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Google Street View nei guai in Svizzera

Google Street View nei guai in Svizzera

Street View di Google è troppo ficcanaso per la Svizzera, stop a nuove immagini

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Hanspeter Thür, formalmente noto come IFPDT o incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza ma comprensibilmente ribattezzato familiarmente “Mister Dati”, ha chiesto venerdì scorso che il servizio Street View di Google sia ritirato da Internet: la privacy dei cittadini non è sufficientemente garantita come promesso. Google, dopo un incontro con Mister Dati, ha sospeso la pubblicazione delle immagini dettagliate delle strade di nuove località.

Google ha da poco messo online le immagini prese dal livello della strada di varie città svizzere (Basilea, Berna, Losanna, Ginevra, Zurigo, Winterthur e altre località più piccole), consentendo vere e proprie passeggiate virtuali per le vie.

Anche altre località, comprese Lugano, Bellinzona e Locarno nel Canton Ticino dove si trova il mio Maniero Digitale, dovrebbero essere fotografate, o lo sono già state, dalle automobili attrezzate di Google, secondo la tabella di marcia pubblicata dal colosso dei motori di ricerca.

Nelle sue FAQ (in tedesco e francese), Mister Dati spiega che di per sé Google Street View non viola le norme svizzere sulla privacy se rispetta le condizioni negoziate con le autorità federali. Il problema è che sembra proprio che non sempre le rispetti o riesca a rispettarle, a giudicare dalle foto pubblicate da siti come 20minuten.ch.

Infatti il software automatico che dovrebbe riconoscere e mascherare i dettagli riconoscibili delle persone, come concordato con Mister Dati, non funziona sempre e fioccano le contestazioni di chi è ripreso per strada e immortalato magari non al meglio della propria presentabilità o in attività piuttosto private, come riferisce la Berner Zeitung.

Se vi scoprite colti in flagrante delicto su Street View, non mandate contestazioni alle autorità federali, ma rivolgetevi direttamente a Google: su ogni schermata di Street View c’è il link Report a problem che permette di segnalare volti non oscurati o altre violazioni delle regole, e Mister Dati ha predisposto una lettera standard di richiesta di oscuramento o rimozione. Google ha dichiarato che le richieste verranno soddisfatte in poche ore.

Ma il Disinformatico è sempre dalla parte degli utenti, per cui se non vi fidate della prontezza di reazione di Google e non vi va di passare la vita a percorrere virtualmente le vie di tutte le città alla ricerca di vostre foto, se vedete le auto di Google potete fare quello che dice Mister Dati: “notare questi veicoli ben visibili e comportarvi di conseguenza”. Ecco quindi un potente kit di oscuramento garantito dei volti: stampatelo e tenetelo a portata di mano da mettere davanti al viso.

Versione soft.

Versione hardcore per mandare in crisi il software di riconoscimento dei volti e terrorizzare i complottisti.

Fonti: Ticino News, Berner Zeitung, Swissinfo.ch, Ars Technica, Expatica.com, Slashdot.

Facebook, nuove regole di privacy

Facebook, nuove regole di privacy

Facebook non cancella i dati personali, ma promette che lo farà. Fra 12 mesi

Un’indagine della commissione per la privacy del governo canadese, la prima al mondo nel suo genere, ha confermato un sospetto che circolava da tempo: Facebook non cancella i dati personali degli utenti che disattivano i propri account.

La legge canadese, come quella di molti altri stati, impone invece alle aziende di conservare i dati personali degli utenti soltanto per il tempo strettamente necessario. Facebook, riferisce la BBC, si è ora impegnata a cambiare il proprio comportamento.

Renderà più chiaro agli utenti che possono scegliere fra cancellare e disattivare il proprio account: attualmente l’unica scelta disponibile nelle impostazioni online è la disattivazione (in Impostazioni > Disattiva account), mentre per la cancellazione occorre trovare e usare una pagina separata, che si raggiunge partendo dalle FAQ della Guida e cliccando sulla voce “Voglio cancellare definitivamente il mio account”.

Facebook indicherà inoltre più chiaramente che la disattivazione non cancella i dati personali dagli archivi della società, perché in questo modo l’utente può cambiare idea e tornare sui propri passi senza perdere tutto quello che aveva immesso in Facebook.

La società ha inoltre promesso che darà ai suoi 200 milioni di utenti la possibilità di controllare meglio quali dati personali rendono accessibili ai creatori delle applicazioni di Facebook, come i giochi e i quiz. Le applicazioni dovranno dichiarare quali informazioni vogliono acquisire e dovranno ottenere il consenso degli utenti prima di usarle o condividerle. Finora, dice la commissione canadese per la privacy, gli sviluppatori delle applicazioni hanno avuto accesso praticamente illimitato alle informazioni personali degli utenti.

Facebook, tuttavia, ha detto che ci vorranno circa dodici mesi per mettere in funzione queste modifiche, per cui continua ad essere opportuno riflettere su quello che si scrive e si pubblica su Facebook come negli altri siti di social networking. Suggerisco la Regola della Nonna: mai pubblicare su Internet qualunque cosa che non vorreste fosse vista o letta da vostra nonna. Ad alta voce e sulla pubblica piazza.

Io no spik svizzerano: le vostre segnalazioni

Io no spik svizzerano: le vostre segnalazioni

Pubblicità autogol e altri crimini linguistici fotografati dai lettori

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Ecco alcuni dei primi risultati dell’invito a segnalarmi gli strafalcioni d’italiano che vedete in giro nelle pubblicità, nelle insegne e in generale nei luoghi pubblici. Comincio con una perla che ho notato nelle pubblicità di Google che compaiono in questo blog.

Se le traduzioni sono instantanee, potete star certi che sono fatte bene.

Leggi antifumo. Immagine segnalata da Max. Luogo sconosciuto. Dizionario pure. Alcune segnalazioni di lettori indicano che il paese è il Kenya.

Qual è l’automobile preferita da John Titor? Non perdetevi il resto del sito Fourwheeldriveitaly.info, con perle come “Forniamo a tutti i veicoli i driver correttamente addestrati secondo il programma di formazione dell’India dell’azionamento delle quattro rotelle”. Segnalato da Turz.

“Ora egli è con un coltello durchgehackt bene”. Come si farà a scendere in acqua fredda al largo? Il mare è lontanuccio da Bolzano. Ricetta pubblicata dall’Alphotel Tyrol di Racines (BZ) il 14 agosto scorso, segnalata da Farmabat.
Xubuntu, Linux per riesumare vecchi PC

Xubuntu, Linux per riesumare vecchi PC

Prova su strada, in diretta radio, di Linux Xubuntu

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Il podcast della trasmissione è già disponibile.

10:15. Eccomi pronto per l’esperimento d’installazione live di Linux Xubuntu. Primi problemi: le procedure di sicurezza della radio non consentono di collegare il PC alla LAN locale per uscire su Internet. Alcune funzioni importanti, quindi, come la verifica dell’uso di Xubuntu per Internet, dovranno attendere il mio rientro al Maniero Digitale nel pomeriggio. Nel frattempo, ecco una foto della vittima sul tavolo operatorio, anestetizzata e pronta per l’intervento alle 11.


11:02. Accendo il laptop e gli dico (tramite il BIOS) di fare boot dal CD di Linux Xubuntu, scaricato legalmente da Internet come descritto qui. Fra l’altro, il CD è live: l’intero sistema operativo e tutte le applicazioni sono anche eseguibili da CD senza sporcare l’installazione esistente sul disco rigido.

Nella schermata grafica di avvio, scelgo l’italiano come lingua d’installazione e poi scelgo Avvia Xubuntu in modalità grafica sicura. Una voce di menu che, detto fra noi, andrebbe chiarita, perché non spiega affatto che offre un modo alternativo d’installare: il menu sembra indicare che l’unico modo d’installare sia scegliere Avvia o installa Xubuntu. Io so per esperienza come stanno le cose, ma sono i piccoli inciampi come questi che bloccano l’utente non avvezzo.

A proposito, una raccomandazione: se (come è capitato a me in altre occasioni) l’installazione si pianta o è paurosamente lenta, spesso il motivo è che si sta usando l’opzione di installazione standard anziché quella in modalità grafica sicura. Da qui la mia scelta prudenziale.


11:07. Dopo un’attesa di qualche minuto con il CD che gira come un forsennato e una spartana barra di progressione che avanza sullo schermo, mi trovo con un’interfaccia grafica dalla quale scelgo Installa con un doppio clic. Attendere prego. Cliccando su Avanti, mi chiede località e fuso orario (mi propone automaticamente Roma, Italia).

E qui c’è un altro inciampo: la cliccata sul pulsante Avanti non funziona e devo “cliccare” su Avanti premendo il tasto Invio dopo aver evidenziato il pulsante tramite la tastiera. Scelgo poi la nazionalità della tastiera (italiana) e il tipo di partizionamento del disco: scelgo quello guidato, che usa l’intero disco.

Xubuntu mi chiede se ci sono documenti e account da importare dall’installazione precedente, che però in questo caso non c’è (ho spianato il disco con Gparted per lavorare su una macchina pulita). Anche qui, il mouse non clicca e devo premere Invio per accettare di proseguire.

11.15. Nella schermata successiva, immetto i miei dati per creare un account utente e scelgo il nome da assegnare al computer (defiant-xubuntu, per motivi che ogni buon Trekker capirà). Qui ci vuole molta attenzione, perché la lettura del sistema operativo dal CD rallenta la reazione della tastiera. Clicco su Avanti, ma niente da fare: OK, ho capito, premo Invio.

Dopo una schermata di sunto nella quale clicco (si fa per dire) su Install, iniziano materialmente il partizionamento e la formattazione del disco rigido. Dopo pochi secondi mi dà un messaggio d’errore: sarebbe impossibile montare un volume. Noto che l’installazione, però, procede lo stesso. Speriamo in bene.

11:30. Il computer macina, macina. L’indicatore di progressione avanza. Speriamo non sia una presa in giro.


11:40. Alleluia! “L’installazione è stata completata”.


Scelgo Riavvia ora. Linux Xubuntu espelle il CD e poi attende che io prema Invio per riavviarsi. E’ il momento della verità. E la verità è una bella schermata nera. PC in coma! Defibrillatore!!!


Premendo il pulsante di spegnimento avviene il miracolo che salva la situazione: al riavvio si carica dal disco rigido Linux Xubuntu installato, con tante applicazioni già pronte per l’uso. Funziona! Qui sotto vedete (si fa per dire, vista la webcam d’emergenza usata) uno spreadsheet, la calcolatrice e il programma di aggiornamento e scaricamento applicazioni.


L’installazione in diretta ha avuto successo, insomma, sia pure con alti e bassi; sicuramente non è ancora del tutto alla portata dell’utente medio (forse non lo è neppure quella di Windows; è per questo che è così importante la preinstallazione). Ma la vera sfida, ovviamente, è mettere questo computer in rete e vedere come si comporta su Internet: per questo occorrerà attendere il mio rientro al Maniero Digitale. Dettagli a breve!

Xubuntu va in Rete

Arrivato al Maniero, collego il laptop Linux alla mia rete domestica: specificamente a un comune modem router ADSL dotato di porte Ethernet. Scelgo Applications – System – Network: mi chiede la password prima di consentirmi di configurare. La password di root (amministratore), in Xubuntu, è la stessa dell’utente comune: una soluzione non certo robustissima ma adatta a un uso monoutente di Linux, nel quale l’amministratore e l’utente sono la stessa persona e quindi la password serve soltanto come misura di protezione contro software ostili, non contro gli utenti ostili.

Sono su una rete senza DHCP, per cui configuro a mano: scelgo Wired Connection, Properties, Configuration: Static IP address. Immetto un indirizzo IP, la subnet mask viene impostata automaticamente, e immetto l’indirizzo del gateway (il router ADSL); nella scheda DNS, immetto gli indirizzi IP dei DNS server del mio provider.

Lancio Firefox (che è preinstallato, come tante altre applicazioni): funge!


Approfitto della connessione per scaricare subito gli aggiornamenti: Applications – System – Gestore aggiornamenti. Xubuntu scarica un po’ di file e poi offre la possibilità di installarli. Una volta installati, non c’è obbligo di riavvio immediato.

A questo punto c’è la parte di Linux che mi piace di più: il gestore applicazioni (Applications – System – Add/Remove), che è un vastissimo elenco delle applicazioni gratuite e legalmente scaricabili. Basta selezionare quelle che interessano e lasciare che Xubuntu non solo le scarichi, ma le installi e le inserisca automaticamente nel menu Applications. Scarico al volo OpenOffice.org 2.2 e il plug-in Flash (altrimenti Firefox non mostra i video di Youtube e simili).

Ibernazione e sleep funzionano egregiamente. Le chiavette USB vengono montate, riconosciute e gestite correttamente. I documenti PDF sono leggibili senza dover installare nulla.

Ma non è tutto rose e fiori: l’aggiornamento automatico di data e ora (Applications > System > Ora e data) non funziona, perché manca il supporto NTP per la sincronizzazione, e la proposta di installarlo fallisce. Infilo un CD audio, mi parte automaticamente Gxine, inizia a leggere il CD, e mi scompare la schermata grafica. Idem con gli MP3. Sono costretto a fare shutdown da terminale. La cosa si risolve usando XMMS, ma solo per gli MP3 (i CD audio fanno piantare l’interfaccia grafica).

E qui finisce la prova: ci sarebbero ancora da collaudare condivisioni di file, stampanti e altre periferiche, ma c’è un problemino. Il laptop è andato in protezione termica (ha sempre avuto dei problemi di surriscaldamento) e non c’è verso di riavviarlo. Ne riparliamo un’altra volta.

Nel frattempo, il bilancio dell’esperimento è che Linux ha ancora qualche magagna che può mandare in crisi l’utente principiante (ma lo stesso si può dire anche della concorrenza) e la preinstallazione su hardware pienamente supportato è importantissima per mettere l’utente in condizioni di lavorare senza disperarsi a far funzionare ogni singola periferica a furia di litigate con la riga di comando. La quantità di applicazioni disponibili (molte familiari, perché esistenti anche in versioni Windows) soddisfa egregiamente le esigenze degli utenti comuni. La navigazione in Rete, per via della sostanziale assenza di virus per Linux, è molto meno insicura che con Windows.

Ma non c’è niente da fare: finché i produttori di hardware non prenderanno sul serio Linux e realizzeranno driver Linux per i loro prodotti, il timore di trovarsi tagliati fuori rispetto a Windows attanaglierà sempre gli utenti (molto più che con Mac OS X, che pure ha i suoi limiti di supporto alle periferiche) e terrà Linux nella cerchia degli smanettoni. All’intero di questa cerchia, però, le occasioni di capire realmente come funziona l’informatica, come gestire e proteggere una rete e come tirar fuori il massimo dall’hardware sono impareggiabili.

Resto insomma del mio parere di qualche tempo fa: Linux è per chi ha pochi soldi ma molto tempo e voglia di imparare e smanettare; Mac OS X è per chi ha un po’ di soldi ma poco tempo e deve lavorare tanto e in modo affidabile; Windows… non lo so.

E con questo posso dare ufficialmente il via all’inevitabile guerra fra parrocchie 🙂

False mail di Poste.it, phishing insolito

False mail di Poste.it, phishing insolito

Attenti alle false comunicazioni di Poste.it, sono un phishing evoluto

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “candyshop.life” e “marvek”.

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Da un paio di giorni mi arrivano segnalazioni di un insolito tentativo di phishing ai danni degli utenti di Poste.it. Non solo il messaggio-esca è confezionato in modo molto professionale, senza errori d’italiano e con un linguaggio molto burocratese e realistico, ma la sua caratteristica saliente è che a differenza dei phishing tradizionali, questo non contiene alcun link-trappola.

Dopo il logo di Posteitaliane, come vedete nell’immagine qui sopra, il messaggio ha un’intestazione molto formale:

Informazioni Utente:
Tipo di Servizi Erogati: Erogazione Servizi Per Privato (cod. 001)
Codice Cliente: 8010225/001(s)
Indirizzo: [ VERIFICATO MEDIANTE TELEGRAMMA ]
Cod. Ufficio postale prima registrazione: 0001826/(S 2)

Davvero geniale l’idea del “verificato mediante telegramma”: in questo modo il phisher evita di rivelare che non sa l’indirizzo postale del destinatario ma crea l’impressione di conoscerlo.

Oggetto: Comunicazione Urgente nr. 802 – 07/2006

Gentile Cliente,

I servizi PosteOnLine di PosteItaliane, che Le consentono di effettuare operazioni postali direttament dal Web, saranno temporaneamente interrotti a causa di inefficienze tecniche che il nostro personale tecnico provvederà a riparare.

L’interruzione dei servizi avverrà Lunedì 17 Luglio a partire dalle ore 06.00.Il Ripristino dei suddetti, avverrà entro e non oltre Lunedì 24 Luglio.

Entro tale data tutti i servizi Internet di PosteOnLine saranno ripristinati.Questo processo di upgrade potenzierà i servizi di Web Banking riducendo i tempi di attesa e rendendo le operazioni più sicure e stabili.

Un’interruzione di servizio di un’intera settimana è un po’ anomala, persino per i livelli di disservizio ai quali si è purtroppo abituati in Italia, ma passa facilmente inosservata grazie al linguaggio burocratico e alle diffide incluse nel testo:

In base agli artt. 143 e 213/a, da Lei accettati al momento della sottoscrizione del contratto, Posteitaliane declina ogni responsabilità oggettiva e/o soggettiva relativa all’interruzione dei servizi in oggetto, fornendo valide e utili alternative ai servizi resi non operativi da problemi tecnici derivanti da cause che, tuttavia, prescindono dalla volontà di Posteitaliane.L’utente finale viene avvertito con un utile anticipo di almeno 5 giorni per ridurre al minimo eventuali disagi arrecati.

Come ulteriore autenticazione, il messaggio-esca invita a contattare le Poste, confidando che la maggior parte delle vittime non lo farà:

E’ possibile richiedere maggiori informazioni a riguardo contattando il numero verde di Posta On-Line dedicati ai servizi di Web Banking.In alternativa, può recarsi in uno dei punti Poste Italiane.E’ disponibile un elenco completo di tutti i punti PosteItaliane su territorio nazionale, cliccando sul link riportato nell’intestazione della presente mail.

A questo punto c’è un’altra frase che dovrebbe suscitare qualche dubbio:

Inoltre, tale processo di upgrade provocherà la perdita delle Sue informazioni relative ai Dati di accesso alle operazioni On-Line.

Come è possibile che un’azienda perda intenzionalmente i dati dei clienti? Non sono capaci di farne una copia? L’upgrade lo fanno fare a Mister Magoo?

E’ a questo punto che scatta la trappola:

Al fine di ovviare a questo inconveniente, può inviare i seguenti dati via mail (rispondendo alla presente) o via fax (numero specificato di seguito).

1) Nome e Cognome
2) Attuale Nome Utente per l’accesso ai Servizi di PostaOnLine
3) Attuale Password per l’accesso ai Servizi di PostaOnLine
4) Attuale Codice Dispositivo Cliente*.Nel caso di possessore carte Postepay, riportare le ultime 8 cifre ( 4023 6004 XXXX XXXX )** , data di scadenza e codice di verifica riportato sul retro della carta e costituito dalle ultime 3 cifre.
5) Attuale indirizzo email (solo per comunicazioni via fax)

** Solo per i possessori di Carte Prepagate PostePay – Riportare le ultime 8 cifre della Sua carta Postepay.
Esempio: la Sua carta PostePay è costituita dalle cifre 4023 6004 XXXX XXXX – Riportare solo le ultime 8 cifre corrispondenti alle X come sù riportato.
Riportare, inoltre, la data di scadenza riportata sul fronte della carta e il codice di verifica (cvv2).Il codice di verifica è situato sul retro della carta.E’ rappresentato dalle ultime 3 cifre presenti sul retro in corrispondenza della striscia bianca.

Si è invitati, insomma, a comunicare tutti questi dati rispondendo al messaggio. Ma il mittente vero del messaggio è posteitaliane@inbox.com, che ovviamente non è un indirizzo di Poste.it ma appartiene al truffatore (alcuni programmi di posta insicuri potrebbero visualizzare soltanto l’indirizzo fasullo assistenza@poste.it).

Rispondendo al messaggio, quindi, regalereste tutti i vostri dati al truffatore. Ecco perché non c’è il classico link-trappola: la trappola sta nell’indirizzo al quale viene mandata la risposta della vittima.

Le finezze psicologiche continuano:

Importante: NON BISOGNA RIPORTARE IL CODICE PIN NE’ NESSUN ALTRO TIPO DI INFORMAZIONE NON RICHIESTA NELLA PRESENTE.

“Visto?” dice il truffatore, “noi ci teniamo alla tua sicurezza: mica ti chiediamo il PIN, anzi guai se ce lo mandi!”. E’ purtroppo una rassicurazione inutile, perché le frodi sulle carte di credito si possono fare anche senza conoscere il PIN (lo so per esperienza personale — come vittima, non come truffatore, s’intende!).

Come se non bastassero questi giochini mentali, l’artista della truffa rincara la dose:

Come precedentemente riportato, è possibile inviare le suddette informazioni via mail (rispondendo alla presente) o via fax al numero: 899.102.102 (tariffazione unica in tutta italia – 1.02 euro alla risp. più 27 cent/euro al secondo).

L’offerta del numero telefonico è un bluff: fa sembrare molto autorevole il messaggio, ma in realtà l’indicazione esplicita delle tariffe esosissime (27 cent al secondo!) è concepita per indurre l’utente a non chiamare il numero in questione e a inviare i dati via e-mail. Fra l’altro, stando al test di un lettore (grazie pietro.m****), il numero è inesistente, stando perlomeno alla voce registrata che si sente si arriva alla settima cifra.

Si tratta, insomma, di un phishing veramente ben fatto rispetto alla sgrammaticata media del settore. Per contrastarlo, oltre a farne segnalazione alla Polizia delle Comunicazioni, si potrebbe saturare la casella di posta con dati fasulli o anche con semplici e-mail di protesta. Al momento in cui scrivo, la casella sembra essere ancora attiva.

Frugando negli archivi di Google Gruppi, sembra che si tratti di una riedizione di un messaggio già circolato ai primi di aprile 2006 con dati leggermente diversi ma la medesima struttura.

Windows e Mac, aggiornamenti a confronto

Windows e Mac, aggiornamenti a confronto

Debutta Mac OS Snow Leopard, in arrivo Windows 7

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Oggi esce nei negozi la nuova versione del sistema operativo per computer Apple, denominata Snow Leopard, e il 22 ottobre uscirà la nuova edizione di Windows, chiamata semplicemente Windows 7.

In entrambi i casi non si tratta di rivoluzioni, ma di evoluzioni rispetto alle versioni precedenti; le novità ci sono, prima fra tutte l’inversione della triste tendenza a pretendere computer sempre più potenti per programmi sempre più elefantiaci, ma non si tratta di grandi balzi in avanti, per cui è facile avere incertezze su cosa fare. Aggiornarsi, spendere soldi e rischiare incompatibilità, oppure tenere quello che già si ha e funziona?

Come sempre, vale il consiglio di lasciare che siano gli altri a farsi male provando per primi le novità. Salvo che siate fanatici d’informatica, non c’è nessuna ragione impellente per aggiornarsi subito. Vi propongo una miniguida per orientarsi nelle novità dei due grandi concorrenti dell’informatica personale.

Mac OS X 10.6 Snow Leopard: più velocità senza cambiare computer

Attenti ai Mac vecchi. Questa edizione è adatta soltanto ai Mac con processore Intel: chi ha un computer Apple con processore PowerPC è tagliato fuori. Questo significa che certi computer Apple di soltanto tre anni fa potrebbero essere esclusi dall’aggiornamento.

Più velocità e snellezza a parità di computer. Gran parte delle modifiche rispetto alla versione precedente, Leopard, è dietro le quinte. Supporto migliorato per i processori multicore, modalità a 64 bit per dare alle applicazioni la possibilità di gestire più di 4 GB di RAM, sfruttamento del processore grafico per togliere carico di lavoro al processore principale e uno snellimento drastico delle applicazioni preinstallate producono una reattività sensibilmente più veloce senza dover cambiare computer. Però per ora nessuna applicazione scritta da altre case produttrici di software sfrutta queste potenzialità. Anche lo spazio occupato dal sistema operativo cala drasticamente, liberando diversi gigabyte di spazio su disco.

Compatibilità. Snow Leopard include ancora Rosetta, il “traduttore” che permette di eseguire le applicazioni scritte per le versioni PowerPC di Mac OS. Arriva il supporto per Microsoft Exchange 2007. I cambiamenti dell’interfaccia sono poco più che utili affinamenti e ritocchi (la possibilità di ordinare i file cronologicamente nella vista a colonne del Finder, per esempio), per cui chi usa già Leopard si troverà subito a proprio agio. E’ presto per un quadro globale, ma stando alle prime recensioni sembra che quasi tutte le applicazioni scritte per Leopard funzionino sotto Snow Leopard senza richiedere aggiornamenti, anche se The Register segnala una lista informale di possibili applicazioni problematiche, fra le quali spicca Photoshop Elements.

Quicktime. Diventa di serie la comodissima possibilità di montare rapidamente un video usando le funzioni ritaglia-copia-incolla di Quicktime, come se il video fosse un testo. Prima si pagava a parte. I video Flash sono riproducibili senza dover installare programmi accessori. A molti piacerà la possibilità di registrare sotto forma di video quello che avviene sullo schermo e di aggiungervi annotazioni: cose che si potevano fare anche prima, ma soltanto aggiungendo programmi appositi.

Antivirus? Ma non era immune? Gli smanettoni che hanno avuto tra le mani Snow Leopard in anteprima hanno scovato una funzione non pubblicizzata da Apple: una sorta di rudimentale antivirus per quei pochi virus o cavalli di Troia che esistono per il mondo Mac.

Prezzo. Se avete già Leopard, passare a Snow Leopard costa 39 franchi (29 euro) per l’edizione con licenza per un utente, 69 franchi (49 euro) per quella con licenze per un massimo di cinque utenti domestici (non aziendali o professionali) e 13 franchi (8,95 euro) per la licenza monoutente per chi ha acquistato un Mac nuovo dopo l’8 giugno 2009.
Chi ha la versione precedente, Tiger, è legalmente tenuto ad acquistare il Mac Box Set per essere in regola con le licenze, al prezzo di 219 franchi (169 euro) per la versione monoutente o 299 franchi (229 euro) per la versione con licenze per cinque utenti domestici. Il Mac Box Set include iWork 09, la potente suite di programmi equivalenti a Microsoft Office.
Tuttavia è emerso che non c’è alcun lucchetto digitale a imporre queste regole, tanto che l’aggiornamento da 39 franchi (29 euro) s’installa senza problemi anche se non c’è preinstallato Leopard. Apple ha scelto di fidarsi dell’onestà media degli utenti invece di complicare loro la vita con sistemi di controllo delle licenze.

Windows 7: Vista ripulito, dimagrito e velocizzato

Il 22 ottobre prossimo sarà disponibile per l’acquisto Windows 7, il successore di Windows Vista. Come Snow Leopard, non si tratta di una versione radicalmente nuova, ma di un affinamento della precedente, che debuttò tre anni fa con notevole malumore fra gli utenti per la sua pesantezza, lentezza e ossessione per la sicurezza.

A differenza di Snow Leopard, Windows 7 è stato offerto in prova gratuita temporanea a tutti gli utenti di Internet; l’offerta è scaduta pochi giorni fa. Occorre attendere l’uscita della versione definitiva per vedere come sarà realmente Windows 7, ma le recensioni basate sulla versione distribuita in prova gratuita e quella usata dagli sviluppatori sono decisamente positive: il messaggio generale è che Windows 7 è Vista fatto come si deve. Ecco qualche primo accenno alle novità che ci possiamo attendere.

Compatibilità. L’obiettivo di Windows 7 è la piena compatibilità con le applicazioni e l’hardware che funzionano sotto Vista. Per i problemi più gravi c’è un Windows XP Mode (Virtual PC ricarrozzato), ma soltanto in alcune versioni di Windows 7. Spariscono invece applicazioni familiari come Calendar, Mail (Outlook Express) e Movie Maker, sostituite da equivalenti via Web o scaricabili a parte, probabilmente per evitare problemi con gli enti antitrust. Può parere assurdo che un sistema operativo moderno non venga fornito con un client di posta, ma è così, e visto l’attuale orientamento dell’informatica verso i servizi online al posto del software sul PC, la scelta potrebbe rivelarsi trainante.

Aspetto. Chi ha familiarità con Vista non avrà grandi sorprese, ma gli utenti affezionati a Windows XP troveranno un’interfaccia drasticamente differente, piena di trasparenze ed effetti. La taskbar è stata ripensata a fondo e potenziata: per esempio, far scorrere il cursore sopra un’icona di un’applicazione attiva fa apparire delle mini-anteprime delle finestre aperte di quell’applicazione, e commutare da un’applicazione a un’altra tramite la taskbar è estremamente pratico. Anche la gestione delle periferiche e delle reti è stata semplificata, e il supporto per gli schermi tattili è stato potenziato in modo da includere anche il multi-touch.

Velocità maggiore senza cambiare computer. Windows 7 ha gli stessi requisiti hardware di Windows Vista, invece di aumentarli come è sempre avvenuto in passato. Anzi, funzionerà anche su computer sui quale Vista si rifiuterebbe di lavorare, come sui netbook. Le funzioni di ricerca nei file sono state potenziate e accelerate, e stando a chi l’ha usato assiduamente ci sono mille piccoli e grandi affinamenti che lo rendono un netto passo avanti rispetto a Vista. L’avvio e la chiusura sono più veloci; il supporto per i processori multicore è migliorato

Prezzi. A differenza di Snow Leopard, e come per Vista, Windows 7 sarà disponibile in un gran numero di versioni, con prezzi e prestazioni differenti, che causeranno non poca confusione negli utenti.
Per esempio, volete la modalità Windows XP? Vi serve Windows 7 Professional o Ultimate. Ma ci saranno anche la versione Starter, la Home Basic, la Home Premium e la Enterprise. Nei negozi ci saranno però quasi sempre soltanto due versioni, la Home Premium e la Professional, e chi vorrà potrà migrare a pagamento alle altre più complete.
Per ciascuna di queste versioni ci saranno inoltre sconti, prezzi e procedure differenti per migrare da Windows XP o da Windows Vista. C’è di che perdersi.
Nell’Unione Europea, i prezzi varieranno da 119.99 euro (Home Premium upgrade) a 319 euro (Ultimate Full) per le versioni non preinstallate; il prezzo di quelle preinstallate sarà incluso nel prezzo d’acquisto del computer nuovo. Chi ha acquistato da poco un computer con Windows Vista o ha comunque una licenza di Vista può già prenotare l’upgrade, ma non da tutte le versioni di Vista; la Home Basic è esclusa.

Anche in termini strettamente tecnici l’aggiornamento è una giungla: date un’occhiata a questo grafico di come si aggiorna Windows in base a quale versione di partenza si usa e quale versione di Windows 7 si desidera.

Che fare?

La scelta di Microsoft e Apple di offrire nuove versioni “risparmiose” dei loro sistemi operativi è certamente figlia di un periodo nel quale l’economia tira poco e non ci sono molti soldi da spendere in computer nuovi se quelli attuali vanno bene, ma è comunque una boccata d’aria fresca nell’evoluzione dell’informatica e merita un plauso.

Dalla corsa al gigantismo si è passati alla ricerca dell’efficienza per spremere maggiore produttività dall’hardware esistente, e questo è un bene non solo per i nostri portafogli individuali, ma per tutto l’ambiente, perché sistemi operativi con minori pretese comportano un minor numero di computer da rottamare, con tutto quello che ne consegue.

Passato il periodo di inevitabile rodaggio, nel quale verranno a galla le incognite delle funzioni DRM (anticopia) dei nuovi sistemi operativi, il mio consiglio è di migrare a Snow Leopard e Windows 7 rispettivamente. Non solo per ottenere benefici di produttività, ma per dare un segnale socialmente rilevante alle aziende: se invece di offrirci nuovi orpelli rutilanti che non abbiamo mai chiesto ci date sostanza e ci offrite roba pratica ma poco vistosa, siamo disposti a spendere anche in tempi di crisi.

E se non volete spendere e non vi fidate del software chiuso, potete sempre provare gratuitamente le varie distribuzioni di Linux, che ogni anno diventa sempre più automatico e intuitivo da installare e configurare, anche se le incompatibilità e le magagne ci sono tuttora. Alla fine, l’importante è lavorare usando il più possibile formati standard, per non ghettizzarsi e poter comunicare e condividere i dati con chiunque.

Fonti: The Register, Gizmodo, Ars Technica, Ars Technica, Gizmodo, ExtremeTech, Microsoft.com, Apple.com.

Caccia online ai crimini linguistici

Caccia online ai crimini linguistici

Io no spik svizzerano

Fino a pochi giorni fa il sito svizzero di una notissima marca di mobili svedese che si portano a casa smontati ospitava questo simpatico modello di materasso, che offriva un sollievo molto personale ai clienti di sesso maschile. L’immagine è cliccabile per ingrandirla.

La pagina ora è stata corretta (grazie a Rodri per la segnalazione iniziale). Marketing virale, o uno dei tanti, troppi strafalcioni che punteggiano il panorama pubblicitario del Canton Ticino?

Ci sono infatti molte pubblicità, forse partorite da qualche genio dell’ufficio vendite che non si prende la briga di consultare un italofono prima di avviare le stampanti, che lasciano davvero storditi e configurano il reato di attentato alla lingua italiana, come questo che ho visto pochi giorni fa:

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Il Disinformatico è sempre in prima linea nel combattere le piaghe sociali, ed è quindi ora di lanciare ufficialmente la campagna Io no spik svizzerano: in difesa dell’ortografia, della sillabazione e della grammatica italiana. Mandate dunque a disinformatico@rsi.ch le vostre foto degli errori ortografici e delle stupidaggini linguistiche più clamorose che trovate in giro, in Svizzera ma anche altrove, che riguardino l’italiano, e le vedrete pubblicate qui. Buona caccia!

Per il TG2, la materia oscura è materia davvero oscura

Il TG2 batte il record delle scemenze dette in meno di 16 secondi

Ve la trascrivo, perché merita: “Al CERN vogliono provare a produrre anche la materia oscura, l’antimateria resa celebre da film e libri di fantascienza, formata solo da particelle di carica elettrica negativa, al contrario di quelle che formano il mondo a cui siamo abituati.”

Se avete bisogno che vi spieghi questa collana di perle, non vi preoccupate: vi attende una magnifica carriera giornalistica.

E poi ci domandiamo come mai c’è Voyager alla Rai.

Grazie a Marco per la segnalazione. Lo spezzone risale a circa un anno fa, come descritto da Comablog.

Word vietato entro ottobre? Niente panico

Word vietato entro ottobre? Niente panico

Chi di brevetto ferisce… Word vietato entro 60 giorni?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ha sorpreso non poco la notizia che Microsoft ha due mesi di tempo per cessare la vendita del proprio popolarissimo programma Word perché viola il brevetto di un’altra società, secondo la decisione del giudice federale texano Leonard Davis.

C’è di più: come riferisce Findlaw, Microsoft deve anche pagare 200 milioni di dollari di danni per aver intenzionalmente violato il brevetto.

La società canadese i4i ha infatti fatto causa a Microsoft perché a suo dire Word viola un metodo di elaborazione del testo (l’uso di un editor XML integrato per visualizzare le informazioni, per i più curiosi) che è tutelato da un suo brevetto statunitense, il numero 5787449, come segnala Information Week. Microsoft ha ribattuto che il suo software non viola alcun brevetto e che anzi il brevetto della i4i non è valido.

La giuria ha invece dato ragione alla società di Toronto e il giudice ha respinto la richiesta di ricorso, rincarando oltretutto la multa di altri 40 milioni di dollari per il comportamento scorretto degli avvocati della Microsoft (i dettagli sono qui) e aggiungendo altri 37 milioni di interessi, per un totale di 277 milioni di dollari. Ha inoltre emesso un’inibitoria che vieta a Microsoft di vendere qualunque versione di Word che usi la tecnologia brevettata di i4i. Microsoft ha due mesi di tempo per adeguarsi, ma ha già inoltrato una richiesta urgente di sospensione del provvedimento.

Cosa significa all’atto pratico questa notizia? Chi si è battuto per contrastare la temuta paralisi tecnologica derivante dalle liti legali sui brevetti software si sente vendicato da questi eventi, ma gli utenti Word non devono preoccuparsi: nessuno verrà a sequestrare la loro copia del programma, perché la sentenza vale soltanto negli Stati Uniti e Microsoft probabilmente distribuirà prima della scadenza una modifica di Word tramite il sistema di aggiornamento automatico.

Scivoli giganti e laptop presi al volo

Il marketing virale inventa scivoli super e il computer che s’acchiappa

Si sono chiesti in molti se sia vero o un trucco il popolarissimo video dell’uomo, tale Bruno Kammerl, che allestisce un enorme scivolo d’acqua lungo una collina e lo usa come trampolino per un salto spettacolare che lo porta a centrare miracolosamente una minuscola piscina gonfiabile.

La spiegazione è emersa dopo pochi giorni di presenza su Internet. Il video fa infatti riferimento al sito Megawoosh.com, che a sua volta porta al sito Mach-es-machbar.de, che contiene pubblicità per Microsoft Office Project 2007 in tedesco. E’, in altre parole, un esempio riuscito di marketing virale, realizzato dalla filiale tedesca di Microsoft, come spiegato nella pagina che descrive il “making of” del video. La trovata è valsa quasi due milioni e mezzo di spettatori dello spot occulto.

Il marketing virale funziona, e così ci prova anche il produttore di laptop MSI, che ha fatto anche di più: un video in cui degli atleti giocano a prendere al volo un computer portatile ultrasottile. Fin qui non ci sarebbe nulla di insolito: solo che nel video la presa viene effettuata usando le chiappe, fasciate da una tutina sportiva che lascia poco all’immaginazione.

Ovviamente ci sono di mezzo giochi di montaggio e un po’ di effetti speciali digitali, ma l’effetto desiderato è raggiunto: far parlare di sé e del proprio prodotto. A qualunque costo. E’ proprio il caso di dire che l’utente viene simpaticamente gabbato e si rende conto di aver visto uno spot soltanto… a posteriori.