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Internet Explorer non protetto e XP? File leggibili da remoto

Internet Explorer non protetto e XP? File leggibili da remoto

Falla in Internet Explorer permette agli aggressori di leggere i file degli utenti via Internet

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “xxnadiaxx” e “fabrifab81”.

L’avviso di sicurezza 980088 di Microsoft pubblicato il 3 febbraio scorso segnala che se un utente di Windows XP naviga in Rete usando qualunque versione recente di Internet Explorer, i suoi file sono leggibili via Internet da un aggressore che sappia i nomi e i path dei file desiderati. La stessa vulnerabilità si presenta anche per gli utenti di Windows Vista e Windows 7, ma solo se hanno disabilitato la modalità protetta (Protected Mode) di Internet Explorer, che è attiva per default per la navigazione in Internet.

L’aggressore non deve fare altro che indurre la vittima a visitare un sito-trappola usando Internet Explorer: non è difficile, basta un e-mail contenente un link reso irresistibile dalle consuete leve emotive del social engineering.

Di primo acchito la necessità di conoscere il percorso e il nome esatti del file sembrerebbe un ostacolo notevole per questa vulnerabilità, ma esistono vari file collocati in posizioni standard in Windows. Come notano gli utenti di Slashdot, il file indice della funzione di ricerca di Windows si chiama Windows.edb e il suo path standard è ben noto, per cui basta leggerlo da remoto e poi decifrarne il contenuto usando software apposito per avere l’elenco completo delle posizioni degli altri file della vittima e quindi colpire con precisione.

Conviene quindi fare attenzione ai link nei messaggi, verificare che sia attiva la modalità protetta oppure navigare con browser alternativi. L’elenco dei rimedi temporanei consigliati da Microsoft è incluso nell’avviso di sicurezza.

Allarme virus per Peteivan e Invito

Allarme virus per Peteivan e Invito

Quiz: se l’allerta virus è diffuso dalla Federazione Italiana Teatro Amatoriale, ci devo credere?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “remo.iann****” e “luigi.mi***”. Immagine tratta da Thefacepalm.org.

Da qualche giorno ricevo segnalazioni a badilate di questo nuovo allarme virale (il testo a volte cambia leggermente, il senso no):

abbiamo ricevuto dalla segreteria della FITA ( federazione italiana teatro amatoriale) il messaggio urgente che di seguito riportiamo ,ritenendolo,per la serietà della fonte di importanza primaria.Per questo ci permettiamo di scrivere oltre le nostre normali informazioni.
grazie della collaborazione

IMPORTANTE

Dì a tutti i contatti della tua lista, di non accettare nè il contatto peteivan@hotmail.com nè un video di Bush. In realtà si tratta di un hacker, che formatta il computer, ti cancella i contatti e ti toglie la password alla posta elettronica.

ATTENZIONE, se i tuoi contatti lo accettano, pure tu lo prenderai, così invia il messaggio urgentemente a tutti, questo è di molta importanza, semplicemente FAI “copia e incolla”.

URGENTISSIMO! PER FAVORE, INVIA QUESTO AVVISO A TUTTI I TUOI
CONTATTI!!!

Nei prossimi giorni devi stare attent@: Non aprire nessun messaggio con un allegato chiamato:Invito, indipendentemente da chi te lo invia. E’ un virus che BRUCIA tutto l’hard disk del computer. Questo virus verrà da una persona conosciuta che ti aveva nei contatti. E’ per questo che devi inviare questo messaggio ai tuoi contatti.. E’ preferibile ricevere questo messaggio 25 volte che ricevere il virus e aprirlo.

Se ricevi il messaggio chiamato: Invito, anche se è inviato da un amico, non aprirlo e spegni subito il computer. E’ il peggior virus annunciato dalla CNN.. ‘Un nuovo virus è stato scoperto recentemente ed è stato classificato da Microsoft come il virus più distruttivo che sia MAI esistito. Questo virus è stato scoperto ieri pomeriggio dalla Mc Afee e non c’è rimedio contro questa classe di virus.

Questo virus distrugge semplicemente il Settore Zero dell’Hard Disk, dove le informazioni vitali della sua funzione vengono conservate.

INVIA QUESTA E-MAIL A CHI CONOSCI. COPIA QUESTO TESTO E INVIALO A
TUTTI I TUOI AMICI. RICORDA: SE LO INVII A LORO, CI BENEFICI TUTTI.
E’ URGENTISSIMO !!!

E’ una bufala: si tratta semplicemente dell’ibridazione contro natura di alcuni vecchi appelli fasulli della categoria Bufalovirus mittensis e Bufalovirus subjectii, già documentati in questo articolo del 2006. L’allerta per Peteivan risale a novembre 2008; quello per “Invito” o “Invitation” risale a gennaio 2006 (e il virus era stato scoperto “ieri pomeriggio” anche allora).

Oggi come allora, il nome di un messaggio o di un mittente non è un criterio serio per gestire la propria sicurezza. Esattamente come non lo è affidarsi a un appello che non cita fonti serie e precise ma propone come garante un’organizzazione del mondo dello spettacolo (oppure, come ho visto in un caso “RAGAZZI ME LO HA INVIATO UN MIO AMICO INGENIERE CHE LA SUA DITTA E’ STATA FREGATA CON QUESTO ECCO PERCHE’ VE LO GIRO, CREDO SIA MOLTO IMPORTANTE E DI LUI MI FIDO…. CIAO”. Con tutto il rispetto per la FITA e per gli ingenieri, non credo che li si possa chiamare fonti serie quando si tratta d’informatica. Ma qualcuno evidentemente pensa di sì.

A questo punto dovrei concludere con il solito suggerimento di cancellare questi appelli inutili senza inoltrarli, magari avvisando il mittente che è incappato in una bufala. Ma dopo tutti questi anni di caccia inutile ai bufalovirus, che tuttora mietono vittime così facilmente, mi viene voglia di offrire un suggerimento differente: rispondete a chi vi ha mandato l’appello con un messaggio intitolato “Invito”. Così magari seguirà il consiglio dell’appello e spegnerà il computer. Per sempre, se possibile.

Perché è vergognoso che a distanza di tutti questi anni, e con la facilità con la quale oggi basta immettere in Google “peteivan@hotmail.it” per trovare la risposta, ci sia ancora in giro gente che inoltra qualunque scemenza ricevuta da chissà chi, senza prendersi la briga di riflettere un microsecondo.

Pronta la patch per IE

Pronta la patch per IE

Microsoft appronta di corsa il rattoppo per Internet Explorer: installatelo

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “roberto.o***” e “stellamari***” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La vulnerabilità di Internet Explorer sfruttata per i clamorosi attacchi informatici provenienti dalla Cina contro Google e altre grandi aziende è stata corretta.

Da poche ore è disponibile l’aggiornamento apposito, descritto nel bollettino MS10-002 e valido per tutte le versioni recenti di Internet Explorer. L’aggiornamento si installerà da solo in tutti i Windows configurati per ricevere gli aggiornamenti automatici; in alternativa è scaricabile visitando Update.microsoft.com con Internet Explorer. Il rattoppo corregge anche sette altre vulnerabilità la cui risoluzione era già in cantiere. E’ inoltre consigliabile aggiornare Internet Explorer alla versione più recente, la 8, se non lo avete già fatto.

L’aggiornamento è da considerare straordinario perché viene pubblicato al di fuori dello schema consueto degli aggiornamenti mensili, ogni secondo martedì del mese, il Patch Tuesday, ai quali Microsoft ci ha abituato ormai dal 2003. Aggiornamenti out-of-band come questo sono capitati soltanto una dozzina di volte in questi anni.

Del resto, ora che i dettagli delle tecniche utilizzate per gli attacchi informatici sono stati resi noti, cominciano a moltiplicarsi i tentativi di adoperare le stesse metodologie per nuove intrusioni. Secondo Symantec, citata da The Register, sono già “centinaia” i siti-trappola di questo genere, e alcuni appartengono ad aziende legittime che sono state violate e infettate a loro insaputa. Visitare uno di questi siti-trappola usando un Internet Explorer non aggiornato, magari dopo aver ricevuto un e-mail d’invito contenente un link irresistibile, comporta il rischio di trovarsi il PC infetto.

Anche se non usate Internet Explorer come programma di navigazione, se usate Windows è comunque importante effettuare l’aggiornamento. Microsoft segnala infatti che c’è anche un altro canale di attacco che sfrutta questa vulnerabilità: aprire un file ostile, contenente un controllo ActiveX, usando Access, Word, Excel o PowerPoint. Per chiudere anche questa falla, Microsoft consiglia di disabilitare i controlli ActiveX in Microsoft Office, come indicato nelle istruzioni apposite.

Anche Websense segnala che sono tuttora in corso attacchi mirati contro agenzie governative e società nel settore della difesa e dell’energia negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Anche se gli attacchi finora osservati hanno riguardato Internet Explorer 6, alcuni esperti hanno dimostrato che anche le versioni 7 e 8 sono violabili se non vengono aggiornate.

Google vs Cina, Internet Explorer da bandire

Google vs Cina, Internet Explorer da bandire

Governo tedesco: non usate Internet Explorer

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I recenti attacchi informatici “altamente sofisticati e mirati” provenienti dalla Cina sono stati realizzati sfruttando una falla di Internet Explorer.

A metà dicembre 2009, questi attacchi hanno coinvolto Google allo scopo di accedere agli account di posta degli attivisti per i diritti umani dei cinesi, sia in Cina sia fuori dal paese, e hanno colpito anche almeno venti altre grandi aziende tecnologiche occidentali, fra cui Yahoo, Symantec, Adobe, Northrop Grumman e Dow Chemical, stando al Washington Post.

Anche se nessuna autorità lo dice apertamente, il sospetto che dietro gli attacchi ci siano informatici sponsorizzati e coordinati dal governo cinese è forte. L’intrusione è stata sufficientemente allarmante da spingere Google ad annunciare il possibile ritiro dalla Cina e la sospensione delle censure concordate con il governo del paese e da indurre il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti a chiedere spiegazioni formali alle autorità cinesi.

Secondo la società di sicurezza informatica McAfee, che ha analizzato il software utilizzato per gli attacchi, una delle modalità di intrusione sfrutta una “vulnerabilità nuova e non nota pubblicamente di Microsoft Internet Explorer”. Gli attacchi si baserebbero su una tecnica classica, quella di indurre la vittima a cliccare su un link o ad aprire un file inviato via mail, per sfruttare la vulnerabilità di Explorer, aprendo una backdoor (un canale segreto di accesso) che permette all’intruso di esplorare in lungo e in largo il bersaglio e accedere ai dati riservati della società.

Sempre secondo McAfee, Internet Explorer è “vulnerabile su tutte le versioni più recenti dei sistemi operativi Microsoft, compreso Windows 7”, ma gli attacchi condotti utilizzando la vulnerabilità di IE sono stati concentrati su IE versione 6. Sophos, però, include anche le versioni 7 e 8 fra quelle vulnerabili.

Microsoft ha poi confermato la falla in tutte le versioni di IE dalla 6 alla 8 incluse ed ha fornito alcune istruzioni per attenuare il rischio, osservando che si tratta comunque di attacchi mirati a persone in posizioni di elevata responsabilità, non a utenti comuni. Ma il governo tedesco, tramite la BSI (Bundesamt für Sicherheit in der Informationstechnik, l’ufficio federale per la sicurezza informatica), consiglia a tutti gli utenti della Rete di usare temporaneamente un browser alternativo a Internet Explorer, punto e basta. Anche perché la tecnica per sfruttare questa vulnerabilità di IE non è più segreta.

Un bel pasticcio, che indica quanto i governi siano preoccupati dal pericolo dello spionaggio informatico, specialmente se (come si sospetta) è finanziato e incoraggiato da un altro governo. E’ vero che anche gli altri browser hanno vulnerabilità: ma l’onnipresenza di Internet Explorer ne fa un bersaglio più appetibile e facilita il lavoro degli aggressori. E’ la solita storia della monocultura. Se tutti coltivano patate, quando arriva un parassita che attacca le patate è un disastro. Se invece si coltiva anche qualche altra pianta commestibile, e non c’è qualcuno che fa sparire le altre fonti di cibo, il parassita non potrà causare altrettanta devastazione. Chiedetelo agli irlandesi.

Un aggiornamento a quest’articolo è pubblicato qui.

Acrobat da aggiornare

Falla Acrobat turata, aggiornatevi alla versione 9.3 o 8.2

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “paume” e “g.andr****”.

La falla Javascript critica in Adobe Reader e Acrobat segnalata prima di Natale è stata sistemata: permetteva di mandare in tilt il software e offriva un appiglio per intrusioni informatiche. Non era un rischio teorico, visto che era già sfruttata da alcuni criminali informatici.

Adobe ha pubblicato una nuova versione dei due programmi che corregge la magagna: è la 9.3 per Windows, Mac e Unix. E’ disponibile anche un aggiornamento per chi è rimasto affezionato alla versione 8: è la versione 8.2.

Tutti questi aggiornamenti sono scaricabili seguendo i link forniti da Adobe. Resta comunque valido il consiglio di non attivare Javascript in Acrobat se non è strettamente indispensabile.

Acrobat e Reader, falla Javascript

Acrobat e Reader, falla Javascript

Usate Acrobat o Reader? Meglio disabilitare Javascript in entrambi

Leggi un PDF e t’infetti. Sembra impossibile, visto che il PDF è un formato di sola lettura, eppure nei programmi Acrobat 9.2 e Reader 9.2 di Adobe, che gestiscono questo formato, c’è una falla critica, classificata come CVE-2009-4324 e segnalata qui da Adobe, che viene già sfruttata dai criminali online per installare software ostile sui computer delle vittime inconsapevoli del rischio.

La falla riguarda le versioni Windows, Macintosh e Unix del popolarissimo Reader gratuito e le versioni Windows e Mac di Acrobat (sì, sono a rischio anche i Mac). La correzione non sarà pronta prima del 12 gennaio prossimo, secondo quanto annunciato da Adobe.

Fino a quella data, se usate questi programmi e non volete essere esposti a questa vulnerabilità dovete disattivare le loro opzioni Javascript andando nelle loro preferenze, scegliendo la categoria Javascript e cliccando sulla casella di abilitazione del Javascript in modo da far sparire il suo segno di spunta.

Più in generale, è molto raro aver bisogno di usare Javascript dentro un documento PDF, per cui vi conviene tenere comunque Javascript disattivato nel Reader. Se per qualche ragione abbastanza insolita avete bisogno di tenerlo attivato ma volete comunque ridurre i rischi dovuti alla falla, potete usare i consigli tecnici provvisori di Adobe.

BlackBerry spione

BlackBerry spione

PhoneSnoop, software per trasformare in “cimice” un BlackBerry

Il CERT (Computer Emergency Response Team) statunitense, uno dei più stimati enti di sicurezza informatica, ha segnalato la disponibilità di PhoneSnoop, un programma che, installato sul telefonino BlackBerry della vittima, permette all’aggressore di chiamare il cellulare della vittima e attivarne il microfono per ascoltare a distanza quello che succede in prossimità dell’apparecchio.

Il CERT si limita laconicamente a consigliare agli utenti di scaricare applicazioni per BlackBerry soltanto da fonti fidate e di attivare la protezione con password del telefonino.

L’autore del programma, Sheran A. Gunasekera, è un po’ più loquace e spiega che una volta installato PhoneSnoop sul cellulare della vittima (sottraendoglielo temporaneamente oppure usando le solite tecniche creative di ingegneria sociale), il programma attende una chiamata da un numero di telefono specifico: quello dell’aggressore. Quando la riceve, risponde automaticamente e mette il BlackBerry in modalità vivavoce, così l’aggressore può ascoltare conversazioni o altre attività rumorose in corso nelle vicinanze del telefono.

Va detto che PhoneSnoop non fa nulla per nascondersi: è software dimostrativo. E’ visibile nell’elenco delle applicazioni del telefonino infettato e durante l’ascolto remoto lo schermo indica chiaramente che c’è una chiamata in corso.

In sé la disponibilità di software che trasforma il cellulare in cimice non è una novità: quello che però non ci si aspetterebbe è che siano gli operatori telefonici a iniettare questo software-spia. E’ quello che è successo ai primi di luglio del 2009 a circa 100.000 utenti BlackBerry dell’operatore Etisalat degli Emirati Arabi, che si sono visti proporre dall’operatore stesso un aggiornamento che è risultato essere poi uno spyware diffuso intenzionalmente, che si nascondeva nel telefonino e inviava al suo gestore copie delle mail degli utenti. Gli utenti si sono accorti dell’alterazione perché i BlackBerry esaurivano la propria batteria molto più rapidamente del normale.

Gunasekera propone alcuni metodi per evitare questo genere di trappole, ma è veramente triste dover includere fra le fonti non fidate persino certi operatori cellulari. Ed è presumibilmente questo il genere di preoccupazioni che aveva causato tanta riluttanza nei servizi di sicurezza statunitensi quando Obama ha insistito per tenersi il proprio BlackBerry.

La tastiera infettabile del Mac

La tastiera infettabile del Mac

Si può infettare una tastiera? Sì, con Apple si può. Think different

Ne avevo accennato in un articolo di qualche mese fa e la storia è saltata fuori più volte nel corso della diretta radiofonica del Disinformatico, per cui ve la racconto in dettaglio anche se non è fresca fresca: le tastiere esterne USB o Bluetooth di Apple si possono infettare con software ostile. La vulnerabilità è stata annunciata a luglio 2009 e a quanto mi risulta non è stata ancora risolta.

Alla conferenza di sicurezza informatica DEFCON 2009, tenutasi appunto a fine luglio scorso a Las Vegas, un ricercatore che si fa chiamare “K. Chen” (immagine qui sopra) ha dimostrato gli effetti di questa falla, che ha poi documentato con un video molto eloquente. Una tastiera infettata in questo modo può essere collegata a qualunque Mac e prenderne il comando, registrando quello che viene digitato e poi riscrivendolo a rovescio. E’ come se il computer fosse posseduto (e in effetti lo è, ma non da un’entità ultraterrena):

Come funziona? In sintesi, le tastiere Apple hanno del software a bordo (formalmente si chiama firmware) che ne gestisce il funzionamento tramite circa 8 kilobyte di memoria flash e 256 byte di RAM. Alterando questo software tramite un aggiornamento fasullo, la tastiera può cambiare comportamento.

Per esempio, può essere trasformata in un keylogger, ossia un registratore di tutto quello che viene digitato (1 kilobyte della flash è libero, quindi si possono registrare un bel po’ di caratteri), oppure può impartire al computer connesso qualunque comando a scelta dell’aggressore: per esempio “connetti il computer della vittima al mio e dammi il pieno controllo per iniettargli altra porcheria”. Ovviamente in computerese quest’ultimo concetto si esprime in altro modo, ma ci siamo capiti: lo spiegone tecnico è nel white paper e nella presentazione di K. Chen qui.

Siccome il firmware opera indipendentemente dal sistema operativo del computer, non c’è antivirus che tenga e la tastiera può prendere il comando direttamente durante l’avvio del Mac. E dato che il firmware risiede nella tastiera anziché nel computer, anche se azzerate il contenuto del disco rigido e reinstallate tutto da capo il Mac rimane infetto. Simpatico.

Come se non bastasse, quest’attacco non richiede l’accesso fisico alla tastiera da infettare, ma può essere attivato via Internet utilizzando altre falle del mondo Mac e un po’ di psicologia (social engineering), per esempio spacciandolo per un aggiornamento regolare del firmware, dato che in effetti gli aggiornamenti di questo tipo capitano davvero.

Il problema è mitigabile da parte di Apple bloccando il firmware in modo che non sia modificabile oppure rilasciando aggiornamenti firmware dotati di firma digitale che venga verificata e da parte degli utenti evitando di usare tastiere esterne Apple. La falla mi risulta ancora aperta almeno fino al mese scorso, quando K. Chen era alla conferenza Toorcon di San Diego a presentarla.

Fonti: DigitalSociety.org, SemiAccurate.com.

Virtualizzatevi!

Virtualizzatevi!

Macchine virtuali gratis con VirtualBox e VMWare

Una delle soluzioni di sicurezza informatica suggerita da un recente rapporto del SANS Technology Institute per evitare gran parte degli attacchi ai servizi online, già segnalato in quest’articolo, è la virtualizzazione. In pratica si tratta di creare, all’interno del vostro computer, un ambiente nel quale gira un altro sistema operativo, da usare esclusivamente per le transazioni sicure.

Terminata la transazione, l’ambiente viene sterilizzato e ricreato da zero la volta successiva, per cui qualunque infezione informatica viene annullata.

Per creare quest’ambiente si installa un programma apposito che genera una “macchina virtuale”, ossia un computer simulato tramite software. E’ su questa macchina che viene installato il sistema operativo alternativo, che viene ospitato dal sistema operativo primario. Per semplificare: immaginate una finestra di Windows nella quale gira un altro Windows o Linux. Quella è la virtualizzazione.

Oltre a consentire transazioni online meno insicure, la virtualizzazione offre un altro vantaggio: permette di provare un sistema operativo o un programma senza contaminare il sistema operativo principale del computer o di mantenere in vita i vecchi programmi facendoli girare nel loro sistema operativo su un computer dotato di un sistema più recente.

Ovviamente far girare due sistemi operativi contemporaneamente richiede un computer vivace (soprattutto molta memoria RAM). Oltre che in alcune versioni di Windows 7, il software necessario è disponibile in forma gratuita presso siti come Virtualbox.org e Vmware.com per tutti i principali sistemi operativi; se volete una lista più estesa di software per virtualizzazione, date un’occhiata a Wikipedia in inglese o alla versione italiana un po’ più esile.

ROBAM da matti

ROBAM da matti

Proteggersi dai malviventi? Meglio usare una penna o un CD

Ha suscitato un certo clamore la proposta drastica di Brian Krebs, uno degli specialisti in sicurezza informatica del Washington Post. Di fronte alle numerose truffe ai danni di chi usa Internet per gestire il proprio conto bancario o postale, ha suggerito un rimedio drastico: “Non usate Windows quando accedete al vostro conto bancario via Internet”.

La sua considerazione è molto semplice: il comune denominatore dei vari tipi di attacco informatico che ha visto subire da aziende e privati è l’uso di Windows. Per due ragioni fondamentali e interconnesse: Windows è il sistema operativo più diffuso, e quindi il più appetibile per i criminali che sparano nel mucchio sperando di colpire qualcuno a caso, e praticamente tutti i malware, ossia i programmi ostili che scavalcano le protezioni e infettano il computer, sono progettati per attaccare Windows.

Molti di questi malware sono così sofisticati da aggirare le normali misure di sicurezza, come gli antivirus e l’uso di token (generatori tascabili di password temporanee) o il controllo dell’indirizzo IP dal quale proviene la richiesta di transazione bancaria, usando un semplice espediente: il malware si insedia sul computer dell’utente e ne intercetta il traffico in tempo reale.

In questo modo l’utente non si accorge di nulla (almeno fino a quando non si accorge dei soldi che spariscono dal suo conto corrente). Quando si collega al proprio istituto finanziario e digita i codici di accesso, compreso quello temporaneo del token, tutti i dati vengono intercettati dal malware e ritrasmessi istantaneamente al malvivente che l’ha iniettato nel computer.

L’utente legittimo vede una schermata in cui lo si informa che è stato rifiutato l’accesso e quindi ritenta. Ma intanto il malfattore, utilizzando la connessione del PC infetto (quindi con un indirizzo IP approvato), sta operando sul conto corrente tramite i codici intercettati. Nel suo articolo, Krebs fa nomi e cognomi di aziende derubate di centinaia di migliaia di dollari con questa tecnica. Di solito il criminale informatico preleva pochi soldi tante volte, in modo da passare inosservato, ma nei casi più sofisticati all’utente viene mostrata una schermata bancaria fasulla che gli presenta un saldo fittizio del suo conto, che in realtà è stato prosciugato.

Un computer che usa un sistema operativo diverso da Windows (Mac o Linux) sarebbe immune da questi malware più diffusi e quindi ridurrebbe questo genere di rischio, ma non lo eliminerebbe. Occorrerebbe un sistema operativo non infettabile: uno che sia fisicamente protetto contro le alterazioni. In questo senso, lo stimato SANS Technology Institute ha recentemente pubblicato una ricerca intitolata Protecting Your Business from Online Banking Fraud (PDF qui), il cui consiglio numero uno è appunto di adottare un ROBAM (read-only bootable alternative media) come ambiente isolato per le transazioni finanziarie.

Un ROBAM è un sistema operativo separato e autonomo, memorizzato su una penna USB protetta contro la scrittura o su un CD. Quando si vuole effettuare una transazione finanziaria online, il computer viene avviato da questo supporto. In questo modo si è sicuri che il computer parta “pulito” ogni volta. Nessun virus o altro malware presente nel computer (a parte un keylogger fisico) potrebbe agire.

L’idea è semplice e non costosa: ci sono decine di “Live CD” del sistema operativo Linux (ne trovate un elenco qui), che è legalmente scaricabile e gratuito. Basta masterizzarlo o trasferirlo su una penna USB e riavviare il computer da lì. L’avvio è a volte più lento di quello normale, e bisogna abituarsi un momento all’ambiente nuovo, ma è il prezzo che si paga per una maggiore sicurezza.

Il vero problema è che molte banche non hanno ancora colto questi suggerimenti tecnici e quindi hanno siti che accettano soltanto utenti di Internet Explorer, obbligando quindi i correntisti a usare Windows. Ma tentar non nuoce, e potreste trovarvi con una sorpresa piacevole, visto che la resistenza ai browser alternativi a Internet Explorer ormai sta scemando.