Ieri sei caccia F-16 della difesa statunitense hanno intercettato un jet
privato che non rispondeva alle chiamate del controllo del traffico aereo e
stava sorvolando Washington, D.C. Gli aerei militari sono intervenuti volando
a velocità supersonica, producendo un boato che è stato udito in tutta la
regione della capitale. Il jet privato, un Cessna Citation Bravo (N611VG), si è schiantato fra le montagne della Virginia sud-occidentale. Non ci
sono sopravvissuti.
ADSBexchange.com.
L’aereo era partito da Elizabethton, nel Tennessee, con destinazione New York,
ma ha virato sopra Long Island e ha iniziato a volare direttamente verso
Washington, attivando gli allarmi antiterrorismo e creando momenti di panico
nella zona di Capitol Hill. I caccia del
NORAD (North American Aerospace Defense
Command) sono partiti dalla base militare Andrews nel Maryland (dove, per
coincidenza, si trovava il presidente Biden), hanno intercettato il jet
privato intorno alle 15.20 e hanno visto che il pilota non rispondeva ed era
svenuto. I militari hanno seguito il jet fino a che si è schiantato circa
mezz’ora dopo.
Il jet privato apparteneva a un’azienda intestata a John e Barbara Rumpel. I
due non erano sull’aereo: a bordo, oltre al pilota, c‘erano una loro figlia,
una nipotina di due anni e la sua tata.
L’incidente richiama subito alla memoria un episodio analogo avvenuto nel
1999, quando il jet privato sul quale si trovava il giocatore di golf Payne
Stewart insieme ad altre quattro persone volò per migliaia di chilometri
mentre tutti a bordo erano incoscienti a causa della depressurizzazione della cabina, che fece perdere i sensi al
pilota e ai passeggeri, e si schiantò infine nel South Dakota.
Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, quell’incidente e la sua
intercettazione da parte dei caccia statunitensi furono presentati dai
sostenitori delle tesi di complotto come una prova che sarebbero bastati pochi
minuti per intercettare i quattro aerei di linea dirottati dai terroristi l’11 settembre, e che
siccome invece l’intercettazione era fallita era evidente che ci fosse stato un complotto interno agli Stati Uniti.
Un allora noto complottista, conteso dai programmi televisivi italiani,
si inventò l’asserzione
che
“il tempo medio fra l’allarme e il decollo dei caccia è di circa sei
minuti”
e che
“i caccia, viaggiando a velocità supersonica, possono raggiungere in pochi
minuti l’aereo che non risponde più alle chiamate da terra”
citando proprio l’incidente di Payne Stewart.
In realtà il Learjet 35 di Stewart fu intercettato solo dopo
un’ora e venti minuti
che l’aereo aveva smesso di rispondere alle comunicazioni radio, ma il noto
complottista si dimostrò ancora una volta incapace di controllare persino i
dati di base delle sue teorie, dimenticandosi dell’esistenza dei fusi orari (nei rapporti sull’incidente, l’orario di perdita dei contatti radio è espresso in EDT, ora legale della costa est, mentre l’orario di intercettazione è espresso in CDT, ora legale della fascia centrale degli Stati Uniti). Da allora si è disinvoltamente riciclato
tentando di rifilare ai suoi seguaci altre corbellerie sfruttando le tragedie altrui.
Fonti: NORAD,
FlightAware,
NPR,
ANSA,
Reuters,
Associated Press,
The Daily Beast,
TLspotting,
Aviation-safety.net.
