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Ci ha lasciato Larry King. Sentitelo parlare di fake news a Starmus

“Vorrei essere congelato e poi, quando scopriranno di cosa sono morto, vorrei che mi curassero e mi riportassero in vita. Mia moglie mi ha detto ‘Ma non conoscerai nessuno’. E io ho risposto ‘Mi farò dei nuovi amici’”.

Larry King, storico intervistatore della CNN, è morto a 87 anni. Era stato ricoverato con diagnosi di Covid tre settimane fa. Nel corso della sua lunghissima carriera ha intervistato chiunque (ben 60.000 interviste), spesso con domande taglienti e imbarazzanti.

Ho avuto il piacere di incontrarlo a Trondheim, in Norvegia, durante il festival di scienza e musica Starmus, nel 2017. Qui sotto, da 1:13:20 e da 3:57:00 trovate il video del pomeriggio che King ha trascorso durante il festival, parlando di fake news, del declino del giornalismo e dello stato del mondo davanti ai reali di Norvegia, in compagnia di Neil deGrasse Tyson, Eugene Kaspersky, Finn Kydland, Oliver Stone e tanti altri, e scusate se è poco.

Non perdetevi la lezione di Jeffrey Sachs, che lancia delle bordate ben documentate contro la politica e l’economia americana, mostrando chiaramente che l’industria petrolifera non è stupida: è semplicemente indifferente allo scempio che sta compiendo.

La scaletta completa del video:

  • 2:51 Professor Jeffrey Sachs, economista – How we can survive Trump, Climate Change and other Global Crises?
  • 29:50 Oliver Stone – Decoding truth in films
  • 46:20 Finn Kydland (Premio Nobel per l’economia) – Innovation, Capital Formation, and Economic Policy
  • 1:13:20 Larry King e Garik Israelian (astrofisico e fondatore di Starmus) – The Era of Post-truth and fake news (la frase sulla morte è a 1:23:45)
  • 2:38:30 Chris PissaridesWork in the age of Robots
  • 3:10:10 Jaan TallinnOn Steering the Artificial Intelligence
  • 3:57:00 Neil deGrasse Tyson, Eugene Kaspersky (con telefonino non hackerabile), Finn Kydland, Oliver Stone, Chris Pissarides“108 minutes : The World on Fire” (moderazione di Larry King)

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Ho fatto Moonbounce a Starmus!

Ho fatto Moonbounce a Starmus!

Mentre ero al festival della comunicazione scientifica Starmus, a Zurigo, ho fatto un Moonbounce: la mia voce è stata mandata in tempo reale via Internet al radiotelescopio di Dwingeloo, nei Paesi Bassi, e da lì è stata trasmessa via radio verso la Luna.

Viaggiando alla velocità della luce, il segnale radio ha raggiunto la Luna circa un secondo e un quarto più tardi ed è stata riflessa dalla superficie lunare, tornando indietro verso la Terra un altro secondo e un quarto più tardi, ed è stata ricevuta dal radiotelescopio. Questo è il risultato:

L’esperimento è stato organizzato da Martine-Nicole Rojina, del progetto SisterMoon, ed è aperto a tutti: se visitate il sito FirstSteps.space, il 20 luglio potrete inviare anche voi la vostra voce verso la Luna.

Trovatevi qualcosa di molto breve da dire, oppure dividete la vostra frase in spezzoni molto corti, e otterrete un ricordo molto speciale del cinquantenario del primo allunaggio.

Fra l’altro, il tempo di andata e ritorno del segnale consente di misurare con discreta precisione la distanza corrente fra Terra e Luna. Nel mio caso, il segnale ci ha messo esattamente 2,549 secondi ad andare e tornare.

In questo tempo il segnale radio, viaggiando alla velocità della luce, ha coperto 764.170 chilometri. Dividendo per due si ottiene 382.085 chilometri, che è un valore abbastanza vicino a quello della distanza della Luna calcolata da WolframAlpha al momento del mio Moonbounce, ossia 392.032 chilometri.

Ma siccome la distanza calcolata è da centro a centro, bisogna sottrarre da questo valore 6.371 km di raggio terrestre e 1737 km di raggio lunare, per cui si ottiene una distanza da superficie a superficie di 383.924 km (non tengo conto qui del fatto che al momento del Moonbounce il radiotelescopio non si trova nel punto della superficie terrestre più vicino alla Luna ma è leggermente più lontano a causa della curvatura terrestre). Niente male, come precisione.

Un video riepilogativo di Starmus è disponibile qui su Swissinfo.ch.

Puntata del Disinformatico RSI del 2019/07/05

Puntata del Disinformatico RSI del 2019/07/05

È disponibile la puntata di oggi, 5 luglio, del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme ad Angelo Caruso.

La versione podcast solo audio (circa 18 minuti) è scaricabile da questa sezione del sito RSI (link diretto alla puntata), qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android) o su TuneIn; la versione video (musica inclusa) è nella sezione La radio da guardare del sito della RSI ed è incorporata qui sotto.

Buona visione e buon ascolto!

Recensione mini: Magic Leap

Recensione mini: Magic Leap

Come avrete notato dagli articoli dei giorni scorsi, sono stato a Starmus, dove fra le altre cose mi sono imbattuto in un oggetto che pensavo fosse impossibile trovare al di fuori dei centri di ricerca delle aziende specializzate: fra i vari apparati di realtà virtuale messi a disposizione dalla Swiss Society of Virtual and Augmented Reality (SSVAR.ch), c’era un Magic Leap.

Come potete notare dalla foto qui sopra, in cui guardo chi mi sta parlando mentre sto indossando il Magic Leap, si tratta di un dispositivo per realtà aumentata, non per realtà virtuale: non blocca completamente la visione del mondo esterno per rimpiazzarla con immagini sintetiche, ma sovrappone delle immagini create digitalmente sulla realtà circostante e le allinea in modo che sembrino integrate nel mondo reale.

Nella foto qui sotto, sto guardando la demo realizzata per Starmus: un astronauta in grandezza naturale, tridimensionale e animato, che fluttua nello spazio davanti a me. Gli posso girare intorno, posso avvicinarmi e allontanarmi, e posso vederlo da tutti i lati e anche dal basso: è trasparente e quindi un po’ spettrale, ma è come se fosse davanti a me.

Magic Leap non ha bisogno di sensori di posizione: guarda l’ambiente circostante, ne riconosce la forma e individua alcuni punti di riferimento per rilevare gli spostamenti dell’utente, cambiando la visualizzazione che gli viene proposta in base a dove si trova nello spazio. Questo tracking dello spostamento dell’utente è risultato molto fluido e preciso, nonostante le condizioni di illuminazione poco favorevoli (pareti uniformi, nere e poco illuminate).

Il dispositivo è leggerissimo (molto più leggero di un Oculus Quest, per fare un esempio) ed è completamente autonomo: è alimentato a batterie e ha soltanto uno scatolotto che contiene il processore principale (quello che vedete in mano alla persona che mi sta aiutando nella demo). L’interazione con gli oggetti virtuali viene effettuata usando un piccolo controller.

L’illusione della presenza degli oggetti virtuali viene un po’ spezzata non solo dalla loro trasparenza ma anche dal fatto che gli schermi incorporati nelle lenti del visore non coprono tutto il campo visivo ma solo la sua parte centrale: il risultato è che gli oggetti risultano troncati quando debordano dalla superficie degli schermi. Anche l’Hololens di Microsoft ha la stessa limitazione, ma in maniera più marcata: i suoi schermi sono più piccoli di quelli del Magic Leap rispetto all’ampiezza del campo visivo, perlomeno secondo la mia impressione di due anni fa:

Anche con queste limitazioni, gli usi possibili di un Magic Leap sono molto interessanti: per esempio come dispositivo per inviare istruzioni a un tecnico sul campo, mentre l’esperto è altrove ma vede la situazione attraverso gli occhi digitali del Leap. Il suo prezzo non trascurabile (circa 2300 dollari) lo posiziona come oggetto per applicazioni professionali più che come piattaforma di gioco.
 

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Cronache di Starmus: venerdì 28

Cronache di Starmus: venerdì 28

Penultimo giorno di Starmus a Zurigo: la scorpacciata di scienza prosegue e comincia a non essere facile tenere testa al fiume di conoscenza che arriva dai relatori che si susseguono sul palco. Se vi state pentendo di non aver partecipato, siete ancora in tempo oggi e domani con i biglietti giornalieri: il programma di oggi e domani è qui.

Intanto i colleghi della Radiotelevisione Svizzera e di Swissinfo hanno preparato alcuni servizi su Starmus.

Anna Spacio ha montato per la RSI questo video del concerto di lunedì scorso:

Qualche foto di Rodri Van Click dei giorni scorsi:

Harrison Schmitt, Charlie Duke, Walt Cunningham, Gerry Griffin.

Buzz Aldrin.

Rusty Schweickart.

Per tutti quelli che pensano che gli astronauti siano mogi e schivi: una….

…due…

…tre…

…e quattro.

Tony Fadell e Brian May.

Martine-Nicole Rojina, del progetto SisterMoon, ha effettuato una sessione di Moonbounce: le nostre voci sono state inviate via radio verso la Luna, che le ha riflesse, e il segnale riflesso è stato captato dopo circa 2,6 secondi (2019/07/05: Il video dell’esperimento è qui).

Nicole Stott, astronauta Shuttle e artista: eARTh from Space.

Elizabeth Blackburn, biochimica e premio Nobel: Doing science better – for all.

Helen Sharman, astronauta e chimica: From Mars to the Stars.

Alan Stern, scienziato planetario e astrofisico: Beyond Pluto.

Gennady Padalka, cosmonauta: Life Aboard the ISS.

Long Xiao, geologo planetario: The lunar exploration program of China: today and tomorrow.

Brian Schmidt, astrofisico e premio Nobel: First Stars in the Universe.

Panel Future of Space con Eugene Kaspersky, Mikhail Kornienko, Marco Preuss e Nicole Stott.

Cose che Succedono Solo a Starmus, puntata numero 2657:

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Cronache di Starmus: sabato 29

Cronache di Starmus: sabato 29

Ultimo giorno di Starmus a Zurigo. Ieri ho chiacchierato con le persone che organizzano i voli a zero G in Europa, quelli usati dagli astronauti, e ci sto facendo un pensierino, ma è caruccio: 6000 euro. Organizziamo una colletta per vedere se vomito come un cane quando l’aereo inizia a precipitare ripetutamente? Magari a qualche complottista o mio hater potrebbe far piacere. Garantisco che in ogni caso pubblicherò il video. Spargete la voce anche a loro: se raccolgono metà della cifra, il resto ce lo metto io.

Dalle tante foto di ieri vi propongo questa: Claude Nicollier, astronauta Shuttle svizzero, insieme a Charlie Duke, astronauta americano che ha camminato sulla Luna, e Robert Williams, del telescopio spaziale Hubble.

Credit: Rodri Van Click.

Stamattina c‘è stato il concerto-conferenza Deep-dive in the Brain: Space, Time and Memory: i Solisti di Trondheim e Steve Vai hanno accompagnato il racconto della neuroscienziata e premio Nobel May-Britt Moser.

In attesa del concerto. Credit: Paolo Attivissimo.

Terminato il concerto, c’è stato un intervento a sorpresa del premio Nobel Robert Wilson: un richiamo all’urgente necessità di proteggere questo pianeta dallo scempio che ne stiamo facendo e di cui stiamo pagando già le conseguenze. Queste parole, pronunciate mentre l’Europa è nel mezzo di una canicola record e persino Zurigo è un forno, hanno colpito particolarmente il pubblico, che gli ha tributato un applauso speciale. Se solo gli idioti al potere capissero, avremmo le competenze tecniche e le risorse finanziarie per cominciare a risolvere questo problema qui, subito, senza lanciarci in bizzarre idee di fuggire su Marte in massa.

Il bello di eventi come Starmus, anche per i relatori, è che fra il pubblico ci sono gli altri relatori e gli astronauti, ossia le stesse persone citate nelle relazioni. Sono lì, in carne e ossa.

Durante la pausa per il pranzo, grazie alla sapiente opera di mediazione di un amico è stato possibile chiacchierare a tavola con Chase Masterson e Alan Stern (sì, quello della sonda New Horizons che ha raggiunto e superato Plutone). Stern, bravissimo comunicatore, ci ha insegnato il gesto di rivendicazione di Plutone come pianeta in piena regola:

Siparietto a tavola: mi sono presentato e poi gli ho chiesto se si ricordava di quel tipo rompiscatole pignoletto che gli aveva segnalato via Twitter l’errore nella bozza della copertina del suo libro Chasing New Horizons e al quale lui inizialmente aveva risposto dicendo che non vedeva errori. Lui mi ha detto di sì. “Sono io”, gli ho detto. Ha sorriso e ringraziato.

La vicenda era questa:

Nel pomeriggio c’è stata un’altra raffica di conferenze, come quella di George Smoot:

Natalie Batalha, astronoma: Lava Worlds to Living Worlds: Exoplanets and the Search for Life Beyond Earth.

Barry Barish, astrofisico e premio Nobel: Prospects for Multi-Messenger Astronomy.

Le conferenze scientifiche si sono concluse con un panel intitolato Life in the Universe, con l’astrofisica Jill Tarter, l’astronoma Natalie Batalha, l’etologo e biologo evolutivo Richard Dawkins, e gli astrofisici Michel Mayor e Rafael Rebolo.

Fra le mille riflessioni e informazioni interessantissime sul tema è emerso anche un fatto che smonta quasi totalmente il famoso “segnale WOW”.

Sono riuscito a fare una domanda a proposito della strana mancanza di segnali della presenza di macchine di Von Neumann nell’universo. L’idea è che una civiltà aliena tecnologicamente avanzata potrebbe costruire una sonda capace di attraversare lentamente gli spazi interstellari, raggiungere un pianeta e usarne le risorse per costruire una copia di se stessa da lanciare verso nuovi mondi, dove si replicherebbe, e così via; i calcoli indicano che una tecnologia del genere invaderebbe l’intera galassia nel giro di qualche milione di anni, un niente nella durata dell’universo). La risposta è stata che non si sa e che forse le civiltà decidono che è un progetto troppo oneroso e quindi non le fabbricano.

Allo Star Party serale, astronauti e scienziati giravano fra il pubblico a chiacchierare come se niente fosse, e qualche giornalista bislacco si divertiva come uno scolaretto.

L’instancabile Marc-André Miserez di Swissinfo.ch ha dedicato a Starmus un ultimo video di chiusura e un articolo di rammarico per l’occasione perduta dalla città per incoraggiare la comunicazione della scienza.

E così anche questo Starmus è finito. Torniamo a casa satolli di scienza e di nuovi amici, fisicamente e mentalmente stanchissimi ma contenti. A quando il prossimo Starmus? Restate sintonizzati.

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Cronache di Starmus: lunedì 24. Il concerto e gli astronauti

Cronache di Starmus: lunedì 24. Il concerto e gli astronauti

Il primo giorno dello Starmus Festival è interamente dedicato alla cerimonia di consegna della Medaglia Stephen Hawking e al concerto che vede insieme Hans Zimmer, Steve Vai, Brian May, Rick Wakeman e la violinista Rusanda Panfili. Come supporter, Chris Hadfield, l’astronauta canadese che aveva cantato Space Oddity nello spazio in un video memorabile e l’ha ricantata dal vivo stasera.

Fra il pubblico, insieme a noi, sette astronauti veterani delle missioni lunari.

Questa è la storia di questa incredibile serata, raccontata per ora attraverso i tweet che sono riuscito a fare nonostante l’emozione. Al momento è un po’ caotica e fuori sequenza, man mano che raccolgo le foto e gli appunti.

Prima dell’inizio ufficiale arrivano artisti e astronauti, e la ressa dei fotografi è micidiale, ma io e Anna, la videomaker della RSI che copre l’evento, riusciamo a piazzarci decentemente e portarvi qualche foto (i video verranno trasmessi dalla RSI prossimamente).

Arriva Brian May, e i fotografi sono tutti per lui, ma chi conosce l’astronautica riconosce volti familiari, come quello dell’astronauta Shuttle e ISS statunitense Nicole Stott.

Per non parlare di questi signori:

Da sinistra: Charlie Duke, Rusty Schweickart, Walt Cunningham, Al Worden. Tutti astronauti del programma Apollo.

Brian May e l’astronauta britannico Tim Peake.

La sala principale della Samsung Hall.

Accompagnata dalla magnifica musica della 21st Century Symphony Orchestra e da nientemeno che Rick Wakeman, inizia la cerimonia di consegna delle Medaglie Stephen Hawking, che per la prima volta avviene in memoria, e non più in presenza, del fisico britannico. La serata è condotta da Chase Masterson (Leeta di Star Trek: Deep Space Nine).

Brian May presenta la Medaglia Hawking.

Parla il presidente dell’Armenia, Armen Sarkissian, che è un fisico prestato alla politica, e invita tutti in Armenia per la prossima edizione di Starmus. Anche Tony Fadell, creatore dell’iPod e di varie generazioni di iPhone, e Carlos Moedas, Commissario UE per la Scienza, Ricerca e Innovazione, tengono discorso brevi, intensi e appassionanti, ispirati e riferiti alla prima fila straordinaria di astronauti Apollo che li ascoltano.

Poi a sorpresa, così, arriva Peter Gabriel. Perché a Starmus succedono spesso cose come queste.

Pubblico in piedi per Buzz Aldrin, 90 anni, una carriera dedicata alla comunicazione scientifica dopo Apollo 11.

Poi comincia il concerto vero e proprio, presentato da Kip Thorne, e scusate se è poco.

La RSI ha montato questo video del concerto, che ha beneficiato della voce possente di Vittorio Grigolo e del violino di Rusanda Panfili:

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Cronache di Starmus: giovedì 27

Cronache di Starmus: giovedì 27

Non mi sono ancora ripreso dalla sbornia di scienza, spazio e musica di ieri e già si riparte a Starmus, qui a Zurigo alla Samsung Hall. Aggiornerò man mano questo articolo.

Stamattina il programma del mattino prevede giusto un paio di premi Nobel e un paio di astronauti:

Donna Strickland (fisica e premio Nobel 2018): Generating High-Intensity, Ultrashort Optical Pulses.

Adam Riess (fisico e premio Nobel): The Surprising Expansion History of the Universe.

Claude Nicollier (astronauta riparatore del telescopio spaziale Hubble) e Robert Williams (The Hubble): Hubble servicing and science. Particolarmente interessante il laboratorio Igluna, che simula una base lunare nelle montagne intorno a Zermatt, in Svizzera.

Sandra Magnus (astronauta): Expanding Horizons: Our next steps off the Planet.

Nel pomeriggio, a sorpresa, ci sarà una conferenza di Buzz Aldrin.

Ewine F. van Dishoeck (astrofisica, chimica, presidente IAU) IAU100: celebrating a century of progress in astronomy and its contribution to society.

Buzz Aldrin (astronauta di Apollo 11): Mission to Mars.

Xavier Barcons (astronomo, direttore generale ESO): ESO: Building and operating the most powerful ground-based astronomical observatories.

Nergis Mavalvala (astrofisica) parla di onde gravitazionali: Opening a New Window to the Universe.

Nella pausa caffé, mi imbatto in una chicca: un Magic Leap.

Eric Betzig (chimico e premio Nobel): Microscopic Explorations of Inner Space: The Secret World Inside Our Cell. Con la sua microscopia ci ha permesso di analizzare le cause di malattie gravissime. Ha mostrato molecole intracellulari mosse dal moto browniano. Impressionante.

E per finire, un panel di premi Nobel: la lista ufficiale comprendeva Donna Strickland, Edvard Moser, Kurt Wüthrich, Elizabeth Blackburn, May-Britt Moser, Adam Riess, Robert Wilson, George Smoot, Brian Schmidt, Barry Barish, Eric Betzig, ma non tutti sono riusciti ad arrivare in tempo. Quanti ne riconoscete in questa foto? Questa gente, che ci ha regalato conoscenze che non hanno prezzo, dovrebbe essere più famosa di qualunque tronista o calciatore o starlette della TV.

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Cronache di Starmus: mercoledì 26

Che dire: ho intervistato Brian May, ho visto il documentario Apollo 11 con gli astronauti protagonisti in sala (Buzz Aldrin e Charlie Duke), e ascoltato conferenze straordinarie. Di mattina ho fatto il resoconto degli interventi come inviato della Radiotelevisione Svizzera ne Il Quinto Elemento della Rete Uno, interamente dedicato a Starmus, che potete riascoltare qui.

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Cronache di Starmus: martedì 25

Il primo giorno di conferenze a Starmus è stato molto ricco: due storici dei programmi spaziali (John Logsdon e Yuri Baturin, che è stato anche cosmonauta) e un astronauta musicista (Chris Hadfield) hanno iniziato la giornata. Purtroppo Michael Collins, astronauta di Apollo 11, non ci sarà.

Ma ci sono Al Worden, Charlie Duke, Harrison Schmitt e Rusty Schweickart, astronauti delle missioni Apollo, e c’è anche Gerry Griffin, direttore di volo di quelle missioni. Scusate se è poco.

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