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Luna, un po’ di novità

Luna, un po’ di novità

Un po’ di novità lunari

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Devo una risposta a una giovanissima partecipante alla mia conferenza scolastica improvvisata di ieri sulle missioni lunari, che mi ha chiesto perché le missioni Apollo si chiamano così. Domanda più che lecita: in fin dei conti, che c’entra con la Luna il dio noto perché conduceva il carro del sole?

Nulla. Infatti la NASA ha una lunga tradizione di nomi della mitologia greca usati per i propri veicoli e i propri progetti, e il nome Apollo fu scelto semplicemente perché suonava bene. L’autore della scelta, fatta nel gennaio 1960, ossia prima ancora che un singolo uomo avesse volato nello spazio, fu Abe Silverstein, ingegnere e ricercatore aerospaziale, uno dei padri del programma spaziale statunitense e direttore dell’Office of Flight Programs. I dettagli sono qui su Complotti Lunari.

Intanto, rispettando la tabella di marcia, il 15 settembre scorso la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) ha raggiunto la propria orbita definitiva a 50 chilometri d’altezza sopra la superficie della Luna. Lo ha comunicato il sito della missione qui. Questo significa che a breve saranno disponibili immagini dei siti di allunaggio ancora più dettagliate di quelle riprese dalla sonda mentre si trovava nell’orbita temporanea, a circa 100 chilometri d’altezza, e pubblicate nei mesi scorsi. Lunacomplottisti, preparatevi a soffrire.

Il mio blog Complotti lunari, oltre a rispondere alle tesi di messinscena riguardanti gli sbarchi umani sulla Luna, dedica parecchi articoli alla conoscenza tecnica di quelle missioni, che spesso non è mai arrivata al pubblico anche per aspetti tutto sommato semplici. Per esempio, perché c’erano quei fastidiosi, petulanti “bip” nelle comunicazioni radio fra la Terra e gli astronauti? Molti pensano che fossero una sorta di segnale per dire “ho finito di parlare, ora tocca a te”, ma la realtà è un po’ più complicata e rivela quanto la tecnologia dell’epoca fosse rustica e tirata per il collo per raggiungere il traguardo dell’esplorazione lunare che oggi, per fifa politica e per taccagneria, facciamo fatica a riconquistare. Se vi interessa, la storia è raccontata in questo articolo.

Se poi v’interessa qualche cifra sull’enorme numero di foto, video e filmati ripresi sulla Luna, che quindi sarebbe stato necessario falsificare in modo perfetto con la tecnologia cinematografica degli anni Sessanta, date un’occhiata qui, così potrò mostrarvi uno degli errori degli effetti speciali di 2001: Odissea nello spazio che mostrano quanto sia assurda la teoria che fu il regista Stanley Kubrick a girare le riprese del finto sbarco sulla Luna. Adoro quel film, ma quando un effetto è sbagliato, è sbagliato.

Intanto si avvicina il giorno dell’impatto della sonda LCROSS sul suolo lunare, previsto per le 4:30 AM PDT del 9 ottobre, che equivalgono se non erro alle 13.30 ora italiana. L’urto, a circa 9000 chilometri l’ora, dovrebbe formare una nube di polvere e gas alta fino a 50 chilometri e quindi visibile attraverso un buon telescopio, secondo il sito della missione. La nube permetterà di analizzare il contenuto del sottosuolo lunare per sapere se contiene acqua, preziosa per eventuali basi permanenti. Il bersaglio previsto è il cratere Cabeus A del polo sud lunare (video).

Checché ne scrivano alcuni siti deliranti, come Segnidalcielo.it, non si tratta di un “attacco alla Luna”, anche perché in passato vi sono stati fatti schiantare oggetti ben più consistenti e non è successo nulla, e comunque la Luna viene bombardata dalla Natura stessa sotto forma di meteore da tempo immemorabile: è per questo che ha i crateri.

E quello della LCROSS sarà un buchetto profondo qualche metro e largo una ventina: un niente per la Luna. Ma c’è chi preferisce scrivere che “Gli Usa stanno preparando la Guerra intergalattica – Ecco i motivi del Bombardamento Lunare”. Da non perdere per capire quante scemenze scrivono i siti che si spacciano per fonti di verità segrete.

“UFO” nei cieli europei il 18 ottobre scorso (UPD 20091022)

“UFO” nei cieli europei il 18 ottobre scorso (UPD 20091022)

Cos’era l’oggetto misterioso visto domenica scorsa nel cielo di mezza Europa?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ho ricevuto dall’Italia e dalla Svizzera parecchie segnalazioni circostanziate di un fenomeno molto particolare osservato domenica scorsa, 18 ottobre, intorno alle 21.10 ora italiana: “due corpi nebulosi”, come li ha descritti un testimone, “con un enorme cerchio attorno”, hanno solcato il cielo.

Oltre alla splendida fotografia qui accanto, degli italiani Federico e Chiara Bellini, ne potete vedere altre immagini grazie a Spaceweather.com, che segnala avvistamenti immortalati in Croazia, Italia, Ungheria, Francia, Finlandia e Creta.

Il fenomeno è stato dunque reale, e poiché è stato visto contemporaneamente da luoghi così distanti si deve essere verificato a grande altezza. Naturalmente gli astrofili dotati di sistemi che registrano automaticamente e in continuazione tutto quanto avviene in cielo non si sono lasciati sfuggire l’evento. C’è una impressionante sequenza di fotogrammi ripresi ad intervalli di un minuto da due astrofili francesi, Claudine Rinner e François Kugel. Su Astrosurf.com trovate un’altra serie magnifica di immagini.

Che cos’era? La rete internazionale degli astrofili (in particolare gli amici della Società Astronomica Ticinese) e Spaceweather.com indicano che si è trattato di un effetto prodotto dallo scarico del carburante in eccesso di un razzo statunitense Atlas Centaur, partito poco prima (18.12 ora italiana) dalla base di Vandenberg in California, che ha collocato in orbita un satellite meteorologico militare, il DMSP F18 (notizia Reuters qui).

Lo scarico, avvenuto nel vuoto e in assenza di peso, ha prodotto una nube finissima di forma sostanzialmente sferica che si espandeva progressivamente. L’impressione di un cerchio è dovuta al fatto che quando si osserva una tenue nube sferica, la regione che riflette maggiormente la luce solare è quella dove lo sguardo incontra il maggior numero di particelle per porzione di cielo, cioè l’insieme delle tangenti alla sfera passanti per l’osservatore. La nube non è pericolosa, dato che il carburante del Centaur è costituito da idrogeno e ossigeno, e si è diluita in uno spazio enorme sostanzialmente al di fuori dell’atmosfera terrestre.

Ringrazio la SAT e Francesco Grassi del CICAP e Roberto per le segnalazioni.

2009/10/21: ufologi svizzeri in subbuglio

Mi è stato segnalato che ieri due giornali regionali, il Corriere del Ticino e La Regione Ticino, e Ticinonews.ch hanno parlato dell’avvistamento citando dichiarazioni degli ufologi e addirittura (nel caso de La Regione) presentando una foto di un classico disco volante, che non c’entra assolutamente nulla con il fenomeno.

Gli ufologi intervistati dalle testate hanno dichiarato che l’oggetto avrebbe compiuto “alcune manovre”, cosa che le riprese video smentiscono nettamente, e parlano di “misterioso oggetto volante”. Ma è misterioso soltanto per chi non si prende la briga d’informarsi e ragionare, e per i giornalisti che invece di contattare chi osserva il cielo per professione e con competenza consultano soltanto gli ufologi dall’entusiasmo facile.

Liveblogging: lancio dell’Ares I-X

Liveblogging: lancio dell’Ares I-X

Oggi il primo timido passo verso il ritorno alla Luna. Se non viene richiuso il portafogli

L’articolo è stato aggiornato progressivamente man mano che si evolveva la situazione.

Tra poche ore verrà lanciato il primo esemplare sperimentale del nuovo vettore Ares I, che dovrebbe o potrebbe riportare l’uomo sulla Luna. Ma sul progetto incombe la scure dei finanziamenti inadeguati e di chi obietta che il veicolo è nato male ed è superfluo per il ritorno alla Luna.

Seguirò il lancio (un volo suborbitale di due minuti) via Internet in tempo reale. Ecco intanto il feed TV dalla rampa di lancio, grazie a Spaceflightnow; la diretta di NASA TV è qui (e qui in alta risoluzione).

Sono decenni che sulle rampe della NASA non c’è un vettore così grande: nonostante il design discutibile, è comunque un bestione alto circa 100 metri. Il profilo della missione è documentato in dettaglio qui. La BBC ospita un bel grafico comparativo rispetto allo Shuttle e al Saturn V; The Register ha delle belle foto e uno schema del profilo della missione di oggi, che ho incluso qui sotto.

La partenza è prevista intorno alle 13 ora italiana (12:00 GMT).

[ho rimosso il link allo streaming, obsoleto]

Aggiornamenti (il più recente è in alto):

16:28. LANCIO ANNULLATO. Si ritenta domani. Sigh.

16:17. Nuovo orario: 16:24.

16:03. Nuovo orario: 16:14.

16:00. Nuovo orario: 16:19.

15:50. Nuovo orario: 16:04, vento e nuvole permettendo.

15:43. Il varco nelle nuvole si sta chiudendo. Troppo vento a terra. Conteggio sempre fermo a 4 minuti.

15:14. Nuovo orario di lancio previsto: 15:54 ora italiana.

15:00. Forse c’è un varco nelle nuvole stimato fra 50 minuti che durerà circa 15-20 minuti.

14:49. Lancio interrotto. Conteggio fermato a 2:39, poi riportato a 4 minuti causa condizioni meteo.

14:43. Si va di corsa al lancio! Ora di decollo 14:49.

14:41. Forse si riduce il rinvio.

14:33. C’è una nave cargo nell’area di ammaraggio. Lancio bloccato. Rinvio di 90 minuti.

14:30. OK anche per i limiti di triboelettrizzazione.

14:26. Decollo previsto per le 14:44.

A sinistra, l’Ares; a destra, lo Shuttle.

14:24. CORDA RIMOSSA! Applausi persino nei centri di controllo, cosa rarissima.

14:17. Protezione antipioggia rimossa, ma la corda che serviva per rimuoverla è incastrata in cima al vettore. Strattoni, strattoni, ma niente da fare. Il Velcro della NASA è troppo potente. Esilarante.

14:13. Lancio probabilmente posticipato di qualche altro minuto, ma c’è un buon segno: l’OK per togliere la protezione antipioggia ai sensori è stato dato, e siccome la protezione non si può rimettere una volta tolta, le intenzioni paiono serie.

14:01. Lancio sempre previsto per le 14:24. La finestra di lancio si estende comunque fino alle 17.

13:17. Lancio posticipato alle 14:24 ora italiana.

13:15. L’orario delle 13:29 non è più valido, ci sarà un rinvio a orario ancora da definire. Vento appena sotto il limite per il lancio.

12:55. Decollo annunciato per le 13:29.

12:35. Mezz’ora di rinvio probabile per il lancio. Il conto alla rovescia è fermo a 4 minuti, ma questo valore non include le pause preprogrammate.

11:52. Avviato lo sgancio del sistema meccanico di stabilizzazione del vettore, che trattiene il veicolo contro la spinta del vento. La triboelettrizzazione è un problema non discusso nei lanci precedenti perché trattandosi di un veicolo di prova, nel quale si è cercato di ridurre i costi, non si è utilizzata nessuna tecnica di scarico dell’elettricità statica.

11:40. La struttura laterale di supporto sta ruotando per predisporsi al lancio. Ma la previsione meteo per la triboelettrizzazione è negativa.

11.20. Qualche intoppo minore, ma l’orario di lancio non dovrebbe cambiare.

11:00. In questo momento le condizioni meteo sono favorevoli al lancio, ma la previsione ufficiale dichiara ancora un 60% di probabilità di violazione delle restrizioni meteo.

10:35. Nuovo bollettino meteo: “le regole meteo di lancio restano tutte favorevoli, inclusa la triboelettrizzazione e il volo attraverso precipitazioni”.

10:05. 60% di probabilità di non lancio causa meteo avverso.

9:30. Condizioni meteo favorevoli. Unica preoccupazione, il possibile accumulo di elettricità statica se Ares dovesse attraversare pioggia o nubi: l’accumulo potrebbe interferire con la trasmissione della massiccia quantità di dati telemetrici, la cui raccolta è lo scopo principale di questo lancio.

Missile genera onda d’urto visibile

La scienza dà spettacolo: onde sonore giganti visibili nell’aria

L’11 febbraio scorso è stato lanciato un missile Atlas V per portare in orbita una sonda automatica che sorveglierà il Sole. Durante l’arrampicata, il missile ha attraversato uno strato di nubi molto tenui, creando nel raggio di diversi chilometri onde d’urto visibili nell’atmosfera, come quando si lancia un sasso in uno stagno, e sostanzialmente dissolvendo le nubi. Impressionante. Per chi lo vuole vedere in alta definizione, il link è questo. Un altro bel video è su SpaceWeather.com. E su NoisyAstronomer c’è una foto notevole.

Foto fantastica dello Shuttle

Foto fantastica dello Shuttle

Perché abbiamo bisogno di un programma spaziale umano

Perché ogni tanto abbiamo bisogno di qualcosa che ci ricordi quanto è magnifico l’universo in cui abbiamo l’onore di abitare. E che se esplorarlo è la sua miglior celebrazione, sporcarlo è la peggior bestemmia.

L’originale, nonché vostro prossimo wallpaper, è qui.

Go Endeavour!

Go Endeavour!

Shuttle in orbita, consegna un modulo italiano con una spettacolare finestra sullo spazio

Lo Shuttle Endeavour è partito pochi minuti fa ed è ora in orbita, diretto alla Stazione Spaziale Internazionale per consegnare il modulo abitativo Tranquility e la Cupola, la più grande finestra mai realizzata per l’uso nello spazio. Solo l’oblò centrale misura 80 centimetri di diametro.

Quello che parecchi si sono dimenticati di sottolineare, forse troppo presi dal riferire l’ennesima sceneggiata su Sanremo, è che sia il modulo, sia la Cupola sono stati realizzati in Italia dalla Thales Alenia Space.

Sul sito dell’ESA trovate maggiori info sulla Cupola e su Tranquility.

E sì, la Cupola somiglia molto ai finestrini di un caccia TIE.

Armstrong, Aldrin e Collins di nuovo insieme

Armstrong, Aldrin e Collins di nuovo insieme

L’equipaggio dell’Apollo 11 insieme per discutere del futuro dello spazio

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “Rintinclean” e “tecno”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, i tre membri dell’equipaggio della missione Apollo 11, e il creatore del Controllo Missione e direttore del Johnson Space Center dell’epoca, Chris Kraft, hanno partecipato oggi alle 20 (ora di Washington) alla John H. Glenn Lecture, una conferenza annuale che si tiene al National Air and Space Museum dello Smithsonian Institution a Washington, DC.

Quest’anno la conferenza è stata dedicata naturalmente al quarantesimo anniversario del primo sbarco sulla Luna. L’evento, una delle rarissime apparizioni pubbliche di Neil Armstrong, è stato trasmesso in diretta da NASA TV anche via Internet e grazie al fuso orario io ho avuto il piacere di tirare le tre e mezza del mattino per potervela raccontare.

La presentazione è stata fatta nientemeno che da John Glenn, il primo americano a orbitare intorno alla Terra, seguito da Chris Kraft, che ha rievocato l’atmosfera di quegli anni delle origini della corsa allo spazio e le mille incognite tecnologiche che c’erano quando Kennedy lanciò alla NASA la sfida di atterrare sulla Luna e gli Stati Uniti non avevano ancora lanciato un uomo in orbita intorno alla Terra. Ha concluso con un appello al presidente Obama: la NASA deve investire in ricerca, non solo in mantenimento dello status quo tecnologico.
Buzz Aldrin ha invece lanciato la sfida più spavalda: fare più che rimettere qualche impronta sulla Luna e osare tornare a nuove esplorazioni esaltanti nei prossimi quarant’anni.
Ha proposto che gli Stati Uniti vadano su Marte con missioni umane e che la Luna sia invece il terreno d’esercizio degli altri paesi.
Anche Apophis, l’asteroide che potrebbe colpire la Terra nel 2036, il satellite Phobos che orbita intorno a Marte, e le comete, sono destinazioni alle quali ambire per missioni umane, commerciali e governative. Missioni che secondo Buzz sono tecnicamente fattibili entro vent’anni da oggi e servono per ispirare le nuove generazioni. Tecnicamente lo possiamo fare, ha detto, con un richiamo marcato allo slogan “Yes we can” di Obama: l’importante è volerlo fare. Abbiamo ancora il coraggio di osare?
Michael Collins, che fra l’altro è stato direttore dello Smithsonian dove si è tenuta la conferenza, ha fatto un discorso dolce, emotivo e molto allegro, condito da battute che hanno fatto da contrasto alla determinazione di Aldrin. Ha raccontato, per esempio, di aver chiesto alla figlia che cosa avrebbe detto se le fosse toccato di scegliere cosa dire nello scendere da quella storica scaletta sulla Luna in mondovisione: lei, racconta Collins, avrebbe scelto “Questa tuta mi ingrassa?”
Collins ha commentato l’emozione che evoca in lui la fotografia del modulo lunare che si staglia contro la superficie della Luna, con la Terra sullo sfondo, che è una fotografia di tutta l’umanità: “tre miliardi di persone in quella cosina lassù, due in quella cosa grossa qui e una, il fotografo, che si tiene modestamente fuori dall’inquadratura”.
Ha anche sottolineato le devastazioni ambientali prodotte dal modello economico attuale (“Crescere o perire? Mi sa che faremo tutt’e due”), messe in luce dall’esplorazione spaziale che ha permesso di trascendere i discorsi e di far capire il problema mostrando la Terra come un gioiello molto fragile, sospeso in uno spazio vuoto e inospitale. Anche lui vuole andare su Marte e lo ha descritto come una destinazione molto meno difficile e inospitale della Luna.
Per Collins l’eredità fondamentale delle missioni Apollo è l’aver lasciato la culla: è questo lo spartiacque della storia creato da quella serie di imprese. E si è dichiarato soprattutto fortunato nella sua carriera e nella sua vita: “Mettete ‘fortunato’ sulla mia tomba – ma non troppo presto!”
Neil Armstrong si è preso subito una standing ovation e si è rivelato un relatore divertito e divertente, smentendo le dicerie giornalistiche che lo dipingono come un alienato scontroso. Forse se i giornalisti gli facessero domande meno alienanti permetterebbero alla sua verve di emergere.
Nella sua relazione ha spaziato dalle ricerche missilistiche di Robert Goddard alla governance alla geofisica, ricordando la sorpresa e le umiliazioni degli Stati Uniti da parte dell’Unione Sovietica nelle prime fasi della corsa allo spazio, che furono però lo stimolo per una rivalsa e uno sforzo coordinato che mise da parte le beghe quotidiane di fronte alla sfida di andare sulla Luna.
Per lui la corsa alla Luna fu un investimento eccezionale, perché permise agli Stati Uniti e all’allora Unione Sovietica di trasferire in parte la propria rivalità dal puntarsi addosso missili nucleari a una competizione positiva, basata sul dimostrare che la loro scienza, e non le loro bombe, erano superiori, creando così sviluppo culturale e tecnologico per tutti.
Al termine il pubblico, fra i quali vi sono molti astronauti passati e presenti e Gene Kranz, ha tributato un applauso in piedi ad Armstrong, Aldrin e Collins.
A noi non resta che sperare che le loro parole di visione, crescita e coraggio e la loro testimonianza personale vengano ascoltate da chi decide se scialacquare in bombe e guerre o se investire in ricerca e sviluppo, in pace per tutta l’umanità, come recita la targa che due di questi tre vispi nonnetti posero quarant’anni fa sulla Luna.

L’assordante silenzio dei lunacomplottisti

Di fronte alla pubblicazione delle primissime foto dei veicoli Apollo sulla Luna (che verranno seguite da immagini più dettagliate), di fronte alla massa immensa di documenti, filmati e reperti, di fronte alle conferme degli astronauti italiani, i lunacomplottisti sono stati sostanzialmente zitti in questi giorni di commemorazione e festeggiamento. Speravate che avessero visto la luce, o almeno avuto la dignità di accettare mestamente lo sgonfiarsi flaccido della loro bolla di irrealtà? Macché.

Massimo Mazzucco alla fine ha partorito un articoletto nel quale prende addirittura la difese delle tesi di Bart Sibrel. Potete leggerlo qui tramite Proxify, così non gli fate salire il pagerank e gli introiti pubblicitari. Non facciamo regali agli ottusangoli.

Inutile perdere tempo a sbufalare in dettaglio quelle tesi: è già stato fatto egregiamente da altri. In sintesi, quello che Sibrel spaccia per un video inedito in cui gli astronauti dell’Apollo fingono di essere lontani dalla Terra quando secondo lui sarebbero ancora in orbita intorno al nostro pianeta è semplicemente una delle prove di trasmissione TV fatte durante la missione, e non è affatto inedito: è raccolto nel DVD della Spacecraft Films dedicato all’Apollo 11 e ne ho qui una copia sulla mia scrivania. Ma nella versione integrale, non quella tagliata ad arte da Sibrel e accettata supinamente da Mazzucco.
Mazzucco conclude accusando gli astronauti Apollo di essere bugiardi: “E complimenti al grande eroe Buzz Aldrin, che mostra di essere davvero “uno che ha fatto la storia”: la storia della menzogna, con la quale ha dimostrato di saper convivere ormai comodamente da moltissimi anni. Almeno Armstrong ha sempre avuto la dignità di stare zitto” (evidentemente non ha visto la conferenza di oggi, nella quale Armstrong è stato decisamente garrulo in proposito; è uno dei tanti esempi di balla spaziale detta da Mazzucco per puntellare le proprie tesi).
Che strano. Mazzucco, che vive negli Stati Uniti, non è andato alla conferenza di Washington o a nessun’altra delle tante apparizioni di Aldrin, in giro per gli USA e per il mondo, a dargli in faccia del bugiardo. Ha trovato molto più comodo lanciare letame standosene nell’utero protetto e accogliente del proprio sito che affrontare di persona tre nonnetti quasi ottantenni. Temeva che lo pestassero?
E questo, al di là ogni disquisizione sulle presunte prove dei lunacomplottisti, è la misura della loro pochezza.
Buzz Aldrin compie 80 anni

Buzz Aldrin compie 80 anni

Happy Birthday, Dr. Rendezvous!

Buzz Aldrin, uno dei primi due uomini (insieme a Neil Armstrong) a mettere piede sulla Luna, compie oggi 80 anni. Se volete fargli gli auguri, qui c’è la pagina apposita del suo sito. In alternativa, lo trovate qui su Twitter.

Buzz invita tutti a fare una donazione al fondo Clinton-Bush per i soccorsi post-terremoto ad Haiti. Fatto.

Alberi su Marte? (UPD 20100119)

Alberi su Marte? (UPD 20100119)

Marte non smette di stupire

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “andrea.sacc****” e “ceciliaben****” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Image credit: NASA/JPL/University of Arizona.

Vi sfido a guardare quest’immagine della superficie di Marte, proveniente dalla sonda automatica HiRISE, senza provare un brivido.

Sì, lo so, anche a voi sembrano filari di alberi. Abbiamo finalmente scoperto che c’è vita su Marte? Non ancora. Ma abbiamo scoperto quanto sia facile interpretare erroneamente un contesto che non ci è familiare, e il pianeta rosso in particolare è maestro di questi inganni sin dai tempi dei presunti “canali” artificiali che gli astronomi di fine Ottocento credettero di vedere.

La fotografia, segnalata da Bad Astronomy, mostra una zona di dune nell’estremo nord di Marte, a poco meno di 400 chilometri dal polo. Fa così freddo che le dune sono coperte da uno strato di anidride carbonica ghiacciata, che evapora quando arriva la primavera. E’ un processo molto dinamico, e la sabbia scura sottostante che ne viene smossa cade dalle creste delle dune, scorrendo lungo il pendio ghiacciato e tracciando righe molto marcate.

La foto è straordinaria anche perché coglie l’istante della formazione di una di queste righe: lo sbuffo mostrato qui accanto.

Abbiamo l’impressione di filari di alberi perché ci mancano due riferimenti fondamentali: l’orientamento e la percezione della profondità. Infatti rovesciando la fotografia si percepisce meglio che le righe scure non sono alberi che s’innalzano dalla cresta delle dune, ma rivoli che scendono lungo le dune stesse. Mancando questi riferimenti, il cervello tenta di elaborare l’immagine usando schemi familiari, come appunto quello del filare di alberi, ma questi schemi, in un contesto alieno come quello di Marte, falliscono e portano (purtroppo) all’autoinganno.

Se vi piace quest’immagine, ce n’è anche una versione ad alta risoluzione.

Pensateci un attimo: grazie alle sonde fabbricate dal nostro ingegno, siamo capaci di vedere uno sbuffo di una frana di polvere su un altro pianeta. Niente male, per una specie che cent’anni fa faceva fatica a sollevarsi da terra in aereo e che fino a cinquant’anni fa non era mai stata nello spazio. Chi ha bisogno delle fantasie stantie della pseudoscienza, quando la scienza ci regala questi portenti?

2010/01/19

L’immagine è stata scelta come Astronomy Picture of the Day. La didascalia che l’accompagna sull’APOD indica che l’immagine copre circa un chilometro in larghezza.

Mandate i vostri auguri a Buzz Aldrin, astronauta lunare

Mandate i vostri auguri a Buzz Aldrin, astronauta lunare

Megacartolina per gli 80 anni di Buzz Aldrin

Il 20 gennaio sarà l’ottantesimo compleanno di Buzz Aldrin (foto qui accanto, per gentile concessione di Rodri), l’uomo che insieme a Neil Armstrong fu protagonista del primo sbarco umano sulla Luna mentre il compagno Michael Collins li aspettava in orbita intorno al nostro satellite. Volete fargli gli auguri?

Ecco come fare: la Planetary Society, un’associazione di appassionati di astronomia e astronautica della quale Aldrin è membro, ha predisposto una pagina nella quale potete immettere il vostro nome e indirizzo di e-mail insieme a un messaggio di buon compleanno. Gli auguri verranno compilati e raccolti dentro una cartolina gigante che gli verrà consegnata personalmente durante una festa in suo onore il 23 gennaio.

Per intenderci, Aldrin è l’uomo dentro la tuta in questa celeberrima fotografia:

Potete anche fargli gli auguri via Twitter (e magari chiedergli perché la sua biografia, Magnificent Desolation, non è stata tradotta in italiano): il suo account è Therealbuzz. Buon divertimento!