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Piazzapulita (La7) sbufalata sull’auto elettrica, insiste

Piazzapulita (La7) sbufalata sull’auto elettrica, insiste

Ultimo aggiornamento: 2021/10/01 9:00.

Ricordate il servizio di Piazzapulita che raccontava un viaggio di
cinquantadue ore per fare Roma-Reggio Calabria in auto elettrica? Ne
avevo
scritto qui. C’è un aggiornamento importante.

Vaielettrico
ha infatti sbufalato il video di Piazzapulita nella maniera perfetta:
ha rifatto esattamente lo stesso viaggio, con la stessa auto elettrica,
in nove ore e 43 minuti invece di due giorni. Oltretutto con un
conducente non esperto e partendo con la batteria parecchio scarica per
emulare le stesse condizioni di partenza del servizio.

E al ritorno, partendo con l’auto carica al 100%, ci ha messo
nove ore e due minuti
.

Non cinquantadue ore.

2021/10/01 9:00. Piazzapulita ha dedicato una seconda puntata all’argomento e ha insistito sulle proprie posizioni di disinformazione e populismo, con una scelta di ospiti volutamente incompetenti. Cosa non si fa pur di compiacere il proprio pubblico. Se volete un riassunto di questa seconda puntata, potete leggerlo su Vaielettrico. È piuttosto chiaro, a questo punto, che il programma e il suo conduttore, Corrado Formigli, non hanno alcuna intenzione di presentare i fatti e intendono solo sostenere una tesi preconcetta. E se lo fanno per le auto elettriche, è ragionevole presumere che lo facciano anche per gli altri argomenti.

Antibufala: Piazzapulita (La7) e l’auto elettrica. 52 ore per fare Roma-Reggio Calabria?

Antibufala: Piazzapulita (La7) e l’auto elettrica. 52 ore per fare Roma-Reggio Calabria?

Pubblicazione iniziale: 2021/09/24 14:41. Ultimo aggiornamento: 2021/09/26 18:00.

Piazzapulita, il programma di La7, ha diffuso ieri un servizio firmato
da Chiara Proietti D’Ambra che descrive un suo viaggio da Roma a Reggio
Calabria (710 km), fatto in auto elettrica, che ha richiesto
cinquantadue ore. Due giorni e mezzo.

Non linko direttamente il programma per non regalargli traffico e visibilità
(ne trovate copia su Archive.is), ma
posso dire che non credo di aver mai visto un servizio confezionato così
professionalmente in termini di malinformazione e scemenze al minuto. Mi
riferisco al video di 5 minuti e 39 secondi pubblicato sul sito di
Piazzapulita.

Non ho voglia di indignarmi o prendermela per l’ennesimo esempio di falsa
informazione intorno ai veicoli elettrici. Tanto ormai la transizione è ben
avviata, indietro non si torna e servizi come questi sono soltanto patetiche
consolazioni per chi non vuole accettare un cambiamento necessario e
inevitabile. Però credo che le spettacolari perle di incompetenza di questo
servizio (voglio sperare che non sia malizia) possano diventare un’occasione
per spiegare alcuni concetti e sfatare alcuni miti sulla mobilità
elettrica.

2021/09/26 Per chi ha fretta: Vaielettrico ha sbufalato il video di Piazzapulita nella maniera perfetta: ha rifatto lo stesso viaggio, con la stessa auto elettrica, in nove ore e 43 minuti invece di due giorni. Oltretutto con un conducente non esperto e partendo con la batteria parzialmente scarica per emulare le stesse condizioni di partenza del servizio. Al ritorno, partendo con l’auto carica al 100%, ci ha messo nove ore e due minuti.

Queste sono le principali perle del video di Piazzapulita:

  1. L’auto parte da Roma con la batteria mezza scarica (al 65%). Un
    errore colossale, un’imbecillità totale che nessun automobilista elettrico
    farebbe e che fa partire il viaggio subito col piede sbagliato. Con un’auto
    elettrica si parte sempre per un viaggio lungo con la massima carica
    possibile, e di solito non è difficile farlo perché l’auto si carica stando
    in garage, attaccata alla presa, senza doverla per forza portare al
    “distributore” (alla colonnina). Altrimenti è un po‘ come uscire di casa col
    telefonino mezzo scarico e poi lagnarsi che a fine giornata è scarico. Ho
    chiesto spiegazioni
    alla giornalista via Twitter. La sua
    risposta testuale:
    “Perché purtroppo il noleggiatore dell’auto ce L ha dato così poco carica
    e non c è stato tempo di ricaricarla prima della partenza”
    . Un noleggiatore decisamente inetto, allora; e non si capisce quale fretta
    indiavolata ci fosse di partire senza passare da una colonnina rapida per un
    rabbocco. In ogni caso, già si parte con una situazione decisamente
    irrealistica rispetto alla normalità di chi possiede un’auto elettrica e
    quindi la carica bene prima di partire.

  2. Non è stata fatta alcuna pianificazione significativa del viaggio. Le
    colonnine non si cercano mentre si è in viaggio, si localizzano prima
    di partire. E si usano le tessere, non le app, per far funzionare le
    colonnine (2:40). Il pianificatore di Tesla, per esempio,
    indica
    otto ore di viaggio, non cinquantadue, e quelli delle altre marche non danno
    risultati molto differenti.
  3. Includere le ore passate a dormire in albergo (senza ricaricare) nel
    conto delle ore di viaggio è semplicemente disonesto.
    La giornalista ammette candidamente (a 4:10) che non va a cercare una
    colonnina perché è stanca. Con uno straccio di pianificazione (tipo cercarsi
    prima un albergo con una presa) avrebbe potuto caricare durante la
    notte, mentre dormiva, come faccio per esempio io quando devo fare un
    viaggio lungo in auto elettrica.
  4. Perché proprio Mondragone? Come mai la giornalista ha percorso strade
    statali e provinciali invece di prendere l’autostrada, e perché si è fermata
    proprio in questa località, fra tutte quelle (dotate di colonnine) lungo il
    percorso? HdMotori nota che Mondragone è
    “un buco nero per la mobilità elettrica, circondato da città molto più
    ricche di colonnine. Era davvero necessario fermarsi lì per la notte?”
    . L’ho
    chiesto
    anch’io.
  5. Perché è stato scelto un viaggio così lungo? Non è rappresentativo
    dell’uso medio dell’auto (elettrica o a carburante che sia). La percorrenza
    media in Italia è
    31 km/giorno. Perché non fare un viaggio del genere in treno, per esempio,
    infinitamente meno stressante di ore e ore di guida?
  6. Non si corre a 130 km/h con un’utilitaria (credo una Zoe 50 R110,
    stando ai commenti e ai
    tweet)
    se si vuole ottimizzare l‘autonomia. Un’utilitaria non è fatta per viaggi
    lunghi e ha un’aerodinamica penalizzante ad alta velocità. Infatti si vede
    (a 1:49) che l’auto consuma in media 19 kWh/100 km, uno sproposito (non li
    consuma nemmeno la mia Tesla Model S, che è una grossa e pesante berlina, a
    130 km/h), e a 3:44 si vede che la giornalista va a 127 km/h e poi ammette
    candidamente che
    “guidando a 130 km di velocità, l’autonomia della batteria piomba a poco
    più di 200 chilometri”
    . Già andando 10 km/h più piano aumenterebbe notevolmente l’autonomia ed
    eviterebbe lunghi tempi di ricerca di colonnine e lunghe soste di ricarica.
    Infatti poi la giornalista è costretta a rallentare drasticamente.

  7. Non si aumenta la velocità quando si è in riserva. La
    giornalista, con il 17% di autonomia residua, imbocca la tangenziale
    “così possiamo andare anche un po’ più veloce” (1:40). Questo è
    stupido quanto andare a 160 km/h per arrivare al distributore prima che
    finisca la benzina.  
  8. Non si mette sotto carica l’auto senza avere la minima idea di quanto
    tempo ci metterà (2:54)
    . Non è difficile: lo dice l’app, lo dice la colonnina, e si possono anche
    fare due conti a mente (potenza della colonnina e kWh da caricare).
    Oltretutto se questa è una Zoe, ha la carica a 22 kW, per cui fa il “pieno”
    in un paio d’ore a quasi tutte le colonnine, anche quelle “lente”, e se è la
    Zoe con carica CCS (come pare), ha anche la carica rapida (mezz’ora per
    arrivare all’80%. Invece il servizio mostra che l’auto ha raggiunto soltanto
    il 50% dopo un’ora e 40 minuti (3:00).
  9. Staccare il telefonino dalla presa di ricarica dell’auto per
    ridurre i consumi (a 1:52) significa non aver capito assolutamente nulla
    di come funziona un’auto elettrica.

    Il consumo di un telefonino è del tutto trascurabile rispetto alla carica di
    una batteria per auto. È come pensare che un gabbiano che si poggia su un
    transatlantico lo possa rallentare.
  10. Tenere l’aria condizionata accesa (a 1:52) quando si è a corto di
    autonomia significa (di nuovo) non aver capito assolutamente nulla di come
    funziona un’auto elettrica.

    Il condizionatore incide in modo significativo sui consumi (come in un’auto
    tradizionale). Se sei in “riserva”, lo spegni, invece di staccare il
    telefonino. La giornalista spegne il condizionatore solo quando la carica
    residua è ormai al 9% (a 2:00).

  11. Durante le ricariche fatte in viaggio non si carica mai fino al
    100%
    , ma ci si ferma intorno all’80%, perché quel 20% finale di ricarica è
    lentissimo per motivi tecnici (una batteria è un po’ come un bicchiere di
    vino: puoi riempirlo rapidamente quando è vuoto, ma devi procedere
    lentamente quando è quasi colmo). Qualunque automobilista elettrico lo sa.
    La giornalista, invece, dice di aver trascorso cinque ore a caricare
    (3:25).
  12. Se si pensa di fare viaggi lunghi ci si attrezza con un’auto elettrica in
    grado di caricarsi anche alle colonnine rapide

    (lo possono fare quasi tutte, forse anche quella usata nel servizio) e non
    ci si ferma alle colonnine lente… per poi lamentarsi che sono lente.

HDMotori ha pubblicato un’analisi
più approndita e molto meno misericordiosa della mia.

In sintesi: il servizio ha preso una persona completamente inesperta di auto
elettriche, le ha dato in mano un’auto poco adatta a un viaggio così lungo e
non ha fatto alcuna preparazione. Con queste premesse, che a questo punto
sembrano proprio scelte ad arte, il risultato non poteva che essere
disastroso.

Se avete visto il servizio e avete notato altre perle, e se avete identificato
l’auto usata, segnalatemelo nei commenti.

Intanto ho proposto alla redazione di rifare il viaggio come si deve, ossia
con cognizione di causa e un briciolo di buon senso. Vediamo se risponde.

 

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Sedici anni di 11 settembre

Sedici anni di 11 settembre

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo
aggiornamento: 2021/09/17 19:45.

Ci sono maggiorenni che non hanno nessun ricordo di com’era il mondo prima
dell’11 settembre 2001. Io le Torri Gemelle, quelle distrutte quel giorno
dagli attacchi terroristici in diretta TV mondiale, le ricordo bene: in
momenti sereni le avevo visitate e ammirate nella loro squadrata, ardita,
elegante potenza.

Come tutti quelli che hanno qualche decennio in più sulle spalle, le ricordo
come luoghi, non come icone: luoghi pieni di vita, di gente
indaffarata, simboli di innumerevoli film: bastava una breve inquadratura di
quei due parallelepipedi senza eguali e sapevi già dov’era ambientata la
storia. Erano la Torre Eiffel d’America. Chi è giovane oggi, invece, le
conosce solo per il loro giorno maledetto, in cui sono morte tremila persone
ed è cambiata per sempre la nostra idea di sicurezza.

Man mano che passa il tempo la cronaca diventa storia e il ricordo diretto si
affievolisce, aprendo la strada a dicerie, fantasie, mitomanie e deliri di
ogni sorta, compreso il complottismo undicisettembrino. Per chi volesse un
ripasso tecnicamente rigoroso ma discorsivo di quegli eventi, ricordo che è
sempre disponibile il libro 11/9 – La cospirazione impossibile,
scaricabile gratis nella
versione PDF
e per 1,99 euro nella
versione EPUB,
curato da vari autori, me compreso.

Sul fronte del cospirazionismo tutto tace: gli anni passano senza che arrivino
le tanto sbandierate prove imminenti delle tesi più bislacche, e persino le
colossali fughe di notizie riservate offerte da WikiLeaks e da Edward Snowden
non portano a galla nulla di quanto promesso dai vari guru del cospirazionismo
ai loro creduli seguaci. Molti di questi guru hanno fatto fortuna con la paccottiglia
del complottismo e si sono riciclati verso nuovi complotti altrettanto
remunerativi.

Io e i colleghi del
Gruppo Undicisettembre abbiamo
praticamente smesso di fare debunking vero e proprio semplicemente
perché manca qualunque novità sul fronte delle tesi di complotto: in sedici
anni, i sostenitori delle tesi alternative non sono riusciti a farsi validare
neanche un solo articolo tecnico su una rivista scientifica di settore. Noi
proseguiamo invece onorando il ricordo di tutti i caduti dell’11/9 attraverso
le parole di chi non si è chinato su Youtube negli anni successivi per
disseminare i propri viaggi mentali, ma quel giorno era già tra le macerie a
New York e al Pentagono per tentare un soccorso disperato.

Ieri abbiamo
pubblicato l’intervista al capitano della Guardia Nazionale Christopher Daniels, che rende molto chiaramente la confusione e l’angoscia di quel giorno
agghiacciante. Su
Undicisettembre.info ne trovate
molte altre. So che leggere tante parole è fuori moda, ma provateci: capirete
molto più di quanto possano spiegare gli Youtuber in cerca di clic e consensi.

Complottismo di nuovo in TV stasera su La7

Stasera va in onda su La7 una puntata di
Bersaglio Mobile, il programma di Enrico Mentana, dedicata al confronto fra tesi di complotto
e debunking. Il gruppo Undicisettembre ha partecipato fornendo
esclusivamente una consulenza tecnica sui testi in risposta alle
tesi di un complottista (il link porta
alla copia su Archive.is); il montaggio è a cura della redazione. Abbiamo
scelto di non partecipare personalmente in video (salvo eventuale materiale di
repertorio) per non trasformare l’11/9 in uno scontro individuale fra
complottisti e debunker.

Personalmente credo che questo genere di faccia a
faccia finisca, nonostante le buone intenzioni, per dare alle tesi di
complotto una visibilità e una dignità che non meritano rispetto alla vastità
e alla precisione della ricostruzione tecnica (non della “versione
ufficiale”), e che sia profondamente sbagliato parlare di
“opposte verità”, perché la verità è sempre una sola e il resto è fuffa: ma l’alternativa era
lasciare che parlassero soltanto le tesi di complotto.

2017/09/12 18:15. La puntata di Bersaglio mobile è
disponibile online
e dura un’ora e 17 minuti.

2017/09/13 00:25. Ho aggiornato la guida
L’11 settembre in cifre
(PDF) con i dati tecnici essenziali.

2021/09/17 19:45. Mi è stato segnalato da un lettore che la puntata è
ora disponibile su YouTube. La incorporo qui sotto.

Ci risiamo: testate giornalistiche pubblicano come vera la foto (falsa) degli attentati a Kabul

Ci risiamo: testate giornalistiche pubblicano come vera la foto (falsa) degli attentati a Kabul

Ultimo aggiornamento: 2021/08/27 17:30.

Niente, è tutto inutile. Faccio un’antibufala preventiva, segnalando i colleghi di AFP Factuel, che avvisano che la foto spacciata come immagine dell’attentato a Kabul di ieri non c’entra nulla e risale al 2015:

Ma il malcostume giornalistico di pubblicare immagini prese da chissà dove, senza fare alcun controllo elementare sulla loro provenienza o preesistenza, continua indifferente e refrattario a ogni preavviso. Questo è Alberto Berlini su Today.it (pseudolink; copia permanente):

Questa è Famiglia Cristiana (pseudolink; copia permanente):

 

Mi arrivano segnalazioni riguardanti anche altre testate:

Dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo mi è arrivata la segnalazione che si è aggiunto anche TGCom24:

Finché le notizie false verranno pubblicate proprio da coloro che dovrebbero difenderci dalle notizie false, e finché il metodo di lavoro delle redazioni sarà “pubblica qualunque cosa trovata in rete, chissenefrega da dove viene e se è vera o no”, sarà difficile liberarsi delle fake news.

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Andrea Purgatori su La7: “Somiglia molto a un videogioco, ma non è un videogioco”. E invece è proprio un videogioco

Andrea Purgatori su La7: “Somiglia molto a un videogioco, ma non è un videogioco”. E invece è proprio un videogioco

Andrea Purgatori, ad Atlantide, su La7, presenta così quello che a suo dire sarebbe un video dell’uccisione del generale Soleimani: “Somiglia molto a un videogioco, ma non è un videogioco”.

E invece è una scena presa da un videogioco: specificamente, mi segnala Stefano Donadio, da AC-130 Gunship Simulator, come raccontato su Spider-mac.

Questo è uno screenshot della trasmissione di Purgatori: al centro, sullo schermo, c’è il video di cui sta parlando.

E questo è uno screenshot del videogioco:

Purgatori mostra una lunga sequenza, spiegando addirittura quello che secondo lui starebbe succedendo: “Sono immagini drammatiche, anche se in bianco e nero. Come vedete, c’è un convoglio… sentite… sentite le parole del pilota che sta manovrando il drone. Guardate come vengono colpiti uno ad uno tutti i convogli. Ora ci saranno dei puntini bianchi, guardate sulla destra. Sono uomini che cercano di scappare da questo attacco. Cercano di allontanarsi. L’operatore se ne accorge, li vede distintamente sul radar di puntamento del drone… e comincia ad inseguirli, e comincerà a dare la caccia a ciascuno, uno per uno. Guardate… guardate come scappano … guardate… guardate la precisione del drone che li segue e come comincia a colpirli anche se loro stanno cercando di fuggire e sono convinti di farcela… Guardate… uno per uno…. Non c‘è scampo, e non c’è scampo… praticamente… molto meno che… diciamo se… a inseguire queste persone fossero degli altri militari sul terreno. Il drone non perdona. Ecco, l’operazione è quasi conclusa. Quelle macchie di colore bianco che vedete sono purtroppo dei corpi che bruciano”.

No, sono pixel di un videogioco.

Se siete increduli che si possa arrivare a tanto, potete rivedere lo spezzone di Atlantide qui o scaricarlo qui. L’ho salvato su Archive.org e lo includo qui sotto, finché dura:

Caso mai qualcuno avesse il dubbio che il videogioco sia stato usato come esempio, il tweet di La7 lo toglie subito: #atlantide VIDEO | Le immagini dell’uccisione del generale Soleimani la7.it/atlantide/vide…

Screenshot:

Del resto, Purgatori ha presentato il video dicendo che è “il modo in cui è stato ucciso il generale Soleimani”. E il link al video è inequivocabile: http://www.la7.it/atlantide/video/il-video-delluccisione-del-generale-soleimani-08-01-2020-300977.

Sarebbe molto, molto interessante sentire da Purgatori, o dalla redazione di Atlantide, come è possibile che una scena di un videogioco finisca nel materiale di redazione e venga trasmessa. Come funziona il controllo delle fonti? Da dove viene preso il materiale che viene mandato in onda?

E se questo è il livello della verifica fatta qui da Atlantide, ci si può fidare di qualunque altro materiale presentato da questa redazione?

Per chi pensa che questa sia una trascurabile inesattezza, un incidente di percorso: no. Qui uno spezzone di videogioco è entrato nel materiale di redazione. Significa che non c’è nessun controllo delle fonti. È come se un chirurgo lasciasse nel paziente non una garza, ma le chiavi di casa. Che non avrebbero mai dovuto neanche avvicinarsi alla sala operatoria.

Gli anni passano, le figuracce aumentano (ricordate la falsa foto del cadavere di Osama bin Laden pubblicata da L’Unità e dal Corriere della Sera?), ma ci sono ancora giornalisti che, con la puzza sotto il naso, insistono ancora a dire che le fake news sono solo colpa di Internet.

—-

2020/01/09 00:25. La7 ha rimosso il video da questo link. Non una parola di scuse, per ora.

2020/01/09 00:50. Purgatori si giustifica così: “Gentile Paolo, lei ha ragione. Certo che è un videogioco, lo sapevo, ma rappresentava tecnicamente una perfetta dimostrazione di come colpisce un drone. Sono io che mi sono espresso maledettamente male. Grazie per la sua attenzione.”

Peccato che il video sia stato presentato con un titolo decisamente poco ambiguo: “Il video dell’uccisione del generale Soleimani”, come mostra questo screenshot dalla pagina di La7 ora rimossa:

Non ho altro da aggiungere.

Fonte aggiuntiva: ADNKronos.