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Video: Terra con anelli

Se la Terra avesse gli anelli come Saturno

Il geek che è dentro di me è tentato di ragionare sulle implicazioni pratiche della presenza di anelli di detriti intorno alla Terra, come li ha Saturno, spaziando dalla comodità di poter determinare istantaneamente la latitudine e di avere notti sempre rischiarate ai problemi di lancio di satelliti o veicoli spaziali, o di chiedersi come sarebbero differenti le religioni e la poesia se ci fosse sempre stata questa magnifica, apparentemente perfetta forma nel cielo. Ma a volte è meglio semplicemente fermarsi a contemplare le immagini.

OK, chi ci sta a far saltare in aria la Luna?

Grazie ad AM per aver trovato la versione 16:9 completa.

Luna, Apollo 17 a 50 cm per pixel

Luna, Apollo 17 a 50 cm per pixel

Tempi sempre più duri per i lunacomplottisti

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “info@tekno****” e “thimsel”.

Cinquanta centimetri per pixel, da cinquanta chilometri di distanza. Questa è la risoluzione delle prime immagini dei siti d’allunaggio scattate dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) nella sua orbita bassa definitiva, appunt a 50 chilometri d’altezza sopra il suolo lunare. A questa risoluzione si possono distinguere chiaramente le zampe della base del modulo lunare dell’Apollo 17, le tracce delle impronte degli astronauti e persino la bandiera. Maggiori dettagli sono disponibili nell’articolo su Complotti Lunari.

Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

Ci sono domande, cari lunacomplottisti?

Con l’occasione segnalo che il 31 ottobre alle 18 sarò a Genova, alla biblioteca Feltrinelli, per una conferenza sulle missioni lunari.

Segnalo anche la mostra Balle spaziali, organizzata da Beatrice Mautino e Stefano Bagnasco del CICAP alla Biblioteca Berio, nella Sala Mostre in Via del Seminario 14, con esperimenti interattivi e un simulatore di modulo lunare che a qualcuno è piaciuto in modo molto eloquente:

La mostra è aperta dal 23 ottobre al 1 novembre, dalle 09:00 alle 18:00 dal lunedì al venerdì e dalle 10:00 alle 19:00 il sabato e nei festivi. Per maggiori informazioni: Festivalscienza.it.

E’ così che si contrasta il rigurgito di scemenze che propinano certi programmi televisivi. La serie di foto completa è qui.

Lancio Ares, si ritenta

Lancio Ares, si ritenta

Nuovo tentativo di lancio dell’Ares I-X

L’articolo viene aggiornato man mano che si evolvono gli eventi.

Dopo il fallimento di ieri, la NASA ritenterà di far partire il nuovo vettore sperimentale Ares I-X, sperando in corde meno recalcitranti, navi meno invadenti e nuvole più clementi. Seguirò l’evento qui a partire dalle 13 ora italiana.

Qui sotto trovate lo streaming offerto da Spaceflight Now [ora rimosso perché obsoleto]. Lo stream in alta qualità della NASA è qui.

10:10. I preparativi per il lancio sono in corso. Condizioni meteo accettabili.

12:10. Decollo previsto per le 14:15 ora italiana.

12:47. Il conto alla rovescia è fermo a 4 minuti. Questa è l’ultima pausa pianificata prima del decollo e normalmente dura 20 minuti, ma in questo caso durerà almeno un’ora per recuperare i ritardi accumulati nelle fasi precedenti.

12:55. Orario di decollo aggiornato: 13:30.

13:00. Decollo previsto non prima della 14, secondo il commentatore NASA. Bella e inconsueta l’immagine di un razzo alto cento metri e così snello, che sta in piedi senza essere sorretto dalla torre di lancio o agganciato ad essa, a differenza dei lanciatori tradizionali. E colpisce l’assenza della normale nebbia di emissioni gassose, che qui non c’è perché il combustibile è solido e non è superraffreddato.

13:10. I tecnici stanno lasciando la rampa.

13:23. Nuovo orario di decollo: 14:15.

14:06. Lancio rinviato a dopo le 14:15. Tutti i problemi tecnici sono stati risolti: l’unico motivo per il ritardo è il tempo meteorologico.

14:12. Nuovo orario: non prima delle 15:30. Conto alla rovescia sempre fermo a 4 minuti. Tempo meteo ottimo, con solo un velo di cirri che però è sufficiente a violare le regole sulla triboelettrizzazione.

14:55. Le condizioni meteo dovrebbero essere nei parametri accettabili intorno alle 16.

15:35. Tutte le condizioni meteo sono OK per il lancio in questo momento. I tecnici sono pronti. Cosa aspettiamo?

15:48. Condizioni meteo negative.

15:55. Nuovo orario di lancio: 16:08 ora italiana.

16:02. Meteo non accettabile per le 16:08.

16:03. Nuovo orario di lancio: 16:20.

16:13. Nuovo orario di lancio: 16:30.

16:36. LANCIO RIUSCITO. Scusate se non ho aggiornato, ero troppo preso a seguire il decollo. Separazione degli stadi regolare. Ora il veicolo è in caduta e si attende l’apertura dei paracadute.



16:38. Confermato ammaraggio dello stadio superiore. Ammaraggio primo stadio non ancora confermato.

16:42. Taglio della cravatta rituale per il nuovo Launch Director.

16:45. Confermato l’ammaraggio del primo stadio appeso ai paracadute.

17:10. Magnifiche le riprese dalle telecamere di bordo. Chiunque abbia fatto modellismo missilistico dinamico in questo momento si mangia le mani. Boys and their toys.

Aggiornamenti lunari

Aggiornamenti lunari

Impatti lunari vecchi e nuovi

Lo schianto della sonda LCROSS sulla Luna di pochi giorni fa ha deluso le attese in quanto a spettacolo visivo, ma i dati sono buoni e qualche immagine, anche se modesta, c’è:

La macchiolina nel cerchio rosso è lo sbuffo di polvere sollevato dall’impatto dello stadio Centaur della sonda LCROSS, visto dalla sonda stessa pochi minuti prima di schiantarsi anch’essa. Quella “macchiolina” sembra una di quelle nuvolette che fa Vil/Wil Coyote quando precipita in fondo all’immancabile canyon, ma misura in realtà da 6 a 8 chilometri. I dettagli sono qui presso Nasa.gov e altre immagini sono qui.

In realtà l’impatto di questa sonda – che alcuni svitati descrivevano come un terribile bombardamento – è una quisquilia rispetto a quello che abbiamo schiaffato contro la Luna in questi decenni. Per esempio, ecco una bella foto del cratere prodotto dal terzo stadio dell’Apollo 14 nel 1971:

Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

Bam! Questo è un bel craterino di 35 metri, prodotto sulla Luna dall’impatto di circa 14 tonnellate di metalli assortiti a oltre 9000 chilometri l’ora. Per fare un paragone, lo stadio Centaur della sonda LCROSS pesava circa 2500 chili e ha impattato grosso modo alla stessa velocità. Trovate i dettagli su Complotti Lunari, insieme a una decina di domande da fare ai vostri amici lunacomplottisti, se ne avete, per divertirvi a metterli in crisi.

Acqua sulla Luna? Acqua sulla Luna!

Acqua sulla Luna? Acqua sulla Luna!

La Luna non è arida come si pensava

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Secondo Space.com, il numero della rivista Science di domani conterrà i sorprendenti risultati dei rilievi di tre veicoli spaziali: “prove inequivocabili” che sulla Luna c’è acqua, e probabilmente se ne forma di nuova in continuazione.

Quando le missioni umane Apollo riportarono sulla Terra dei campioni di roccia lunare, le analisi rilevarono esigue tracce d’acqua, ma si pensò che fosse di origine terrestre, perché i contenitori usati per trasportare le rocce avevano subìto delle perdite. Per questo si diffuse l’idea che la Luna fosse totalmente arida, tranne forse per qualche accumulo in alcuni crateri presso il polo sud lunare, nei quali la luce solare non arriva mai.

I dati acquisiti di recente dalla sonda indiana Chandrayaan-1 (nel disegno qui accanto) e negli anni scorsi dai passaggi delle sonde statunitensi Cassini e Deep Impact mettono però in dubbio quest’idea. Tutte e tre hanno infatti rilevato più volte il segnale spettrale dell’acqua o del gruppo ossidrile. E lo hanno rilevato in superficie, dato che i rilevamenti degli strumenti non penetrano nel terreno che per qualche millimetro. Il segnale è inoltre più intenso verso le regioni polari, e secondo Deep Impact la presenza d’acqua varia a seconda dell’ora del giorno lunare. C’è più acqua al mattino che a mezzogiorno.

Ma quanta? Chi sta immaginando poetiche distese di rugiada lunare resterà deluso: si stima che ci sia un litro d’acqua per tonnellata di suolo lunare, ossia meno che in qualunque deserto terrestre.

Visto che la quantità è comunque variabile, ci dev’essere un processo che la sposta o la genera. Secondo le ricerche, ci sono due possibilità: l’acqua arriva dall’esterno, attraverso gli impatti delle comete grandi e piccole, oppure è generata internamente. Le rocce e la regolite della superficie lunare sono costituite per circa la metà da ossigeno legato con altri elementi. Il vento solare è composto da protoni, ossia da atomi d’idrogeno con carica positiva. L’ipotesi è che se gli atomi d’idrogeno colpiscono la superficie con energia sufficiente (arrivano a centomila chilometri al secondo), possono spezzare i legami dell’ossigeno nel suolo e legarsi a quest’ossigeno per formare acqua.

Come bonus, secondo i ricercatori che hanno firmato gli articoli in uscita su Science l’andamento ciclico della presenza di tracce d’acqua potrebbe portare ad accumuli d’acqua nelle zone gelide della Luna dove il Sole non batte mai. Quelle sarebbero le posizioni ideali per una base permanente, la cui costruzione e gestione sarebbe agevolata notevolmente dalla presenza d’acqua. L’importante è avere il fegato di rischiare, di spendere, e di andarci. Bill Gates è seduto su una montagna di soldi e potrebbe permettersi un proprio programma spaziale personale. Cosa sta aspettando?

Luna, le prove migliori degli sbarchi: pronto il video

Video: le prove migliori che le teorie di lunacomplotto sono fandonie

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ho montato e messo online la registrazione della mia relazione sui complotti lunari alla giornata di studio della Società Astronomica Ticinese di sabato scorso. Stavolta ho scelto un approccio un po’ differente dagli altri incontri sul tema: tagliare la testa al toro, senza impantanarmi nelle singole tesi dei complottisti, passando direttamente alla presentazione delle prove migliori e dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio che ci siamo andati. Perché se le prove dimostrano inequivocabilmente che ci siamo andati, giocoforza le tesi lunacomplottiste sono sbagliate.

In sala c’era un singolo lunacomplottista soft, che ha esemplificato senza alcuna ostilità, ma con un’apprezzabilissima disponibilità al dialogo, la ragione fondamentale della diffusione e del successo delle teorie di messinscena lunare: la scarsa conoscenza dei fatti e della quantità di materiale documentale disponibile. Una volta che il dubbioso viene messo di fronte a tutti i fatti, capisce senza alcuno sforzo chi sta contando balle.

Ho usato l’occasione per collaudare alcune delle idee e delle risorse tecniche che userò nel documentario Moonscape, come per esempio i radiomicrofoni, preziosi per le interviste che faranno da contorno al documentario stesso, oltre al software di montaggio e alla filiera di produzione e messa in Rete dei video. Mi scuso se il video è un po’ buio e alcuni oggetti di scena non si vedono: la prossima volta organizzerò le luci su misura per le riprese video (dal vivo si vedeva tutto bene). Buona visione.

Per chi volesse i link ai singoli video: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette e otto; playlist.

Le altre relazioni della giornata sono state interessantissime: sia per la giovanissima età e la lucida quanto emozionata spiegazione di una delle relatrici (non capita a tutti di usare un telescopio da 8 metri per analizzare la luce di una galassia per la maturità, e di saperlo raccontare), sia per la fantastica dimostrazione di quanto l’astronomia sia uno dei pochi campi della scienza ai quali gli appassionati possono davvero contribuire concretamente.

Per esempio, la scoperta di stelle variabili, la registrazione delle meteore terrestri e la ripresa di video degli impatti di meteore sulla Luna sono alla portata di qualunque astrofilo diligente e sono di diretta utilità per gli astronomi professionisti e per la NASA, che ha avviato un progetto per contare, grazie agli astrofili, quante meteore colpiscono la Luna (e quindi quanto pericolo c’è che colpiscano una base lunare o degli astronauti).

E il bello è che grazie all’informatica, oggi molto di questo lavoro è automatizzabile: serve solo qualcuno che si rimbocchi le maniche, senza dover passare notti insonni o abitare in luoghi isolati o spendere cifre inverosimili. L’universo è accessibile a tutti: basta aver voglia di guardare in su anziché fissarsi sul proprio ombelico.

Buzz torna nello spazio!

Verso l’infinito, e oltre!

Chi ha detto che scienziati e astronauti non hanno senso dell’umorismo?

L’Orlando Sentinel dice che il personaggio di Toy Story è stato portato nello spazio dallo Shuttle il 31 maggio 2008 (missione STS-124) ed è rimasto nella Stazione Spaziale Internazionale fino al rientro dello Shuttle Discovery l’11 settembre scorso. Sarà festeggiato alla parata del Magic Kingdom insieme all’altro Buzz il 2 ottobre prossimo.

Luna, perché un telescopio non basta

Luna, perché un telescopio non basta

Perché non zittiamo i lunacomplottisti con un telescopio?

No, non sto proponendo di darglielo sulla zucca: sarebbe uno spreco di buone lenti. Però mi capita spesso di sentirmi chiedere come mai non si prende un telescopio bello tosto, lo si punta sulla Luna, si prende un lunacomplottista e gli si fanno vedere le bandiere e gli altri oggetti lasciati dagli astronauti, così la pianta di dire scemenze.

Sembra così semplice, ma la realtà è che nessuno dei telescopi odierni è sufficientemente potente. Una conclusione a prima vista sorprendente, dato che siamo abituati ai telescopi che ci mostrano galassie lontanissime in strepitoso dettaglio. Ma una galassia è bella grossa, anche se è molto lontana, mentre gli oggetti lunari sono molto piccoli, e il fatto che siano molto più vicini non compensa questa differenza di dimensioni.

Se non vi accontentate di questa spiegazione spannometrica, i calcoli precisi sono a vostra disposizione presso Complotti Lunari, insieme alla giustificazione che i lunacomplottisti hanno già pronta almeno dal 2002 per non arrendersi all’evidenza.

Le sporgenze della Cassini

Le sporgenze della Cassini

Chi ha bisogno di Voyager?

La realtà supera le noiose, ripetitive fantasie dei Giacobbo e Ruggeri di turno. Quante volte l’abbiamo sentita la storiella degli UFO e delle piramidi? Invece la scienza, quella barbosa, quella che richiede studio e impegno, regala ogni giorno cose nuove e affascinanti.

Credit: NASA/JPL/Space Science Institute

Non è arte astratta. E’ la natura. Per essere precisi, si tratta di uno degli anelli di Saturno, illuminato di taglio dal sole, che mostra una protuberanza che non ci dovrebbe essere. L’immagine è stata scattata l’11 giugno scorso dalla sonda Cassini (niente a che fare con una certa Nadia nota per protuberanze d’altro genere) e secondo le prime interpretazioni rappresenta un oggetto che ha trapassato l’anello, creando una scia. E’ sicuramente un oggetto concreto, dato che proietta un’ombra.

A quanto mi risulta, nessuno aveva mai previsto un fenomeno simile, anche perché gli anelli di Saturno non sono solidi: sono una nuvola sottilissima di polvere e granuli di ogni dimensione, e nel vuoto una scia di questo genere non sembra aver motivo di formarsi. La natura è piena di sorprese. Maggiori dettagli sono sul sito apposito della NASA.

Intanto il telescopio spaziale Keplero, concepito apposta per andare a caccia di pianeti abitabili intorno ad altre stelle, fornisce i primi risultati, pur non avendo ancora finito il rodaggio: per la prima volta abbiamo rilevato non solo un pianeta che orbita intorno a una stella, ma siamo riusciti a percepirne persino le fasi, come noi vediamo le fasi della Luna o di Venere. Solo che questo pianeta sta a mille anni luce da noi. I dettagli sono qui.

Mentre c’è chi butta cinquant’anni per decidere se costruire o no una tangenziale o un ponte su uno stretto e lascia passare in tivù conigli spacciati per feti alieni e sensitivi che vendono i numeri del lotto, c’è chi si rimbocca le maniche, lancia veicoli grandi come autobus capaci di viaggiare per un miliardo e mezzo di chilometri fino a Saturno e rispedirci immagini straordinarie, ed esplora, scopre, rivela le vere magie dell’universo.

E poi mi dicono che la scienza ammazza la fantasia.

Perché Tito Stagno sbagliò?

Perché Tito Stagno sbagliò?

Dietro le quinte del battibecco lunare Stagno-Orlando

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

“Ha toccato!”

“No, non ha toccato.”

E’ passata alla storia della televisione italiana la gaffe di Tito Stagno, durante la diretta dello sbarco sulla Luna nel 1969, quando il cronista annunciò con enfasi che il modulo lunare con a bordo Armstrong e Aldrin aveva raggiunto il suolo del nostro satellite, ma fu subito corretto dal collega Ruggero Orlando.

Ne scaturì un battibecco che si trascina mediaticamente ancor oggi, dopo quarant’anni e dopo la scomparsa del mitico Orlando. Ma come andarono le cose, e di chi fu la colpa?

Ispirato da un articolo di analisi di Giuseppe Regalzi, ho messo a confronto l’audio delle comunicazioni degli astronauti con le parole della diretta di Stagno e Orlando. Il risultato è sconfortante: frasi di Aldrin attribuite erroneamente da Stagno al Controllo Missione a terra, istruzioni e raccomandazioni del Controllo Missione inventate di sana pianta dal cronista, e un equivoco che portò Stagno a credere che il modulo lunare fosse vicinissimo al suolo della Luna e l’avesse toccato quando era ancora a oltre 30 metri di altezza e mancava quasi un minuto all’allunaggio effettivo.

Come se non bastasse, il battibecco fra Stagno e Orlando coprì persino la frase storica “Qui base della Tranquillità, l’Aquila è atterrata” di Neil Armstrong.

Che cosa causò questo indimenticato caos televisivo, con quell’epico scuotere della testa di Tito Stagno nel momento in cui viene redarguito da Orlando, sente lo studio che gli scoppia a ridere intorno e fa intuire, da dietro le spesse lenti dei suoi occhiali, la tragica consapevolezza che per il resto della vita verrà ricordato per questo scivolone spaziale?

Troppo semplice dare la colpa a chi stava davanti alla telecamera. Ebbero certo un ruolo importante la pessima qualità dell’audio dalla Luna, la totale e dilettantesca assenza di supporto tecnico in studio (non un modello, non un grafico, ma soltanto Stagno mandato avanti allo sbaraglio) e la comprensibile emozione. Ma recentemente sono emersi dati nuovi che smentiscono le spiegazioni date da Tito Stagno in questi anni e gli tolgono parte della colpa che lui, da signore del giornalismo, s’è preso per conto di altri.

Se vi interessano i dettagli, ne trovate la prima parte in questo articolo su Complotti Lunari. Se siete bravi investigatori e non sapete aspettare, la seconda parte è già in buon parte racchiusa nell’immagine qui accanto, tratta dalla replica della diretta RAI di quarant’anni fa recentemente riproposta da Raitre.

Buona lettura e buona indagine.