Alcuni commenti potrebbero pertanto sembrare incoerenti perché riferiti a versioni precedenti del testo.

In un altro articolo di questo blog sul “Boeing fantasma” e sulla (presunta) assenza di suoi rottami si è sviluppata una diatriba sulle bobine di cavo che si vedono in molte delle foto dell’impatto sul Pentagono. C’è chi dice che sono vicinissime alla zona d’impatto, costituendo un ostacolo lungo la traiettoria dell’aereo, e che la loro condizione troppo perfetta è sintomo del fatto che nessun aereo è passato di lì.

Per chiarire i termini del problema e lasciare a ognuno la possibilità di valutare i fatti, pubblico qui alcune foto del mio archivio. Cliccando sulle foto, potete vederne versioni ad alta risoluzione presso Flickr.com.

Queste immagini sono prese da angolazioni diverse rispetto a quelle più comunemente pubblicate, che sono scattate con un teleobiettivo che, come tale, comprime la prospettiva. A mio avviso, le foto qui sotto mostrano che successivamente all’impatto le bobine non erano poi così vicine come può effettivamente sembrare da certe immagini, e che forse non lo erano neppure prima dell’impatto. Giudicate voi.

Questa panoramica è presa da un punto parecchio a destra della zona d’impatto:

pentagon_347626.jpg

La foto qui sotto è un dettaglio di quella sopra e mostra che le bobine sono sufficientemente lontane da non essere state coinvolte nel crollo della facciata. La foto mostra anche un apparato simile a un rimorchio di camion, sulla destra, che secondo la ricostruzione ufficiale è un generatore. L’apparato è piegato verso il basso e tranciato nello spigolo superiore sinistro: una condizione che ben si sposerebbe con un passaggio radente di un aereo che l’abbia colpito di striscio da sopra, magari con un motore e/o con un’ala, prima di infilarsi nel Pentagono.

Altre foto (che ho poi pubblicato in un articolo successivo) mostrano che l’apparato è inoltre ruotato verso la facciata rispetto alla sua posizione pre-impatto e che sulla sua parte superiore c’è un solco profondo, molto compatibile con uno degli attuatori a forma di pinna presenti sotto le ali dei Boeing 757 e difficilmente spiegabile con altre ipotesi come missili o esplosioni.

pentagon_347626_coil_detail.jpg

Qui sotto si nota che le bobine sono sufficientemente lontane dall’edificio da non essere interessate neppure dalle volute di fumo e vapore prodotte dai mezzi antincendio.

PENT06.jpg

Anche qui sotto si notano bene le bobine (sempre non coperte dalle nubi di fumo e vapore), se ne intuiscono meglio le rispettive posizioni, e si vede bene la tranciatura dell’apparato sulla destra. Si nota inoltre una bobina coricata su un fianco, in mezzo al fumo, mentre una delle bobine più vicine è inclinata su un lato, come se qualcosa l’avesse spinta dentro il terreno o ne avesse piegato una delle flange.

generator_fence1.jpg

Certo, queste sono angolazioni differenti che danno modo di percepire meglio le distanze post-impatto, ma si può anche provare a quantificare la distanza pre-impatto delle contestate bobine.

La foto qui sotto, scattata da Spaceimaging il 7/11/2001, mostra praticamente in pianta la zona e permette di scorgere quelle che sono forse le bobine: i tre puntini neri disposti a triangolo, quasi al centro della foto. Partendo da quest’ipotesi, si possono fare due conti spannometrici sulla loro distanza, sia pure con il margine d’errore derivante dai pochi pixel di risoluzione (è una foto satellitare).

Va detto che le bobine visibili nelle foto dell’11 settembre sono almeno quattro, mentre la foto satellitare ne presenta tre: questo potrebbe essere dovuto alla vicinanza di due bobine, che vengono viste come un unico punto, o a cambiamenti delle bobine nei giorni trascorsi fra la foto satellitare e l’11 settembre (o anche al fatto che non si tratta delle bobine).

spaceimaging_Pentagon_9_7_01_detail.jpg

Ogni facciata del Pentagono è lunga 921 piedi, ossia 281 metri. In questa foto, quei 281 metri sono rappresentati da circa 335 pixel. In altre parole, un pixel rappresenta 1,19 metri. Le bobine più vicine distano dalla facciata (tracciando una linea a perpendicolo alla facciata) circa 23 pixel. 23 x 1,19 = 27,37 metri. Arrotondiamo per difetto, prudenzialmente, e arriviamo a circa 25 metri abbondanti dal punto più vicino della facciata. La distanza dal punto d’impatto, che non è direttamente di fronte alle bobine, è ancora maggiore. Come termine di paragone, le ali di un Boeing 757 misurano in totale 38 metri.

Casi come questo mostrano quanto una foto, se non interpretata con cognizione di causa e con un po’ di competenza di fotografia, possa essere estremamente ingannevole.

Su 911review.com, inoltre, ho trovato un’analisi piuttosto interessante di questo apparente problema delle bobine “troppo vicine”.

Aggiornamento (2006-03-06)

Dopo la prima pubblicazione di questo articolo è emersa una nuova obiezione pro-complotto: se davvero l’aereo è passato sopra le bobine, come sembra risultare da altri indizi, come mai non le ha scaraventate lontano?

In effetti lo spostamento d’aria di un Boeing 757 che passa a non più di qualche metro sopra le bobine dovrebbe essere molto potente. Le bobine in realtà sembrano spostate rispetto alla loro posizione originale, ma di poco: una è piegata di lato, in una posizione innaturale, mentre un’altra è coricata. Forse le bobine sono state colpite e spostate dall’aereo.

Una possibile spiegazione è il peso delle bobine. Si tratta di bobine in acciaio alte da 6 a 8 piedi (183-244 cm), perlomeno secondo questa fonte abbastanza insolita (un negozio di modellismo che vende copie esatte in scala delle bobine in questione). Una bobina di acciaio di quelle dimensioni, con avvolto del cavo avente una sezione molto larga, deve pesare parecchio. Forse abbastanza da non essere mosso da uno spostamento d’aria?

Purtroppo, mancando per ora foto della posizione pre-impatto di queste bobine, la tesi complottista secondo la quale sono rimaste immobili non né confermabile né smentibile.

Il Delirio del Giorno: “penso che tu abbia dei seri problemi cognitivi”

Mail del 27 dicembre 2022:

Buonasera Paolo, avrei solo una domanda (molto personale) da farti riguardo
alle tue ricerche, soprattutto sull 11 Settembre:

Ma tu, credi veramente in quello che dici? o sai di dire delle falsità ma le
divulghi lo stesso solo per portare i soldi a casa per pagare il mutuo e il
pane come il protagonista di Thank you for smoking che parlava bene delle
sigarette?

Perché in caso tu sia in buona fede, penso che tu abbia dei seri problemi
cognitivi.

In caso contrario spero che quando lascerai questo mondo, gli “dei” siano
clementi con te.. perché non so cosa possa capitare alla tua anima dopo una
vita passata a divulgare falsità in una posizione importante come la tua

(Non so se hai presente il finale di Ghost😉)

Grazie in anticipo per la futura risposta

La mia risposta:

Buongiorno [nome rimosso],

se hai questa opinione di me, non crederai a qualunque cosa ti risponda.

Quindi nonostante i miei “seri problemi cognitivi” arrivo a capire che
risponderti nel merito è inutile. Mi dispiace che tu non sia arrivato a
capire che la tua domanda lo è ancora di più.

In quanto alla mia anima, sono ateo e sto bene così, grazie.

Paolo Attivissimo

P.S. Ghost è un film, non un documentario.

Alberto Contri, ex direttore di Pubblicità Progresso, docente IULM, annuncia uno “studio” sui debunker, manifesta complottismi a pioggia. Poi cancella (quasi) tutto

Alberto Contri, ex direttore di Pubblicità Progresso, docente IULM, annuncia uno “studio” sui debunker, manifesta complottismi a pioggia. Poi cancella (quasi) tutto

Il 29 agosto scorso Alberto Contri, docente IULM al Dipartimento di Comunicazione, arti e media ed ex direttore di Pubblicità Progresso, ha scritto
questo tweet:

“Quando uscirà lo studio che ho fatto sui debunker a livello internazionale
con un gruppo di masterizzandi svegli, resterete di merda. Anche se Henry
Miller aveva detto che “il segreto del successo è mai vergognarsi”.”
, linkando un
tweet
del collega David Puente.

Gli ho
risposto
pubblicamente:
Grazie, mi avvisi quando esce, così finalmente scoprirò chi mi paga e gli
potrò mandare il sollecito, qui non arriva un soldo.

Si è avviata una discussione pubblica, della quale Contri ha successivamente
cancellato o nascosto buona parte dei suoi tweet, rendendo impossibile
comprendere la conversazione. Li ho salvati e li ripubblico qui, dato che le opinioni e i metodi comunicativi di un docente che tiene un corso di laurea in comunicazione d’impresa e relazioni pubbliche sono di ampio interesse. Specialmente se poi vengono cancellati.

Gli ho
chiesto
(15:48):
Sbaglio o lei era al tavolo della stampa con me e gli altri rappresentanti
della stampa durante gli incontri “Bastabufale” organizzati da Laura
Boldrini? Mi spiace che lei sia sceso a questi toni.

Io
(15:51):
Fra l’altro, dovrebbe decidere quale sia la sua tesi. O i “debunker a
livello internazionale” sono pericolosi tanto da meritare rivelazioni,
oppure non contano niente.

Io
(15:52):
“Anche se Henry Miller aveva detto che “il segreto del successo è mai
vergognarsi”.” Allora dormo tranquillo.

Contri
(19:40): Non, non ero io. Quali toni?

In effetti, per amor di precisione, Contri non era al tavolo, ma era intervenuto durante una
sessione a Montecitorio
alla quale ero intervenuto anch’io, nel 2017. Contri aveva parlato
in favore dell’iniziativa Bastabufale. Come si cambia.

Io
(19:42):
Allora ricordo male. Quali toni? Questi: “Quando uscirà lo studio che ho
fatto sui debunker a livello internazionale con un gruppo di masterizzandi
svegli, resterete di merda.”

Contri
(19:42):
Dal punto di vista della comunicazione fanno danni. Generalmente sono
eterodiretti e finanziati per uno scopo.

Contri
(19:58): Mi scuso. Dovevo scrivere di m….È che hanno scassato talmente i cabbasisi
(cit. Camilleri, si puó?) che si resterà sorpresi nelli scorire che non sono
esattamente dei benefattori dell’umanità.

Io
(19:59):
“Sui debunker”? A tappeto? TUTTI i debunker “non sono esattamente dei
benefattori dell’umanità”? Accusa piuttosto generica e pesante. Io sono un
debunker.

Contri
(20:07):
Interessante. Non credo di aver detto “tutti”. Nello studio ci sono i più
noti. Curiosità: Lo fa per divertimento? Volontario? Altrimenti, come si
finanzia?

[allega immagine di pagina doppia de La Verità]

Ingrandimento della doppia pagina citata da Contri.

Io
(20:12):
Beh, “sui debunker” presuppone “tutti”. Altrimenti avrebbe precisato
“alcuni”. Ma ho chiesto proprio per chiarire. E quali sono “i più noti”? Lo
faccio per divertimento e per lavoro. Quasi sempre volontariato, a volte su
richiesta di radio o TV. Mi mantengo facendo altro.

Io
(20:14):
Ora le faccio io una domanda per curiosità: a che titolo ospita e fa
parlare un incompetente documentato come Massimo Mazzucco? Uno che sostiene
che la Terra sia cava e noi viviamo al suo interno?
 

Contri
(20:15): Quindi con committenti che hanno uno scopo.

Io
(20:18):
Certo che c’è uno scopo, sarebbero stupidi a chiedermelo se non ci fosse:
le redazioni vogliono sapere se una certa notizia/foto è vera o falsa e io
offro gli strumenti per farlo. RadioTV svizzera, Rai, Mediaset, SkyTG24,
Nove, eccetera.

Io
(20:24):
A volte, invece, faccio le indagini perché l’argomento mi interessa. Tipo
questo articolo di ciarlataneria pseudoscientifica. Un’intera pagina
dedicata a uno che dice di viaggiare nel tempo

[immagine di pagina de La Verità].

Io
(20:29):
Per chiarezza: “altro* significa che faccio il giornalista come
collaboratore della RSI e di altre testate, e in più scrivo e traduco testi
e libri tecnici e faccio consulenze informatiche.

Contri
(20:42):
E1 un personaggio interessante, con le sue idee, che però fa dei video
molto ben documentati. Stando alla fisica quantistica, la storia della terra
potrebbe pure essere. Potrebbe. Le sue teorie su 11 sett. non sono campate
in aria. V. perizia dei pompieri uscita 18 anni dopo.

Io: (20:46):
Mi scusi ma *video ben documentati” riferito a Mazzucco fa sorridere.
L’elenco delle castronerie tecniche nei suoi video è infinito ed è l’unica
cosa ben documentata. “Stando alla fisica quantistica”? Ha provato a
chiederlo a un fisico invece che a un ex regista? 🙂

Io
(20:51):
Scusi se insisto, ma è lei l’Alberto Contri citato in questo video? Io vedo
un Alberto Contri a Bastabufale. Me lo ricordo da qui:
https://t.co/LiSLBThikK
[il link più specifico è
https://attivissimo.blogspot.com/2017/05/bastabufale-il-testo-del-mio-intervento.html]


Contri
(20:51):
Tipica risposta. il cherry picking è la principale attività dei debunker.
Comunque basterebbe la relazione dei pompieri sopravvissuti, pubblicata 18
anni dopo : “Scappando per le scale, abbiamo sentito le esplosioni cadenzate
piano per piano”. È un doc ufficiale

Io
(20:55):
“il cherry picking è la principale attività dei debunker.” Mi scusi ma è
esattamente il contrario. Il debunker fornisce le fonti integrali e precise.
Lei ha una fonte per la “relazione” di cui lei parla? Qual è di preciso
questo “doc ufficiale”?

Io
(21:01):
Tenga presente che io e altri colleghi abbiamo intervistato direttamente i
vigili del fuoco di NY. Nessuno, ma proprio nessuno, sostiene la teoria
delle esplosioni. Che oltretutto è assurda per ragioni fisiche: delle
esplosioni in grado di distruggere un edificio…

/
(21:04) ...avrebbero creato un’onda di pressione tale da spaccare _tutti_ i vetri
degli edifici adiacenti e rendere permanentemente sordi i presenti, cosa
che non è successa. Lo abbiamo chiesto a demolitori professionisti.

/

(21:05)
Dan Potter, FDNY:”[le teorie di esplosivi sono] False, semplicemente
false. Non hanno alcun valore e tutti noi che eravamo lì conosciamo la
verità. I Capitani dei Pompieri hanno visto il primo e il secondo aereo
colpire i palazzi. Semplicemente false.”

(link) /

(21:09)
Frank Papalia, FDNY: “I was there and I saw things happening. I was
standing in the building next to 7 and the whole bottom was gouged out
from being hit by the other building. The whole building was on fire, the
windows were popping out…. ” /

(21:09)
“…Buildings aren’t made to be on fire like that, because if there’s a
fire they are designed to have sprinklers system that is supposed to put
it out, so they are not meant to burn indefinitely. If they do steel
softens. Steel softens at about 950 F. “

(link) /

(21:12)
Larry Monachelli, FDNY: “I didn’t notice any explosions. And it wasn’t
fast as I expected it to be. We could here all the floors coming down,
each one on the next, and we had time to run.”

(link) /

” So there were no explosions but only the noise of each floor
coming down on the other,” dice Monachelli. Queste testimonianze Mazzucco
stranamente non le cita. Cherry picking, appunto. /
(21:15)
John Picarello: “… si poteva proprio sentire che ogni piano crollava sul
successivo. Era come “pa-pa-pa-pa-pa”. Ho sentito che alcuni miei amici lo
descrissero come delle esplosioni ma credo che sia normale durante un
crollo con la pressione e il fumo che vengono spinti fuori.” /

(21:16)
Intervista integrale:
https://undicisettembre.blogspot.com/2012/09/world-trade-center-intervista-con-il.html
Questa Mazzucco gliel’ha raccontata? /

Contri
(21:08):
I pompieri? Quali? Quanti? Un tempo la relazione l’ho letta, forse in rete
si trova. E allora mi spiega come ha potuto collassare cosí l’edificio
vicino? I pareri dei demolitori…ah! E allora il parere dell’associazione
degli ingegneri e degli architetti con tutti i loro dubbi?

Contri
(21:10):
Non è vero per niente. Le esplosioni sono programmate per avere efficacia
limitata a dove sono posti gli esplosivi.

Contri
(21:12):
Adesso però non ho tempo. Un’alyra volta mi spieghi il piccolo buco nel
Pentagono. I resti dell’aereo dove sono? Tutte le telecamere spente? Da qui
e altro si vede che i debunker indagano solo in un senso…

Io
(21:17):
“I pompieri? Quali? Quanti?” Glieli sto elencando. Li legga, credo che
saranno illuminanti. “la relazione l’ho letta, forse in rete si trova” In
altre parole, non ha la minima idea della fonte di quello che cita. Non è un
buon metodo giornalistico.

Io
(21:17):
“mi spiega come ha potuto collassare cosí l’edificio vicino?” Sì, ma glielo
faccio spiegare direttamente dai vigili di NY, di cui le ho già citato le
parole.

Io
(21:20):
“il parere dell’associazione degli ingegneri e degli architetti” …
associazione che “dimostra” le proprie tesi usando scatole di cartone.
Serissimi. Questo è il loro capo, Richard Gage.
[foto di Gage che brandisce due scatole di cartone per simulare le Torri
Gemelle]

Io
(21:23):
Ma parliamo di questa associazione. Sa che una volta hanno accettato
l’iscrizione di uno che si chiama “Massimo dell’Affidabilità”? Ero io.
Controlli ZERO.

[screenshot dell’iscrizione]

Io
(21:24):
Sa cosa dicono alcuni membri di questa associazione? Paul Robert Kenyon
dice che è possibile che si sia trattato di raggi laser o “radiazioni ad
alta frequenza” /

(21:25)
Charles Pegelow, presentato come ingegnere strutturista, sostiene che le
Torri Gemelle furono distrutte mediante bombe atomiche che fecero evaporare
100.000 tonnellate d’acciaio /

(21:28)
Come si può vedere, una volta che si va alle fonti dirette si scopre come
stanno realmente le cose. Questo è quello che fanno i debunker. Lei, per
contro, mi parla di un Mazzucco ex regista e di un “rapporto” di cui non sa
dare dettagli.

Io
(21:30):
Potremmo anche parlare di Mazzucco che rimonta le parole dei testimoni al
Pentagono per manipolarle.

[link al video che lo documenta]

Io
(21:32):
Potremmo parlare anche di Mazzucco che nega gli allunaggi. Lei è d’accordo
con queste sue tesi?

Io
(21:36):
Mi scusi ma le suggerisco di parlare con un esplosivista. Danilo Coppe,
dell’IRE, per esempio. Le spiegherà come funziona realmente una demolizione.
Un concetto semplice: le esplosioni fanno boati PRIMA del crollo. Al WTC non
accadde. /

(21:36)
Un altro concetto semplice: gli esplosivi devono essere piazzati. Come farlo
in un palazzo abitato, senza che se ne accorgesse nessuno, piano per piano,
colonna per colonna? /

Io
(21:39):
“Un’alyra volta mi spieghi il piccolo buco nel Pentagono” La breccia era
larga 35 metri. Documentata dalle foto pre-crollo della facciata. Mi
perdoni, ma lei si abbevera solo a fonti complottiste? Il Pentagon Building
Performance Report l’ha mai letto? Questa foto la conosce?

[Foto della breccia d’impatto al Pentagono]

Io
(21:40):
Ma poi scusi, ragioniamo un attimo: chi sarebbe così cretino da organizzare
un complotto che lasciasse un buco troppo piccolo per poi dire che ci è
passato un aereo di linea? 🙂

Io
(21:41):
I resti dell’aereo erano dentro il Pentagono. È quello che succede quando
un aereo penetra in un edificio. /

Io
(21:43):
“Tutte le telecamere spente?” No, le telecamere erano accese e i video sono
pubblici. Mi sembra proprio che lei non si sia documentato sui fatti
tecnici. E con o senza telecamere, ci sono oltre 50 testimoni oculari. /

Io
(21:44):
“Adesso però non ho tempo. ” Questa, sinceramente, è la cosa più triste di
tutte. Lei lancia accuse, formula teorie infamanti, e poi quando qualcuno le
chiede le prove risponde “non ho tempo”. Direi che è una bella illustrazione
del suo approccio alla realtà /

Io
(21:46):
E meno male che saremmo noi debunker quelli che “indagano solo in un
senso.” Noi portiamo le prove, le fonti, i dati. Diamo pieno accesso a
tutto. Lei ha portato solo chiacchiere e dicerie, ma accusa noi. E poi fugge
alla richiesta di prove. Direi che questo dice tutto.

Contri
(22:26): Ah davvero? Cosa ci dicono del resto dell’aereo?

Io
(22:28):
Ci dicono che hanno visto l’aereo, l’hanno riconosciuto come aereo di linea
della American Airlines, e l’hanno visto schiantarsi dentro la facciata. I
soccorritori hanno trovato i resti dei passeggeri, le loro valigie, i pezzi
dell’aereo. Le posso indicare nomi e fonti, ma… /

Io
(22:30):
… visto che lei dice di non avere tempo e di non poter dare la fonte
delle sue citazioni sul presunto “rapporto” dei VdF di NY, non le sembra di
chiedere senza dare?

Contri
(22:27):
Ahahahahahah con tutte le ali vero? 40 metri di ali sono entrate tutte in
un foro di pochi metri senza lasciare un detrito?

Contri
(22:31):
Io vedo solo una cosa: voi avete in testa un obiettivo da raggiungere,
quello che interessa alla vostra committenza. Sull’11 settembre ci sono
montagne di documenti, prove, film, testimonianze, che suscitano seri dubbi.
Per voi è tutto chiaro, avete una risposta per tutto.

Io
(22:33):
Signor Contri, lei sta sghignazzando della morte di quasi duecento persone.
Abbia un po’ di rispetto. E sì, i detriti li hanno lasciati. Sono ampiamente
documentati. />

Io
(22:34):
“Per voi è tutto chiaro, avete una risposta per tutto.” No. Semplicemente
abbiamo verificato le tesi dei complottisti e sono risultate false. Tutto
qui. Lei, putroppo, non sembra aver fatto nessun lavoro di verifica e pare
credere a ogni fantasia dei complottisti. Pecccato.

Io
(22:37):
“voi avete in testa un obiettivo da raggiungere, quello che interessa alla
vostra committenza.” Quando non si riesce a controbattere con i fatti, si
ricorre al classico “chi ti paga”. Davvero triste e basso da parte sua
cercare di infangare me, i miei colleghi e i VdF di NY.

Io
(22:39):
Per chiarezza: quando io e i miei colleghi abbiamo rilevato lacune ed
errori nei rapporti tecnici 11/9, li abbiamo segnalati pubblicamente. Non
abbiamo “committenti”, ma capisco che per lei possa essere difficile credere
che qualcuno abbia l’integrità di essere indipendente.

Io
(22:43):
Qualora lei volesse informarsi sui fatti puramente tecnici e scoprire
quante fandonie le hanno raccontato i complottisti, può sfogliare
Undicisettembre.info, dove troverà nomi e cognomi, testimonianze, fonti
tecniche, immagini, documenti e interviste. /

Io
(22:46):
Se poi volesse informarsi anche sulle falsità tecniche dichiarate sugli
allunaggi dal signor Mazzucco e colleghi, potrà partire da questa sintesi:
Luna1969.info È gratis. Scritto per passione, non per committenza.

[immagine della copertina di Luna? Sì, ci siamo andati!]

Sedici anni di 11 settembre

Sedici anni di 11 settembre

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo
aggiornamento: 2021/09/17 19:45.

Ci sono maggiorenni che non hanno nessun ricordo di com’era il mondo prima
dell’11 settembre 2001. Io le Torri Gemelle, quelle distrutte quel giorno
dagli attacchi terroristici in diretta TV mondiale, le ricordo bene: in
momenti sereni le avevo visitate e ammirate nella loro squadrata, ardita,
elegante potenza.

Come tutti quelli che hanno qualche decennio in più sulle spalle, le ricordo
come luoghi, non come icone: luoghi pieni di vita, di gente
indaffarata, simboli di innumerevoli film: bastava una breve inquadratura di
quei due parallelepipedi senza eguali e sapevi già dov’era ambientata la
storia. Erano la Torre Eiffel d’America. Chi è giovane oggi, invece, le
conosce solo per il loro giorno maledetto, in cui sono morte tremila persone
ed è cambiata per sempre la nostra idea di sicurezza.

Man mano che passa il tempo la cronaca diventa storia e il ricordo diretto si
affievolisce, aprendo la strada a dicerie, fantasie, mitomanie e deliri di
ogni sorta, compreso il complottismo undicisettembrino. Per chi volesse un
ripasso tecnicamente rigoroso ma discorsivo di quegli eventi, ricordo che è
sempre disponibile il libro 11/9 – La cospirazione impossibile,
scaricabile gratis nella
versione PDF
e per 1,99 euro nella
versione EPUB,
curato da vari autori, me compreso.

Sul fronte del cospirazionismo tutto tace: gli anni passano senza che arrivino
le tanto sbandierate prove imminenti delle tesi più bislacche, e persino le
colossali fughe di notizie riservate offerte da WikiLeaks e da Edward Snowden
non portano a galla nulla di quanto promesso dai vari guru del cospirazionismo
ai loro creduli seguaci. Molti di questi guru hanno fatto fortuna con la paccottiglia
del complottismo e si sono riciclati verso nuovi complotti altrettanto
remunerativi.

Io e i colleghi del
Gruppo Undicisettembre abbiamo
praticamente smesso di fare debunking vero e proprio semplicemente
perché manca qualunque novità sul fronte delle tesi di complotto: in sedici
anni, i sostenitori delle tesi alternative non sono riusciti a farsi validare
neanche un solo articolo tecnico su una rivista scientifica di settore. Noi
proseguiamo invece onorando il ricordo di tutti i caduti dell’11/9 attraverso
le parole di chi non si è chinato su Youtube negli anni successivi per
disseminare i propri viaggi mentali, ma quel giorno era già tra le macerie a
New York e al Pentagono per tentare un soccorso disperato.

Ieri abbiamo
pubblicato l’intervista al capitano della Guardia Nazionale Christopher Daniels, che rende molto chiaramente la confusione e l’angoscia di quel giorno
agghiacciante. Su
Undicisettembre.info ne trovate
molte altre. So che leggere tante parole è fuori moda, ma provateci: capirete
molto più di quanto possano spiegare gli Youtuber in cerca di clic e consensi.

Complottismo di nuovo in TV stasera su La7

Stasera va in onda su La7 una puntata di
Bersaglio Mobile, il programma di Enrico Mentana, dedicata al confronto fra tesi di complotto
e debunking. Il gruppo Undicisettembre ha partecipato fornendo
esclusivamente una consulenza tecnica sui testi in risposta alle
tesi di un complottista (il link porta
alla copia su Archive.is); il montaggio è a cura della redazione. Abbiamo
scelto di non partecipare personalmente in video (salvo eventuale materiale di
repertorio) per non trasformare l’11/9 in uno scontro individuale fra
complottisti e debunker.

Personalmente credo che questo genere di faccia a
faccia finisca, nonostante le buone intenzioni, per dare alle tesi di
complotto una visibilità e una dignità che non meritano rispetto alla vastità
e alla precisione della ricostruzione tecnica (non della “versione
ufficiale”), e che sia profondamente sbagliato parlare di
“opposte verità”, perché la verità è sempre una sola e il resto è fuffa: ma l’alternativa era
lasciare che parlassero soltanto le tesi di complotto.

2017/09/12 18:15. La puntata di Bersaglio mobile è
disponibile online
e dura un’ora e 17 minuti.

2017/09/13 00:25. Ho aggiornato la guida
L’11 settembre in cifre
(PDF) con i dati tecnici essenziali.

2021/09/17 19:45. Mi è stato segnalato da un lettore che la puntata è
ora disponibile su YouTube. La incorporo qui sotto.