È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, condotto dal sottoscritto: lo trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto). Questa è la versione Story, dedicata all’approfondimento di un
singolo argomento.
I podcast del Disinformatico di Rete Tre sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
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e
Spotify.
Buon ascolto, e se vi interessano il testo e i link alle fonti della storia di
oggi, sono qui sotto!
—
[CLIP: Giocatore indignato che protesta]
Siamo nel bel mezzo di una sessione del gioco
Counter-Strike: Global Offensive. Il personaggio comandato da un
giocatore è impazzito e ha cominciato a sparare agli altri personaggi suoi
alleati. Ovviamente gli altri giocatori non la prendono bene e protestano.
Quello che questi altri giocatori non sanno è che il personaggio impazzito è
comandato da un cheater, un giocatore disonesto che ha installato un
software, denominato cheat, che gli dovrebbe consentire di barare e
vincere più facilmente con dei trucchi ma che in realtà in questo caso altera
il funzionamento del gioco in senso opposto, facendo compiere al disonesto
azioni assurde tipo buttare via tutte le proprie armi o lanciarsi una granata
sui piedi. L’effetto comico è garantito e il baro viene prontamente punito.
Questa è la storia di un punitore di cheater, che adesca chi non vuole
giocare onestamente nei videogiochi e poi pubblica i risultati
dell’adescamento su YouTube, e di come fa a ottenere questa dolce, comica
vendetta.
[SIGLA]
I cheater sono una piaga dei videogiochi online: sono giocatori che
installano software speciali che danno poteri maggiori rispetto agli altri
giocatori. Per esempio, fanno diventare invulnerabili, aumentano le munizioni,
migliorano la mira (sono i cosiddetti aimbot o triggerbot),
permettono di vedere attraverso i muri oppure rallentano gli avversari.
Giocare a un videogame multiplayer quando ci sono i cheater è una pena
totale: rovina il piacere della competizione. Comportamenti di questo genere
sono vietati da quasi tutte le piattaforme di gioco, che sorvegliano la
regolarità delle sessioni usando i cosiddetti programmi anti-cheat che
rilevano situazioni anomale o successi sospetti. Fare il
cheater significa rischiare di essere bannati, ossia buttati
permanentemente fuori dal gioco. Ma i disonesti sono tanti e c’è sempre
qualcuno che ci prova.
C’è però qualcun altro, una persona che si fa chiamare su Internet
ScriptKid, che ha intrapreso una battaglia personale contro questi
cheater e li punisce sfruttando la loro disonestà.
Nel
2019
ScriptKid ha creato una falsa cheat per Playerunknown’s Battlegrounds,
o PUBG come lo chiamano comunemente i gamer, l’ha messa online
presentandola come se fosse un’app di potenziamento e ha aspettato che i
giocatori disonesti la scaricassero e installassero.
I risultati non si sono fatti attendere. I video delle sessioni di gioco in cui i
bari pensano di stravincere e invece si lanciano inesplicabilmente fuori dalle
auto in corsa, carambolando comicamente, o si buttano nel vuoto dagli edifici
terminando la sessione di gioco e lasciando in pace i giocatori onesti hanno
accumulato milioni di visualizzazioni su YouTube.
ScriptKid ha deciso così di dedicarsi anche a
Counter-Strike: Global Offensive, un gioco sparatutto non nuovissimo ma
ancora molto popolare. Ha
scritto due finte cheat, CSGOReaper e RageMaker, che fanno fare
cose assurdamente comiche a chi le installa sperando di acquisire superpoteri,
poi le ha messe online pubblicizzandole tramite le inserzioni di Google per
farle comparire nei risultati di ricerca di chi cerca soluzioni per barare ai
giochi, e ha aspettato che i cheater di tutto il mondo le scaricassero.
Non ha dovuto aspettare a lungo neanche stavolta. Ciliegina sulla torta, le
sue finte cheat registrano le figuracce dei bari e le mandano a lui.
ScriptKid così pesca le migliori scene e le pubblica su YouTube, così tutti
possono assistere per esempio a BurningMan, dove il baro si molla una
granata sui piedi invece di lanciarla e poi sta fermo ad attendere che
esploda; oppure a NoSpray4U, dove il cheater butta via tutte le
proprie armi invece di azionarle a raffica; oppure a InvertMouseADS,
che inverte i comandi del mouse quando si aziona il mirino, peggiorando
catastroficamente la mira che il baro voleva invece migliorare disonestamente.
Le reazioni dei cheater quando vedono il loro personaggio ballare una
sorta di tarantella o scagliare il fucile, venendo poi prontamente eliminato
dagli altri giocatori invece di stravincere, sono imperdibili.
E poi c’è la penitenza finale: con BloodBrothers, ScriptKid modifica il
gioco in modo che quando il mirino del baro passa sopra un compagno di
squadra, il baro gli spara. Un autogol al quale gli altri giocatori rispondono
subito facendo una kick, un’espulsione, del giocatore disonesto.
Lo spettacolo di questi personaggi super-macho che fanno cadere le proprie
armi come dei dilettanti e rimangono impietriti a chiedersi cosa stia
succedendo è irresistibilmente ridicolo. Ma come fa ScriptKid a mostrarci
quello che è successo in una sessione di videogioco?
C’è un trucco nel trucco: le condizioni d’uso della falsa cheat creata
da ScriptKid dicono esplicitamente che i replay, le registrazioni delle
sessioni di gioco di chi installa quella cheat, gli verranno inviate.
Solo che i disonesti cliccano sull’accettazione di queste condizioni senza
leggerle e quindi non si rendono conto che non solo verranno sbeffeggiati
pubblicamente ma hanno anche dato il consenso per farlo a ScriptKid.
Con questa tecnica il vendicatore comico ha accumulato quasi quattrocentomila
iscritti sul proprio
canale YouTube e sta
cominciando a crescere anche su
Discord e
Twitch. Ha scritto delle
false cheat per burlarsi anche dei bari in
Minecraft. E
cominciano ad arrivare le prime sponsorizzazioni. ScriptKid ha trovato il modo
di far diventare remunerativo il mestiere di moderatore di videogiochi, sia
pure con una tecnica piuttosto drastica.
Ovviamente il lavoro di ScriptKid non è stato accolto con entusiasmo dai bari,
che lo odiano, per cui di lui si sa poco o nulla: non si fa vedere in viso e
non si sa dove abiti o quanti anni abbia. Dall’accento si capisce solo che
l’inglese non è la sua lingua madre. Ho cercato di intervistarlo per questo
podcast, ma finora non ha risposto al mio invito.
[2021/11/19 10:45. ScriptKid mi ha risposto, dandomi alcune informazioni molto limitate su di sé, ma non mi ha ancora dato il permesso di pubblicarle]
[2021/11/22 9:50. Ho ricevuto il permesso: ScriptKid dice di avere una trentina d’anni e di provenire da un paese europeo. Aggiunge che ha speso ben più dei 600 dollari iniziali che mostra nei suoi video per pubblicizzare su Google la propria falsa cheat: ne ha spesi oltre 3000 in tutto, ma una volta arrivati gli sponsor li ha recuperati e sta reinvestendo i guadagni; questa attività resta per lui un hobby.]
Questo tipo di contrasto alla piaga dei cheater che rovinano tanti
giochi può sembrare una forma di vigilantismo, ma la vena comica e la relativa
innocuità della punizione hanno il sopravvento sulle preoccupazioni per
eventuali abusi, e sapere che le cheat che si scaricano da Internet
potrebbero avere effetti disastrosi può magari indurre qualche aspirante baro
a stare sulla retta via e restare aspirante.
In ogni caso, le disonestà via software nei videogame sono un problema molto
serio: alcuni paesi, come la Corea del Sud e la Cina, hanno reso legalmente
punibile la vendita o l’uso di cheat, e non mancano le azioni legali
anche in altri paesi. Per esempio, nel 2017 in California una sentenza ha
condannato
una ditta tedesca che distribuiva cheat a pagare 8 milioni e mezzo di dollari
alla Blizzard, l’azienda
creatrice di titoli popolarissimi come World of Warcraft e
Overwatch.
La ragione di questo accanimento è molto semplice: la presenza dei
cheater nei giochi online allontana i giocatori onesti e riduce gli
incassi delle aziende che producono videogiochi.
Le vendette digitali di ScriptKid, quindi, sono tutto sommato poca cosa
rispetto alle punizioni inflitte dalle aziende produttrici di videogame: in
alcuni casi il giocatore o la giocatrice che bara non solo si vede bannare
l’account, ma si vede disabilitare direttamente la CD Key (la chiave
unica e personale del gioco acquistato), per cui deve comprarne una nuova
copia se vuole continuare a giocare. A volte i giochi intercettano anche i
numeri seriali dei dischi rigidi o altri dati identificativi della console di
gioco o del computer, per cui il giocatore disonesto che volesse rientrare nel
gioco dovrebbe sostituire integralmente questi dispositivi.
Insomma, il gaming è una cosa seria: è un’industria che avrà
ricavi, nel 2021, per circa 180 miliardi di dollari, ossia quasi il
doppio
di quelli dell’industria cinematografica mondiale, e che continua a crescere.
Pensateci, la prossima volta che giocate. E se vedete qualcuno che ha una
bravura sovrumana in un videogame, consolatevi e non sentitevi imbranati:
magari è solo un cheater che non è ancora stato scoperto.
